#NoTav, le foto di Luca Abbà sul traliccio prima di cadere

Le foto che seguono sono tratte dal video registrato dalla polizia e pubblicato da La Repubblica sul suo sito. Gli scatti chiariscono la dinamica con cui è avvenuto l’incidente a Luca Abbà, salito sul traliccio dell’alta tensione con lo scopo di rallentare le operazioni di esproprio messe in atto dagli agenti questa mattina al fine di allargare il cantiere della TAV.

Nella prima foto si vede Luca che sembra parlare al telefono: forse sono gli istanti in cui parla a Radio Black Out. Poi Luca si avvicina pericolosamente ai cavi dell’alta tensione mentre nell’ultimo fotogramma, Luca sta per essere raggiunto da un uomo della polizia.

Quello che accade dopo è la caduta di Luca a terra, folgorato dalla corrente elettrica e con un polmone perforato. Passano istanti lunghissimi prima che sia dato l’allarme e che giungano i soccorsi. La polizia ha fatto sapere oggi di aver intimato più volte a Luca di scendere dal traliccio, ma se osservate il video, tutto l’episodio si consuma in pochissimi minuti ed è quindi da escludere che ci sia stata una vera e propria trattativa per farlo scendere con le buone dal traliccio.

La guerra di Chiomonte

fonte La Repubblica.it

Alla fine l’assalto alla fortezza ha prodotto un centinaio di feriti fra i poliziotti, innumerevoli fra i manifestanti. Come ad ogni manifestazione di protesta, la degenerazione violenta è scientifica: il nucleo degli assalitori si muove a latere rispetto ai manifestanti non violenti e ingaggia le forze dell’ordine solo a un momento dato, quando il corteo si è già organizzato ed è avviato lungo il percorso prestabilito. Solito copione. Che permette ai politici di turno di condannare senza ombra di dubbio l’azione violenta della folla che è per definizione antidemocratica.

Per giunta, ci si è messa anche la Questura di Torino secondo cui l’ala dura del Movimento No Tav ha una impostazione paramilitare. Ecco, affermare una cosa del genere mi pare da stupidi. Per due ragioni: ci raccontiamo che fra i No Tav ci sono degli infiltrati che addirittura “parlano straniero”, “parlano inglese” (La Stampa.it, La Repubblica). Ragion per cui i violenti sarebbero persone provenienti da altri paesi europei, giunti allo scopo di sabotare la manifestazione. Ora, per quanto organizzati, non supererebbero il numero di qualche decina di autovetture. Ragazzi che hanno dormito in tenda o in macchina, tutt’al più. La cui organizzazione massima potrebbe esser stata quella di portarsi da bere e da mangiare. Ciò non fa di loro delle organizzazioni paramilitari. Secondo: se avere delle gerarchie e delle figure di responsabilità organizzativa significa essere automaticamente organizzazioni paramilitari, allora lo sono anche tutte le imprese, persino le onlus. Mi pare che la Questura abbia esagerato. Ma a quale scopo?

Una carrellata di dichiarazioni più o meno deliranti:

ROBERTO COTA (LEGA NORD): Questi violenti non rappresentano la Val di Susa, questa gente venuta da fuori vorrebbe colonizzare la Val di Susa con la violenza e la strumentalizzazione politica. Queste persone vogliono portare la violenza a casa nostra, ma non ce la faranno. Adesso tutte le forze politiche, senza ambiguita condannino quello che è successo. Voglio ricordare che la Torino-Lione è un’opera indispensabile per il Piemonte e per l’intero sistema Paese, è indispensabile per dare opportunita” e futuro alle giovani generazioni, è un’opera che apre le porte alla modernità'”.

