Nichi Vendola? Politiche, non personalismi

Il moto di ribellione di Bersani, ieri ad Annozero, contro il fuoco di fila di Travaglio e Santoro, non può che far pensare alla prosecuzione della stagione della titubanza che tiene il PD in letargo da anni. Il dichiarazionismo di cui è malato il partito non può essere curato dallo scatto d’orgoglio del segretario. Non solo. Sebbene l’impeto mostrato possa lasciar presagire un diverso approccio, ci si muove ancora sulla vecchia prospettiva – malata – dei conteggi di percentuali e delle ampie alleanze. Lo dimostrano le strane manovre che si stanno compiendo a ‘sinistra’, laddove, dalle ceneri della costellazione post-comunista e neo-comunista, risorge la bandiera rossa, ma nella forma berlusconniana del personalismo.
Chi è costui? Nichi Vendola, obviously. Si parla apertamente di ‘Operazione Nichi’. Di un progetto politico di sinistra in ottica 2012 (e se si trattasse di elezioni anticipate?). Protagonisti insieme al governatore della Puglia, neo-eletto, Luigi De Magistris, in ovvia migrazione da IDV, Ignazio Marino e – udite, udite – Michele Santoro. Lo rivela La Stampa, stamane (Scatta l’operazione Nichi Vendola – LASTAMPA.it), ma forse è fantapolitica.
Certo, la ricostruzione della sinistra radicale, dopo l’ammucchiata dell’Unione e la conseguente ‘scossa veltroniana’, era al primo posto nel costruzione idealtipica delle alleanze PD secondo la mozione Bersani. Eppure non mancano le scaramucce: secondo Enrico Letta, numero due del partito, “il Pd deve essere più coraggioso e fare un salto di qualità nel rapporto col paese, perchè la sua centralità rischia di essere insidiata da soggetti esterni al bipolarismo, da movimenti estemporanei ma organizzati da nuovi (o presunti tali) astri nascenti della politica italiana”. Vanno bene gli astri nascenti, purché non minaccino la centralità del partito nel disegno bersaniano di nuovo ulivismo che concilii Vendola e UDC inserito in un patto repubblicano esteso a Fini.
Ignazio Marino si è invece già smarcato da tempo: “il Partito Democratico parli di temi e faccia proposte concrete. Questo vuol dire essere alternativa di governo, non si perda tempo ed energie commentando Silvio Berlusconi […] Io lavoro per un PD che sappia offrire una visione concreta all’Italia nei temi importanti per le persone: crisi economica, lavoro, innovazione e sviluppo, sanità e scuola pubblica, diritti civili”. L’Area Marino già da tempo premeva per aprire un dibattito serio sulle politiche del PD. Su questo blog abbiamo parlato dell’iniziativa di Civati, ‘Andare Oltre’. Bersani ne ha copiato la parte relativa alle cosiddette ‘best practices’ delle pubbliche amministrazioni governate dal PD:

  • In Buone Mani, questo il nome dell’iniziativa e del sito, servirà a raccogliere e diffondere “le buone pratiche di governo locale nelle amministrazioni del centrosinistra”. Una vera e propria banca dati aperta al contributo diretto degli utenti e dei cittadini
  • L’idea è quella di innestare pian piano un progetto di “formazione continua”, per cui le buone legge e le buone prassi vengano diffuse e alimentate, anche attraverso woorkshop e laboratori territoriali su specifici temi. Un’idea semplice ed efficace che negli scorsi fu sperimentata anche dal Psoe spagnolo, come spiegava anche il Post, con l’obiettivo di “condividere le informazioni all’interno del maggior partito di opposizione e rinnovare il suo progetto politico spesso impigrito”
  • creare anche una sorta di condivisione delle modalità e della cultura che muove il partito (Il Pd e le idee dai territori. In buone mani | Cambia l’Italia).

Politiche, quindi. Non personalismi. Il PD non ne ha bisogno. Poiché pullula di personalismi, che vagano per le stanze vuote del palazzo recitando ognuno la propria litania. L’alleanza prossima ventura, quella per le politche 2012, sia costruita sulla quarta gamba del tavolo, quella che ora manca, la sinistra, ma bisogna ripartire dalle fondamenta. Il primo pilastro deve essere il lavoro. Poiché se di similitudini dobbiamo parlare, allora l’Italia non somiglia solo alla Grecia in fatto di corruzione, di divisioni nel sistema politico, di clientelismo e di disfacimento del tessuto economico, ma anche – e soprendentemente – alla Spagna. La Spagna di Zapatero, l’icona della sinistra radicale, oggi al gancio, declassata da S&P e gravata da una disoccupazione a doppia cifra. La crisi, in Spagna, viene scaricata- indovinate? – sui precari, sui giovani precari. I contratti a termine sono stati il piedistallo su cui si è costruito il miracolo economico spagnolo, soprattutto nel settore edile. Hanno toccato cifre del 30% del totale della forza lavoro. Che ora sono espulsi dal mercato. Un vero dramma sociale. Giovani e meno giovani lavoratori scaricati dalle proprie aziende da un giorno all’altro. E così si scopre che anche in Spagna esiste il dualismo del mercato del lavoro. Che i sindacati difendono i diritti degli insiders, mentre gli outsiders non hanno alcuna tutela. Ma le similitudini con l’Italia finiscono qui: la classe politica italiana è distratta da sé medesima, è incapace di guardare al mondo là fuori. E i giornali ne fanno il controcanto. In Spagna no. In Spagna il problema dei precari è una emergenza nazionale:

  • Un gruppo di economisti spagnoli ha redatto un documento con alcune proposte per ristrutturare il mercato del lavoro senza ingessarlo […] aumentando le protezioni per le fasce attualmente «scoperte» (con un «contratto unico» simile a quello proposto in Italia dagli economisti Boeri e Garibaldi), ma allo stesso tempo rendendo le condizioni di licenziamento meno proibitive e le contrattazioni collettive più flessibili. Una proposta che ha raccolto oltre cento adesioni tra economisti di tutta la penisola iberica (viene infatti chiamato «la proposta dei cento») e che vede un forte sponsor nella Banca di Spagna e nel Fondo Monetario Internazionale (La Spagna sta meglio o peggio di noi? – LASTAMPA.it).

Qui da noi sono più importanti le diatribe interne al PdL, lo ‘strappo’ di Fini, la suocera di Fini, la testa di Bocchino o la moglie di Bocchino, l’emendamento D’Addario, l’emergenza intercettazioni e l’Operazione Nichi Vendola. E allora il sussulto sulla poltrona di Bersani di ieri sera è anche il nostro. Un sussulto dovuto allo sconcerto nel vedere una classe politica che, tra lazzi e sollazzi, balla l’ultimo valzer sul ponte del Titanic.

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