Tetto alle Pensioni d’oro e i confini della costituzionalità

Come promesso, ritorno sull’argomento pensioni d’oro cercando di rispondere in maniera più estesa ai commenti del precedente post (leggi qui).
La mozione Sorial, ho scritto, chiedeva al governo di introdurre una norma (il prelievo straordinario perequativo) già inserita in Legge di Stabilità ed in secondo luogo di applicare a tali trattamenti pensionistici il calcolo contributivo. Nei commenti segnalavo che la materia era già in corso di trattazione in Commissione Lavoro alla Camera e che, proprio il medesimo giorno in cui l’aula discuteva le mozioni, la Commissione adottava un testo base, nella fattispecie l’Atto Camera C. 1253, prima firmataria Giorgia Meloni. In simmetria con quanto accaduto per le mozioni, i progetti di legge in materia erano ben sei, uno per ogni partito di opposizione (M5S, LNP, Fratelli d’Italia, SEL), uno ciascuno per PD e Scelta Civica.
Il testo Meloni si avvicina molto a quanto richiesto da Sorial in aula al governo: contiene il ricalcolo delle pensioni sopra dieci volte il TM (trattamento minimo) con il metodo contributivo e il tetto massimo, posto appunto nel confine di dieci volte il TM; il gettito così ottenuto andrebbe indirizzato alle pensioni minime e agli assegni sociali.
La sorpresa è stato leggere il pdl presentato dal M5S a firma di Davide Tripiedi. Il testo Tripiedi non sembra collimare affatto con quanto richiesto da Sorial in aula, tanto più che la mozione precede la proposta (è datata 25 Settembre, il testo di legge 13 Dicembre). In essa, si intende introdurre un tetto ai trattamenti pensionistici sopra i 5000 euro per un triennio durante il quale sarebbe sospesa anche la rivalutazione. L’unico punto d’unione è la destinazione del gettito, che peraltro lo accomuna al pdl della Meloni, devoluto “a misure di perequazione dell’integrazione al trattamento minimo dell’INPS [e] dell’assegno sociale” (Atto Camera C. 1896). Nonostante la similitudine fra la proposta Meloni e la mozione Sorial, quando la Commissione acquisisce il testo base, Tripiedi non ci sta:

Davide Tripiedi (M5S) [ha] fatto presente che il suo gruppo non giudica pienamente convincente il testo della proposta di legge testé adottato come testo base, del cui contenuto si riserva di svolgere un adeguato approfondimento nei prossimi giorni, dichiara che si sarebbe aspettato una maggiore attenzione nei confronti del provvedimento presentato dal suo gruppo, a fronte dell’indiscutibile chiarezza e completezza del suo articolato (Resoconto Commissione Lavoro 08/01/2014).

Il testo base non è convincente, ma è simile a quanto il collega Sorial si apprestava a dire in aula, e alla stessa maniera della proposta Tripiedi, del comma 486 della Legge di Stabilità, nonché degli altri progetti di legge presentati in materia (tranne uno), non è in grado di soddisfare i requisiti di costituzionalità richiesti e definiti dalla Consulta in almeno tre diverse pronunce. La Corte ha chiaramente specificato che, avendo il prelievo natura tributaria, non può che essere erga omnes (applicabile cioè a tutti i cittadini – criterio dell’uguaglianza dinanzi alla legge, articolo 3 Cost.) e applicato in misura progressiva rispetto al reddito (articolo 53 Cost.). Vediamo qui di seguito alcuni aspetti dirimenti (dalla sentenza 116/2013):

