Regionali 2010, Candidati Coraggiosi: area Marino, Civati e Abonante materiale resistente.

La breve galleria dei Candidati Coraggiosi che Yes, political! ha organizzato a cominciare da Luisa Capelli nel Lazio (Indie IDV), non può non proseguire senza far cenno ai protagonisti della stagione delle primarie PD dell’area Marino, ora candidati alle Regionali. Due, in special modo, i volti che chiedono di essere (di)svelati, raccontati, portati alla luce della pubblico: Giuseppe Civati per la Lombardia, Giorgio Abonante per il Piemonte.
Civati è un volto noto, è uno dei “piombini”, uno dei mariniani, uno dei quattro guitti che hanno firmato l’esposto contro il Governatore Seriale (ah che dolori di fegato, eh Penati…), l’ineleggibile Roberto Formigoni. Civati scrive insieme a Carlo Monguzzi il “Libro Grigio” su Formigoni (download dal sito di Monguzzi), testo che ci fornisce in un sol colpo tutti i capi d’accusa contro il fumus formigonis che da quindici anni sosta sui cieli della Lombardia.
Impegnatissimo nelle battaglie sulla legalità, sull’ambiente, sulla democraticità della propria regione, del proprio paese, del proprio partito soprattutto, è autore di una campagna elettorale alquanto sui generis, con soluzioni idee slogan frutto del suo talento creativo letterario e visionario.

Il video che segue ha influenzato altre menti e ora – non senza suscitare il risentimento dello stesso Civati – è stato ripreso paro paro da Abonante Giorgio, altro mariniano, sponda Piemonte, Provincia di Alessandria, violando in senso buono la prassi del copyleft che prevede di “citare le fonti”:


Il programma di Civati? Civati è in cerca della conferma a consigliere regionale, naturalmente il suo programma è l’antitesi del Formigoni pensiero. Eccolo riassunto in cinque grandi punti:

  • Ambiente e Traffico: Mandar via Formigoni, che è una fonte fossile e ormai emette un sacco di Co2! La Lombardia ha visto aumentare la produzione di Co2 del 15% negli ultimi 15 anni” […] Partirei da una revisione significativa della partita urbanistica. Il territorio si sta trasformando senza criterio e solo perché alcune  scelte come quella di abolire l’Ici ci hanno fatto passare dalla tassa sulla casa alle case nuove come tassa per far quadrare i bilanci;
  • Immigrazione: riservare un’attenzione maggiore su un territorio come quello monzese dove c’è grandissima integrazione dal punto di vista lavorativo, ma ancora scarsa dal punto di vista sociale […] Al di là delle ronde di qualche  scalmanato, bisogna mandare gli ispettori sul luogo di lavoro. I controlli devono essere spietati, come dice la Lega: voglio vedere se poi i leghisti saranno contenti di farli, quei controlli.  Questo al fine di interrompere  la “creazione”  di clandestini […] proposte pratiche, con ispettori del lavoro, semplificazione delle procedure burocratiche per chi richiede il permesso di soggiorno, perché molti sono clandestini ma sono in attesa del permesso di soggiorno e sono confusi coi clandestini veri […] cambiare la legge Bossi Fini che crea clandestini, e tramite i clandestini si prendono i voti;
  • Rifiuti: contro il raddoppio degli inceneritori, a partire da quello di Desio, Trezzo e una novità come quello di Paderno per i rifiuti speciali;
  • Autonomie Locali: a me piace il federalismo della Lega, ma da quando c’è la Lega i Comuni hanno sempre meno soldi
  • Criminalità Organizzata: è innegabile la presenza della ‘ndrangheta, in modo diffuso in diversi settori dell’economia, ma è soprattutto sul versante ambientale, dal movimento terra alle attività immobiliari che la sua presenza si esprime (fonte : Giuseppe Civati vuole la riconferma | La rivista che vorrei | Monza, la Brianza e tutto il resto).

