La nuova legge elettorale è una fregatura

Sono passati otto mesi dal pronunciamento della Consulta sul referendum anti Porcellum. All’inizio dell’anno vi raccontavo come fosse pronta una nuova legge porcata, una via di mezzo fra un proporzionale tedesco innestato di collegi uninominali e listini bloccati di due/tre candidati per lista, alla maniera spagnola. La nuova Porcata prese il nome di Provincellum poiché i collegi uninominali sarebbero stati ritagliati sulla misura delle province. Da qui non ci si è più mossi poiché la prospettiva di nuove elezioni era ben lontana negli orizzonti brevi – brevissimi – del mondo politico italiano, messo per così dire in naftalina dall’avvento dei tecnici.

In questi giorni si ritorna a parlare di scioglimento anticipato, di un piano di Napolitano di chiudere con la XVI Legislatura a metà novembre, un anno dopo Monti e la fine del berlusconismo, o di un piano bis che preveda lo scioglimento anticipato a Gennaio, castrando gli ultimi due mesi di governo dei tecnici.

Però manca la legge elettorale. Le riforme istituzionali che sono state raffazzonate per intasare l’iter di approvazione del Porcellum bis, saranno presto infilate sul più classico dei binari morti, magari in commissione riforme costituzionali alla Camera. Pare che già dal 29 Agosto, alla ripresa delle attività parlamentari, i deputati prenderanno la bozza Violante e piegheranno gli ultimi spigoli con l’obiettivo di varare la nuova fiammante legge entro la fine di Ottobre, appena in tempo per mettere in atto il piano A di Napolitano. Naturalmente i politici italiani non sono in grado di prevedere scenari politici che non siano quelli nazionali. A Settembre la Corte Federale tedesca deciderà sul Trattato MES e, se lo dichiarerà contrario alla legge costituzionale tedesca, in Europa si aprirà una nuova profondissima crisi dell’Euro, con una potenza deflagrante mai vista sinora. Cosa farà la politica italiana? Spingerà sull’acceleratore di una legge elettorale che va contro la volontà popolare espressa dal milione di firme che accompagnò in Cassazione i quesiti referendari poi cassati dalla Corte? Oppure manterrà in vita Monti affinché faccia da parafulmine contro la fine dell’Euro?

La probabile mancata approvazione del MES da parte della Germania potrebbe deviare significativamente le trattative sul Porcellum bis. Se ne sono accorti? E’ per questa ragione che Enrico Letta, che è ancora il vice di Bersani, oggi ha annunciato l’imminenza di un accordo con la controparte (PdL e UDC) ? Soprattutto ci si chiede da che parte stia il PD, quale sia la sua proposta in tema di legge elettorale se l’ultima dichiarazione di Bersani in merito faceva riferimento ancora alla formula del doppio turno sconfessata invece dalle colombe Violante e Letta?

In ogni caso, due punti rimarranno fermi: la maggior parte dei deputati e dei senatori sarà scelto dai partiti, inserito in liste bloccate, messo ai voti senza che questi vengano fatti coincidere con nomi di persona. Cioè si vuole evitare che gli eletti siano espressione di un elettorato, che è poi il fondamento democratico di una legge elettorale. I voti di ogni collegio verrebbero quindi gettati in un unico calderone, una mega circoscrizione che racchiuda molteplici collegi, al punto da comportare l’effetto perverso che un collegio non abbia candidati eletti e altri collegi ne abbiano due o più di due, secondo una logica che è tutto tranne che proporzionalistica. Anzi, il Porcellum bis contiene in sé elementi fortemente distorsivi del voto degli elettori.

Si prevede infatti un premio di maggioranza di circa il 15% dei seggi, da attribuire non alla colazione ma al partito che prende più voti. Il sistema è costruito in modo tale da non premiare coalizioni elettorali. Il premio in termini di seggi assegnato al partito di maggioranza relativa diventa di fatto un deterrente a costituire coalizioni prima del voto. Le coalizioni non verrebbero dichiarate in trasparenza ma sarebbero frutto di trattative post voto. Di fatto, il premio di maggioranza diventa il fattore che seleziona il partito leader della coalizione, ma non la coalizione stessa. Stando ai sondaggi, il PD è oggi partito di maggioranza relativa. Guadagnerebbe così il premio del 15% ma non avrebbe comunque abbastanza seggi per poter governare da solo. A questo punto, però, ci sarebbe la fila dei partiti fuori dal Nazareno pronti a vendersi al PD per avere qualche dicastero. E il PD potrà avere campo libero per fare le alleanze che più aggradano non agli elettori ma al suo gruppo dirigente, che come è noto vive su Marte. Non è diabolico?

