Colpa degli elettori se #vinciamopoi

L’errore più banale che si possa commettere è affermare che è colpa degli elettori, soprattutto se pensionati, quindi vecchi e inadatti al cambiamento, che non penserebbero al futuro dei propri nipoti. L’errore storico che ha commesso la sinistra quando doveva commentare i successi di Berlusconi. E’ sempre colpa degli altri se gli altri non capiscono.

E’ un fatto se quasi tre milioni di elettori non ti votano più. Lo era quando capitava per il Pd, lo è ora per il Movimento 5 Stelle. Forse è venuto il momento di accettare un ruolo nel sistema, per poterlo cambiare. La strategia della Montagna (dell’isolamento), messa in atto all’indomani del voto delle Politiche 2013, ha solo creato confusione e divisione ed ha reso il Movimento ininfluente sulle dinamiche politiche dietro alle riforme costituzionali. Influenzare per il bene del paese doveva essere l’unica strategia percorribile. Chissà che non lo diventi ora, materializzando il vecchio piano C. C come Civati, che l’aveva pensato per primo, molto tempo fa.

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#CaroSenatorePd, una Mailbombing al 416-ter

Pare che giungano migliaia di e-mail ai senatori del Partito Democratico, da parte del Movimento 5 Stelle, in cui si chiede loro di votare gli emendamenti che lo stesso ha presentato al Senato per riportare la pena prevista per questo reato ai limiti previsti dal 416-bis c.p. (Associazione Mafiosa). A darne notizia è Lucrezia Ricchiuti, via Facebook:

Schermata del 2014-04-13 20:37:14Il motivo del contendere sono gli emendamenti, a firma Felice Casson, volti a ripristinare l’originaria pena da 7 a 12 anni come era stata votata al Senato lo scorso 28 Gennaio. Tuttavia, Casson ha ritirato gli emendamenti pur definendo il testo un “compromesso al ribasso”. Oggi è partita la propaganda dei 5 Stelle, con HT #CaroSenatorePd. Posto che la riduzione di pena incide maggiormente sui minimi della pena edittale che non sul massimo (ridotto del 20%), è necessario tornare ai testi per capire quale sia la verità. I 5 stelle hanno presentato ben 105 emendamenti su 106 e sono giunti persino a chiedere la sospensiva del dibattimento in aula nonché l’intervento del guardasigilli sostenendo che la norma pone “un problema interpretativo in ordine alla possibile sovrapposizione con il vigente comma dell’articolo 416-bis”. Di fatto, i grillini dicono che lo sconto di pena aiuta i mafiosi e i politici collusi con la mafia. Non è proprio così.

Partiamo dall’inizio.

Norma approvata dal Senato in seconda lettura:

«Art. 416-ter. — (Scambio elettorale politico-mafioso). — Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416-bis.

Norma approvata dalla Camera in terza lettura:

«Art. 416-ter. – (Scambio elettorale politico-mafioso). – Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.

Va da sé che la cancellazione del termine disponibilità renda la norma meno dubbia da un punto di vista interpretativo, mentre la formulazione promessa di erogazione può porre in essere dei problemi circa la specificazione del momento in cui inizia il reato (il momento in cui si promette o quello in cui si eroga effettivamente la prestazione? può una promessa – che non ha quindi seguito nello scambio concreto – essere reato? Secondo Mattiello è corretto porre l’origine dell’illecito nell’accordo). La Camera aveva semplificato il testo ma non aveva del tutto espunto l’incertezza della formulazione come votata dal Senato. I 5 stelle si sono soltanto focalizzati sulle pene, mentre non spiegano che la portata innovativa della norma risiede nella assimilazione dello scambio di altra utilità al mero scambio di denaro. La riduzione di pena, inoltre, riguarda evidentemente i soggetti che accettano la promessa (nel testo originario, approvato in prima lettura, al posto di promessa si impiegava un più specifico procacciamento) di voti, mentre la fattispecie prevista dal 416-bis, terzo comma (procurare voti a sé o ad altri) prevede l’adesione all’organizzazione mafiosa (coloro che ne fanno parte).

