La dietrologia e il ticket Grillo-Di Pietro

Secondo alcuni, almeno i più distratti, Report avrebbe fatto a pezzi l’IDV. Anzi, è lo stesso Di Pietro a dire che l’IDV è finita a Report. Ma i pasticci del partito personale dell’ex pm di Mani Pulite sono noti da tempo. Almeno dal 2010. Anche la stampa berlusconiana si era servita di queste “incongruenze” fra i valori dell’Italia dei Valori e quanto effettivamente fatto in termini di candidature e di trasparenza nella gestione del partito (tag #Di Pietro). In una parola: scheletri nell’armadio, e persino impolverati. Perché questa operazione? Perché Report ha parlato proprio ora – e soltanto ora – dei mali dell’IDV? Il partito è uscito a pezzi dalle elezioni siciliane di domenica scorsa. Non è stato in grado di ripetere l’exploit delle amministrative di Palermo, ma quel successo era legato strettamente alla discussa figura di Leoluca Orlando e al noto caos delle primarie che il PD palermitano non era riuscito a domare.

Era fin troppo chiaro che, dopo la caduta di Berlusconi, IDV necessitasse una revisione profonda poiché, al di là del deficit democratico che un partito personale porta in dote, l’opposizione al berlusconismo era il suo solo asse portante. Troppa confusione sulla collocazione del partito, troppa confusione soprattutto a livello locale. Spesso i consiglieri comunali o provinciali o regionali dell’IDV sono dei fuoriusciti dal centrodestra; spesso questa ambiguità è stata portata sino in Parlamento. Anche Di Pietro è stato spesso ondivago (nel 2011 addirittura annunciò la svolta verso il centro). Di Pietro aveva già sofferto l’arrembaggio di Sel; aveva scartato a sinistra quando nessuno si filava la FIOM, aveva scarto a destra quando Bersani scelse Vendola. Poi Sel ha perso lo slancio, a causa dei guasti giudiziari del governatore pugliese. La foto di Vasto aveva permesso a Di Pietro stesso di autorappresentarsi come parte di un complemento del Partito Democratico. Poi la vicenda del Quirinale ha spezzato il felice quadretto. Di Pietro ha scelto di stare dalla parte dei pm di Palermo, dalla parte di Ingroia e delle intercettazioni; il PD ha difeso il capo dello Stato. Dopo la rottura, IDV è rimasta nel limbo. Una costruzione sul nulla. Bisognava darle “uno spintone”, anche a costo di sacrificare il fondatore storico.

Adesso capisco meglio. Fin dove potesse arrivare l’antipatia di Antonio Padellaro per Napolitano. Perché la furia ideologica di Travaglio si scatenasse contro il capo dello stato. Come sia stato possibile, per colpire il Quirinale, fidarsi ciecamente delle “rivelazioni” di Ciancimino. Quale sfondo avesse il network tra qualche pm di procura e l’ex pm in politica (Stefano Menichini, Il Post).

Menichini sostiene che la strategia dei tipi de il Fatto Q era quella di attaccare il capo dello Stato per dividere IDV dal PD e preparare la fusione con il Movimento 5 Stelle. Pur rispettando Menichini, che è una penna sempre molto lucida, credo che questo ragionamento puzzi troppo di dietrologia. Non credo che ciò sia vero. Ma gli indizi dell’esistenza di un progetto di partito nuovo ci sono, e non giungono solo dalla intuizione di Menichini. L’idea diabolica di Paolo Flores D’Arcais di votare Renzi per distruggere il PD (e quindi creare, con la costola sinistra, il partito di Giustizia e Libertà) potrebbe essere rivalutata in quest’ottica. Qualcuno lavora per condensare in una sola entità, i giustizialisti di IDV, l’eventuale sinistra esule del PD e il Movimento 5 Stelle. Insomma, un patchwork.

La denuncia di Donadi credo sia giunta fuori tempo massimo. Il partito de Il Fatto Q sposerà la causa di Di Pietro capolista del M5S alle politiche 2013. Con buona pace di Grillo, che così vedrà risolto il problema (se dovesse restare il Porcellum) dell’indicazione del candidato premier. Certo, Grillo pretenderà lacci e lacciuoli per tenere il pm a bada. In questo senso, la chiusura delle liste del M5S ai soli iscritti che fossero già stati inseriti in qualche lista elettorale, è il viatico naturale per portare a termine l’esperimento. Un vero trapianto d’organi. Fondere un movimento senza testa e uno tutta testa.

Ma chissà, forse è tutta fantapolitica.

Amministrative Napoli, De Magistris si candida a sindaco

Tratto da Il Fatto Quotidiano

L’eurodeputato dell’Idv, Luigi De Magistris, si candida a sindaco di Napoli alle prossime amministrative, ufficializzando così le voci che da giorni si rincorrevano su un suo possibile impegno in prima persona nel capoluogo campano.

. L’esponente dell’Italia dei Valori guiderà una una lista civica. La presentazione pubblica della candidatura sabato 5 marzo.

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Chi si insidia fra le crepe dei Viola

Si era già parlato delle discordanze in seno al Popolo Viola circa l’organizzazione del No B Day 2, tenutosi sabato scorso. Della contestazione alla cosiddetta “autoproclamatosi” Pagina Nazionale Fb del Popolo Viola, quella gestita da Gianfranco Mascia per intenderci. Saprete forse della polemica nata intorno alla collaborazione di Mascia in IDV. Al fatto che, quando c’è da far parlare i Viola, chiamano sempre lui, o la Bartolini, l’addetta stampa. Anche sabato Mascia era là, in prima linea, sul palco. Lui appare, senza averne ricevuto il consenso da parte dei gruppi locali, il delegato del Popolo Viola, l’uomo che lo rappresenta e lo guida nella sua pur semplice linea politica. Certamente Mascia ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita del primo No B Day; certamente i Viola ne sono debitori. Ma a molti Mascia non va. Rischia di far approdare il movimento in un sicuro porto “partitico”. Che è naturalmente quello di IDV.

Saprete anche della polemica sorta con il direttore di Micromega, Paolo Flores D’Arcais, reo di voler scippare ai Viola l’organizzazione della manifestazione di protesta contro Berlusconi. D’Arcais esordì forse per primo ad Agosto con un appello a firma di Hack, Camilleri e Don Gallo. In esso si esprimeva la necessità di una forte rsisposta della scoietà civile contro lo scempio della Costituzione ordito da B. D’Arcais cercò di insinuarsi fra le crepe dei Viola, ben consapevole dei guasti insorti intorno alla figura di Mascia e della Pagina Nazionale, inviando email ai gruppi locali con la richiesta di aderire al suo appello. Appello che non è sfociato in una manifestazione autonoma: D’Arcais si associa alla manifestazione della Fiom del prossimo 16 Ottobre incassando l’adesione soltanto di alcuni gruppi locali viola.

Avevo ipotizzato, da queste colonne, come la querelle Viola-D’Arcais ricalcasse all’incirca la competizione fra IDV e la Sinistra. Anzi, forse ne rappresenta un altro fronte. Anche Vendola ha riconosciuto come la piazza viola sia un popolo – apparentemente – senza partito. Fra di essi vi sono molti “democratici”, ha osservato, e bisognerebbe che il Partito si avvicinasse a loro. Forse Vendola, sabato, si è guardato intorno ed ha assistito a scene del genere:

Di Pietro, lui, conosce molto bene il valore elettorale della piazza di sabato. Già il 5 dicembre scorso, quando il No B Day portò in piazza 300 mila persone, si vociferava della sponsorizzazione di IDV alla manifestazione. Di Pietro aveva pagato il palco? Qualcuno ha scritto che se un partito ha finanziato il No B Day, ebbene, lo ha pur fatto con i soldi del finanziamento pubblico dei partiti, quindi con soldi di tutti noi. Resta da decifrare il comportamento di IDV in piazza: le bandiere del partito erano ben in vista, tanto che è stato chiesto, dal palco, di abbassarle. Di Pietro voleva mettere il cappello al No B Day 2? C’è da chiedersi se non l’avesse già fatto lo scorso 5 Dicembre.

Ma questa volta un gruppo locale, Resistenza Viola Piemonte, si è messo in mezzo. Al grido di “davanti solo i Viola”, hanno spodestato le bandiere di IDV dalla testa del corteo, arrivando sino allo scontro verbale con Mascia:

Circolava anche un video sul web che non riesco più a trovare. Ma il punto non è questo. Non sono le bandiere di IDV o del PD che possono scandalizzare. Il problema è che lo scorso 5 dicembre la società civile sembrava aver ritrovato coscienza, sembrava essersi ridestata dal limbo, dall’ignavia, aveva preso possesso della piazza, autoorganizzandosi tramite il web – fatto assolutamente innovativo e che aveva fatto pensare a una nuova forma di mobilitazione, che faceva pensare alla e-democracy come a una nuova forma di democrazia diretta, irrealizzabile altrimenti per il noto problema della moltitudine, del numero. Come fare a metter d’accordo tutti? Bè, c’è il web, oggi, si diceva. Si narrava di un futuro prossimo in cui tutti gli e-cittadini – connessi in una agorà virtuale permanente – avrebbero interlocuito fra di loro concorrendo direttamente a formare la decisione. Il web, i social network, avrebbero così risolto i guasti della democrazia rappresentativa. Avrebbe coinvolto in maniera totalizzante il cittadino, facendolo coincidere con la politica. Mai più nessuna disgiunzione funzionale, nessuna casta. Non più politica di professione.

