PD: se Zingaretti riceve l’investitura di Travaglio

Con un fondo intitolato “Io voto Zingaretti”, Travaglio esorta l’elettorato del PD a metter da parte “il museo delle cere” che ha diretto sinora il partito. Il teorema Travaglio è chiaro: B. è alle corde, sia fisicamente – “le condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la cabeza de la civilizaciòn”) – che politicamente – ha cassato Fini senza far di conto al pallottoliere – e allora perché il PD deve avere paura di nuove elezioni? I sondaggi danno il PdL al 28%, una emoraggia di voti che non confluisce pienamente nella Lega come si vuol far credere, almeno a livello nazionale (ma in Veneto sono contenti di Calderoli e Bossi a cena con Brancher?), che defluisce un po’ verso Fini, per ora senza partito, e si inabissa nell’astensionismo e nell’indecisionismo. Un bacino, quell’elettorato, soprattutto fatto di ventenni, in cerca di un partito:

i leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? […] Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? (Io voto Zingaretti | Il Fatto Quotidiano).

Questa scossa, al PD, ma soprattutto al suo gruppo dirigente, dovrebbe arrivare, secondo Travaglio, dagli elettori: quegli stessi che a Ottobre hanno partecipato alle primarie? Il Fatto Quotidiano da giorni sta facendo campagna per le cosiddette ‘Primarie di Coalizione’, previste peraltro dallo Statuto del PD – forse non da quello di Idv o di SeL, probabili partiti alleati, né tantomeno dall’UDC; Padellaro e soci stanno perciò affermando quanto si andava affermando ampiamente in Rete un anno fa, durante la campagna per le Primarie della Segreteria del Partito, ovvero che è compito nonché dovere dell’elettore del PD, scontento dalla linea politica sinora perseguita, di dare un segno chiaro alla dirigenza. Di cambiare. Forse che l’elezione di Bersani sia stato quel segno tanto atteso di discontinuità con la politica della collateralità con B.? L’elettorato ha scelto Bersani in quanto erede diretto della tradizione del PCI, non già perché ‘nuovo’. L’elettorato, alle primarie dell’Ottobre 2009, ha scelto il vecchio. Perché oggi dovrebbe scegliere uno come Zingaretti?

Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia pulita e normale, è pure il fratello del commissario Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un linguaggio che piace ai dipietristi (Il Fatto, cit.).

Zingaretti è uno dei tanti quarantenni del PD, una delle tante ‘giovani promesse’ che giacciono all’ombra delle Bindi e dei Violante. Non parla la lingua pratica di Bersani eppure ha visione e capacità previsionale: solo ieri su L’Unità affermava che Fli, il gruppo dei finiani, punta a dividere il PD. E infatti oggi, Italo Bocchino, presidente alla Camera dei Fli, ha preconizzato un nuovo governo di B. senza la Lega ma con Fini, UDC e i moderati del PD (Fioroni?). Zingaretti ha visto giusto. E mentre Chiamaprino si pone sempre più alla destra del partito, quasi candidato ideale per un grande centro che ancora non c’è, Bersani lanca il porta a porta che subodora di Raccolta Rifiuti. Sarebbe bastato fare campagna politica alle feste dell’Unità, o feste Democratiche che dir si voglia, senza cedere il palco al Cota o al Trota di turno. Zingaretti ha avuto il coraggio di dirlo, e ciò deve aver fatto male al segretario. Zingaretti ha detto che Chiamparino è subalterno alla destra. Forse è già cominciata la battaglia delle candidature, mentre le primarie ancora non si sa se ci saranno. Un paradosso che solo nel PD si poteva concepire.

Sitografia:

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PD al bivio. Rinnovamento, rinnovamento! Zingaretti chiama Bersani per il dopo regionali.

