Amministrative 2012: Alessandria, un comune diviso fra bilanci in rosso e ‘ndrine

Le amministrative 2012 saranno forse ricordate per il caos partitico: sia a sinistra che a destra la dipartita di Berlusconi ha innescato fenomeni centripeti tali per cui ci sono comuni che vedranno al primo turno una lista di candidati sindaco lunghissima. Un fatto che non si ricordava da tempo. Il vaso di Pandora della politica si è rotto e da esso fluiscono come veleni personaggi fra i più disparati e impresentabili. Prendete per esempio il comune di Alessandria, 95000 abitanti. Il sindaco Piercarlo Fabbio è del PdL e vinse le elezioni nel lontano 2007 contro l’odiato sindaco di sinistra, Mara Scagni. Fabbio era alla testa di una coalizione partitica che fotocopiava l’assetto del centrodestra nazionale: duopolio PdL-Lega con alleanza a destra (‘La destra’ – ex scissionisti di An). Oggi Fabbio si ripresenta alle urne senza più un simbolo di partito, sostituito da un cuoricino (sì, sui manifesti elettorali, condito di gergo giovanilistico del genere “I love AL”), ma soprattutto perde l’appoggio leghista e in ultima istanza anche la faccia.

1. Il bilancio comunale in rosso, l’inchiesta per truffa e il pressing della Corte dei Conti.

Parliamoci chiaro, il comune di Alessandria è stato ad un passo dal commissariamento. Fabbio si è salvato solo grazie all’inerzia leghista. Il partito di Bossi non ha ‘staccato la spina’ ma avrebbe potuto farlo e consegnare il sindaco al giudizio della Corte dei Conti. I bilanci comunale del 2010 e del 2011 presentano delle criticità. A novembre 2011 la situazione era talmente grave che era in dubbio anche il rispetto del patto di stabilità. I punti decisamente irregolari richiamati dall’organo di controllo, aspetti che ‘denotano una situazione di criticità’, erano almeno diciassette. Tra le misure richieste, la riapprovazione del rendiconto relativo all’esercizio 2010 e la modifica del bilancio di previsione 2011. Nel mirino della Corte sono finite anche le aziende partecipate per la presenza di ‘dubbi sulla effettiva contabilizzazione integrale dei debiti’, come emerge dalle scritture contabili, superiori a 42 milioni al 31 dicembre 2010. A dicembre 2011 la situazione si aggrava poiché la Corte giunge ad ipotizzare il ‘dolo’ e la ‘colpa grave’ nei confronti di sindaco, assessore al Bilancio, ragioniere capo, altri assessori e consiglieri comunali.

Luciano Vandone, l’artefice dell’intera operazione, una sorta di ‘deus ex machina’. Per la Procura Vandone avrebbe agito con dolo. Da lui sarebbero partite disposizioni agli uffici con l’intento di alterare, attraverso ripetute gravi violazioni, norme e principi contabili del Tuel e le risultanze contabili di amministrazione del Rendiconto per l’esercizio 2010. Il fine era quello di assicurare apparentemente il rispetto degli obiettivi fissati dal patto di Stabilità Interno. Un atteggiamento analogo sarebbe stato messo in atto anche in occasione della compilazione dei rendiconti consuntivi per gli esercizi 2008 e 2009 (Radio Gold).

2. Il ‘caso Ravazzano’.

Ciò che più sconcerta è la vicenda del ragioniere capo del comune, nominato dall’assessore Vandone, Carlo Alberto Ravazzano. Ravazzano, secondo la Corte dei Conti, sarebbe stato nominato ad arte da Vandone: “con il suo contributo [Ravazzano] a titolo doloso avrebbe prestato il proprio avallo all’intera operazione di alterazione dei risultati di gestione 2010. Una sorta di braccio operativo dell’assessore Vandone. Il suo intervento avrebbe garantito il rispetto degli obiettivi del Patto di Stabilità Interno per il 2010, sulla base di dati di bilancio falsi” (Radio Gold, cit.). Attenzione perché il sindaco Fabbio in tutto questo cattivo affare non è immune da accuse. Anzi, la Corte dei Conti non si è limitata a definire gli aspetti irregolari del bilancio ma ha individuato nella catena di comando l’intenzione deliberata di creare dei falsi. E il sindaco sarebbe stato la regia di tutta l’operazione. Responsabilità minori sono state ravvisate nei confronti dei membri della giunta, nonché dei consiglieri comunali, i quali avrebbero avallato i bilanci previsionali e i rendiconti finali senza il necessario controllo.

