Nuova vittima del virus A-H1N1: il PIL.

Chiariamo la prospettiva: il virus A non è diverso da una influenza stagionale, tanto che si presenterà alle nostre porte con la stagione fredda. Colpirà facilmente più o meno tutti, ma i suoi effetti possono variare da un raffreddore alla triade nauesa vomito diarrea. Ci potranno essere casi di recrudescenza, ma nei malati cronici.

Uno di questi, che durante l’anno ha fatto segnare dei miglioramenti solo nelle previsioni OCSE, è il PIL, il prodotto interno lordo, la ricchezza prodotta in un anno da un paese. Che in Italia farà registrare all’incirca il -5% a fine 2009. Insomma, il virus dell’influenza suina rischia di fare a pezzi la primavera del PIL. Il malato cronico, che sembrava poter risalire sopra lo zero, potrebbe ammalarsi di H1N1 e precipitare nuovamente.

La vaccinazione di massa è lo stimolo all’economia che cercavano. Stimola l’industria farmaceutica a produrre in poco tempo quantità enormi di tale vaccino, ed evita il danno economico dovuto alla malattia.

L’impatto economico dell’H1N1: previsioni per il prossimo autunno. Secondo le previsioni dell’Oxford Economics Forecast (OEF), una pandemia della durata di sei mesi a partire del prossimo ottobre 2009, assumendo un tasso di contagio del 30% e di mortalità dello 0,4% ed una risposta di famiglie e imprese all’influenza, il PIL mondiale subirebbe un taglio di $2,5 miliardi, pari al 3,5% del PIL del 2009. Secondo lo scenario prospettato la pandemia potrebbe partire dal Nord America e dunque l’economia statunitense risulterebbe la più duramente colpita, con una perdita in termini di PIL 2009 che potrebbe essere del 5%. L’Europa e la Gran Bretagna invece potrebbero subire un calo fino al 3% del PIL. I settori più danneggiati sarebbero quelli dei servizi e dei beni non essenziali ed in particolare, come già mostrato dal caso della SARS e dall’H1N1 in questi mesi, le industrie dei trasporti e del turismo. La domanda di mercato indebolita porterebbe a tassi di inflazione bassi, non immediatamente ma probabilmente già a partire dal primo trimestre del 2010. Il trend deflazionario porterebbe ad un aumento della disoccupazione ed un ulteriore pressione su prezzi e salari. Le prospettive, data la crisi economica che ha già portato ad elevati livelli di disoccupazione e ad una bassa domanda di mercato non sono dunque di miglioramento. Il manifestarsi di una pandemia il prossimo autunno provocherebbe un prolungamento della crisi economica attuale di quasi due anni.
La ripresa è prevista dall’OEF per il 2011, quando il PIL mondiale ricomincerà a crescere, anche se proprio l’accavallarsi della pandemia con la crisi economica in atto potrebbe prolungare l’impatto di quest’ultima e differire la data della ripresa economica. Le spese dei consumatori potrebbero rimanere basse a favore dei risparmi e molte delle imprese scampate alla crisi potrebbero soccombere di fronte a questo nuovo shock. L’OEF stima che se questo eventuale scenario pessimista dovesse verificarsi l’economia mondiale si ritroverebbe in piena deflazione. L’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo scenderebbe al -1% nel 2011 ed il PIL mondiale crollerebbe dell’8% nel 2010. Per la ripresa della produzione mondiale bisognerebbe attendere non prima del 2011.

Molto rumore per nulla, scriveva Shakespeare. “Troppo rumore. Non ci sono reali motivi di grave preoccupazione. La malattia resta leggera” afferma Ferruccio Fazio […]

Della stessa opinione sull’influenza causata dal virus pandemico A/H1N1, sono gli esperti, come Fabrizio Pregliasco, docente di virologia presso l’Università di Milano, che ribadisce che si tratta di un’influenza banale a livello individuale con una sintomatologia del tutto simile a quella del virus dell’influenza stagionale. […]

Fatto salvo che, soggetti in condizioni di salute già compromessa possano davvero andare incontro a conseguenze gravi in seguito al contagio, come per altro in tutte le influenze stagionali accade, il virus A pandemico non presenta particolari rischi per la popolazione generale […]

L’aggressività del virus sul paziente, è dovuta all’assenza di un gene, che, se presente, regola la patogenicità del virus, promuovendo l’infiammazione e aumentando la frequenza e la gravità di polmoniti batteriche secondarie. Nei ceppi virali che provocarono le epidemie gravi nel secolo scorso (H1N1 nel 1918, H5N1 nel 1997, H2N2 nel 1957 e H3N2 nel 1968) tale gene era presente. Nel H1N1 del 2009, no. E allora dov’è il problema?

