Pil Italia, crescita rimandata di sei mesi

Pil Italia, crescita rimandata di sei mesi

Riprendo da un’analisi di qualche mese fa in cui mettevo in correlazione la curva del Prodotto Interno Lodo italiano e il PIL stimato dall’OCSE (OECD). Di fatto il paese ha mancato l’aggancio, o per meglio dire, l’inversione di tendenza, e risulta in ritardo di due periodi (un semestre) rispetto alla previsione dello scorso Novembre 2012. L’abbozzo di ripresa che è stato registrato nell’ultimo trimestre (curva blu) ha la medesima pendenza della previsione OECD (curva aracio scura), la quale prevedeva PIL positivo entro la fine dell’anno. Traslando la medesima curva di due periodi, il PIL positivo slitta a metà 2014.

OCSE chiede di riformare la legge sulla Prescrizione

A leggere il report OECD sulla situazione economica dell’Italia, specie le pagine che contengono le conclusioni dell’organismo internazionale, ci si stropiccia gli occhi in quanto ci si aspetterebbe ben altro che un invito – inequivocabile – a spingere sulle riforme anticicliche e pro-crescita. E invece, le due pagine di raccomandazioni sembrano un vero e proprio programma di governo: un programma al cui cospetto i discorsi del governo Letta paiono essere più una lista disordinata di (buoni) propositi che mai vedranno la luce.

Dico questo anche un po’ provocatoriamente, ma saprete meglio di me che una delle principali obiezioni sollevate durante la stagione economicamente depressiva del governo Monti rispetto a politiche anticicliche era che i vincoli europei sul bilancio pubblico non potevano essere violati. In realtà non era affatto vietato che il governo prendesse provvedimenti volti ad una generale deregulation, specie nel settore delle professioni. Ma voi saprete che la nostra rivoluzione liberale si è dimostrata una bolla di sapone e la parte politica che storicamente se ne è fatta carico, è stata presto infiltrata da lobbisti e dai piccoli feudatari delle rendite di posizione. Quindi, la nostra interpretazione del dettato europeo è stato: maggiore tassazione erga omnes, conseguente compressione salariale, riduzione dei consumi, riduzione degli ordinativi, riduzione delle produzioni industriali e così via in una spirale negativa che ci ha fatto perdere quasi il 3% di Pil lo scorso anno e – stando alle previsioni OECD aggiornate – il 1.5% nel corso del 2013.

L’OECD ha suddiviso le raccomandazioni in tre parti: la prima dedicata alla politica fiscale e finanziaria; la seconda circa il mondo della produzione della regolamentazione del mercato del lavoro e altre politiche strutturali; la terza e ultima relativa alla riforma della Pubblica amministrazione e della giustizia civile. E’ da leggere la parte relativa al mercato del lavoro, in cui l’organizzazione internazionale suggerisce al governo di rovesciare l’impostazione attuale, che vede garantiti i lavoratori che un lavoro ce l’hanno, mediante le varie forme della cassa integrazione, estendendo una sorta di assicurazione sociale a tutti, compresi disoccupati e quelli che un lavoro non lo cercano più. In materia di controllo della spesa pubblica, l’OECD chiede di proseguire la strada intrapresa con la spending review, stabilendo per la selezione delle politiche di spesa un criterio basato sulla priorità dell’intervento.

E’ molto interessante il capoverso sulla Giustizia. Sarei curioso di sapere cosa ne pensa la dolce metà della maggioranza PD-Pdl poiché in esso si cita la necessità di prevenire e risolvere i conflitti di interesse. Inoltre, per l’OECD il ricorso ai decreti lege andrebbe limitato e il governo dovrebbe legiferare per mezzo di codici o di testi unici. Ma soprattutto colpisce l’ultimo punto, il numero tre, laddove viene prescritto di rivedere la legge sulla ‘Prescrizione’ dei processi, che andrebbe rivista onde evitare ‘manovre dilatorie’, permettendo lo svolgimento sia del processo che dell’appello nei limiti delle prescrizione medesima. Qualcosa di indigesto per i peones di Berlusconi e pertanto non verrà mai raccontato sui giornali.

Quello che segue è il testo delle pagine 13 e 14 del documento pubblicato a questo link: http://www.keepeek.com/Digital-Asset-Management/oecd/economics/oecd-economic-surveys-italy-2013_eco_surveys-ita-2013-en

In corsivo i miei commenti e le parti che, a mio avviso, sono degne di essere confrontate con le dichiarazioni alle Camere (decisamente soft) del presidente del Consiglio Enrico Letta.

La politica fiscale e finanziaria.

