Renzi ad Arcore: che fa, rottama?

Renzi ad Arcore a pranzo da Berlusconi. Oibò, si scatena il putiferio nella sinistra connessa online, ma anche in quella istituzionale. A Via del Nazareno – sede romana del PD – sono sobblazati sulle sedie. E che fa Renzi ad Arcore, rottama Berlusconi?

No, dice lui. E’ andato nella tana del lupo, proprio ora che è forse in procinto di lasciarci (politicamente parlando), per questioni serissime. Renzi avrebbe chiesto a B. la legge speciale per Firenze:

qualcuno mi ha detto che non dovevo andare ad Arcore. Io gli incontri istituzionali del Comune li faccio in Palazzo Vecchio. Se il premier invece riceve nella sua abitazione, io vado nella sua abitazione e alla fine ringrazio dell’ospitalità. Vorrei essere chiaro: per Firenze, che è la mia città, quella per la quale ho giurato sulla Costituzione di fare bene il mio lavoro, io vado ad Arcore anche tutti i giorni se serve. Giusto o sbagliato, questo è il mio Paese Lotterò fino all’ultimo giorno di campagna elettorale perchè il centrosinistra torni a vincere, torni a sperare, torni a sorridere. Perchè il Governo cambi. E lo farò giocandomi fino in fondo. Ma non sarò mai tra quelli che vivono di nemici e che gridano ai complotti. Finchè il Governo è guidato da Berlusconi, io parlo con lui e con i suoi ministri. Anche quelli con cui faccio una fatica terribile (Repubblica.it – Firenze).

Intenzioni lodevoli, le sue. Peccato che non abbia saputo prevedere la reazione dei fan di Facebook e dei detrattori della Segreteria Nazionale, lui che è sempre molto attento a come porsi rispetto all’elettorato. Civati, suo socio nell’impresa della Leopolda, ha detto chiaramente che lui non ci sarebbe andato, però ha lanciato una frecciata al segretario Bersani:

Mi pare che qualcuno stia esagerando, però, con la dietrologia, anche perché lo stesso Bersani, ad Arcore, ci sarebbe andato anche a piedi, ricordate? (ciwati).

Civati, in questo caso come in altri, ha dato una lezione al segretario: prima di tutto serve una buona memoria. O una ricerchina preliminare su google. Lo psicodramma di Renzi è poi servito al Misantropo di Arcore per gettare nell’aere del discredito verso il giovin rottamatore: Berlusconi, con grande scelta di tempo, ha detto: «Renzi mi somiglia!» (Il Messaggero). Sarà forse Renzi quel giovane evocato da Berlusconi medesimo che in un futuro remoto provvederà a sostituirlo alla carica di Presidente del Consiglio? Certo, B è catacombale (copyright Casini) e Renzi avrebbe potuto dargli un colpetto verso la fossa.

Renzi e Civati: ribelli, sfasciacarrozze e maleducati rottamatori. La platea romana del PD fischia mentre scoppia il caso Lombardo

Poco importa se alla Stazione Leopolda si siano incontrate le idee prima che le persone. Poco importa se si è parlato di politica. Poco importa alla dirigenza del PD, e forse a tutto il PD raccolto a Roma all’Assemblea Nazionale dei Circoli, se le idee e il alvoro portato avanti da Civati e dal gruppo di Andiamo Oltre si sua condensato in quattro volumi che qui riporto:

Probabilmente queste opere passeranno diritte negli archivi della Segreteria. Pare che Bersani sia in cerca solo di tregue e di alleanze, come in una sorta di enorme Monopoli Politico in cui contano i posizionamenti e tattiche, e la realtà “ci fa un baffo”, per parafrasare il segretario.

Così, oggi, mentre a Firenze si ascoltavano le buone esperienze delle tante ottime amministrazioni locali guidate dal PD, a Roma, all’Assemblea Nazionale dei Circoli si fischiavano Renzi e Civati, come in una orwelliana “giornata dell’odio”. Indicati come “i rottamatori”, definizione riduttiva ma giornalisticamente efficace che però lo stesso Renzi ha contribuito a creare suo malgrado, nei media l’evento di Firenze passa soltanto sotto l’egida dell’attacco al Segretario. Sfasciacarrozze, ribelli e maleducati: Renzi e Civati sono messi all’indice dei democratici blasfemi. Insomma, guai se si critica il Capitano della Nave (che però affonda da quindici anni). E’ l’eterno dilemma della (centro?)-sinistra italiana, il contorcersi fra eterodossia e ortodossia. Ma la politica, se la si vuol fare, è altra cosa. Lo hanno detto, a Firenze. A Roma, invece, ci si guardava in cagnesco. Con la “bolla Lombardo” – il governatore della Sicilia, ribaltonista insieme al PD insulare (appoggio esterno della Finocchiaro?) e ora sotto indagine per concorso esterno in associazione mafiosa – pronta ad esplodere in ogni istante. Ignazio Marino “chiede la convocazione della direzione nazionale, ma il segretario regionale Giuseppe Lupo getta acqua sul fuoco: “Finora nessun reato è stato contestato a Lombardo” (La Repubblica.it).

