Il digital divide di Palazzo Chigi. Oscurate le tv in Lazio.

Ma quale successo. Al tg1 si intervistano persino le persone per la strada: ho risintonizzato il decoder, dicono i più. Bé, chissà come se la sono cavata a Palazzo Chigi. Sì, il paradosso è che anche la residenza del finto-premier è rimasta con lo schermo oscurato. Lo switch-off del Lazio è stato una mannaia. Di colpo fatti fuori la Rai, Mediaset e La7 insieme. Che colpo. Neanche le leggi antitrust hanno potuto tanto.

    • Televisione, è scattato oggi il passaggio definitivo al Digitale Terrestre di Roma, la prima grande capitale europea a diventare interamente digitale

    • Fra il 16 e il 30 novembre si spegneranno infatti definitivamente i segnali televisivi analogici per 4.500.000 cittadini del Lazio (2.700.000 nella sola provincia di Roma).

    • per molte ore, e moltissime famiglie è incubo. Ovvero, tv al buio, senza segnale. Compreso palazzo Chigi. Insomma non è solo l’anziano ad avere problemi con il cosiddetto "switch off" nella capitale. Raiuno, Raidue, Raitre, Retequattro, Canale 5, Italiauno e La7 non sono visibili da questa mattina in tutte le tv della Presidenza del Consiglio. I tecnici sono al lavoro, ma il problema per ora non ha trovato una soluzione.

    • Il ministero è soddisfatto e parla di successo dell’operazione, ma le associazioni dei consumatori sono inviperite. Sono arrivate migliaia di telefonate al numero verde, ma il numero di persone che ha avuto (e continua ad avere problemi è altissimo

    • è stata un’odissea. Fra 300mila e 500mila, secondo le stime del Corecom Lazio, le famiglie che avranno problemi di ricezione. Antennisti diventati più rari di un unicorno, vecchi televisori che si vanno accatastando nei parchi e nei cassonetti, mentre la maggior parte delle famiglie dovrà rinunciare al televisorino in cucina, che funzionava con l’antennino autonomo. In molte zone di Roma, inoltre, il segnale va e viene ed occorre resettarlo

    • Commenti sarcastici anche dal mondo politico. «Il passaggio al digitale terrestre è un evento importantissimo che avrà ricadute positive sul sistema delle emittenza e sui servizi di cui potranno beneficiare gli spettatori. Peccato, però, che per moltissime famiglie la questione si stia trasformando in un incubo». Lo dichiara Giorgio Merlo, Pd, vice presidente della Vigilanza

    • «In alcune regioni come il Piemonte dove dopo due mesi ci sono situazioni che vanno dal tragico e del grottesco. Nel  Lazio, a
      Roma in particolare, il giorno dello switch-off invece è stato in moltissimi casi quello del turn-off, quello dello spegnimento totale con grandissimi disagi. Migliaia e migliaia di famiglie – prosegue – si sono ritrovate con lo schermo nero, senza segnale

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SKY all’attacco del digitale terrestre: ecco la digital-key.

SKY Italia da dicembre renderà disponibile sui propri decoder, senza necessità di sostituzione, il segnale del digitale terrestre: una notizia che cambia i rapporti di forza nel campo della competizione televisiva e toglie SKY dallo scacco portato dalla doppia minaccia Rai-Mediaset. SKY usa la tecnologia per mettere fuori gioco il proprio principale competitors nell’offerta pay, Mediaset, che contava sullo switch al DTT per divenire leader del mercato. SKY ora è in grado di minimizzare i danni del mancato accordo con la Rai e degli oscuramenti, anzi, c’è da giurare che presto entrerà nell’offerta del digitale terrestre con propri broadcasters.