  1. Proseguire gli sforzi per arrestare e invertire la tendenza al rialzo del rapporto debito-PIL. Ciò potrebbe essere realizzato sia con un bilancio in pareggio o con un piccolo surplus fiscale, sostenuto da una forte implementazione di riforme strutturali che agiscano sulla crescita.
  2. Mettere a fuoco il consolidamento di bilancio sul controllo della spesa [spending review], con un processo di revisione della politica della selezione delle priorità, una delle quali è un regime di assicurazione contro la disoccupazione ancor più completo, già legiferato [salario minimo?].
  3. Se le condizioni macroeconomiche si deteriorano, ancora una volta, consentire agli stabilizzatori automatici di funzionare [doppio aumento IVA]
  4. Creare il cosiddetto Consiglio fiscale appena legiferato, dandogli piena indipendenza, personale altamente qualificato, garanzia di accesso ai dati, un bilancio adeguato e la libertà di investigare come ritiene necessario.
  5. Incoraggiare le banche ad aumentare ulteriormente le disposizioni contro le perdite, e continuano a sollecitarle nel soddisfare le loro esigenze di capitale con ricapitalizzazioni o vendita di attività non-core. Incoraggiare la concorrenza nel settore finanziario.

La produzione e la regolamentazione del mercato del lavoro; altre politiche strutturali.
Proeguire le riforme del 2012:

  1. Completare l’attuazione delle riforme chiave, assicurando che la regolazione del settore Trasporti venga istituita rapidamente e che l’Autorità garante della concorrenza utilizzi i suoi nuovi poteri attivamente.

Estendere le riforme:

  1. Rimuovere normative restanti che limitano la capacità nei servizi di vendita al dettaglio e professionali; riconsiderare alcuni passi indietro, in particolare quelli che hanno limitato l’espansione della concorrenza tra avvocati.
  2. Promuovere un mercato del lavoro più inclusivo, migliorare l’occupabilità, con un maggiore sostegno per la ricerca di lavoro e della formazione, collegato con una più ampia rete di sicurezza sociale, anziché salvaguardare posti di lavoro esistenti.
  3. Promuovere l’ampliamento dell’attuale accordo tra le parti sociali in modo da allineare meglio i salari rispetto alla produttività, per contribuire a ripristinare la competitività.
  4. Ampliare la base imponibile [lotta all’evasione] riducendo l’imposizione fiscale completa, consentendo riduzioni di aliquote fiscali marginali sul lavoro, in particolare sulla seconda fonte di reddito.

Pubblica amministrazione e della giustizia civile
Segui attraverso le riforme 2012:

  1. Incoraggiare l’uso delle disposizioni di trasparenza della riforma della pubblica amministrazione e la legge anti-corruzione, agendo con decisione sulle inefficienze, sui conflitti di interesse o la corruzione.
  2. Completare la riorganizzazione territoriale dei tribunali, ottimizzando i processi giudiziari, migliorando l’uso delle tecnologie dell’informazione e allargando gli incentivi per un maggiore utilizzo di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie. Continuare razionalizzazione del governo sub-nazionale [abolizione delle province].

Estendere le riforme.

  1. Limitare l’uso di decreti legge, lavorare per codici (“Testo Unico”) della legislazione, garantire la valutazione dell’impatto effettivo di leggi e regolamenti, e aumentare l’uso di clausole transitorie.
  2. Costruire intorno alle disposizioni di legge anti-corruzione sviluppando a tutti gli effetti una Legge sulla libera Informazione [nel testo ‘freedom of information act‘].
  3. Rivedere la legge sulle limitazioni (“prescrizione”) nei procedimenti per crimini di corruzione per ridurre gli incentivi a manovre dilatorie, come includere lo svolgimento del processo in primo grado e d’appello nei termini della prescrizione.

OCSE: Italia e la crescita che verrà (nel 2014)

I dati OECD (OCSE) indicano che la crescita economica per l’Italia avverrà, ma un po’ più tardi. Nel 2014! Il dato preso così come è stato divulgato dai giornali lascia un po’ perplessi, anche perché c’è chi (Monti) ha affermato che stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel. Ecco, oggi sappiamo che il tunnel durerà per tutto il 2013. Ho scartabellato fra le serie storiche dell’OECD (qui) e ho ricavato il grafico che segue relativo all’andamento del GDP su base annua (Pil) italiano secondo il dato ufficiale (linea blu) e proseguendolo con le proiezioni OECD (linea rossa):

 

Come potete osservare voi stessi, la linea rossa valica lo zero soltanto alla fine del 2013. Se può consolare, l’ultimo trimestre 2012 dovrebbe essere il picco negativo della crisi, dopodiché dal 2013 avremo un trend di ripresa, pur con crescita negativa. Quello che dovrebbe preoccupare maggiormente, a mio avviso, è che l’OECD ha previsto un andamento della curva di crescita con pendenze decrescenti già a metà 2014.