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FAZ.net: la strana idea di democrazia di Mario Monti

Sulla stampa tedesca le parole di Mario Monti, intervistato dallo Spiegel, rimbalzano come palline di gomma e forse hanno creato il fastidio che dovevano creare. Nell’intervista, Monti ha osservato che la crisi del debito è certamente un fattore di blocco per i paesi del sud Europa, che devono rifinanziarsi sui mercati ad un più alto prezzo e al contempo operare tagli e aumentare le tasse alimentando la spirale depressiva, mentre i paesi del nocciolo del Nord, Germania, Olanda, Finlandia, stanno beneficiando di tassi di interesse negativi: di fatto ricevono una sorta di sovvenzione. In merito, posso segnalarvi una interessante riflessione di Mario Seminerio su Phastidio.net: “esiste un errore di lettura di quanto sta accadendo in Eurozona in questi mesi e settimane, è quello che vuole che i rendimenti dei debiti sovrani siano rappresentativi di “premi” e “sanzioni” per comportamenti “viziosi” e “virtuosi” dei singoli paesi”. Detto in sintesi, la posizione del bund tedesco è una posizione di predominio, un vero e proprio trust; ha sbilanciato il mercato del debito e sta mettendo fuori gioco tutti i paesi ‘avversari’. Se ci pensate bene, il teatro dove ciò avviene è il mercato unico, il luogo dove ognuno dovrebbe avere pari opportunità. Invece c’è un paese che “guadagna” dalla crisi altrui. Il mercato unico non può che uscirne a pezzi, da questa crisi. L’interdipendenza fra i paesi è evidente e imprescindibile: pensare che la Germania possa continuare a godere dei tassi negativi è follia. La Germania non è “sola”. Attribuire allo Spread un valore etico è sciocco. E’ interesse della Germania che l’Italia, la Spagna, e persino la Grecia, possano tornare a finanziarsi sui mercati senza problemi. Non comprendere questo, significa negare l’esistenza di un qualsivoglia sistema economico europeo.

Ecco appunto che è necessario per i giornali tedeschi, e in particolar modo per la FAZ, bibbia della city di Francoforte e soprattutto voce dei falchi della Bundesbank, prendere posizione contro il “tracotante” Mario Monti. Così Werner Mussler inizialmente concorda con le parole del “sobrio e preciso” Monti, secondo il quale l’Euro rischia di essere un fattore di “disgregazione psicologica” dell’Unione Europea, però poi si dice “sorpreso” per le ricette del Professore contro la crisi. Sorpreso del fatto che Monti suggerisce all’Europa di migliorare la comunicazione delle decisioni sull’euro, “proprio Monti che ha rovinato l’accordo secondo cui il solo Van Rompuy possa parlare in pubblico delle decisioni dell’Eurogruppo” quando quella volta, quella dell’accordo di Bruxelles e della celebratissima (dai giornali italiani) vittoria di Mario, comparì nottetempo annunciando il risultato favorevole all’Italia del vertice. Grazie a quelle dichiarazioni estemporanee, Monti mise il cappello sull’accordo di Bruxelles, lasciando intendere di aver piegato le resistenze di Berlino sullo scudo anti-spread, resistenze che invece sono ancora tutte lì ed operano contro Draghi e il nuovo futuro – futuribile – Quantitative Easing della BCE.