  • Sky spariglia: Da Dicembre decoder unico satellite-digitale ‘Digital key’ spiazza la Rai. Che minimizza:’divorzio’non c’entra

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    • Colpo a sorpresa di Sky Italia che spariglia sul mercato Tv, annunciando di essere pronta a sfidare Rai e Mediaset-Telecom sul fronte del digitale terrestre

    • Dal prossimo mese di dicembre l’emittente di Rupert Murdoch offrirà ai propri abbonati l’accesso a tutti i canali in chiaro del digitale, mediante una semplice chiavetta da applicare al decoder senza bisogno di nuovi acquisti. E senza bisogno di telecomandi aggiuntivi

    • Una risposta, neanche troppo indiretta, alla fine del contratto Rai-Sky in nome della nuova ‘era del digitale’ che aveva visto l’estate scorsa la fuoriuscita dei canali Rai dalla piattaforma di Sky

    • La ‘digital key’ battezzata da Sky Italia offre ora al telespettaore italiano la possibilità di un unico apparecchio e telecomando per canali in chiaro del digitale e satellite

    • si pone in competizione con l’offerta Alice(Telecom)-Mediaset

    • Con viale Mazzini che rimane al momento alla finestra e si mostra poco impensierita: in una nota fa osservare come i progetti di Sky per il digitale fossero "cosa nota"

    • Salutando come un "fatto positivo la massima estensione del digitale in chiaro" ma, soprattutto, ribadendo e rilanciando la prospettiva del ‘decoder unico’

    • Tanto non basta, però, al Consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo, per non tornare a denunciare come "la Rai ha buttatto dalla finestra 60 milioni di Euro", uscendo da Sky quest’estate.

    • "La Rai nella persona del direttore generale Masi – chiede il segretario Usigrai Carlo Verna – e’ chiamata ora a spiegare al più presto se sia stata spiazzata o meno dalla possibilità appena annunciata di poter ricevere il digitale terrestre anche col decoder Sky. Se la ‘digital key’ fosse una Caporetto per la Rai , ci aspettiamo che chi ha messo il servizio pubblico sull’orlo del baratro ne tragga debite conclusioni"

    • Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, oggi responsabile Informazione del Pd. "La rinuncia al contratto RaiSat e le minacce Rai di uscire dalla piattaforma – accusa – si rivelano oggi come avventate e autolesioniste. La Rai piuttosto che muovere guerra a Sky dovrebbe varare invece una strategia degna del servizio pubblico.

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Oscurati d’Italia unitevi: boicottate il Digitale Terrestre.

Oggi hanno oscurato il GP di Formula Uno. Che peccato. Occasione sprecata la loro. Infatti non l’avrei visto lo stesso. Gli oscuramenti RAI danneggiano solo loro. Fortunatamente si vive senza tv. E si vive bene.
Pensate però a questo: hanno oscurato il TG1, vi hanno salvaguardato dalla loro stessa disinformazione. Prendetela così: è a fin di bene. Finalmente potrete liberarvi dello schermo azzurrino e di certa propaganda governativa. Potrete formarvi un’opinione vostra.
Ma se oscurassero Annozero? Che effetto si avrebbe sulla libertà d’espressione? Se Santoro non venisse trasmesso su SKY, sarebbe violato il contratto di servizio?
Intanto si scopre che la piattaforma di TivùSat è un flop. Che sorpresa. Forse che chi è rimasto senza segnale analogico, e non è raggiungibile dal digitale terrestre, abbia optato la terza via? Il farne a meno.