Area arancio: Pil negativo ma con pendenze crescenti; area verde, Pil e pendenze crescenti; Pil positivo e pendenze decrescenti

 

OECD, la ripresa economica è finita

Si chiama Composite Leading Indicator. E’ un aggregato di indicatori economici usato dall’OECD – OCSE per gli italiani – per prevedere il ciclo economico dei prossimi sei mesi. Mesi or sono, il governo e la maggioranza impiegarono il CLI per raccontarci la favola che la “crisi è finita”. Il 9 Luglio scorso, l’OECD ha pubblicato il nuovo rapporto, disponibile sul sito dell’organizzazione. Nessuno, né del governo, men che meno della maggioranza, ha osato aprire il rapporto. La ragione è la seguente:

Per i paesi OECD si può ancora parlare di espansione, ma la curva ha preso una ‘china pericolosa’. La crescita segna il passo. Certo, in questa sigla – paesi OECD –  vi è dentro di tutto. Quasi tutti i paesi europei, compresa la Grecia. L’Italia ha fatto segnare una crescita del PIL per il primo trimestre di ben 0.5%. Giusta osservazione, si potrebbe dire. Allora guardiamo al CLI paese per paese. Abbiamo adottato questo parametro come fosse la Bibbia, in tempi recenti. Non più tardi dello scorso autunno. E ora? Possiamo mica smentirci…

Ecco i dati:

Nell’ordine: espansione in Giappone e Germania, picco potenziale (ovvero la curva tende verso il basso) in Regno Unito, Canada e Brasile. La curva mostra invece chiaramente il raggiungimento del picco della “ripresina” in Francia, in India e – signore e signori! – in Italia. Che se sommato alla Manovra Finanziaria lacrime & sangue con zero misure a favore della crescita, significa una cosa sola: depressione.

Si salvi chi può.

Non c’è alcuna ripresa. I dati OECD (OCSE) sono solo una proxy. Una previsione.

Berlusconi parla di un paese – il nostro – come del campione della ripresa. Ma quale ripresa, verrebbe spontaneo chiedersi. Mr b cita i dati OCSE – ovvero le stime OECD. Di questo si tratta. Di previsioni. Di stime. Le stesse previsioni che quando erano fosche e nefaste venivano gettate nella spazzatura dal governo e dal ministro Tremonti. I Composite Leading Indicators, si chiamano. di seguito CLI. Ed è specificato sul sito dell’OECD addirittura come sono composti. Vi invito a leggere. Qui di seguito un estratto con la traduzione:

  • OECD CLIs are aggregate time series which show a leading relationship with the growth cycles of key macro-economic indicators (the average lead is 6-months). Typically, they are constructed to predict the cycles of total industrial production or gross domestic product in industry, which are chosen as proxy measures for the aggregate economy. CLIs are calculated by combining component series in order to cover, as far as possible, the key sectors of the economy. These component series cover a wide range of short-term indicators such as observations or opinions about economic activity, housing permits, financial and monetary data, etc. The  aggregation of components series into the CLI reduces the risk of “false signals”, changes in the indicator due to irregular movements which do not correspond to any later developments in the aggregate economy.

(traduzione by cubicamente: “Gli OCSE CLI sono aggregati di serie temporali che mostrano una relazione dei principali indicatori macroeconomici dei cicli di crescita (la media di confronto è a 6-mesi). In genere, sono costruiti in modo da prevedere i cicli di produzione totale o del prodotto interno lordo nel settore industria, che sono stati scelti come misure rappresentanti per l’economia globale. I CLI sono calcolati mediante la combinazione di serie di componenti, al fine di coprire, per quanto possibile, i settori chiave dell’economia. Queste serie di componenti coprono una vasta gamma di indicatori di breve termine, come le osservazioni o pareri circa l’attività economica, i permessi di alloggio, i dati finanziari e monetari, ecc. L’aggregazione di queste componenti in una serie CLI riduce il rischio di “falsi segnali”, di quei  cambiamenti negli indicatori a causa di movimenti irregolari, che non corrispondono in toto a una successiva evoluzione.
economia.”)

(tratto da OECD).

È chiaro che non esiste nessuna ripresa. Lo dicono gli stessi grafici della OECD. Loro dicono di prevedere una ripresa, secondo il loro metodo delle CLI.

italy cli oecd vs. pil

italy cli oecd vs. pil

E spulciando fra i dati degli altri paesi si nota un andamento assolutamente analogo, dando riprova – se ancor ce ne fosse bisogno – della globalità della crisi. Il grafico che segue infatti mostra l’evidenza di una ripresa solo in Asia, dovuta al motore della Cina:

oecd vs. resto del mondo

oecd vs. resto del mondo

Fonte OECD.