Libia, tu chiamala se vuoi guerra

Guerra di Libia 1911

Guerra di Libia 2011

No, non è peace keeping. Non è un intervento umanitario. E’ guerra, anche se ufficialmente – lo dice Napolitano – non siamo in guerra. Otto caccia bombardieri nostrani stanno sorvolando i cieli di Tripoli sganciando il loro pesante bagaglio. I nostri cieli testimoniano il transito degli aerei inglesi e francesi. Un rimbombo sinistro, molto frequente in mattina: chi abita a nord come me se ne sarà accorto. I nostri cieli sono cieli di guerra, e non l’avevamo previsto.

La decisione del governo di concedere le basi (nonché il voto di un parlamento prono e privo di opposizione) è stata repentina, priva della necessaria riflessione circa i rischi, altissimi, di rappresaglia libica contro le nostre navi mercantili, o persino in terra, qui da noi, nelle stazioni, negli aeroporti. A pensarci bene, l’avvallo all’attacco è un gesto da irresponsabili, soprattutto da parte di chi aveva stretto mani e baciato anelli. Non siamo più amici della Libia, poiché mai lo siamo stati. Eravamo amici del dittatore, questo sì, già sufficientemente vergognoso. Ora siamo anche messi dalla parte dei traditori, e questo la dice lunga sulla nostra libertà – pari a zero – in materia di politica estera. D’altronde i cablogrammi di Wikileaks hanno rivelato il giudizio di Washington su Berlusconi. Il pagliaccio è manovrabile, è da tener buono poiché utile al raggiungimento dei loro obiettivi geopolitici.

In Libia si combatte una nuova guerra del liberismo: un altro mercato da liberalizzare, quindi da colonizzare con le multinazionali occidentali. C’è posto per produzioni che qui da noi costano, c’è manodopera abbondante: alle spalle c’è un deserto che vomita disperati che si accontenterebbero di una paga da miseria. Certo meglio dei lager del Rais. Siete sorpresi del ruolo di primo piano dell’Unione Europea? E’ frutto del multilateralismo obamiano. Gli europei si prendano la parte di costi per la liberalizzazione della Libia, non soltanto i benefici. Noi sorvoliamo i cieli libici perché in terra abbiamo già l’ENI e non possiamo permettere che Total e Bp la scalzino: meglio una spartizione. Un pozzo a ciascuno. Intanto Frattini ipotizza: si andrà avanti finché Gheddafi non cadrà. Con un ministro degli esteri così c’è poco da star tranquilli. Berlusconi ci tiene a tranquillizzare tutti: Gheddafi non ha la tecnologia necessaria per colpire le nostre isole: Lampedusa, Linosa, Pantelleria. Poi lo scopriamo alla testa di una cordata con Putin con lo scopo di ricomporre le parti, come se noi non fossimo pienamente coinvolti nella alleanza dei volenterosi occidentali griffata ONU. Una specie di sclerosi della visione dei rapporti internazionali: le iperbole di un vecchio governante esautorato e privo di dignità.

Lampedusa è il fronte di questa guerra, o meglio la più immediata retrovia: un’immensa isola campo-profughi. Chi, che cosa potrà partorire una situazione tanto simile?

Due anni fa nessuno previde che Mohamed Game, cittadino libico residente da anni in Italia, si sarebbe fatto esplodere di fronte alla caserma Santa Barbara di Milano per protesta «contro il governo e Silvio Berlusconi responsabile della politica estera» (Corriere.it).

Esiste una circolare del capo della Polizia Manganelli che invita prefetti e questori a innalzare il livello di attenzione per gli obiettivi sensibili, in particolar modo le frontiere marittime e terrestri, nonché i luoghi simbolo. Non serve ipotizzare armi chimiche: l’unica arma più pericolosa – e che può attuare la vera rappreseglia contro i civili – potrebbe essere già fra di noi. E questa è una della ragioni per cui la chiamiamo guerra.

I giorni neri del PdL. Fra minacce di sfiducia, le Intercettazioni alla prova dell’aula

Berlusconi perde il consenso, titola stasera El Pais, citando un sondaggio del CorSera che dà il gradimento del premier al 31%, suo minimo storico. Ma sono giorni neri a Palazzo Grazioli. Le ombre di una nuova loggia segreta che riunisce, alla maniera di una cosca, capi di partito, faccendieri, magistrati quantomeno deviati o al più corrotti, candidati governatori che tramano per far saltare il proprio concorrente interno, senatori condannati per mafia, si sommano alle tensioni con i finiani, già altissime per le divergenze di opinione sul ddl intercettazioni, le minacce di sfiducia individuale ai danni di Cosentino, di voti a sorpresa sulla manovra finanziaria, di reciproche espulsioni di partito.