MAURIZIO GASPARRI (PDL): “Incoraggiati da ogni demagogia della sinistra, gruppi di violenti scendono in campo sfruttando la vicenda Tav per un chiaro disegno politico. E’ l’Italia peggiore che mostra il suo volto violento. Che vuole bloccare ogni progresso, ogni opera pubblica, si tratti di una ferrovia o di un termovalorizzatore. Una sinistra estrema che condiziona tutta la sinistra. Che non sarebbe mai in grado di governare l’Italia attuando indispensabili programmi di modernizzazione”.

ANDREA BUQUICCHIO (IDV): “I sindaci ed i cittadini della Valle di Susa sono doppiamente vittime di questa situazione. Da una parte subisce la presenza dei soliti professionisti della violenza che inquinano la legittimità della protesta, dall’altra si vedono costretti ad ospitare sul proprio territorio un’opera che non condividono. Alla condanna contro le frange violente – aggiunge – occorre aggiungere l’invito a non associare la parte sana del movimento No Tav ai gravi atti di teppismo registrati oggi e la settimana scorsa”.

(fonte: TorinoToday)

Uno schema argomentativo consolidato: i valligiani non sono violenti, la violenza viene da fuori, condanniamo la violenza, la violenza è deprecabile, è tutta colpa della sinistra che flirta con gli estremismi, non dobbiamo associare la parte sana del No Tav (che sarebbe quella che vuole la Tav!) con i teppisti. I valligiani, che non vogliono la Tav, non sono violenti, e noi siamo con loro perché loro subiscono due volte la stessa violenza. E’ l’europa che ce lo chiede e i teppisti sono tutti stranieri e comunisti. Straniero, quindi diverso, e comunista. all’inizio del ‘900 si diceva anche ebreo e comunista. Il male, in ogni caso, non viene da noi, neppure dai valligiani, che sono come noi, ma è quella parte della politica malsana, malvagia: la sinistra.

Qualcuno disse che la violenza dinanzi alla tirannide diventa resistenza.

Roma brucia: infiltrati fra i manifestanti?

[Post aggiornato alle ore 20.42 del 15/12/2010: GiaccaFaccia non è stato arrestato. Leggi a fondo pagina]

La Repubblica ha pubblicato alcune immagini degli scontri, in special modo le foto dell’inquietante episodio in cui un finanziere, mentre viene assalito dai manifestanti, impugna la pistola d’ordinanza. Il Post Viola fa notare che l’individuo che lo soccorre sembra un manifestante qualsiasi ma indossa dei guantini in pelle che paiono proprio essere quelli in dotazione alla Finanza. Osservate la foto che segue:

Si distingue abbastanza chiaramente la pistola nella mano del finanziere e l’individuo con il volto coperto e il giubbotto blu che lo afferra per la giacca. Pare essere un manifestante che partecipa all’aggressione. Un pericoloso balck-block. L’uomo indossa un guantino di pelle nera.

Osservate invece la sequenza che segue:

L’individuo con la giacca blu, anziché aggredire e disarmare il finanziere, lo aiuta a risollevarsi e a mettersi in salvo. Cosa se ne può dedurre? Che sia un buon samaritano? O forse un agente in borghese? Se era un agente in borghese, come spiegare invece quest’altra foto, in cui il soggetto si trova dalla parte dei “rivoltosi”?

Si intravede il cappuccio grigio chiaro spuntare fra le teste dei manifestanti, il braccio proteso verso il volto del finanziere. Ebbene, questa non è l’unica “stranezza”: nelle foto sopra esposte, compare un ragazzo con un giubbotto color senape. Ha sciarpa bianca e cappuccio in testa. Jeans azzurri e scarpe bianche. Secondo voi, impugna un bastone o un manganello? E che cosa tiene nella mano destra? Un ingrandimento può aiutarvi a capire:

Sono forse manette? Che ci fa un manifestante con un paio di manette e un manganello in mano? Voi che ne pensate?

