Tutti gli uomini della Sanità Pugliese

puntate precedenti:

Nichi e non più Nichi: futuristi e passatisti nella sinistra di oggi

Leggo del congresso delle Fabbriche di Nichi: un grande happening in cui il governatore della Puglia lancia la sua OPA sul centrosinistra, impiegando l’arma nuova della comunicazione alla pari, del workshop, del meeting partecipativo. Lui, Nichi Vendola, rompe la stasi del centrosinistra con le parole del cambiamento. Qualcuno dubita che siano soltanto parole. A cominciare dal quotidiano Europa, dove ricordano che la similitudine voluta da Nichi, le Fabbriche come il Vulcano Islandese, che sospendono il normale divenire della politica italiana, sempre più virata verso il giudiziario, e obbligano tutti a un momento di riflessione, è una sorta di boomerang poiché i vulcani si spengono e soprattutto riposano per anni, se non per secoli.

Vendola piace. La sua parola è libera e sembra nuova. Che abisso con il segretario di PRC, Paolo Ferrero. Ferrero pare una copia di un funzionario di partito degli anni ’50. Starebbe bene al fianco di Togliatti, vincolato com’è a un mondo di dualismi, di retorica anticapitalista, di falce e martello e di grano nel pugno. Roba da neorealismo sovietico. Vendola no. Vendola parla come un Nick Clegg italiano. E’ fin imbarazzante perché dice le stesse cose che pensiamo tutti, sul PD, sull’opposizione che non ha spina dorsale, né idee, né identità. Dice che la sinistra non può vivere sulla sola contrapposizione al berlusconismo, poiché altrimenti demanda la sua medesima esistenza all’esistenza dell’altro a cui si oppone. No, ci vuole altro. bisogna andare oltre (lo si diceva già prima, a chiare lettere, sul blog di Civati).

Poi capita di scorgere una pagina web de Il Manifesto e trovi l’intervista a Luca Casarini (ex disobbediente del Nord Est, così è descritto), ad Andrea “Tarzan” Alzetta di Action (unico consigliere comunale di sinistra eletto a Roma) e a Francesco Raparelli del collettivo Esc.

Sebbene di Alzetta si possano condividere la denuncia della condizione di una intera generazione di lavoratori senza welfare e la descrizione dell’evento come di un interessante tentivo di collegamento fra “piazza e web”, poi leggendo Casarin si inizia ad avere un senso di non so ché, un senso di vecchio, di indescrivibilmente vecchio:

La ripresa del conflitto sociale è necessaria. Non si può fare politica senza un’idea del conflitto e dello scontro col vecchio che apra al nuovo. Ci hanno detto che eravamo fissati con le “zone rosse” ma come dimostra la vicenda dei terremotati dell’Aquila c’è sempre una zona rossa da attraversare per costruire una democrazia sociale vera. La cooperazione di cui qui si parla è un pensiero debole o è già in potenza una società diversa? Se mi dicono che ti lasciano cambiare le cose non ci credo. E non basta un grande narratore (Il Manifesto).

Ecco, io questa idea del conflitto proprio non la capisco. Proprio non mi riesce di immaginare una società che procede verso il nuovo attraverso il conflitto. Credo che ci vogliano idee, e coraggio. Mandela, giusto per fare un esempio – e qui mi fermo – non ha avuto bisogno di rispondere al conflitto con il conflitto: è riuscito a cambiare un paese – sebbene la transizione non si possa dire compiuta – attraverso il suo corpo, attraverso il suo dolore – e non quello degli altri – attraverso la sofferenza e la prigionia. Non mettendosi a capo di un popolo, ma lasciando che il popolo lo scegliesse come capo. Ebbene, se la nuova epoca deve promanare dal conflitto, allora sarò una nuova epoca di conflitto. Qui, in questo paese, c’è bisogno di buoni esempi. Di uomini coraggiosi. Che abbiano il carisma ma non la brama di potenza. Qualcuno che, attraverso la parola, evochi un futuro migliore.

Qui c’è bisogno di immaginazione.

Regionali, PD ancora in stallo. Primarie, why not?

