Ed ecco Favia intervistato (a pagamento?) da Pataccini su Rete7 – Punto Radio

Così potete giudicare anche voi:

Altri post sulla vicenda interviste a pagamento:

Emilia-Romagna: anche i 5 Stelle pagano le interviste in Tv

Grillo grazia Favia per le partecipazioni televisive a pagamento

M5S e presenze in Tv: cosa non convince della risposta di Favia

Presenze in Tv, Il Fatto Quotidiano imbroglia su Casadei (PD)

[Poi, giuro, parlo d’altro].

 

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Presenze in Tv, Il Fatto Quotidiano imbroglia su Casadei (PD)

Thomas Casadei ospite a Salotto Blu

[La foto soprastante è relativa ad una partecipazione televisiva di Casadei, ma “Salotto Blu” non e’ pagamento. E’ infatti generalista e su temi vari. E’ di un’altra emittente tv rispetto a Teleromagna che manda in onda La mia Regione].

Diciamo subito che si tratta di una guerriglia giornalistica neanche troppo convincente. Da una parte Repubblica, che titola su Favia e i 5 Stelle e Grillo che parla di funerali quando non serve e di televisioni e radio locali che organizzano dibattiti a pagamento senza specificarlo;  dall’altra Il Fatto Quotidiano, che spara in home page le presunte dichiarazioni del consigliere regionale del PD, Thomas Casadei, il quale avrebbe ammesso che anche le apparizioni tv dei consiglieri regionali democratici avvengono a pagamento.

“Non poteva mancare il PD”, scrivono. E’ bastato “fare un viaggio furori dalle porte di Bologna”, sulla A14, specificano. Come dire: voi di Repubblica non fate le verifiche dei fatti. Noi del Fatto invece sì. Ce l’abbiamo nel titolo. Capirai. Citano Teleromagna e Telerimini, i cui uffici commerciali avrebbero venduto spazi tv a consiglieri regionali “di tutti i partiti”, PD compreso. Questa sconcertante rivelazione merita il Pulitzer, c’è da giurarlo. Se si tratta di propaganda, nulla di anomalo. Succede, soprattutto in tempi di campagna elettorale. Durante il 2012 deve essere senz’altro accaduto. Per via delle amministrative, eccetera.

Il problema è far passare questa affermazione per una ammissione di “colpevolezza”. Il messaggio che si vuol veicolare è analogo a quello imbastito da Repubblica sulle spalle di M5S, SeL, Lega, PdL. Vi ingannano, vanno in Tv ma niente di autentico: è tutto preconfezionato su misura dal partito, che paga con i soldi dell’istituzione regionale. Addirittura trovano in Thomas Casadei, consigliere regionale del PD, la “gola profonda” che smentisce il capogruppo Richetti, secondo cui la prassi seguita dal M5S “è immorale”.

La stessa emittente [Teleromagna] mette a disposizione un programma di circa 15 minuti, in cui gli eletti hanno la possibilità di spiegare cosa fanno e cosa hanno intenzione di fare. Si chiama “La mia Regione” ed è utilizzato anche dal gruppo regionale del Pd. “Abbiamo un regolare contratto – conferma il consigliere regionale del Pd Thomas Casadei, più volte seduto negli studi di Teleromagna – ma viene sempre indicato che si tratta di una trasmissione a cura del nostro gruppo politico” (Il Fatto Quotidiano).

Thomas Casadei ha risposto oggi con una nota stampa. Secondo Casadei l’articolo del Fatto presenta delle inesattezze. A mio avviso, tali inesattezza producono nel lettore la sensazione voluta, alla maniera dell’articolo di Repubblica nei confronti del M5S. Si tratta in fondo di bassa pratica di bottega. Repubblica attacca i 5 Stelle; il Fatto risponde contro il PD. Sapete quindi come si sono scelti la parte, entrambi.

In ogni caso Casadei specifica che

una modalità è quella di veicolare il proprio messaggio politico e istituzionale, con specifico riferimento a provvedimenti, progetti e proposte, mediante forme strutturate, con titoli, contenuti e format mirati, entro campagne istituzionali e d’informazione tramite i vari mezzi di comunicazione (giornali, radio, televisioni, social network). In questo caso è chiaro lo specifico intento di servizio ai cittadini su ciò che viene realizzato o sui problemi aperti, con riferimenti espliciti al partito di appartenenza e alle finalità della comunicazione, con procedure regolamentate con appositi contratti e attingendo ai fondi che la Regione mette a disposizione delle «attività di comunicazione» dei diversi gruppi.