416-bis cp. – L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Quindi, la riforma istituirebbe due livelli di pena, a seconda che:

  1. il soggetto che accetta la promessa di voti non è affiliato all’organizzazione mafiosa > si applica il 416-ter con pena da 4 a 10 anni;
  2. il soggetto che accetta la promessa di voti è in realtà facente parte dell’organizzazione mafiosa > si applica il 416-bis con pena da 7 a 12 anni.

Il discriminante è l’affiliazione, che il solo scambio di denaro o di altra utilità in cambio di voti non può presupporre.

Una volta spiegato questo, è chiaramente auspicabile che il legislatore aumenti le pene per tale reato anche entro limiti superiori a quanto previsto dal 416-bis, per rendere assolutamente deprecabile l’accettazione dello scambio con un mafioso da parte di un uomo politico. In ogni caso, stiamo parlando di un provvedimento che è giunto alla quarta lettura al Senato e sarebbe opportuno approvarlo. L’innovazione sta tutta in due parole (altra utilità), e basterebbe poco per capirne la portata storica.

La rivoluzione piccola del #416ter

Facciamo piazza pulita di tutti i retroscenismi. Per una volta. E focalizziamoci, se possibile, sul testo della norma, pura, per come è stata votata oggi alla Camera.

Parlo del reato dello scambio politico-mafioso, previsto dall’articolo 416-ter del Codice Penale e oggetto di una riforma storicamente necessaria e storicamente inevasa dal sistema politico. Il testo è giunto alla quarta lettura, approvato oggi dalla Camera sotto gli strali dei 5s, che paventavano l’accordo Pd-Forza Italia e la collusione con la mafia; con il voto di oggi sono state cancellate quasi del tutto le modifiche operate dal Senato, che rischiavano di vanificare l’efficacia della riforma.

Quindi, dicevo, questo è il testo:

 1. L’articolo 416-ter del codice penale è sostituito dal seguente:
«Art. 416-ter. – (Scambio elettorale politico-mafioso). – Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416-bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni.
La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma».

A questo link, invece, il confronto fra il testo approvato in prima lettura alla Camera e le modifiche votate al Senato il 28 Gennaio 2014: http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0015990&back_to=http://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=204-B-e-sede=-e-tipo=

Il relatore della Commissione II Giustizia, Davide Mattiello, nel suo breve discorso di oggi, ha ricordato la portata storica della modifica apportata dalla riforma: nello scambio politico-mafioso, “abbiamo finalmente reso irrilevante il denaro”. Già, poiché nella formulazione attualmente in vigore, il reato è correlato ad una promessa (di difficile dimostrazione) nonché allo scambio di denaro:

Art. 416-ter.
Scambio elettorale politico-mafioso.

La pena stabilita dal primo comma dell’articolo 416-bis si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis in cambio della erogazione di denaro.

Per tale ragione, oggi lo scambio ‘voti per appalti’ non è una fattispecie punibile secondo il 416-ter. La riforma ammette questa possibilità ed è, nel suo piccolo, una rivoluzione. Spiega Mattiello sul suo blog: “il presupposto dell’accordo tra le due parti per il procacciamento di voti [è] fondato sulla sua consapevolezza; si intende, in tal modo, sottolineare più chiaramente il carattere doloso (ovvero, ex art. 43 c.p., secondo l’intenzione)”. Non è più centrale la promessa dello scambio: il reato inizia con l’accordo. E sussiste anche non in presenza di denaro (concetto di altra utilità).

La norma, al Senato, era stata modificata e resa meno netta nella sua proposizione. Il testo riproponeva il termine della ‘promessa’, alzava nuovamente le pene edittali equiparandole a quanto previsto dal 416-bis (associazione mafiosa). Ma l’accettazione dello scambio da parte dell’uomo politico non necessariamente e non immediatamente significa appartenenza all’organizzazione criminale: è stato questo concetto ad ispirare una diversa trattazione per il reato dello scambio politico-mafioso che, pur essendo una gravissima condotta, da solo non basta a dimostrare l’affiliazione. Lo scambio è un accordo, consapevole, che produce utilità per i contraenti, utilità non necessariamente coincidente con il denaro. Franco Roberti, procuratore nazionale Antimafia, si è così espresso: “dopo le correzioni della Camera al testo del 416-ter sul voto di scambio, abbiamo una norma perfetta e veramente utile a contrastare lo scambio tra politica e mafia”.

