In Giunta per le Autorizzazioni la maggioranza diventerà minoranza?

Tratto da Il Messaggero, 18/10/2011, p. 10:

Decreto Omnibus, un tranquillo pomeriggio di paura. In gioco il referendum sul nucleare

Domani dalle ore 15 verrà discusso e votato il Decreto Omnibus. Un decretono milleproroghe bis, che però contiene l’abrogazione delle norme del ritorno del nucleare in Italia. La furbata per cancellare il referendum di giugno. Se non passa il decreto, il governo si gioca la faccia e B. l’immunità zoppa di quel che resta del legittimo impedimento. Ecco perché è stata posta la fiducia. In un’aula di Montecitorio deserta, oggi il rappresentante del governo ha annunciato il ricorso allo strumento del voto di fiducia, extrema ratio in una Camera distratta dalla campagna elettorale e con gli occhi rivolti anzitutto a Milano. Pare di capire che il mercato delle vacche sia fermo da un bel pezzo e che non tira aria di sottosegretariati in regalo. Anzi, il clima è di quelli tesi, tutti contro tutti, a suon di pernacchie e di mirabolanti promesse. Milano val bene una messa (nera), si direbbe.

Certo, per domani potrebbero ripetersi gli schemi già visti in passato: una maggioranza a pezzi però salvata da un’opposizione altrettanto a pezzi, sfilacciata, distratta, incapace di prevedere per tempo l’importanza delle votazioni in aula. Ma domani ci si gioca il referendum sul nucleare. Non poco. Ci si gioca la possibilità di mobilitare l’opinione pubblica riallacciandosi ad essa, attraverso i temi dell’acqua pubblica e del no al nucleare. Per l’opposizione, e per il PD, il referendum significa capitalizzare – grazie al lavoro di altri – un consenso che si fa fatica ad intercettare, sempre troppo piegato verso sinistra, sia essa la versione vendoliana, sia essa la versione giustizialista dipietrista.

Ecco perché domani è bene che il PD faccia squillare i telefoni dei propri deputati. Domani è “voto chiave”. Aleggia come una nebbia la domanda: cosa faranno i responsabili?

Per chi avesse tempo di contare le poltrone vuote fra le file dell’opposizione, questa è la diretta streaming della Camera: http://bit.ly/l8prfb

Cosentino è salvo, la maggioranza no, l’opposizione neppure

La Camera dei Deputati ha oggi negato con scrutinio segreto l’autorizzazione ad impiegare le intercettazioni telefoniche relative all’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Ne danno il triste annuncio le agenzie di stampa.

Cosentino è salvo grazie ai 308 voti a favore, mentre 285 sono stati i voti contrari per un totale di 593 presenti in aula (maggioranza a 297). Fatti i conti, c’è qualche ribelle che ha votato in maniera disgiunta rispetto alle indicazioni dei capigruppo: dei trentaquattro votanti di Futuro e Libertà, quanti sono quelli che hanno “marinato”? Fra le opposizioni non è andato tutto liscio come ci si aspettava:

Il capogruppo del Partito Democratico Dario Franceschini ha sottolineato il fatto che sono mancati 15 voti al fronte di coloro che si erano dichiarati favorevoli alla richiesta della magistratura.

“Costituisce un fatto grave che manchino circa 15 voti, contando la differenza tra la somma di quelli che avevano annunciato di votare a favore dell’uso delle intercettazioni e il voto effettivo”, ha detto Franceschini, escludendo che le defezioni siano giunte dal suo gruppo. (Reuters).

Insomma, considerate le assenze – pari a 37 deputati – è chiaro che qualcosa è andato storto. E’ vero che la maggioranza ha soltanto sfiorato quota 316, ma l’opposizione non serra le fila. Le defezioni? Facciamo due conti:

  • Contrari all’uso intercettazioni: PdL e Lega, 297 membri a ranghi completi; ne hanno ricevuti 308, vale a dire 11 in più;
  • Favorevoli all’uso delle intercettazioni: PD, IDV, UDC e Fli, per un totale a ranghi completi di 303, mentre hanno votato in tal senso 285 deputati, 18 in meno del dovuto (per Franceschini 15).
  • Da questo conteggio ho escluso i deputati del Gruppo Misto, che sono 31, di cui non ho alcuna indicazione di voto.