Prosegue Casadei affermando di aver partecipato, nella veste di consigliere regionale del PD, ad una trasmissione Tv progettata e mirata a queste funzioni, dal titolo “La mia Regione”, i cui contenuti “sono legati alle campagne istituzionali e di informazione promosse dal Gruppo PD”.  Ogni trasmissione era focalizzata su singoli temi specifici ed era evidente il richiamo al simbolo del partito.

Che a questa attività si accompagnino saltuariamente, per i singoli consiglieri, presenze a invito in singole puntate di trasmissioni generaliste o legate alla cronaca quotidiana rientra nella normale modalità di confronto e informazione politica. Per quel che ci riguarda ciò deve avvenire, e avviene, senza alcun pagamento da parte dei consiglieri. E così è sempre stato per quel che mi riguarda. Singole interviste a pagamento in trasmissioni televisive generaliste, che non distinguono il momento dell’informazione da quello più propriamente di propaganda, rischiano di configurare una pratica non appropriata e che presenta elementi di non chiarezza per i telespettatori.

Con queste righe Casadei pone un discrimine evidente, che Favia ha fatto molta fatica a individuare. Da un lato vi sono trasmissioni a carattere pubblicistico, create con lo scopo di divulgare il messaggio politico istituzionale. Dall’altro le trasmissioni quotidiane in cui si è invitati per parlare degli eventi di cronaca o simili.

Va da sé che i giornalisti del Fatto, Liuzzi e Zaccariello, affermano di aver visto alcune puntate de “La mia Regione”, reperite “in rete”. Ho voluto vederle anche io e non le ho trovate (vedi prossimo paragrafo). Ma sarà sicuramente un problema di inesperienza, loro che sono giornalisti avranno altri potenti motori di ricerca. Noi comuni mortali abbiamo Google e poco altro. Vi allego i link alle mie infruttuose ricerche:

Ricerca “teleromagna la mia regione” su sezione video di Google (ho cercato sino alla pagina 10, senza successo) : link

Ricerca video Youtube (appena sei risultati) – “teleromagna la mia regione”: link

Ricerca sul sito di Teleromagna: link

Grazie alla segnalazione di Giovanni Stinco sulla pagina Fb di Yes, political! è possibile vedere alcune puntate di ‘La Mia Regione’, quelle in cui è presente Casadei. Potete trovare i video nella pagina Youtube del consigliere PD, sotto il titolo “Politica in Movimento”. Sono evidentemente spazi di comunicazione politica dedicati a politici forlivesi, dal sindaco ai consiglieri comunali sino a Casadei. E’ chiaramente una trasmissione orientata a pubblicizzare le iniziative politiche dell’amministrazione di Forlì. A turno, gli invitati vengono introdotti a specifici argomenti come il futuro dei giovani o delle istituzioni locali. Negli ultimi filmati pubblicati non sono presenti, né in testa né in coda, riferimenti alla tipologia di comunicazione politica a pagamento ma non è chiaro se siano registrazioni complete o se in coda siano stati operati dei tagli. In apertura del filmato compare la scritta “un programma a cura della redazione politico-economica di Teleromagna” e il programma medesimo è condotto da Pier Giorgio Valbonetti. In quelli meno recenti, a circa due minuti e mezzo dall’inizio del filmato compare la scritta in sovraimpressione che specifica si tratti di “messaggio a pagamento”.

Ecco la foto che lo prova (in piccolo, sotto la scritta La politica in movimento):

Casadei, La Mia Regione, indicazione del “messaggio politico a pagamento”, Gruppo Assembleare PD E-R

Potete visionare voi stessi.

La mia Regione:

Fra l’altro, il titolo “La Politica in movimento” è uno slogan di Casadei: campeggia infatti sul suo sito, nella sezione dedicata, dove sono presenti i link alle puntate del 2011.

Non credo sia buon giornalismo quel giornalismo che nasconde le fonti (a meno che non si mettano in pericolo delle vite, ma non è questo il caso). Tanto più se lo fa per raccontare una realtà aggiustata. Ho già espresso la mia sul caso dei 5 Stelle e potete prenderne atto leggendo gli ultimi post in merito (qui, qui e qui). Mi sono focalizzato sui 5 Stelle, sebbene sia una pratica, quella di pagare per apparire, in voga un po’ in tutta l’opposizione (intendo PdL, Lega, UDC). La precisazione di Casadei non equivale ad una ammissione, come ci vuol far credere il Fatto Q e come hanno ribattuto tutti gli altri quotidiani (Il Giornale: la doppia morale del PD). Casadei ha specificato che vi sono due livelli, uno informativo in senso pubblicistico, di divulgazione propagandistica delle attività istituzionali, spesso focalizzato su specifiche argomentazioni; l’altro meramente di informazione televisiva legata alla cronaca politica.