I 5 Stelle, tramite il blog di Grillo, scrivono invece che la norma è stata ‘svuotata’: “un politico può essere a disposizione della mafia: non è reato. Renzi e Verdini hanno ammazzato il 416 ter”. Nel testo del commento non è chiaro perché questa norma sia stata svuotata, né come. Quale è la natura della contestazione? Il mancato riferimento alla promessa? Quanto successo è esattamente il contrario di ciò che è stato votato in aula. Continuano i parlamentari 5s:

Dopo una lunga e dura battaglia il governo delle larghe intese sulla mafia, previo incontro tra capi, ha deciso che lo scambio politico mafioso non deve essere punito (blog Grillo).

I due capi sono Napolitano e Berlusconi, naturalmente. Peccato che la norma sia rivolta invece a colpire lo scambio anche in assenza di denaro, quindi è estensiva rispetto a quella attualmente in vigore. Perché il reato di scambio politico-mafioso è già reato, è già punibile. Ma la formulazione non copre tutte le fattispecie di scambio, per così dire. Non so se è chiaro. E non so se è chiara la disinformazione che i 5s stanno facendo in materia.

Semmai si dovrebbe operare al fine di approvare la norma immediatamente, già domani o dopo, al Senato. Non c’è più nulla da correggere, se la norma è perfetta. Citando nuovamente i 5s: “Non ci sono giri di parole da fare. Bisogna essere duri e determinati nella lotta contro la corruzione politica e mafiosa”. Sono d’accordo. Si adoperino per far votare subito la norma nello stesso testo approvato oggi. Grazie.

L’occhio nelle Istituzioni

L'occhio nelle Istituzioni

Pensate che un vicepresidente della Camera, nella posizione che mantiene, dovrebbe non far molta fatica a svolgere quella funzione di controllo e di pressione che il Mov 5 Stelle doveva essere nelle origini (ricordate la campagna dei cittadini con l’elmetto)?
Bene, proprio Luigi di Maio si è mosso, lancia in resta, contro il paventato acquisto di ben duecentodieci nuove auto blu – mentre quel fellone di Renzi ne vende 100 su ebay! Ecco, il bando è scaduto il 27 Febbraio, la Camera non acquista nessun nuovo mezzo, la notizia – per come è stata divulgata – è falsa.
Questo genere di fallimento nella comunicazione politica crea un danno doppio: da un lato, direttamente al 5 stelle e alla credibilità di ciò che dice; dall’altro, all’informazione dei cittadini, che è così compromessa, in buona parte, poiché la smentita non ha mai la medesima forza della denuncia.
Notate che gridare perennemente allo scandalo, al motto di ‘son tutti uguali’, ci spinge irrimediabilmente verso l’abisso.

Qui il bando http://www.consip.it/on-line/Home/Gare/scheda1032.html

Ti rendi conto? E’ la Resa dei Konti!!$$$!!

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La retribuzione dei parlamentari – nei discorsi del quotidiano – è quella cosa che rende indegno e indecoroso fare politica. Chi ha avuto il coraggio di dimezzarsi lo stipendio? Perché non fanno tutti come i 5 stelle, che in fondo non hanno niente da perdere?

La risposta è semplice: perché tutti (o alcuni) già fanno come i 5 stelle. Soltanto che i soldi decurtati dalle indennità finiscono al Partito, in linea di massima a finanziarne l’attività e l’organizzazione a livello nazionale e territoriale. Lavorando sui numeri e sforzandosi di lasciar da parte l’armamentario dei discorsi della retorica anti-Casta, è nata l’idea per questo ebook, un documento breve nel quale si riportano i piedi a terra, alla apparente freddezza dei numeri. Così, leggetelo, almeno scoprirete:

  • che i 5 stelle e i parlamentari del Pd guadagnano e spendono le medesime cifre; che dei ventimila euro di cui si narra, il parlamentare conserva per sé circa 3000 euro;
  • che la restituzione si risolve nel devolvere i soldi raccolti ad un fondo di garanzia per le Pmi (e perché non Emergency o la Croce Rossa o la Caritas?); che localmente il 5s trattiene i soldi delle indennità per finanziare attività politica affine (quale differenza con il Pd, quindi?);
  • che c’erano parlamentari a 5 stelle che pubblicavano rendiconti a zero euro (senza accantonamenti) tutti i mesi e che sono stati mandati via;
  • che altri, come Fico, trattengono per sé, con la formula dell’accantonamento, migliaia di euro di rimborsi non spesi (e poi li spendono in un mese circa, per “l’ufficio”).

