#102ideepercambiare [il PD]

Il documento conclusivo dei lavori di #OccupyPD che verrà presentato nel corso del Politicamp a Reggio Emilia, questo week-end:

102ideepercambiare

pd logo #OccupyPD

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Verso Epifani: il Caminetto vince su #OccupyPD?

Sul nome di Epifani, è scritto, si sarebbe raggiunto un accordo fra le varie componenti del Partito Democratico. Quali siano le suddette componenti è – e resterà – un fitto mistero. Non è chiaro, per esempio, se quei famosi 101 del killeraggio prodiano siano una squadra coesa o – per così dire – a geometria variabile. Non è chiaro affatto se essi diventeranno fieri sostenitori dell’ex segretario CGIL oppure siano mandati in ordine sparso, irriconoscibili fra i tanti, a seminare il dubbio dopo aver palesato in pubblico la propria approvazione per il nome del ‘traghettatore’.

In ogni caso il traghettatore è stato indicato preliminarmente contando sul fatto che gli altri, gli oppositori della linea del governissimo, che sono quasi certamente più di uno ma non quei 101, non sono pienamente allineati intorno a un nome che possa essere condiviso dalla restante parte. Di fatto non c’è e non ci sarà una candidatura alternativa a quella di Epifani, pertanto i giochi si possono dire già fatti. Ancora una volta la decisione è presa altrove, non dagli organismi deputati, in questo caso l’Assemblea Nazionale, ma dalle riunioni del cosiddetto Caminetto, il gruppo ristretto dei dirigenti prescelti.

Solo il dibattito di domani potrà chiarire definitivamente se e come il PD andrà a congresso in autunno. Epifani viene etichettato come traghettatore ma l’impressione è che la scelta del suo nome sia stata molto ragionata anche se non è detto che sia ragionevole. Se l’obiettivo era quello di ricompattare il partito, in realtà la sua nomina potrebbe avere l’effetto di accentuare la polarizzazione interna fra la sinistra e i neo-democristiani.

Può il PD fondare la propria esistenza sulla dicotomia Letta-Epifani? Può Epifani rappresentare una discontinuità con la segreteria dimissionaria? E che fine ha fatto il metodo democratico?

Domani i ragazzi di #OccupyPD presidieranno il Padiglione 10 della Nuova Fiera di Roma. Proporranno 4 punti, fra i quali il congresso subito. Ma il Padiglione 10, domani, potrebbe essere sufficientemente impermeabile alle loro richieste.

PD | Segretario subito con Congresso Postdatato

Bersani, da segretario dimissionario, ha cambiato improvvisamente rotta e dice di voler spingere per risolvere lo stallo nel PD: il congresso si farà subito e non serve un segretario reggente. L’Assemblea Nazionale, sabato, deve decidere la data del congresso ma, secondo una vasta vulgata che va da Bersani, passa per Cuperlo e raggiunge persino i fioroniani (specie perniciosa, secondo i manuali di Scienza – si scherza), deve anche votare un nuovo segretario, un segretario a tutti gli effetti. Un nome autorevole. Che poi andrà al congresso per farsi legittimare da una specie di plebiscito “intimo” fra gli iscritti. Per darvi l’idea della irragionevolezza del segretario dimissionario, soltanto qualche giorno fa dichiarava che la riunione di sabato non dovrà giammai esser trasformata in un mini congresso. Ora afferma che la stessa deve votare il nuovo segretario e che il nuovo segretario deve essere autorevole: non uno che passa di lì per caso, insomma.

Matteo Renzi ha incontrato Bersani stamattina, in una sorta di antipasto del Caminetto serale. Secondo Bersani l’incontro sarebbe “andato molto bene”. Renzi ha confermato che “non sono io che faccio problemi o correntizzo il partito”, “non voglio mettermi di traverso”, eccetera. Secondo Repubblica, l’idea di votare un segretario pro tempore è però ancora sul campo e i due candidati sarebbero nientemeno che Anna Finocchiaro e Roberto Speranza. Ma se un nominativo aveva ricevuto dai renziani il niet per la seconda carica dello Stato, potrebbe essere diversa la scelta se quel medesimo nome venisse proposto in Assemblea come candidato segretario?

A posteri l’ardua sentenza.