Abonante ha scelto di dare risposte, seguendo l’indicazione mariniana dei sì e dei no chiari:

Chi volesse conoscere Abonante e forse chiedergli di rispettare il copyleft di Civati, Venerdì 26 Marzo alla Camera del Lavoro presso la sede della CGIL, in Via Cavour ad Alessandria, Giorgio chiuderà la campagna elettorale insieme a Ignazio Marino (sì, il chirurgo).

  • Ho 34 anni, sono sposato da circa un anno e papà di un bimbo di cinque mesi. Faccio politica da quando avevo 20 anni sia all’interno del partito democratico (allora PDS) sia con l’associazione Tempi Moderni. Dall’esperienza di Tempi Moderni nacque il Gruppo Universitario e l’idea di organizzare Etnomosaico, festival interculturale che quest’anno vivrà a Cassine la sua decima edizione. Dal 1998 al 2001 sono stato rappresentante degli studenti nel Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche e nel CdA dell’Università del Piemonte Orientale avanzando proposte come le fasce di contribuzione appositamente dedicate agli studenti lavoratori e le attività di sostegno allo studio realizzate con il Progetto Maieutica. Dal 2007 sono consigliere comunale di Alessandria eletto nella lista DS, oggi membro del gruppo consigliare del Partito Democratico. Con lo stesso gruppo di amici e attivisti che ha dato vita ad Etnomosaico organizzo dal 2008 ad Alessandria la rassegna teatrale “Martedì all’Ambra”. Sono candidato per il Partito Democratico nella lista proporzionale (collegio di Alessandria) per il Consiglio Regionale a sostegno di Mercedes Bresso. Voglio impegnarmi in particolare per dire no al nucleare, per contribuire ad uno sviluppo più sostenibile e per rendere la politica più accessibile e più aperta al rinnovamento.

(Motivazione piccola piccola sul perché del titolo: Civati e Abonante sono materiale resistente, in primis perché trentaquattrenni – basta con gli ottuagenari; secondo, perché resistono come icone del diverso nel mediocre paesaggio del pressapochismo e del tiriamo a campare che si estende a tutto il PD. Scusate se è poco).

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Ricevo e pubblico. Intervento al Congresso provinciale del PD – Provincia di Alessandria per Marino segretario

La provincia di Alessandria per Marino segretario del PD ha scritto questa nota in cui si ribadiscono le difficoltà incontrate nel dibattito interno ai circoli: mancanza di discussione o discussioni sbrigative non hanno impedito però d’incrociare il voto favorevole laddove il partito è vivo, dove non è graniticamente schierato in un solo senso ma al contrario esprime spesso posizioni critiche verso la linea politica finora condotta (l’esempio dato dal circolo di Tortona dove la mozione Marino ha raggiunto il 30%).

“Nella nostra provincia la storia della mozione Marino comincia lo scorso 5 agosto. A fare i conti, appena due mesi fa. Una dozzina scarsa di persone che era entrata reciprocamente in contatto grazie al passaparola e qualche e-mail si incontrarono per la prima volta nella sede della federazione provinciale del partito.

A ripensarci oggi, sembrava di essere a un primo incontro di alcolisti anonimi. E siccome si era tra sconosciuti ciascuno si presentò agli altri indicando le sue generalità, la città di provenienza e – soprattutto – perché era lì. A parte un consigliere comunale, tutti gli altri erano semplici iscritti. Nessuna carica amministrativa, nessun dirigente nemmeno a livello di circolo. Qualcuno era iscritto dai tempi di Berlinguer. Qualcun altro aveva preso la tessera giusto in tempo per poter partecipare al congresso.

Ho voluto partire da questo quadretto un po’ naif non per suscitare simpatia o compassione. Ma per segnalare il fatto che se quella dozzina di comuni iscritti conosciutisi solo due mesi fa, oggi si presenta con il consenso di un iscritto su dieci del nostro partito – consensi strappati a mani nude a fronte dell’azione di organizzatissime macchine da guerra nemmeno troppo gioiose – questo lo si deve all’entusiasmo dei neofiti e alla chiarezza delle nostre proposte. Ma soprattutto lo si deve alle contraddizioni delle altre due mozioni.