Non serve spiegare che successivamente la Corte dei Conti abbia bocciato anche gli interventi correttivi sui bilanci come sono stati decisi dalla giunta nei mesi di Gennaio e Febbraio 2012. I ‘residui passivi’ relativi al 2010 ammontano a quasi 7 milioni di euro, che fanno sprofondare il bilancio comunale nel 2010 a – 3.019.115,26. La risposta ultima del sindaco e della giunta è stata quella di affidare la soluzione del caso a degli esperti, la cui consulenza costerà almeno 12000 euro.

Intanto la Procura di Alessandria ha aperto un fascicolo nei confronti dei tre per i reati di di truffa aggravata, ipotesi di falso e abuso d’ufficio. Poco prima di Natale 2011, Ravazzano veniva anche sottoposto a carcerazione preventiva per la possibilità di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. La città scopriva in quei giorni di essere governata da una banda di truffatori. Il teatro degli orrori non finisce qui: Ravazzano, una volta revocata la carcerazione preventiva, è stato prontamente reintegrato nell’organico comunale in un’altra funzione con un decreto a firma del sindaco. Un atto politico di ostilità nei confronti degli organi giudiziari ai confini con la sovversione. Ravazzano assumerà l’incarico di Direttore organizzativo di Base dell’Area Servizi alla Città, alla Persona e Sicurezza. Il sindaco Fabbio ha così deciso poiché l’ente in questione avrebbe inderogabili “esigenze gestionali e funzionali dell’Ente relative agli adempimenti per le prossime consultazioni elettorali” (Radio Gold).

3. L’esplosione dei partiti

La conseguenza di questo sfacelo, dei trucchi e del falso in bilancio è stata l’esplosione dei partiti e delle coalizioni. Complice anche l’avvento del governo tecnico a livello nazionale, Alessandria ha esperito, sia a destra che a sinistra, un fenomeno di disgregazione delle classiche coalizioni del periodo del bipolarismo. Da un lato vi è la Lega Nord che andrà al voto con un proprio candidato, fatto che evidentemente si spiega con la speranza di sottrarsi alla debacle collettiva di un centrodestra che ha salvato Fabbio da una giusta defenestrazione. Dall’altro, il centrosinistra si presenta altrettanto diviso: non si aggrega al centro – storicamente il comune di Alessandria ha una vocazione social-democratica, così anche nel PD a prevalere è la componente ex DS – e sembra ritenere impossibile da replicare a livello locale la ‘foto di Vasto’. Il PD ha indetto le primarie di coalizione, ma i candidati erano solo suoi: Rita Rossa, attuale assessore provinciale alla Cultura, e Mauro Buzzi, anch’esso PD però dell’area Prossima Italia (Civati). Rita Rossa, manco a dirlo, ha vinto con l’83% dei voti. E poi non dite che il PD non vince le primarie! Tuue le formazioni partitiche che non hanno accettato di allearsi con il PD hanno avuto buon gioco a bollare la consultazione come una farsa. L’Italia dei Valori ha deciso di andare al voto da sola. L’ex sindaco del PDS, Mara Scagni, si è appena dimessa dal PD e molto probabilmente si presenterà alle urne alla testa di una lista civica. Dulcis in fundo, anche il Movimento 5 Stelle è riuscito a trovare un candidato da proporre come sindaco. In totale, fra PD, IDV, Udc, Api, M5S e quanto’altro, i candidati sindaco – al primo turno – saranno dodici.

4. L’infiltrazione ‘ndranghetista

Come nel resto del Nordovest, anche ad Alessandria l’ndrangheta ha messo radici e coltivato interessi, stabilito relazioni, influenzato decisioni pubbliche. Il velo omertoso che la politica si è guardata bene dal sollevare, è stato squarciato dai magistrati della Procura di Genova con l’operazione Maglio 3. Una recente trasmissione televisiva (Presa Diretta, di Riccardo Iacona) ha raccontato bene la storia dell’ndrangheta ad Alessandria. Poiché se a Genova l’organizzazione teneva la propria base operativa, ad Alessandria era riuscita a scalare la piramide sociale e ad inserire uno dei suoi dritto in consiglio comunale. Si tratta di Giuseppe Caridi, consigliere comunale del Pdl di Alessandria. Il caso ‘Caridi’ scoppia a Novembre 2011 quando l’uomo viene arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in seguito all’inchiesta della Procura Antimafia di Torino. Insieme a lui vengono arrestati altri sei alessandrini ritenuti affiliati alla ‘Ndrangheta. Si tratta di Bruno Pronestì di Bosco Marengo, ritenuto il boss, e il genero, Francesco Guerrisi, Domenico Persico di Sale, Romeo Rea di Spinetta e Sergio Romeo di Pozzolo. Caridi era diventato presidente della Commissione Territorio del Comune di Alessandria e da quella posizione poteva influenzare le decisioni relative al piano regolatore e alle concessioni edilizie.