Prossima Italia ci riprova, da Canossa #occupypd con #corruzionezero

Tratto da Prossima Italia:

Sabato saremo a Canossa (qui tutte le info utili) per dare il nostro contributo alla costruzione di un Paese a corruzione zero (e #corruzionezero sarà anche l’hashtag della diretta Twitter che faremo parallelamente allo streaming). Da militanti, rappresentanti, amministratori, giornalisti, ricercatori, magistrati, più semplicemente da cittadini.

Vogliamo contribuire ad alimentare il dibattito pubblico ponendo al centro dell’agenda delle priorità politiche del nostro Paese la lotta ad ogni forma di corruzione e la promozione di politiche di etica pubblica.

Per questo, abbiamo chiesto a chi interverrà nel corso dell’Assise di riflettere e presentare una proposta, uno strumento o semplicemente un’iniziativa in grado di arricchire l’arsenale di politiche contro la corruzione. Le raccoglieremo nel Protocollo di Canossa, che guiderà le conclusioni politiche della giornata e, soprattutto, costituirà la base di lavoro per il dibattito pubblico che intendiamo alimentare.

Da parte nostra proveremo a dar l’esempio, perché è nell’esempio che si misura la credibilità dell’azione, dell’azione politica in particolare.

Tra le tante proposte su cui ci misureremo a Canossa, iniziamo metterne in discussione cinque, che riteniamo centrali, e, tuttavia, non compaiono o compaiono poco nel dibattito pubblico:

  1. La corruzione politica va prevenuta: con la trasparenza e il controllo dal basso. Partiti, fondazioni politiche e comitati elettorali devono pubblicare su un unico sito internet gestito da un ente terzo tutte le loro entrate e uscite superiori a 500 Euro ogni tre mesi, ogni mese nei periodi di campagna elettorale. I cittadini hanno diritto di conoscere le fonti dei contributi privati alle organizzazioni politiche e le modalità con cui esse spendono i finanziamenti pubblici, che in media rappresentano tre quarti delle loro entrate. Insieme ad altre forme di controllo e verifica contabile, occorre fare entrare la luce del sole e lo sguardo vigile dei cittadini nei bilanci di chi fa politica.
  2. La corruzione politica si combatte con l’introduzione di regole basilari di promozione e tutela della dignità della rappresentanza politica. Vanno disciplinate – per legge – specifiche cause di ineleggibilità che inibiscano la candidatura e comportino l’automatica decadenza dalle funzioni di rappresentanza politica ad ogni livello dei condannati in via definitiva per i delitti contro la pubblica amministrazione.
  3. La corruzione dei funzionari pubblici va contrastata incentivando le pratiche di denuncia, indispensabili per far emergere l’enorme sacca di corruzione “nascosta” che attanaglia il sistema e, successivamente, tutelando in modo efficace chi denuncia.
  4. Nel delicatissimo segmento degli appalti – esposto ad un tasso mostruoso di illecita distorsione legata a pratiche corruttive, sempre più alimentate dalla criminalità organizzata – è indispensabile disciplinare per legge alcuni strumenti preventivi e sanzionatori già sperimentati in protocolli virtuosi di legalità siglati tra enti pubblici, prefetture e camere di commercio (ad esempio il protocollo per la legalità negli appalti dei Comuni di Reggio Emilia e Forlì e del piccolo Comune di Merlino). Bisogna assicurare, negli appalti, la trasparenza degli atti amministrativi attraverso la pubblicazione, sul sito internet dell’ente pubblico, delle consulenze e delle collaborazioni, di tutti gli appalti e dei subappalti, introducendo meccanismi di regolamentazione dei conflitti di interessi ed incentivando la nascita di stazioni uniche appaltanti dotate di adeguate strutture e professionalità. Bisogna promuovere la nascita di “white lists” di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale e condizionare l’aggiudicazione degli appalti – anche nel privato – al rispetto di detti requisiti: i soggetti dovranno cioè comunicare in modo trasparente la composizione della compagine societaria, compreso il casellario giudiziale dei titolari e dei soci, i bilanci dell’ultimo anno di attività, l’elenco di tutti i fornitori e subappaltatori.
  5. La corruzione va contrastata attraverso una rivisitazione del sistema sanzionatorio dei reati contro la pubblica amministrazione previsto dal codice penale, ispirata ad un cambio di prospettiva.  Se la corruzione è un fenomeno dalla marcata dimensione economica, allora è anche sul terreno della opportunità economica (oltre che attraverso la minaccia della sanzione detentiva) che va disincentivato e sanzionato. Bisogna prevedere e garantire l’effettiva applicazione di severe sanzioni pecuniarie (oggi assenti) agganciate alla rilevanza del prezzo e del profitto del reato ed introdurre meccanismi fondati sul danno punitivo. Chi, commettendo un reato, cagiona un danno all’ente pubblico (ad esempio mille euro) non può essere esposto al solo rischio di dover risarcire – dieci anni dopo – i mille euro di danno causato. E’ necessario che la quantificazione di ciò che deve essere risarcito sia rapida e agganciata a moltiplicatori legati alla gravità della condotta realizzata: nei casi più gravi anche il triplo o il quadruplo del danno arrecato. Solo così una scommessa illecita come la corruzione, oggi troppo spesso vincente sul piano economico, potrà divenire una scommessa molto rischiosa domani, con un effetto di deterrenza aggiuntiva rispetto alla pena detentiva.