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    • L’ultimo incubo degli appassionati di calcio italiani è un numero a nove cifre: 199.303.404. è il call center – a pagamento e con scatto alla risposta – a cui si devono rivolgere i telespettatori che vorrebbero vedersi il campionato sul digitale terrestre di Mediaset, ma non ci riescon
    • si viene rinviati da un risponditore automatico all’altro. Così in questi giorni le sfuriate dei clienti riempiono i forum di Internet e i centralini delle associazioni consumatori
    • la pay-per-view del calcio di fatto non esiste più. Il sistema di carte prepagate con cui negli ultimi anni i calciofili potevano comprarsi le singole partite su Mediaset Premium (sul famoso digitale terrestre) è stato sostituito da un abbonamento dentro il quale Mediaset vende altri suoi canali – tipo Steel o Joy – che faticavano a decollare da soli
    • Perché Mediaset ha fatto questo passo, che ne aumenta i fatturati ma ne mette a rischio la popolarità?
    • non riguarda solo gli appassionati di pallone, ma tutti i contribuenti e i telespettatori che pagano il canone della Rai
    • bisogna tornare al 2005, l’anno in cui Mediaset lancia la sua proposta per il calcio sul digitale terrestre in concorrenza con quella satellitare di Sky
    • L’offerta di Mediaset è vantaggiosa: basta comprarsi il decoder del digitale terrestre – scontato, con il contributo dello Stato – e poi ciascuno può acquistare il match a cui è interessato a tre euro a partita (poi gli euro diventano sei, poi otto)
    • Nel frattempo il digitale terrestre viene gradualmente proposto e imposto in ogni modo
    • Poche voci si alzano a far notare che il digitale terrestre in Italia vuol dire fondamentalmente Mediaset
    • per convincere gli utenti a passare al Dtt in queste settimane si sta attuando una politica vagamente minatoria che colpisce tutti: quella di oscurare – a sorpresa e senza alcun criterio logico – la visibilità dei canali Rai sul pacchetto Sky
    • Dall’inizio dell’estate a oggi i programmi Rai che sono improvvisamente spariti dagli schermi di chi vede la tivù via satellite sono stati più di duecento
    • Nelle ultime settimane, poi, il criptaggio è diventato un mitragliamento
    • l’incredibile oscuramento – alla faccia del servizio pubblico – di oltre metà del Tg1 delle 13,30 (il 9 settembre scorso)
    • Lo scopo è evidente: rendere la visione della Rai con il telecomando Sky un percorso a ostacoli e convincere così la gente – una volta spento l’analogico – a passare al digitale terrestre.
    • basta guardare bene che cosa è stato criptato: molti programmi per ragazzini (che così fanno i bravi e passano a Boing sul digitale Mediaset); telefilm e serie tivù (così anche i genitori capiscono che aria tira e guardano Joi o Steel, sempre sul Dtt di Mediaset); e un po’ di pallone (così anche i calciofili sanno che per vedersi le partite è meglio non usare Sky)
    • La politica del criptaggio colpisce prima di tutto i telespettatori – specie quelli nelle cui regioni l’analogico è stato già spento – ma anche la Rai, che perde in media due punti di share per ogni trasmissione oscurata.
    • si usa la Rai (danneggiandola) per convincere la gente a passare al Dtt, una piattaforma che avvantaggia Mediaset. La quale invece su Sky cripta poco o niente, per non perdere audience.
    • La manovra funziona, e anche molto bene: otto milioni e mezzo di famiglie italiane si sono già comprate l’accrocco del Dtt (a parte o inserito nei nuovi apparecchi): il doppio rispetto a un anno fa. Il digitale terrestre decolla. Gli abbonamenti a Sky si fermano.
    • così si può capire anche che cosa è successo al calcio su Mediaset Premium.
    • il pubblico – che non si fida più del telecomando Sky dove i programmi scompaiono all’improvviso – è pronto per l’abbonamento a Gallery, con dentro il pallone più i canali in Dtt di Mediaset.
    • Spento l’analogico e distrutta l’affidabilità di Sky grazie al mitragliamento di ‘macchie’, resta solo l’abbonamento al Dtt di Mediaset.
    • una scappatoia ci sarebbe: acquistare un ulteriore decoder, quello diTivusat. Tivusat è la nuova piattaforma satellitare congiunta di Rai e Mediaset, dove fanno vedere tutto quello che invece viene oscurato su Sky.
    • Peccato che i nuovi decoder (peraltro quasi introvabili nei negozi) costino attorno ai 150-200 euro. A cui ci sono da aggiungere altri 100-150 euro di installazione e attivazione
    • finora Tivusat è un mezzo flop: da quando il decoder è in commercio ne sono stati venduti circa diecimila, a fronte di un potenziale di almeno tre milioni di utenti, quelli che per motivi orografici non sono raggiunti dal digitale terrestre
    • non proprio una soluzione ‘consumer friendly
    • sborsare altri 300 euro. Vittime collaterali della strategia delle macchie Rai, che serve solo a garantire l’espansione di Mediaset
  • La guerra Sky-Mediaset e le conseguenze imprevedibili dell’esposto di Marco Ferrante