Al momento non sono ancora disponibili gli elenchi sulle assenze dei deputati. C’è da giurare che qualcuno dell’opposizione, nel segreto dell’urna, ha fornito il proprio soccorso alla maggioranza. Un soccorso insperato, ma non sufficiente a dare indicazioni sul prossimo voto di fiducia. La quota 316 turberà per ancora una settimana i sogni di Berlusconi.

Il Legittimo Impedimento è legge dello Stato. Berlusconi è legibus solutus.

Così ha votato l’Aula del Senato per il primo e il secondo voto di fiducia relativi ai primi due articoli del ddl denominato “Legittimo Impedimento”:

Senatori presenti 304;  Senatori votanti 303; Maggioranza 152; Favorevoli 168;  Contrari 132;  Astenuti 3.

Il voto finale non prevedeva blindatura, ma i senatori del PdL hanno votato compatti. Ora Berlusconi può contare su un ulteriore provvedimento legislativo, la cui incostituzionalità è manifesta, per scampare al giudizio nel processo Mills e nel processo diritti televisivi-Mediaset. Già nei giorni scorsi, gli avvocati del (finto) premier erano ricorsi alla pratica dell’ostruzionismo giudiziario iscrivendo a testimoniare al predetto processo Mediaset persone che poi non si sono presentate, causando un nuovo rinvio delle udienze. Questa inesorabile strategia di sottrarsi alla giustizia ha determinato il clima di blocco nel quale versa l’intero paese.

Quello che segue è il discorso del senatore Casson (PD) pronunciato stamane all’Aula. Vengono ribadite le motivazioni dell’opposizione all’ennesiomo provvedimento ad personam.

  • CASSON (PD). Signor Presidente, questo disegno di legge sul legittimo impedimento che voi questa sera approverete contiene delle perle di assurdità logica e giuridica, delle perle di vergogna e dei punti di rottura della legittimità costituzionale in modo palese, in maniera manifesta.

    Per sintesi ripercorro quanto emerso e quanto sarebbe emerso dall’illustrazione dei nostri emendamenti, illustrazione che ci avete impedito con il voto di fiducia.

    Voi imponete una presunzione assoluta di legittimo impedimento che comporterà un blocco dell’attività giurisdizionale, un allungamento dei tempi processuali, la prevaricazione di un potere – quello Esecutivo – su un altro, quello giurisdizionale. Inoltre, voi create una vera e propria prerogativa, un privilegio per i titolari delle funzioni di Governo, prerogativa e privilegio finalizzati a proteggere una singola persona o poche persone dall’esercizio della giurisdizione; privilegio personale creato, inventato mediante una legge ordinaria in spregio assoluto agli articoli 3 e 138 della Costituzione, in spregio soprattutto all’ inderogabile principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e davanti al giudice.

    Si tratta di un ulteriore sfregio alla nostra Costituzione per la palese incongruenza e istituzionale irrazionalità di prevedere un privilegio per reati comuni commessi dal Premier sottratti all’esame del giudice, mentre per i reati commessi e giustificati dall’esercizio della funzione di Governo tale prerogativa non sussiste. Il tutto è ulteriormente aggravato, dolosamente aggravato dalla piena vostra consapevolezza della necessità di una legge costituzionale, come confessato da voi stessi con l’articolo 2 del disegno di legge. Ma ciò richiederebbe per voi troppo tempo e il popolo italiano boccerebbe con referendum questa vostra nefasta iniziativa. Tutto ciò vanificherebbe la necessità – questa sì – per voi assoluta di salvare il Presidente del Consiglio dalle accuse di corruzione e frode.

    Ma ciò che politicamente e socialmente ci preoccupa di più è il fatto che questo disegno di legge, anziché affrontare i veri problemi del nostro Paese (quelli occupazionali, economici, finanziari, imprenditoriali, infrastrutturali e ambientali) è l’ultima trovata per sollevare il Presidente del Consiglio dalle sue responsabilità penali. La XVI legislatura è iniziata con le vostre norme “blocca processi” – volevate bloccare circa 100.000 processi – ed è continuata con il lodo Alfano, con le norme sulle intercettazioni telefoniche per bloccare le indagini della polizia e della magistratura, con il disegno di legge sul processo penale contenente norme ancora una volta finalizzate ad ostacolare le indagini di polizia e magistratura e a tutelare il premier Berlusconi dalla possibilità che la sentenza di condanna per David Mills possa essere utilizzata contro lo stesso Berlusconi.