Potete comprendere come un articolo ben costruito – ma facilmente “falsificabile” (cioè smascherabile) – come quello de Il Fatto costituisca una pezza d’appoggio per la difesa dei 5 Stelle, ma rischia di essere in un certo senso controproducente. Poiché le parole di Favia erano chiare: “noi” dei 5 Stelle paghiamo ma siamo trasparenti, quelli del PD chissà come spendono i soldi pubblici dei gruppi consiliari. Poi arrivano i giornalisti de Il Fatto e ci spiegano che anche quelli del PD pagano. Allora dov’è il marcio? Se pagano per andare in Tv, dietro regolare contratto, come i 5 Stelle, l’allarme di Favia – indagate su di loro! – è assolutamente pretestuoso. E’ come gettar acqua su un incendio mai scoppiato. Complimenti per la sinergia.

Infatti, Favia è già partito a testa bassa contro Casadei:

Non si è fatta attendere – pure in questa occasione – la replica del consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia (anch’egli coinvolto nello scandalo-interviste), che dice: ‘’E’ un fatto gravissimoAvevano detto di essere gli unici che non acquistavano. Mi sentiro’ con gli altri capigruppo per le iniziative da prendere. Il Pd si vergogni. Ora voglio vedere se si fara’ un’operazione verita’, se Bianca Berlinguer e gli altri tg daranno con lo stesso peso questa notizia. Se avessi mentito io o nascosto i fatti, cosa avrebbero detto di me?’’ (Il Resto del Carlino).

[Post aggiornato]

M5S e presenze in Tv: cosa non convince della risposta di Favia

Jeremy Paxman, giornalista BBC

Giovanni Favia è coraggioso. Lotta, dal di fuori, contro “il partitone”, quel PD che in Emilia-Romagna è sempre stato forza di governo e che è un tutt’uno con la società civile, in primis con quella che conta economicamente, finendo giocoforza per fondersi con l’interesse privato. Lui pensa di poter cambiare questo piccolo mondo antico e crede nel mezzo televisivo per arrivare anche al “pensionato di montagna” che non ha mai cambiato il proprio voto dal 1948.

Il vecchio tubo catodico è in questo senso infallibile. L’unico problema è che “bisogna apparire”, come recita l’incipit del film Videocracy. Per apparire in Tv, che notoriamente è uno spazio contingentato e in mani altrui, Favia e gli amici dei 5 Stelle, comprano minuti di trasmissione. Come qualsiasi altro partito. Favia la chiama informazione.

Ecco, quando leggo la parola informazione nel post pubblicato oggi sul sito del 5 Stelle Emilia-Romagna, mi irrigidisco non poco. Possibile che sia così dura da capire? Se un’istituzione fa pubblicità al proprio operato, questa non è informazione bensì propaganda. Non c’è verso di trovare altra definizione. Poiché nel concetto medesimo di informazione è insito il concetto di critica. L’informazione è quello strumento che in un sistema sociale permette alla sfera pubblica di orientare la propria opinione circa l’operato del sistema politico, il quale agisce (ovvero discute e delibera) al fine della allocazione delle risorse comuni. Mi pare chiaro che non può essere il sistema politico ad impiegare questo strumento, essendo esso medesimo l’oggetto dell’informazione.

Favia comprende bene la distorsione del nostro sistema, così lontano dall’essere una democrazia liberale compiuta. Tutti noi sappiamo che l’informazione e la Tv sono gravate dal conflitto di interesse e sono schiacciate da un oligopolio difficile da demolire se non con atti riformatori che nel nostro contesto risulterebbero addirittura rivoluzionari. Favia però deve sapere che se appare in Tv, lui che è un consigliere regionale ed è quindi un attore di quella istituzione che è oggetto di informazione, avendo però la presunzione invece di farla lui l’informazione, allora si colloca proprio al centro di quel magma bollente che è il conflitto di interesse. Diventa cioè da oggetto passivo di informazione, quindi oggetto di critica, a soggetto di informazione su sé stesso  scavalcando a piè pari il terreno della critica. Egli, forse inconsapevolmente, si pone nei confronti del sistema informativo prevenendolo e diventando esso stesso curatore della informazione della propria attività istituzionale. Può decidere quindi di selezionare cosa rendere pubblico e cosa no, su quale atto impiegare più minuti e quale meno.