La tensione è talmente alta che si potrebbe arrivare alla crisi di governo già domani. Poiché domani il ddl intercettazioni giunge in aula per il voto dei deputati [errata corrige: in realtà il ddl doveva essere discusso in Commissione Giustizia alla Camera, ma il governo ha chiesto e ottenuto una proroga di 48 ore per studiare i nuovi emendamenti ad opera della presidente della commissione, nonché relatrice del provvedimento, Giulia Bongiorno] in un clima che se non è di guerra poco ci manca. L’UDC forse è già pronta ad assumersi la responsabilità di una nuova maggioranza, ma è noto che Casini e Fini condividono un progetto partitico a metà fra il conservatore e il liberale, un nuovo ‘centro’ che isolerebbe a destra Berlusconi e la Lega, ed è possibile che gli eredi della DC si defilino all’ultimo.

Crisi, quindi. Crisi di governo. Lo dicono tutti. Deve solo decidere quando cadere. Se farlo per mano propria, o lasciarsi impallinare dai ‘franchi tiratori’. Se ammettere il fallimento del governo in caso di stravolgimenti della legge bavaglio, oppure aspettare il voto di fiducia sulla manovra. O metter fuori Bocchino e Fini per poi rassegnare le dimissioni. Un dato è certo: la congiunzione di eventi sfavorevoli al governo non è mai stata così negativa. A rincarare la dose, un comunicato dello United Nation Human Right, l’Uffico dell’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, che ha riportato le dichiarazioni di un esperto di ‘libertà d’espressione’ dell’ONU medesima, tale Frank La Rue, che “ha sollecitato – testuale – il governo italiano a “o abolire o rivedere il progetto di legge 1415 *(ex ddl S.1611) in materia di sorveglianza e intercettazione per indagini penali”; egli ha avvertito che, “se adottato nella sua forma attuale, può compromettere il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia” (Italy: draft wiretapping law should be scrapped or revised, says UN expert on freedom of expression – United Nation Human Rights). Soltanto lo scorso 11 Luglio, in un articolo di The Guardian, l’Italia veniva accomunata, nel suo destino di fragilità delle istituzioni democratiche, ai paesi dell’ex cortina di ferro: tutto traballa, scrive Peter Preston, in Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Paesi Baltici e soprattutto Russia e Italia, che preoccupano maggiormente perché paesi ricchi e potenti. Il giornalista si lascia poi andare ad una considerazione amara:

Gli anni ’90, con il loro messaggio di speranza, sono ormai lontani. Nessuno in Occidente fa più discorsi sulle garigioni miracolose della democrazia. I soldati inglesi via da Kabul nel 2015? Sì, se David Cameron ne avrà possibilità: ma non aspettatevi di lasciarvi alle spalle una democrazia funzionante. Questo è un sogno di ieri, un delirio Bush-Blair. L’incubo di oggi è solo più Berlusconi (Peter Preston, Freedom temples totter, I templi della Libertà tremano, The Guardian).

Questa rinnovata attenzione per gli affari interni italiani da parte del mondo anglosassone non deve stupire: secondo Franceschini, capogruppo PD alla Camera,

E’ evidente -ha commentato Franceschini- che la criminalita’, in particolare la criminalita’ organizzata e’ un fenomeno che ormai non sente piu’ distanze, frontiere e ordinamenti nazionali, quindi cio’ che fa un paese in tema di lotta alla criminalita’ rafforza o indebolisce quello che avviene in tutto il mondo. Quindi e’ naturale e giusto -ha aggiunto Franceschini- che ci sia una preoccupazone internazionale, anche perche’ purtroppo attraverso l’Italia passano molti fenomeni di criminalita’ internazionale, dalle mafie allo spaccio di stupefacenti. E’ dunque evidente che indebolire qua la lotta al crimine, come avviene con questo disegno di legge, riguarda tutti, non solo gli italiani” (ASCA).

Attenzione internazionale che in Frattini desta “sopresa”, a cui non si può che reagire poiché reagire ‘a questa ingerenza’ secondo Capezzone è una questione di dignità nazionale. Poi in serata la dichiarazione di Cicchitto, le cui parole potrebbero farci guadagnare una crisi internazionale nei rapporti con l’ONU. Per Cicchitto, le osservazioni di Frank La Rue sono grottesche, tanto più che l’ONU si occupa “di tutto meno che delle questioni più drammatiche che si verificano nel mondo”. E pensare che La Rue si è detto disposto a venire in Italia, in autunno, a discutere della questione “in termini tecnici”. Sappia La Rue che a questi politici le questioni tecniche non interessano (o non le comprendono).

Copenaghen, il clima, e la scienza con il “ritocco”.