E invece… Il numero, ancora lui, ha mietuto un’altra vittima. Il Popolo Viola, a partire da quel 5 Dicembre, non è riuscito a darsi una forma stabile, sia essa quella dell’entità pre-politica non organizzata che sovrintende alla mobilitazione con una specifica e unica ragion d’essere (“licenziare Berlusconi”), sia essa quella di una nuova aggregazione partitica diffusa territorialmente e innovativa nella formula della e-democracy (come vorrebbe essere il Mov 5 Stelle). Di fatto, dopo quello straordinario successo, fra i Viola sono emersi sospetti e differenze d’opinione; non vi è stata alcuna tensione all’aggregazione, bensì si sono subito definiti steccati e proprietà private, rivendicazioni di merito, piccole questioni personali.

Poi vi è il nodo del ruolo dei partiti. Un rapporto ambiguo, un peso che i Viola porteranno a lungo sul groppone. Da un lato non si vuole alcuna referenza con i partiti;  se ne rifiutano le etichette, le bandiere, la loro presenza ai cortei è vista con sospetto, come fosse un tentativo di “mettere il cappello”; nessun politico è ammesso sul palco, tutt’al più nel retropalco. I politici non possono usare il palco dei Viola per farne un comizio. Dice Mascia: “i politici non possono parlare, ma sono ben accetti fra di noi”. E quindi l’assenza di un partito (il PD) è vista come una colpa grave, da raffigurare in manifesti satirici – il PD dorme perchè non va al corteo dei Viola. Chi ha contestato l’organizzazione del 2 Ottobre, argomenta sempre sul rapporto con i partiti: la manifestazione di sabato era appaltata a IDV. Questo sospetto diventa certezza quando compaiono le numerose bandiere del partito di Di Pietro in testa al corteo.

Quindi? Quale futuro? Un terzo No B Day? Lo scorso 5 dicembre aveva permesso di far emergere il popolo dei senza partito. Ora esso si è nuovamente dissipato e il tempo per intercettarlo si è forse perso per sempre.

Appendice: i ringraziamenti durissimi della Rete locale Il Popolo Viola

FIOM al No Berlusconi Day 2, nonostante D’Arcais

Un vecchio slogan di Rifondazione che oggi può essere fatto viola e nostro

Da privati cittadini, sottolineano. Ma l’adesione da parte dei segretari nazionali FIOM al No Berlusconi Day 2 organizzato da il Popolo Viola rompe con quella logica settarista che sembrava dover prevalere seguendo le inclinazioni lesionistiche di Flores D’Arcais.

Con queste parole, i segretari FION annunciano l’appoggio al NO B DAY 2. E voi cosa aspettate? In nome della Costituzione Italiana, contro l’abuso di potere di Berlusconi:

E’ necessario e urgente rispondere all’attacco ai diritti civili e sociali in corso in tutta Europa, e che in Italia assume caratteristiche particolarmente odiose e pericolose.

La volontà di cancellare il Contratto nazionale di lavoro e di stravolgere la Legislazione sul lavoro dimostra come si voglia usare la crisi per annullare conquiste ottenute con anni di confronto e di lotta, mentre la regressione in senso autoritario si esprime in tutte le dimensioni: dall’attacco alla Magistratura, alla Libertà di informazione, al Diritto di istruzione, allo Stato sociale.

La mobilitazione più larga possibile è la condizione per dire No all’umiliazione dei diritti dentro e fuori i luoghi di lavoro e per difendere la democrazia.

Per questo il 2 ottobre in qualità di liberi cittadini che vogliono difendere la Costituzione, saremo con voi in piazza a Roma.

Roma, 30 settembre 2010

Maurizio Landini, Segretario generale Fiom

Giorgio Airaudo, Segretario nazionale Fiom

Sergio Bellavita, Segretario nazionale Fiom

Laura Spezia, Segretaria nazionale Fiom

Il Popolo Viola diviso fra IDV e Sinistra

Sebbene anche Vendola abbia dato la propria adesione alla manifestazione No Berlusconi Day 2 di sabato prossimo 2 Ottobre, emerge in realtà una frattura nel Popolo viola fra “centro” e “perifieria” del movimento, una frattura che ha tutti i connotati di un conflitto sommerso fra Sinistra e Italia dei Valori. Un conflitto nato in primis fra i fondatori che si raccolgono dietro alla sigla del Popolo Viola Nazionale, e alcuni gruppi periferici che hanno accusato il movimento medesimo di scarsa organizzazione nonché di scarsa democrazia.

Tutto nacque – se non erro – dal post polemico di San Precario (il misterioso fondatore della leggendaria pagina di Fb “Una Manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi”) che potete leggere qui: Il Popolo Viola secondo me (ossia un cittadino). La polemica verteva sulla necessità avanzata da molti di organizzare il movimento con una struttura gerarchica fatta di assemblee e segreterie, seguendo una modalità propria della democrazia delegata. San Precario negava questa esigenza, motivando la sua posizione con la ragione che una struttura seppur leggere  avrebbe introdotto “elementi di paralisi o peggio ancora di “correntismo” tipici della modalità partitica” e il PV non può essere un partito:

La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese. In questo senso, Popolo Viola è chiunque promuova un’iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook: esattamente com’è avvenuto per il No Berlusconi Day (San Precario).

San Precario si spingeva più in là, arrivando a ipotizzare il movimento come una pura “cooperazione e condivisione fra pari”, un movimento non già senza leader, bensì un movimento leader collettivo.  Di fatto, però, il PV si è dotato comunque di una struttura. Ha un portavoce, un ufficio stampa. Spesso, in tv, nelle interviste, a rappresentanza dell’intero PV è comparso il solo Gianfranco Mascia. Molti hanno criticato Mascia di aver inflazionato gli schermi televisivi, le interviste sui giornali. Molti hanno criticato la vicinanza di Mascia con Italia dei Valori e hanno preteso che nessun candidato per le scorse Regionali transitasse con il PV o si appropriasse dei suoi simboli. Molti hanno invece stigmatizzato il comportamento di San Precario, che ostinatamente si celava dietro una maschera e rifiutava di svelare il proprio nome. Lui, il fondatore, che nemmeno ha un volto.

Poi, l’estate: il PV nazionale, ancora lungi dall’organizzare il suo primo congresso, ripesca l’idea di una nuova manifestazione nazionale contro Berlusconi. Un nuovo NO B DAY. Un modo per riaffermare l’identità del movimento e, allo stesso tempo, per gridare più forte “Vai via” a Berlusconi, che ancora piega il Parlamento con la Legge Bavaglio sulle Intercettazioni mentre scoppia lo scandalo P3. E’ Agosto e prima che l’idea del NO B DAY 2 sia messa nero su bianco, ecco spuntare Paolo Flores D’Arcais, fine intellettuale ma con la tendenza politica a dividere più che unire. D’Arcais lancia l’idea di una manifestazione nazionale contro B. che “andasse al di là” della formula “giovanilistica” del No B DAY 2. E subito ecco pronto l’appello dei numi tutelari dei movimentisti, Margherita Hack, Andrea Camilleri e Don Gallo. I quali certamente rispondono con entusiasmo all’iniziativa di D’Arcais, pensando sia rivolta senza secondi fini alla medesima platea che si riunì lo scorso 5 dicembre. E invece i Viola la prendono male. Poiché – e siamo già a Settembre – gira una email fra i PV locali in cui si afferma che D’Arcais farà una manifestazione a sé stante, non targata PV, sempre il 2 Ottobre.

Versione PV Nazionale:

Qualche giorno fa parte una mail il cui contenuto, nelle intenzioni di chi l’ha inviata, dovrebbe rimanere riservato. Ad inviarla è tale Paola Giorgini di Ancona. Nella mail, la Giorgini spiega che Flores D’Arcais di Micromega chiede ai gruppi locali del popolo viola di aderire al suo appello e alla sua manifestazione, di inviare allo stesso Flores le adesioni dei gruppi entro poche ore (non importa dunque se condivise nelle assemblee) per lanciare sul sito di Micromega la notizia. Nella mail, la Giorgini spiega che questo porrebbe fine alle diatribe interne e consegnerebbe il popolo viola nelle mani di questa oligarchia autoreferenziale rappresentata dai referenti di questi gruppi locali. San Flores D’Arcais, in cambio garantisce copertura finanziaria (soldi) e supporto dei media (Il grande bluff di Micromega « Il Post Viola).