L’intervista rilasciata da Nicola Zingaretti a L’Espresso nella quale il Presidente della Provincia di Roma chiama a gran voce il rinnovamento della politica del PD. Certo l’occasione per il rinnovamento potevano già esserlo queste regionali (perché aspettare sempre il dopo?). Ma si è preferito andare “sul sicuro” e candidare come governatore in Campania De Luca, nonché lasciare il PD della Calabria nelle mani di Loiero. Verrebbe da chiedersi quale strategia politica ha animato tutto ciò (tralascio in questa sede  di  citare le estenuanti datribe che hanno infestato la Puglia prima delle primarie cinte da Vendola).

QUESTO PD E’ DA CAMBIARE

Riforme. Innovazione. Ruolo dei quarantenni. Il leader della Provincia di Roma dà l’agenda a Bersani

COLLOQUIO CON NICOLA ZINGARETTI DI MARCO DAMILANO

L’ultimo dei giovani di stirpe Pci è il moderno presidente della Provincia di Roma, poco interessato alle beghe interne al Pd e molto alla scrittura di una nuova agenda politica.

«Sono orgoglioso di essere cresciuto accanto a Bettini, Fassino, D’Alema, Veltroni. Ho presieduto i giovani socialisti e una sera mi è capitato di fare le tre di notte davanti a una birra con Felipe Gonzalez per parlare di politica italiana», racconta Nicola Zingaretti: «Oggi però dobbiamo fare un’operazione di rinnovamento e Bersani è in grado di farla. Altrimenti, ci penserà qualcun altro».

Cosa succederà dopo le regionali?

«Vedo il rischio di cullarci nell’illusione che tutto è risolto, se le cose dovessero andare bene. O dell’ennesima faida, se dovessero andare male. Due pericoli da evitare. L’ossessione sulle leadership deriva dal nostro deficit di cultura politica. In tutti i paesi occidentali si confrontano riformisti e conservatori, ma la politica è cercare di capire una società in cambiamento. Solo noi ci fermiamo alla discussione sui contenitori».

Per quale motivo?

«Fatichiamo a trovare proposte nuove. Blair in Inghilterra non parlò di cambiare il nome al labour, selezionò una nuova generazione di dirigenti sulla education, la scuola. Zapatero in Spagna ha innovato culturalmente sui diritti e ha vinto su questo. In Italia nella migliore delle ipotesi siamo alla nostalgia: proponiamo un Paese che c’era e che non c’è più».

Parla di leader che hanno conquistato il potere a 45 anni, la sua età. Ma lei fa il presidente di Provincia. Manca il coraggio generazionale?

«C’è un problema della mia generazione, certo. Non per ricalcare un cliché, ma nel centrosinistra c’è una generazione del 68 che magari è divisa su tutto, ma sul mantenimento del potere ritrova subito l’unità. Non concepiscono le cose che si possono fare se non le fanno loro. Le generazioni successive, come la mia, si trovano d’accordo sulle cose da fare, ma non hanno mai davvero affrontato la questione del potere».

È arrivato il momento?

«Il tema non è il cambiamento del leader. Bersani, comunque vada il voto, è il più attrezzato a guidare il Pd. Ma deve prendere il toro per le corna e cambiare tutto. Sfuggire alla tentazione comoda e calda della risistemazione di quello che già c’è e promuovere una grande ricerca per produrre una nuova cultura politica. Riscrivere un’agenda democratica».

Con quali punti all’ordine del giorno?

«Primo: la riforma della pubblica amministrazione. Lo Stato deve funzionare. Abbiamo una prateria, tra Brunetta che ha fallito e i commissariamenti come quello della Protezione civile che privatizzano pezzi di Stato. Secondo: la modernizzazione. Quando ho presentato il mio programma del Wi-fi gratuito, in molti hanno sorriso, ma la Rete è il simbolo che evoca una profonda innovazione. Terzo: rivoluzione degli enti locali. La destra a parole è federalista, in realtà è la più centralista che ci sia».

Programma futuribile. Intanto lei doveva candidarsi nel Lazio e invece c’è la Bonino. Come mai?

«Si è guardato con superficialità alla mia volontà di rispettare il patto con i cittadini e restare qui per cinque anni. Non se ne può più di una classe politica che pensa sempre all’incarico successivo. Oggi c’è la Bonino, una figura dotata di autorevolezza come poche. Puntiamo a vincere.