Certo, mi rendo conto che quanto sopra può essere evidenziato nei confronti di qualsiasi altro politico regionale o nazionale che sia. E’ vero. Non vi è nemmeno nulla di illecito, né di scandaloso in quanto da lui fatto. E inoltre il giornalismo locale è quanto di più si avvicini al mero pubblicismo e sovente gli editori di queste emittenti pendono dalle giacche di taluni gruppi politici. Pertanto è evidente che il campo della critica è spazzato via a prescindere. In ogni caso, Favia dovrebbe riflettere se non sia meglio per lui andare in un talk nazionale, a testa alta, senza pagare nulla, sottoponendosi al fuoco di fila delle domande – senza saperle prima, please – piuttosto che pagare per qualche minuto di trasmissione a 7Gold.

Anche perché se fossi al posto suo, sarei orgoglioso di me stesso se mi trovassi testa a testa contro un signor giornalista, che so, per esempio un giornalista come Jeremy Paxman. Paxman è possibile solo in Inghilterra, questo è chiaro anche ai sassi. Ma fossi in Favia, avrei fatto a gara per partecipare a una trasmissione Tv come BBCNewsnight e rispondere a domande come quelle che Paxman ha fatto a Cloe Smith, la Serracchiani dei Tories e Ministro del Tesoro del governo Cameron, caduta in disgrazia proprio dopo averlo incontrato:

dal minuto 6.30

 

Grillo grazia Favia per le partecipazioni televisive a pagamento

Con questo stringatissimo post Grillo dice la sua sulla questione delle partecipazioni televisive del consigliere regionale dell’Emilia Romagna Favia:

Pagare per andare in televisione per il MoVimento 5 Stelle è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito. La mia è un’opinione molto radicata, altri magari ne hanno di diverse. Il M5S ha rifiutato ogni contributo elettorale. L’eventuale spesa per inserzioni televisive è coperta dalla differenza tra lo stipendio “auto ridotto” di un consigliere regionale del M5S, circa 2.500 euro, e lo stipendio “normale” di 10.000 euro e altri benefit. I soldi pubblici e il M5S sono inconciliabili. Per questo proporrò a tutte le prossime liste regionali, prima di presentarsi, di impegnarsi a restituire alla Regione, o a un istituto di pubblico interesse regionale, la differenza tra lo stipendio percepito e quello regionale (http://www.beppegrillo.it/2012/08/pagare_per_anda/index.html).

Quindi secondo Grillo le partecipazioni presso 7Gold e ètv sono state “coperte dalla differenza tra lo stipendio “auto ridotto” di un consigliere regionale del M5S e lo stipendio normale” ma in realtà sono spazi televisivi pagati coi denari messi a disposizione dalla Regione ai gruppi consiliari, e non direttamente dai consiglieri. Sebbene i 5 Stelle emiliano-romagnoli abbiano messo a bilancio alcune voci relative ad “acquisto spazi presso Punto Radio e Rete 7” (due per tutto il 2011), dalle inchieste giornalistiche pare che i politici abbiano pagato per ogni singola apparizione presso 7Gold, in particolar modo nella trasmissione mattutina di commento delle notizie e filo diretto con gli ascoltatori.

Grillo propone di pattuire con le prossime liste regionali (badate bene, regionali e non nazionali) di restituire alla Regione i denari in eccesso rispetto al limite di 2500 euro fissato per gli stipendi dei consiglieri. A sorpresa non propone nulla, dico nulla, per affrontare la faccenda adesso, al fine di stabilire con Favia un diverso “codice deontologico” per quanto concerne le comparsate in tv. Un codice che contenga giusto un paio di regole: non si comprano spazi televisivi, si va in tv solo per interviste in contraddittorio. Lo scandalo delle partecipazioni a pagamento non è tanto relativo all’impiego dei denari pubblici, bensì piuttosto sul fatto che Favia preferisce gli spot a pagamento in cui si possono esprimere dei “concetti” a delle interviste con domande. E soprattutto: che la famigerata orizzontalità dei 5 Stelle anche in questo caso è dimenticata.

Emilia-Romagna: anche i 5 Stelle pagano le interviste in Tv

Nella sostanza si tratta di contratti “regolari”: si firma, si fattura, ed è tutto in regola. Ma figuratevi, si parla di denaro pubblico impiegato per ottenere visibilità presso trasmissioni tv locali di emittenti quali 7Gold e ‘ètv’. Giovanni Favia, è scritto su alcuni siti web (link sulla foto), avrebbe “candidamente” rivelato di aver firmato uno di questi contratti. Presso 7Gold si devono pagare 200 euro per andare in trasmissione. Si capisce: 7Gold è una tv privata, dice il conduttore Dario Pataccini, e non riceve finanziamento pubblico (sarà vero?).