Non c’è bisogno di spiegare che l’arresto del consigliere comunale Caridi, concatenato alla vicenda della truffa sul bilancio comunale e all’arresto del ragioniere capo Ravazzano, fossero ragioni sufficienti per chiedere ad un sindaco di dimettersi o perlomeno di non ricandidarsi. Non è questo il caso di Piercarlo Fabbio. Lui, indomito, si riconsegna alla cittadinanza con l’immagine di un sindaco che tappa i buchi delle strade con l’asfalto e chiude i buchi di bilancio con il falso. Un caso che addirittura sconfina nel pietoso.

L’italia peggiore. Ancora ‘ndrine al Nord

Operazione “Maglio” in Piemonte. Il gip: “Il consigliere comunale Giuseppe Caridi è un pericolo per la democrazia”, Newz.it

‘Ndrangheta, Caselli: “Caridi vero affiliato” Videopiemonte – 5 ore fa

‘Ndrangheta: arrestato il consigliere comunale di Alessandria Caridi, Radiogold (Comunicati Stampa) – 10 ore fa

Blitz contro la ‘ndrangheta in Piemonte, arrestato esponente Pdl‎ – TM News
‘Ndrangheta a Alessandria: arrestato un consigliere comunale del Pdl‎ – La Repubblica
‘Ndrangheta: Pd Piemonte, Pdl prenda posizione netta‎ – La Repubblica Torino.it

Sebbene fosse affiliato come semplice picciotto, il gip del Tribunale di Torino, Giuseppe Salerno, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per Caridi e altre 18 persone, ha detto che Caridi, il consigliere comunale di Alessandria, iscritto al PdL, è “un vero pericolo per la democrazia”. La mafia è dentro al partito con cui sono alleati da quindici anni e di cui non possono fare a meno. Ergo, la Lega è alleata con la mafia.

Le ‘ndrine sono al Nord. Lo ha detto anche Bossi, a Pontida, con smacco per il ministro dell’Interno Maroni: la mafia è in Brianza, al Nord. Siamo pieni di mafia. Lui, Maroni, sedicente presidente del consiglio in pectore, invece si vanta dei passi in avanti nella politica di repressione. Progressi che vede solo lui.

La testa di Iovine sul tavolo di Maroni, la risposta ad orologeria a Saviano

Saviano critica la Lega Nord, troppo silenziosa sulle infiltrazioni dell’ndrangheta in Lombardia e i suoi presunti rapporti con il mondo politico? Non c’è problema, pronto un arresto a orologeria. Antonino Iovine, “primula rossa” del clan dei Casalesi, come ci tiene a ribadire Il Giornale. La notizia è senz’altro di buon auspicio, se non fosse che arriva dopo l’invettiva di Saviano in tv, lunedì sera. Pensate: l’introvabile Iovine, un vero rebus per la Polizia e il Ministero degli Interni durante tutti questi anni, è stato “preso in casa di un amico in via Cavour, proprio a Casal di Principe” (Il Giornale). Guarda come è beffarda, a volte, la vita: cerchi per anni un super-latitante dei tremendissimi Casalesi, camorristi sanguinari, lo cerchi in tutta Italia, e dvoe lo trovi? A casa sua.

Se non fosse vero, ci sarebbe da riderne.