“Il partito ha sempre promosso la cultura della legalità  –  dice il chirurgo trapiantista, oggi senatore – distinguendosi nettamente dalla politica opaca del centrodestra. Alcuni nostri esponenti sono stati o sono in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata come Maria Grazia Laganà Fortugno o Angelo Vassallo, ucciso nel Cilento pochi mesi fa. Ho scritto una lettera a Bersani chiedendogli di convocare la direzione nazionale del partito per affrontare il problema” (Ignazio Marino, La Repubblica.it, cit.).

Rosy Bindi si dice pronta ad autosospendersi se non avvenissero “gesti eclatanti”. Oggi, dal palco dell’Assemblea Nazionale dei Circoli nessuna parola del segretario sulla vicenda, mentre monta la protesta:

L’appello di Bianco ai vertici del Pd: “Fuori il partito dal governo regionale. Live Sicilia – ‎3 ore fa‎

Sicilia: Fava (Sel), Bersani stacchi spina a governo Lombardo Libero-News.it – 2 giorni fa

Pd sempre più diviso su Lombardo, diktat di Bianco‎ – BlogSicilia.it (Blog)

Se vi pare poco…

Prossima Fermata Italia: non si tratta di PD ma di metodo

La diretta streaming su cubicaTV

Civati: “si parlerà della Terza Repubblica, di cittadinanza, di ambiente, di diritti, di banda larga, di fisco, di ricerca. E di una politica diversa da quella degli ultimi vent’anni”.

Avvertenza per l’uso: non si parlerà di PD, bensì di politica, del modo di fare la politica. Per fare della cosa pubblica una “questione pubblica” e non una privata.

Dalla pagina Fb dell’evento:

Metafora ferroviaria, alla Calvino: se una notte d’inverno… finisse, finalmente. E si aprisse un’altra stagione.

Una Repubblica in cui la politica è una cosa tra le altre, non rinuncia al suo ruolo di guida, ma non si impone ai cittadini. Al contrario.

Una Repubblica in cui si ritrovi una misura e una credibilità, si punti al ricambio, si ridia voce agli elettori per scegliere i loro rappresentanti, provincia per provincia. Di stazione in stazione, appunto, con un’attenzione speciale per chi in questi anni è stato lontano dal potere.

Una Repubblica in cui i parlamentari siano la metà e guadagnino come i sindaci di una città come Firenze, non tre volte tanto. Perché non si fa politica per fare soldi, in nessuna accezione del termine.

Una Repubblica fondata sul lavoro, come una volta, non sulla rendita e sulla speculazione. In cui si torni a investire dove serve, in cui si torni a ragionare su quello che ci attende, e non solo su quello che è appena accaduto.

Una Repubblica in cui ci siano regole che danno la libertà proprio perché sono rispettate. E perché sono comprensibili, però.

Una Repubblica aperta e rigorosa, ordinata, in cui se si dice no al nucleare, si presenta un piano energetico alternativo (che sarebbe anche l’unico): perché, come ha detto qualcuno, la patria è quello che capiterà a chi viene dopo di noi.

Una Repubblica in cui non si sprechi e si risparmi, dall’ambiente alla spesa pubblica.

Una Repubblica in cui sia premiato il merito, perché però la scuola e le occasioni per crescere saranno alla portata di tutti.

Una Repubblica delle famiglie, a cominciare dalla casa in cui vivere.

Una Repubblica in cui i diritti non siano negati e i doveri non siano una domanda: «dov’eri?».

A Firenze «ci divertiremo seriamente», come abbiamo promesso di fare. Ascolteremo le voci dell’Italia che ci piace e di chi politica la fa bene, con gusto e con passione. E con la preparazione che ci vuole.

Matteo Renzi è promotore, riferimento e ospite di un momento politico partecipato e condiviso. Oltre (http://www.andiamooltre.it/) mette a disposizione la propria struttura (unica espressione del politichese che ci permettiamo) per rendere più gradevole e democratica la partecipazione di tutti.

Per parte nostra, l’unica cosa che faremo sarà quella di mettere tutti nelle condizioni di partecipare, intervenire, discutere. «Alla pari», senza precedenze, né candidature da lanciare, né cordate da sostenere.

Ci rivolgeremo, perciò, a tutte le tribù democratiche e progressiste del Paese. E chi vorrà promuovere con noi l’iniziativa, è il benvenuto. Nessuna primogenitura, abbiamo tutti cose più importanti da fare che continuare a ‘etichettare’ cose e persone.

A voi chiediamo soltanto di venire e di replicare, in futuro, questo appuntamento. Perché le stazioni sono tante, diffuse in quasi tutto il Paese. E le idee corrono sulla rete. E vorremmo abbonarci a un’Italia diversa, rinnovata. La prossima: vicina, solidale, nuova e, a suo modo, rivoluzionaria.