Ma è radicale: il Pd esternalizza la leadership?

«Nel Lazio da vent’anni candidiamo persone fuori dai partiti: Badaloni, Marrazzo… Anche Rutelli era un verde quando fu candidato sindaco e nessuno protestò , forse perché i partiti erano più forti. Questa discussione rivela la fragilità della nostra identità».

E dunque come riprenderà la discussione dopo le regionali?

«Con un’operazione di rinnovamento. Il mio appello è che la faccia Bersani. Con la libertà di ognuno, evitando di rimettere al centro le difesa delle posizioni di sempre».

Regionali, PD ancora in stallo. Primarie, why not?

Un paio di dichiarazioni in antitesi che dovrebbero far riflettere sullo stato delle cose nel PD:

REGIONALI: NICOLA ZINGARETTI, CONVERGERE SU CANDIDATURA BONINO

“Dobbiamo metterci la faccia e preparaci a dire che non siamo disperati, a convergere tutti sulla Bonino: Ricordiamoci che ci siamo anche noi”. Lo ha detto Nicola Zingaretti nel suo intervento alla riunione della direzione regionale del Pd Lazio. “La Bonino è in campo, se ci entriamo anche noi, insieme agli 11 presidenti di Municipio di centrosinistra, la partita è apertissima – ha aggiunto – Sono sempre stato contrario ad una mia candidatura alla presidenza della Regione perché ciò avrebbe portato a sciogliere la Provincia di Roma, che sta diventando un punto di riferimento. non c’è nessuna fuga dalla responsabilità di partito, ma c’è una cosa che si chiama senso delle istituzioni”. Secondo Nicola Zingaretti, ci sono alcune questioni aperte intorno alla candidatura di Emma Bonino. “Dobbiamo prendere atto che la candidatura della Bonino non è stata decisa da noi – ha affermato – La Polverini e la Bonino oggi competono per la leadership. Se il Pd proponesse ora di lavorare su una terza candidatura consegneremmo la vittoria al centrodestra: questo limita la nostra libertà di manovra. La candidatura di Emma Bonino però è molto più competitiva di quanto immaginiamo ed esalta una certa pesantezza e un certo vecchiume del centrodestra – ha detto ancora Nicola Zingaretti – sia nella candidatura che nell’apparato messi in campo dalla Polverini. Anche la questione del nucleare nel Lazio ci dimostra che è tempo di combattere”.

Anche Zingaretti si espone per la Bonino. Una domanda allora s’impone: quale il criterio di scelta? Se il PD fa sfoggio di termini quali la democrazia, in cosa esso si distinguerebbe dal carrozzone del PdL? Perché questa paura di confrontarsi con il proprio elettorato? Basta quindi autocandidarsi e pregare che il Capo legittimi a posteriori la candidatura stessa?

C’è un metodo, un metodo che richiede tempo e denaro. Soprattutto richiede sforzo organizzativo. Questo sistema sono le primarie. Il PD le ha celebrate per definire il suo assetto interiore, avrebbe potuto organizzarle in maniera uniforme per tutte le coalizioni in cui partecipa in vista delle elezioni regionali. Perché no? Chi ha paura delle primarie ha paura delle idee. Forse in primis di scoprire che diee non ne ha.

La democrazia è fatta di vincitori e vinti, non dimentichiamolo. Senza l’opposizione e senza l’alternanza dei partiti al governo si scivola nella dittatura. È quindi sbagliato avere paura delle primarie, com’é sbagliato aver paura di perdere ed entrare ed uscire dalle coalizioni con l’unico scopo di mettere un piede nel campo dei vincitori. Le elezioni che il gruppo di Facebook che mi ha scelto vorrebbe si facessero nel Lazio sono votazioni democratiche, dove si può selezionare quello giusto tra una rosa di candidati che rispecchiano strategie e visioni politiche specifiche. Chi mi ha chiamata in causa condivide con me temi importanti quali la sanità, l’energia rinnovabile, il lavoro dei giovani, gli ammortizzatori sociali, il problema del dilagare della criminalità organizzata ed il processo d’integrazione degli emigrati nella nostra società. Altri candidati, pur avendo a cuore le stesse tematiche, possibilmente sostengono posizioni diverse dalla mia. Ed è bene che sia così dal momento che la politica altro non è che una battaglia d’idee, tutto il resto non c’entra nulla, è qualcos’altro ed è pericoloso.