Versione PV Trentino (Eleonora Avi):

Ho contattato A TITOLO PERSONALE Margherita Hack prima, e PF D’Arcais subito dopo, per avere informazioni sull’appello di D’Arcais, in quanto non avevo e non ho alcuna intenzione di partecipare al NBD2, per i motivi che voi tutti sapete […] D’Arcais mi ha confermato che NON SI TRATTA DEL NBD2, che la sua manifestazione è proprio una cosa distinta dal NBD2, completamente AUTONOMA dal PV “nazionale” […] La mia impressione è che D’Arcais sia una persona estremamente pulita e corretta e gli ho creduto sulla parola […]Affinché la decisione fosse presa in maniera democratica, come sapete tutti, ciascun referente dei gruppi locali ha contattato, via telefono e e-mail, gli iscritti al proprio gruppo, creando così una vera e propria “assemblea straordinaria” mediatica. Ricevuto quindi l’ok (spesso unanime, in moltissimi gruppi) a procedere, ho contattato micromega per dare conferma e così ci è stata affidata la gestione di tutto (Facebook | GIUSTO PER CHIARIRE BENE LA SITUAZIONE…..UNA PICCOLA NOTA VIOLA!).
Il PV Trentino aggiunge che quella di D’Arcais “sarà una manifestazione di intellettuali e artisti e quindi, a maggior ragione, non si può fondere col NBD2, che invece è fortemente connotata dal punto di vista partitico”. Ora, cosa questo voglia dire non lo so. Però ci sono degli indizi. Ve li elenco:
  1. Mascia fa ancora parte del PV nazionale ed è nel giro IDV;
  2. D’Arcais ha offerto le colonne della propria rivista Micromega per una critica serrata ai difetti di IDV (personalismo, familismo e gestione patrimonialista, critiche che sinceramente condivido);
  3. D’Arcais ha spostato la manifestazione Artisti e intellettuali contro B. il 16 Ottobre, giorno della FIOM in piazza;
  4. D’Arcais è un vecchio trotzkista, il che necessariamente non è un demerito ma lo inquadra in un certo ambiente politico.
Che la bega PV-D’Arcais sia una riedizione della battaglia Italia dei Valori vs. ciò-che-rimane-di Comunisti Italiani – Rifondazione? O di quella fra i Movimenti e i Partiti (recente anche la discussione fra i Grillini e Claudio Fava sui finanziamenti dei 5 Stelle, secondo Fava provenienti dal ricavato degli spettacoli di Grillo)?
Di fatto avremo due manifestazioni contro Berlusconi. E questo a mio avviso logora la protesta. Il NO B DAY 2 rischia di deludere le aspettative: finora sono stati raccolti circa 4800 euro a fronte dei 40 mila che servono a organizzare l’evento. Mentre il 16 ottobre sarà tutto spesato da FIOM e D’Arcais. Una bella differenza. Forse era il caso di esser meno orgogliosi da una parte, e dall’altra bisognerebbe smetterla di infilare il proprio emblema e la propria etichetta su una moltitudine che rifiuta di farlo.
D’altronde, a detrimento di D’Arcais, vi è un precedente che risale alle primarie del PD. Allora, nelle mire del filosofo vi era la mozione di Ignazio Marino: D’Arcais offrì il suo appoggio al senatore in cambio di una seconda lista Marino con candidati scelti da D’Arcais medesimo. Marino naturalmente rifuitò. Difendendo il suo lavoro e quello dei volontari della campagna delle primarie che lo seguivano sin dall’inizio. Un brutto vizio quello di cavalcare l’onda altrui.
(P.S.: e infatti Marino ha aderito al NO B DAY 2).

Le opposizioni naufraghe sullo scoglio delle regionali. PD, UDC, IDV e MoVimento 5 stelle in preda al caos.

Ma quale unitarismo in senso antiberlusconiano. Qui si guarda al tornaconto proprio. E chi resta in mezzo ai due fuochi – giustizialismo e appeasement – rischia di rimanere con il cervello fritto.
Le Opposizioni si sono arenate sullo scoglio della scelta dei candidati di colaizione alle prossime elezioni regionali, nessuno escluso: PD, IDV, UDC, MoVimento a 5 stelle. In ordine di gravità:

  1. nel Lazio, mentre Renata Polverini, ex segretaria UGL, candidata per il PdL, va alla televisione a Raidue per un’intervista senza contradditorio con Monica Setta, Nicola Zingaretti si è defilato, l’UDC si allea con la destra ( e forse non è la cattiva notizia), il PD brancola nel buio e nessuno prende posizione chiaramente (dov’è Bersani?);
  2. in Campania, il PD è diviso ancora – e siamo nel 2009, quasi 2010 – fra bassoliniani e antibassoliniani, mentre l’UDC vuole D’Amato, ex Confindustria, ma forse per un’alleanza con la destra;
  3. in Puglia, l’assemblea di ieri – sempre del PD – è finita in un parapiglia di grida e insulti fra sostenitori di Michele Emiliano e sostenitori di Nichi Vendola (con la complicanza che Emiliano non è neppure candidabile causa doppio incarico – è sindaco di Bari – e per esserlo gli servirebbe giusto una leggina regionale ad hoc che i vendoliani non vogliono votare);
  4. in tutto questo scenario di PD-dissoluzione, l’UDC fa la parte del leone, sapendo di essere determinante in ogni regione, un vero e proprio ago della bilancia, con quella manciata di voti che tutti anelano ma che nessuno è in grado di conquistare da sé, e si appresta a giocare il modulo doppiogiochista, con il PD in Piemonte, con il PdL in Lazio eccetera – un’alleanza anti-berlusconiana a macchia di leopardo, si direbbe;
  5. nel frattempo, l’IDV pone veti a questo e a quest’altro (in Campania osteggia i bassoliniani, in Puglia sostiene Vendola), ma non fa alcun passo avanti rispetto alla forma del partito ad personam quale è ed è sempre stata; Di Pietro sembra propendere per un congresso confermativo degli attuali assetti di partito e si attira le critiche dei girotondini nella persona di Flores D’Arcais, il quale lo invita oggi, a mezzo post, a farsi coraggio e aprire il suo partito ai movimenti, al popolo viola, alla base – a Grillo? – a nuovi giovani protagonisti (De Magistris?), in sostanza a mettere a pregiudizio la propria leadership, ovvero ad essere un po’ più democratico;
  6. infine, il MoVimento a 5 stelle, di cui già abbiamo parlato delle difficoltà interne, presente in sole tre regioni – Emilia-Romagna, Piemonte, Campania – ovvero laddove l’IDV non ha da temere la sua concorrenza come alfiere dell’antiberlusconismo, ancorché in crisi per la mancata realizzazione delle cosiddette “primarie dei cittadini”, prontamente archiviate dal coordinatore nazionale (Grillo stesso), in favore di candidati scelti dal coordinatore stesso, diciamo sulla base del “sentito dire”.

Inosmma, un bel parapiglia. Per finire, gustatevi la rassegna web sul tema e il filmato dell’Assemblea dei delegati del PD in Puglia (una bella pagina di democrazia, al grido di “andate a lavorare!”):

    • “A questo punto le primarie le chiedo io a Vendola”.
    • Sono le 16 quando i 126 delegati regionali si apprestano ad iniziare l’incontro nel quale, attraverso il voto segreto, dare il benestare alla candidatura di Emiliano. Il resto è storia, fatta di tensioni, urla e scontri verbali fra i sostenitori di Nichi Vendola e i rappresentanti del Pd.
    • Oggi, quindi, a dettare le sue condizioni è proprio il sindaco di Bari. “Voglio le primarie – ha dichiarato apertamente Emiliano – a patto che il consiglio regionale il 19 gennaio approvi la legge elettorale. Sarò felice in ogni caso – prosegue – sia che perda le primarie, perchè resterò sindaco, sia che le vinca, in modo da poter occuparmi della città da Presidente della Regione. In entrambi i casi – sottolinea – rimarrò con Vendola, il quale dovrà accettare il risultato delle primarie e riconciliarsi con me”.
    • Se dovesse vincere la destra, a rischio i 30mila posti di lavoro che sono stati il cavallo di battaglia, della campagna elettorale di Emiliano
    • Lazio, non pervenuto. Campania, non pervenuto. Puglia non pervenuto. In tre delle regioni più importanti per la sfida di marzo il centrosinistra non ha ancora designato i suoi candidati. Se volesse davvero vincere le elezioni regionali dovrebbe almeno provare a nominarli prima della chiusura delle liste.
    • Nel Lazio i casiniani sono già traslocati con la Polverini, applicando uno nuovo “modello doppiofornista” (indimenticabile definizione di Giulio Andreotti): dove è sicura la vittoria a destra vanno a destra, dove è sicura la vittoria a sinistra vanno a sinistra.
    • in Puglia in queste ore, dove è in corso una incredibile sfida fratricida fra il presidente uscente Nichi Vendola e lo scalpitante Michele Emiliano
    • le primarie sono sterilizzate, molti iscritti del Pd protestano per la mancata consultazione, e il nome di chi prevarrà nel duello fratricida ancora non si conosce