Così, parafrasando Favia, dal momento che l’informazione non è libera, la paghiamo affinché sia ancor meno libera. E’ proprio questo il punto focale del problema: la tv dovrebbe esser libera di non intervistare i 5 Stelle, invece li intervista e si fa pagare. Pertanto qualsiasi intento critico di tale presunta informazione viene meno. Non ci sarà mai nessun Pataccini che, intervistando un 5 Stelle, o un PdL o un UDC, o un SeL – perché così fan tutti, meno che quelli del PD, a quanto pare- gli farà mai una domanda. Dal momento in cui il politico paga lo spazio televisivo, quest’ultimo si trasforma da informazione a pubblicità del prodotto politico. E la pubblicità è notoriamente acritica, veicola messaggi preconfezionati, tende a procedere per slogan e ad ignorare la realtà.

E’ secondario che a tal scopo siano impiegati i denari dei gruppi consiliari. I 5 Stelle si difendono dicendo che è tutto trasparente, basta controllare sul loro sito. Infatti, nel bilancio 2011, compaiono ben due voci del tipo “Pubblicazioni” denominate “Acquisti spazi su Punto Radio e Rete 7” per una somma complessiva di euro 2223.50. Pochi denari e messi in chiaro. Quel che non è chiaro è la linea politica: da un lato si afferma che la tv è il diavolo, che i 5 Stelle non devono andare in televisione, pena la scomunica del duo Grillo-Casaleggio. Poi si firmano contratti per ottenere spazi pubblicitari veri e propri nelle tv locali. “Il problema sono i talk show nazionali, dove non riesci ad esprimere un concetto, condotti ad arte per disinformare”. Favia preferisce al contraddittorio la possibilità di un mini comizio in tv, senza le fastidiose interruzioni dei giornalisti. In questo aspetto è pienamente allineato con Grillo.

Ma la domanda delle domande è la seguente: che fine ha fatto la presunta superiorità del Web? Il 5 Stelle era un movimento che si sviscerava dalla interazione online più che dalla pubblicistica a pagamento. A questo punto, per i 5 Stelle dell’Emilia-Romagna, il web è un media come un altro, esattamente come per i partiti della vecchia Casta. In quest’ottica, esiste un solo modello informativo unidirezionale, che dai 5 Stelle procede verso gli utenti-elettori, e non viceversa. Già da questi aspetti si deduce che l’orizzontalità è smarrita e il “bisogno” di gerarchia e burocratizzazione si affaccia anche su questa nuova- nuovissima – organizzazione politica.

L’Emilia Paranoica di Grillo e del Movimento 5 Stelle

Dieci giorni fa circa ricevetti da Vittorio Ballestrazzi, ex grillino defenestrato per il caso delle doparie dei 5 Stelle delle Regionali 2010 (quelle che portarono Defranceschi in Consiglio Regionale), un link ad una pagina web di un giornale modenese. Lui, il Ballestrazzi riottoso, quello polemico, quello da allontanare, aveva ceduto il proprio scranno nel consiglio comunale di Modena alla prima dei non eletti, Sandra Poppi, che fu vittima dell’ostracismo dei 5 Stelle (non vorrei ripetermi, ne ho parlato in abbondanza, potete riferirvi al caso Poppi vs. Defranceschi cliccando qui – si tratta in fondo del peccato originale dei 5 Stelle ed ha molto a che fare con la mancanza di una struttura e di regole certe nella deliberazione democratica interna).