  • Natura Tributaria del prelievo: “Questa Corte ha già espressamente qualificato l’intervento di perequazione in questione come avente natura tributaria”;
  • Reddito da Pensione è Retribuzione differita: “i redditi derivanti dai trattamenti pensionistici non hanno, per questa loro origine, una natura diversa e minoris generis rispetto agli altri redditi presi a riferimento, ai fini dell’osservanza dell’art. 53 Cost., il quale non consente trattamenti in pejus di determinate categorie di redditi da lavoro”;
  • Progressività della tassazione: “la Costituzione non impone affatto una tassazione fiscale uniforme, con criteri assolutamente identici e proporzionali per tutte le tipologie di imposizione tributaria; ma esige invece un indefettibile raccordo con la capacità contributiva, in un quadro di sistema informato a criteri di progressività, come svolgimento ulteriore, nello specifico campo tributario, del principio di eguaglianza, collegato al compito di rimozione degli ostacoli economico-sociali esistenti di fatto alla libertà ed eguaglianza dei cittadini-persone umane, in spirito di solidarietà politica, economica e sociale (artt. 2 e 3 della Costituzione) – (sentenza n. 341 del 2000);
  • Assimilabilità fra prelievo temporaneo e definitivo: “è necessario analogamente rilevare l’identità di ratio della norma oggi censurata rispetto sia all’analoga disposizione già dichiarata illegittima, sia al contributo di solidarietà (l’art. 2 del d.l. n. 138 del 2011) del 3 per cento sui redditi annui superiori a 300.000 euro”;
  • Irragionevolezza del diverso trattamento: “irragionevolezza ed arbitrarietà del diverso trattamento riservato alla categoria colpita, «foriero peraltro di un risultato di bilancio che avrebbe potuto essere ben diverso e più favorevole per lo Stato, laddove il legislatore avesse rispettato i principi di eguaglianza dei cittadini e di solidarietà economica, anche modulando diversamente un universale intervento impositivo”;
  • Imposizione discriminatoria: “il maggior prelievo tributario rispetto ad altre categorie risulta con più evidenza discriminatorio, venendo esso a gravare su redditi ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa, rispetto ai quali non risulta più possibile neppure ridisegnare sul piano sinallagmatico il rapporto di lavoro.

Il sito Formiche.net da diverse settimane ha avviato una battaglia informativa nei confronti delle norme assunte dal governo in Legge di Stabilità. In uno degli articoli si lamenta l’inadeguatezza delle norme proposte sia da governo, sia da opposizione, poiché nessuna di queste supererebbe il giudizio di costituzionalità della Corte in quanto “fortemente discriminatorie nei confronti di una categoria, i pensionati” (Formiche.net).

Se si vuole aumentare il gettito – ha detto uno degli interpellati – lo si deve fare in modo trasparente, tramite un’addizionale alle aliquote per i redditi elevati o tramite una rimodulazione delle aliquote medesime (Formiche.net).

L’unico progetto di legge che prevede l’inserimento dell’addizionale è l’Atto Camera C. 1842, primo firmatario Giorgio Airaudo (SEL). Nel testo si intende inserire una tassazione aggiuntiva pari all’1% per la parte eccedente i 90 mila euro e fino a 120 mila; la parte eccedente i 120 mila, viene tassata 0,5% in più ogni 30 mila euro. Il gettito ricavato andrebbe inserito in un fondo speciale per i disoccupati al fine di garantire la contribuzione figurativa nei periodi di mancato lavoro. La formula dell’addizionale avrebbe anche l’effetto di allargare la platea dei soggetti passivi, incrementandone il gettito.

In conclusione: se si vuole veramente intervenire sulle pensioni d’oro, occorre intervenire anche sulle altre forme di reddito da lavoro. Apporre dei tetti a trattamenti pensionistici significa legiferare in un campo limite rispetto ai confini della costituzionalità. Ed è più dannosa una norma incostituzionale che nessuna norma. La soluzione dell’addizionale era già sul campo, proposta da SEL, ma nella dinamica parlamentare, i 5 Stelle preferiscono fare da soli, con il risultato paradossale di presentare proposte di legge che differiscono dalle mozioni che portano in aula. Il Parlamento dovrebbe servire anche al confronto civile, alla discussione e al reciproco sostegno laddove si hanno medesime opinioni e intenti. Se i 5S avessero esaminato con più attenzione l’attività altrui, ora avrebbero la carta vincente in materia di limitazione delle pensioni d’oro. E invece tocca ricominciare tutto daccapo.

Annunci

Esclusivo | Storia della mozione 5 Stelle sulle pensioni d’oro

Leggi la seconda parte: https://yespolitical.com/2014/01/12/tetto-alle-pensioni-doro-e-i-confini-della-costituzionalita/

A calvalcare l’indignazione son buoni tutti. Vi ricordate il Popolo Viola? Esiste ancora un blog, tenuto da uno dei fondatori del movimento, tale Franz Mannino, con un profilo – diciamo così – schiettamente anti-casta. Due giorni fa, durante la seduta n. 147 della Camera sono state discusse alcune mozioni relative a “iniziative volte all’introduzione di un prelievo straordinario sui redditi da pensione superiori ad un determinato importo” (Resoconto Stenografico, seduta n. 147 del 08/01/2014). Sì, parlo delle mozioni sulle Pensioni d’Oro.