Negare le primarie vuol dire impedire a queste voci, alcune come la mia fuori dal coro, di farsi sentire e quindi limitare la scelta dei candidati ai vertici dei partiti e tagliar fuori dalla decisione la base, per la quale questi lavorano. A mio avviso è un gravissimo errore perché aumenta la già ingestibile distanza che esiste tra governanti e governati.

La Puglia si aprresta a celebrare delle sanguinosissime primarie fra Vendola e Boccia: stamane D’Alema è riuscito a convincere Casini ad accettare, limitatamente a quella regione, la consultazione preliminare con l’elettorato di riferimento. C’è da giurarci che – comunque esse vadano – il risultato sarà oggetto di una durissima contestazione che aprirà alla rottura definitiva della coalizione di centro-centrosinistra:

La situazione si è sbloccata stamattina, quando il pressing di Massimo D’Alema su Pier Ferdinando Casini ha ottenuto un risultato decisivo: il via libera del leader Udc, che ha assicurato che il suo partito starà alla finestra, confidando in una vittoria di Boccia su cui poi confluire in campagna elettorale. In caso di vittoria di Vendola, invece, l’Udc prenderà altre strade: molto probabilmente un apparentamento con il candidato del Pdl o, in subordine, una corsa in solitaria (fonte: l’Unità).

Regionali Lazio: L’UDC verso la Polverini. Il PD ora faccia le primarie.

Chi ha paura delle primarie? L’UDC approda a lidi migliori, scegliendo di appoggiare la Polverini – loro, banderuole guidate solo dal vento della probabile vittoria, non dalle idee. Ma chi ha paura delle primarie, ha paura delle persone. Ha paura delle idee. Di confrontarsi con le idee.

In mattinata accelerazione. Pressing informale Vaticano su Udc […] il via libera definitivo dell’Udc a Renata Polverini c’è stato stamattina, nel corso di un incontro riservato fra la candidata, Fini e Casini alla Camera […] Per Fini, inoltre, l’accordo può rappresentare il viatico per nuove intese. Polverini vantava dal canto suo un rapporto cordiale con Casini. Proprio su questo ha fatto leva per superare le resistenze di quella parte dell’Udc che non vedeva di buon occhio un patto con il Pdl nel Lazio […]

si è trattato di un accordo “più personale con Fini e Polverini che politico tra Udc e Pdl”

la partita Udc-Polverini ha subito nelle ultime ore un’accelerazione. Un po’ perché l’esplorazione di Nicola Zingaretti non ha portato frutti, un po’ perché Fini era già forte di un accordo di massima con Casini sulla candidata siglato ormai diverse settimane fa […] Un po’ anche perché dal Vaticano la preferenza per l’ex leader sindacale non è stata certamente nascosta alla dirigenza del partito di Casini
(APCom – Regionali/ Fini vede Casini, poi via libera finale a Polverini

Trattasi di un accordo “personale”, un anticipo del futuro progetto di Kadima Italiana, il partito centrista di Casini-Rutelli-Fini. Con queste persone il PD doveva allearsi per ottenere la presidenza di Regione, stando ai sondaggi. Che sinora non hanno ancora rilevato l’impatto di una possibile candidatura di Emma Bonino, o di Loretta Napoleoni (che purtroppo pochi conoscono): l’ultimo sondaggio disponibile di Ipr Marketing metteva a confronto Nicola Zingaretti, l'”esploratore” nonché presidente della Provincia di Roma, e Renata Polverini, nelle due condizioni possibili, UDC a centro-sinistra oppure UDC a centro-destra.