    • Ieri l’assemblea convocata a Bari per designare il candidato del partito di Bersani (la seconda, perché un primo sì a Vendola era già stato) non ha votato. Emiliano aveva chiesto un voto unanime per correre, non l’ha avuto. Per candidarsi ha bisogno di una legge ad personam che 15 consiglieri vendoliani non vogliono votare. Lo scontro, ambizioni personali a parte, è nato dal veto dell’Udc a Vendola. Ma il bello è che ancora non è certo che l’Udc correrà con il centrosinistra.
    • Il caso Campania è ancora più eloquente, e in qualche modo incredibile. Anche qui il candidato ancora non c’è perchè l’Udc ha chiesto un “segnale di discontinuità”. Enzo Amendola, il nuovo segretario regionale del Pd (un trentenne a cui non manca il dinamismo e il senso dei tempi) ha subito risposto: “Siamo disponibili a dare questo segnale”. Tradotto dalla lingua rituale del politichese, la discontinuità significherebbe scegliere un uomo che non viene dall’entourage del presidente uscente, Antonio Bassolino.
    • l’avversario storico di Antonio Bassolino, Vincenzo De Luca, sarebbe pronto a correre. Unico problemino: due rinvii a giudizio che rendono non proprio praticabile la candidatura, e che sono sicuramente poco digeribili dall’Italia dei Valori
    • difficile scegliere un bassoliniano, difficile scegliere un non bassoliniano. E difficile anche scegliere un candidato gradito all’Udc, senza avere la sicurezza che l’Udc ci sia
    • anche Amendola lo ammette: “E che ne so io, cosa decideranno De Mita e i suoi?”.
      Già, chi lo sa? Pierferdinando Casini era calato in Campania per gettare sul piatto un nome pesante: “Il profilo ideale sarebbe quello dell’ex presidente di Confidustria Antonio D’Amato“.
    • non si è capito se D’Amato sarebbe disposto a correre, e sostenuto da chi
    • L’unico dato positivo, alla fine, è che qui le primarie potrebbero celebrarsi. Sono state ufficialmente convocate per il 24 gennaio, ma le candidature si devono presentare entro il 9 gennaio
    • caso del Lazio. In questo momento l’unico nome in campo è quello di Esterino Montino, il vice di Marrazzo, che dopo il caso del video con i trans ha assunto la direzione della giunta prote-tempore
    • È tramontanta già la candidatura di Nicola Zingaretti, che pure aveva dato la sua disponibilità. Aveva fissato tre condizioni. I dalemiani gli hanno chiesto di accettare senza condizioni, lui si è tirato indietro. La più importante delle tre, era che in coalizione ci fosse anche l’Udc.
    • Ma i casiniani, come abbiamo visto, hanno già detto che si schierano a destra. Insomma: dal Piemonte alle Marche, dal Lazio alla Puglia, alla Campania, il partito di Casini, con il 6% ha il potere di veto su quello di Bersani, che ha il 30%. A Casini sicuramente conviene. Ma al Pd?
    • il silenzio di Bersani. “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria”
    • in Puglia ha delegato le missioni diplomatiche (si fa per dire) a Massimo D’Alema. E nel Lazio – a quel che dicono i protagonisti – non è intervenuto
    • Dar vita ad una nuova opposizione è dunque un compito improcrastinabile. Opposizione larghissima nel paese, assente in Parlamento.
    • Di fronte a tale compito, un mero congresso di “rinnovamento”, da parte dell’Italia dei valori, è meno di un’aspirina per curare un cancro. Passare dal 7% al 9% non cambia nulla.
    • L’Italia ha un DISPERATO bisogno di una grande opposizione civile, di un grande Partito della Costituzione. Di una forza che può già ora raccogliere un italiano su quattro, e in un domani non lontano ambire alla maggioranza.
    • Mi domando perché Di Pietro tentenni ancora, di fronte alla strada maestra dello scioglimento del suo partito dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni “viola”, la cultura “azionista” e la scienza “illuminista”.
    • Caro Tonino, solo se avrai il coraggio e la lungimiranza di proporre questo Big Bang – per oggi, non per un fumoso domani – diventerai lo statista che puoi essere, e un’alternativa a Berlusconi.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

De Magistris, logiche mastelliane a parte. La crociata per ripulire l’IDV.

Oggi l’intervista a il Fatto Quotidiano. Da giorni voci di tensioni con Di Pietro. De Magistris si muove come un cane sciolto nel Sud e quando parla sembra che tutta l’Italia Dei Valori, il partito personale di Di Pietro, abbia profonde scosse telluriche.
Da una parte i cacicchi delle amministrazioni locali, impestati come quelli del PD, o peggio, del PdL. Appalti, nomine in chiaroscuro, raccomandazioni piccole o grandi che siano. La logica da bassa cultura politica che ha fatto dell’IDV una versione dipietrista dell’UDEUR di Mastella. Nel mezzo Di Pietro, la sua faccia, il suo nome, la sua credibilità e l’ipotesi di un isolamento in parlamento come nelle regionali con l’alleanza PD-UDC, o viceversa il ritorno a una alleanza multipartitica stile Ulivo con il rischio di confluire nel solito codazzo in attesa del sottosegretariato di turno. E dall’altro canto, le istante nuoviste rappresentate da De Magistris e da Sonia Alfano, sostenuti dalla stampa antiberlusconiana concentrata intorno a Travaglio nella testata de Il Fatto, dal movimento di Grillo e dagli ex girotondini, con Flores D’Arcais pm dell’accusa di amoralità contro l’IDV di Di Pietro.
De Magistris al Sud è fortissimo, è seguito, in Calabria in primis, ma anche in Campania. Per l’IDV è un bacino inestimabile di voti. E l’ex pm lo sa e usa la propria posizione di indispensabilità per mettere alle corde Di Pietro e costringerlo a rinnovare, poiché nel caso non lo facesse, andrebbe al voto scontrandosi con le liste civiche di Grillo. Un massacro. Perché De Magistris – e Sonia Alfano – sono due della rete di Grillo, e tali rimangono. E se Di Pietro non scarica i politici locali corrotti, questi migreranno nel moVimento e sarà la fine dell’IDV.

    • questa regione ha registrato un tracollo etico e culturale. Qui c’è bisogno di un rinnovamento vero, radicale, una vera e propria controffensiva che si fondi su un programma chiaro e su personalità di indiscussa pulizia morale

    • Non dimentichiamo che il centrodestra si appresta a candidare Nicola Cosentino

    • se questa è la posta in gioco, le nostre candidature devono essere all’altezza, parlare il linguaggio chiaro della lotta alla camorra

    • Programma chiaro, nomi e un nocciolo duro dal quale partire che veda il Pd, Italia dei valori, Rifondazione, Sinistra e libertà insieme. Ho già avviato una serie di contatti.

    • anche a loro, come a tutto lo schieramento di centrosinistra, noi chiediamo discontinuità, e francamente non credo che De Mita possa accettare questi discorsi

    • sa bene che anche Italia dei valori ha i suoi problemi quando si parla di questione morale

    • non mi basta solo un casellario giudiziario pulito, ci vuole altro, un modo diverso di fare politica

    • La gente da noi pretende tantissimo, noi siamo la prima linea di questa battaglia

    • rinnovamento anche tra le vostre fila. Rinnovamento e apertura al meglio della società della Campania

    • in Campania e Calabria la situazione è gravissima è tempo che la parte migliore della società di queste regioni si faccia avanti

    • In Campania sono in molti a fare il suo nome come candidato presidente

    • ho avuto molte sollecitazioni, ma ho anche detto con onestà che sono stato eletto parlamentare europeo

    • in Europa mi occupo di bilanci e di fondi comunitari, cose che hanno una relazione diretta con le regioni meridionali

    • Non mi sottraggo, tanto che sto lavorando alla ricerca di nomi e candidature di alto livello

    • Nel Pd sembra prendere corpo la candidatura di Vincenzo De Luca, il sindaco di Salerno

    • Non siamo sulla strada giusta, De Luca è coinvolto in processi importanti. Non possiamo fare la battaglia contro Cosentino e il suo sistema di potere con candidature così. L’ho detto, ci vogliono forti elementi di rottura