Il blog viola urla allo scandalo. Vi era una mozione 5 Stelle, la Mozione n. 1-00194 di Sorial Girgis Giorgio (M5S) ed altri, che “consisteva nell’applicare un prelievo alle pensioni d’oro ricavando un miliardo e 140 milioni per aumentare le pensioni minime di 518 euro all’anno” (violapost). Ben in 337 hanno votato contro questo sacrosanto provvedimento. E giù la lista dei votanti, frutto di “un lavoraccio” perché “in questa forma [la lista] non troverete da nessun’altra parte”. L’equazione è molto semplice: un 5 Stelle ha proposto di tagliare le pensioni d’oro, il Pd ha votato contro. Ergo, i piddini sono pervasi dai lobbisti e difendono il privilegio. “Conservate quest’elenco e tiratelo fuori al momento del voto”, ammoniscono i violacei.

Leggendolo, ho notato una incongruenza: una mozione non contiene una norma, una mozione è un atto di indirizzo che – se votato dall’aula – impegna il governo a fare una determinata operazione, che può essere molto semplicemente prendere in esame un problema e studiarne alcune soluzioni normative. E’ pertanto un provvedimento di portata inferiore rispetto, per esempio, ad un emendamento, laddove invece i parlamentari che lo hanno firmato intendono apportare una modifica sostanziale ad un articolo di un progetto di legge.

Intanto, però, quel giorno le mozioni sul medesimo argomento erano ben sette:

  1. mozioni Sorial ed altri n. 1-00194
  2. Giorgia Meloni ed altri n. 1-00255
  3. Di Salvo ed altri n.1-00256
  4. Tinagli ed altri n. 1-00257
  5. Gnecchi ed altri n. 1-00258
  6. Fedriga ed altri n. 1-00259
  7. Pizzolante ed altri n. 1-00260

Su ben sei mozioni, fra cui la Sorial, la rappresentante del governo, Maria Cecilia Guerra, Viceministro del lavoro e delle politiche sociali, ha espresso parere contrario. Su una, la mozione Gnecchi, ha invece dato invece parere positivo. Concentriamoci su quest’ultima, e sulla mozione Sorial, che trascrivo di seguito per la parte in cui si cita l’attività richiesta al governo:

Mozione Sorial, impegna il governo a:

  • a valutare l’opportunità di assumere iniziative per prevedere, per un periodo limitato di tre anni, sui redditi da pensione lordi annui un contributo solidale supplettivo;
  • a valutare l’opportunità di revisionare i trattamenti pensionistici erogati per prestazioni lavorative di elevato importo, al fine di adeguare i trattamenti medesimi all’effettiva contribuzione da parte del lavoratore beneficiario in quiescenza, riducendo la quota di trattamento acquisita in base al sistema retributivo, fissando per ciascuna forma di sistema un tetto massimo di pensione erogabile.

Viste così, le richieste sembrano proprio ineccepibili. Però vi invito lo stesso a leggere la mozione Gnecchi. Vi chiederei di rivolgere la vostra attenzione al preambolo del documento:

il Governo e il Parlamento hanno opportunamente introdotto, con la recente legge di stabilità, significative misure che si muovono proprio nella direzione di affrontare i problemi di equità sociale connessi con l’esistenza di importi pensionistici di ammontare particolarmente elevato in assenza – in molti casi – di un’effettiva ragione giustificatrice. Sotto questo aspetto, meritano di essere segnalati: il comma 486, che ha introdotto per un triennio un contributo di solidarietà a carico dei trattamenti di più elevato ammontare, anche al fine di sostenere iniziative in favore dei lavoratori cosiddetti «esodati»; il comma 489, il quale ha introdotto un limite alla cumulabilità dei redditi da pensione percepiti da ex dipendenti pubblici con ulteriori fonti di reddito pure poste a carico della finanza pubblica (Mozione 1-00258).

Sorprendente, non è vero? Sorial chiedeva al governo di valutare l’introduzione di un prelievo aggiuntivo per tre anni che però è già stato approvato nella legge di Stabilità 2014 (qui il testo; scorrete con la ricerca sino ai commi 486 e 489). Il secondo punto della richiesta di Sorial risulterebbe invece compreso nella frase che Gnecchi ha voluto così formulare, e che ha incontrato il favore del governo:

a monitorare gli effetti e l’efficacia delle citate misure introdotte con la legge di stabilità;
a valutare, agli esiti di questo monitoraggio, l’adozione di interventi normativi che, nel rispetto dei principi indicati dalla Corte costituzionale, sempre in un’ottica di solidarietà interna al sistema pensionistico, siano tesi a realizzare una maggiore equità per ciò che concerne le cosiddette «pensioni d’oro» e correggano per queste ultime eventuali distorsioni e privilegi derivanti dall’applicazione dei sistemi di computo retributivo e contributivo nella determinazione del trattamento pensionistico (Mozione 1-00258).