Dal sito del Corriere della Sera, altre foto mostrano di nuovo il soggetto delle manette:

Qui carica i finanzieri insieme a altri manifestanti

Eccolo nelle vicinanze del finanziere cascato a terra; c'è anche il ragazzo con il giubbotto blu

Gli attimi precedenti alla carica dei manifestanti durante la quale il finanziere estrae la pistola: il ragazzo con il giubbotto color senape è lì, fronteggia le forze dell'ordine, stringe nella mano sinistra un oggetto metallico

Che abbia sottratto le manette al finanziere esangue a terra? Chi è l’altro soggetto con il casco nero? Anche lui è dotato di manganello e guantino nero. Sembra stia pestando il finanziere.

Aggiornamento del 15/12/2010: dal sito de L’Espresso, la conferma:

Eccolo, Mister Giubbotto color Senape, rinfrancato dai poliziotti (colleghi?). Non ha più la sciarpa bianca a occultare il volto, neppure i guantini rosso-bianchi. Ma è certamente lui. Maroni afferma che la Polizia ha gestito ottimamente una situazione estremamente critica. Giudicate voi. così sono entrati i blindati in questa piazza di Roma, affollata di dimostranti per lo più pacifici:

E’ un miracolo che non sia successo nulla di grave. I blindati entrati in piazza, hanno fatto un rodeo spingendo le persone verso quella chiesa che si intravede nel fondo. La folla è stata schiacciata e compressa. Una calca pericolosissima. Il Ministro dell’Interno e il Capo della Polizia sono i responsabili di questa gestione irresponsabile dell’ordine pubblico. Direi quasi: un uso criminoso della Polizia, quello di Maroni. E’ bene che gli elettori sappiano chi è veramente Maroni. Traggano le loro conseguenze, ma questo non è un clima da paese civile.

Aggiornamento delle 18.52, 15/12/2010:

Continuo a raccogliere informazioni circa il misterioso Yellow Boy, o GiaccaFaccia, il ragazzo che impugna manganello e manette e sembra essere uno degli attori principali delle sommosse, presente in varie zone di Roma, un po’ dalla parte dei rivoltosi, un po’ dalla parte delle Forze dell’Ordine. Il Post in questo articolo molto ben scritto e dettagliato, forse chiarisce del tutto il ruolo del ragazzo negli scontri. Sono spuntate altre foto in cui si vede GiaccaFaccia arrestato:

Nell’articolo del Post sono presenti altre immagini in cui GiaccaFaccia bastona il finanziere, comportamento giudicato eccessivo per un agente infiltrato:

Stando a quanto ci ha detto una delle nostre fonti, la persona in questione sarebbe un semplice manifestante, un ragazzo romano dell’età di sedici anni. Avrebbe partecipato all’aggressione al finanziere documentata dalle foto precedenti e in quel contesto gli avrebbe strappato il manganello e le manette, mentre un ragazzo vicino a lui ne ha preso lo scudo (Il Post, cit.).

Circola anche un video in cui GiaccaFaccia dice al poliziotto “sono un minorenne, sono un minorenne”. Pensate di cosa è stato capace. D’altronde, gli scontri di ieri sono stati condotti non certo da una decina di agenti sobillatori. Si trattava di un centinaio di individui. Provenienti chissà dall’ala oltranzista o dai centri sociali anarco-insurrezionalisti. Non mi interessa tanto affibiare dei nomi o delle etichette: ci penseranno i giudici. Qui si è cercato di usare la forma dubitativa, sempre. Fin dal titolo del post. GiaccaFaccia è stato molto sfortunato: è diventato suo malgrado un agente sobillatore. Però, il pestatore sedicenne ha fatto un gran casino. Ha lanciato legni, sbarre di ferro, badili, si è impossessato di manganelli e manette. E i finanzieri sono caduti a terra come birilli.

