Violenza su minori, l’emendamento ombra nel ddl Intercettazioni

Qualcuno ha gridato anzitempo allo scandalo: ecco l’emendamento salva preti. D’altronde siamo legittimati a pensare al ddl intercettazioni come ad un gran contenitore della spazzatura, di norme ad personam, salva cricca o salva 007, tanto più che viene immediato suggerire, qualora aveste qualche amico da difendere dai processi, di raccomandarsi a un senatore della maggioranza: l’indomani potreste avere un emendamento ad hoc.
Anche le ultime modifiche presentate dal governo in exstremis prima del dibattito in aula, norme innovative a tal punto da indurre il presidente del Senato Schifani a rinviare parzialmente il testo in Commissione Giustizia, contenevano la sorpresa: un emendamento ambiguo, volto ad aggiungere una breve frase all’art. 609-quater (Atti sessuali con minorenne) del Codice Penale. Immediatamente si è messo in moto il tam-tam della Rete: l’emendamento salva-pedofili è stato presentato dalla maggioranza in gran segreto su pressione della Sacra Romana Chiesa. L’occhio del malizioso vede il complotto. Ma non è così. Pur nella cornice torbida di interessi personali che si celano dietro il famigerato ddl Alfano, l’emendamento risponde a una mera questione tecnica. E’ di fatto un copia-incolla. Lo spiega direttamente il relatore di maggioranza Centaro (PdL):

Il relatore CENTARO (PdL) ricorda che l’emendamento è stato presentato sostanzialmente per ragioni di armonia del sistema: infatti, come è noto, l’articolo 380 del codice di procedura penale non prevede il reato di atti sessuali con minorenni, di cui all’articolo 609-quater, fra quelli per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, mentre lo prevede per la violenza sessuale, di cui all’articolo 609-bis, escludendo però la predetta obbligatorietà per i casi di minore gravità: era quindi logico che, una volta inserito il reato di cui al 609-quater fra quelli per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, che venisse prevista un’analoga causa di esclusione (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 169 del 01/06/2010).

L’intento del legislatore, un po’ goffo a onor del vero, era quello di estendere l’obbligatorietà dell’arresto in flagranza anche per i reati di violenza sessuale su minori e nel far ciò ha replicato, lettera per lettera, quanto contenuto nell’art. 609-bis del Codice Penale. Non è mai stato introdotto alcun termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori. Esso è già contenuto nella nostra giurisprudenza sia all’art. 609-bis che all’art. 609-quater del Codice Penale (Dei delitti contro la persona). Nulla di nuovo. L’ambiguità della formula – ma può mai esistere una violenza sessuale di minore entità? – era già presente e il legislatore non si è affaticato di certo nel risolverla ora. Tanto più che questa distinzione è figlia di una vecchia distinzione fra reato sessuale ‘compiuto’ o soltanto tentato o minacciato:

la senatrice FINOCCHIARO (PD) osserva come, per quanto riguarda l’articolo 609-bis, la questione della minore gravità si riferisce essenzialmente alla condotta del reato, e di fatto si ricollega alla caduta della distinzione fra due diversi tipi di reato a seconda che si fosse consumata o meno la congiunzione carnale, distinzione che ricorreva prima della riforma del 1996, con i reati rispettivamente puniti dagli abrogati articoli 519 e 521 del codice penale (Legislatura 16º – 2ª Commissione permanente cit.).

Pertanto, appurato ciò, in seguito all’invito del presidente della 2a Commissione Berselli (PdL) di riconsiderare la norma in quanto essa si trova “di fronte al problema di un grave travisamento da parte dell’opinione pubblica e degli organi di informazione circa gli scopi di questo emendamento, che è stato da più parti presentato come una sorta di disposizione favorevole ai pedofili, proposta sulla base di fantomatiche pressioni da parte di ambienti vaticani” (ibidem), la norma è stata accantonata nella medesima seduta del 01 giugno:

Il presidente BERSELLI propone di accantonare l’emendamento 1.707 e i subemendamenti ad esso collegati in modo da consentire al relatore ed al Governo di valutare, entro martedì prossimo, la possibilità di proporre una formulazione più soddisfacente. Dopo un breve dibattito la Commissione conviene (ibidem).

La reazione della Rete a questo emendamento mostra chiaramente il grado di attenzione raggiunto dai netizen su questo provvedimento. Sapendo di aver gli occhi puntati addosso, tanti occhi, i senatori non possono permettersi grossi passi falsi: è in questo senso che è da intendersi il parziale ravvedimento degli ultimi giorni (oggi è decaduto il limite dei 75 giorni per le intercettazioni). Ma chi osserva è tenuto a consultare le fonti. Leggere i testi può essere una buona pratica per evitare di cadere in errori simili. Per poi potersi indignare per la giusta causa.