Trattativa / Berlusconi: io dalla parte di Napolitano.

Excusatio non petita, accusatio manifesta, si direbbe. Perché Berlusconi si è sentito in dovere di spiegare ai lettori de Il Foglio, in edicola domani, che lui è dalla parte del Quirinale, che sono stati messi in atto brutali tentativi di condizionare il presidente Napolitano dai quali è assolutamente estraneo.

In questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri ai quali sono completamente estraneo, dei quali sono un avversario deciso» «La frittata non è rovesciabile» – Berlusconi al Foglio di Ferrara secondo il Corsera.

E’ estraneo quindi ai tentativi di condizionamento effettuati da chi? A chi si riferisce? A Ingroia? Berlusconi vuol cavalcare il falso scoop di Panorama. Il quale, più che un tentativo di condizionamento, è sembrato un tentativo di vendere qualche copia in più in quanto delle intercettazioni, nelle paginette patinate del settimanale di casa Mondadori, non vi era nessuna traccia nonostante le anticipazioni del giorno prima dicessero l’esatto contrario, fatto che aveva indotto a pensare a un nuovo colpo del Caimano, come quella volta del caso Unipol e dell’esclamazione di Fassino – abbiamo una banca! – finita registrata su un nastro e consegnatagli nottetempo, come una testa mozzata in un cesto.

In realtà Berlusconi non ha alcun timore di metter becco in questa vicenda, anzi, il progetto era proprio questo. L’articolo bluff di Fasanella è un cavallo di Troia tramite il quale Berlusconi incanala il dibattito sulla “brutalità” delle intercettazioni avendo egli il fine unico di smantellare la legislazione in materia. Era tutto pianificato: il falso scoop e Silvio che si dissocia dalle colonne di un altro giornale apparendo come “amico” del Napolitano intercettato e contro i giudici bruti e violentatori. Un vecchio refrain.

Cosa non è funzionato di questa strategia? Diciamolo chiaramente: Berlusconi è un vecchio arnese. E’ lontano dalla scena politica da almeno settanta giorni e il suo partito è in uno stato comatoso. In secondo luogo, la minaccia della rivelazione del colloquio Mancino-Napolitano è come un grosso nuvolone nero, come una piaga, una maledizione, una miseria. Sapere quel che si son detti è di chiaro interesse storico-politico (fors’anche giudiziario). Ma ai fini della salvezza dello Stato e dei conti pubblici, è certamente deleterio. Mettere Napolitano sull’orlo delle dimissioni in un momento in cui già si deve decidere quando andare a nuove elezioni, se a fine legislatura o in anticipo di qualche mese, senza un leader politico degno di questo nome, senza una coalizione di governo presentabile anche all’estero, senza una legge elettorale che garantisca governabilità e rappresentanza e libertà di scelta, è un colpo mortale per questo paese.

In generale l’operazione ‘ricatto’ è stata un fiasco. Il paese non è pronto a sapere la verità sulla trattativa, sul rischio della secessione dello Stato Bordello, della guerra tutta interna al Sisde e quindi al Viminale, e in un certo qual senso sta rigettando questa politica che si guarda alle spalle, su quel passato torbido ancor tutto da decifrare. Vedere che Berlusconi si è riportato con un guizzo sulla scena solo e soltanto per questioni legate alla giustizia e all’uso delle intercettazioni da parte della stampa, mentre è rimasto ben nascosto quando si è trattato di parlare ai minatori del Sulcis o ai lavoratori dell’Alcoa, o ai terremotati dell’Emilia, è un ennesimo indizio della sua proverbiale inaffidabilità (unfit to lead) nel governo del paese.

Ci avviamo verso l’autunno con un tasso di disoccupazione giovanile di circa il 36% con un trend di crescita che in sette mesi potrebbe portarlo sopra i 40 punti percentuali. Una ipotesi drammatica. Non siamo più nel 1992.

Trattativa, l’articolo di Panorama su Mancino-Napolitano è un bluff

panorama – articolo su mancino-napolitano download

“Baggianate!”, scriverebbe Louis Ferdinand Céline. L’articolo di Panorama a firma di Fasanella è un autentico bluff. Le sbandierate “incredibili rivelazioni” sul caso delle intercettazioni delle telefonate intercorse fra Mancino e Napolitano finite nel fascicolo dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia della procura di Palermo sono un temino banalotto che potrebbe esser scritto da “un bambino di quinta elementare” (cfr. Michele Fusco, direttore de Linkiesta, Rassegna Stampa Radiotre). Non sprecate tempo a cercare il presunto scoop: semplicemente non esiste. Non c’è traccia del contenuto delle intercettazioni, si tratta soltanto di interpretazioni del giornalista che trovano conferma – dice lui – negli editoriali dei vari Ezio Mauro e co.