    • O su questi tempi riusciamo a costruire un sistema di governo diverso dalle logiche mastelliane, o non c’è speranza

    • «Ci sono problemi politici e problemi personali: sui primi possiamo lavorare, degli altri per ovvi motivi non ci occupiamo», va ripetendo da giorni Antonio Di Pietro

    • Cristiano Di Pietro, consigliere provinciale a Campobasso che si era sospeso un anno fa perché coinvolto in un’inchiesta sugli appalti a Napoli (con tanto di intercettazioni telefoniche pubblicate), e ora, come annunciano nell’Idv regionale, «uscito pulito dalla vicenda», ha ripreso la tessera del partito di papà

    • se è vero che i cosiddetti autoconvocati – che si sono riuniti a Bologna domenica scorsa, si rivedranno oggi a Matera e si sono dati appuntamento a Modena il 4 dicembre sotto l’etichetta «Parole civili» – sono per ora una categoria indistinta di contestatori e di delusi

    • se troveranno in Luigi De Magistris l’uomo che esprime il loro dissenso potranno avere ancora qualche fortuna anche nel partito e non solo in piazza

    • vogliamo il dialogo tra la base e il vertice del partito

    • uno dei leader Domenico Morace, ex coordinatore di Bologna

    • Alla manifestazione del 4 dicembre ha invitato sia Di Pietro, che fanno sapere i suoi non pensa proprio di partecipare, sia De Magistris, che per ora non si pronuncia

    • sembra sempre più evidente che De Magistris abbia cominciato a lavorare al rinnovamento del partito proprio al Sud, finendo per farne il banco di prova del suo peso nell’Idv e del suo successo di consensi nel vasto modo ex-girotondino

    • Non è un caso che ieri sia stato lui a organizzare, insieme all’europarlamentare Sonia Alfano, proprio a Napoli il convegno su «questione morale e istituzioni», invitando Salvatore Borsellino e il leader di Rifondazione Paolo Ferrero

    • bisogna «fare pulizia» dentro e fuori dal partito, soprattutto in Campania. Per trasformare l’Idv da un marchio ad un vero e proprio soggetto politico ha annunciato l’introduzione dei dipartimenti, che si occuperanno dei diversi temi politici

    • Ha un bel dire che «la lista annunciata da Beppe Grillo non è di disturbo ma di stimolo», c’è da dubitare che gli auguri di «buon successo» siano sinceri, visto che si tratta di un altro concorrente per le prossime amministrative in Campania

    • l’incidente dell’ultimo comizio a Napoli quando era apparso lo striscione «Fuori i collusi dal partito»

    • Antonio Di Pietro liquida la cosa con poco più di un’alzata di spalle. LuigiDeMagistris negaun suo ruolo di regista dietro il fiorire di blog e assemblee di autoconvocati

    • da qualche tempo il dissenso dentro l’Italia dei valori si fa sempre più sentire

    • Di Pietro prima delle elezioni europee (in cui l’Idv ha raddoppiato i consensi attestandosi all’ 8%) aveva detto che se il partito avesse ottenuto un buon risultato, si sarebbe attenuata l’impronta personalista

    • Ipotesi ora archiviata

    • soprattutto tra la “base”, sono in molti a chiedere maggiore apertura, coinvolgimento, diversi criteri per selezionare la classe dirigente locale e nazionale

    • Come a Bologna, dove l’ex coordinatore Domenico Morace ha attaccato il capogruppo in Regione Paolo Nanni («ha assunto la figlia a lavorare nel suo ufficio») e la segretaria regionale, nonché legale rappresentante e tesoriera nazionale Silvana Mura («ha messo nel Cda dell’Ateneo di Parma un suo collaboratore a Roma »).

    • a Torre del Greco, dove i consiglieri comunali dipietristi votano insieme al Pdl i provvedimenti della giunta del sindaco Ciro Borriello, ex Fi, poi Udeur, poi candidato dall’Idv nel 2008 e infine riavvicinatosi al Pdl

    • capogruppo dell’Idv al Comune Giovanni Paolomba: «La nostra valutazione in Consiglio comunale sta avvenendo atto per atto»

    • De Magistris. «È un’anomalia che prima finisce e meglio è». L’europarlamentare sta partecipando a tutte le assemblee a cui lo invitano. «Mi piace ascoltare – spiega – non mi piace essere tirato per la giacchetta»

    • Dice insomma che non vuole essere «strumentalizzato »

    • «Quando nel marzo scorso mi ha chiamato per offrirmi la candidatura in Europa abbiamo parlato anche di una seconda questione: la necessità di cambiare la classe dirigente del partito

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IDV teme il Grillismo politico. Di Pietro vs. De Magistris?

De Magistris non piace all’IDV. Il partito di Di Pietro lo contesta. L’oramai ex magistrato si muove troppo indipendentemente. Molti sospettano che, dietro l’imboscata di Flores D’Arcais su Micromega (http://temi.repubblica.it/micromega-online/flores-darcais-caro-tonino-adesso-rifonda-lidv/) ci sia stato lo zampino di De Magistris, che mal tollera l’ala IDV di origine pentapartitica. Lo stesso Flores D’Arcais s’ardimenta in un tentativo di screditare Ignazio Marino sulla questione del mancato accordo sulla lista girotondina al congresso PD, a cui Marino ha risposto coerentemente senza più ricevere un solo segno di approvazione o disapprovazione. Forse tutto questo strano movimento sotterraneo nasconde un progetto ben più importante. Forse.
Perché domenica Beppe Grillo ha presentato il suo Movimento, quello che promana dal modello delle liste civiche e che dovrebbe condurre il comico-blogger-sollecitatore di menti a formare delle liste di giovani neofiti e a presentarle alle prossime regionali in alcune regioni. Mossa che fa tremare l’IDV, finora l’unico beneficiario del movimento del grillismo, sempre presente alle sue manifestazioni, ma non domenica: Di Pietro a Roma alla manifestazione FNSI, Grillo e De Magistris e Sonia Alfano a Firenze. Lo stesso Grillo ha affossato la manifestazione FNSI, definendo quei giornalisti come “puttane che cercano di tornare vergini”.
Ora, il quadro che ne emerge è che l’inventore dei girotondi, Flores D’Arcais, avanguardista e polemista, sempre intento a scovare sistemi per rovesciare il suo vecchio partito che non parla più la lingua della sinistra, abbia visto in Grillo una nuova opportunità e in De Magistris un nuovo Di Pietro senza gli opportunismi di quello vecchio; che lo stesso Grillo abbia poca fiducia nell’IDV e nelle capacità di Di Pietro di rinnovare il partito – (sennò perché farne uno nuovo?); che Di Pietro sospetti trame alle sue spalle per far crescere il partito di Grillo a sue spese, senza aver più la centralità che ha sempre voluto all’interno del suo movimento personalistico. D’Arcais critica prima Di Pietro, poi Marino – il cui consenso fra i trentenni è molto forte, lo stesso bacino d’utenza di Grillo; De Magistris sembra già fuori dell’IDV, e Grillo fonda il partito. Sono tutti elementi separati, che però conducono alla medesima prospettiva: la nascita di un altro partito d’opposizione che derivi dall’esperienza primaria dei girotondi e che sia diretta espressione dell’antiberlusconismo, proponendosi come il depositario unico del valore della moralità politica, il campione della moralità, facendo proprie le concrete rivendicazioni del grillismo. Vale a dire, la fine dell’IDV.

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    • È lungo, anzi lunghissimo, il programma del “Movimento a cinque stelle” di Beppe Grillo che dalle prossime settimane verrà discusso on line con gli iscritti
  • Quasi tutti ragazzi tra i venti e 35 anni che hanno deciso di rinunciare a un pomeriggio di sole per ragionare di politica.
  • i cittadini (alcuni) tentano di riappropriarsi dello Stato.
  • Grillo insomma passa definitivamente dalla protesta alla proposta. Spiega come i 122 punti del suo programma, che spazia dall’energia, all’economia, per arrivare all’educazione e all’informazione, non siano definitivi. Chiarisce che, prima delle elezioni politiche e di quelle regionali, si deciderà tutti assieme.
  • gli unici apprezzamenti sono per “kriptonite” Antonio Di Pietro e per i due euro-parlamentari che i ragazzi del Movimento hanno contribuito a far eleggere: Sonia Alfano e Luigi De Magistris, seduti in prima fila.
  • Poi si passa alla strategia politica: il Movimento a cinque stelle alle prossime amministrative si presenterà solo “in due regioni, forse tre”. Certe sono Piemonte ed Emilia Romagna, in bilico è la Campania.
  • Alle politiche invece gli uomini e le donne di Grillo saranno in tutti i collegi. “Avremo liste fatte di gente di trent’anni. Io ne ho ormai 62, non credo proprio che ci sarò”
  • La diffusione di internet, anche perché la banda larga non copre tutto il Paese, è ancora troppo bassa per pensare di condurre campagne elettorali esclusivamente in rete
  • Il modello svedese dove, come spiega via Skipe, il suo leader, Rick Falkvige, il “partito dei pirati” è riuscito a portare due rappresentanti al parlamento europeo rinunciando totalmente alla propaganda tradizionale, non può essere riprodotto integralmente
  • alle imminenti regionali il Movimento volerà basso concentrando gli sforzi solo su quelle   aree dove è realistico pensare di poter arrivare al 4 per cento dei voti
  • La scelta fa tirare un sospiro di sollievo all’Italia dei Valori. Il rischio di non raggiungere il quorum in molte regioni a causa della presenza dei grillini, è scongiurato
  • è probabile che nelle prossime settimane l’Idv offra la possibilità al Movimento di candidare come indipendenti dei rappresentati nelle liste di Di Pietro
  • La lite dei Valori – di Tommaso Labate