Sandra è una ex Verde, terribile colpa nel mondo dei 5 Stelle. Poco importa se Sandra sia una donna impegnata per i diritti della cittadinanza. Nel mondo dei 5 Stelle non conta chi sei ma solo se sei fedele alla linea. Tutte le divisioni, tutte le fratture che si sono innescate finora, si sono originate da piccole diatribe locali a loro volta dovute alla mancanza di regole e di struttura. Ci pensa il vertice a prendere la parte e a dettare la scomunica. Generalmente si muovono dopo relazione da parte di qualcuno nel Movimento. E’ come se ci fosse una rete nella rete: ci sono i semplici iscritti, quelli che corrono alle elezioni, i leader locali ma soprattutto i verificatori, gente che relaziona, prepara dossier per il vertice, mantiene sotto controllo il Movimento e ne previene la “deriva autonomista”. Tutto ciò è normale. Se il Movimento 5 Stelle fosse organizzato con una struttura, ci sarebbero dei segretari generali e locali che assolverebbero alla funzione del controllo in maniera evidente, dichiarata; in mancanza della struttura – volutamente non costruita – il vertice ha bisogno di delatori, servi, sguatteri, personale tenuto alla catena della fedeltà al capo carismatico per assolvere alla bruta manovalanza del dossieraggio. Poi arriva la sentenza di ostracismo, che come nell’antica democratica Atene, è scritta dal medesimo (anonimo) pugno: “P.S. Sandra Poppi non ha titolo a rappresentare il MoVimento 5 Stelle nè all’uso del logo ed è diffidata dal farlo” (Blog Beppe Grillo).

Capita poi di trovare, questa volta in home page, nella rubrica “Il Commento”, un esempio classico di come il pregiudizio sia lasciato crescere in misura abnorme solo e soltanto al fine di suscitare l’indignazione contro lo status quo dell’amministrazione regionale dell’Emilia-Romagna. E’ l’altro elemento che caratterizza il 5 Stelle: continuare a catalizzare l’attenzione dei lettori del blog suscitando sentimenti quali ira e indignazione. Capita in tutti i movimenti/partiti populisti. Fanno appello ai sentimenti e non alla razionalità. E prima o poi se la prendono con i Rom, “un popolo che non si è mai voluto integrare”. Il diverso è sempre impiegato come canale di sfogo della rabbia sociale. Quando qualche mese fa una quindicenne di Torino inscenò una finta violenza sessuale per nascondere il fatto di aver mentito ai propri genitori, indicò i colpevoli in un paio di giovani rom del vicino campo nomadi. Immediatamente scattò una assurda rappresaglia squadrista da parte di un gruppo di tifosi ultras, e il ghetto torinese dei Rom fu dato alle fiamme. Nella fattispecie, i selezionatori di commenti per il blog di Grillo devono far intendere ai lettori che l’amministrazione regionale ha dirottato “un milione e novanta mila euro per migliorare le condizioni dei campi nomadi” anziché destinarli ai terremotati. Naturalmente ciò non è vero e non è nemmeno pienamente affermato dall’autore del commento, ma è solo suggerito dall’accostamento fra il caso della elargizione e l’immagine di una casa crollata a causa del terremoto.

Usare queste tecniche comunicative – che non hanno nulla a che fare con il werb, né tantomeno con la e-democracy – è in aperto contrasto con chi nel movimento invece pensa e opera con la propria testa. La critica verso la spesa di un milione di euro da parte della Regione Emilia-Romagna non è certamente condivisa da parte di tutti i militanti del movimento. Nemmeno è stata discussa una linea politica che includa nel programma a 5 Stelle l’intenzione di eliminare qualsiasi politica sociale di integrazione e solidarietà. Non serve. C’è qualcuno che stabilisce di volta in volta l’ordine del giorno dell’agenda del movimento. Oggi serve demonizzare le politiche sociali, domani sarà la volta dei figli di immigrati nelle scuole. Prendete un qualsivoglia luogo comune che abbia a che fare con i “diversi”, potrebbe diventare la sesta stella.

In difesa di Favia e Defranceschi (non del M5S)

Ora va di moda dagli addosso ai 5 Stelle. Dalle colonne di questo blog non sono mai mancate le critiche al M5S, sin dalle origini. La crescita esponenziale del Movimento, con le amministrative 2012 e dopo, in maniera del tutto virtuale, nei sondaggi, ha innescato un nuovo filone giornalistico. Trovare scheletri nell’armadio di Grillo, Casaleggio e di tutti i neofiti del M5S. L’importante è parlarne male, non argomentare bene le proprie tesi (ci sono un paio di post imperdibili di Mazzetta e il Nichilista, assolutamente da leggere e che costituiscono, a mio avviso, due esempi di buon giornalismo in materia di M5S e utopismo della democrazia diretta). Ma, a sorpresa o forse no, il nouveau divertissement non nasce sul web bensì sui giornali – il web ne fa solo un copia-incolla, nelle più comoda delle pratiche attira visitatori. Così, stamane, mi trovo a dover difendere i due consiglieri regionali dell’Emilia Romagna del M5S, non già per partito preso: solo e soltanto per il piacere di verificare i fatti.