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    • l’esposto al tribunale di Milano da parte di Sky contro Mediaset
    • il ricorso al giudice vuol dire che complessivamente lo spazio negoziale tra i due gruppi si restringe
    • Sky accusa Mediaset di aver rifiutato la vendita di spazi pubblicitari per un’offerta commerciale e di aver violato le norme europee sulla concorrenza. Difficile dire ovviamente come risponderà il giudice di Milano, chiamato in causa con procedura d’urgenza per un danno commerciale, ma la mossa di Sky secondo alcuni osservatori presenta tre punti controversi.
    • Il primo, giuridico, riguarda l’oggetto dell’esposto, Mediaset non ritiene di essere obbligata a mandare in onda pubblicità Sky di contenuto commerciale.
    • Il secondo punto riguarda la peculiarità dello scontro tra i due giocatori: all’esposto in materia antitrust per abuso di posizione dominante, Mediaset ha risposto con un comunicato che dice in sostanza: strano che un monopolista accusi un’altra azienda, ancorché in posizione dominante, di violazione delle norme antitrust.
    • è una situazione abbastanza estrema in cui il primo soggetto (Sky) chiede a un altro, Mediaset, che ha il 60 per cento del mercato tv nazionale, di pubblicizzare un prodotto su cui il primo soggetto (sempre Sky) ha il 92 per cento del mercato.
    • A che fare con il consenso sociale dell’iniziativa assunta da Sky e riguarda una reazione di buonsenso, giacché per un consumatore è normale che un’azienda non pubblicizzi i prodotti di un concorrente, ed è comprensibile che un editore decida di rifiutare la pubblicità di un altro
    • Il rapporto con il sentimento dei consumatori potrebbe avere un seguito per le caratteristiche peculiari del mercato tv dove un’offerta esclude l’altra, e perché implicitamente investe la questione del decoder di Sky (lo vedremo più avanti) che secondo un’interpretazione potrebbe a sua volta costituire il punto di attacco di una vertenza antitrust proprio nei confronti del braccio italiano del gruppo di Rupert Murdoch.
    • Il primo riguarda l’accusa mossa dai pro-Sky contro la Rai alleata di Mediaset, riguardo l’ipotesi di abbandono della piattaforma commerciale (decoder e telecomando) di Sky. In effetti il servizio pubblico deve osservare l’obbligo di legge di essere presente su tutte le piattaforme. Ma che cosa si intende per piattaforma? Se la piattaforma è la tecnologia di trasmissione (satellite, digitale terreste, Iptv) Rai non sarebe in difetto lasciando la piattaforma di Sky, perché l’avrebbe sostituita con un’altra piattaforma – gratuita – Tivù Sat.
    • Se invece per piattaforma si intende il sistema commerciale, il decoder insomma, allora è un altro discorso, la Rai sarebbe obbligata a stare sul decoder di Sky, che però è sostanzialmente un sistema chiuso, perché Sky è proprietaria del decoder e può utilizzare liberamente le zone teoricamente neutre del decoder: come ha fatto per esempio con la guida tv (i tasti di navigazione dei programmi) che ospitava in audio i messaggi promozionali nella campagna pubblicitaria a sostengno del Fiorello show.

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Cronache del dopo Boffo. L’oscuramento prossimo venturo.


foto – RadioGold – Vox Populi

Il circo mediatico messo in piedi da Crudelia Feltri che è scaturito nella defenestrazione del Boffo, un comune omosessuale attenzionato dalla polizia a detta loro, non si spegne e ha provocato alla stregua di una eruzione vulcanica l’oscuramento del cielo della cronaca politica.
Il caso Fondi, dopo la tiepida denuncia di Walter Veltroni, neofita dell’antimafia, è passato direttamente dai trafiletti al cestino della carta. I rilanci ANSA? Ce ne sono stati? Eppure a Fondi un attentato dinamitardo ha distrutto auto e case. Avete sentito bene. Un attentato come nello stile Via D’Amelio, per capirci, solo in scala ridotta. Chi ne ha parlato? Nessuno. La realtà, questa sconosciuta. Impegnati nella pratica dello schizzo di fango, che avrebbe coinvolo nell’ordine, cominciando dai vivi: De Benedetti, Eugenio Scalfari, Enrico Mentana, Gustavo Zagrebelsky, Concita De Gregorio, Dino Boffo, Ezio Mauro; per chiudere con i morti: Ted Kennedy e Gianni Agnelli, avrebbero ottenuto l’effetto cercato: la distrazione di massa.
A Venezia una manifestazione contro i tagli al fondo spettacolo – il FUS – viene soffocata dalle manganellate della polizia? Non c’è traccia. Il tubo catodico invece informa dell’imminente passaggio al digitale. Dal 24 Settembre il TG5 sarà visibile solo con il decoder. Un primo tassello per la futura libertà d’informazione.