È la capacità di diffusione del virus, che per l’appunto è definito pandemico, che potrà generare dei costi diretti e indiretti, sociali e lavorativi che graveranno sulla sanità pubblica. “Il problema è banale per il singolo individuo, ma è grave per le istituzioni sanitarie – ribadisce Pregliasco – che devono fare scelte importanti per limitare la diffusione, evitando divieti inutili”

intanto, il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier ha detto a proposito dell’H1N1 che «la probabilità che il virus muti in una forma più perniciosa è nelle mani di chi non applica la prevenzione, ma soprattutto di chi non si vaccinerà, in particolar modo i giovani»

Tornando a Montagnier, ha sottolineato: «Con l’arrivo dei primi freddi le misure adottate fino ad ora per evitare il contagio non saranno più sufficienti e sono proprio i giovani a non avere il sistema immunitario pronto a difendersi». Di qui l’invito a preparalo assumendo papaya fermentata e ricchi piatti di frutta e verdura ed evitando i grassi saturi, l’alcol e tabacco. «Al momento opportuno – ammonisce – nessuno dovrà evitare però la vaccinazione»

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università statale di Milano, secondo cui occorre evitare che proprio i giovani, che frequentano le scuole e che hanno una vita sociale intensa, diventino gli «untori, una vera e propria bomba biologica». Il 40% dei casi di influenza, ricorda infatti Pregliasco, avviene proprio nella fascia 0-14.

Fazio chiarisce che «non esiste una valutazione completa per i ragazzi sotto i 18 anni e per le donne in stato di gravidanza. Abbiamo chiesto come comportarci al Consiglio superiore di sanità dove siedono i massimi esperti italiani. A febbraio, comunque, quando saranno completati i test, vaccineremo anche i più giovani

«Occorre interrompere questo clima di psicosi creatosi dopo la morte del paziente di Napoli – afferma la deputata Maria Antonietta Farina Coscioni – con una urgente campagna di informazione e chiedo che il ministero della Salute se ne faccia carico». Secondo la Federazione degli ordini dei farmacisti (Fofi), comunque, l’allarme mediatico da influenza A non ha provocato nei cittadini alcuna corsa ai farmaci antivirali.

Non c’è alcuna ripresa. I dati OECD (OCSE) sono solo una proxy. Una previsione.

Berlusconi parla di un paese – il nostro – come del campione della ripresa. Ma quale ripresa, verrebbe spontaneo chiedersi. Mr b cita i dati OCSE – ovvero le stime OECD. Di questo si tratta. Di previsioni. Di stime. Le stesse previsioni che quando erano fosche e nefaste venivano gettate nella spazzatura dal governo e dal ministro Tremonti. I Composite Leading Indicators, si chiamano. di seguito CLI. Ed è specificato sul sito dell’OECD addirittura come sono composti. Vi invito a leggere. Qui di seguito un estratto con la traduzione:

  • OECD CLIs are aggregate time series which show a leading relationship with the growth cycles of key macro-economic indicators (the average lead is 6-months). Typically, they are constructed to predict the cycles of total industrial production or gross domestic product in industry, which are chosen as proxy measures for the aggregate economy. CLIs are calculated by combining component series in order to cover, as far as possible, the key sectors of the economy. These component series cover a wide range of short-term indicators such as observations or opinions about economic activity, housing permits, financial and monetary data, etc. The  aggregation of components series into the CLI reduces the risk of “false signals”, changes in the indicator due to irregular movements which do not correspond to any later developments in the aggregate economy.

(traduzione by cubicamente: “Gli OCSE CLI sono aggregati di serie temporali che mostrano una relazione dei principali indicatori macroeconomici dei cicli di crescita (la media di confronto è a 6-mesi). In genere, sono costruiti in modo da prevedere i cicli di produzione totale o del prodotto interno lordo nel settore industria, che sono stati scelti come misure rappresentanti per l’economia globale. I CLI sono calcolati mediante la combinazione di serie di componenti, al fine di coprire, per quanto possibile, i settori chiave dell’economia. Queste serie di componenti coprono una vasta gamma di indicatori di breve termine, come le osservazioni o pareri circa l’attività economica, i permessi di alloggio, i dati finanziari e monetari, ecc. L’aggregazione di queste componenti in una serie CLI riduce il rischio di “falsi segnali”, di quei  cambiamenti negli indicatori a causa di movimenti irregolari, che non corrispondono in toto a una successiva evoluzione.
economia.”)

(tratto da OECD).

È chiaro che non esiste nessuna ripresa. Lo dicono gli stessi grafici della OECD. Loro dicono di prevedere una ripresa, secondo il loro metodo delle CLI.

italy cli oecd vs. pil

italy cli oecd vs. pil

E spulciando fra i dati degli altri paesi si nota un andamento assolutamente analogo, dando riprova – se ancor ce ne fosse bisogno – della globalità della crisi. Il grafico che segue infatti mostra l’evidenza di una ripresa solo in Asia, dovuta al motore della Cina:

oecd vs. resto del mondo

oecd vs. resto del mondo

Fonte OECD.