Pil Italia, crescita rimandata di sei mesi

Pil Italia, crescita rimandata di sei mesi

Riprendo da un’analisi di qualche mese fa in cui mettevo in correlazione la curva del Prodotto Interno Lodo italiano e il PIL stimato dall’OCSE (OECD). Di fatto il paese ha mancato l’aggancio, o per meglio dire, l’inversione di tendenza, e risulta in ritardo di due periodi (un semestre) rispetto alla previsione dello scorso Novembre 2012. L’abbozzo di ripresa che è stato registrato nell’ultimo trimestre (curva blu) ha la medesima pendenza della previsione OECD (curva aracio scura), la quale prevedeva PIL positivo entro la fine dell’anno. Traslando la medesima curva di due periodi, il PIL positivo slitta a metà 2014.

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OCSE: Italia e la crescita che verrà (nel 2014)

I dati OECD (OCSE) indicano che la crescita economica per l’Italia avverrà, ma un po’ più tardi. Nel 2014! Il dato preso così come è stato divulgato dai giornali lascia un po’ perplessi, anche perché c’è chi (Monti) ha affermato che stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel. Ecco, oggi sappiamo che il tunnel durerà per tutto il 2013. Ho scartabellato fra le serie storiche dell’OECD (qui) e ho ricavato il grafico che segue relativo all’andamento del GDP su base annua (Pil) italiano secondo il dato ufficiale (linea blu) e proseguendolo con le proiezioni OECD (linea rossa):

 

Come potete osservare voi stessi, la linea rossa valica lo zero soltanto alla fine del 2013. Se può consolare, l’ultimo trimestre 2012 dovrebbe essere il picco negativo della crisi, dopodiché dal 2013 avremo un trend di ripresa, pur con crescita negativa. Quello che dovrebbe preoccupare maggiormente, a mio avviso, è che l’OECD ha previsto un andamento della curva di crescita con pendenze decrescenti già a metà 2014.

Area arancio: Pil negativo ma con pendenze crescenti; area verde, Pil e pendenze crescenti; Pil positivo e pendenze decrescenti

 

PIL Cina in vista di un hard landing?

Il tasso di crescita annuale del prodotto interno lordo cinese ha conosciuto negli ultimi sei trimestri un andamento decrescente. Ciò fa ipotizzare una sorta di “hard landing”, un duro atterraggio per la ricchezza della Repubblica Popolare Cinese. Insomma, gli investitori sono impauriti e temono che il terzo trimestre 2012 porti con sé una tendenza ulteriore alla recessione, con effetti molto negativi sui bilanci dei paesi europei già in difficoltà per la crisi del debito.

Le voci si rincorrono. A seconda del tipo di analisi condotta, le previsioni parlano di soft landing o di hard landing e in entrambi i casi si tratta di previsioni assolutamente credibili. Nel caso cinese la serie storica, a differenza di quanto accaduto per la Germania o per l’Italia, ha una scarsa capacità predittiva. Applicando il medesimo criterio impiegato su questo blog per analizzare il trend del PIL italiano e tedesco, scopriamo che i risultati del terzo e quarto trimestre cinesi sono difficilmente interpretabili:

– le polinomiali di grado 3 e 4 sono convergenti e suggeriscono un ‘hard landing’, ovvero una brusca frenata della crescita del PIL;

– la polinomiale di grado 5 diverge dalle altre due e suggerisce un andamento diametralmente opposto e poco credibile, ovvero un ritorno a ritmi di crescita pre-crisi;

– la polinomiale di grado 6 offre una interpretazione della curva del tasso di crescita cinese a due periodi futuri un po’ più ottimista – tende cioè ad un ‘soft landing’.

Nel cerchio rosso ho evidenziato il picco in ribasso del primo trimestre 2009: quindi chi prevede hard landing sta ipotizzando un tasso di crescita che a fine 2012 potrebbe risultare pari solo al 4%, un livello ancor più basso della crisi Lehman. Una miseria per il gigante post comunista. Chi invece prevede un soft landing ipotizza un andamento del tasso di crescita annuale appiattito intorno al 6.5-7%.

PIL: la Germania a un passo dalla Recessione

I dati sul PIL tedesco relativi al secondo trimestre non lasciano scampo a dubbi: prima della fine dell’anno la Germania conoscerà un trimestre di recessione. Nonostante i titoli dei siti italiani tendano ad enfatizzare il fatto che la Germania abbia un PIL (nelle immagini GDP) positivo, la tendenza di medio periodo non lascia scampo ad altre ulteriori conclusioni, soprattutto in assenza di risposte da parte del governo Merkel.