  • Articolo 21 – Fondi: il governo tace, le mafie usano il tritolo – di Antonio Turri
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    • A Fondi, mentre il Governo si ostina a non voler sciogliere il Consiglio Comunale, nonostante la richiesta del Prefetto che già un anno fa aveva individuato pesanti infiltrazioni mafiose  nell’amministrazione municipale, le mafie consolidano la strategia del fuoco e dell’esplosivo. L’inchiesta della DDA di Roma e le indagini delle Forze di Polizia provocano la reazione dei clan che inviano messaggi con le bombe ai loro referenti politici. Ma il mancato scioglimento indebolisce le attività di contrasto e danno il segno dell’impunità per mafie e camorra. Intanto su Fondi sembra sceso di nuovo il silenzio della stampa nazionale e della maggioranza delle TV: anche per questo ha un senso l’adesione alla manifestazione nazionale per la libertà di informazione in Italia, cui hanno intenzione di aderire i cittadini e le associazioni libere di Fondi.

    • A Fondi sono le 2,30 del 3 settembre 2009, una bomba di elevata potenza deflagra nella centralissima via Spinete.
      Lo scenario che si presenta ai soccorritori  della polizia e dei carabinieri è impressionante. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè  a bar ed a ristoranti del sud  Pontino,  oggetto dell’attentato, è andato completamente distrutto. Vi sono  rottami di autovetture,
      cornicioni,serrande,finestre e portoni divelti sparsi a decine di metri  sull’asfalto.

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    • In occasione dell’inaugurazione della 66esema  Mostra del Cinema di Venezia, quella che voleva essere una determinata, ma pacifica contestazione dei precari della cultura e dello spettacolo contro i tagli al FUS, è stata violentemente sedata. Un corteo di un centinaio di ragazzi, tra cui il movimento per i diritti dei lavoratori dello spettacolo- O.3, è stato caricato più volte dalla polizia in tenuta antisommossa all’altezza dell’Hotel des Bains, ferendo 4 ragazzi(2 di loro medicati in ospedale e poi rilasciati).
    • Immagini registrate da una telecamera privata testimoniano la gratuità delle azioni delle forza dell’ordine.
      Una decina di persone, tra cui 2 di noi e per la maggior parte donne, sono riuscite a passare e a avvicinarsi alla sede della mostra del cinema.
    • L’intenzione era quella di alzare dei fogli di carta con su scritto:”Precario dello spettacolo” e “Precario della cultura”, di gonfiare palloncini neri
    • Al primo foglio alzato al passaggio del Ministro Bondi da una delle ragazze, le forze dell’ordine sono intervenute massicciamente, strattonandoci, isolandoci e scortandoci fuori dall’area.

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Ancora la par condicio a tamponare le disparità televisive. Non solo per la destra.

Si parla ancora una volta di spazi televisivi. Gli ultimi dati AGCOM-ISIMM mostrano la netta assoluta prevalenza di Mr b nei minuti di trasmissione delle testate giornalistiche RAI-Mediaset. La televisione è asservita, scrivono, al governo. La stessa televisione che su SKY viene mostrata a singhiozzo, oscurata qua e là, tutto a suo danno, sia chiaro, come mostrano i dati Auditel (si parla di un calo degli ascolti RAI comparando il periodo pre-oscuramenti con quello post, sebbene sia più corretto fare analisi per periodi omogenei – si sa, agosto è periodo per molti di partenze e la televisione viene momentaneamente rimossa dalle abitudini quotidiane).
Il problema della par condicio, che in Italia esiste non soltanto a causa della concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione, ma anche per l’esistenza di una sorta di sfera di influenza/ricatto, di reti di rapporti clientelari, di volontariato interessato in cui lo pseudo giornalismo televisivo è completamente avvinto, interessa pure l’altra sponda, quella del PD, là dove sono in competizione i tre aspiranti segretari. Ebbene, bisognerebbe che si provasse a misurare lo spazio televisivo assegnato alle tesi di Bersani e Franceschini in rapporto a quello attribuito a Marino: credo che si debba parlare dello zero virgola. E nemmeno la carta stampata è immune. A leggere alcuni articoli di Repubblica, verrebbe da pensare a una modesta, inutile, corsa a due.

