Crisi, la Francia in soccorso della banca Crédit immobilier de France

Forse il contagio si sta propagando alla Francia. La crisi dell’Euro si muove come una lenta colata lavica e rischia di superare velocemente i Pirenei. La notizia proviene dal giornale francese Le Figaro secondo il quale l’istituto Crédit immobilier de France sarebbe in procinto di essere salvato dalla garanzia statale. Il gruppo CIF è stato di recente declassato dall’agenzia di valutazione finanziaria Moody’s, passando da “A1” ad “Baa1”. Un terremoto che ha comportato le dimissioni del suo amministratore delegato, a cui è succeduto un certo Bernard Sevez.

“Per consentire al gruppo CIF di rispettare tutti gli impegni, il governo ha deciso di rispondere positivamente alla sua richiesta di concedere la garanzia”, ​​ha detto ieri il ministero dell’Economia. Tale garanzia sarà attuata previa approvazione della Commissione europea e del Parlamento nazionale, esattamente come accaduto per la concessione delle garanzie statali a Dexia, poiché la garanzia vede essere valutata ai sensi della normativa europea in materia di aiuti di Stato.

Il governo francese ha deciso di sostenere CIF, che è un istituto centenario, per evitare il panico su quello che è attualmente un grande emittente di credito in Francia. Perché se il CIF è una rete di filiali di piccole dimensioni (conta infatti circa 300 filiali), più di 30 miliardi di euro in prestiti portano la sua firma. Tuttavia, anche a causa del downgrade da parte di Moody, l’istituto si stava avviando rapidamente verso una crisi di liquidità. Venerdì sera, il consiglio di amministrazione di CIF ha tratto le conseguenze ed ha nominato Seve3z nuovo CEO. Il governo aveva appunto posto come precondizione necessaria il fatto di silurare l’ex chief executive, Claude Sadoun. Sevez è di fatto una nomina governativa e questo la dice lunga sul peso che ha ora lo Stato francese in CIF. CIF inoltre non può più prendere decisioni sui propri assets senza il preventivo parere governativo. In altre parole, CIF è stata nazionalizzata anche se i giornali francesi parlano piuttosto di uno scenario Dexia, ovvero l’istituto sarà solo temporaneamente mantenuto sotto la soggezione governativa e poi, una volta applicato il piano di risanamento che la stessa proprietà di CIF dovrà presentare a Bruxelles, tornerà ad avere piena autonomia.

In ogni caso, la crisi di CIF costituisce un grosso problema per il credito al mercato immobiliare francese. Che ora si trova in uno stato di choc.

Annunci

Moody’s taglia il rating: “la politica italiana crea rischi”, capito Berlusconi?

Berlusconi non fa a tempo ad annunciare il suo ritorno in campo (che è ormai una poltiglia) della politica e Moody’s, una delle tre sorelle del Rating, declassa i titoli di Stato italiani da A3 a BAA2. Nella motivazione è scritto, fra il resto delle ragioni più schiettamente economiche, che il “clima politico […] con l’avvicinarsi del voto della prossima primavera è fonte di un aumento dei rischi”.  Se accostiamo questo giudizio alla intervista (di benvenuto?) a Bersani da parte del Financial Times, allora possiamo ben comprendere che all’estero temono un ritorno del pagliaccio in doppiopetto. Vedono Berlusconi come una minaccia, una sorta di rischio incalcolabile di avere domani un governo italiano che si pone nuovamente fuori del contesto delle relazioni internazionali, fuori delle regole comunitarie. Invece Bersani no, Bersani è un’assicurazione sul fatto che l’Agenda Monti (che è poi l’agenda Merkel/Junker/Barroso/Draghi) verrà perseguita sino in fondo.

I sondaggi indicano anche che i Democratici vincerebbero le elezioni generali previste il prossimo marzo con meno voti rispetto a quando hanno perso nel 2008, portando alla prospettiva preoccupante di coalizioni fragili e instabilità in stile greco. La relativa debolezza dei Democratici è stato solo superata dalle decadenti fortune del Popolo della Libertà di Berlusconi, privo di una vera direzione, con entrambe le parti allarmate dalla comparsa sorprendente del movimento anti-establishment e anti-europeo Cinque Stelle guidato da Beppe Grillo (Financial Times).

Tradotto: il PD è troppo debole e non raccoglie voti a sufficienza, il partito di Berlusconi è in preda ad una crisi di identità e il ritorno di Silvio è una eventualità da evitare, mentre i 5 Stelle sono solo anti-Casta e anti-euro. Ma forse siamo salvi, perché Mr. Bersani ha coltivato “una immagine di leader responsabile”, una parola che ha ripetuto incessantemente durante l’intervista al FT. Quello che non sanno al FT è che domani si terrà l’Assemblea Nazionale del PD la quale dovrebbe deliberare sul documento della Direzione e quindi avviare l’iter per le primarie di coalizione (nessuno sa ancora con quali regole ma la formula – è certo – sarà quella di primarie aperte…), ma la”linea Bersani” è quanto di più sicuro e affidabile possa esserci per “un paese che deve rimanere all’interno dell’euro e fare le riforme”. Le parole di tranquillità di Mr. Bersani non sembrano però aver suscitato grande effetto o risonanza all’estero. Moody’s considera le elezioni del 2013 come un terno al lotto. C’è da credere al fatto che gli scommettitori, i traders, i banksters, punteranno molti soldi sull’una o sull’altra possibilità e cercheranno di guadagnare qualsiasi sia l’esito elettorale. Il nostro spread sarà un rally da qui fino alla prossima primavera.