Il “cominzo”, il comizio del Minzo. In difesa dei blog, un DDL sulla lite temeraria.

Una nuova forma di comunicazione politica è stata partorita dal cranio lucido del direttore ex gossipparo pentito del TG1, il "cominzo". Il Minzo è apparso in video come Mr b anni fa, ma senza calza sull’obiettivo della telecamera. L’occasione? L’esternazione minzoliniana ha avuto per oggetto la manifestazione di ieri della FNSI, per lui incomprensibile.
Ignora il calvo cronista che in piazza sono scesi anche i bloggers. In risposta al Minzo ci sarebbero pagine e pagine di tentati disegni di legge ad opera della maggioranza che vogliono equiparare i citizens journalists, i bloggers, ai giornalisti della carta stampata, obbligandoli alle disposizioni di legge in vigore per i giornali, esponendoli alle conseguenze penali relative alla professione di giornalista. Questo significa, de facto, censurare la rete, poiché nessun blogger potrebbe sopravvivere a una minaccia di querela, dove sopravvivere equivale a poter dire la propria opinione liberamente. In Italia, lo ricordiamo al Minzo lucido di cranio ma non di mente, la lite temeraria, ovvero la querela fatta per intimidire, anche laddove questa interferisca sulle libertà d’espressione e di stampa, è punita con una semplice ammenda, spesso insignificante. Al blogger, al giornalista che si è visto privato di una propria libertà, resterebero sul groppone in ogni modo le spese processuali.
Anche il santo patrono dei blogger, Beppe Grillo, ha criticato la manifestazione: con il suo consueto linguaggio al vetriolo, ha definito i giornalisti presenti in piazza come "puttane che cercano di tornare vergini". Grillo aveva lanciato l’idea di un pool di avvocati in difesa dei blogger: il cosidetto "scudo della rete". Aveva promesso un’area interna al suo blog per aiutare i bloggers querelati già a Settembre. Al 4 di Ottobre non c’è nessuna menzione dello scudo della rete sul suo sito, a parte il logo e il post iniziale di lancio dell’iniziativa. Ma non sarebbe forse ora di riproporre la questione delle querele intimidatorie e di avviare una discussione intorno alla stesura di un disegno di legge in proposito che penalizzi il loro uso (con ammenda congrua alla limitazione di un diritto fondamentale e risarcimento delle spese processuali del querelato) nel caso provato della limitazione dei diritti di cui all’articolo 21?

Abbiamo appena letto Beppe Grillo che, intervistato dal nuovo quotidiano il Fatto, spiega cosí la sua assenza alla manifestazione di Roma:

Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.

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    • Tg1, edizione delle 20. Il direttore Augusto Minzolini, che giovedì era finito sotto gli strali di Santoro e prima ancora di quelli ironici della Dandini, appare in video con un editoriale in cui giudica «incomprensibile» e «assurda» la manifestazione per la libertà di informazione indetta ieri dalla Fnsi.

    • Il responsabile comunicazione del Pd Gentiloni la giudica «una svolta senza precedenti: l’abbandono anche formale, di ogni profilo istituzionale da parte del Tg1».

    • chiede l’intervento della Vigilanza

    • «Lo dico senza spirito polemico: la manifestazione di oggi per la libertà di stampa per me è incomprensibile. Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. Il rischio è un altro: l’informazione è diventata il teatro di uno scontro di potere», continua Minzolini. «E la manifestazione di oggi fotografa una disparità: è stata convocata contro la decisione del premier di querelare Repubblica e l’Unità. Ma negli ultimi 10 anni ci sono state ben 480 querele di politici contro giornali, il 68% delle quali presentato da esponenti di partiti di sinistra. Mi chiedo: è possibile che la libertà di stampa sia stata messa in pericolo solo dalle querele di Berlusconi?»

    • Pancho Pardi, Idv: «Questo direttore specializzato nel non dare notizie sgradite al premier si permette di dare lezioni a tutti, sostenendo che ci sono servi. È paradossale che ad affermarlo sia lui»

    • Rizzo Nervo: «Che il direttore del Tg1 si esibisse in un editoriale contro la libertà di stampa non mi meraviglia, essendo abituato soltanto alla libertà di nascondere le notizie. Il suo è stato un vero e proprio comizio»

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    • «Il Tg1 non è mai stato schierato, nella sua storia, contro alcuna manifestazione. Ieri il direttore lo ha allineato contro la manifestazione del sindacato unitario dei giornalisti per la libertà d’informazione, cui ha aderito una moltitudine di cittadini». Lo sostiene il comitato di redazione del Tg1 in un comunicato che verrà letto questa sera nell’edizione delle ore 20.

    • «Il Tg1 ha per sua tradizione un ruolo istituzionale, non è un tg di parte. È il tg di tutti i cittadini, anche di quelli che hanno manifestato per chiedere il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione. E cui sbrigativamente è stato detto di aver fatto una cosa "incomprensibile"»

    • «Il Tg1 va in tutte le case. È servizio pubblico e rispetta ogni opinione e sensibilità per non mettere in gioco il suo patrimonio di credibilità. Ai telespettatori che in queste ore fanno giungere le loro proteste -conclude il comunicato del cdr- l’impegno del comitato di redazione perchè siano recuperati rispetto ed equilibrio. Ai vertici aziendali chiediamo una convocazione urgente per esprimere le nostre preoccupazioni». Pronta la replica di Minzolini:«È la dimostrazione che c’è chi manifesta per la libertà di stampa ma è intollerante verso chi ha un’opinione diversa»

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Ecco come vogliono affossare Report. La chiusura per querela. Per un DDL sulla lite temeraria.

Togliere la copertura legale a Report significa farlo chiudere. Ad oggi la Gabanelli ha trenta querele sulla testa. Nessuna tv oltre alla RAI potrebbe farsi carico di un danno tale. Il danno lo riceve la Gabanelli e il suo staff di giornalisti, la RAI, la libertà di stampa. Peccato che chi querela non rischi proprio nulla. Chi usa querela sa che il danno arrecato all’altro non è la richiesta di risarcimento in sede civile bensì le spese legali. I procedimenti in Italia non giungono mai a conclusione. I tempi medi sono circa dieci anni, forse più. Dieci anni di spese legali moltiplicate per trenta.
Allora dalle colonne di questo blog si vuole lanciare una iniziativa, in vista del 3 Ottobre e della manifestazione di FNSI e Articolo 21 per la libertà di stampa: avviare una iniziativa legislativa per penalizzare la cosiddetta "lite temeraria", ovvero l’uso della querela a scopo intimidatorio, in special modo laddove questa colpisce la libertà d’espressione.
Qualche parlamentare volontario?

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    • Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante

    • facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici»

    • Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l’intenzione di togliere la tutela legale.

    • La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse

    • dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità

    • sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa

    • dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali

    • il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio

    • A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato.

    • L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere.

    • Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi.

    • una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile

    • le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina

    • non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente».

    • Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio.

    • copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma

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    • La politica ci lasciasse lavorare in pace
      Roma, 29 set. (Apcom) – Il Presidente della Rai Paolo Garimberti chiede alla politica di evitare ingerenze nel servizio pubblico e si appella al alcuni conduttori auspicando da parte loro un maggiore senso di responsabilità. "Se la politica ingerisse di meno e ci lasciasse lavora in pace ci farebbe un grosso favore". "Comunque certi conduttori dovrebbero avere più senso di responsabilità e ricordare che il microfono non appartiene a loro, ma all’editore e ai cittadini", sottolinea.

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