Parto dal principio. Un blogger copia e incolla un articolo di Silvia Cerami su L’Espresso. In esso si sferra un colpo sotto la cintola a Favia in particolare, reo di esser presidente – da ben due anni – della Commissione Regionale VI “Statuto e Regolamento”. Un fatto noto. Favia, in quanto presidente, avrebbe “a disposizione due dirigenti e un funzionario, un budget annuale di oltre 100 mila euro, più eventuali spese di rappresentanza. Non manca, ovviamente, un emolumento mensile maggiorato per le incombenze del presidente, che nel 2011 ha incassato 125.239,68 euro” (Jack’s Blog). Naturalmente, nessuno del blog sopra citato ha pensato di dover verificare quanto scritto dalla Cerami. Si assume che sia vero perché l’ha scritto tale Cerami su L’Espresso. Nessuno mette in dubbio la buona fede di Cerami, semplicemente qui si crede che il suo pezzo valga tanto quanto gli articoli anti-Casta di Sallusti su Il Giornale. E dire che il M5S ha davvero tanti problemi, a partire da quell’idea forse irrealizzabile e utopica di “democrazia dal basso”, che peraltro nemmeno funziona, visto e considerato i casi di Parma e di Cento (Tavolazzi docet). L’attacco della Cerami contro Favia si impernia sul fatto che Favia avrebbe anzitempo bollato la Sesta Commissione come “uno spreco”. Poi ne è diventato presidente e spreco più non era. Quindi c’è il mistero della cifra – quelle 125.238,68 euro che, secondo Cerami, Favia avrebbe “incassato” nel solo 2011. Basterebbe quello per accecare tutti i fan del M5S di Bologna e dintorni. Il problema è che le parole della Cerami non permettono verifica. Infatti, sul sito dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna, alla pagina Trasparenza, sono pubblicate altre cifre, e diventa difficile se non impossibile capire da dove provengano quelle 125.000 euro di cui testimonia Cerami.

Emolumenti a favore dei Consiglieri regionali

Netto esclusi rimborsi a pié di lista e rimborsi di cui alla let.b art.52 del T.U.I.R. Rimborsi di cui alla lett.b art.52 del T.U.I.R.* Totali netti

Presidente Assemblea legislativa e Giunta Regionale

5.314,69 2.277,02 7.591,71

Vice Presidente Assemblea legislativa

4.591,16 2.277,02 6.868,18

Presidente Commissione Consiliare

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Vice Presidenti Commissioni Consiliari

3.578,19 2.277,02 5.855,21

Consigliere Segretario e Segretario Questore del Consiglio

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Capigruppo Gruppi Consiliari

4.012,32 2.277,02 6.289,34

Consigliere Regionale

3.288,78 2.277,02 5.565,80
(*) Nota: è compreso in questa voce: il rimborso forfetario delle spese sostenute per la partecipazione alle riunioni istituzionali e per le spese derivanti da attività connesse all’espletamento del mandato, previsto dalla La L.R. 42/1995 all’art. 6, comma 1, lettera a); Non è compreso in questa voce: il rimborso spese di trasporto previsto dalla L.R. 42/1995 all’art. 6, comma 1, lettera b) per lo svolgimento delle attività connesse all’esercizio del mandato, costituito da un rimborso chilometrico che tiene conto della distanza tra la residenza e la sede dell’Assemblea, corrisposto in base alla effettiva presenza, fino ad un importo massimo corrispondente a 12 presenze mensili. Tali importi sono variabili e corrisposti a fronte di spese sostenute e puntualmente certificate; non sono quindi riportati nella tabella di sintesi.

Se gli emolumenti che spettano a Favia in qualità di presidente di commissione sono effettivamente pari a 6289 euro netti al mese, allora nel 2011 dovrebbe aver “incassato” una somma pari circa a 75000 euro. In ogni caso, dovrebbe valere l’intenzione più volte espressa da Favia di trattenere solo i 2500 euro mensili. Nel suo Movimento sono piuttosto attenti a queste cose e polemiche erano già sorte sul destino della eccedenza che Favia e Defranceschi devono comunque percepire personalmente. Su questo punto non mi dilungo altrimenti. Se ne è parlato forse in eccesso. E’ ora di passare oltre.

