Primarie, ha vinto Renzi (su Google Trends)

Questi interessanti grafici, che vi propongo con uno scarno commento, spiegano come Matteo Renzi sia leader della battaglia dei Fantastici 5 vista dalla parte di Google Trends.

 

Nel grafico le linee indicano i volumi di ricerca su Google per i nominativi indicati a lato nell’ultimo mese. Il colore blu indica il volume di ricerca per Matteo Renzi. Che è prevalente, a parte un giorno, il 12 Novembre, data in cui si è svolto il confronto tv, in cui il nome di Laura Puppato ha fatto registrare un picco che poi non si è confermato. Nichi Vendola, invece, fa registrare un picco di interesse verso fine Ottobre (periodo in cui ha ottenuto l’assoluzione per le accuse di abuso d’ufficio). Tabacci, dal canto suo, ha surclassato Bersani il 12 Novembre; è pressoché alla pari con il segretario – e ridotto ai minimi termini – per il resto del periodo in esame.

 

Per confronto: nel grafico che segue, in rosso il volume di ricerca registrato attorno al nome di Beppe Grillo; in blu il solito Renzi.

 

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Primarie, il confronto tv in diretta su Twitter

Tentativo di fare uno Storify sul confronto tv Bersani-Renzi-Vendola-Tabacci-Puppato in diretta. Si comincia alle 20,30.

[in aggiornamento]

Infine, la chiusura senza sorriso di Bersani.

Renzi, ho trentasette anni: sono un ragazzo fortunato.

Pantheon del centrosinistra: Bersani, Papa Giovanni (!), Tabacci, Alcide De Gasperi, Puppato, Nilde Iotti, Renzi, Nelson Mandela e Nina, blogger tunisina, Nichi Vendola, il cardinal Maria Martini.

Puppato, dobbiamo risultare onesti e coerenti, mettere in campo politiche che si giustifichino. Non fare promesse che non potremmo mantenere. Non è possibile governare con soli dieci ministri.

Vendola e il populismo: ci sono vecchi fantasmi che rientrano nei parlamenti. C’è una relazione con le politiche liberiste.

Renzi replica: dimezzare numero dei ministri, come ho fatto con gli assessori.

Renzi: no a Casini. Credo alla libertà di dire le cose prima. Bersani ha fatto fatica. Casini decide con chi schierarsi all’ultimo.

Tabacci, la coalizione è questa. Come abbiamo fatto a Milano (per le regionali?). Monti? Al Quirinale.

La mia coalizione è questa qua (Bersani) con anche quelli che sono fuori. E va bè.

Vendola attacca con la parità di genere. La mia coalizione va dal mondo del lavoro, ai precari, alle giovani generazioni. Questo prima di parlare di partiti. Non ho pregiudizi nei confronti di Casini, ma ho un giudizio su di lui.

Sulla coalizione.

Domanda a Tabacci (da parte di sostenitrice di Bersani) sulla possibilità del centrosinistra di attrarre voti al centro: io sono qui per questo!

La domanda della sostenitrice di Renzi a Puppato è una buccia di banana. Puppato cerca di ribaltare la domanda medesima al sindaco di Firenze, anch’egli ebbro di ambizioni (o no?) ma il tempo scade e il presentatore le toglie la parola.

Domanda a Puppato: accetta premio di consolazione? Ha abbandonato carica di Sindaco l’altro anno per fare la consigliera in Regione. Credo di aver raggiunto obiettivi nella mia città che l’hanno fatta diventare la più virtuosa d’Italia! Ho fatto della coerenza e della concretezza politica il mio agire politico.

Renzi, siamo contro le centrali nucleari, Oscar Giannino parla di tante cose ma da un punti di vista economico.

E ora una precaria di Vendola che fa una domanda a Renzi… Rivalutare l’energia nucleare? Roberto Reggi ha intenzione di aprirsi a Oscar Giannino, il giornalista che ha sostenuto che la centrale di Fukushima era sicuro? Lei è d’accordo?