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    • E così, martedì notte, una riunione di routine dei parlamentari dipietristi s’è trasformata in un maxiprocesso
    • la maggioranza dei deputati e dei senatori italvaloristi ha messo sotto accusa due grandi imputati, entrambi in contumacia: Paolo Flores d’Arcais, il direttore di Micromega, rivista che nell’ultimo numero presentava un attacco frontale all’«anima inciucista e politicante» del partito del Gabbiano; e soprattutto Luigi De Magistris, fresco di elezione all’europarlamento, considerato l’ispiratore dell’inchiesta
    • Di Pietro s’era presentato con canovaccio pronto, che andava solo recitato: «Il partito è uno solo, non esiste un’anima nobile e una meno nobile
    • s’è trovato di fronte a un gruppo di parlamentari inferociti contro Micromega
    • «Ci difenderemo in tribunale», «De Magistris ci ha tradito»
    • Di Pietro ha aggiunto: «Paolo mi ha garantito che sul prossimo numero di Micromega mi darà almeno venti pagine. Uno spazio in cui risponderò, in maniera circostanziata e puntuale, alle tante falsità pubblicate su di noi in questo numero».
    • l’ex pm ha preso di petto anche la questione De Magistris. «Luigi – ha scandito – mi ha giurato che non era a conoscenza dell’inchiesta di Micromega»
    • Dalle elezioni europee in poi, anche «Tonino» ha iniziato a sospettare che De Magistris voglia lanciare un’opa ostile sul progetto politico dell’Italia dei valori. Tante le mosse non concordate, eccessivo il protagonismo dell’ex pubblico ministero di “Why not?”, troppi gli indizi per non ricavarne una prova
    • è stato lo stesso Di Pietro a trovare l’escamotage: la prossima settimana, è stata la decisione presa dall’Italia dei valori, l’ufficio di presidenza del partito incontrerà De Magistris
    • «Per quanto possano infastidirci le falsità – ha concluso il leader – la libertà di informazione è un bene da difendere anche quando ci andiamo di mezzo noi»
    • «De Magistris è una grande risorsa per tutti noi. Ma per il bene del partito, forse è il caso d’ora in poi dei problemi ne parli direttamente con noi, invece di farceli sapere dai giornali
    • Che le strade di «Tonino» e «Luigi» possano anche separarsi, lo dimostra un’altra curiosità: ieri, nel giorno in cui il primo

      ha rilasciato al Corriere la sua intervista più “morbida” sul Cavaliere (titolo: «Io e il tumore alla prostata. Sono solidale col Cavaliere»), l’altro s’appalesava sulla prima pagina del Fatto con il j’accuse rivolto al Quirinale e l’addio alla magistratura

    • cominci addirittura a sospettare, sussurrano nel partito, del «giro Travaglio»
    • «Tonino» è concentrato a frenare la possibile emorragia di italvaloristi in marcia verso il Pd bersaniano anche per ribadire la sua forza al congresso della prossima primavera

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Marino a “Porta a Porta” difende il diritto alla rete. La risposta a Flores D’Arcais sulle liste.

  • Marino nella giungla di “Porta a Porta”, difende il diritto alla rete e contesta i DDL del governo fatti per imbavagliare internet e i blog:
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    Caro Paolo,

    ho letto con interesse ma un po’ di stupore la tua lettera pubblica sul sito di Micromega. Pensavo, nella mia mail, di averti spiegato, anche se in maniera sintetica, le motivazioni che mi hanno spinto a chiederti di unire le forze in campo in un’unica lista di sostegno alla mia candidatura.

    Ho apprezzato l’entusiasmo con il quale mi hai sostenuto in tutto il percorso della mia candidatura e l’idea di organizzare una lista dei “Girotondi per Marino” da presentare, insieme ad altre, alle primarie di ottobre. Ci ho pensato a lungo, e ne ho discusso con il mio staff e con la squadra che ho intorno al comitato, proprio con quello spirito di condivisione delle scelte che tu conosci e che caratterizza il mio metodo di lavoro.
    Abbiamo condiviso, all’interno della Mozione, la decisione di non presentare più liste alle primarie, ma piuttosto di includere nel percorso alcune delle persone del movimento dei girotondi a cui ci unisono evidenti affinità. Le considerazioni sono di ordine tecnico e, principalmente, di ordine politico. Le persone che incontro girando per l’Italia mi chiedono a gran voce chiarezza nelle idee e nei comportamenti. La speranza che è tornata a molti con la mia candidatura è quella di evitare i gruppi e le correnti. Nei miei discorsi ho sempre sostenuto di volere una sola corrente: quella dei circoli per questo non apparirebbe coerente accettare il moltiplicarsi di liste.
    Nel 2006, il candidato segretario era appoggiato da tre liste nazionali. Ma i risultati di quelle primarie erano già scritti e per questo vi era l’esigenza di dare visibilità a i diversi soggetti che, con posizioni differenti, appoggiavano il candidato.
    Oggi siamo di fronte a primarie il cui esito non è scontato. La mozione Marino vuole dimostrare di essere unita in uno stesso progetto. Tutte le sensibilità saranno incluse nelle liste che territorio per territorio saranno create, in un percorso unico e condiviso. Non vogliamo che un cittadino si trovi a dover scegliere se votare per la lista numero 1 o 2 o 3. Sarebbero comunque tutte a favore di si e no chiari: si alle energie rinnovabili e contro il nucleare, a favore dei circoli e contro le correnti, contro la presenza di condannati in Parlamento, a favore delle unioni civili, del testamento biologico, dell’adozione per un single e via di seguito.
    C’è anche un aspetto del regolamento che disincentiva la presentazione di più liste e l’aumento dei voti ottenuto grazie al coinvolgimento di nuove forze, rischierebbe poi di essere vanificato dalla dispersione dei resti. Secondo il regolamento i resti di diverse liste in appoggio ad un unico candidato non si sommano, ma si perdono.
    Sono convinto che la forza della mia candidatura stia in questo: nella trasparenza, nella chiarezza e nella coesione di un unico gruppo unito intorno allo stesso progetto. E il progetto è quello di arrivare, insieme, alla guida del PD per cambiare l’Italia.

    Con molta stima ed affetto sinceri,

    Ignazio Marino

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Micromega scoperchia i mali dell’Italia Dei Valori. Fra purismo dei movimentisti e riciclati del pentapartito.

Qualcuno ricorderà il caso di Sergio di Gregorio, il fondatore del fantomatico movimento partitico mediatico e commerciale chiamato "Italiani nel Mondo", colui che da parlamentare IDV si astenne sull’indulto e fece cadere Prodi insieme al manipolo dei mastelliani per poi fare il grande salto e divenire un pidiellino, un sostenitore di Mr b.
Ebbene, ci sono altri casi nel partito di Di Pietro, altri politicanti mercenari, soprattutto a livello locale, nonostante il vernissage iniziato da Di Pietro già con le politiche 2008 e che alle Europee di quest’anno ha portato l’ex magistrato a candidare nomi eccellenti come De Magistriis e Sonia Alfano. La realtà vede un partito che non va a congresso dal 2005, che a livello locale è spesso commissariato, un partito personale privo di quei meccanismi regolatori della discussione e del dibattito interno, spesso appiattito su posizioni genericamente anti-berlusconiane e basta, mancando in modo grave la fase propositiva di una linea politica chiara che vada al di là della pura e semplice "specializzazione giustizialista".
Il partito di uno solo quale è quello di Di Pietro rappresenta un archetipo pre-democratico di organizzazione politica: laddove non c’è discussione non c’è formazione di una opinione generale, e questo significa che l’opinione del leader è quella di tutti o forse anche che l’opinione del leader non importa a nessuno, basta far carriera nella gerarchia interna. Questo è il rischio grave che l’IDV corre. Essere un ottimo mezzo di autoaffermazione personale, in cui non conta nulla la linea politica condotta. Il partito visto in quest’ottica è utilizzato come scala mobile per carrieristi politici, per i quali il patrimonio di voti che il leader è in grado di raccogliere, serve a occupare posti chiave nelle amministrazioni locali, dai quali tessere le trame di una rete di rapporti di convenienza reciproca.