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    • vengono pubblicati da Agcom, e riportati sul Sole 24 Ore di ieri, i dati sull’uso del tempo dei telegiornali, elaborati da Isimm. A farla breve, al governo Prodi i tg assegnavano il 6,6 per cento del tempo dedicato alla politica. Il governo Berlusconi ottiene invece il 27,8 per cento, quattro volte e mezzo di più. La differenza è un po’ maggiore su Mediaset, un po’ minore su Rai.
    • L’esplosione del tempo dedicato al governo Berlusconi dura ininterrotta da mesi e non accenna a ridimensionarsi.
      Molti diranno che non ci volevano l’Agcom e l’Isimm per rivelare un fenomeno che è agevolmente percepibile da chiunque guardi la televisione.
    • Agcom e Isimm si sono assunte la responsabilità di un commento a dir poco originale: la bulimia televisiva non sarebbe di Berlusconi&C. nei confronti della televisione, ma sarebbe invece della televisione nei confronti di qualsiasi cosa faccia, dica o pensi la squadra al governo, e il caposquadra in particolare.
    • perché «il Pdl mostra una maggiore capacità di fare notizia, di produrre eventi in grado di attrarre l’attenzione dei mass media»
    • Peccato che di ciò non venga fornita l’unica controprova possibile, attraverso la rilevazione dei comportamenti tenuti da TgLa7 e Sky24 oltre che, e non è poca cosa, dalla stampa quotidiana
    • un segno dell’avvitamento clientelare delle aziende del cosiddetto duopolio televisivo. Forse è proprio vero che le ultime nomine in Rai hanno tardato fin troppo a venire, tenendo i direttori vecchi in una condizione di permanente ricatto. Vedremo, nell’indagine che verrà certamente pubblicata a Ferragosto del prossimo anno, se la schiena dei nuovi direttori non è affetta dalla gobba servile dei predecessori.
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    • Assomiglia a una falsa partenza, in termini di ascolti, la decisione Rai di oscurare alcuni programmi sui decoder Sky. I numeri dell’Auditel parlano infatti di cali di ascolti che, nel caso della Terza rete, possono arrivare all’1,4%.
    • L’oscuramento dei programmi è effetto della nuova guerra che oppone la tv di Stato a Sky. La prima battaglia si è consumata sui 6 canali di Raisat che la tv pubblica confezionava per Sky: la loro fornitura è stata interrotta il 30 luglio. La seconda battaglia si consuma ora sull’oscuramento. Sono negati a Sky tutti gli eventi per i quali la Rai non abbia anche i diritti di trasmissione per l’estero.
    • L’oscuramento sembra produrre anche un prezzo in termini di ascolti. Prendiamo il periodo dal 2 al 18 luglio, quando la Rai non criptava i suoi programmi sul satellite, e la fascia bambini di RaiDue (tra le 7,30 e le 10,45). Paragoniamo gli ascolti di questo periodo con quelli del periodo tra il 2 e il 18 agosto, quando invece va in scena l’oscuramento. La Seconda rete perde lo 0,8% in termini di share. La perdita di RaiDue sfiora l’1% nella fascia dei telefilm (tra le 14 e le 18); mentre la perdita di RaiTre (in prima serata, tra le 21 e le 23) arriva all’1,4%.
    • Altro periodo: dal 12 al 28 luglio (nessun oscuramento). Lo paragoniamo sempre al periodo 2-18 agosto (oscuramento). Le perdite di RaiDue sono confermate – soprattutto nel pomeriggio dei telefilm – mentre RaiTre tiene, sia pure a fatica. Questi numeri forniscono munizioni alle armi di chi (soprattutto nel Pd) sconsigliava alla Rai di divorziare da Sky.
    • Chi invece difende l’opportunità del divorzio potrà aggrapparsi ad un altro dato dell’Auditel, stavolta favorevole alla tv di Stato. Parla di una tenuta, anzi di un progresso di RaiUno (che aumenta ad agosto fino al 2,9% in prima serata). E’ come se molti italiani – trovando lo schermo blu su RaiDue oppure su RaiTre – abbiano riparato intanto su RaiUno.
    • anche Sky passa ai raggi X i dati Auditel. La pay-tv vuole capire, in prima battuta, come si comportino i suoi abbonati quando si imbattono in un programma Rai nascosto. Prendiamo il caso della Nazionale. La tesi di Sky è che 18 suoi abbonati ogni 100 abbiano trovato RaiUno criptata per Svizzera-Italia (il 12 agosto) ed abbiamo visto altre cose (film, telefilm, partite di club, cucina) senza farsi problemi. Se invece non l’avessero trovata criptata, certo l’avrebbero seguita (perché così si erano comportati in occasione di precedenti amichevoli visibili sul satellite).
    • è la prova che la Rai disperde ascoltatori e commette dunque un errore epocale mentre divorzia dal decoder della pay-tv. Se la tesi sia giusta, lo diranno i prossimi mesi di studio e di polemica politica.
  • PD: MARINO, SCRIVERO’ A ZAVOLI PER PAR CONDICIO CANDIDATI
  • (ANSA) – ROMA, 21 AGO – ‘Sto preparando una lettera per il presidente Zavoli e per i principali direttori delle testate radiotelevisive affinche’ in questa gara per la leadership del principale partito di opposizione, venga garantita la trasparenza e l’imparzialita”. E’ la richiesta che Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd, spiega, in un’intervista al GR Parlamento Rai, che rivolgera’ alla Vigilanza Rai e a viale Mazzini in vista della sfida congressuale nel Pd.
    ‘Sono certo -aggiunge Marino – che lo spirito di tutti i direttori sara’ quello della massima correttezza, ma e’ importante ricordare che la democrazia, non e’ solo liberta’ di poter votare liberamente, ma e’ anche potersi formare liberamente un’opinione. In questo caso sui programmi di tutti e tre i candidati’.(ANSA)