Vendola, non ho mai tollerato la raffigurazione ridotta di queste primarie, come primarie del PD. Per chi non voterebbe? Le mie idee sono parecchio lontane da tutti loro, dal fiscal compact… Vendola i nomi! Io non ce la faccio!

Anche Bersani replica. Incredibile. è vivo. Punto clou è quello che ha detto Tabacci un attimo fa (sono mica d’accordo, i due?). Bersani vuole la legge sui partiti.

Renzi è contro il finanziamento pubblico, nella replica a Vendola.

Puppato, eliminare auto blu e scorte per chi non è minacciato.

Tabacci, il problema delle province si poneva già nel 1970. Ecco, già solo perché dal 1970 ad oggi sono passati  42 anni e Tabacci ha sempre saputo che le province erano inutili, che Tabacci non si può votare.

http://twitter.com/CattoDemBersani/status/268090028712923136

Vendola: ho paura di una politica finanziata solo dai ricchi. Non abolire il finanziamento pubblico dei partiti ma eliminare l’ipocrisia dei rimborsi.

Sulla Casta. Renzi cita, “noi amministratori che ci ritroviamo alla Leopolda da qualche anno”. Qualcuno potrebbe fare il fact checking su questa affermazione? Almeno si ricorda come è cominciata.

Fine primo tempo:

Tabacci, no equiparazione e sono molto attento a tema dei bambini. Sono stato orfano di padre…

Bersani, parlamento non approva legge su omofobia. Fare legge come in Germania, sulle unioni civili. Preoccuparsi dei bambini che già vivono nelle coppie gay, abbiamo già un fenomeno. Maturazioni processi non contraddetta da scelte che possano avere effetto contrario.

Vendola, si può cambiare costituzione per equiparare matrimoni gay. E’ il momento di chiedere diritti interi, non pezzettini. Sì anche alle adozioni.

Renzi vuole solo le Civil partnership. Equiparazione. E’ problema terminologico (e cita la revisione della Carta Costituzionale). Legge su adozioni, una coppia deve pagare tangenti a realtà internazionali. Adozioni per omosessuali, tema non sciolto.

Puppato sui diritti civili. E’ pazzesco che ne parliamo ancora. Siamo nel 2012. Nessuna discriminazione. Sì a matrimoni gay, sì a adozioni, su maternità dobbiamo parlarne.

E Vendola, caro ingegnere Marchionne, io non le ho mai creduto! Fantastico. Perché chiude Irisbus, che abbiamo bisogno di bus non inquinanti!

Renzi e Marchionne! Caro Ingegnere, ho creduto in lei! E’ fantozziano.

Puppato su Fiat, non è colpa della competitività o del sindacato, la responsabilità è della mancata innovazione sui veicoli ibridi. Mettere mano all’innovazione.

Renzi sul lavoro: flexsecurity di Ichino. Riesuma la Mozione Terza di Ignazio Marino. Poi c’è Vendola, che così ha l’occasione di affondare il colpo.

Puppato mette gli esodati nella risposta sulla Riforma del lavoro. Ma gli esodati sono stati creati dalla Riforma delle pensioni. Però parla di Green Economy.

Bersani e Tabacci sulla riforma del lavoro, quasi all’unisono. Va ritoccata. Bisogna andare oltre. E’ necessario allargare la base produttiva. Se si comincia a crescere, precisa, incalzato dal conduttore.

Puppato vuole contratto di lavoro a tutele progressive. Renzi, ci legge l’articolo uno della Costituzione (?) L’Italia è un paese basato sulle rendite. E quindi? Sul contratto di lavoro?

Tabacci si è mostrato troppe volte d’accordo con Bersani. La sua è una candidatura?

A ruota, sul fango, ecco Vendola. Che si scalda sulla precarietà. La famosa ars retorica vendoliana.