Tutto questo vi farà arrabbiare. Avevate pensato che i giusti fossero solo da una parte. E invece non è così. E’ molto più complicato di così.

[Comunque, se si volesse davvero, domani si potrebbero ridurre le indennità di 3000 euro senza far danno a nessuno)]

Showbiz e le 5 Stelle

ImmaginePrendete due signore. Magari vostre conoscenze, oppure no. Le portate in piazza Montecitorio e dite loro di interpretare il ruolo delle passanti arrabbiate con la politica. Definite l’obbiettivo e glielo spiegate. Bisogna far vedere che la piazza è contro la scissione dei 5 Stelle. Nei pressi stazionano sempre le telecamere. E’ lo show businness della politica. Il circo mediatico. Ora, le due signore devono occupare il piccolo squarcio di realtà che la telecamera intercetta. Lo devono fare possibilmente impiegando i pochi istanti per veicolare un messaggio. Il messaggio è: bravi i 5 Stelle ‘fedeli alla Linea’ del duo Comico (Grillo-Casaleggio). Cattivi gli altri: i criticoni espulsi, e Civati. Lui, l’ispiratore, il cane da riporto di Bersani. Lui deve essere colpito sul voto di fiducia al governo Renzi. Pippo che non lascia il Pd per fare un nuovo partito (ma non erano tutti morti, i partiti? come si concilia l’odio verso il partitismo con questa ansia affinché Civati ne fondi uno tutto suo? non è forse irrazionale?) e che quindi, scanzianamente, non ha le palle. Una narrazione che piace ai duri e puri, diciamo. Ne fai un video, poi lo pubblichi sul web, cominciando dalla tua infrastruttura. Così accade. La sera del 5 Marzo, i tweet più popolari in materia erano questi tre, un indicatore del flusso che ha prodotto la notizia:

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Il video – scrivono su Il Fatto Q – è diventato virale in poche ore. Civati contestato da due donne. Te ne dovevi andare, dice quella più esagitata. Rivolta saggiamente verso la telecamera, poco prima che Civati venisse intervistato dai giornalisti, al momento più opportuno, ovvero all’apice rossiniano della sua filippica, lancia la velenosa insinuazione. Tu non ha le palle. Punto, set, partita.

Il video compare dopo poche ore sul sito del giornale di Padellaro. La donna con il cappello rosso diventa la “nuova Annarella”. Fantastico, questo popolo. Così espressivo, così immediato e informato e attento. E soprattutto arrabbiato. Un ritratto perfetto.

Peccato che, chi ha ideato la messinscena (sì, questa è pura mimesis), deve essersi trovato a corto di imitatori di passanti. E allora, il giorno dopo, quando c’era invece da far percepire il favore del popolo verso i 5 Stelle fedeli, viene ripresentata la stessa signora, Annarella bis, curandosi solo di cambiarle abito. Ma è sempre lei, ed è sempre lo stesso modus operandi: interruzione di una intervista, occupazione dell’inquadratura, mandando il messaggio richiesto. Il video, questa volta, fuoriesce dalla bolla consueta dell’area 5 Stelle e contamina niente meno che il sito de Il Corriere. Un altro punto a loro favore.

Il video de Il Corriere: http://video.corriere.it/d-inca-m5s-non-sono-espulsioni-ora-lascino-posto-ad-altri/bc641904-a537-11e3-8a4e-10b18d687a95

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Annarella bis ha il cappello blu. Cattura l’inquadratura del Corriere lanciandosi in una accorata difesa del capogruppo dei 5 Stelle alla Camera, D’Incà. Questa volta si dichiara elettrice del Movimento. E sul sito del Corriere viene definita sostenitrice dei 5 Stelle. “Al sig. Campanella e ai suoi alleati, volevo dire che se ne devono andare”, “siete la vergogna”, “traditori”, dice la signora rivolta agli espulsi a 5 Stelle. Non manca una stoccata a Civati: “i gongoloni facciamoli fare a Civati, a Renzi, a Letta che c’ha le palle d’acciaio”.