Ignazio Marino – e noi con lui – in questi due mesi ha chiesto un partito che dica dei sì e dei no chiari. Un partito che superi appartenenze anacronistiche e patriarchi che si ostinano a sopravvivere alle loro ripetute sconfitte. Un partito che sia riconoscibile dal proprio elettorato di riferimento e non lo induca nella disillusione dell’astensionismo o nell’illusione del populismo.

Il partito che abbiamo attraversato in queste due settimane di congressi di circolo è un partito che presenta luci e ombre tanto organizzative come politiche. Soprattutto tra i piccoli circoli, a volte troppo dispersi e frammentati per poter dar vita a un autentica rappresentanza politica. Non sono mancati piccoli circoli che hanno sviluppato discussioni vivaci e interessanti. Ma in diverse situazioni non si faceva altro che attendere la fine della presentazione delle mozioni e sbrigare in fretta la formalità del voto. A volte ci si limitava a qualche disciplinata presa di posizione a favore di Bersani o Franceschini. A volte nemmeno quello.

Quel che emergeva con tutta evidenza è che nei circoli in grado di sviluppare la discussione vivace e interessante di cui sopra ciò avveniva in una platea di iscritti di diverse generazioni e con una significativa presenza femminile. Negli altri invece l’età media decisamente elevata e l’assoluta prevalenza maschile rendevano il circolo inevitabilmente ben poco rappresentativo della realtà territoriale in cui opera.

E’ anche il caso di sottolineare che, dove la discussione vivace e interessante si sviluppava, invariabilmente la nostra mozione raccoglieva inattesi consensi. Anche quando intervenivamo tra perfetti sconosciuti e senza nessun riferimento locale. Nei circoli dove la discussione nemmeno cominciava, normalmente tornavamo a casa con “zerutituli”.

E’ un dato da sottolineare non tanto per rivendicare certi buoni – a volte ottimi – risultati della mozione Marino o per dichiararsi offesi verso i circoli da “zerutituli”. Il problema non è nostro. Il problema è del partito tutto insieme. Perché il problema è che quando un circolo di partito è rappresentativo della sua realtà territoriale, in quel circolo ci saranno iscritti di età diverse, femmine e maschi, moderati e radicali, persone comuni e soggetti stravaganti. E in mezzo a loro inevitabilmente salterà fuori qualcuno che – tra le altre cose – pensa che Ignazio Marino dica cose meritevoli di essere sostenute.

I circoli che non producono una discussione, inerti, per l’appunto votavano per inerzia, cioè per appartenenze storiche. E noi tornavamo a casa con “zerutituli” per il banale fatto che Ignazio Marino non faceva parte di nessun comitato centrale da almeno vent’anni. Anche se a ben vedere, questo ne faceva l’unico dei tre candidati a non essere un dirigente di partito ripetutamente sconfitto da Berlusconi.

Ma prescindendo dalla composizione dei circoli e da come si schieravano per le tre mozioni, quel che troppo spesso emergeva da quelle discussioni era un senso di solitudine e abbandono da parte del partito. La fatica di mantenere un’agibilità politica sul territorio, il distacco dal partito sia a livello nazionale che provinciale.

In questi congressi di circolo spesso ho sentito fare richiami retorici e un po’ vuoti al ruolo degli iscritti. Credo che il primo modo di cominciare a rispettare i nostri iscritti sia ascoltarli, metterli in condizione di potersi relazionare con le strutture di partito, dargli luoghi credibili di azione e discussione politica. Un circolo che non raggiunge nemmeno la dozzina di iscritti di fatto già non esiste più. Nel casalese troverete un circolo che è composto da due nuclei familiari più un settimo iscritto che risulta risiedere nella locale casa di riposo. Con tutto il rispetto che merita chiunque si iscrive al nostro partito in quel caso è sufficiente che una famiglia inviti l’altra a cena. Ma non mi si venga a dire che quella è vita di partito o attività politica.