Puppato parla di Benessere Interno Lordo, nel suo discorso tocca temi cari ai teorici della Decrescita felice. E poi, sicurezza del territorio, stiamo piangendo i nostri morti.

Bersani e la metafora dei vagoni associata ai tedeschi che evoca certi altri vagoni degli anni Trenta-Quaranta, anch’essi guidati dai tedeschi e pieni zeppi di innocenti. Tabacci sfora di nuovo e in coda alla domanda sull’euro parla di esercito europeo (?).

Vendola attacca ancora Renzi sul patto di stabilità (ma quello interno!).

Europa e moneta unica, apre Renzi: ancora la battuta sul sms… Vorrei che l’Europa avesse un’anima. Patto di stabilità non si può rinegoziare, sarebbe danno all’Italia.

Renzi, via Equitalia. Lotta all’evasione va fatta con tecnologia. Patrimoniale solo su milionari? Solo solo 796, caro Vendola. E Vendola gli dice: certo che bisogna allargare la base fiscale. I due si fronteggiano. Dov’è Bersani?

Puppato, su evasione atteggiamento anglosassone con ganasce fiscali.

Bersani: bisognerebbe parlare prima di lotta all’evasione. Abbassare le tasse sui redditi medio bassi per sostenere i consumi. Imposta personale sui patrimoni. Sui patrimoni finanziari, mi accontento di farli emergere (tracciabilità).

Vendola vuole tassare le transazioni finanziarie, premialità imprese che innovano. IMU non deve restare sulla prima casa. E’ ingiusta.

Renzi: chi si candida ha l’obbligo di dire ciò che ha fatto. Noi le tasse le abbiamo abbassate. Dallo 03 allo 02. Di tasse questo paese sta morendo. IMU? Rimane com’è.

Puppato, anche lei cita l’evasione. Però dice, c’è necessità di redistribuzione reddito.

Tabacci: in sostanza, le tasse le posso abbassare solo se le pagano tutti.

Domande concordate. E va bè. Comincia Tabacci, si parla di tasse ed evasione. Tabacci viene subito redarguito poiché va fuori tema (parla dell’evasione fiscale anziché dell’IMU).

Inizia. Ecco Puppato, Renzi. La presentazione di Renzi è seguita da boato. Anche quella di Vendola, ma meno. Bersani riceve anche dei ‘vai, Gigi!’.

Renzi non è d’accordo sul manifesto dei Fantastici 5:

Sul dopo ConfrontoTV siamo aperti a qualsiasi interpretazione, nel senso: che farà Renzi? Attaccherà a testa bassa gli ultimi dieci giorni di campagna elettorale, sfracellandosi?

http://twitter.com/Michele_Darling/status/268070019198513152

Quando mancano trenta minuti, ci si incarta sul giusto #hashtag per la serata: #ilconfrontoskytg24 #fantastici5 #csxfactor o altro? E giustamente, per rispettare l’orario, finire di mangiare, di lavare i piatti (alcuni), di intrattenere i bambini, come nelle migliori (o peggiori tradizioni nazional-pallonare):

Via al televoto:

Ci si organizza per il fact checking

Università di Roma e Paolo Baroni per La Stampa.it

Regionali Sicilia, l’autodistruzione di Sel

Cosa è successo al partito di Vendola dopo la rovinosa rinuncia di Claudio Fava alla candidatura a governatore? La fallace organizzazione del candidato Fava è inciampata su un comma della legge elettorale regionale, il quale prevede che un candidato alle elezioni regionali debba avere acquisito la residenza in un comune dell’isola al più tardi 45 giorni prima della data della consultazioni (che si terranno il prossimo 28 Ottobre). L’esito di questa incredibile svista è stato che il candidato di Sel, ex leader della Fiom, Giovanna Marano, sia precipitata nei sondaggi dal 10% circa raccolto da Fava al modesto 6.5% di Marano (Datamonitor, 10/10/2012). In sostanza, l’abbandono di Fava ha annullato l’”effetto candidato” che per Sel valeva circa il 6% di voti in più. Oggi la Lista Fava-FdS-Sel_Verdi è incollata al 4,0% e rischia di non entrare neanche in Assemblea Regionale, con buona pace di chi contestava questa mia affermazione.

Questa la fotografia del voto dei candidati governatori al 10 Ottobre:

Nello Musumeci 33,0%; Rosario Crocetta 30,5%; Gianfranco Miccichè 17,0%; Giancarlo Cancelleri 7,5%; Giovanna Marano 6,5%; Cateno De Luca 1,5%; Mariano Ferro 2,0%; Altri 2,0%; Indecisi, non voto, scheda bianca/nulla 44,1%;

così invece i partiti:

Pdl 18,0%; Lista Musumeci 7,0%; Cantiere Popolare/Pid 3,5%; Adc – Alleanza di Centro 0,5%; Partito dei Siciliani/Mpa 9,0%; Grande Sud 5,5%; Fli Nuovo Polo per la Sicilia 2,2%; Partito Pensiero e Azione – Piazza Pulita 0,3%; Pd 18,5%; Udc 9,0%; Lista Crocetta 5,5%; Lista Fava-FdS-Sel_Verdi 4,0%; Idv 3,5%; Mov.5Stelle 8,5%; Rivoluzione Siciliana 1,5%; Popolo dei Forconi 1,5%; Altri 2,0%; Indecisi, non voto, scheda bianca/nulla 48,2%.

Sono altissime le percentuali dell’area del non-voto.

Attendo nuovi sondaggi per valutare invece l’effetto della Traversata dello Stretto (del Comico).

L’Antirenzismo

Le battute carpite a Massimo D’Alema da Federico Geremicca, giornalista de La Stampa, e poi smentite dal portavoce del presidente del Copasir, rappresentano in qualche modo l’inaugurazione di una nuova disciplina nel mare magnum della politica italiana: l’antirenzismo. Una sorta di coazione a ripetere, per un esponente della vecchia guardia Ds come D’Alema, orfano del nemico per antonomasia, Silvio Berlusconi. Paradossalmente, le battute dell’ex presidente del Consiglio, arrivano lo stesso giorno in cui Renzi guadagna l’ambito palmares della scomunica di Marchionne. Un premio di cui andarne fieri mentre Vendola ricorda in un poster dei suoi che Renzi solo lo scorso Gennaio plaudiva alle opere del manager Fiat:

Appena apre bocca, il sindaco di Firenze diventa il centro della polemica. Tutti cercano di marcare la differenza da Renzi. L’antirenzismo funziona come l’antiberlusconismo: gli avversari di Renzi non cercano di specificare le proprie idee e i propri programmi politici, bensì definiscono sé stessi in senso negativo rispetto all’avversario. Basta che Renzi parli che loro tutti, in coro, spiegano che non sono come lui, che sono diversi. E come potrebbe essere altrimenti? Vendola non è come Renzi, ovvero è contro Marchionne, ma i rapporti del governatore pugliese con i titolari dell’Ilva di Taranto come si dovrebbero definire? D’Alema dice (e poi smentisce) che Renzi è arrivato in Molise con il jet, ma D’Alema non potrebbe parlare di jet, lui che ha usufruito di ben cinque voli aerei in forma di regalo da parte della Rotkopf Aviation, società low cost che pagò tangenti per ottenere appalti Enac.

Naturalmente non importa. Importa soltanto identificare in Renzi il male e definirsi rispetto a lui in senso negativo.

 

 

Bersani sgambetta il PdL sul Biotestamento

A che scopo questa manovra “in zona Cesarini”, dopo che il discutibilissimo provvedimento sul fine-vita, opera della ormai ex maggioranza PdL-Lega, è giunto alla discussione finale in Senato? Bersani stoppa il provvedimento con la spiegazione che la ex maggioranza potrebbe impiegarlo come “tornaconto politico”.

Voglio credere in un soprassalto di saggezza che induca a fermare la macchina di una legge […] che fatta così è meglio non farla. Voglio credere che il centrodestra non si prenda la responsabilità di una spaccatura micidiale nel paese, oltre che in parlamento. Perché sarebbe aberrante su un tema del genere farne oggetto di chissà quale tornaconto politico.

Detto ciò, il capogruppo alla Camera Franceschini riesce improvvisamente in quello che in quattro anni di discussione di questa sbagliatissima legge non gli è mai riuscito: ovvero a imporre in conferenza dei Capigruppo il rinvio della discussione sul D.a.t. (Legge Dichiarazione anticipata di trattamento) a data da destinarsi. In altri tempi i democrats avrebbero sventolato ai quattro venti la loro impotenza (causa predominanza numerica della maggioranza) a contrastare le leggi abominevoli di PdL e Lega. Oggi basta che Bersani si alzi la mattina e dica “non voglio il Dat” che miracolosamente Franceschini riesce a sistemare tutto. Si tratta di una legge che è al termine del suo iter di approvazione. E’ alla terza lettura. E’ già stata approvata dal Senato una prima volta, e quindi dalla Camera, con modifiche. Sul provvedimento sono stati espressi almeno 203 voti, l’ultimo dei quali si è svolto in forma segreta nel Luglio 2011. I voti favorevoli furono 278, numero che testimoniava la non compattezza tanto della maggioranza che dell’opposizione. E’ probabile quindi che il deficit di leadership nel PdL abbia influito e non poco sulla neutralizzazione del disegno di legge. A destra – è chiaro – sono tutti impegnati a smobilitare (il party è finito).

Bersani ha parlato di “strumentalizzazioni politiche”. Ma le elezioni politiche sono ancora lontane. La sua premura riguarda quindi il “campo dei progressisti”. Bersani da un lato non ha intenzione di collaborare al varo definitivo della legge Dat per non vedersi attaccato da Renzi sul tema del fine-vita durante la campagna per la leadership del centrosinistra. Dall’altro il segretario vuole tenere occupate le posizioni più libertarie di Nichi Vendola. In definitiva la strumentalizzazione la sta operando anche lui. Anche perché il tempo in cui ci si indignava per le norme illiberali del Dat pare essere lontano anni luce. Questo Parlamento non è in grado di discutere mozioni sulla violenza contro le donne, figurarsi se può affrontare temi etici come il fine-vita.

Bersani ritiene che sia la ex maggioranza a giocare sporco sulla legge. Emanuela Baio (Api), non è della stessa opinione e racconta che “ad aver chiesto di riprendere e approvare il ddl sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sono Api-Fli, Udc e Coesione Nazionale”. Raffaele Calabrò (Pdl) si è inalberato e ha quindi detto “Bersani ricorderà, a proposito della vecchia maggioranza, che col voto segreto oltre trenta parlamentari del Pd votarono a favore”. Eh sì, trenta come quei trenta che si oppongono a Vendola candidato alle primarie. Il gruppo di Fioroni. Chissà cosa pensano i cosiddetti teodem sullo sgambetto di Bersani al PdL. Sono ancora decisi a sostenere il segretario come loro candidato alle primarie?

La balcanizzazione delle primarie

Leggi anche: Primarie, verso nuove distruttive regole

Il “campo” progressista si è fatto pesante, anzi un pantano. C’è chi – come Nichi Vendola – ha il fango fino alle caviglie e, non riuscendo a muoversi, ha deciso di defilarsi o forse si sta soltanto riposizionando. Chi può dirlo. D’altronde l’uscita di Renzi ha destabilizzato il quadretto patetico della foto di Vasto, anche se strappata da un lato, quello di Di Pietro. Vendola soffre gli argomenti anticastisti di Renzi, soffre il metodo prettamente mediatico e obamiano (sinora il miglior imitatore qui da noi, secondo Giovanna Cosenza). Questo perché Vendola è zavorrato: Sinistra e Libertà è ciò che resta del bizzarro esperimento del 2008 che passò alla storia con il nome di Sinistra Arcobaleno. Addirittura Nichi è stato recentemente immortalato insieme agli ex di Rifondazione Comunista, Ferrero e Diliberto, e altri dei comitati referendari, proprio davanti al Palazzaccio della Cassazione, al momento della consegna delle firme contro l’articolo 18 nella versione Fornero-Monti. Nella foto comparivano almeno dieci persone, tutte indistinguibili e al medesimo momento parlanti ognuno una lingua diversa. Lo spettro dell’Unione di Prodi aleggiava nell’aria. Direbbe Renzi che la storia ha già emesso la sua sentenza su Vendola-Ferrero-Diliberto-Di Pietro e compagnia. Senza dubbio una verità che è difficile negare. Tutte le chiassose contraddizioni della sinistra erano ancora lì, soltanto sottaciute e riallineate momentaneamente dalla madre di tutte le guerre, quella dell’articolo 18.

Lo scenario delle primarie si è quindi improvvisamente ristretto e, salvo alcune impalpabili controfigure come Valdo Spini e Nencini, personaggi sopravvissuti a tutte le sciagure della prima e della seconda repubblica ma irrimediabilmente “appartenenti al secolo scorso” (cfr. Renzi o Civati), la battaglia si può circoscrivere dentro al Partito Democratico. Sì, queste primarie anticipano di un anno il congresso. E’ bene dirlo, a scanso di equivoci. Chi perde (Bersani?) rimane al proprio posto ma sarà certamente commissariato. Chi vince governa ma non è chiaro se con la coalizione che conosciamo, ovvero quella PD-Sel. Vendola oggi ha affermato che se dovesse partecipare alle primarie, lo farebbe per vincere. E che assolutamente non sosterrà mai un candidato del PD. Viene da chiedersi se potrà mai sedere in un governo guidato da Matteo Renzi.

Lui, il sindaco della discordia, ha in questo momento la capacità di definire l’agenda della campagna elettorale. Per i media il binomio Bersani-Renzi è comodo e sbrigativo. Hanno trovato la coppia  antinomica tipica di una competizione elettorale in un sistema bipolare (le primarie in America tendono sempre a ridurre lo scontro a due sole candidature, come accadde per Obama e Hillary Clinton nel 2008). C’è spazio per una terza candidatura? Se guardiamo a Vendola, potremmo rispondere subito di no. La ragione è molto semplice: Vendola non è in grado di sussumere in sé, e quindi di superare in una sintesi, la coppia Bersani-Renzi. Ne consegue che il Partito Democratico, per non soccombere nella divisione, deve produrre (letteralmente) una terza candidatura. Che potrebbe essere formalizzata in chiaro nei prossimi giorni, quando verrà chiarito se gli annunci di partecipazione di Laura Puppato, Debora Serracchiani, Stefano Boeri resteranno tali o potranno piuttosto essere reindirizzati sotto la figura di Pippo Civati. Evitando di sfociare in un terzomozionismo inefficace (come fu per Ignazio Marino), la candidatura di Civati potrebbe essere concorrenziale nei confronti di Renzi solo e soltanto se riesce a superare la retorica renziana della rottamazione. Spostarsi su un altro livello di argomentazioni, immediatamente incrinerebbe il castello di carta di Renzi. Renzi si è definito in perfetta dicotomia su Bersani – e in un certo senso nei confronti di tutto l’arco parlamentare attuale. Renzi ha preso da Civati quanto  gli serviva per costruire una identità forte. La rottamazione è la parola che descrive tutto ciò. E’ terribilmente efficace. Fa presa. Forse più di Grillo. Forse perché è argomento di Grillo e stimola un certo revanscismo nei confronti della Casta, un revanscismo che serpeggia un po’ dappertutto, finanche nell’elettorato dei democratici. L’operazione di Civati sarà vincente solo se riuscirà a smontare questo formidabile argomento. Ci riuscirà?