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    • Tuttora Tonino Di Pietro, quando gli ricordano il voltafaccia di Sergio De Gregorio, se la cava così: «Lo ha spiegato anche Gesù Cristo: ogni dodici, uno tradisce. Visto che io una volta ho già sbagliato, significa che non sbaglierò più»
    • una documentata inchiesta sul numero di MicroMega in edicola. Avete letto bene. MicroMega, la rivista diretta da Paolo Flores D’Arcais
    • Il saggio s’intitola C’è del marcio in Danimarca. L’Italia dei Valori regione per regione, consta di cinquanta pagine, è stato scritto da Marco Zerbino e farà discutere.
    • Tesi di fondo: «Esistono due anime di Idv, quella ideal-movimentista da un lato, e quella inciucista e politicante dall’altro», una situazione che «crea spesso a livello locale situazioni di stallo», e di frequente «si risolve a favore della seconda»
    • Non troverete allora in queste pagine l’intelligente campagna elettorale di Tonino per conquistare il voto d’opinione antiberlusconiano, sedurre intellettuali importanti (da Gianni Vattimo a Giorgio Pressburger, candidati, al simpatizzante Claudio Magris), per schierare nomi impegnati della società civile (da Luigi de Magistris al simbolo antimafia Sonia Alfano).
    • MicroMega: «A livello locale, le ali del gabbiano arcobaleno sembrano troppo spesso zavorrate dal peso della sua contiguità a un ceto politico dai modi di fare discutibili, in molti casi approdato all’Idv dopo svariati cambi di casacca, alcuni dei quali acrobatici, e in seguito a ponderatissimi calcoli di convenienza personale. Non proprio quello che si aspetterebbe da un partito che aspira a incarnare un nuovo modo di fare politica»
    • Se l’origine dei mali è nel partito personale («una forma di autocrazia legalizzata» nella quale «la partecipazione degli iscritti era di fatto impedita ex lege»), il primo male è che questo è diventato il partito record dei commissariamenti.
    • In Piemonte gli ultimi congressi risalgono al 2005. In Veneto è commissariata Treviso. In Friuli sono state a lungo commissariate Udine e Pordenone. In Liguria il capo Paladini in un anno ha allestito un congresso moltiplicando le tessere (da 700 a 7000, roba che neanche il Pd). In Toscana è commissariata Lucca. In Umbria c’è un «garante» (Leoluca Orlando). Nelle Marche tutte le sezioni provinciali sono commissariate. In Campania non si fa congresso dal 2005, come in Puglia. In Calabria spopolava fino a poche settimane fa Aurelio Misiti, ex sindaco comunista di Melicucco, ex assessore della giunta Carraro a Roma, presidente (di nomina berlusconiana) del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
    • In Liguria Giovanni Paladini, ex Ppi, poliziotto e segretario del Sap (uno di quelli che votarono «per affossare l’inchiesta parlamentare sul G8») tra le tante altre cose, accusa MicroMega, ha inserito in lista alle europee Marylin Fusco, «sua fiamma» (la neodipietrista, in un dibattito tv su Odeon, ebbe cuore di dire «nei confronti di Silvio Berlusconi è in atto una persecuzione»).
    • Nello Formisano, capo in Campania. «Insieme all’ex dc potentino Felice Belisario incarna l’ala “pragmatica”, per così dire, dell’Idv: entrambi hanno riempito il partito delle mani pulite di faccendieri e arrivisti, in larga misura di provenienza democristiana».
    • Grazie a Formisano – scrive – sono entrati Mimmo Porfidia (ex Udeur che verrà indagato dalla Dda di Napoli per il 416 bis), Nicola Marrazzo (attualmente capogruppo in consiglio regionale, «la sua famiglia possiede diverse imprese impegnate nel settore dei rifiuti, quattro delle quali si son viste ritirare dalla Prefettura il certificato antimafia»). È entrato il leggendario Sergio De Gregorio. È Formisano, in posti come Torre del Greco, San Giorgio a Cremano, Qualiano, ad aver reso normali operazioni di «Grosse Koalition alla pummarola», facendo entrare sistematicamente l’Idv in giunte di destra.
    • Di Belisario MicroMega ricorda che ha lo stesso, diciamo così, talento trasversale; o che ha fatto arrivare al partito uomini del calibro di Orazio Schiavone, ex Udeur, condannato per esercizio abusivo della professione odontoiatrica.
    • Nelle Marche tutto è in mano a Davide Favia: l’ex fondatore di Forza Italia in quella regione! Ma tra i cambiatori di casacca si potrebbero citare Salvatore Cosma, Ciro Borriello, ovviamente Pino Pisicchio (ex dc, ppi, Rinnovamento italiano, Udeur), e il mastelliano Nello Di Nardo. Fa sobbalzare che, oltre ai tanti funzionari con guai giudiziari, ci sia stata anche la candidatura Idv alla Camera di un iscritto alla P2, Pino Aleffi.
    • Scrive Paolo Flores nell’editoriale che accompagna l’inchiesta: «C’è del marcio in Danimarca, questo si sa (almeno dal 1604). Ma se la Danimarca resta l’ultima terra di speranza per una società civile democratica, raccontare il marcio che razzola in essa, raccontarlo tutto e senza le cautele (cioè autocensure) del “cui prodest?”, diventa un dovere verso la democrazia, e quasi un gesto d’amore».
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    • Voglio prendere l’inchiesta di MicroMega come uno stimolo a far meglio, anche se verrà strumentalizzato da qualcuno; un atto d’affetto. Assicuro che da parte mia c’è la piena volontà a fare meglio
    • A MicroMega vorrei dire: state attenti a non fare di tutta l’erba un fascio. A Flores sul prossimo numero chiederò di intervenire, replicherò caso per caso, anche sulle singole persone
    • Ho l’impressione che a volte veniamo accusati per il solo fatto di aver reclutato persone che hanno fatto politica con altri partiti: ma questo di per sé non vuol dire niente
    • non tutto nella prima repubblica era male, nella prima repubblica c’erano anche i Pio Latorre, i Mattarella, i Moro
    • dobbiamo evitare di criminalizzare tutto quello che c’era prima di Tangentopoli! Giudicare caso per caso. E le assicuro, lo stiamo già facendo noi. Alle ultime elezioni è stato fatto: i nostri eletti e candidati hanno tutti il certificato penale al seguito
    • alcuni dirigenti locali, per esempio Nello Formisano, non piacciano a tanti, per trasversalismo, o per campagne acquisti un po’, come dire, spregiudicate
    • per fare la battaglia di un milione di firme contro il Lodo Alfano, quella di piazza Navona, dove c’era anche Flores, ci sono volute un mucchio di firme portate da Formisano, e da altri come lui? Attenti, su 2500 eletti dell’Idv ci sono appena 32 persone che provengono da esperienze politiche precedenti
    • È vero che molti di questi funzionari non piacciono anche dentro il partito? Un altro secondo MicroMega è Belisario
    • Belisario?! Che ha fatto di male?
    • per MicroMega è lui che ha portato Orazio Schiavone, condannato per esercizio abusivo della professione odontoiatrica
    • Schiavone non l’ha portato Belisario! E ora non è neanche più condannato, è condannato per un fatto che, secondo la normativa successiva, non è più neanche reato
    • Del campano Porfidia che dice?
      «Non è vero che è indagato per il 416 bis, è indagato per un banalissimo abuso di quand’era sindaco. E comunque, da allora sta nel gruppo misto. Noi vigileremo di più, ma gli altri non devono sparare nel mucchio

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Ricevo e pubblico: Girotondi per Marino

Newsletter

31 luglio 2009

Pd: istruzioni dettagliate per estromettere i dirigenti con cui “non vinceremo mai”

“Girotondi per Marino”: una lista e un programma in 11 punti per cacciare la nomenklatura al congresso del Partito democratico.

di Paolo Flores d’Arcais

Cari amici e compagni, ma soprattutto concittadini, vi chiedo solo alcuni minuti di attenzione. Con questi dirigenti (del Partito democratico) non vinceremo mai. Se non vogliamo tenerci Berlusconi a vita, dunque, questi dirigenti dobbiamo estrometterli tutti. Il meccanismo del congresso e delle primarie lo consente. Oltre ai due candidati di nomenklatura ve ne è un terzo, Ignazio Marino, che viene dalla società civile.

Il regolamento congressuale prevede che ogni candidato possa essere sostenuto da più liste. Propongo di dare vita ad una lista dal nome provvisorio “girotondi per Marino”, per indicare un sostegno che viene da quanti hanno rifiutato con le lotte ogni ipotesi di inciucio, perché giudicano quello di Berlusconi un regime putiniano che sta riducendo l’Italia in macerie (morali, istituzionali, sociali, culturali, economiche…).

