Ghedini scappa dinanzi al pericolo Popolo Viola. E domani Festaprotesta davanti a Montecitorio

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Questo il video che racconta la fuga di Ghedini dalla furente contestazione di Popolo Viola e Terremotati de L’Aquila in protesta contro l’affaire Protezione civile-Bertolaso:

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A L’Aquila le macerie sono lì dove sono state lasciate dal terremoto. Nessuno, finora, ha provveduto a rendere agibili le strade del centro della città. Ridevano, al telefono, prefigurando il businness delle nuove costruzioni. La Protezione non sarà una Spa, sebbene lo sia stata per mesi, illegalmente. Inseguire Ghedini in libreria è finanche una gentilezza: ora avrà da leggere qualcosa di interessante. Aiutiamo Ghedini a farsi una cultura.

“Dimissioni, dimissioni”. Anche il popolo viola si ritrova davanti a Montecitorio per protestare contro il decreto Bertolaso, ma soprattutto per ricordare l’appuntamento del 27 febbraio in Piazza del Popolo contro il legittimo impedimento.
All’improvviso, proprio davanti al camper dove Antonio Di Pietro e Massimo Donadi hanno appena ricevuto la loro patente a punti viola (ogni volta che non si partecipa al voto sul tema viene decurtato il bonus iniziale), passa serafico l’onorevole Ghedini con il suo sorriso d’ordinanza.
Gli attivisti colgono al volo l’opportunità di chiarire il messaggio sfoderando il classico striscione: ‘Legittimo un cazzo’, riferito all’impedimento. L’avvocato mantiene l’aplomb e procede spedito, poi però rallenta per guardare in faccia i manifestanti, e quelli cantano più forte. L’onorevole decide quindi di riparare all’interno della libreria Arion insieme alla scorta.
Gira tra i volumi, sceglie e paga due Grisham: trentasei euro con lo sconto parlamentari. Fuori i contestatori non mollano. Ci sono anche i comitati campani anti-inceneritore: “Siete la monnezza della politica! Andatevene a casa”.
Arriva la Polizia. Giulia Bongiorno, a fianco del collega, suggerisce una soluzione strategica: non c’è un’altra uscita? Il direttore del negozio scatta e guida il gruppetto giù per la scala di servizio, mentre fuori le gente continua col megafono a suon di “Ladri, a casa”. Ma qualcuno s’accorge della fuga sotterranea: “Se n’è andato, dal retro. Non tengono vergogna questi”.

Flashmob a L’Aquila. Occupata la zona rossa del centro cittadino.

Disobbedienza dei cittadini de L’Aquila. Quello che alla Rai non dicono: occupato il centro città – chiuso dal giorno del terremoto – per protestare contro la Portezione Civile e il governo per i ritardi nella ricostruzione.

L’AQUILA. Al grido di “Riprendiamoci la città” un grupppo di circa 300 aquilani ha forzato il blocco dell’esercito nella zona rossa. La polizia prima ha cercato di contenere i manifestanti, ma poi li ha assecondati limitandosi a un controllo del corteo che ha marciato verso piazza Palazzo, sotto la sede del Comune.

I cittadini sono saliti sulle montagne di macerie che ancora ingombrano la piazza e hanno ribadito che dopo 10 mesi non si è mosso nulla per ricostruire la città. Indossano magliette ed espongono cartelloni con la scritta: “6 aprile, 3.32, io non ridevo”. Ogni cittadino ha poi portato via dalla piazza una pietra, un pezzo di tegola, un pezzo di detrito. Un modo simbolico per dire: “La città dalle macerie la liberiamo noi”.

APPALTI E TERREMOTO “Riprendiamoci la città”. La rivolta degli aquilani nella zona rossa | il Centro.