Continuo ad avere la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra in tutto ciò. In ogni caso, il caro Ministro Maroni dovrebbe spiegare la gestione dell’ordine pubblico, soprattutto per quanto successo in Piazza del Popolo (le camionette che fanno il rodeo). Per il resto, se addirittura Anna Finocchiaro, capogruppo del PD al Senato, ha chiesto spiegazioni al ministro sulla presenza di agenti infiltrati nel corteo, allora qualcosa di non chiaro sul ruolo della Polizia permane. Ad esempio, nulla si è ancora detto del ragazzo con la giacca blu e il cappuccio bianco che soccorre il finanziere caduto. Forse c’è bisogno di risposte ufficiali e di altra ulteriore documentazione.

Attendo il vostro contributo.

Aggiornamento ore 20.42 del 15/12/2010:

Il Tg La7 riferisce la notizia del giallo della giornata, ovvero GiaccaFaccia questo sconosciuto. Mentana riporta la dichiarazione della Questura di Roma secondo la quale GiaccaFaccia sarebbe un estremista di sinistra già noto alle Forze dell’Ordine. Il tizio sarebbe stato fermato dalla Polizia e allontanato dal centro degli scontri. Attualmente è irreperibile.

Insomma, GiaccaFaccia avrebbe sottratto manganello e manette al finanziere caduto (e gli altri picchiatori dotati di manganello? quanti finanzieri sono caduti ieri?), ma quando viene fermato dai poliziotti, questi non provvedono neanche a portarlo in Questura e a prenderne le generalità. Avrebbero perlomeno accertato che il giovine devastatore è un minorenne. Pertanto avrebbero provveduto a informarne i genitori, almeno. Essere minorenne non significa essere irresponsabile e non punibile qualora si commetta il reato di devastazione. Altro aspetto di critica: se il giovane è noto alle Forze dell’Ordine, come dobbiamo interpretare l’affermazione secondo la quale esso è irreperibile? Se Mentana sostiene di aver chiarito il giallo, in realtà esso si è complicato. Perché i poliziotti non fermano il giovane? Perché, se sono note le sue generalità, allora non si è provveduto a cercarlo presso il suo domicilio? Ricordate, il ragazzo è stato in prima linea, ieri.

La testa di Iovine sul tavolo di Maroni, la risposta ad orologeria a Saviano

Saviano critica la Lega Nord, troppo silenziosa sulle infiltrazioni dell’ndrangheta in Lombardia e i suoi presunti rapporti con il mondo politico? Non c’è problema, pronto un arresto a orologeria. Antonino Iovine, “primula rossa” del clan dei Casalesi, come ci tiene a ribadire Il Giornale. La notizia è senz’altro di buon auspicio, se non fosse che arriva dopo l’invettiva di Saviano in tv, lunedì sera. Pensate: l’introvabile Iovine, un vero rebus per la Polizia e il Ministero degli Interni durante tutti questi anni, è stato “preso in casa di un amico in via Cavour, proprio a Casal di Principe” (Il Giornale). Guarda come è beffarda, a volte, la vita: cerchi per anni un super-latitante dei tremendissimi Casalesi, camorristi sanguinari, lo cerchi in tutta Italia, e dvoe lo trovi? A casa sua.

Se non fosse vero, ci sarebbe da riderne.

Terzigno, Afghanistan. La rivolta dei rifiuti e la guerra della polizia contro i civili

foto di Paolo Izzo

 

Si leggono notizie sconcertanti, su Facebook, relativi agli scontri di Terzigno e Boscoreale avvenuti stanotte e proseguiti ancora durante il giorno. A quanto sembra ci sono due feriti gravi, due giovani, colpiti dal raid della polizia. Una giornalista, Roberta Lemma, è rifugiata su un tetto. Le telecamere della sua troupe sono state sequestrate. Si parla di guerriglia a macchia di leopardo su tutto il territorio vesuviano, autocompattatori dati alle fiamme, sassaiole con la polizia nello stile della peggior Intifada. La cronaca degli scontri della notte è agghiacciante e ricorda quanto di più triste fu fatto a Genova, nel 2001, la notte dell’irruzione alla Scuola Diaz:

Hanno aspettato che si spegnessero le telecamere, l’ultimo collegamento del Tg3 Linea notte, all’una, poi sulla rotonda panoramica, il cuore della protesta contro l’apertura della nuova discarica di Terzigno è scoppiato l’inferno. I poliziotti hanno lanciato i lacrimogeni e caricato, hanno inseguito i manifestanti fino al “centro distribuzione bibite”, un capannone di acque minerali, poi dentro Idealcasa, un negozi di prodotti per la casa. Hanno violato proprietà private, hanno gettato a terra una ragazza picchiandola selvaggiamente davanti ai nostri occhi, lei gridava: “Che cosa vi ho fatto”? (Il Fatto Quotidiano).

Ore  20: Radio Popolare – Roberta Lemma, aggiornamento da Terzigno e Boscoreale

Pagina Fb Popolo Viola Rete Locale:

A Terzigno è guerriglia e la situazione si aggrava di ora in ora. La popolazione chiede aiuto e denunciano l’assenza di giornalisti (che sono stati allontanati). Cogliamo il loro appello e chiediamo a tutti voi di aiutarci a divulgare ogni informazione disponibile e, se possibile, di mettersi in contatto con amici e co…noscenti della zona per capire sia come si evolvono gli eventi sia come possiamo essere utili.

Ore 21.10: Oggi, Terzigno. Ieri, Cagliari e la protesta dei pastori. Qualche analogia con la Grecia? Le rivolte italiche non hanno direttamente a che fare con la crisi economica. Ma scoppiano in periodo di crisi. Ed è la crisi del Stato, della sua presenza sul territorio: Stato come Stato Sociale e Stato come uso della forza legittima. Il dissenso che emerge passa nella videocrazia come disordine pubblico da reprimere. Quale idea di federalismo può essere dedotta da tutto ciò? Quale idea di rapporto fra potere e cittadino sottende le scene di guerriglia urbana a Boscoreale? Quale idea di giustizia?

Ore 21.22: da Facebook, Popolo Viola Rete Locale:

E’ caccia all’uomo, polizia e guardia di finanza rincorrono i manifestanti restituendo al mittente sassi e bottiglie di vetro. Cariche a gratis dovunque con i poliziotti che gridano :< Vi uccidiamo tutti >:
Tutto questo non è dimostrabile, nes…suno riesce più a fare foto o riprese.

Scuola Diaz, il bestiario del Governo dopo la sentenza d’Appello

Ribaltata la sentenza di primo grado sulla mattanza alla Suola Diaz: condannati, fra gli altri, a quattro anni Franco Gratteri, oggi capo dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, ai vertici dell’Aisi, i servizi segreti; a tre anni e otto mesi Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo; agli anni di pena detentiva si sommino anche i cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici.
Le reazioni?

Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano ha replicato a chi chiedeva le dimissioni immediate delle persone condannate: «Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno […] «è una sentenza che non dice l’ultima parola, in quanto afferma l’esatto contrario di quanto era stato stabilito in primo grado e quindi ora andrà al vaglio della Corte di Cassazione». Questo non significa, prosegue «che alla Diaz non sia successo nulla, ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e distinto le varie posizioni»

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: è una sentenza che criminalizza tutto e tutti e fa propria la tesi dei no-global che è totalmente accusatoria nei confronti delle forze dell’ordine e del tutto assolutoria nei confronti di chi ha provocato danni gravissimi, morali e materiali, alla città di Genova [il processo non è relativo ai danni subiti dalla città di Genova, ma a quelli subiti dai no-global, soprattutto addetti stampa stranieri e volontari delle associazioni, che risiedevano
alla Scuola Diaz, usciti a pezzi dopo la retata della Polizia. Una notte da ‘macelleria messicana, è stata così ricordata
].

Dulcis in fundo: il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, secondo il quale "il rovesciamento del verdetto di primo grado è un brutto segnale che si trasmette al cittadino sempre più disorientato nei confronti di una magistratura così radicalmente oscillante nella valutazione di una vicenda grave".

Senza parole.