Un paio di dichiarazioni in antitesi che dovrebbero far riflettere sullo stato delle cose nel PD:

REGIONALI: NICOLA ZINGARETTI, CONVERGERE SU CANDIDATURA BONINO

“Dobbiamo metterci la faccia e preparaci a dire che non siamo disperati, a convergere tutti sulla Bonino: Ricordiamoci che ci siamo anche noi”. Lo ha detto Nicola Zingaretti nel suo intervento alla riunione della direzione regionale del Pd Lazio. “La Bonino è in campo, se ci entriamo anche noi, insieme agli 11 presidenti di Municipio di centrosinistra, la partita è apertissima – ha aggiunto – Sono sempre stato contrario ad una mia candidatura alla presidenza della Regione perché ciò avrebbe portato a sciogliere la Provincia di Roma, che sta diventando un punto di riferimento. non c’è nessuna fuga dalla responsabilità di partito, ma c’è una cosa che si chiama senso delle istituzioni”. Secondo Nicola Zingaretti, ci sono alcune questioni aperte intorno alla candidatura di Emma Bonino. “Dobbiamo prendere atto che la candidatura della Bonino non è stata decisa da noi – ha affermato – La Polverini e la Bonino oggi competono per la leadership. Se il Pd proponesse ora di lavorare su una terza candidatura consegneremmo la vittoria al centrodestra: questo limita la nostra libertà di manovra. La candidatura di Emma Bonino però è molto più competitiva di quanto immaginiamo ed esalta una certa pesantezza e un certo vecchiume del centrodestra – ha detto ancora Nicola Zingaretti – sia nella candidatura che nell’apparato messi in campo dalla Polverini. Anche la questione del nucleare nel Lazio ci dimostra che è tempo di combattere”.

Anche Zingaretti si espone per la Bonino. Una domanda allora s’impone: quale il criterio di scelta? Se il PD fa sfoggio di termini quali la democrazia, in cosa esso si distinguerebbe dal carrozzone del PdL? Perché questa paura di confrontarsi con il proprio elettorato? Basta quindi autocandidarsi e pregare che il Capo legittimi a posteriori la candidatura stessa?

C’è un metodo, un metodo che richiede tempo e denaro. Soprattutto richiede sforzo organizzativo. Questo sistema sono le primarie. Il PD le ha celebrate per definire il suo assetto interiore, avrebbe potuto organizzarle in maniera uniforme per tutte le coalizioni in cui partecipa in vista delle elezioni regionali. Perché no? Chi ha paura delle primarie ha paura delle idee. Forse in primis di scoprire che diee non ne ha.

La democrazia è fatta di vincitori e vinti, non dimentichiamolo. Senza l’opposizione e senza l’alternanza dei partiti al governo si scivola nella dittatura. È quindi sbagliato avere paura delle primarie, com’é sbagliato aver paura di perdere ed entrare ed uscire dalle coalizioni con l’unico scopo di mettere un piede nel campo dei vincitori. Le elezioni che il gruppo di Facebook che mi ha scelto vorrebbe si facessero nel Lazio sono votazioni democratiche, dove si può selezionare quello giusto tra una rosa di candidati che rispecchiano strategie e visioni politiche specifiche. Chi mi ha chiamata in causa condivide con me temi importanti quali la sanità, l’energia rinnovabile, il lavoro dei giovani, gli ammortizzatori sociali, il problema del dilagare della criminalità organizzata ed il processo d’integrazione degli emigrati nella nostra società. Altri candidati, pur avendo a cuore le stesse tematiche, possibilmente sostengono posizioni diverse dalla mia. Ed è bene che sia così dal momento che la politica altro non è che una battaglia d’idee, tutto il resto non c’entra nulla, è qualcos’altro ed è pericoloso.

Negare le primarie vuol dire impedire a queste voci, alcune come la mia fuori dal coro, di farsi sentire e quindi limitare la scelta dei candidati ai vertici dei partiti e tagliar fuori dalla decisione la base, per la quale questi lavorano. A mio avviso è un gravissimo errore perché aumenta la già ingestibile distanza che esiste tra governanti e governati.