E in un certo senso ciò è un bene: perché se davvero queste trascrizioni possono – nonostante il segreto – esser lette e trascritte da qualsivoglia giornalista, allora si sarebbe aperto un caso politico-giudiziario – l’ennesimo – senza fine. Una manovra simile avrebbe certamente creato il presupposto per una legge bavaglio, proprio ciò che vogliono dalle parti di Arcore.

Imperdibile però il fondo di Vittorio Feltri su il Giornale. Da collezione…

Trattativa, Panorama pubblica intercettazioni e Berlusconi si vendica di Napolitano

Il settimanale Panorama domani pubblicherà una “ricostruzione” delle telefonate tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino intercettate nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Sì, esatto, Panorama, giornale di casa Mondadori, quindi di proprietà di Berlusconi.

“Ricatto al presidente”, questo il titolo sparato in copertina. Si tratterà comunque di una trascrizione, non delle intercettazioni vere e proprie. Molto probabilmente si tratterà soltanto di alcune brevi frasi, condite di molta dietrologia, relative a quanto interessa al direttore di Panorama, quindi a Mondadori, quindi a Berlusconi, rivelare del dialogo fra l’ex ministro degli Interni e il presidente della Repubblica. Secondo Giuliano Ferrara, si tratterebbe di una ricostruzione “molto ben fatta”. Sui giornali, in queste ore, si vocifera di giudizi imbarazzanti su Berlusconi, su Di Pietro, sui giudici di Palermo. Ma il titolo “Ricatto al presidente” indica che c’è dell’altro. I tipi di Panorama pensano che quelle intercettazioni, non rilevanti ai fini dell’inchiesta, siano state usate per ricattare Napolitano. E naturalmente la procura è colei che esercita la pressione indebita sul capo dello Stato.

L’obiettivo di Panorama, quindi di Mondadori, quindi di Berlusconi, è molteplice:

  1. pubblicare il contenuto delle intercettazioni per stimolare nel capo dello Stato e di conseguenza nel Partito Democratico l’intenzione di limitare l’uso di questo strumento di indagine se non di escogitare sistemi di censura della stampa, stile legge bavaglio;
  2. assestare un colpo secco contro la procura di Palermo che pure indaga sulle transazioni avvenute fra Dell’Utri e Berlusconi per il passaggio di proprietà di una villa il cui valore non collima con le somme scambiate, passaggi di denaro ritenuti invece frutto di una estorsione; di fatto si tratta della medesima procura che indaga sulla trattativa e sui fatti del 1993, anno di nascita del partito Forza Italia, ritenuto da una certa vulgata giornalistica, uno degli esiti del patto di scambio fra la corrente mafiosa non stragista di Provenzano, i carabinieri del Ros e le istituzioni della Repubblica allora guidate da Scalfaro/Mancino/Conso;
  3. e infine, vendicarsi di Giorgio Napolitano, l’uomo che, di nascosto, tramando con i capi di governo di Francia e di Germania, ha deposto Berlusconi.

La talpa del Biscione: la spia del giudice Mesiano era un finanziere

La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse

Ma Grillo vuole rilanciare il Pd o il suo 740?

Leggete Panorama? No? Allora vi siete persi, come il sottoscritto, l’opera omnia di Giacomo Amadori, giornalista d’assalto del settimanale di casa Mondadori/Biscione. Dovete sapere che le informazioni su cui si basano i suoi articoli, tutti affilati come gli spuntoni di un forcone, derivano da furti di dati operati da un sottufficiale della Guardia di Finanza di Pavia, “arrestato nell’ambito di un’inchiesta della procura di Milano sull’accesso abusivo a sistemi informatici dati in uso al Corpo” (Notizie riservate a giornalisti, arrestato sottufficiale Gdf | Prima Pagina | Reuters).

Non è chiaro se fra i due sia intercorso del denaro, ovvero se Amadori pagasse le “prestazioni” del finanziere. Ma tant’è, lo sporco lavoro del giornalista può contemplare anche questo, sbirciare nel 730 di un giornalista (Travaglio), di un comico (Grillo), di un giudice (Mesiano), di una escort (D’Addario). Che cosa hanno in comune questi nomi? La scomodità per l’inquilino di Palazzo Grazioli e per la sua corte. D’altronde, ciò che fa Amadori è giornalismo d’assalto, ciò che fanno i giudici – nei confronti per esempio di Bertolaso, o Verdini, trattasi chiaramente di “fango”.