L’indecisione, non è la prima volta che lo sottolineo, danneggia il PD perché i cittadini non la capiscono e non la condividono. E’ già accaduto in passato e sarebbe utile non ripetere gli stessi errori. Coloro che si oppongono ad un virtuoso strumento di maturità democratica lo fanno per il timore di scelte che sfuggono al loro controllo. Esemplare è stato il caso della Puglia nel 2005: Nichi Vendola si è imposto alle primarie e poi ha vinto le elezioni e ha governato la regione per cinque anni. Bene? Male? Ancora una volta il giudizio non può spettare a pochi notabili pugliesi, o romani, spetta ai cittadini valutare l’operato della persone che hanno eletto. Se lo hanno apprezzato lo rivoteranno, altrimenti lo bocceranno […]

In questi giorni ho l’impressione che il PD si stia impantanando in meccanismi che non portano a nulla di utile per i cittadini. E’ invece il momento di liberarsi dalle paure, liberarsi dai vecchi modi di affrontare le sfide politiche, osare e agire come auspicano i nostri sostenitori, come un vero Partito Democratico.

Ignazio Marino

Loretta Napoleoni è e resta il candidato ideale. Loretta parla di “primarie”, queste sconosciute, di restituire la parola alle persone, di spegnere la tv e potenziare il web (cosa che ben fa Zingaretti con gli Hot Spot del Wi-fi gratuito a Roma); parla di programmi e di idee, di persone e di possibilità di scelta:

    • oggi Loretta Napoleoni, economista finanziaria e uno dei massimi esperti mondiali di terrorismo internazionale, risponde a una chiamata che non arriva da Bersani, Bindi o Ferrero, ma da un gruppo di utenti di Facebook, nuova patria della contestazione giovanile nell’era tecnologica
    • Lei è pronta ad attraversare l’Atlantico, lasciare il suo lavoro diviso tra Stati Uniti e Gran Bretagna – “ma solo per pochi anni, il tempo di una legislatura” – e sfidare col centrosinistra Renata Polverini per la poltrona di governatore del Lazio
    • non conosco la Polverini e comunque non mi schiero contro nessuno. Ho fatto un programma e su quello mi voglio confrontare. La gente voglio che scelga chi la governerà sulla base delle cose concrete proposte per la propria regione
    • Ho preso la decisione di candidarmi il giorno di Natale proprio perché a chiedermelo sono stati centinaia di internauti. La Rete è un mezzo di comunicazione importantissimo perché non ancora contaminato
    • Penso che la televisione stia gradualmente perdendo importanza. Io dico di ripartire dal web
    • E’ giusto che Zingaretti svolga un’indagine e individui la persona più adatta per la candidatura. Ma faccia le primarie, spero che le faccia così come scritto nel suo statuto, perché sia la gente a scegliere il candidato del centrosinistra tra esponenti del partito certo, ma anche tra persone che vengono dal di fuori, dalla società civile
    • Zingaretti non lo conosco ma se mi chiama ci parlo volentieri. E se il mio nome può servire a scuotere il Partito Democratico ben venga. Per me l’importante è che sia finalmente la gente a scegliere, perché c’è bisogno di uscire da questa apatia nella quale il Paese è caduto
    • Come si governa il Lazio?
      “Si governa come qualsiasi società, come si governerebbe un comune anche molto piccolo. Le logiche di amministrazione sono le medesime: bisogna ricordarsi che si sta gestendo la cosa pubblica e tutto quello che si fa lo si fa per esclusivo interesse della gente. Il politico è un servitore non un padrone. Credo che un’equipe di professionisti esperti ed onesti, che sappiano prestare le orecchie alla gente, possa fare grandi cose. Partendo da questo credo che oggi la prima regola sia quella del risparmio. Nelle amministrazioni ci sono sprechi indicibili e solo chi viene dal di fuori può fare questo. I politici di oggi vivono in un’altra dimensione. Ho visto il bilancio del Lazio e mi sono messa le mani nei capelli”
    • Dopo che Zingaretti ha concluso l’incarico esplorativo e in attesa di ulteriori possibili nomi, resta in campo Emma Bonino. Così Ignazio commenta la sua possibile candidatura: “Già due mesi fa dissi che nella difficilissima situazione della regione Lazio che si trova a dover fronteggiare un debito disastroso lasciato dalla giunta Storace serviva una persona come Emma Bonino. Ovviamente confermo il mio giudizio. Mi auguro che il PD regionale consideri con molta attenzione il fatto che quella di Emma Bonino sia una candidatura rilevante di una persona di grande prestigio, in grado di attrarre moltissimi voti del centro sisnitra. Non penso che si possa svolgere una valutazione sul Lazio prescindendo dalla candidatura di Emma Bonino.”