In pratica, anche se con parole meno chiare, la Mozione Gnecchi (che, ripeto, è un atto di indirizzo!) chiede al governo di “correggere le distorsioni e i privilegi derivanti dall’applicazione dei sistemi di computo retributivo e contributivo”. Va da sé che la richiesta di Sorial è legittima, ma non è uno scandalo se l’aula decide di rimandare la discussione in Commissione Lavoro, come specificato nel dibattito da Cesare Damiano (“Il Governo è appena intervenuto sulle «pensioni d’oro». Noi, con la nostra mozione, diciamo che siamo pronti a discutere – lo faremo in Commissione lavoro, ci sono molte proposte di legge“).

Sia chiaro: l’apposizione di un tetto alle pensioni d’oro è un atto doveroso. Tuttavia, sono in essere alcuni ostacoli di carattere costituzionale sui quali la Consulta si è già espressa ribadendone la effettività (“la giurisprudenza costituzionale guarda con sfavore forme di prelievo coattivo di ricchezza che vadano a colpire solo talune fonti di reddito“, scrive Gnecchi), che dovrebbero essere presi in considerazione prima di introdurre un nuovo intervento su tale materia.

Detto ciò, resta da capire perché, per ogni voto e per voti su mozioni di indirizzo, si dovrebbero fare liste di parlamentari indegni. Non vi era solo la mozione Sorial, in discussione. E non solo la mozione Sorial non è stata approvata. Inoltre, anche se fosse stata approvata, non avrebbe modificato alcunché nella legislazione vigente (Art. 1, commi 486 e 489 della Legge di Stabilità), che già prevede – per il prossimo triennio – un prelievo regolativo sulle pensioni d’oro nonché il divieto di cumulo con altri trattamenti retributivi. L’atto avrebbe semplicemente rimandato la questione al governo, il quale avrebbe poi ‘tirato’ le proprie conclusioni.

Potete ben capire che, procedendo in questo senso, ovvero gridando allo scandalo sempre mettendo in un unico calderone voti su semplici mozioni, voti su emendamenti e voti chiave, non si comprende proprio nulla. A che serve tenere a memoria la lista dei votanti, se semplicemente lo scandalo non c’è?

Il boomerang delle pensioni d’oro

La legge italiana tanto spesso diventa insidiosa come sabbie mobili. Parliamo del Decreto sulle commissioni bancarie. Il provvedimento conteneva una norma che salvaguardava le pensioni dei manager pubblici: le cosiddette pensioni d’oro. Il decreto conteneva una norma che prevedeva la salvaguardia dei diritti acquisiti in termini di trattamento pensionistico soggetto al metodo retributivo di quei manager pubblici sottoposti al taglio dello stipendio, calmierato dal tetto di 300mila euro introdotto dal decreto «Salva Italia».

Qualche settimana fa, quando la Lega Nord era nel pieno dello scandalo Belsito & Rosy Mauro e quindi in cerca di un diversivo, il Senato approvò un suo emendamento che abrogava la norma suddetta. Sui giornali si enfatizzò il fatto che il Governo andò sotto sugli emendamenti di Lega e di Idv. In seguito si era meglio compreso la valenza anti-Casta dell’emendamento abrogativo ed esso fu oggetto di ulteriori speculazioni. Alcuni senatori osarono votare contro e “il popolo del web” (che notoriamente non esiste) si è dilettato in un linciaggio a mezzo social network (per una summa sul caso, potete leggere la bacheca del senatore Ignazio Marino, Pd, contrario all’emendamento). Per esemplificare, c’è chi ha pubblicato l’elenco intero dei nomi:

“I nomi: Anna Finocchiaro (capogruppo Pd al Senato). Mauro Agostini (tesoriere del partito). E poi gran parte del gotha del Pd: Teresa Armato, Antonello Cabras, Vincenzo De Luca, Enzo Bianco, Vittoria Franco, Marco Follini, Pietro Ichino, Ignazio Marino, Franco Marini, Mauro Maria Marino, Franco Monaco, Achille Passoni, Carlo Pegorer, Roberta Pinotti, Giorgio Tonini, Luigi Zanda. Tutti membri del direttivo nazionale del partito.

