Prescrizione Breve incostituzionale?

Prescrizione breve incostituzionale? Questo il parere del professor Franco Coppi, avvocato e ordinario di diritto penale alla Sapienza di Roma:

(fonte L’Espresso)

Annunci

Prescrizione Breve, il testo del disegno di legge della vergogna

Sei articoli. Tanto è lungo il testo del disegno di legge denominato ‘Prescrizione Breve’, in esame ieri alla Camera e che ha causato grande scompiglio fra i banchi e fuori Montecitorio. Il salva-premier è già stato approvato dal Senato lo scorso anno, poi l’iter parlamentare è divenuto difficoltoso per le resistenze dei finiani, all’epoca ancora all’interno della maggioranza. Il Caso Mills è stato il pretesto per riproporre questo testo scandaloso, che anziché permettere lo svolgimento dei processi, semplicemente li cancella. Il fatto interessante è che il provvedimento è stato oggetto di modifiche in fase di esame in sede referente nelle Commissioni parlamentari. Ora queste modifiche devono passare al vaglio dell’aula e il clima potrebbe divenire ben presto quello della cancellazione delle stesse per procedere ad una rapida approvazione. Oppure, del ritorno del testo in Senato e, con un iter super rapido, essere approvato e divenire legge dello Stato in poco più di un mese. Basta per far saltare insieme processo Mills, diritti Mediaset e Mediatrade. Poco importa se si distrugge la giustizia.

In particolare, rispetto al testo del Senato, sono stati soppressi gli articoli 1, 4, 7, 8 e 9:

  1. l’art. 1 modificava la legge n. 89 del 2001 (legge Pinto) in materia di procedure di equo indennizzo nel caso di violazione del diritto alla ragionevole durata del processo;
  2. l’art. 4 interveniva in materia di ragionevole durata del giudizio di responsabilità contabile;
  3. l’art. 7 prevedeva un meccanismo di monitoraggio per valutare l’impatto finanziario derivante dall’applicazione della nuova legge;
  4. l’art. 8 prevedeva l’applicabilità anche ai procedimenti per responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato del meccanismo di estinzione del processo per decorso dei termini contemplato dal testo dell’articolo 5 approvato dal Senato;
  5. l’art. 9, nell’ambito delle disposizioni transitorie, prevedeva un meccanismo di estinzione per decorso dei termini dei processi in corso in primo grado relativi ai reati commessi fino al 2 maggio 2006, puniti con pena pecuniaria o con pena detentiva, inferiore nel massimo a dieci anni di reclusione, diversi da quelli rientranti nelle esclusioni previste dalla legge sull’indulto – la contestatissima norma ad personam che avrebbe fatto saltare decine di processi attualmente in corso.

La nuova normativa interviene sugli art. 160 e 161 del Codice Penale nel seguente modo:

Gli atti giuridici in presenza dei quali la prescrizione si interrompe sono indicati dall’articolo 160, primo e secondo comma, c.p. (sentenza di condanna, decreto di condanna, ordinanza che applica le misure cautelari personali, ordinanza di convalida del fermo o dell’arresto, interrogatorio reso davanti al p.m. o al giudice, invito a presentarsi al p.m. per rendere l’interrogatorio, provvedimento di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione, richiesta di rinvio a giudizio, decreto di fissazione della udienza preliminare, ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena, presentazione o citazione per il giudizio direttissimo, decreto che dispone il giudizio immediato, decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio). A seguito di interruzione della prescrizione il termine di prescrizione già decorso viene meno e comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione.

Il secondo comma dell’articolo 161 c.p. individua i limiti al prolungamento del tempo necessario a prescrivere che l’interruzione comporta. A seguito della riforma operata con la legge n. 205 del 2005, tali limiti si differenziano in funzione sia delle tipologie dei reati sia dei rei (fonte Camera dei Deputati).

La normativa vigente “esclude dal suo ambito di applicazione i reati di grave allarme sociale di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p.”, ovvero associazione a delinquere e associazione a delinquere finalizzata a schiavitù, tratta di persone, ecc., sebbene non sia specificato il riferimento all’art. 600-bis. – prostituzione minorile, tutti reati di rilevanza sociale.