Questo il grafico del tasso di crescita del GDP della Germania su base annua:

Il risultato del secondo trimestre 2012 è un modesto 0.5%, un uno per cento secco in meno rispetto a tre mesi or sono. Il risultato conferma la validità della nostra previsione, pubblicata su questo blog qualche settimana fa. Volendo approfondire il tentativo di analisi della volta precedente, possiamo prendere in esame il segmento di curva che va dal fantasmagorico +4.7% del primo trimestre 2011 fino ad oggi. Naturale osservare che si tratta di una tendenza negativa. Ed è possibile anche descrivere questo andamento con una funzione y=f(x)+a. Ovvero con una retta. Applicando la funzione della regressione lineare su un qualsiasi foglio di calcolo. Ebbene, il ramo di curva degli ultimi diciotto mesi del tasso di crescita della Germania equivale a questa funzione: y=-0.7*x+7.162. Pertanto, la previsione per il GDP Annual Growth Rate della Germania per il prossimo periodo (il settimo della serie che abbiano selezionato) è di un -0.27% – il che equivale a dire recessione.

Se poi non ci sarà alcuna reazione da parte del governo tedesco, né ci sarà una inversione di tendenza sul mercato comune – sì, è l’interdipendenza fra i paesi europei, ovvero i legami economici e commerciali e finanziari fra la Germania e l’Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, la Francia e così via, a spingere verso il basso il PIL tedesco – allora si verificherà un -1%, fatto che sancirà l’apertura della crisi economica anche in casa Merkel, proprio nel tremendo 2013, anno horribilis delle elezioni italiane e tedesche (si comincia già a gennaio in Bassa Sassonia, 8 milioni di abitanti, con capitale Hannover).

L’unico modo per invertire questa pericolosa tendenza è smetterla con le politiche mortifere della Trojka e della BCE e pompare denaro per finanziare la crescita. Null’altro.

 

Previsione PIL 2012 Italia nel terzo trimestre? Meno 3%

Sulla base dei dati raccolti nel post di ieri (qui), ho tentato una analisi dei dati impiegando una linea di tendenza polinomiale di grado 3 (ipotizzando quindi di avere tre picchi, ovvero il crollo del 2009, la ripresina del 2011 e il nuovo crollo 2012). Grazie a Excel 2003 si possono fare previsioni sulle tendenze future. Ecco quello che succede se ipotizziamo un mantenimento del trend attualmente in corso:Nel grafico ho inserito le curve del PIL della Germania, dell’area Euro e dell’Italia. Le curve in grassetto sono le cosiddette polinomiali di grado terzo. La previsione per il secondo trimestre 2012 descrive il PIL della Germania in crescita, ma meno del solito, intorno al 1%-1.2%; il tasso di crescita dell’area Euro invece dovrebbe stabilirsi su un modesto +0.3%; quello italiano cadere del -2% (dati su base annua).

Durante il terzo trimestre 2012, il peggioramento in atto avrebbe effetto anche sul PIL tedesco, che diventerebbe negativo (-0.1%?) così come quello dell’intera area Euro. Il PIL italiano scenderebbe invece del 3-3.5% (una previsione assolutamente in linea con quanto affermato dal presidente di Confindustria, Squinzi, secondo il quale il PIL italiano a fine anno risulterà pari al -4%).

Come si sta fuori dall’Euro? Male – il PIL del Regno Unito punta verso il basso

Anche il secondo trimestre 2012 per la Gran Bretagna significa recessione. Dicono i giornali inglesi: questa è una recessione double-dip, o per meglio intenderci a M – si è caduti in basso, si è risaliti con fatica ai livelli pre-crisi per poi cadere. Si dice che dopo le salite ci siano sempre le discese…

 

Eccola, la Double-dip recession

Cosa significa questo? Che la crisi dell’Euro trascina tutti nel gorgo, talmente è forte la correlazione e l’interdipendenza fra i paesi. Fra poco toccherà alla Germania. Osservate la tendenza degli ultimi cinque trimestri del tasso annuale di crescita del PIL – per l’Area Euro e per la Germania:

tasso di crescita del PIL – Area Euro

Cinque trimestri fa, l’Area Euro conosceva una crescita del PIL del 2.4, la Germania del 4.7; l’ultimo trimestre l’Area Euro decresce di 0.1%, la Germania cresce ma meno e si ferma all’1.7%. Se dovessimo tracciare una linea di tendenza fra i due periodi citati, questa avrebbe una pendenza negativa. Una analisi molto semplice, che ci spiega quale è la tendenza in atto. Nessuno è escluso. Dagli USA alla Cina.

E questi invece siamo noi. Si commenta da solo, no? Se c’è una morale, è che si sta male dentro e fuori dall’Euro. Magra consolazione.

 

Pil 2012 Italia, la crisi a forma di “M”

I grafici che seguono sono molto chiari nella testa di chi ci governa e forse rappresentano il loro (il nostro?) peggiore incubo. La crisi italiana si appresta a assumere la forma bruta di una “M”, il che significa che siamo sulla buona strada per ripetere le sorti del 2009.
Questo l’andamento del trend di crescita del Pil degli ultimi cinque trimestri:

Questo l’andamento del trend di crescita su base annua. Per ora si prevede a fine anno un -1.3: