Sallusti arrestato, è già evaso

Lo annuncia Nicola Porro su Twitter:

http://twitter.com/CesareOrtis/status/274851320920408065

Questa la homepage de Il Giornale, proprio adesso:

ilgiornale

Annunci

La talpa del Biscione: la spia del giudice Mesiano era un finanziere

La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse

Ma Grillo vuole rilanciare il Pd o il suo 740?

Leggete Panorama? No? Allora vi siete persi, come il sottoscritto, l’opera omnia di Giacomo Amadori, giornalista d’assalto del settimanale di casa Mondadori/Biscione. Dovete sapere che le informazioni su cui si basano i suoi articoli, tutti affilati come gli spuntoni di un forcone, derivano da furti di dati operati da un sottufficiale della Guardia di Finanza di Pavia, “arrestato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Milano sull’accesso abusivo a sistemi informatici dati in uso al Corpo” (Notizie riservate a giornalisti, arrestato sottufficiale Gdf | Prima Pagina | Reuters).

Non è chiaro se fra i due sia intercorso del denaro, ovvero se Amadori pagasse le “prestazioni” del finanziere. Ma tant’è, lo sporco lavoro del giornalista può contemplare anche questo, sbirciare nel 730 di un giornalista (Travaglio), di un comico (Grillo), di un giudice (Mesiano), di una escort (D’Addario). Che cosa hanno in comune questi nomi? La scomodità per l’inquilino di Palazzo Grazioli e per la sua corte. D’altronde, ciò che fa Amadori è giornalismo d’assalto, ciò che fanno i giudici – nei confronti per esempio di Bertolaso, o Verdini, trattasi chiaramente di “fango”.

Ma Amadori è al centro anche dello scandalo Marcegaglia-Arpisella-Porro. Panorama, con il numero della scorsa settimana, ha rinforzato la tesi de Il Giornale sul caso Porro-Arpisella, e del dossieraggio presunto imbastito dalla redazione di Via Negri contro la presidente di Confidustria, pubblicando una telefonata intercorsa fra lo stesso Arpisella e Amadori. In quella conversazione, Arpisella avrebbe minacciato Amadori di mettere Confindustria contro il Governo qualora Panorama avesse pubblicato articoli sconvenienti sulla famiglia Marcegaglia. La registrazione è all’origine della rimozione di Arpisella dal ruolo di portavoce della Sciura di Confindustria. Arpisella era spaventato dall’intenzione di amadori di fare riferimento esplicito al ruolo di un consorzio rifiuti, Cogeam, di cui Marcegaglia è parte:

Arpisella: «Lascia fuori il nome (di Marcegaglia, ndr) dal (termine incomprensibile, ndr), ti prego per cortesia (…). Ti spiego alcune cose che non vanno dette nemmeno per telefono: guarda che si incazzano anche in alto i tuoi, su questa cosa (…), perché se incominciamo a rompere i coglioni noi al governo, cioè capisci, come Confindustria… Perché tirare in ballo questa roba qua? Ma che cazzo ti frega, nella completezza del pezzo, fare riferimento a Marcegaglia? Parla di Cogeam (il Consorzio stabile di gestioni ambientali, di cui fanno parte società di Marcegaglia, ndr), che te frega… Hai capito il senso? (…) Anche perché dobbiamo fare la copertina… facciamo (termine incomprensibile, ndr) in copertina e poi mi vieni in c… tu con quel pezzo?» (Panorama.it).

Ora viene spontaneo pensare e ipotizzare, anche solo per fare della scolastica dietrologia, che Amadori fosse in possesso di altre ulteriori informazioni che avrebbero potuto nuocere a Marcegaglia. Informazioni che si possono avere solo con fonti ben posizionate. E Amadori evidentemente le aveva.

Il Giornale vs. Marcegaglia: ecco le telefonate fra Porro e Arpisella

Rispondente al sondaggio di Yes, political!:

Il Fatto Quotidiano pubblica l’audio delle telefonate intercorse fra Porro e Arpisella. Ascoltate:

Perquisizione al Giornale in cerca del superpezzo giudiziario sulla Marcegaglia

Perquisizione a Il Giornale? Indagati Sallusti e Porro? Bè, lo avevano anticipato dalle loro colonne, no? Che c’erano due procure, una a nord e una a sud, che tenevano sotto controllo i telefoni della redazione. E infatti l’indagine dei pm di Napoli, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, sarebbe scattata in seguito a intercettazioni disposte nell’ambito di un’altra inchiesta di cui non si sa ancora nulla (***aggiornamento ore 18: secondo Il Fatto, il telefono posto sotto intercettazione era quello del portavoce della Marcegaglia, non quello de Il Giornale, né di sallusti o di Porro. Porro viene intercettato perché è lui che chiama Arpisella).

Secondo l’ANSA, Nicola Porro, vicedirettore de Il Giornale, avrebbe inviato un sms lo scorso 16 Settembre a tale Rinaldo Arpisella, addetto stampa della Marcegaglia: “ciao, Rinaldo, domani super pezzo giudiziario sugli affari della family Marcegaglia”. Arpisella, ricevuto l’sms, ha chiamato Porro, con il quale ha evidentemente una conoscenza personale, e Porro ha per così dire rincarato la dose affermando “adesso ci divertiamo per venti giorni romperemo il cazzo alla Marcecaglia come pochi al mondo!”. E orgogliosamente ha avvertito Arpisella di aver “spostato i segugi da Montecarlo a Mantova”.

Perché Marcegaglia? Pochi giorni prima, dalle pagine del Corriere della Sera, Emma ebbe a criticare il governo sostenendo l’inutilità degli scontri personali, chiaro riferimento alla vicenda Montecarlo/Fini che imperversava in quei giorni sulle prime pagine di Libero e Il Giornale. Porro avrebbe chiesto esplicitamente che la Marcegaglia correggesse quelle affermazioni, altrimenti avrebbero pubblicato il dossier giudiziario sulla sua famiglia. I pm hanno ipotizzato il reato di concorso in violenza privata.

Strumento chiave dell’indagine, ancora una volta, le intercettazioni. I magistrati possono perseguire un reato di cui trovano informazione in intercettazioni disposte per un’altra inchiesta. E’ quel che si voleva vietare con il ddl intercettazioni. Feltri, intervistato oggi, parla di “questo fatto della Marcegaglia”, “una sciocchezza”, a suo avviso (Virgilio Notizie). Di fatto, però, un vicedirettore di giornale minaccia la pubblicazione di un articolo scandalistico per far redimere la presidente di Confindustria. Chi attacca B. “muore”. E’ così che funziona? L’indagine di Woodcock smaschera gli esecutori del “metodo Boffo”? C’è chi ha da ridire sul metodo perseguito: la perquisizione appare un mezzo sproporzionato rispetto alla notizia di reato. Giulietti (Articolo 21): “non ci sono mai piaciute le perquisizioni nelle sedi dei giornali e per questo non ci e’ piaciuta neppure quella ordinata nella sede del Giornale […] s e davvero si vogliono mettere le mani sulla fabbrica dei veleni le perquizioni andrebbero disposte altrove anche a costo di disturbare logge e servizi deviati” (Libero-news.it).

Ora, forse lo zelo del magistrato può essere oggetto di critica. Forse la perquisizione è esagerata. Ma dopo il bastonamento a mezzo stampa di Boffo prima, e di Fini poi, l’ipotesi secondo cui al Giornale erano pronti per “trattare” Marcegaglia (e anche Montezemolo?)  è inquietante. Una domanda su tutte: Il Giornale è un mezzo per sputtanare chi è contro B. (ovvero il suo proprietario)? A questo punto si è ridotto il giornalismo? A mera servitù, persino poco elegante.