Per questa lista propongo undici semplici ma irrinunciabili impegni programmatici, che potrete leggere qui sotto. Un programma esaustivo imporrebbe molti altri temi, ma di programmi chilometrici e puntualmente disattesi ne abbiamo visti fin troppi.

Il meccanismo per presentare una lista impone che si trovino mille candidati per l’Assemblea nazionale (che verrà eletta dalle primarie), divisi nei diversi collegi elettorali. Tali collegi corrispondono in genere alle province, tranne alcune province dove in proporzione alla popolazione vi saranno più collegi. Queste liste di collegio dovranno essere controfirmate da cinquanta iscritti al Pd dello stesso collegio. Grosso modo si dovranno trovare circa 7/8 mila firme. Il tutto entro settembre.

Tutto ciò è difficile ma non è impossibile.

Per questo chiedo a coloro che condividono gli undici punti e sono iscritti al Pd di mandare all’indirizzo girotondipermarino@gmail.com nome, cognome, provincia e città di residenza, circolo del Pd a cui si è iscritti, disponibilità a firmare ma anche ad essere candidati, e altri elementi della propria biografia di impegno politico che ritengano utile comunicare.

A loro, e a coloro che non sono iscritti al Pd, chiedo di far circolare il più possibile questo appello (pubblicato anche su facebook) attraverso tutti i canali di cui dispongono: indirizzari mail e sms, siti web, gruppi di facebook, ecc.

Coinvolgere ottomila persone, senza uno straccio di apparato organizzativo, per pura passione civile, senza prospettive di cariche e prebende, sembra una follia. Ma sono milioni i concittadini democratici che vorrebbero un nuovo partito senza i dirigenti con i quali “non vinceremo mai”. Nell’ultimo anno l’esodo dei voti dal Pd ad altre liste o al non-voto è stato esattamente di quattro milioni. Questa follia è dunque possibile. Possiamo estrometterli dal Pd e fare di questo partito uno strumento per cacciare Berlusconi. Se ciascuno di voi si impegna davvero ci riusciremo. E allora il Palavobis, piazza san Giovanni, piazza Navona, e tante altre manifestazioni, non saranno state inutili. Aspetto con fiducia le vostre mail.

UNDICI PUNTI

1 – Misure anti-Casta: abolizione delle province, una sola Camera legislativa di cento deputati, un Senato di “difensori civici” formato dai sindaci delle prime 50 città e da quelli di altre 50 a sorte e rotazione fra tutti i comuni con più di 5 mila abitanti. Riduzione del numero dei consiglieri nelle assemblee regionali e comunali, e nessuna retribuzione (neanche sotto forma di rimborsi spese). Limitazione o abrogazione delle varie assemblee di circoscrizione o municipio. Proibizione di consulenze, le istituzioni si servono dei loro funzionari. Tetto al numero di impiegati comunali, e soprattutto di dirigenti e manager, in rapporto al numero di abitanti (oggi in Sicilia 5 o 6 volte di più rispetto a comuni “virtuosi” del nord). Abolizione di benefit per gli ex (oggi un ex presidente del consiglio di un’era fa ha ancora diritto all’autista). Legge elettorale con primarie incorporate al primo turno e dunque vincolanti.

2 – Opposizione intransigente e sistematica, senza alcuna tentazione di inciucio anche soft. Utilizzazione di tutti gli strumenti legali, parlamentari e nella società civile (dal filibustering parlamentare alle manifestazioni di piazza, alle campagne telematiche di denuncia, alla creazione di una televisione d’opposizione sul digitale…), per liberare l’Italia dal regime putiniano di Berlusconi, che sta riducendo il paese a un cumulo di macerie sotto il profilo morale, costituzionale, sociale, culturale, economico.

3 – Per il Partito democratico, proposta di tenere primarie di coalizione per la scelta dei candidati già alle prossime regionali (con ciò si apre già all’unità con i potenziali alleati, tra i quali NON può essere l’Udc di Casini e Cuffaro). Impegno generale: sì sì, no no (Mt. 5,37) e mai più “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Valutare su questo criterio le persone che aspirano a fare politica. Assoluta coerenza rispetto ai valori della Costituzione. Ovviamente nessun candidato che abbia avuto anche solo un rinvio in giudizio (tranne casi clamorosi di persecuzione politica, e per tali eccezioni assumersi la responsabilità con una campagna di denuncia).

4 – La legge eguale per tutti in garantismo e/o in severità. Di conseguenza: abrogazione di tutte le leggi ad personam, abrogazione della prescrizione una volta che ci sia il rinvio a giudizio, riduzione di un grado di giudizio (appello solo in casi “americani”, unificato con Cassazione), reintroduzione per la falsa testimonianza della severità di alcuni anni fa, aggiunta dei reati (da considerare gravi) di oltraggio alla corte e ostruzione di giustizia (manovre dilatorie, ecc.), raddoppio (o almeno incremento del 50%) delle risorse per la giustizia.

5 – Sicurezza per il cittadino comune, abolizione dei tre anni di indulto e della reiterabilità della condizionale, e delle pene ridicole per una serie di reati di violenza, a partire dal teppismo serale di gruppo. Introduzione del reato di riduzione in schiavitù, con ergastolo, per la tratta di prostitute dall’estero con inganno, minacce, violenza, e per il lavoro nei campi (raccolta pomodori, ecc.) in condizioni di ricatto e minacce. Tipologie e pene per i reati economici alla Madoff, a partire dal falso in bilancio. Speciale omicidio colposo per gli omicidi bianchi, con pene di carcere severe per tutta la filiera dei responsabili. Azione contro il lavoro nero e clandestino che colpisca il datore di lavoro al punto da dissuaderlo (unica via per diminuire il flusso di clandestini: è in questa chiave che va presentata, per disinnescare il leghismo).

6 – Azione sistematica contro l’evasione fiscale, presentata come un vero e proprio furto “ai vostri danni”. Patto esplicito di utilizzare metà dell’evasione recuperata per ridurre le tasse per i redditi fino a 40 mila euro annui. Semplificazione delle procedure per la denuncia dei redditi del lavoro non dipendente. Riduzione del 25% delle tasse per il reddito da commercio e piccolissima impresa (rispetto allo stesso reddito da lavoro dipendente o di libero professionista), ma misure semplici e rigorose, e duramente sanzionate, insomma draconiane, per l’evasione. Proibizione di conti e società nei paradisi fiscali. Salvaguardia dei piccoli negozi tradizionali e proibizione di nuovi supermercati (se non fuori dei “raccordi” che delimitano le città). Mercati rionali solo per produttori diretti e biologici (saltando le mediazioni).

7 – Energie rinnovabili e smaltimento rifiuti, applicazione in Italia di esperienze già fatte all’estero (e che alcune ditte italiane propongono senza successo, perché farebbero risparmiare, cioè ridurrebbero costi e relative tangenti per comuni, province, regioni: posso fornire alcuni contatti).

8 – Informazione: principio generale, concorrenza pluralista massima nel settore privato (vero capitalismo e vero mercato!). Servizio pubblico su modello BBC e Bankitalia, sottratto effettivamente alla politica (ma prima va fondato, su basi di imparzialità, abrogando la Rai e sostituendola con un ente completamente nuovo). Riduzione radicale degli spazi pubblicitari, al minimo consentito dalla normativa europea, in modo che molte risorse si trasferiscano al cartaceo. Abrogazione di qualsiasi sostegno pubblico alle pubblicazioni private e politiche, ma incentivazione agli abbonamenti attraverso la quasi-gratuità e la puntualità del recapito.

9 – Contro il lavoro precario, abolizione del lavoro in affitto e delle forme di intermediazione speculativa (oggi un infermiere pagato 10 riceve poco più che 5, il resto va alla sua “agenzia” che lo ha affittato, e così in tutti i subappalti). Realizzazione di una agenzia per trovare e offrire lavoro, pubblica e competitiva rispetto a qualsiasi intermediazione privata.

10 – Diritti civili a partire dal principio che nessun gruppo può imporre la propria morale, e che l’individuo decide in totale autodeterminazione per tutto ciò che lo riguarda, con l’unico limite che non leda analoga autodeterminazione altrui.

11 – Laicità, applicazione della Costituzione per le scuole private (senza oneri per lo Stato, oneri di qualsiasi genere). Abrogazione dell’ora di religione. Introduzione del darwinismo fin dalla più tenera età (vedi articolo di Pievani su MicroMega che riporta esperienze pedagogiche internazionali sull’argomento). Abrogazione della presenza di autorità religiose alle cerimonie pubbliche, e di simboli religiosi in qualsiasi luogo pubblico.

Email: girotondipermarino@gmail.com

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(31 luglio 2009)

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