Magistrati fra bazooka e “associazione a delinquere”

Questo post è – diciamo – un test. Come nella Settimana Enigmistica. Un test del tipo: individua le differenze. Vi propongo un confronto fra le seguenti frasi:

  1. Bisogna chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi per dire se all’interno della magistratura c’è, come credo io, un’associazione a delinquere; questo è il grave, grande problema che incombe sulla nostra politica e sul nostro Paese.
  2. C’è un accordo fra i giudici di sinistra, accordo che vuol sovvertire il risultato delle elezioni e attraverso questo accordo, questa interpretazione del diritto e della giustizia… eliminare colui che è stato eletto dagli elettori. Quindi c’è un macigno sul nostro iter democratico che è costituito da questa organizzazione interna
  3. [sul famigerato pm del caso Mills, De Pasquale] E’ lo stesso che disse a Cagliari che il giorno dopo l’avrebbe messo in libertà e poi è andato in vavacanza. Il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita
  4. [in relazione all’inchiesta P3] Si tengono in galera 4 vechietti per fargli dire qualcosa contro Berlusconi perchè l’abito mentale di certi pm è dire ’se sai dirmi qualcosa contro Berlusconi per te le cose cambiano’

e questa immagine:

Immagine ripresa da Il Fatto Quotidiano, 06/10/2010

Dunque, secondo il vostro modesto parere, vi è differenza fra le frasi elencate poco sopra e l’immgine proposta? Se sì, quali?

NB: il bazooka era destinato al procuratore generale di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Non ho sentito alcun ministro dell’Interno stracciarsi in urla gridando al terrorismo. E voi?

L’arringa difensiva di Di Girolamo al Senato: sono una persona perbene. L’aula vota sì alle dimissioni.

Eh sì, anche Di Girolamo, la pecorella smarrita, rientrerà nel Regno dei Cieli dei Senatori. Una persona perbene. Orfano già in fasce, dovette sostenere la propria famiglia. In politica ci è arrivato da incensurato. Poi, per la strada, ha incontrato tanti malvagi che gli hanno strappato molte promesse. E lui, così candido e incapace di difendersi dinanzi alla protervia dei “malevoli e dei menzogneri”, ha ceduto. Eh sì, il povero Di Girolamo è stato preso in mezzo.

Non è satira, è il succo del suo discorso di annuncio di dimissioni dalla carica di Senatore pronunciato oggi. Leggete per credere. Intanto l’aula vota sì alle dimissioni. Forse già stasera, Di Girolamo sarà tradotto in carcere.

Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 344 del 03/03/2010.

Signora Presidente, onorevoli senatori, ho rassegnato le mie dimissioni dalla carica di senatore della Repubblica italiana. Dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti.

Sono convinto di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta criminale e che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni.

Sono entrato nell’Aula del Senato forte di una delega affidatami da 24.500 elettori di tutti i Paesi europei, 24.500 cittadini italiani né mafiosi, né delinquenti. Di una piccola parte di costoro avrebbe abusato un gruppo di individui probabilmente inquinati da frequentazioni criminali. Non mi interpreti come troppo ingenuo, signora Presidente, non ero consegnato anima e corpo a questi figuri. La frenesia della campagna elettorale mi ha spinto a valutare poco e male, e lei, mi auguro, immaginerà che non si diventi mafioso nello spazio di un mattino, colpevole come sono di uno o due incontri disattenti.

Sono entrato in Senato da professionista del diritto incensurato. La mia non è stata una storia semplice. Orfano già in fasce di un prestigioso economista docente universitario, figlio unico, educato al rigore e alle buone maniere da una madre nobile, ho da sempre dovuto provvedere al sostentamento della mia famiglia e sono rimasto negli anni quello che ero: una persona perbene, incapace tuttavia di difendersi innanzi alla protervia dei malevoli e dei menzogneri. In politica ne ho incontrati alcuni, figli di un’altra storia, ben diversa dalla mia, capaci di fagocitarmi nella smania delle promesse. Ho ceduto, certo, signora Presidente, ma le mie colpe verranno circoscritte dalla verità che saprò esporre ai magistrati cui ho deciso di consegnarmi, forte della convinzione di collaborare alla ricerca della verità e della certezza che dovrò riscattare faticosamente il mio onore innanzi alla mia famiglia, ai miei amici ed all’Assemblea del Senato alla quale ho partecipato con orgoglio e dedizione.

Intendo con questa ferma decisione allontanare dalla Camera Alta del nostro ordinamento l’ignominia che mi ha riguardato e che saprò ricondurre alle circostanze ed ai fatti che possono essermi ascritti; quelli, signora Presidente, che riguardano le mie responsabilità e non certamente i contorni di un quadro di compromissioni che oggi mi vengono attribuite ma che non appartengono al mio vissuto reale.