    Si è continuato con il cosiddetto processo breve, che invece è istituzionalmente lunghissimo, e continuate – e per il momento vi fermate – con il disegno di legge sul legittimo impedimento. Il tutto mentre la giustizia è allo sfascio, mentre state facendo deragliare la macchina della giustizia e mentre gettate fumo negli occhi parlando – solo parlando – di riforma della giustizia come fa il Ministro della giustizia presente in Aula, quando poi ve ne infischiate letteralmente delle nostre proposte, precise e concrete, forse proprio con l’inconfessabile speranza che il nostro sistema giustizia imploda.

    Concludo il mio intervento con una suggestione; suggestione che avete inserito nel disegno di legge al nostro esame, prospettando la necessità di garantire la serenità del Presidente del Consiglio. Provengo da terra veneta, dalla terra della Venezia Serenissima e serenissimo era il nostro Doge. Forse il presidente Berlusconi ha ambizioni o mire dogali o – peggio ancora – principesche, ma ricordiamoci che serenità non ha mai voluto dire irresponsabilità. Il Doge era serenissimo, ma pienamente responsabile. Invece voi volete un premier irresponsabile, impunito, sottratto ai controlli della legge e della Costituzione. Questa è una manifesta rottura della legalità costituzionale. È la negazione dei principi del nostro Stato democratico.

Scudo fiscale: le pregiudiziali di incostituzionalità erano due. PD e IDV divise. La Camera vota la fiducia.

A cosa serve la fiducia sullo scudo fiscale? Non certamente per fronteggiare l’opposizione. PD e IDV sono andate al voto in ordine sparso, con grandi defezioni nel PD, come ha riportato il fatto. E le pregiudiziali di incostituzionalità erano due: un testo per il PD, un testo per IDV.
E allora la fiducia serve ad annichilire l’opposizione interna alla maggioranza. A mettere a tacere quel gruppo di peones che non ce la fa più a mandar giù il groppone. Lo stesso Fini ha accelerato l’iter di questa inutile discussione per consentire al Presidente della Repubblica di prendere in esame il testo “prima possibile”.
La fiducia arriva ora, ore 21,01. Un’opposizione solidale, di questo ci sarebbe bisogno. di questo parlo nel prossimo post.
Questo il testo della seduta di oggi:

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

La seduta comincia alle 18,20.

La Camera approva il processo verbale della seduta del 28 settembre 2009.

I deputati in missione sono ottantuno.

Seguito della discussione del disegno di legge S. 1749, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 103 del 2009: Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009 (approvato dal Senato) (A.C. 2714).

Nella seduta del 29 settembre 2009 il Governo ha posto la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del disegno di legge di conversione.

Pag. II


(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia)

SIEGFRIED BRUGGER (Misto-Min.ling.). Richiamata l’importanza cruciale delle disposizioni sul cosiddetto scudo fiscale, manifesta contrarietà alla misura, introdotta dal Senato, volta ad estendere la possibilità di rimpatrio dei capitali illecitamente detenuti all’estero con la previsione dell’impunità per gravi reati societari e tributari, peraltro con prospettive incerte circa l’effettivo rimpatrio dei capitali stessi. Dichiara quindi che la sua componente politica negherà la fiducia al Governo, stigmatizzando inoltre il ricorso per l’ennesima volta a tale strumento.

DANIELA MELCHIORRE (Misto-LD-MAIE). Espressi sdegno e netta contrarietà alle disposizioni del decreto-legge in esame concernenti il cosiddetto scudo fiscale, che giudica scandalose, inefficaci e irresponsabili, dichiara che la sua componente politica negherà la fiducia al Governo.

MARIO BACCINI (Misto-RRP). Dichiara che la sua componente politica accorderà la fiducia al Governo, ritenendo che il decreto-legge in esame si inscriva nel contesto delle positive misure varate dall’Esecutivo per sostenere l’economia del Paese, favorendo in particolare le fasce più deboli della popolazione.

Pag. III

CARMELO LO MONTE. Nel manifestare un orientamento non pregiudiziale e complessivamente positivo sul decreto-legge in esame, ravvisa, tuttavia, talune criticità nelle disposizioni relative allo scudo fiscale, che reputa di carattere eccezionale e quindi inadeguate a reperire risorse per interventi strutturali. Evidenziata, inoltre, la necessità di recuperare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno, dichiara che la sua componente politica confermerà la fiducia al Governo.

