Referendum Nucleare, il nuovo quesito e la bufala

La delibera della Corte di Cassazione in ordine alle conseguenze del decreto Omnibus sul referendum che abroga le norme del nucleare, confermata oggi dalla corte costituzionale con voto unanime, ha cambiato del tutto il testo del quesito referendario, che ora è il seguente:

Vediamo in dettaglio i commi sottoposti alla consultazione abrogativa:

Art. 5 c. 1:  Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

Art. 5 c. 8: Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorita’ e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitivita’ del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilita’ ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali».

Il dubbio sorto nelle scorse ore è ambiguo: il referendum abroga le norme che abrogano le norme che reintroducono il nucleare in Italia, ergo bisogna votare NO. E’ corretto? Provo a rispondere. Le norme che reintroduco il nucleare in Italia sono già abrogate dalla L. 75/2011, che contiene i succitati commi 1 e 8 dell’art. 5. La Corte di Cassazione ha spostato il bisturi da una legge all’altra, non già per riabilitare le norme di cui al decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31 (cosiddetto Decreto Nucleare), oramai abrogate, bensì per colpire quanto di quelle norme è resistito nel decreto Omnibus, vale a dire appunto i commi 1 e 8. In particolare, il comma 1 attua una sospensiva mentre il comma 8 lascia aperta la “porta” alla decisione governativa di reintrodurre la produzione di energia di origine nucleare dietro parere della UE circa la sua sicurezza. Non è vero che eliminati i due commi, le norme che la Legge 75/2011 ha abrogato ritornino in vigore. I due commi dell’art. 5 non abrogano alcuna norma. Quindi non credete a chi vi dice che bisogna votare NO. La vostra volontà di dire No al Nucleare corrisponde anche con il nuovo quesito alla croce sul Sì. Non è cambiato nulla. Con il referendum si azzoppa la strategia meschina del governo di schivare il colpo e di mettere al riparo interessi cospicui (e occulti).

Quindi votate sì per dire no al nucleare.

Pronto l’assalto alla Corte Costituzionale: Alfonso Quaranta verso l’elezione

C’erano una volta le toghe rosse. La fine dell’interregno di De Siervo alla presidenza della Consulta ha innescato una guerra intestina fra giudici filoberlusconiani e antiberlusconiani. Ne resterà uno solo e questo sarà Alfonso Quaranta, giudice di Palazzo dal 2004 – fu nominato dal Consiglio di Stato.

Dopo la defezione di De Siervo, la cui presidenza è stata segnata dalla sentenza che ha neutralizzato il Legittimo Impedimento e dagli strali di B. secondo cui la Consulta è un covo di toghe rosse, i giudici restano quattordici. Inoltre il giudice Maria Rita Saulle non gode di buona salute e potrebbe disertare la votazione. Gli avversari di Quaranta sono tutti “nominativi deboli”: Maddalena verrà sostituito a metà luglio e non è conveniente eleggere un presidente per un solo mese; Finocchiaro ‘scade’ a Dicembre. Quaranta potrebbe dare continuità a una carica che ha troppo di frequente cambiato volto. Andrà in pensione soltanto nel 2013. Il problema è che Quaranta è in quota alla destra. Ne sono evidente testimonianza due fatti:

  1. Quaranta è la mano che ha scritto la sentenza della Corte su Abu Omar e la preminenza del segreto di Stato – il “segreto di Stato” è una prerogativa unica del presidente del Consiglio. “Il giudizio sui mezzi ritenuti necessari o soltanto utili a garantire la sicurezza dello Stato – si legge nella sentenza – spetta al Presidente del Consiglio dei ministri sotto il controllo del Parlamento”; vi ricordo come il caso della Extraordinary Rendition di Abu Omar è stato al centro di un caso internazionale e che ha messo contro governo – presieduto da B. – e procura di Milano nella persona di Armando Spataro, pm dell’inchiesta;
  2. Quaranta è molto vicino a Altiero Matteoli: negli scorsi anni fece parlare di sé poiché il figlio, tale Alessio Quaranta, divenne presidente niente meno che dell’ENAC. Un bel posticino. Potenza dei padri. Poco tempo dopo, la Consulta dovette pronunciarsi su un conflitto di attribuzione fra magistratura ordinaria e Tribunale dei Ministri circa un procedimento a carico dello stesso Altiero Matteoli, accusato di favoreggiamento (aveva rivelato ad un prefetto di essere sotto indagine). Se avete un po’ di fantasia, potete facilmente capire come è andata: la Consulta ha votato a favore del conflitto e la Camera ha salvato il buon Altiero. Si dice che Quaranta si fosse astenuto nella fattispecie, ma chissà quale è stato il suo contributo alla discussione.

Considerato che la Corte si divise 12 a 3 durante il voto sul Legittimo Impedimento, tolti De Siervo e la Saulle malata, i rossi scendono a dieci, due dei quali a scadenza prossima ventura. De Siervo deve essere sostituito dal voto parlamentare e la maggioranza terrà quello scranno a lungo vuoto, spettando esso all’opposizione.

A metà luglio la Corte dei conti elegge il successore di Maddalena. In lizza un giudice di destra come Salvatore Sfrecola, presidente della Corte in Piemonte, che festeggia la nomina con un festa da 300 invitati a casa del principe Ruspoli. Poi l’attuale pg Mario Ristuccia (già in pensione), il presidente della Corte in Puglia Eugenio Schlitzer, il più giovane Aldo Carosi. A novembre voto in Cassazione. In corsa il presidente aggiunto Paolo Vittoria, anche lui pensionando, e il civilista Mario Morelli (La Repubblica.it).

Facendo i conti, al momento in cui si dovrà discutere il conflitto di attribuzione sul caso Ruby, le toghe rosse saranno solo 8, con presidenza contraria. Di fatto si compierà la berlusconizzazione della Corte Costituzionale. Ecco perché la probabile presunta vittoria di Quaranta potrebbe avere un effetto dirompente sugli equilibri istituzionali. Tutto avverrà lunedì, al chiuso delle stanze del Palazzaccio. Non solo: martedì la Consulta deciderà sul nuovo conflitto sollevato dalla Presidenza del Consiglio circa la sentenza della Cassazione sul referendum del nucleare (la Presidenza chiede la nullità della consultazione). Il primo test a cui Quaranta e il suo cerchiobottismo daranno prova di fede e ossequio al Padrone?