Le chiedo scusa, signora Presidente, di averle procurato imbarazzo. Le scuse più profonde le devo tuttavia a mia moglie ed ai miei figli per quanto hanno patito in questi giorni terribili. Dovranno fare a meno della mia presenza per un lungo tempo. Sarà durissima per me e per loro, ma avrò guadagnato con questa sofferta decisione l’orgoglio del riscatto per me, per il Senato, per la politica tutta.

Forse sarò l’unico ad essere ricordato per aver rassegnato le dimissioni; è un evento davvero poco usuale in questo drammatico momento di storia nazionale. Non importa. Mi affido alla Provvidenza pronto a sfidare ogni falsità, confidando nella verità ed abbracciando con la mia famiglia il progetto di Dio in Cristo, sperando nella vocazione posta nel cuore e nella mente di ogni uomo.

Un’altra parola solamente, Presidente. Avevo scritto questo appunto perché volevo che fosse ben chiaro il percorso che ho voluto e che dovrò affrontare. Vorrei solamente dedicare due parole all’Assemblea per dire che è stata per me una esperienza esaltante ed altissima poter far parte di questa Camera Alta. Non ho assolutamente portato all’interno dell’Aula l’indegnità della ‘ndrangheta o della mafia, così come mi è stato ascritto.

Ho visto una serie di fotografie sui giornali. Vorrei che chi è qui con me in questo momento riflettesse su cosa accade in campagna elettorale. In quell’evento specifico, quella sera ho fatto circa 250 fotografie davanti a quella torta. Vi era quel signore che dicono essere un mafioso, che a me era stato presentato come un ristoratore, proprietario di una catena di ristoranti anche all’estero, quindi persona con relazioni per poter votare all’estero. Ho fatto la fotografia davanti a quella torta successivamente con il parroco del paese, con il sindaco, con il maresciallo dei carabinieri, con 300 persone. Credo che anche voi abbiate fatto delle fotografie e non credo che abbiate preventivamente chiesto in campagna elettorale i documenti o i carichi pendenti alle persone che hanno fatto le fotografie con voi. Però, per queste foto e nel giro di tre giorni è stata completamente annientata la mia vita, la mia vita professionale, politica e quant’altro.

Vorrei in ogni caso ringraziare tutti coloro del Gruppo con il quale mi sono onorato di condividere questi due anni della mia vita. Non farò dei nomi, Presidente e colleghi, e me ne scuserete, perché qualsiasi nome facessi oggi, visto che io sono l’untore ed il Lucifero della situazione, se mi riferissi ad un collega chiamandolo per nome si direbbe che lo stesso è colluso con me ed è mafioso. So che i colleghi sanno a chi è diretta questa indicazione di amicizia e di riconoscimento, ma per loro stessa tutela non li richiamerò nome per nome. Ciò vale anche per dei componenti dell’opposizione che sono stati vicino a me in alcune realtà, in alcuni sogni: il sogno di poter fare qualcosa a livello internazionale, per aiutare l’ingresso della Turchia in Europa, per un riconoscimento di Cipro, per delle ragioni che sicuramente esulano dalla mia vicenda personale, che sono alte, altissime e che non voglio minimamente infangare.

Signora Presidente, concludo il mio intervento, e non vi tedierò più, con l’auspicio che non scontino per la mia vicenda le persone innocenti: sta già accadendo innanzi tutto per la mia famiglia, ma in questo momento anche la realtà degli italiani all’estero è stata annientata, massacrata.

Mi piacerebbe che le riflessioni che voi farete dopo la mia partenza da questa Camera Alta siano tali per cui gli italiani all’estero possano essere considerati una realtà, una parte di un circuito virtuoso e, quindi, un’opportunità e non un problema come da sempre sono stati considerati. Pertanto, con tutte le modifiche che riterrete opportuno apportare a talune modalità della legge elettorale, vi invito a considerare che gli italiani all’estero non possono essere dimenticati né esclusi dalle vita politica del Paese perché ne sono parte essenziale a tutti gli effetti.

Mi premeva sottolineare tutto questo; sicuramente ho dimenticato alcune affermazioni importanti, ma non dimenticherò mai quelli che tra voi mi sono stati amici e vicini in questo periodo e che spero non dimenticheranno me e la mia famiglia.

Su Facebook, prima manifestazione virtuale di massa antirazzista contro il razzismo e la xenofobia.