ANTONIO DI PIETRO (IdV). Stigmatizzate le gravi e reiterate lesioni delle prerogative del Parlamento perpetrate dal Governo anche nel corso dell’iter del decreto-legge in esame, esprime indignazione per i contenuti del medesimo, che ritiene dettati da interessi meramente personali del Presidente del Consiglio, giudicando di stampo criminale e costituzionalmente illegittime le norme sullo scudo fiscale e paventando il rischio che le stesse agevolino la malavita organizzata. Contestata inoltre la surrettizia introduzione di una amnistia per gravi reati, dichiara che il suo gruppo negherà la fiducia al Governo, rivolgendo altresì un appello al Presidente della Repubblica a non promulgare – qualora approvata – la legge di conversione del provvedimento d’urgenza in esame.

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PIER FERDINANDO CASINI (UdC). Lamentato l’ennesimo ricorso, da parte del Governo, alla questione di fiducia su un provvedimento d’urgenza, giudica negativamente le disposizioni sullo scudo fiscale, che premia esclusivamente chi ha posto in essere comportamenti illeciti, nonostante lo stesso Ministro Tremonti abbia indicato nella carenza di etica e nella mancanza di regole le cause della grave crisi economica in atto. Giudicata altresì particolarmente odiosa e di dubbia costituzionalità la sanatoria per reati tributari e societari, sottolinea come la politica del Governo, forte con i deboli e debole con i forti, mortifichi i cittadini onesti.

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LUCIANO DUSSIN (LNP). Giudicate le dichiarazioni degli esponenti delle opposizioni offensive, non veritiere e improntate ad un catastrofismo strumentale, utile anche a celare le responsabilità storiche del centrosinistra nella politica economica e fiscale condotta in passato, segnatamente sul versante delle privatizzazioni, rivendica al Governo e alla maggioranza di centrodestra gli importanti risultati conseguiti nella lotta alla mafia e alla criminalità economica, con particolare riferimento agli accertamenti tributari e al recupero dell’evasione fiscale. Ricordato, quindi, che le disposizioni sullo scudo fiscale renderanno disponibili per il sistema economico le risorse necessarie ad una effettiva ripresa e non favoriranno, invece, il paventato riciclaggio dei proventi di reati diversi da quelli fiscali, dichiara che il suo gruppo confermerà la fiducia al Governo.

ANTONELLO SORO (PD). Espressa forte indignazione per le disposizioni in tema di scudo fiscale, giudicato una vergognosa ed iniqua sanatoria tombale che infligge un grave vulnus alla legalità, paventa il rischio che dall’attuazione delle stesse derivino insoddisfacenti risultati finanziari ed un rilevante aumento dell’evasione fiscale. Nel ritenere che il Governo abbia occultato ai cittadini la verità sugli effetti del provvedimento d’urgenza in esame e sulle dinamiche della crisi economica celando l’inefficienza della sua politica, invita il Presidente della Camera a riconsiderare la prospettata ipotesi di conclusione forzosa del dibattito, che costituirebbe un grave precedente. Dichiara, infine, che il suo gruppo negherà la fiducia al Governo.

Pag. VI

PRESIDENTE. Nel precisare che in base al dettato costituzionale la Camera ha il diritto di votare un decreto-legge, a garanzia del dovere che le istituzioni devono avvertire di essere trasparenti, sottolinea che, come espressamente previsto dal Regolamento, il Presidente della Camera ha il dovere di rendere possibile l’esercizio del voto da parte di ogni deputato e dunque ha la prerogativa di avvalersi delle norme che rendono vano l’ostruzionismo politico, pur legittimo, ma teso a far decadere il decreto-legge in esame.

Pag. VII

FABRIZIO CICCHITTO (PdL). Stigmatizzate le considerazioni del deputato Di Pietro, il cui comportamento non è stato sempre coerente con le posizioni sostenute, esprime apprezzamento per l’azione di contrasto ai paradisi fiscali posta in essere dal Governo, nell’ambito di una strategia internazionale finalizzata ad arginare la crisi economica in atto. Sottolinea quindi che le misure sul rientro dei capitali detenuti all’estero sono volte anche ad impedire, in futuro, la reiterazione di comportamenti illeciti. Giudica inoltre impropri taluni rilievi critici dell’opposizione, secondo la quale le norme sulla non punibilità di alcuni reati tributari e societari configurerebbero una vera e propria amnistia, atteso che tali disposizioni si sono rese necessarie per garantire la corretta applicazione dello scudo fiscale.

