L’urlo nero

ImmagineQuesta immagine. L’urlo ‘a casa! a casa!’ intonato da Grillo dopo l’annuncio quasi in diretta delle dimissioni di Bersani. Il taglio delle luci artificiali e quel nero, quello di una notte buia, di un buio profondissimo.

L’intransigenza a 5 Stelle di fatto ha portato a galla la nativa incongruenza del Partito Democratico e ne ha causato, de facto, la rottura definitiva, che verrà a breve sancita con un congresso e forse una scissione. Non è certamente un fatto negativo, questo. Grillo e i 5 Stelle hanno, per così dire, aperto il canale del cambiamento e – senza saperlo o senza essersene resi pienamente conto – hanno sottoscritto la loro scomparsa. Già, perché se il cambiamento invade il PD, e lo invade come una rivoluzione, una rivoluzione di metodo e di personalità politiche – che sono tutte ai bordi e scalpitano, oh se scalpitano! – per i 5 Stelle cesserà la ragione di esistere.

“Volti e idee nuove al vertice, convivenze forzate che non devono più convivere, e soprattutto la possibilità – si spera – di non doversi sentire più talmente fragili da diventare necessariamente conservatori per difendere la propria sopravvivenza” (@fabiochiusi, ilNichilista.com).

Quella frase, detta forse per scherzo o per consolazione, secondo cui il Movimento cesserà di esistere quando finiranno i partiti, suonerà a breve come un epitaffio beffardo. Volevamo cambiare il mondo, ma il mondo ha cambiato noi. Il Partito Democratico non finirà come la Democrazia Cristiana, anche se ora sembra così. Il congresso segnerà la definitiva svolta per la Sinistra: scevra dalle formule con i trattini (centro-sinistra, centro-centro-sinistra e simili), potrà così tornare al suo ruolo storico di forza progressista. Al di sopra di ogni sospetto di collateralità con l’Impostore che governa la Destra, il Partito Democratico potrà farsi finalmente partito di governo.

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La fase nuova (Bersani non ha capito niente)

Ora si apre una fase nuova, ha detto Bersani. Dopo una riunione serale in cui ha imposto al partito una decisione assurda e irrazionale. Dopo essere stato pubblicamente sconfessato, sia dall’alleato (ex alleato?) Vendola, sia da metà dei suoi parlamentari, sia dalla base degli iscritti, specie i giovani – che occupano le sedi e i circoli – sia da tutto l’elettorato attivo, che si è pure mobilitato non solo via web.

Dire oggi che si è aperta una fase nuova significa avere seri problemi di comprendonio. La fase nuova si è aperta da mesi, o almeno dal 24-25 Febbraio. Si parla di una enorme pressione esercitata dai social network. Che se nel 2006 ci fossero stati i social network (e c’erano), Napolitano non sarebbe stato eletto. E Ciampi, pure, non sarebbe stato eletto. Se ci fossero stati i social cosi. Tutta colpa di Facebook, quindi? O di Twitter? Questa enorme pressione. Non capiscono che i social media sono solo un mezzo (da cui la parola media, eh!) facilitatore della comunicazione fra più livelli ed è naturale che, in prossimità di una fase politica così delicata in cui si decide il futuro di questo paese, ci sia attenzione da parte del popolo/pubblico/elettorato. La novità è che c’è attenzione, tantissima attenzione. E attesa. Attesa di un nome che possa finalmente archiviare anni di tetro berlusconismo.

Afghanistan, Fassino apre sulle bombe. Ma a nome di chi parla? Bersani lo smentisce

Il caso scoppia (è proprio il caso di dirlo) durante il programma di Lucia Annunziata, In 1/2 h. Presenti il ministro della Difesa, La Russa e Piero Fassino (PD). La Russa pare colto da dubbi etici, è giusto o non è giusto negare ai militari italiani in Afghanistan l’uso dei bombardieri? Così il ministro:

In Afghanistan tutti i contingenti internazionali presenti hanno i bombardieri con l’armamento previsto, cioè le bombe. L’Italia no, per mia decisione. Ora, di fronte a quello che sta accadendo, non me la sento più di prendere questa decisione da solo e chiedo alle Camere di decidere (fonte L’Unità).

