Il #Quirinale e l’influenza di Twitter

A corredo delle discussioni inutili sull’influenza dei social network intorno alla elezione del Presidente della Repubblica, cito ad esempio questa amabilissima discussione che Francesco Boccia ha appena avuto su Twitter:

http://twitter.com/F_Boccia/status/325559852493570049

Il problema è fin troppo chiaro. C’è una domanda, forte, che si dipana attraverso i social, di cambiamento. Se non ci fossero stati i social, saremmo già in sciopero generale o in piazza a Montecitorio a sfasciare le vetrine. Capito?

In secondo luogo, è la risposta che latita. Rivendicare, come ha fatto Boccia, il fatto di aver preso 5000 voti in primarie avvenute quattro mesi fa quando questo clima era ancora sottotraccia, e farlo con quel tono, significa sordità cognitiva. O qualcosa di simile.

I social, come detto, sono solo il mezzo. 

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E’ immaginabile una elezione di Rodotà? No, non ci sono i numeri

Non ci sono i numeri, ok? Come spiegarlo, cari 5 Stelle? Il PD è spaccato in due, e quell’altra metà non voterà mai Rodotà, è chiaro? Non lo voterà semplicemente perché guarda al Pdl per un governo condiviso con quella (maledetta) parte. Quindi, la vostra ostinazione a portare avanti una candidatura che non unisce è sciocca, non serve al paese, e sicuramente vi farà perdere.

Questa in sintesi la situazione. Che potete leggere anche su Ciwati.it. Molto semplicemente.

Il vostro grido ‘a casa, a casa!’ a cosa sarà servito se fate vincere Berlusconi?

Il contropiede dalemiano/berlusconiano in salsa cattolica

Mi sbaglierò, ma ormai la disfatta è totale. L’intransigenza dei 5 Stelle sommata alle divisioni interne al PD, all’opportunismo montiano, al cinismo di Berlusconi, ha partorito il suo topolino: con l’asticella posta a 504 voti, domani, se il PD non riuscirà a compattarsi e a convergere unito sul nome di Rodotà, ipotesi che ha tante probabilità quanto la caduta di un asteroide, si realizzerà il piano perfetto per Silvio Berlusconi. L’elezione di Massimo D’Alema.

Prodi è stato bruciato sull’altare sacro delle Larghe Intese. E così il Partito Democratico. Che stando all’attuale situazione, vivrà certamente la stagione congressuale come l’atto finale della propria esistenza. La resistenza dell’élite dirigenziale del Partito Democratico è senza senso, nasconde una volontà di distruggere tutto pur di conservarsi. Sappiano, questi signori, che il loro tempo è scaduto e che questo inutile abbarbicamento sulla cresta del Quirinale renderà solo più veloce la caduta.

I cento che hanno tradito Prodi non sono giustificati dalla libertà di mandato. Essi hanno mentito. Hanno dichiarato pubblicamente al Capranica il voto per il fondatore dell’Ulivo. Nel segreto dell’urna, invece, si sono fatti guidare dall’interesse malevolo di distruggere per conservare. E dall’altra parte, consapevole dell’esito, Berlusconi si farà passare per un grande statista responsabile verso la Nazione. Un paradosso.

-.-.-

In serata, Berlusconi si è recato a Palazzo Chigi per incontrare Mario Monti. Il disegno, grosso modo, è questo: proporranno Anna Maria Cancellieri, ora ministro dell’Interno, la quale verrà votata in blocco dal centrodestra, dai montiani e dai popolari del PD. Il trapasso è compiuto.

Alle ore 22, la riunione del gruppo del PD. Senza Sel. Brutta abitudine.

E ora Prodi vs. D’Alema?

Lo dice Libero e secondo me non è tanto distante dal vero.

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Ma chi è Cosimo Sibilia?

E’ rientrato ingiustamente nell’elenco dei nomi curiosi votati oggi da qualche parlamentare burlone. Ma Cosimo Sibilia esiste davvero ed è un senatore.

Figlio dell’ex presidente dell’AvellinoAntonio Sibilia, è coniugato ed ha due figli. Laureato in Scienze politiche attualmente è Senatore della Repubblica.

Inizia la sua attività politica nel 1994 aderendo a Forza Italia e fondandone il primo club a Mercogliano. Dal 1995 al 1997 ricopre il ruolo di coordinatore provinciale. Nell’aprile del 1995 viene eletto al Consiglio Regionale della Campania e ricopre per 5 anni l’incarico di Presidente della Commissione Istruzione, Cultura, Politiche Sociali e Tempo Libero. Nel 2000 viene rieletto alla Regione Campania ed entra a far parte per i cinque anni successivi del Collegio dei Revisori dei Conti. Viene ulteriormente candidato alla Regione nel 2005 ed oltre a confermare il precedente incarico, diviene anche il capogruppo del partito nel consiglio regionale campano.

Nel 2008 viene candidato al Senato della Repubblica nelle file del Popolo della Libertà e risulta eletto. Viene rieletto nel 2013.

L’8 giugno2009 diventa presidente della Provincia di Avellino in seguito alla vittoria alle elezioni amministrative. Si dimette il 29 dicembre 2012. Dal 28 gennaio 2011 è coordinatore del Pdl per la provincia di Avellino. (via Wikipedia).

Oggi ha preso ben sette voti. I suoi compagni di banco?

La fase nuova (Bersani non ha capito niente)

Ora si apre una fase nuova, ha detto Bersani. Dopo una riunione serale in cui ha imposto al partito una decisione assurda e irrazionale. Dopo essere stato pubblicamente sconfessato, sia dall’alleato (ex alleato?) Vendola, sia da metà dei suoi parlamentari, sia dalla base degli iscritti, specie i giovani – che occupano le sedi e i circoli – sia da tutto l’elettorato attivo, che si è pure mobilitato non solo via web.

Dire oggi che si è aperta una fase nuova significa avere seri problemi di comprendonio. La fase nuova si è aperta da mesi, o almeno dal 24-25 Febbraio. Si parla di una enorme pressione esercitata dai social network. Che se nel 2006 ci fossero stati i social network (e c’erano), Napolitano non sarebbe stato eletto. E Ciampi, pure, non sarebbe stato eletto. Se ci fossero stati i social cosi. Tutta colpa di Facebook, quindi? O di Twitter? Questa enorme pressione. Non capiscono che i social media sono solo un mezzo (da cui la parola media, eh!) facilitatore della comunicazione fra più livelli ed è naturale che, in prossimità di una fase politica così delicata in cui si decide il futuro di questo paese, ci sia attenzione da parte del popolo/pubblico/elettorato. La novità è che c’è attenzione, tantissima attenzione. E attesa. Attesa di un nome che possa finalmente archiviare anni di tetro berlusconismo.

Il settennato di Re Giorgio alla ricerca di una pace impossibile

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Articolo scritto per Giovine Europa Now su Linkiesta: leggi qui http://www.linkiesta.it/blogs/giovine-europa-now/giorgio-napolitano-sette-anni-senza-pace