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Nicolini, Napoleoni, Bonino: per il Lazio boom di auto candidature. Ma il PD ancora in esplorazione.

Certamente qualche imbarazzo a Via del Nazareno deve esserci: mai vista così tanta partecipazione politica, loro, abituati a decidere al chiuso delle stanze dei palazzi di partito.

Il PD brancola nel buio, anche nel Lazio, soprattutto nel Lazio, quando la parte avversa ha già da settimane un candidato forte, la Polverini, e invece i democrats nemmeno si sognano UNA linea politica condivisa.

Eppure, l’aria che tira, seppure al di fuori delle suddette stanze, che permangono chiuse a qualsiasi interferenza, è di grande rinnovamento: nell’arco delle ultime ventiquattro ore, tre i coraggiosi volontari che si auto-candidano alla carica di governatore del Lazio, tre nomi eccellenti, la cui storia potrebbe pesare in maniera significativa sull’andamento del voto:  Renato Nicolini, architetto, politico (già Assessore alla Cultura dal ’76 all’85 nelle giunte di sinistra Argan, Petroselli e Vetere del comune di Roma, a partire dal 1983, fu Deputato al Parlamento italiano per tre legislature, fino al 1994) e drammaturgo, personalità eccentrica ma con un certo bagaglio valoriale  e una tradizione alle spalle:

Nicolini intende porsi come un’alternativa, che è anche un ritorno al passato. Tant’è vero che ha dichiarato di “poter rappresentare un progetto che vada oltre il modello Roma di Rutelli e Veltroni. Perché, anche la memoria è importante per progettare novità e voglio ricollegarmi ad Argan e Petroselli”. Nicolini ha già illustrato le sue priorità: il potenziamento della cultura a Roma e nel Lazio, in un ventaglio di settori che contempla tanto i beni archeologici quanto la ricerca, passando per cinema, teatro e televisione (fonte: Viterbo News);

Nicolini pensa che non si possa far finta di nulla:  “non si può neppure ricorrere a spostamenti di casella della nomenclatura poco graditi dagli elettori. Le primarie hanno un senso se scendono in campo idee e si vota su queste”.

Già abbiamo parlato di Loretta Napoleoni, nome di altissimo profilo, candidatasi con un programma ambizione che prospetta il pareggio di bilancio per la sanità regionale con un rilancio del servizio pubblico.

Oggi è la volta di Emma Bonino. Tutti sanno chi è Emma Bonino. Ha già uno stuolo di sostenitori su Facebook.

Così la pensa Ignazio Marino:

“Le diverse candidature annunciate nelle ultime ventiquattro ore per la guida della regione Lazio sono un fatto rilevante e coprono il vuoto dell’iniziativa politica del Pd a livello regionale. Renato Nicolini, Loretta Napoleoni, Emma Bonino sono candidati che, per lo loro storia personale e la loro esperienza meritano grande attenzione e rispetto e che potranno proporre valide proposte ai cittadini del Lazio. Il Pd non può ignorare queste novità e deve uscire al più presto dallo stallo che dura da due mesi. Mi auguro che il Pd del Lazio avvii rapidamente un confronto aperto per indicare possibilmente un suo candidato e che si chiarisca una volta per tutte se ci sono le condizioni per alleanze il più ampie possibile ma soprattutto solide perché  basate sulla condivisione sincera dei programmi e di progetti per il futuro della regione.
Il mio auspicio è che il Pd non si sottragga al passaggio delle primarie e coinvolga i suoi elettori, attraverso un metodo democratico, nella scelta del candidato migliore e più gradito in una regione in difficoltà, che sconta ancora oggi una grave crisi di bilancio causata dalla giunta di destra guidata da Francesco Storace. Non possiamo permettere che la regione ritorni nella mani di una destra che ha lasciato disastri tali che i cittadini pagano ancora oggi in sanità, nello sviluppo delle attività produttive, nella gestione dei rifiuti. Serve rapidità e chiarezza nella scelta del candidato presidente perché i cittadini non capiscono le nostre indecisioni e non conoscono su quali programma dovranno basare la loro scelta.”