Queste alcune delle proposte che contribuiranno a costruire il Protocollo di Canossa. Ragioniamo e proponiamo, ancora, insieme. Il protocollo contro la corruzione è aperto a voi.

Prima gli elettori: così comincia #OccupyPD

E’ chiaro che il referendum sul Porcellum non ci sarà tempo per farlo. B. cadrà questa settimana, più precisamente mercoledì. Ed evidentemente non ci saranno i numeri alla Camera o al Senato per fare un governo di salvezza nazionale o un post- B. con Letta presidente del Consiglio.

Bersani ieri non ha fatto alcun cenno a primarie aperte, né al fatto che questa legge elettorale anti democratica si possa aggirare chiedendo ai propri elettori di partecipare alla formazione delle liste elettorali.

Prossima Italia ha lanciato #OccupyPD. La prima delle iniziative si chiama ‘Prima gli elettori’. Andiamo da Bersani con il peso di un bel po’ di firme. Chiunque può raccogliere le firme. Chiunque. Fatelo. Ecco come:

Andate e raccogliete (le firme)Scarica il modulo

#OccupyPD: ecco da dove cominciare

Dopo qualche giorno di riflessione, Pippo Civati ha inaugurato le prime azioni – sì, di azioni si tratta, di parola e azione – di #OccupyPD.

1) #novitalizi:

La prima è semplicissima: si scrive al proprio consigliere regionale di riferimento e si chiede che cosa si sta facendo, nella propria regione, per la riduzione dei privilegi. Non è solo un mailbombing. No, ci vuole il contatto web, ma anche quello fisico. Chiedete all’eletto di tenervi aggiornati, di dare informazione circa l’iter di approvazione della riforma, che è piccola grande cosa, nel mare della sfiducia dilagante. Procediamo? #novitalizi #occupyPD;

2) #primarieparlamentari:

La seconda è più sofisticata: si tratta di convincere il Pd a tutti i livelli a tenere le primarie per i parlamentari. E allora ci si può muovere in molti modi. A Roma qualcuno raccoglierà le firme il 5 novembre, durante la manifestazione del Pd.Procediamo? #primarieparlamentari #occupyPD (ciwati).

Cominciamo da #novitalizi dai twit e dalle e-mail ai segretari/commissari regionali. Ho cominicato a farne un elenco che è però da completare. Chi vuole, contribuisca. Poi c’è da pensare al testo della e-mail.

Enzo Amendola Pd Campania – http://twitter.com/#!/pdcampania – Tel. 081 7642148 – 081 2474627
Lorenzo Basso Pd Liguria – http://twitter.com/#!/PDLiguriasegreteria@partitodemocraticoliguria.it –
Sergio Blasi Pd Puglia
Stefano Bonaccini Pd Emilia Romagna
Lamberto Bottini Pd Umbria
Vannino Chiti Pd Lazio
Raimondo Donzel Pd Valle d’Aosta
Rosanna Filippin Pd Veneto
Antonio Frena Pd Alto Adige
Silvio Lai Pd Sardegna
Danilo Leva Pd Molise
Giuseppe Lupo Pd Sicilia
Andrea Manciulli Pd Toscana
Maurizio Martina Pd Lombardia
Gianfranco Morgando Pd Piemonte
Adriano Musi Pd Calabria
Michele Nicoletti Pd Trentino
Silvio Paolucci Pd Abruzzo
Debora Serracchiani Pd Friuli Venezia Giulia
Roberto Speranza Pd Basilicata
Palmiro Ucchielli Pd Marche