Il dibattito, anziché orientarsi sulla discussione circa il chiaro malcontento dei militari italiani – “cosa ci stiamo a fare qui”, ha scritto il militare ferito – è incentrato sul solito rimpallo maggioranza-opposizione. Ma Fassino cade nel medesimo errore di sempre, errore che dovrebbe consigliargli una diversa occupazione, piuttosto che questa dannosa perseveranza. Il responsabile Esteri del PD sembra appoggiare La Russa:

È giusto che il Parlamento valuti se l’attuale livello di sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan è adeguato o meno (L’Unità, cit.).

Immediata la semplificazione: il PD apre sulle bombe.

Repubblica – Bombe sugli aerei: il PD discutiamone

L’Unità – Fassino: è giusto che il Parlamento valuti la cosa

Corriere della Sera – Disponibilità del Pd: «Pronti a confrontarci, ma vanno esclusi provvedimenti propagandistici»

La Stampa -Fassino: “Sì a dibattito serio in Parlamento”

Possibile che Fassino non abbia pensato prima di parlare? La Guerra in Afghanistan è così incomprensibile per l’opinione pubblica. Si avverte solo che in Afghanistan si muore perché là c’è la guerra. E noi che ci stiamo a fare, che la guerra dovremmo ripudiarla? In Afghanistan non si può parlare più di missione di pace. Basta con questa ipocrisia. Per La Russa non si può nemmeno parlare di ritiro anticipato, poiché si tratterebbe di sciacallaggio politico. Fassino si guarda bene dall’assumere su di sé l’onta dello sciacallaggio, così offre la guancia a La Russa. Ma è davvero così irresponsabile chiedere al governo di rivedere la nostra posizione in Afghanistan? Lo ha detto, con parole non tanto dissimili, ieri Bersani:

Afghanistan/ Bersani:Situazione difficile,riflettere su strategia

Fassino forse durante la diretta si è accorto di aver commesso una grave leggerezza. E cerca invano di correggersi, addirittura ammettendo la sua insipienza in fatto di “cose” belliche:

non essendo in grado di fare una valutazione tecnica non essendo un militare o un esperto di cose militari, mi propongo assieme al mio gruppo parlamentare di fare tutte le valutazioni di merito. Sulla base di queste valutazioni assumeremo in Parlamento al decisione che riterremo più giusta (L’Unità, cit.).

E allora ci è voluto Bersani, intervistato da Fazio per Che Tempo Che Fa, a correggere la mira sbilenca di Fassino. Il rilancio di agenzia è di soli tre minuti fa:

AFGHANISTAN: BERSANI, INVECE CHE BOMBE CHIARIAMO NOSTRO RUOLO

Vorrei che l’Italia invece di decidere su una bomba cercasse di capire meglio la questione e cercasse di decidere l’anno prossimo cosa succede […] I punti fondamentali secondo Bersani sono quattro:

  1. “Quanta credibilita’ ha il ritiro annunciato a meta’ del 2011”
  2. “Cosa succede in Pakistan anche in vista della stabilizzazione dell’Afghanistan”
  3. “Come si coinvolgono i Paesi che in questo momento se ne lavano le mani come la Russia e la Cina”
  4. “Quali sarebbe i compiti degli italiani in una nuova fase di transizione” (AgiNews).

Pur ribadendo che “non si può fuggire dall’Afghanistan”, la posizione espressa dal segretario pare più ragionevole e articolata, più prudente e scettica nei confronti del governo di quella manifestata in maniera scellerata da Fassino, oggi pomeriggio. Il distinguo con le posizioni di Vendola (ritiro subito) rimane, ma con una migliore esposizione comunicativa che invece è mancata a Fassino. Possibile che il PD non riesca a parlare con una sola voce?