La realtà è ben diversa: forse le primarie non verranno mai fatte, l’UDC le osteggia:

«Basta inutili esplorazioni – ha aggiunto Lorenzo Cesa -. Basta evocazioni di primarie. Basta con altri diversivi. Boccia è un moderato che per noi può immediatamente presentare una coalizione che non rimanga imprigionata nei veti dell’ultrasinistra radicale. Le 48 ore servono certo. Ma a dare questa risposta chiara e definitiva da parte del Pd» (fonte La Stampa.it);

l’UDC viene rappresentato da tutti i sondaggi come l’ago della bilancia: il PD, che ha smesso i panni del partito a “vocazione maggioritaria” che l’imprintig veltroniano gli aveva conferito, deve affidare la propria “anima” alle mani di Pierferdi Casini:

Proprio oggi sui giornali è apparso un sondaggio commissionato dall’Udc secondo il quale il partito di Pier Ferdinando Casini sarebbe determinante per la vittoria nel Lazio sia se si alleasse con il Pdl e Renata Polverini sia se si alleasse con il Pd, e il candidato scelto per la rilevazione è proprio Zingaretti, per il quale l’Udc tifava fin dall’inizio (fonte La Stampa.it).

Regionali Lazio, il PD manda Zingaretti in avanscoperta. Scoprirà Loretta Napoleoni?

Quale candidato per il Lazio? A questa domanda il PD proprio non sa rispondere. E allora, per evitare un nuovo caos vendoliano – la Puglia insegna? – assegnanno a Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, un “mandato esplorativo”, che diversamente dal caso di Boccia non significa “fatti avanti tu per primo” bensì ha la valenza di un incarico diciamo da “talent scout”: ovvero, scopri un nome nuovo che ci faccia vincere.
E la domanda sorge spontanea:
l’attività esplorativa di Zingaretti lo condurrà alla scoperta di Loretta Napoleoni, la candidata governatrice espressione del popolo di Facebook?
Dal suo canto, Loretta scrive sul suo blog che nella Regione Lazio “c’è da fare una gran pulizia”. E predica la parità di bilancio per la sanità regionale. Qualcuno trema.