Mussler ricorda anche che Monti si pregia all’estero di aver “educato” il riottoso Parlamento italiano. Esclama Mussler: che strana idea di democrazia ha il Professore! Davvero la rottura dell’Europa sarebbe più vicina se le decisioni sull’euro fossero lasciate ai soli Parlamenti? C’è quindi qualcuno che vuol salvare la moneta unica a qualsiasi costo, qualsiasi siano i danni collaterali, anche la privazione dei diritti dei parlamenti nazionali. Monti ha appena dato alla Corte Federale tedesca una ragione in più per credere alla incostituzionalità del Trattato ESM. Mussler ricorda che solo la via indicata da Jurgen Habermas, quella della unione politica, è adeguata a superare la crisi. Ma in questo aspetto i tedeschi somigliano molto ai politici italiani quando trattano sulla riforma della legge elettorale: prima pensano a cosa non vogliono, poi fissano nell’agenda politica l’obiettivo di una riforma radicale che anziché interessare la sola legge elettorale punta a modificare persino la forma di stato del paese. Un progetto irrealizzabile, sicuramente a breve termine, quindi ininfluente per risolvere i guai di oggi. Così l’idea tedesca di una unione federale europea. Serve solo ad evitare di coinvolgere il proprio paese nei salvataggi, a mantenere lo status quo dei bund a tassi negativi e dell’inflazione quasi a zero (il 2,5% è importato dai prodotti petroliferi). Serve a creare una narrazione artificiosa di sé, del proprio governo, come autenticamente europeista, quando invece si è portatori dell’interesse particolare della propria nazione.

Vendola nella tela del ragno

Di certo è che la giornata politica di oggi è fra le prime dieci in assoluto per il vuoto di contenuti che ha saputo offrire. Stamane Repubblica.it e altri (La Stampa, Corriere.it e via discorrendo) hanno titolato in homepage della Svolta di Vendola. Vendola apre all’UDC in una alleanza a tre con il Partito Democratico. Vendola scarica di Pietro. Eccetera.

Le smentite non si sono fatte attendere: non è vero, nessuna svolta. Nessuna apertura. Colpa dei giornali che titolano a caso. Un vecchio refrain. La smentita. Poi seguita dalla dichiarazione che ammorbidisce e precisa: non vogliamo subire veti, ergo non poniamo veti. Commentare queste scenette è veramente avvilente, ma non c’è scelta. La politica che abbiamo vissuto per diciassette anni è stata fatta così. Nessuna attenzione per il reale. Nessuna idea da mettere al servizio del reale. Nessun candidato reale. Solo pantomime. Drammi personali. Piccoli sotterfugi. Incontri al vertice che hanno il solo scopo di suddividere fette di cariche onorifiche del governo prossimo venturo.

Il paradosso è che questa Santa Alleanza ci è stata propinata sin dalle primarie del 2009, quelle che hanno eletto Bersani segretario, un progetto che viene perseguito scientemente, senza remore, senza considerare il reale, quel reale che sfugge anche alla cognizione di chi nel palazzo romano non siede da molti anni, come i vendoliani di Sel. Vendola non sa quali siano le trame. E se le conosce, allora le condivide pienamente. Pensano al compromesso storico rimirandosi in uno specchio distorto, Bersani e Casini. Sanno che è impossibile affrontare il dopo-le-urne con un profilo politico internazionale così debole. Bersani presidente del Consiglio è unfit to lead esattamente come quell’altro. L’architrave del prossimo governo lo metterà per prima Washington. Le elezioni italiane a Novembre sono tecnicamente impossibili. Prima gli USA. Prima Obama (Romney si sta autodistruggendo a ritmo di gaffes internazionali). Poi l’Italia. L’arco dell’Alleanza verrà edificato sulla sponda UDC per permettere la continuità del ‘progetto Monti’. Monti proseguirà il ruolo di tecnico assumendo la guida del MEF con il governo Bersani, alla maniera di Ciampi nel 1996 (primo governo Prodi). E’ tutto chiaro, fin da ora. Solo così riusciremo a finanziare il nostro debito. Altrimenti il governo Bersani sarà il governo del dissesto e della fine dell’Euro.

Italia verso la crisi, Financial Times: “mamma mia, ci risiamo”. E la colpa è dei Partiti

Ci risiamo, la crisi torna a bussare alla porta dell’Italia, sebbene essa “non sia sulla stessa barca della Spagna”, i mercati – scrivono sul The Financial Times, sono psicologicamente orientati a considerare l’Italia come il “prossimo bersaglio”. Il governo Monti sta perdendo credibilità, si sente vulnerabile: l’indice di popolarità di Monti è crollato rispetto ai picchi dello scorso autunno mentre lo spirito riformista dei primi cento giorni ha lasciato il passo a un eccesso di prudenza ministeriale, che ora sta sfociando in totale inerzia.