Il gruppo di Fb No Lega Nord Day ha organizzato per sabato 16 Gennaio una manifestazione mai vista sinora: una protesta virtuale via Facebook per gridare no al razzismo di Rosarno e della Lega Nord. Lo scopo: avere impatto massmediatico. Far parlare dell’evento attraverso la (sciocca) cassa di risonanza dei meidia mainstream (in special modo i media di proprietà del Padrone).

Ma la manifestazione dovrà necessariamente essere disvelatrice di quella grande menzogna che si è voluto far passare attraverso quegli stessi media supini al Padrone, gli stessi media che hanno parlato di violenza dell’immigrazione e di degrado, quando invece a Rosarno il vero degrado è l’istituzione collusa e lo sfruttamento della manodopera fornita a costo pari a zero da migranti disperati in fuga dalla miseria.

Loro, i tessitori di trame logiche perfette da stendere al cospetto degli elettori, per incantenare gli stessi a una identità culturale che non prevede il diverso, queste eminenti personalità della politica italiana dovrebbero invece prendere atto del fallimento sistemico, del fallimento della statualità, e riconoscere in sé medesimi i primi responsabili di questo. A Rosarno lo Stato non c’è, lo Stato a Rosarno arriva come un esercito straniero, come una forza di interposizione, per un’azione di peace restoring. A Rosarno lo Stato è potente come lo è l’ONU sul teatro delle relazioni internazionali. Perlomeno, dovrebbero questi signori Ministri prendere coraggio e affrontare l’opinione pubblica e la verità. Invece la miseria che li perseguita, ne ha devastato le parole e le azioni, e ora non possono che ripetere la medesima litania di sempre: “è colpa di chi ci ha preceduto, è colpa dell’altro, è colpa del diverso”.

La miseria delle parole e delle azioni degli uomini politici è speculare alla miseria di un territorio in cui lo Stato ha abdicato per una forma di potere oscuro che trae linfa dalle isitituzioni stesse e che tende, non già a sostituirsi a esse, ma a cooptarle per rendere certa e a proprio favore la decisione.

E, pertanto ai promotori di questa iniziativa, lancio da queste colonne una proposta: che il grido anzirazzista non sia separato dal grido di giustizia e che sia evidenziata e sostenuta in questa occasione sia la protesta contro le leggi ad personam, sia la protesta contro l’illegalità mafiosa, sia il ripudio della politica anti-migranti della Lega e del governo: ma sia altrettanto sostenuta e divulgata la proposta di legge sulla cittadinanza scritta dai deputati Granata (PdL) e Sabelli (PD) con la quale si intendono abbreviare i tempi per l’acquisizione della stessa e rafforzare nel nostro paese il principio dello jus solis. Se ci abbandoniamo al mero contestare, falliremo ogni obiettivo. Sia questa un’occasione per informare e creare consenso sulle giuste battaglie.

Dicono che l’identità stiamo smarrendola, a forza di rinunciare alle nostre radici e di convivere con diversi che ci condannano al meticciato. Anche questa è menzogna. In realtà siamo già cambiati: non perché incomba il meticciato tuttavia, ma perché la nostra identità non è più quella ­ curiosa, accogliente, porosa ­ che fu nostra quando emigravamo in massa e incontravamo violenza. È un ottimo viatico l’ultimo libro di Gian Antonio Stella (Negri Froci Giudei – L’eterna guerra contro l’altro, Rizzoli 2009): si scoprirà che la mutazione già è avvenuta, nel linguaggio della Lega e nella disinvoltura con cui si accettano segregazioni che trasformano l’uomo in non uomo.  L’identità che abbiamo perduto, la recuperiamo solo se non tradiamo quella vera inventandone una falsa. Solo se sblocchiamo le memorie e ricordiamo che le sommosse antimafia dei neri prolungano le rivolte italiane condotte, sempre in Calabria, da uomini come Peppe Valarioti e Giannino Losardo, i dirigenti comunisti uccisi dalle ’ndrine nel 1980. Solo se scopriremo che il nostro problema irrisolto non è l’identità italiana, ma l’identità umana (B. Spinelli – Se questi sono uomini – La Stampa.it)

CONTRO RAZZISMO E XENOFOBIA 24 ORE DI PROTESTA SU FACEBOOK – Partecipa!

Sabato 16 gennaio 2010

Aderenti, sostenitori e simpatizzanti di No Lega Nord Day, abbiamo deciso di indire

LA PRIMA MANIFESTAZIONE VIRTUALE DI MASSA DELLA STORIA CONTRO IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA.