Stasera, il Fatto Tv ha rettificato con un filmato che evidenzia la strana compresenza della donna, come contestatrice di Civati, e come sostenitrice di D’incà. Basta questo aspetto per rendere manifesta la superficialità con la quale accettiamo un certo tipo di informazione, e come questa informazione sia subdolamente influenzata. Rappresentare un consenso/dissenso così viscerale, non equivalente alla realtà, è un sordido trucco da quattro soldi.

#M5s | Di Battista e l’estetica dell’espulsione

Per il Movimento, scrive Di Battista, “stare fermi è la morte assoluta”. Che significa stare fermi? Stare fermi è il contrario del fare. Stai fermo se pensi, se ti soffermi a pensare, a tentare di capire. Non puoi stare fermo. Devi agire (devi fareeh!) e fidarti di chi sta sopra di te. Il Movimento è militanza nel senso estremo del termine: chi milita, in un certo senso, compie un atto di fede (lat. militare, da mìles, esercitare la milizia, fare il soldato – via etimo.it).

Il soldato Di Battista accusa i quattro dissidenti (Battista, Orellana, Bocchino, Campanella) di aver esercitato “in modo organizzato, [virgola aggiunta n.d.r] la logica del dolo, la malafede, il sabotaggio di tutte le grandissime battaglie che abbiamo portato avanti come gruppo”. I dissidenti, non fidandosi, sono in malafede. Ogni volta che c’era da lanciare una battaglia (il soldato è sempre pronto), uno dei quattro si interponeva con la propria “zavorra professionale” (virgolettato nel testo). La critica argomentata è zavorra, è sovrappeso. Il soldato è leggero, corre verso la morte per la causa, non può permettersi di avere dubbi prima di immolarsi. Il dubbio, esattamente come la discussione nella dottrina del Fare, è perdita di tempo, è pericoloso. Poiché mette a rischio il progetto, esso deve essere espulso dall’orizzonte fenomenico.

Nello stato di eccezione è la legittimità dell’opinione altrui ad essere sospesa. Non si tratta più solo di disobbedienza rispetto alla linea di partito. Non è più solo contestazione per una decisione imposta dalla maggioranza. In questo caso si previene il dissenso, eliminandolo in potenza. Dissenso è anche solo permettersi di contribuire con la propria “zavorra professionale”. “Quando perdo”, scrive Di Battista, “so che la decisione dell’assemblea è sacra in quanto frutto di un vero processo decisionale, frutto dell’intelligenza collettiva”. La decisione della maggioranza, in quest’ottica, diventa coercitiva. Non può essere manifestata, ergo non può esistere, opinione divergente. Quando la decisione è presa, la minoranza è annientata e il movimento-partito si muove come un sol uomo.

Siamo in guerra, una guerra democratica, fatta di informazione, partecipazione, amore per la politica. Ma di guerra si tratta (Pagina Fb Alessandro Di Battista).

La guerra non è mai democratica. La guerra è soppressione dell’alterità. In questo caso, è l’opinione a essere fuoco amico: “io non posso lasciare la trincea sapendo che mentre sferro un attacco (ripeto, le nostre armi sono e saranno solo informazione, impegno, studio e partecipazione alla politica) qualcuno mi sparerà, scientemente e volutamente alle spalle”. Le armi di Di Battista non possono essere usate per dissentire contro Di Battista. Ma, inevitabilmente, l’arma dell’informazione, usata contro un nemico politico, non è più tale ma è mera propaganda.

La trincea è anch’essa immobilismo. Nella trincea muori senza combattere. E chi combatte la Casta, freme di trovarsi a tu per tu con il nemico. La Casta è sempre pronta ad arruolare nuovi politicanti (“Il palazzo è una vasca di squali, trasforma cittadini in onorevoli, in statisti da 4 lire”). I 4 statisti da quattro lire vanno sacrificati in vista della missione speciale, le Elezioni Europee. E’ duro e doloroso lasciare sul campo quattro ex compagni, ma la loro dipartita è male necessario. Il sacrificio di un compagno è quindi giustificato con il prospettarsi di un traguardo politico prestigioso. La causa (elettorale) prevale sul buonsenso e il dialogo. Appunto, da ideologica (la guerra contro la Casta), la causa si fa meno nobile (prender più voti). Sembrerebbe un paradosso e forse lo è.