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Oscuramento & Oscurantismo. A quando il decoder per non vedere la tv?

L’oscuramento di Svizzera-Italia fa il pari alle menti ottenebrate che girano in RAI. Tale Paragone, il vice direttore di Libero (che ricordiamo, Libero è solo di nome ma non di fatto), si scanna contro gli operai Innse rei di aver – udite, udite – violato la Costituzione nonché le norme per la sicurezza sul lavoro.
Paragone, il moderno costituzionalista, non ha sprecato neanche un grammo del suo inchiostro per combattere l’incostituzionalismo – per esempio – del Lodo Alfano. Paragone non sa che vuol dire perdere il lavoro. Qualcuno – ma è solo un auspicio – dovrebbe fargli provare questa insana esperienza, sicché egli abbia modo di scrivere dell’incostituzionalismo del suo datore di lavoro. Chissà se si barrica sulle antenne RAI?
In ogni modo, la bellicosa RAI, con la pratica degli oscuramenti (badate bene: per gli immigrati irregolari ci sono i respingimenti, per i competitors ci sono gli oscuramenti, ma da chi avranno imparato, forse dagli stessi da cui hanno mutuato questo grande sprezzo per le regole e per i principi – suppongo).
Ci si augura presto anche l’oscuramento dei tg, in special modo quelli delle venti.