 

E a sorpresa Renzi viene beffato da #OccupyPD

Renzi ieri sera era trending topic su Twitter insieme a Leopolda e a poco altro. Ci si stava lambiccando su quanto fosse diversa la Leopolda del 2011 da quella del 2010. Qualcuno ha malignamente pensato e scritto (Popolino) che Renzi si è sbagliato, poiché la sua rappresentazione di Palazzo Chigi è straordinariamente somigliante ad un altro palazzo, che Renzi stesso ha frequentato una volta, una sera: quello di Arcore.

Insomma, parliamoci chiaro: questa elucubrazione mentale di immaginarsi dentro Palazzo Chigi e mettersi alle spalle una libreria, pare avere un grosso debito con l’iconografia del Berlusca.

Ma tant’è, questa è un’altra storia. E’ la storia di una scossa, una scossa che ha raggiunto il polso di Renzi mentre lo stesso impugnava l’iphone per controllare i twit che lo riguardavano. Oibò, #Leopolda è scalzato da #OccupyPD. Ecchè #OccupyPD?

#OccupyPD è innanzitutto una geniale intuizione di Falce73. Una felice sintesi di un’idea che da tempo aleggia fra i netizen e i ggiovani del PD. L’OPA democratica di Civati, che a sua volta sintetizzava l’appello di Stefano Boeri ai milanesi (non abbandonate il partito, invadetelo pacificamente), è l’idea secondo cui il vero rinnovamento della politica italiana non si fa con l’insurrezione o la protesta, ma con la testa. Ovvero uscire dalla dicotomia del berlusconismo-antiberlusconismo senza lanciare estintori ai poliziotti, disintossicandosi dai sampietrini.

Perché occupare il PD? Perché è arrivato il tempo del Noi, il nostro tempo, non più il tempo dell’interesse di uno solo a discapito di quello di tutti. Poiché il PD non è il partito di uno solo, ma è, sin dalle fondamenta, aperto al suo popolo.

Si potrà obiettare che non è così, che è solo finzione: il PD è lo stesso partito di venti anni fa, solo che allora aveva un altro nome. Bene, vi dico, avete ragione: ma se è veramente così, è soltanto colpa Nostra. Siamo noi ad averlo permesso, ad aver lasciato invariate le gerarchie di un partito che pare più un club privato chiuso nelle stanze, nei palazzi romani o milanesi, a smistare appalti e gabelle.

C’è chi dice che il PD è l’alter ego del PdL. Quindi è inutile impegnarsi per cambiarlo, è tempo perso, è già  contaminato dalla corruzione, è irrimediabilmente compromesso nella casta, parte di una cricca fra molteplici cricche.

E invece no. Tutto può cambiare. Il PD per primo. Se si fa #OccupyPD è perché il PD non ha mura invalicabili, ma ‘cancelletti’, steccati malmessi, che nessuno ha intenzione di curare. Anzi, a dire il vero, è stato Bersani ad aprirlo, il cancello. Quando ha detto che lui si candida alle primarie di coalizione senza voler essere il solo candidato del PD, ha praticamente detto sì – ma se ne è reso conto? – alla formula delle primarie francesi. Primarie aperte.

Questa è l’occasione giusta. E’ il momento per dare il via a una rivoluzione che non ha bisogno né di sampietrini, né di personalismi. Pensateci, #OccupyPD è ben più di un hashtag su twitter. Diventerà l’hashtag della politica.

Come partecipare a #OccupyPD? Chiedete primarie aperte per costituire le liste delle prossime elezioni politiche, che sono imminenti. Sappiatelo, il referendum sul Porcellum non si farà. Qualcuno nella maggioranza o al governo, pensa di staccare la spina prima e salvarsi per mezzo di quella legge elettorale tremenda. Possiamo permettere che il PD rimanga quello che è? La risposta è una sola: no.

Diamo il via a #Occupy PD. Possiamo pensare a diversi gradi di coinvolgimento: dal mero attivismo da tastiera all’impegno politico vero e proprio, in carne e ossa, prendendo la tessera del partito e ‘partecipando’.

Cosa ne pensate?