    • ”La segreteria nazionale e la segreteria regionale del Lazio del Pd hanno dato mandato a Nicola Zingaretti di accertare le condizioni politico programmatiche e la candidature piu’ idonee e coerenti per costruire una nuova e larga alleanza per le elezioni regionali nel Lazio. Nicola Zingaretti si e’ impegnato a svolgere questo incarico nel piu’ breve tempo possibile”.
    • Diversamente dall’incarico esplorativo su se stesso conferito a Francesco Boccia per la Puglia, quello a Zingaretti, presidente della provincia di Roma, e’ un vero e proprio mandato esplorativo per risolvere la difficile situazione politica venutasi a creare nel Lazio.
    • “Si, mi metto in gioco. E nel Lazio farei un gran pulizia…”
    • «Mi hanno chiamato la notte di Natale, mi hanno proposto di candidarmi.Ho pensato che fosse mio
      dovere, sono anni che dico che bisogna tornare alla società civile e che il sistema ha bisogno di rinnovamento, non potevo tirarmi indietro, non era logico
      ».
    • È nata è cresciuta a Roma oggi vive a Londra con frequenti viaggi su e giù per il mondo. Attraverso Facebook, un gruppo di persone la candida alle primarie del centrosinistra per la presidenza del Lazio «perché – scrivono – pensiamo che la sua candidatura possa favorire la partecipazione e quel rinnovamento della politica di cui l’elettorato, non solo di centro-sinistra,sente imprescindibile bisogno».
    • «Sì, lo faccio perché è il mio impegno civile. Non posso andare in giro per il mondo a dire mobilitiamo la società civile e poi ritrarmi se mi tirano in campo. Non mi sembrerebbe logico. Lo faccio come dovere, la politica deve ritornare al concetto di dovere, il politico è un servitore del cittadino».
    • Per me è un sacrificio, vivo a Londra, ho una famiglia e altri impegni, ma non intendo vivere l’impegno politico solo a parole. Mi chiedono di fare la mia parte, andrò fino in fondo, poi tornerò a essere un cittadino normale. Non è mia intenzione fare il politico professionista, anzi trovo che questo sia uno dei problemi che abbiamo
    • «Occorre una pulizia generale, come le pulizie di casa, buttare via la zavorra che è dentro la macchina amministrativa, si spreca troppo, si spende in modo sbagliato. Torniamo alla buona gestione e al risparmio. Secondo: aiuto e attenzione ai giovani, sono il nostro futuro, se non riescono a inserirsi che cosa faremo tra vent’anni? Infine la lotta al crimine organizzato: tendiamo a sottovalutare l’influenza della penetrazione del crimine organizzato nella nostra società. E purtroppo negli ultimi 20 anni si è vista un’avanzata progressiva. Il Lazio non è una regione tranquilla, lo sembra, ma la presenza del crimine organizzato è capillare».

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E meno male che sono professionisti… La politica dalemiana del “facciamoci del male”.

Così, vinte le primarie, Bersani e D’Alema contavano di far decollare l’alleanza con l’UDC, una vera mossa diabolica che avrebbe scompaginato il centro-destra. Peccato che all’UDC siano tutte vecchie volpi della politica e che sappiano meglio di D’Alema destreggiarsi nel “mare grosso” delle contrattazioni pre-elettorali.
Lui, D’Alema, non batte ciglio. Lascia che sia Bersani a sbrogliare i guai che egli stesso provoca. Oggi, il segretario ha dovuto ribadire che per il sindaco di Bari, Michele Emiliano, non verranno approvate leggi ad personam, “niente leggi salva-Emiliano”. La questione del doppio incarico (sindaco-presidente di regione) gli costa la candidatura (e forse anche una bella fetta di credibilità – che serietà ha un sindaco di una città, eletto da non più di due anni, che smania di essere candidato alle regionali?) e oggi pare essere intenzionato a lasciare per un terzo nome, che potrebbe essere lo stesso Sergio Blasi, segretario regionale PD eletto a Ottobre con le primarie.

Insomma, un discreto caos che è destinato a creare non pochi danni in termini elettorali – dopo le primarie il PD era riuscito a risalire su quota 30% nei sondaggi, dato che potrebbe ora volgere nuovamente verso il basso.

In Lazio, intanto si è accesa una polemica in seguito alle dichiarazioni del dalemiano Ugo Sposetti:

«Il candidato alla presidenza della Regione sarà Nicola Zingaretti, che resta il primo della lista se non l’unico e sarà sostenuto anche dall’Udc». E ha aggiunto: «Nel quadro della nuova alleanza a livello regionale, alla presidenza della Provincia di Viterbo andrà un udc». Falso, dunque, secondo Sposetti, che l’Udc si sia già alleata con Renata Polverini (fonte Corsera).

Come avete potuto vedere, di altro non si parla. Del destino della sanità pubblica, per esempio, il cui controllo della spesa è nelle mani dei governatori, nemmeno mezza parola (in Piemonte, Mercedes Bresso, per poter inglobare l’UDC nella coalizione che la sostiene, ha dovuto svendere un assessorato alla sanità a Casini). Chiamatele alleanze pro-tempore. Poiché presumibilmente dureranno all’indomani del voto. E poi si farà un bel rimpasto. E dire che abbiamo messo il partito nelle mani di “professionisti” della politica. Questa non è politica, è una forma collettiva di autolesionismo.