Così siamo percepiti all’estero. Un governo inerte, incapace di far fronte al brusco rallentamento dell’economia dovuto alle misure di austerità. Ma Monti farebbe meglio a recuperare il suo zelo riformista. A cominciare dalla spending review, di cui si sono perse le traccia – a quando il primo intervento di Bondi sulla sanità con una centralizzazione del sistema degli acquisti? – per passare dalla legge anticorruzione, che in verità il governo sta spingendo con grossi sforzi dentro a un parlamento riluttante per concludere con una riforma della giustizia civile, finora un “vero e proprio freno agli investimenti”. Ma per far ciò i partiti politici devono smetterla di “trascinare i piedi”. E quei ministri, “distratti dal crollo dei partiti politici”, possono certamente coltivare le proprie ambizioni di futuro politico ma dovrebbero lasciare immediatamente il governo (a chi si riferisce l’autore del pezzo? A Barca? A Passera? A Grilli?).

Però finalmente un fatto è chiaro, anche all’estero: i partiti politici hanno la responsabilità di questo stallo. Non hanno la percezione del precipizio che si sta avvicinando (e che qualcuno, alla Ragioneria di Stato o al MEF, sta pensando di evitare con misure estreme e pericolose).

Questo post fa riferimento ad un articolo del Financial Times.

Riforma Lavoro, ecco la bozza del governo

Volo di Stato a domicilio per Calderoli

Il Moralista Calderoli (#cotechinoelenticchie) è accusato di truffa e peculato dalla Procura di Roma per uso personale di voli di Stato. Che memoria corta, quella di Calderoli: ha chiesto spiegazioni a Monti con una interrogazione parlamentare per il presunto festino di Capodanno del Presidente del Consiglio. Non solo è stato sbertucciato da Monti con il famoso comunicato del Cotechino e delle Lenticchie, ma deliberatamente dimenticava di quando lui medesimo utilizzava l’aereo di Stato per spostarsi da e per Cuneo, per tornare dalla sua compagna.

Ad accusare (senza citarlo) il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e’ il consigliere regionale Fabrio Biole’, eletto con il Movimento 5 Stelle. «Questa e’ la storia DI un VOLO – scrive in una lettera inviata a giornali e tv -.  E’ il 19 gennaio 2011. Al mattino decolla, presumibilmente dall’aeroporto Ciampino, un massiccio Airbus A319-115 CJ dell’Aeronautica militare, contrassegnato ”Repubblica Italiana”. A bordo: un ministro della Repubblica. Destinazione: l’aeroporto di Cuneo Levaldigi. Scopo della missione: non pervenuto» . E aggiunge: «Il ministro, che ha forti legami con la Granda ha utilizzato, vista la palese assenza di agenda istituzionale sul territorio interessato, un Airbus di Stato da 140 posti per scopi strettamente personali. Lo ritengo vergognoso». Biole’ allega anche fotografia dell’Airbus a Levaldigi, per verificarne modello e capienza. Il ministro non replica direttamente. Lo fanno gli uomini dell’entourage. «Intanto si tratta di un Airbus da 40 posti. Non e’ partito da Roma con a bordo il ministro che si trovava a Bergamo per altri impegni ma, invece di andarlo a prendere a Milano Linate, lo ha preso a bordo a Levaldigi. Quindi nessuno spreco di denaro dei cittadini». Per capire. Al ministro leghista Roberto Calderoli, compagno della presidente della Provincia Gianna Gancia, da anni e’ imposta una scorta di «alto livello». Tutto inizio’ con le magliette sull’Islam e alcune DIchiarazioni che lo hanno messo al centro di una serie di minacce di morte. Di qui, per lui, l’obbligo di muoversi sempre sotto scorta «di livello 2»: piu’ agenti, tragitti concordati. Il 19 gennaio si trovava a Bergamo «e di qui, in auto, ha raggiunto la compagna Gianna Gancia a Cuneo», raccontano al ministero. Sempre il 19 doveva essere a Roma per la Commissione sul Federalismo fiscale. «Ha comunicato alla scorta che invece di imbarcarsi a Milano-Linate sarebbe partito dall’aeroporto Cuneo-Levaldigi. Quindi l’Airbus, che non sceglie lui, e che doveva potarlo a Roma e’ decollato da Roma Ciampino come sempre: anziche’ accoglierlo all’aeroporto di Milano-Linato e’ atterrato a Levaldigi e lo ha portato a destinazione dove lo attendevano compiti istituzionali. Una questione di routine, un polverone demagogico». (Archivio Storico La Stampa.it).