Secondo aspetto degno di critica secondo Cerami: la commissione VI sarebbe alquanto inoperosa. Solo “ventiquattro sedute in tutto il 2011, con una media di due al mese, quasi trenta ore all’anno di duro lavoro”. Una Commissione “nata nel 2001 per riscrivere lo Statuto della Regione”, doveva durare trenta mesi, il tempo di approvare le modifiche statutarie. Ebbene, sono “trascorsi quasi dieci anni” poi “nel 2010 […], dopo le elezioni regionali, venne di nuovo costituita, per altri cinque anni” (Jack’s Blog, cit.). Ventiquattro sedute possono essere tante o poche, non è questo il modo corretto di argomentare. E’ chiaro che una Commissione sul Regolamento ha un minor tasso di attività rispetto per esempio ad una Commissione Bilancio, nella quale transitano quasi tutti i provvedimenti di un governo regionale. Bisognerebbe poi fare una valutazione della qualità del tempo speso dalla Commissione VI, che ha comunque una serie di compiti che vanno al di là delle semplici “modifiche statuarie”. La Commissione infatti deve occuparsi di:

−  proposte di modifica allo Statuto e al Regolamento interno;
−  legge elettorale, disciplina dei casi di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità;
−  leggi in materia di organismi e Istituti previsti dallo Statuto;
−  promozione della democrazia partecipativa e dei processi decisionali inclusivi;
−  promozione delle attività di controllo e valutazione delle leggi, clausole  valutative e missioni valutative;
−  semplificazione e qualità degli atti e dei procedimenti;
−  rapporto sulla legislazione. (Commissione VI – Statuto e regolamento).

Inoltre, dando un’occhiata alla composizione della Commissione, la cui esistenza è attribuita da Cerami quasi come una colpa a Favia, troviamo personaggi illustri e al di sopra di ogni sospetto della politica dell’Emilia Romagna, come l’avvocato di strada Antonio Mumolo (PD), il compianto Maurizio “Cev” Cevenini, Roberta Mori (PD), attuale presidente della Commissione per la Parità e attivissima sul fronte dei diritti delle Donne.

In ogni caso, questa “inutile” Commissione ha partorito 41 progetti di leggi regionali (ATTI Commissione VI). Fra di essi vi sono tre leggi molto importanti, che hanno distinto la Regione Emilia-Romagna nel paese:

494 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi: “Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 “Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale”” (24 09 10). Vedi pdl 827– e 827 Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Monari, Sconciaforni, Naldi, Mandini, Barbati, Mazzotti, Noè, Lombardi, Pollastri, Manfredini e Cevenini: “Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995 n. 42 “Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale”” (06 12 2010), poi confluite nella Legge regionale n. 13 2010.

958 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi “Anagrafe pubblica degli eletti della Regione Emilia-Romagna. Disposizioni sulla trasparenza e l’accessibilità alle informazioni” (25 01 11), vedi pdl 262, poi diventato Legge regionale n. 1 2012.

1078 – Progetto di legge d’iniziativa dei consiglieri Favia e Defranceschi “Norme per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni mafiosi, criminali, illegali e per la promozione dell’educazione alla legalità” (18 02 11), vedi pdl 1117,  Progetto di legge d’iniziativa della Giunta: “Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile” (delibera di Giunta n. 259 del 28 02 11), poi diventato Legge regionale n. 3 2011.

Si tratta di tre leggi che hanno avuto origine dall’iniziativa di Favia e Defranceschi – abrogazione vitalizio consiglieri regionali, anagrafe degli eletti e Contrasto fenomeni mafiosi. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione a dotarsi di una legislazione per il contrasto alla infiltrazioni mafiose;  ed è la prima regione ad aver abolito il vitalizio dei propri consiglieri. Se non altro, la presenza di Favia e Defranceschi, nonché l’attività in Commissione VI di Favia medesimo, influenzano il dibattito consigliare della Regione Emilia-Romagna.

Non si spiega altrimenti, se non con una volontà calunniatoria, l’articolo di Silvia Cerami. Ripeto: di problemi e di aspetti poco chiari il M5S è pieno. Un corretto giornalismo dovrebbe cominciare da quelli: dal ruolo di Grillo e di Casaleggio (per favore senza indugiare nel complottismo); dall’idea di democrazia diretta applicata mediante la tecnologia del web – tecnoutopismo e democrazia; dall’aspetto legato alla perdita della caratteristica del professionismo della politica; dal problema annoso della mancata circolazione delle élites. Ma forse chiedo troppo.

Aggiornamento 24/06/2012:

Alla fine è arrivata la risposta di Favia, ma le risposte – quelle vere, quelle fattuali – erano già lì, sul sito istituzionale dell’Assemblea dell’Emilia Romagna.

Queste sono le tabelle citate da Favia, che potete esaminare e tenere sotto controllo voi stessi su http://www.assemblea.emr.it/assemblea-legislativa/trasparenza/commissioni