Fiom, l’ultimo baluardo

Possiamo discutere all’infinito sulle condizioni lavorative degli operai di Pomigliano d’Arco, che sinora sono stati dispensati dal ciclo continuo e hanno goduto di un regime particolarmente poco severo in termini di malattia e pausa pranzo. Condizioni privilegiate che ora la Fiat vuole togliere. L’accordo che Marchionne intende far approvare ai lavoratori contiene regole che in altre parti del paese sono la quotidianità. Tutto ciò, viene spiegato, è dovuto a esigenze di competitività. Altrimenti si delocalizza, in Serbia o in Polonia.

Ma la serie di deroghe al contratto nazionale pare alquanto strana. Il contratto nazionale prevede già la turnazione e le quaranta ore di straordinario come richieste da Fiat. Perché derogare? Che necessità altra nasconde questa norma? Soprattutto Fiat chiede di derogare a un diritto non già del lavoratore ma dell’individuo: il diritto di sciopero. La motivazione? C’è chi ne abusa. Si deve garantire il giusto livello di produttività. In che modo? Cancellando un diritto costituzionale. E’ legittimo un accordo del genere? Può un ministro del Welfare avallare una intesa palesemente in contrasto con la legge fondamentale del nostro paese? Non si pone esso stesso, il Ministro, sul medesimo piano di illegalità?

Ecco, allora Fiom fa bene a opporsi. Fiom è ora l’ultimo baluardo della legalità in questo paese. Adesso che persino Fiat vuole sfociare nell’eversione, ora che il governo non ha più maschere e si è palesato come il governo della menzogna e dell’illegalismo diffuso, Fiom ha il diritto-dovere di opporsi. Non già per difendere il privilegio, né l’abuso del diritto, ma per salvaguardare la cornice della legalità contro chi vuole il Far-West del predominio del potere costituito. Se Tremonti parla di ‘Economia Sociale di Mercato’, parla a vanvera. In questo paese il conflitto sociale è anestetizzato. Il sindacato è per due terzi cooptato dal governo. Di che si preoccupano? I rialzi salariali sono stati costantemente sotto il tasso inflattivo per quindici anni. In questi giorni è un fiorire di notizie che parlano di crescita delle buste paga (?). Si è marginalizzato con manodopera precaria e a bassa qualificazione. Il dualismo del mercato del lavoro è ben lungi dall’essere risolto. La crisi viene pagata dai precari. La disoccupazione giovanile è pari al 30%. Perché l’ennesimo attacco al diritto?

R.: qualcuno ipotizza che sia soltanto un pretesto. Nei piani Fiat, Pomigliano è già chiusa, delocalizzata in Polonia. Serviva una testa da servire al tavolo del governo e Fiom, l’ultimo baluardo, è caduta nel cesto.

Collegato Lavoro, il governo ci riprova con l’arbitrato

Il Collegato Lavoro, la legge che modifica la disciplina del licenziamento, già rimandata alle Camere dal presidente della Repubblica Napolitiano, approda al Senato nella sua seconda formulazione con altre modifiche apportate dal Governo in senso peggiorativo rispetto al testo come emendato dalla Camera nella seconda rilettura. In particolare, l’intento del relatore di maggioranza (PdL), Maurizio Castro, è puramente orientato a restaurare il testo originale dell’articolo 31, comma 9, relativo all’Arbitrato, cancellando la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio alla Camera con il cosiddetto emendamento Damiano (PD).

Il PD alla Camera, infatti, era riuscito con la piccola modifica di una parola a cambiare di senso l’intero articolo:

L’emendamento si riferi[va] all’articolo 31 del testo e in particolare al nono comma. Nella versione precedente si affermava che “le commissioni di certificazione accertano l’effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”; il testo dell’emendamento sostituisce alle parole “che dovessero insorgere” con “insorte”, pertanto la nuova formulazione della norma delimita l’arbitrato solo alle controversie passate e non a quelle eventuali e future, com’era nelle intenzioni precedenti. In questo modo ogni lavoratore potrà o meno scegliere l’arbitrato solo dopo che la controversia sarà sorta e non all’inizio del suo rapporto di lavoro (Emendamento 31.33 al ddl C.1441-QUATER-D [Collegato Lavoro – rinviato dal Presidente).

L’articolo 31, comma 9 diventava così il comma 10, con il seguente testo:

10. In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie di cui all’articolo 808 del codice di procedura civile che rinviano alle modalità di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater del codice di procedura civile, solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullità, deve essere certificata in base alle disposizioni di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dagli organi di certificazione di cui all’articolo 76 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni. Le commissioni di certificazione accertano la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie insorte in relazione al rapporto di lavoro. La clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato (Legislatura 16º – Disegno di legge N. 1167-B/bis).

Castro invece corregge Damiano reintroducendo la formulazione originale del “che dovessero insorgere”; quindi la scelta del lavoratore di optare o meno per l’arbitrato in caso di controversie con il datore di lavoro deve avvenire all’inizio del suo rapporto di lavoro. Secondo il relatore, l’emendamento restaurativo ha l’avvallo del Ministro del Welfare Sacconi. Per il PD e i sindacati è assolutamente peggiorativo e non coglie in alcuna maniera i rilievi del Quirinale. Di fatto il governo, con gran sfoggio di arroganza, pretende di tornare in aula con il Collegato Lavoro nella sua forma originale, con addirittura alcuni cambiamenti ancor più restrittivi per chi intende ricorrere contro un ingiusto licenziamento:

  • Le clausole compromissorie vanno certificate dalle commissioni di certificazione […] Pena l’inefficacia dell’impugnativa
  • Il termine decorre dal deposito del ricorso alla cancelleria del tribunale;
  • [Per il licenziamento orale] il legislatore ha stabilito 90 giorni per rivendicare i propri diritti […] Se non sono indicati i motivi, il lavoratore ha 90 giorni per impugnarlo;
  • Il legislatore, in quest’ultimo caso, inverte l’onere della prova, stabilendo che spetta al datore
  • Co.Co.Co. – disinnescare il contenzioso sorto con la stabilizzazione delle collaborazioni coordinate e continuative: per poter accedere alla “sanatoria”, il datore di lavoro deve aver offerto entro il 30 settembre 2008 la stipula di un contratto subordinato anche a termine; dopo l’entrata in vigore del collegato lavoro, deve offrire di nuovo un’occupazione a tempo indeterminato – qui la novità – «in mansioni equivalenti a quelle accertate» (Ricorso entro 90 giorni sul licenziamento a voce – Il Sole 24 ORE)
l relatore di maggioranza (Pdl) Maurizio Castro ha proposto dicancellare la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio alla Camera del Collegato Lavoro con l’emendamento Damiano (Pd).