Capite? Il Moralista Calderoli si faceva venire a prendere sotto casa da un Airbus di Stato. Neanche lo sforzo di spostarsi a Milano-Linate. No. Piuttosto facciamo atterrare un Airbus – un Airbus per una persona sola! – nel trafficatissimo aeroporto di Cuneo. Lega Tanzania? No, è sempre la stessa Lega Nord. Quella di sempre. Quella che vi ha buggerato con la storiella del federalismo.

Liberati dai Nani e schiavizzati dai Giganti, sulla fine di B.

FONTE:Liberarchia

Certe persone hanno davvero uno strano concetto di “liberazione”.
Finalmente dopo tante promesse il Cavalier Nano ne ha mantenuta una, e si è dimesso. Al suo posto, come sappiamo, verrà istituito un “governo tecnico”, che con rigore scientifico e lungimiranza razionale potrà finalmente risanare quel maledetto debito che ogni cittadino è tenuto a restituire rinunciando ad una adeguata istruzione, alla sanità e alla previdenza sociale anche se a contrarre questo debito è stato qualcun altro, ma ciò poco importa.

Probabilmente molti italiani – come me d’ altronde – dopo aver sentito per la prima volta il nome di Mario Monti sono corsi sul web a controllare la fedina penale del principe illuminato, essendo ormai troppo abituati a scegliere il leader politico sulla base della gravità dei reati sessuali commessi; e dopo aver constatato che Super Mario è un uomo che davvero con la legge è davvero sempre andato d’ accordo resta da chiedersi quale brillante carriera l’ abbia portato da perfetto sconosciuto a governatore del popolo italiano.
Nel suo curriculum troviamo vari incarichi assunti negli anni, tra cui la presidenza della Commissione Trilaterale fondata dai Rockefeller, membro del Gruppo Bildeberg e del comitato esecutivo di Aspen Institute, advisor per la banca Goldman Sachs e multinazionali come Coca Cola Compan; insomma, un personaggio che sembra nato dalla fantasia del più incallito dei complottisti.
Ma soprattutto un personaggio che non ha alcuna relazione con un mondo politico, men che meno sociale, e che dimostra come la fragile situazione italiana degli ultimi anni sia stata colta al balzo dal mondo finanziario per mettere al potere del Paese un uomo fidato perchè potesse rappresentare i voleri della BCE e dell’ alta finanza, da qui appunto deriva il nome “democrazia rappresentativa”.
Con la venuta di Mario Monti muore quella parvenza di democraticità che alcuni potevano ancora intravedere nel sistema politico attuale, d’ ora in avanti il Paese sarà diretto da individui senza il senso del dovere nei confronti del popolo elettore, attuando semplicemente quelle direttive che erano contenute nelle tante lettere che la Banca Europea mandò all’ Europa chiedendo misure di austerità e tagli allo stato sociale al cieco scopo di risanare il debito.
Una delle maggiori critiche che abbiamo esposto nei confronti del Governo Berlusconi era di aver trasformato l’ amministrazione di un Paese in una specie di gestione aziendale, dove dirigere città e regioni significava esclusivamente assicurare il pareggio dei conti di fine anno ed eliminare le spese “superflue”, senza minimamente considerare le necessità comuni che sono cultura, sanità e vita sociale; e questo governo tecnico altro non è che un ulteriore passo in questa direzione.
Folle è dunque gioire davanti al palazzo per la caduta di un tiranno che nè è avvenuta per mano nostra, perchè è invece decisa da poteri ancora più alti, nè porterà ad un cambio di rotta nell’ amministrazione dell’ Italia.
A tale argomentazione ricordo che il governo effettivo altro non sarà che una permutazione degli stessi attuali ministeri con qualche ripescaggio dall’ area di maggioranza e qualche ministero che rischia di restare nelle mani dello stesso individuo. Gira inoltre per il web un interessante articolo riportato dal Corriere che mostra le parole di Monti nel Gennaio 2010 mentre elogia le manovre assassine Gelmini-Tremonti e l’ operato di Marchionne.