In ogni caso – e questo è l’aspetto più importante su cui si interviene – finora l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento come regola generale, di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere – ovvero del massimo della pena edittale più un quarto della medesima.

Il testo emendato, da un lato, conferma l’eccezione per i reati di grave allarme sociale di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, c.p.p.; dall’altro riduce il limite del prolungamento del tempo necessario a prescrivere nella fattispecie generale (da un quarto ad un sesto) e introduce una disposizione specifica per un’ulteriore categoria di rei, ovvero i recidivi semplici di cui all’articolo 99, primo comma, c.p. (prevedendo il limite di un quarto) (fonte Camera dei Deputati).

La tabella seguente pone a raffronto la nuova disciplina con quella vigente:

Articolo 161, secondo comma, vigente Articolo 161, secondo comma, modificato
Incensurati Un quarto Un sesto
Recidiva semplice (art. 99, primo comma, c.p.) Un quarto
Recidiva aggravata (art. 99, secondo comma, c.p.) Metà Metà
Recidiva reiterata (art. 99, quarto comma) Due terzi Due terzi
Delinquenti abituali e professionali (artt. 102, 103 e 105) Doppio Doppio

E’ prevista almeno l’inapplicabilità della modifica all’articolo 161, secondo comma, c.p. “nei procedimenti nei quali sia stata già pronunciata sentenza di primo grado alla data di entrata in vigore della legge” (ibidem).

L’articolo 5 del testo approvato dal Senato (ora art. 4) è stato integralmente sostituito nel corso dell’esame in sede referente. Il testo approvato dal Senato, introduceva un meccanismo di estinzione dei processi penali a seguito del decorso di termini specificamente indicati, il cosiddetto Processo Breve, senza che il medesimo grado fosse stato definito. I termini per ogni “fase” processuale erano “individuati con riferimento a ciascun grado del processo penale ed erano diversamente articolati in funzione della gravità del reato” (ibidem). Il nuovo art. 4 introduce nel codice di procedura penale il nuovo Capo XVI-bis, costituito dal solo art. 205-quater. Vengono confermati i termini di ciascun grado del processo, come scritto nel testo approvato dal Senato, ma viene espunta la parte di norma che implica l’estinzione del processo penale a cui è sostituita una “comunicazione da parte del capo dell’ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che procede al Ministro della giustizia e al procuratore generale preso la Corte di Cassazione”. Una sorta di lettera di avviso al Ministro il quale, in seguito a questa ‘notizia’ di procedimento rallentato, può forse propendere per promuovere azioni disciplinari presso il Csm. Il capo dell’Ufficio Giudiziario viene trasformato in una sorta di controllore del Magistrato.

Il comma 3, infine, reca la norma transitoria, prevedendo in particolare l’inapplicabilità della disposizione ai processi in corso per i quali, alla data di entrata in vigore della legge, sia stato già emesso il provvedimento con cui il P.M. esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 c.p.p. (ibidem).

Addirittura la dichiarazione del Giudice della eventuale esistenza di una “causa di non punibilità in ordine al reato appartenente alla sua competenza per territorio”, prevista dall’art. 23 c.p.p., viene anticipata alla fase antecedente alla dichiarazione di apertura del dibattimento, una sorta di giudizio preliminare con il quale si attribuisce al giudice medesimo il potere di trasferire gli atti al p.m. competente (art. 5, ex art. 6 del testo del Senato).

Attenti all’UDC, è pronta a votare il Processo Breve e il nuovo Lodo Alfano

L’UDC sembra mantenersi equidistante da PD e PdL? Il partito di Casini viene dato un giorno all’opposizione e il giorno dopo al governo insieme a Berlusconi e Bossi? Normale: il centro della politica italiana è quella grande palude che si è sostituita alla Democrazia Cristiana. E se alle Regionali l’erede dello scudo crociato si è alleato in Piemonte con il PD in un prototipo di una nuova Unione prodiana, un nuovo patto Bersani-Casini per le politiche prossime venture sembra sfumare. Sicché oggi Bersani ha rotto gli indugi e, mandando in crisi i piani dei centristi del PD, ha ipotizzato la formazione di un Nuovo Ulivo, ovvero di una alleanza con la sinistra – ora extraparlamentare – di SeL, Verdi e Rifondazione (se sopravvive). Bersani mette la freccia a sinistra, creando non pochi crucci a Di Pietro, che finora ha attinto a piene mani dall’elettorato post-comunista, e sconfessando il modello di Partito Democratico voluto da Walter Veltroni – quell’utopia del partito maggioritario che rompe a sinistra per confabulare al centro. Bersani ha però lasciato la porta aperta: l’Ulivo sarà disponibile a partecipare alla (Santa) Alleanza Democratica contro Berlusconi. Tradotto in parole comprensibili: alleanza con l’UDC, se non viene prima comprata dal PdL.

Lo scenario al momento vede una situazione di stallo: Bersani ha reagito rispolverando l’Ulivo; Berlusconi, frenando davanti all’ipotesi di nuove elezioni. Casini resta senza partner, avendo ancora da ridefinire il solco con i finiani sui temi etici, elemento di ostacolo alla formazione del Nuovo Centro. Comunque c’è chi scalpita per dare una mano al Caimano:

E’ la giustizia il vero nodo: è su questo terreno che Berlusconi potrebbe trovarsi scoperto perché i finiani non sono disponibili a votare il Processo Breve. Che farete?

“Non deve essere un ammazzasentenze, con tanti saluti alle vittime e a chi ha subito danni”.

E sul Lodo Alfano?

“Mi voglio rovinare:  se ci presentassero una legge di carattere costituzionale fatta bene e capace di mettere fine al conflitto fra politica e magistratura, noi non ci troveremo niente di scandaloso” (parola di Rocco Buttiglione, intervistato da Il Mattino).

Non c’è da stupirsi: pensate che Vicepresidente del Csm è tale Michele Vietti, “autore della legge sul legittimo impedimento, della riforma del falso in bilancio e della pregiudiziale di costituzionalità che, paragonando l’orientamento sessuale a “incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo eccetera”, ha bloccato nel 2009 una proposta di legge che prevedeva l’aggravante per i crimini di natura omofobica” (Wikipedia), eletto con i voti del PD (meno uno, Ignazio Marino). E allora, incassata una fiducia pro tempore a settembre, Berlusconi potrebbe procedere in autunno a disarmare i giudici – per sé e per gli amici, vicini e lontani – con una riforma costituzionale che verrebbe avallata dal Csm, oramai del tutto asservito, e votata grazie al soccorso dell’UDC più Rutelli, sì proprio l’ex candidato premier dell’Ulivo alle politiche del 2001. Rutelli non si è limitato a proporsi come votante ma si è spinto più in là, suggerendo i punti cruciali della eventuale riforma:

La riforma immaginata dal leader di Api è netta: “Separazione delle carriere. Spersonalizzazione del pubblico ministero. Non vorrei conoscere i pm, non vorrei vederli in televisione. Vorrei che facessero il loro lavoro seriamente, professionalmente, sobriamente. Vorrei che non siano leggibili come figure politiche. E li voglio liberi di indagare su chiunque. E penso che tutti gli italiani sarebbero contenti di questo. E se i magistrati sbagliano, debbano rispondere. Una scelta – ha concluso – che fu sancita persino da un referendum in Italia” […] “una riforma, non un piccolo provvedimento tampone che dovrebbe servire solo ad allontanare un attacco giudiziario da Berlusconi che peraltro non si allontana mai” (Opinione.it).

A chiarire ulteriormente la posizione de l’API, Linda Lanzillotta afferma che “siamo pronti a un’operazione-verità sul federalismo. E anche sulla giustizia, sfidiamo una maggioranza inchiodata alle leggi ad personam e opposizioni ancorate al giustizialismo: ci sono due anni di legislatura per riformare giustizia civile e penale” (Opinione.it, cit.).

Conclusione: altro che dimissioni e crisi di governo. Qui si fa a gara per salvare B.

Processo Breve, gli emendamenti del Governo uno schiaffo al Parlamento.

Aggiornamento ore 21.00: la seduta è stata tolta alle ore 20.05 con seguito di polemiche e vivaci proteste dell’opposizione in conseguenza della decisione del Presidente Schifani di permettere la richiesta riunione dei capigruppo soltanto nella giornata di domani, quando i senatori di PD e IDV la richiedevano seduta stante. Il Presidente Schifani ha altresì affermato che l’aula “non è luogo per il dibattito politico!”, “il dibattito politico lo andate a fare nelle trasmissioni televisive!”. Che bel concetto di democrazia…

Sì, il Governo di Mr b, per tramite del relatore di maggioranza, il sen. Valentini, ha presentato i temuti emendamenti al disegno di legge sul Processo Breve: sono così invasivi che riscrivono in parte o in tutto il testo del documento originario al punto da modificarlo nei suoi punti fondamentali. La seduta è ancora in corso e si stanno succedendo i vari interventi dei senatori dei diversi gruppi parlamentari. Ma risulta fin dal principio chiara l’asserzione del sen. Legnini, del Partito Democratico, secondo cui l’aver riscritto intere parti del testo con emendamenti governativi presentati fuori della Commissione di competenza il giorno prima del dibattito in aula, sia un chiaro pregiudizio all’iter legislativo come previsto dall’art. 72 della Costituzione, comma primo:

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Così si è espresso Legnini:

  • Ieri sera sono stati presentati dal relatore otto emendamenti al disegno di legge in esame. Il relatore, come ci è noto, rappresenta la maggioranza e parla e agisce a nome e su mandato della Commissione di merito. È un fatto notorio, signor Presidente, che il relatore ha presentato questi otto emendamenti all’esito di un incontro, tenutosi al massimo livello, che egli e altri esponenti della maggioranza hanno avuto ieri sera con il Governo e con il Presidente del Consiglio […]
    I testi degli emendamenti, sia quelli integrativi che quelli interamente sostituivi di parti del disegno di legge, non si configurano come mere modificazioni o aggiunte al testo licenziato dalla Commissione, ma configurano di fatto la presentazione all’Assemblea di un disegno di legge nuovo nei suoi contenuti essenziali, certamente molto diverso da quello che era stato licenziato in Commissione […]
    Con gli altri emendamenti si dispone l’applicazione del cosiddetto processo breve a tutti i reati e a tutti gli imputati, eliminando qualunque esclusione oggettiva e soggettiva, in tal modo prefigurando un intervento sul processo, che è altra cosa rispetto al disegno di legge originario […]
    Gli emendamenti 1.1000 e 1.1001 intervengono in modo molto incisivo, riformando pressoché integralmente, almeno sotto il profilo processuale, la legge n. 89 del 2001, la cosiddetta legge Pinto, con una riscrittura delle condizioni e dei modi di attivazione dello strumento di tutela ivi previsto

La Legge Pinto – Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile – ha ricordato Legnini, risulterebbe, in seguito alla eventuale approvazione di questo testo, profondamente intaccata: la legge Pinto in sostanza difende il cittadino che subisca un danno patrimoniale o non dalla durata irragionevole del processo. La legge del Processo Breve – così come è stata emendata – incide su questo altro corpus normativo quasi riscrivendolo. Tutto ciò senza che la relativa Commissione Giustizia del Senato abbia potuto valutarne gli effetti e decidere di conseguenza. Prosegue Legnini:

  • Viene totalmente riscritta la tempistica di estinzione dei processi in rapporto anche alla tipologia e alla gravità dei reati […] Viene totalmente riscritta la disciplina transitoria sui processi in corso, fino a restringerla di molto: ciò potrebbe essere un fatto positivo se non fosse che la finalizzazione di questo restringimento salvaguarda l’estinzione di quel processo, di quei processi che sappiamo.

Di fatto viene violato l’assetto complessivo del procedimento legislativo:

  • Si snatura così la funzione tipica degli emendamenti, tanto più se presentati dal Governo e dal relatore, che evidentemente non può essere quella di riscrivere totalmente o quasi totalmente il testo […] tale modo di procedere, cioè con emendamenti del relatore integralmente sostitutivi o molto innovativi rispetto al testo sottoposto al nostro esame, viola palesemente gli articoli 34, 40, 43, 44, 47 e 49 del Regolamento
  • la funzione della Commissione di merito risulterebbe in questo caso totalmente svuotata, con un vulnus
    inaccettabile della riserva costituzionale

    Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 309 del 12/01/2010

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Elegia Craxiana. Tutto pronto per l’offensiva sulla giustizia.

Stasera Raidue, con il programma La Storia Siamo Noi, prodotto storico di Giovanni Minoli, ex agiografo del fu segretario del fu Partito Socialista, roba da antiquario si direbbe, ha inaugurato la settimana dell’elegia in memoria di Bettino: un coro unanime e revisionista volto a restaurare la figura del grande (?) statista perseguitato da giudici politici. Che dire, un’operazione mediatica in gran stile, con lo scopo di preparare il terreno allo choc della riforma della giustizia. Processo Breve o non Processo Breve? Oggi Mr b è salito al Colle per mettere Napolitano in guardia: il Presidente non si metterà di traverso, la riforma della giustizia s’ha da fare, il tempo stringe. E domani, in Senato, di cosa si potrà mai discutere?

Martedì 12 gennaio 2010
alle ore 17
309ª Seduta Pubblica
ORDINE DEL GIORNO

I. Informativa del Ministro dell’interno sui fatti di Rosarno

II. Discussione del disegno di legge:

GASPARRI ed altri. – Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – Relatore VALENTINO

Domani Yes, political! pubblicherà il resoconto della seduta.

    • se dipendesse da noi, Craxi riposerebbe in pace da dieci anni: il problema è chi continua a resuscitarlo nella speranza di farne un uso politico non per i morti, ma per i vivi

    • questa ansia di riabilitare Craxi non è il gusto necrofilo di parlar bene di un morto, ma è il tentativo – aggiungo io – mascalzonesco di utilizzare un morto per sdoganare e nobilitare i vivi

    • se Craxi, pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito, è un grande statista che va celebrato dieci anni dopo la morte, quindici anni dopo essere scappato latitante all’estero, beh, a maggior ragione il suo figlio prediletto, Silvio, esce come un gigante

    • in fondo non è scappato, non è ancora scappato e Craxi era il corrotto e lui il corruttore

    • la riabilitazione di Craxi è prodromica all’operazione impunità. Nel sondaggio pro o contro la riabilitazione di Craxi mi ha molto colpito il fatto che, se non erro, un terzo delle persone intervistate o forse un quarto, una cifra enorme comunque, non si pronuncia, dicendo “ non so niente di Craxi”

    • temo che ci sia una gran parte di persone che c’erano, che magari guardavano i telegiornali, leggevano i giornali, sentivano parlare, sapevano, ma questo bombardamento a reti unificate in questi quindici anni ha fatto loro dimenticare quello che avevano visto e saputo su Craxi

    • oggi non hanno un’opinione, perché non sanno

    • in quali condizioni giuridiche si trovava Craxi quando è morto, nel 2000: si trovava nelle condizioni di un pregiudicato con due condanne definitive, di cinque anni e cinque mesi la prima – scusate, consulto una cosa che ho scritto su Il Fatto, così evito di dirvi cose imprecise – cinque anni e cinque mesi per corruzione (le tangenti Eni /Sai) e quattro anni e sei mesi per le tangenti della metropolitana milanese, finanziamento illecito.

    • la responsabilità è stata individualmente riscontrata nel suo caso; i magistrati vanno in cerca del tesoro di Craxi e lo trovano, ne trovano un pezzo, perché Craxi aveva messo in piedi un sistema di occultamento dei fondi neri suoi e del partito – suoi e del partito – che era una specie di giro del mondo, di caccia al tesoro: c’erano conti in Svizzera, in Lichtenstein, nei Caraibi, addirittura in Estremo Oriente, a Hong Kong

    • Il pool di Mani Pulite ha accertato grossomodo passaggi di denaro di 150 miliardi di lire

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Caos PD sulla Giustizia, Bindi smentisce Letta. L’opposizione che non c’è.

Quando l’intervista del Corsera è stata pubblicata, lunedì 30/11, pochi devono essere stati gli elettori del PD a essersi trovati d’accordo con Enrico Letta. Ancora una volta un esponente del PD mostra un’ambivalenza che invece non dovrebbe avere. Perché sostenere che Berlusconi ha "il diritto di difendersi nel processo e dal processo", equivale a legittimarne la politica di distruzione del sistema giudiziario al solo fine di farla franca. Letta ha commesso una leggerezza, oppure le sue parole rispecchiano esattamente il suo pensiero? E perché solo la Presidente Bindi lo ha corretto, seppure in ritardo di un giorno? Secondo Bindi, Letta è stato male interpretato. Letta ha lasciato passare un messaggio confuso, ha spiegato Rosy. Ma chiunque lo legga può benissimo vedere che non è affatto un messaggio confuso. Letta ha precisato che Mr b ha il diritto di difendersi nel processo – e questo è pure ovvio, visto che è un diritto costituzionale – e pure il diritto di difendersi dal processo, ovvero di sottrarsi a esso attraverso la strategia del legittimo impedimento. Il PD, ha assicurato Letta, non cercherà scorciatoie – come è avvenuto in passato, tantomeno scorciatoie giudiziarie – per far cadere il governo. E quest’altra affermazione come dobbiamo interpretarla? Vuol dire che il PD, ovvero i DS, nel passato hanno impiegato o tentato di impiegare scorciatoie giudiziarie per far cadere governi? Davvero il Pd ha questa facoltà di muovere la macchina giudiziaria a proprio piacimento per costruire procedimenti contro il finto-pemier?
Naturalmente la lingua di Letta deve essersi ritorta nella propria bocca dopo una affermazione simile. E’ stato come prestare il fianco alle giustificazioni della destra sui presunti coinvolgimenti di Mr b nelle inchieste di mafia e stragi di Firenze, Caltanissetta e Palermo, dando credito alle loro asserzioni circa il complotto dei pm e dei poteri forti. Viene da chiedersi: ma da che parte sta Enrico Letta? La linea politica che ha delineato con le sue dichiarazioni di lunedì scorso è stata discussa dalla Direzione Nazionale? Se sì, con quale esito? A chi scrive, non sembra che la posizione della Bindi in merito sia indistinguibile da quella di Letta, anzi, i distinguo palesati dalla Presidente oggi, dimostrano ancora una volta che il PD non è in grado di esprimere una linea politica unitaria che promani dalla preventiva discussione all’interno degli organi di Partito. Il PD non ha ancora imparato la lezione delle primarie.

    • Quando Enrico Letta ha detto che Berlusconi ha il diritto di difendersi nei processi e dai processi "e’ passato un messaggio confuso" su cui "e’ nato qualche malinteso. Lo ha gia’ spiegato Bersani". Lo afferma in una intervista il presidente del Pd Rosy Bindi.
        "Per il lPd – ha aggiunto Bindi – Berlusconi puo’ e deve difendersi all’interno del processo,ma non certo dal processo".

  • Enrico Letta: Il PD eviterà scorciatoie per far cadere il governo

    • assicura Letta a nome del Pd, non si cercheranno più, «come pure è avvenuto» in passato, «scorciatoie» per far cadere il governo e liberarsi di un Berlusconi che non è «l’ingombro» che impedisce al centrosinistra di essere maggioranza del Paese

    • E perché – e sono parole significative visto che arrivano dopo un colloquio al Quirinale tra Bersani, lo stesso Letta e Napolitano – il Pd non porrà di fatto obiezioni al ricorso al legittimo impedimento: «Come ha detto Bersani, consideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo. Certo, legittimo non vuol dire né opportuno, né adeguato al comportamento di uno statista…».

    • Né utilizzerà come arma letale eventuali avvisi al Cavaliere: «Il capo dello Stato ha ricordato che un governo, finché ha i numeri e la fiducia della sua maggioranza, governa. Noi ci atteniamo a questo».

    • «Alla base del programma dei prossimi quattro anni di segreteria, Bersani ha posto un punto chiaro: no alle scorciatoie, sì a un’opposizione che sia capace di battere Berlusconi seguendo la strada maestra del confronto elettorale. Non sempre si è ragionato in questi termini. Non lo ha fatto Berlusconi, che quando era all’opposizione ha sempre cercato la spallata, anche ricorrendo alla compravendita dei parlamentari. Ma troppe volte anche il centrosinistra ha cercato scorciatoie, anche per via giudiziaria, pensando che il solo diaframma tra noi e il governo del Paese fosse Berlusconi»

    • mercoledì in Parlamento aprirete anche sulla giustizia?
      «È anch’essa materia da riformare: sarebbe assurdo dire che le istituzioni vanno male mentre la giustizia va bene. Non è così, a partire dalla scarsità di risorse per l’efficienza della macchina giudiziaria»

    • Ma siete o no disponibili a discutere anche di uno scudo per il premier, che sia il Lodo Alfano, il processo breve o altro?
      «Partiamo da una domanda: perché siamo in questa condizione? La colpa è nostra, o di chi lo scorso luglio in fretta e furia ha voluto che si approvasse un Lodo Alfano pasticciato perché l’avvocato Ghedini, massimo esempio di conflitto di interessi, diceva che si doveva chiudere in un mese, in due settimane, in una… Se continuano così, ancora una volta sfasceranno ulteriormente la giustizia e finiranno di nuovo in un cul de sac che non porta a niente. E non avranno il nostro consenso, perché non si può immaginare che noi subiamo il ricatto dell’?o mi date l’immunità subito, o mando avanti il processo breve e salti in aria la giustizia"…»

    • E se intanto arrivasse una condanna?
      «Sono 16 anni che si parla di condanne, e non sono mai arrivate… Comunque, l’opposizione si attiene a quanto detto chiaramente dal capo dello Stato: un governo va avanti finché ha i numeri e la fiducia della sua maggioranza. Affronteremo con saggezza, giustizia e senso delle istituzioni quello che accadrà. Perché abbiamo imparato la lezione: non si sconfigge Berlusconi con le scorciatoie»

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Processo Eternit, Casale Monferrato chiede giustizia! No all’impunità del processo breve.

Casale Monferrato si mobilita. Il DDL sul processo breve, se approvato dalle Camere, rischia di far saltare il processo Eternit, in corso di svolgimento a Torino dopo anni di impunità per i proprietari della fabbrica che produceva le famose lastre ondulate in amianto per l’edilizia. La fibra d’amianto ha fatto centinaia di morti – bianche e non – a causa del mesotelioma, il tumore polmonare incurabile, gravissimo, che si contrae a causa della inalazione della fibra. Molte persone sono morte a Casale. Ancora oggi la bonifica del sito della ex fabbrica non è ancora conclusa. L’amianto è disseminato dappertutto. Nelle case come nelle scuole. Non esiste nessun “anagrafe” dei siti contenenti amianto. I due unici accusati sono Stephan Schmidheiny, 62 anni, di professione miliardario, oggi divenuto sostenitore delle cause ambientaliste, e il barone belga Jan Luis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 88 anni, accusati di disastro doloso e di omissione dolosa di controlli antinfortunistici (sapevano e non hanno fatto nulla per evitare le morti).

Ebbene, questi speculatori sulla pelle altrui, peraltro già avanti con l’età, potrebbero non solo non fare un giorno di carcere, ma nemmeno sborsare i dovuti risarcimenti alle vittime superstiti, ai familiari delle vittime, nonché all’INAIL, che ha chiesto ben 246 milioni di euro di danni, grazie all’indulto ad personam che l’entourage berlusconiano ha preparato per salvare il capo dalla tempesta giudiziaria che lo travolgerà.

Casale Monferrato protesta per tutto ciò. Casale chiede verità e giustizia. È stata lanciata un’iniziativa, esporre il tricolore alle finestre, su tutte le finestre di Casale, con le scritte Eternit e Giustizia. Il 1° Dicembre si svolgerà un’assemblea pubblica, organizzata dalle confederazioni sindacali, presso il Salone Tartara, in Piazza Castello a Casale Monferrato; al seguito si svolgerà una fiaccolata per le vie della città. La partecipazione è aperta a tutti. Mentre il 10 Dicembre ci sarà una nuova udienza a Torino: i cittadini si stanno mobilitando per parteciparvi e far sentire la propria voce e la domanda di giustizia.

Assemblea pubblica vertenza Eternit a Casale Monferrato

Il Tricolore a Casale Monferrato

Tricolore per le vie di Casale Monferrato