L’alibi dei democratici? “Ce l’aveva chiesto il Governo”, ha detto sommessa la Finocchiaro. Verrebbe da chiedersi cosa farebbe il Pd se l’equo Monti gli chiedesse di gettarsi da un ponte …”.

Marino ha risposto in bacheca affermando di esser stato invitato espressamente a “rispettare la disciplina di partito”. Marino avrebbe già avuto l’ardire di votare contro il governo, qualche settimana fa.

Solo ieri si vociferava che il governo stesse per approntare un emendamento volante che ripristinava il testo originale del decreto. Ma immediato è stato il dietrofront, scrivono le cronache parlamentari. Giarda, Polillo e De Vincenti sarebbero sbarcati in Commissione al Senato nel tentativo di convincere alcuni capigruppo. Ma dal Pd è giunta risposta negativa: non si torna indietro, la misura è “inopportuna” in questo clima politico. Le argomentazioni di Giarda, evidentemente poco convincenti, erano le seguenti:

  • i manager pubblici che hanno già maturato i requisiti per andare in pensione e che sono interessati dalla norma sono molto pochi;
  • ma un loro eventuale ricorso sarebbe facilmente vinto in virtù anche di sentenze della Corte Costituzionale e il relativo costo sarebbe maggiore del costo dei loro trattamenti pensionistici.

L’intento era quindi quello di “evitare di pagare risarcimenti e spese dopo ricorsi che i giudici risolverebbero in cinque minuti a sfavore dello Stato”, sono state le parole di Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato.

Se davvero l’abrogazione delle norme che salvaguardano poche decine di pensioni d’oro sono un boomerang, allora era meglio sforzarsi di comunicarlo meglio. Quanto costano davvero? E’ così reale il rischio di perdere i ricorsi? E’ possibile ottenere lo stesso effetto di contenimento delle pensioni d’oro con altre normative? Invece senatori (del Pd) e Governo si sottopongono al tiro al piccione e seguitano a stare zitti. Se la salvaguardia delle pensioni d’oro è conveniente allo Stato, è necessario dimostrarlo con l’evidenza dei numeri. La trasparenza dovrebbe essere il metodo migliore per farsi capire. Evidentemente essi hanno poca confidenza nel fatto medesimo di farsi comprendere dalle persone.

Allora, per spiegare in punta di diritto lo spirito della norma ci è voluto Pietro Ichino, senatore Pd, fra i contrari alla abrogazione e inserito nella lista della vergogna circolata su Facebook negli scorsi giorni. Ichino spiega che la norma “non incide sulla riduzione delle pensioni che maturano da qui in avanti, ma mira solo ad applicare, agli alti dirigenti come a tutti gli altri lavoratori un orientamento giurisprudenziale costante circa i diritti pensionistici già maturati e acquisiti” (pietroichino.it).

Ichino cita la Corte costituzionale (sent. n. 264/1994), secondo la quale il trattamento pensionistico per il quale una persona ha già maturato i requisiti, ma che non viene attivato poiché essa decide di continuare a lavorare, costituisce un diritto acquisito che non può essere inciso da nuove disposizioni e non può subire decurtazioni per effetto di eventuali successive riduzioni della retribuzione: regola, questa, che vale per le pensioni di tutti i lavoratori.

Questo aspetto mi pare chiaro e non credo siano necessari approfondimenti. La norma del Governo non salvaguardava le pensioni d’oro bensì i diritti dei lavoratori, nella fattispecie lavoratori interessati dalla norma del Salva Italia che sottopone le loro generose retribuzioni a un tetto massimo. Né più né meno. E’ un pasticcio alla stregua di quello degli esodati, soltanto che tocca lavoratori “privilegiati”. Tutto qui.

La mia considerazione è che bisognerebbe cercare di capire meglio piuttosto che sbraitare sempre contro la Casta. Sono anni che tolleriamo pensioni d’oro e altri privilegi. Dovremmo prendercela prima di tutto con noi stessi. In secondo luogo: siamo stati abbindolati da un emendamento della Lega Nord. Una smargiassata di chi ha campato sulla pelle nostra senza alcun merito. Penso che almeno le super retribuzioni dei manager pubblici, in pochi remotissimi casi, possano anche esser meritati. E che il tetto agli stipendi è una norma sacrosanta. Ma i lavoratori hanno tutti gli stessi diritti.