Civati ha preparato ben sei referendum di partito. I Referendum PD sono forse l’atto più forte e destabilizzante che lui e il suo gruppo sono riusciti a portare alla dirigenza del partito, immobile e ripiegata su sé stessa da ormai più di venti anni. Lo stanno facendo impiegando le regole dello Statuto. E non solo tramite il web: Civati può contare su una vasta rete di sostenitori, forse ancor più estesa di quella di Renzi, che invece ha pescato molto fuori del partito per realizzare il proprio staff. Civati, forse non lo sa, ma è la più importante chance di sopravvivenza del partito medesimo. Questo il segretario Bersani (non il candidato) dovrebbe considerarlo. Tramite i referendum, se mai verrà raggiunto il numero minimo di firme richiesto, Civati obbliga il PD alla partecipazione dell’elettorato nelle decisioni, fatto che viene visto come fumo negli occhi da Bersani/Bindi e che Renzi si guarda bene dal nominarlo.

Vendola nella tela del ragno

Di certo è che la giornata politica di oggi è fra le prime dieci in assoluto per il vuoto di contenuti che ha saputo offrire. Stamane Repubblica.it e altri (La Stampa, Corriere.it e via discorrendo) hanno titolato in homepage della Svolta di Vendola. Vendola apre all’UDC in una alleanza a tre con il Partito Democratico. Vendola scarica di Pietro. Eccetera.

Le smentite non si sono fatte attendere: non è vero, nessuna svolta. Nessuna apertura. Colpa dei giornali che titolano a caso. Un vecchio refrain. La smentita. Poi seguita dalla dichiarazione che ammorbidisce e precisa: non vogliamo subire veti, ergo non poniamo veti. Commentare queste scenette è veramente avvilente, ma non c’è scelta. La politica che abbiamo vissuto per diciassette anni è stata fatta così. Nessuna attenzione per il reale. Nessuna idea da mettere al servizio del reale. Nessun candidato reale. Solo pantomime. Drammi personali. Piccoli sotterfugi. Incontri al vertice che hanno il solo scopo di suddividere fette di cariche onorifiche del governo prossimo venturo.

Il paradosso è che questa Santa Alleanza ci è stata propinata sin dalle primarie del 2009, quelle che hanno eletto Bersani segretario, un progetto che viene perseguito scientemente, senza remore, senza considerare il reale, quel reale che sfugge anche alla cognizione di chi nel palazzo romano non siede da molti anni, come i vendoliani di Sel. Vendola non sa quali siano le trame. E se le conosce, allora le condivide pienamente. Pensano al compromesso storico rimirandosi in uno specchio distorto, Bersani e Casini. Sanno che è impossibile affrontare il dopo-le-urne con un profilo politico internazionale così debole. Bersani presidente del Consiglio è unfit to lead esattamente come quell’altro. L’architrave del prossimo governo lo metterà per prima Washington. Le elezioni italiane a Novembre sono tecnicamente impossibili. Prima gli USA. Prima Obama (Romney si sta autodistruggendo a ritmo di gaffes internazionali). Poi l’Italia. L’arco dell’Alleanza verrà edificato sulla sponda UDC per permettere la continuità del ‘progetto Monti’. Monti proseguirà il ruolo di tecnico assumendo la guida del MEF con il governo Bersani, alla maniera di Ciampi nel 1996 (primo governo Prodi). E’ tutto chiaro, fin da ora. Solo così riusciremo a finanziare il nostro debito. Altrimenti il governo Bersani sarà il governo del dissesto e della fine dell’Euro.