Se siamo davvero un partito federale credo che questa forma di organizzazione territoriale abbia bisogno di qualche revisione e che sia necessario individuare nuove forme di comunicazione con gli iscritti. Credo poi che soprattutto nelle zone dove sono evidenti le maggiori debolezze organizzative sia utile individuare delle strutture di zona in grado di mantenere le necessarie relazioni con gli iscritti e gli amministratori.

Passando al voto dei circoli cittadini invece ho osservato un altro dato. I centri dove la mozione Bersani ottiene le più alte percentuali sono Casale e Valenza. Guarda caso le città dove il partito è più debole elettoralmente e dove purtroppo sono più evidenti le difficoltà nelle amministrazioni locali. Per Casale è cronaca dei scorsi mesi. Per Valenza di questi giorni.

Amici e compagni della mozione Bersani, i casi sono due. O siete voi che portate sfiga. Oppure voi predicate il partito solido ma poi basate la vostra forza proprio sul partito più debole. Un partito che è più irrigidito che solido. E come è noto la rigidità comporta molto più facilmente la fragilità che la solidità.

La mozione Bersani prevale tra gli iscritti al partito tanto a livello nazionale come provinciale e in tutti i centri zona. Ma guarda caso a Novi e Ovada dove il partito è solido – ma soprattutto vincente – troviamo una più ampia articolazione di posizioni.

Per finire il giro sul territorio poi non posso non segnalare il 30% ottenuto dalla nostra mozione a Tortona, dove un’evidente incapacità di rinnovarsi del partito ha generato da tempo un movimento di reazione di parte degli iscritti. Un movimento che si è naturalmente ritrovato nelle proposte di Ignazio Marino. Un risultato che da anche la dimensione dei nostri ampi margini di penetrazione tra gli iscritti quando il lavoro non si limita agli ultimi due mesi prima del congresso, come è avvenuto nel resto della provincia.

Infine il capoluogo, dove ci sembra che un partito già diviso in fazioni abbia semplicemente utilizzato le mozioni congressuali per ribadire e rinfocolare le proprie divisioni. Ci si è divisi tra Bersani e Franceschini, ma poteva essere guelfi e ghibellini, York e Lancaster, Montecchi e Capuleti. Abbiamo visto elenchi di tesserati francamente imbarazzanti. Ma la stessa cosa si potrebbe dire di Acqui.

Stante questa situazione preferiamo tenerci alla larga da una contesa che ci sembra sempre meno politica e sempre più fratricida.

Ho presentato la mozione Marino in diversi congressi di circolo. E ho sempre chiesto un partito che dica dei sì e dei no chiari, un partito che sia riconoscibile dai suoi elettori, un partito che si dia dei dirigenti nazionali che sostengano con responsabilità le decisioni prese.

Solo in questi pochi giorni però mi è toccato vedere l’ex presidente della provincia dell’ex capitale morale d’Italia nonché coordinatore nazionale di una mozione dichiarare decaduto il segretario in carica. Non male per uno che predica il partito solido e la certezza delle regole.

L’ex sindaco della capitale ed ex candidato premier del nostro schieramento dire che forse esce dal partito, ma forse no e continuare con questa noiosa tiritera che va avanti da troppi mesi.

L’attuale segretario del partito rivendicare con orgoglio che da ben due giorni la senatrice Paola Binetti non è più sua sostenitrice. Faccio notare che, se questo è il metro di giudizio, la senatrice Binetti non sostiene Ignazio Marino da un bel pezzo e non solo da due giorni.

Insomma tutta una serie di scorrettezze, gaffe e contraddizioni che mi fanno pensare che se si vuole un Partito Democratico chiaro, trasparente e resposabile alle primarie del 25 ottobre la scelta migliore sarà sostenere Ignazio Marino e Roberto Tricarico”.