Ma Amadori è al centro anche dello scandalo Marcegaglia-Arpisella-Porro. Panorama, con il numero della scorsa settimana, ha rinforzato la tesi de Il Giornale sul caso Porro-Arpisella, e del dossieraggio presunto imbastito dalla redazione di Via Negri contro la presidente di Confidustria, pubblicando una telefonata intercorsa fra lo stesso Arpisella e Amadori. In quella conversazione, Arpisella avrebbe minacciato Amadori di mettere Confindustria contro il Governo qualora Panorama avesse pubblicato articoli sconvenienti sulla famiglia Marcegaglia. La registrazione è all’origine della rimozione di Arpisella dal ruolo di portavoce della Sciura di Confindustria. Arpisella era spaventato dall’intenzione di amadori di fare riferimento esplicito al ruolo di un consorzio rifiuti, Cogeam, di cui Marcegaglia è parte:

Arpisella: «Lascia fuori il nome (di Marcegaglia, ndr) dal (termine incomprensibile, ndr), ti prego per cortesia (…). Ti spiego alcune cose che non vanno dette nemmeno per telefono: guarda che si incazzano anche in alto i tuoi, su questa cosa (…), perché se incominciamo a rompere i coglioni noi al governo, cioè capisci, come Confindustria… Perché tirare in ballo questa roba qua? Ma che cazzo ti frega, nella completezza del pezzo, fare riferimento a Marcegaglia? Parla di Cogeam (il Consorzio stabile di gestioni ambientali, di cui fanno parte società di Marcegaglia, ndr), che te frega… Hai capito il senso? (…) Anche perché dobbiamo fare la copertina… facciamo (termine incomprensibile, ndr) in copertina e poi mi vieni in c… tu con quel pezzo?» (Panorama.it).

Ora viene spontaneo pensare e ipotizzare, anche solo per fare della scolastica dietrologia, che Amadori fosse in possesso di altre ulteriori informazioni che avrebbero potuto nuocere a Marcegaglia. Informazioni che si possono avere solo con fonti ben posizionate. E Amadori evidentemente le aveva.

Panorama d’epoca. Ovvero: cosa scrivo a ferragosto.

Attenzione: domani Panorama esce con lo scoop! In Puglia D’Alema accusato di aver ricevuto una tangente di 20 milioni. Sì, ma di lire. Panorama non sa che scrivere e allora ripesca negli archivi il proprio scoop del lontano 1985! Quand D’Alema era segretario regionale in Puglia. Oppure legge Wikipedia.
E stasera Affari Italiani riporta le notizie fresche avanzando un’ipotesi terribile: lo scandalo che coinvolge la giunta Vendola avrebbe un precedente!
Stiamo scemando nel ridicolo. E Panorama farebbe a chiudere per ferie.

  • Finanziamento illecito ai partiti

  • Secondo un’inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D’Alema, allora segretario regionale del P.C.I. in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite. L’episodio sarebbe stato ammesso anche da D’Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema (…)".L’inchiesta sottolinea inoltre come all’epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa.

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    • Il presunto intreccio tra politica e affari nella sanità pugliese, sulla quale sta indagando la Procura di Bari, avrebbe un precedente che risale a 15 anni fa.
    • Lo sostiene nel prossimo numero di Panorama, in edicola venerdì 14 agosto, Francesco Cavallari, ex re delle cliniche private baresi, arrestato nel 1994, che nel giugno 1995 patteggiò la pena di 22 mesi per associazione mafiosa e alcuni episodi di corruzione.
    • Tra le dazioni di danaro a cui fa cenno Cavallari, ce n’è una di 20 milioni di lire che l’ex re delle cliniche private dice di aver fatto a Massimo D’Alema, ma i pm baresi chiesero e ottennero l’archiviazione dell’accusa per finanziamento illecito ai partiti. Cavallari ricorda: "Io consegnai personalmente a D’Alema 20 milioni in contanti in una busta bianca durante una cena a casa mia.
    • In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire
    • I rapporti fra Cavallari e l’ex premier iniziano a metà degli anni Ottanta e durano diversi mesi. "Fu Antonio Ricco, commercialista e direttore generale delle mie cliniche, oggi consulente personale del sindaco Emiliano (Ricco è indagato per corruzione in un’inchiesta sulla costruzione del centro direzionale San Paolo, ndr), a presentarmelo: andava in giro a chiedere soldi per conto del Partito comunista
    • Cavallari incontrò il funzionario più volte: "Io, nel chiarire la mia posizione a Maritati, spiegai che D’Alema mi era stato molto utile nei rapporti con la Cgil. Dal momento in cui sono iniziate le dazioni di danaro io non sono più stato attaccato violentemente dal sindacato, il rapporto è diventato più collaborativo e garbato

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