Vero è che finalmente con l’ allontanarsi del Puffo si avvicina l’ opportunità di aprire I discorsi della vera politica, quella che non si fa da più di dieci anni in Italia, finora vincolata ad uno stupido binomio “anti” e “pro”-nano.
E personalmente ritengo che l’ imposizione dittatoriale di questo governo tecnico debba farci riflettere su quello che è il vero problema, che non è questo o quel rappresentante ma è un sistema politico, è il meccanismo stesso della attuale democrazia.
Come dice Zizek in un lodevole articolo sull’ Internazionale, “la questione della libertà non riguarda solo le elezioni, l’indipendenza della magistratura, l’informazione o il rispetto dei diritti umani. Bisogna cambiare i rapporti sociali di produzione”.
Personalmente, per quanto possa sembrare strano a molti, ho visto più chiaramente l’ avvicinarsi di una alternativa durante la costruzione di movimenti, nella riappropriazione di spazi collettivi, nelle vittorie referendarie, nell’ attiva tutela del patrimonio ambientale piuttosto che nella sostituzione di un burattino con un altro.
Ciò di cui ci stiamo dimenticando è che il Paese (Mondo intendo) altro non è che il popolo che lo abita, e il popolo essendo costituito da individui ha gli stessi bisogni naturali che ha l’ individuo; dunque le decisioni politiche ad altro non devono puntare se non alla costruzione di relazioni sociali che nascono nel piccolo, per essere il primo elemento di dinamiche orizzontali su cui fondare modelli sociali.
E quando sento cittadini, studenti e lavoratori che chiedono che questo governo metta subito in atto le direttive della BCE per saldare il debito davvero mi chiedo quando il masochismo sia divenuto una malattia contagiosa.
Di malattie (socialmente intese) ce ne sono tante al giorno d’ oggi, di cui è assai difficile identificare un virus responsabile, ma soprattutto è impossibile credere che vi possano essere medicine che portino la salute in quattro e quattr’ otto. I problemi sociali che abbiamo di fronte sono problemi sorti in anni ed anni, e soprattutto grazie all’ appoggio di ognuno di noi, perchè ogni sfruttamento umano e ambientale sono causati da un sistema economico che appoggia la propria fiducia sulla partecipazione collettiva.
La soluzione, dunque, se esiste, altro non può che avvenire anch’ essa in tempi lunghi e grazie ad una ulteriore partecipazione collettiva.
E una tale partecipazione può conseguire solo ad una presa di coscienza dei problemi sociali quali problemi personali, mettendo dunque anche i provvedimenti pratici a questi problemi all’ interno della nostra agenda, a fianco di ogni altro impegno quotidiano.
D’ altronde al giorno d’ oggi nessuno ha tempo di occuparsi della vita politica, tutti infatti siamo oberati di impegni: dobbiamo andare a scuola, lamentandoci dei pochi servizi offerti, dobbiamo lavorare, perchè è sempre più difficile arrivare a fine mese, poi dobbiamo andare in posta, per pagare tasse la cui legittimità è discutibile, ed infine dedichiamo qualche minuto di relax alla televisione, perchè qualcuno ci dica cosa fare il giorno dopo.
Ma come può esistere una scissione tra la vita privata e la vita politica del cittadino quando la seconda determina inevitabilmente le forme e le modalità della prima?

E cosa accadrebbe se tutti coloro che stanno leggendo le mie parole e tutti coloro a cui verranno divulgate iniziassero sin da oggi (non in senso metaforico) a considerare in maniera differente il loro rapporto con il mondo politico circostante, cercando nel proprio tempo una via pratica per portare contributo alla causa sociale, grazie ovviamente alla collaborazione reciproca nella costruzione di progetti autogestiti?
Sarebbe una vera rivoluzione.

FONTE:Liberarchia