Un piccolo sforzo per un grande sogno di giustizia.

Istruzioni per partecipare:

sabato 16 gennaio, per almeno 24 ore, teniamo come STATO la seguente frase

DIVERSO…PERCHE’? STRANIERO…DOVE? ALTRO…QUANDO? Siamo tutti parte del medesimo respiro. Smettiamo di accettare, per ignavia, l’esclusione e l’invenzione di nuove differenze. Non respingere, Accogli!

Anche Gesù è stato un clandestino. NORD DAY Milano 6 marzo 2010 ore 14.oo NO RAZZISMO! NO OMOFOBIA! NO XENOFOBIA!

Poi, durante la giornata ogni volta che vedremo in bacheca qualcuno che ha la stessa scritta clicchiamo su “Mi Piace”.

Quindi inviamo il comunicato riportato sotto a tutti i nostri contatti e chi vuole potrà scrivere un proprio pensiero sulla pagina dell’evento anche indicando citazioni, canzoni, o altro in tema tenendo conto che durante la giornata la pagina sarà al centro dell’attenzione dei media.

Rosarno, ora la deportazione. Gigliotti, PD: “Io sto dalla parte dei migranti”.

Stamane già demoliscono il ghetto: un’efficienza da far spavento. E dire che gli hanno fatto di tutto per sloggiarli dalla ex-cartiera: spari, incendi, furti, i migranti di Rosarno erano da anni oggetto di “certe” attenzioni:

– l’incendo della ex-cartiera, Luglio 2008

– gli spari e la miseria, 13 Dicembre 2008:

Riferiscono dal TG2 che l’area di via Nazionale, interessata dalle demolizioni, sarà destinata ad ospitare un ipermercato.  Tempismo perfetto. Le provocazioni, gli incidenti, la deportazione dei migranti, inutili in un’area dove la raccolta degli agrumi non si farà, e ora la pronta demolizione del fabbricato che li ospitava da anni, con la sorveglianza di polizia e carabinieri, i quali asseverano al compimento di un disegno che ha del criminoso.

“Ho girato in lungo e in largo la Calabria per motivi di lavoro e di gaudio e quando sei nella sibaritide, nel crotonese o nella piana di Gioia e al calar della sera incontri lunghe braccia cadute su corpi stanchi di uomini e donne in fila per centinai e miglia di metri, che tornano alle loro “case” dopo una giornata passata a lavorare nei campi, sotto il sole o la pioggia, il vento o il freddo, malpagati, sottopagati o affatto pagati, io non posso non ricordare i racconti dei miei nonni e della loro triste gioventù, passata nei campi di grano e negli uliveti a chinare la testa, agli ordini del caporale di turno che svendeva al padrone la loro prestazione di lavoro e ci faveva anche la cresta. Quella condizione di schiavitù sfociò nella lotta contadina, nella occupazione delle terre, alle riforme, alle lotte sindacali.
E se noi siamo passati dalla stessa schiavitù di questa gente, di questi sventurati che vengono da dove questa miserabile condizione può addirittura sembrare un’emancipazione dall’inferno, perchè non comprendiamo che è immorale per la llegge di DIO (per chi ci crede) e degli UOMINI, non rivendicare per loro gli stessi diritti che abbiamo, un tempo lontano e ormai dimenticato, conquistato per noi, ed è indecente agli occhi di DIO e degli uomini considerare le loro rivolte e le loro condizioni di vita, un turbamento insopportabile della nostra condizione di ospiti?
Ciò che è accaduto a Rosarno è la conseguenza della reazione dei caporali contro gli immigrati, resposanbili a loro giudizio, della forte denuncia che il TG3 ha mandato in onda nei giorni precedenti agli scontri, e quindi andavano severamente puniti, bisognava dare loro una lezione!!!…. tutto il resto è figlia della violenza. La violenza partorisce violenza e non si aspettasse nessuno comodi e freschi giacigli. Io mi chiedo se mai ci sarà anche per loro un nuovo movimento sindacale, una nuova stagione dei diritti e della loro difesa sopra ogni cosa. E se ci sarà anche per noi una nuova occasione di convivenza civile. Intanto registro che gli immigrati a Rosarno hanno avuto il coraggio di fare quello che noi non siamo più in grado nemmeno di pensare: ribellarci alla mafia e al potere politico corrotto!!”
Fernanda Gigliotti