Pag. VIII

La seduta, sospesa alle 19,25, è ripresa alle 19,35.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI

PRESIDENTE. Indìce la votazione per appello nominale sull’articolo unico del disegno di legge di conversione, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
(Segue la votazione).

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    • Anche l’Idv ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità per motivi analoghi a quelli del Pd. “Lo scudo fiscale
      ha gli stessi effetti di un’amnistia e secondo al nostra costituzione per approvarla ci vuole una maggioranza qualificata”, ha spiegato il presidente vicario dei deputati dell’Italia dei Valori Fabio Evangelisti.
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    • A sole due settimane dal via (il 15 settembre) la quantità di denaro già rimpatriato è “superiore a ogni aspettativa”, scrive ItaliaOggi.
    • Lo scudo fiscale sta suscitando grande interesse presso i contribuenti, secondo quanto riferiscono gli intermediari – banche, sim, fiduciarie, commercialisti. E il quotidiano già la chiama “febbre” da scudo fiscale. Si tratta solo dei primi calcoli, sussurrati “a mezzabocca”, ma secondo alcuni sarebbero già rientrati 8 miliardi, secondo altri 10 o ancora di più.
    • La scorsa settimana il Senato ha dato via libera all’emendamento Fleres che amplia la copertura dello scudo e la platea dei potenziali beneficiari, pur restringendo la scadenza per aderire al 15 dicembre, ma le modifiche devono ancora passare alla Camera dei deputati, dove oggi riprende l’esame della legge di conversione del decreto 103/09
    • I deputati democratici rilevano “l’incostituzionalità del decreto in discussione a Montecitorio perché sul piano sostanziale lo scudo favorisce le attività di riciclaggio, in particolare delle organizzazioni criminali e terroristiche, creando una corsia preferenziale ai proventi di delitti gravi che finiranno per mimetizzarsi nella massa dei capitali che rientrano mentre sul piano del diritto si pone in contrasto con la direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione”.
    • DONADI (IDV): FIDUCIA BLINDA NORMA CRIMINOGENA – “Siamo ormai abituati ai costanti schiaffi del governo al Parlamento, ma questa fiducia è ancora più incomprensibile delle altre, perché blinda una norma criminogena che è un vero e proprio favore a mafiosi e criminali. Un atto antidemocratico di una gravità estrema che rivela il vero volto di questa maggioranza. Ci opporremo con tutte le nostre forze a questo brutale atto di arroganza contro tutti i cittadini onesti”. Lo afferma il presidente dei deputati Idv Massimo Donadi.
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    • Terminata la discussione generale si va verso la fiducia per il contestato scudo fiscale.
    • I deputati del Pd hanno presentato una pregiudiziale di costituzionalità al decreto legge che contiene lo scudo fiscale, primo firmatario il presidente Antonello Soro. «Il decreto prevedeva, secondo le iniziali intenzioni esposte dal governo, una serie limitata e puntuale di interventi correttivi del decreto legge dello scorso luglio – evidenziano i deputati – ma l’introduzione dello scudo fiscale, teso a favorire il rientro di capitali dall’estero, è stato strumentalmente trasformato in mezzo per realizzare un vero e proprio condono tributario e un’amnistia mascherata».
    • Per i deputati Democratici quindi l’incostituzionalità del decreto in discussione a Montecitorio si riscontra sul piano «sostanziale» e su quello «del diritto»: lo scudo «favorisce le attività di riciclaggio, in particolare delle organizzazioni criminali e terroristiche, creando una corsia preferenziale – affermano – ai proventi di delitti gravi che finiranno per mimetizzarsi nella massa dei capitali che rientrano». Infine, concludono, si pone «in contrasto» con alcune direttive europee.
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    • Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov’è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell’Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate). Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro lo scudo 215, a favore 267. Traduzione: malgrado la ressa sui banchi del governo, Pdl e Lega sarebbero andati sotto (70 assenze su 329) e lo scudo sarebbe stato bocciato. Peccato che in aiuto del centrodestra sia arrivato il soccorso “rosa”. Quasi un deputato Pd su quattro era altrove (28% di assenze, 59 su 216). Quasi al completo i dipietristi (24 su 26). Più virtuosa del Pd è stata persino l’Udc (8 assenti, 29 al voto su 37). Bastavano 27 deputati di opposizione, quindi, per seppellire il mega-condono. Domani pubblicheremo i nomi degli assenteisti salvascudo. Ma quattro a caso ve li anticipiamo: Franceschini, Bersani e D’Alema. I veri leader.

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