Il 7 Dicembre a Copenhagen si discuterà di clima e di global warming. Un vertice preceduto da un fallimento, il mancato accordo di Obama con la Cina. Rimangono fra l’altro due sole altre sessioni negoziali prima che il testo sia discusso dalla Conferenza delle Nazioni Unite, e la bozza di documento è ben lungi dall’essere esaustiva. Ma parlare di cambiamento climatico equivale a parlare di energia, di sviluppo, di sicurezza ambientale. Il Global Warming è strettamente correlato con il modello di sviluppo attualmente dominante, e discutere di emissioni di gas serra senza prevedere un nuovo paradigma sistemico è limitante. Ambiente vuol dire energia, salute, progresso, risorse; in definitiva, la civiltà umana.

All’interno del gruppo negoziale manca una leadership. Obama è in difficoltà a proporsi come tale, gli USA producono un terzo delle emissioni carboniche mondiali e anche all’interno del paese non esiste una convinzione radicata sull’influenza umana nei processi di riscladamento atmosferico.

Il New York Times, ieri, ha pubblicato la notizia di un furto di email da un server della British University. Le email contenevano discussioni intercorse fra scienziati climatologi, nelle quali gli stessi, oltre a dileggiare gli scettici del global warming, si preoccupavano di come taroccare dati scientifici non concordi con le loro teorie. Il NYT ha riferito il caso di una ricerca che incrociava l’accrescimento degli anelli degli alberi con l’incremento della temperatura. Ebbene, la correlazione si interrompe a partire dal 1960, fatto che ha posto i climatologi di fronte alla evidenza di una non affidabilità della struttura anello-temperatura e al suo abbandono per modelli più coerenti. Questa scelta è stata oggetto di critica: perché discutere dell’affidabilità di un metodo se il suo risultato è avverso a un teorema? E’ scientifico questo approccio? Il dubbio è legittimo ed è stato sollevato da molti frequentatori di siti di orientamento negazionista sul global warming. Allo stesso tempo, il furto di email e la loro conseguente pubblicazione a pochi giorni dal vertice di Copenhagen, mostra non pochi lati oscuri. E’ forse un tentativo di inquinare il dibattito a favore della corrente di chi sostiene di non fare nulla per frenare il riscaldamento terrestre, che ogni riduzione ai gas serra sarà un freno dato all’economia e allo sviluppo. Paesi come Cina, Russia, India e Iran rappresenteranno il fronte dei paesi anti-riduzionisti, e la possibilità di un accordo concreto si fa molto remota. Qualcuno sta gettando in pasto all’opinione pubblica argomenti devianti volti a negare la necessità di un cambio di paradigma sistemico.

Allo scopo di raggiungere un accordo che contribuisca realmente a salvare il pianeta da un devastante cambiamento climatico, i Paesi devono:

  • Concordare su un regime climatico forte e vincolante a partire dal 2012, sancendo nuovi impegni e migliorando il Protocollo di Kyoto, e firmando un nuovo Protocollo di Copenhagen;
  • Assicurare che le emissioni di carbonio raggiungano un picco entro il 2017 per poi diminuire rapidamente subito dopo, allo scopo di tagliare le emissioni globali di almeno l’80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050;
  • Concordare sulla decarbonizzazione delle economie dei Paesi sviluppati entro il 2050 e la riduzione delle emissioni di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020;
    Agevolare la transizione verso un’economia a basso consumo di carbonio nei Paesi in via di sviluppo, fornendo 160 miliardi di dollari all’anno per la mitigazione e l’adattamento e permettendo l’accesso alle tecnologie pulite;
  • Sostenere un’azione immediata contro il cambiamento climatico nei Paesi in via di sviluppo;
  • Sostenere l’obiettivo di deforestazione zero entro il 2020.
  • Centinaia di messaggi privati di posta elettronica e documenti, piratati da un server informatico della British University, stanno causando scalpore tra gli scettici del riscaldamento globale, che dicono così di dimostrare che gli scienziati del clima cospirano per enfatizzare il ruolo dell’influenza umana sul cambiamento climatico.
    I messaggi e-mail, attribuiti a eminenti ricercatori sul clima americani e britannici, includono le discussioni sui dati scientifici e se questi devono essere divulgati o no, scambi di idee sul modo migliore per combattere gli argomenti degli scettici, e commenti casuali – in alcuni casi irrisori – su persone specifiche, note per le loro opinioni scettiche. Bozze di articoli scientifici e un collage di foto che ritrae gli scettici del clima su un lastrone di ghiaccio, fra l’altro, sono stati trovati tra i dati piratati, alcuni dei quali risalgono a 13 anni fa.
    In una e-mail di scambio, uno scienziato scrive di statistica utilizzando un “trucco” in un grafico che illustra una tendenza recente del riscaldamento. In un altro, uno scienziato si riferisce agli scettici del clima come “idioti”.
    Alcuni scettici Venerdì hanno affermato che la corrispondenza ha rivelato uno sforzo di trattenere le informazioni scientifiche. “Questa non è una” pistola fumante”, si tratta di un fungo atomico,” ha affermato Patrick J. Michaels, un climatologo che ha a lungo smentito punto per punto le prove della teoria del riscaldamento causato dall’uomo, ed è criticato nei documenti.
    Parte della corrispondenza ritrae gli scienziati come sotto assedio dal gruppo gli scettici e preoccupati che ogni commento deviante o ogni dato problematico potrebbero essere rivolti contro di loro.
    Le prove che evidenziano un crescente contributo umano al riscaldamento globale sono così ampiamente accettate che il materiale pirata è improbabile che eroda completamente l’argomento. Tuttavia, i documenti senza dubbio sollevaranno questioni circa la qualità della ricerca su alcune questioni specifiche e le azioni di alcuni scienziati.
    In diversi scambi di e-mail, Kevin Trenberth, climatologo presso il Centro Nazionale per le Ricerche Atmosferiche e altri scienziati discutono dei divari nella comprensione delle recenti variazioni di temperatura. I siti web degli scettici hanno rilevato una riga in particolare: “Il fatto è che non si può spiegare la mancanza di riscaldamento in questo momento ed è una parodia che non possiamo sostenere,” il Dott. Trenberth ha scritto.
    […]
    Funzionari presso l’Università di East Anglia ha confermato in un comunicato il Venerdì che i file erano stati rubati da un server universitario e che la polizia si era decisa ad investigare sulla violazione. Essi hanno aggiunto, tuttavia, che non hanno potuto confermare che tutto il materiale che circola su Internet sia autentico.
    Ma molti scienziati e altri, contattati da The New York Times  hanno confermato che sono stati gli autori o i destinatari di specifici messaggi di posta elettronica inclusi nel file. Le rivelazioni sono destinate a infiammare il dibattito pubblico, così come centinaia di diplomatici che si preparano a negoziare un accordo internazionale sul clima in occasione delle riunioni a Copenaghen il prossimo mese, e almeno uno scienziato ha ipotizzato che la tempistica non è stata casuale.
    Dr. Trenberth Venerdì ha detto che era sconvolto della divulgazione dei suoi messaggi di posta elettronica. Ma ha aggiunto che secondo lui le rivelazioni potrebbero ritorcersi contro gli scettici del clima. Ha detto che pensava che i messaggi hanno dimostrato “l’integrità degli scienziati.” Tuttavia, alcuni dei commenti potrebbero prestarsi ad essere interpretati diversamente.
    Nel 1999 uno scambio di e-mail su tabelle che mostrano i modelli del clima nel corso degli ultimi due millenni, Phil Jones, un ricercatore del clima da lungo tempo alla East Anglia Climate Research Unit, ha detto di aver utilizzato un “trucco” ripreso da un altro scienziato, Michael Mann, per “nascondere” il calo della temperatura.
    Il Dr. Mann, un professore alla Pennsylvania State University, ha confermato in un’intervista che il messaggio di posta elettronica era reale. Ha detto che la scelta delle parole del suo collega era povera, ma ha osservato che gli scienziati spesso usano la parola “trucco” per fare riferimento a un buon modo per risolvere un problema, “e non qualcosa di segreto.”
    In questione ci sono alcune serie di dati, impiegati in due studi. Una serie di dati ha mostrato effetti a lungo termine della temperatura su anelli degli alberi, l’altra, le letture del termometro per gli ultimi 100 anni.
    Durante il secolo scorso, gli anelli degli alberi e i termometri indicano un aumento costante della temperatura fino al 1960, quando alcuni anelli degli alberi, per ragioni sconosciute, non sono più in crescita, mentre il termometro continuerà a farlo fino ad oggi.
    Il Dr. Mann ha spiegato che l’affidabilità della struttura-dati ad anello è messa in discussione, in modo che da non essere più utilizzate per tracciare le fluttuazioni di temperatura. Ma egli disse che la decadenza delll’uso degli anelli degli alberi non è mai stato qualcosa fatto di nascosto, ed era stato ricompreso nella letteratura scientifica da più di un decennio. “Sembra un fatto incriminante, ma quando si guarda a cosa stai parlando, non c’è nulla”, ha detto il dottor Mann.

    Inoltre, altre misurazioni indipendenti, ma indiretta delle fluttuazioni della temperatura negli studi sostanzialmente d’accordo con i dati di termometro mostra la temperatura in aumento.

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