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    • Paragone attacca  “ la triplice “ e accusa  i lavoratori di aver violato la costituzione e le norme sulla  sicurezza.
    • Perché tanto furore per gli operai invece, tanto silenzio per le leggi bavaglio che stravolgeranno la costituzione?
    • Come mai i ministri padani non si sono recati sotto la gru per esprimere solidarietà alla propria gente? Qualcuno forse era amico del vecchio proprietario che voleva chiudere e vendere l’area? Perché tanto legittimo amore per la prevenzione e la sicurezza non si sono sentiti quando il governo, padani compresi, ha annunciato l’intenzione di devastare il testo unico sulla sicurezza e di rendere più morbide le sanzioni per gli imprenditori senza scrupoli?
      • La questione sicurezza sul lavoro? Ma è superata. Fino a Luglio era prioritaria la questione sicurezza (e basta). D’ora in avanti sarà prioritaria la questione sicurezza personale (del Re Assoluto, lui Mr b) altrimenti detta: privacy. E se riescono a gestire il tutto, alla questione sicurezza di (Mr b), si aggiungerà un piccolo ma fondamentale capitolo chiamato: sicurezza da (lla Magistratura). Questa l’agenda del Governo. – post by cubicamente
    • La verità è che gli operai di Milano hanno bucato l’oscurità mediatica, riproponendo la questione sociale, vera e propria bestia nera di una destra ottusa e di chi gioca le sue carte solo e soltanto sulla questione etnica
    • Forse la motivazione è arrivata oggi, con questo editoriale che riprende quasi alla lettera le polemiche di Berlusconi contro gli operai e contro chiunque, Tg3 in testa, osi ancora nominare la povertà e il conflitto sociale.
    • Non sappiamo se gli “operai appollaiati” sulla gru, per usare l’elegante espressione di Paragone, abbiano vinto o stravinto, di sicuro hanno dato, insieme alle loro famiglie e ai loro compagni, una straordinaria lezione di civiltà e di dignità, umana e politica.
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    • Questa tendenza compulsiva all’oscuramento nasce in casa Rai in piena guerra tra colossi
    • secondo il contratto di servizio, l’altra sera la Rai – che ha l’obbligo di trasmettere su tutte le piattaforme, satellite compreso – in teoria non poteva oscurare la partita
    • Ma come ha spiegato – in veste imprecisata, ma comprensibile ai più – il viceministro alle comunicazioni Paolo Romani in una lettera al Corriere della sera, quello non vuol mica dire che Rai deve trasmettere su Sky. Infatti in teoria l’altra sera la partita è andata anche sul satellite, appunto per Tivùsat
    • Il punto è che per ricevere Tivusat serve un apposito decoder che al momento è più introvabile di un Gronchi rosa: e che inoltre costa circa cento euro – particolare questo che viene stranamente fatto passare sotto traccia nelle dichiarazioni ufficiali
    • Tecnicamente, il nuovo decoder serve per assicurare la visione dei canali Rai e Mediaset anche nelle zone dove è difficile la ricezione del digitale terrestre, ossia del sistema destinato a soppiantare del tutto in pochi mesi il vecchio analogico
    • se qualcuno avesse avuto intenzione di abbonarsi a Sky perché in quel modo avrebbe visto "anche" i canali Rai e Mediaset, adesso ha un’alternativa molto conveniente a disposizione
    • Terzo, pare, si dice, che tutto sia l’anticamera per far sparire del tutto i canali Rai e Mediaset dal decoder di Sky
    • lo scenario non è indolore per nessuno: i canali Rai e Mediaset sono molto visti attraverso Sky e la pubblicità va di conseguenza
    • questo come atto finale di una guerra non dichiarata ma abbondantemente nelle cose e che fa accapponare la pelle a un paese molto attento ai conflitti di interesse
    • qui siamo al nostro povero telespettatore, al momento perlopiù ignaro
    • L’oscuramento di Svizzera-Italia via sat può anche essere stato poca cosa (l’Auditel ha comunque registrato quattro milioni e settecentomila spettatori, con il 30% di share), ma il segnale è quello: a settembre, quando si torna a pieno regime, non ci sarà una zona del paese uguale a un’altra, e forse uno spettatore uguale a un altro.
    • Ognuno dovrà fare i conti con quello che riesce a vedere nella propria zona, con i progressivi passaggi al digitale terrestre, e con quello che vuole vedere: nonché con ciò che gli sarà consentito guardare senza correre a comprarsi nuovi decoder, fare nuovi abbonamenti o rinnovarli alle varie pay-tv
    • I tre decoder in contemporanea (quello Sky, quello del digitale terrestre, quello nuovo Tivusat) in realtà non servono a nessuno, a meno di non essere particolarmente pazzi. Ma tecnicamente qualcuno che volesse avere davvero tutti i canali a disposizione potrebbe provarci.
    • All’altro capo ci sono gli spettatori che da anni guardano tutto attraverso il decoder di Sky, che dovranno trovare soluzioni di volta in volta o definitive
    • ognuno a trovarsi una soluzione, tutti fondamentalmente vittime del casino stellare che sembrerebbe una guerra evoluta e moderna tra grandi operatori tv e che nella realtà è una cosa piccola e confusa

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