La Puglia si aprresta a celebrare delle sanguinosissime primarie fra Vendola e Boccia: stamane D’Alema è riuscito a convincere Casini ad accettare, limitatamente a quella regione, la consultazione preliminare con l’elettorato di riferimento. C’è da giurarci che – comunque esse vadano – il risultato sarà oggetto di una durissima contestazione che aprirà alla rottura definitiva della coalizione di centro-centrosinistra:

La situazione si è sbloccata stamattina, quando il pressing di Massimo D’Alema su Pier Ferdinando Casini ha ottenuto un risultato decisivo: il via libera del leader Udc, che ha assicurato che il suo partito starà alla finestra, confidando in una vittoria di Boccia su cui poi confluire in campagna elettorale. In caso di vittoria di Vendola, invece, l’Udc prenderà altre strade: molto probabilmente un apparentamento con il candidato del Pdl o, in subordine, una corsa in solitaria (fonte: l’Unità).

E meno male che sono professionisti… La politica dalemiana del “facciamoci del male”.

Così, vinte le primarie, Bersani e D’Alema contavano di far decollare l’alleanza con l’UDC, una vera mossa diabolica che avrebbe scompaginato il centro-destra. Peccato che all’UDC siano tutte vecchie volpi della politica e che sappiano meglio di D’Alema destreggiarsi nel “mare grosso” delle contrattazioni pre-elettorali.
Lui, D’Alema, non batte ciglio. Lascia che sia Bersani a sbrogliare i guai che egli stesso provoca. Oggi, il segretario ha dovuto ribadire che per il sindaco di Bari, Michele Emiliano, non verranno approvate leggi ad personam, “niente leggi salva-Emiliano”. La questione del doppio incarico (sindaco-presidente di regione) gli costa la candidatura (e forse anche una bella fetta di credibilità – che serietà ha un sindaco di una città, eletto da non più di due anni, che smania di essere candidato alle regionali?) e oggi pare essere intenzionato a lasciare per un terzo nome, che potrebbe essere lo stesso Sergio Blasi, segretario regionale PD eletto a Ottobre con le primarie.

Insomma, un discreto caos che è destinato a creare non pochi danni in termini elettorali – dopo le primarie il PD era riuscito a risalire su quota 30% nei sondaggi, dato che potrebbe ora volgere nuovamente verso il basso.

In Lazio, intanto si è accesa una polemica in seguito alle dichiarazioni del dalemiano Ugo Sposetti:

«Il candidato alla presidenza della Regione sarà Nicola Zingaretti, che resta il primo della lista se non l’unico e sarà sostenuto anche dall’Udc». E ha aggiunto: «Nel quadro della nuova alleanza a livello regionale, alla presidenza della Provincia di Viterbo andrà un udc». Falso, dunque, secondo Sposetti, che l’Udc si sia già alleata con Renata Polverini (fonte Corsera).

Come avete potuto vedere, di altro non si parla. Del destino della sanità pubblica, per esempio, il cui controllo della spesa è nelle mani dei governatori, nemmeno mezza parola (in Piemonte, Mercedes Bresso, per poter inglobare l’UDC nella coalizione che la sostiene, ha dovuto svendere un assessorato alla sanità a Casini). Chiamatele alleanze pro-tempore. Poiché presumibilmente dureranno all’indomani del voto. E poi si farà un bel rimpasto. E dire che abbiamo messo il partito nelle mani di “professionisti” della politica. Questa non è politica, è una forma collettiva di autolesionismo.

Le opposizioni naufraghe sullo scoglio delle regionali. PD, UDC, IDV e MoVimento 5 stelle in preda al caos.

Ma quale unitarismo in senso antiberlusconiano. Qui si guarda al tornaconto proprio. E chi resta in mezzo ai due fuochi – giustizialismo e appeasement – rischia di rimanere con il cervello fritto.
Le Opposizioni si sono arenate sullo scoglio della scelta dei candidati di colaizione alle prossime elezioni regionali, nessuno escluso: PD, IDV, UDC, MoVimento a 5 stelle. In ordine di gravità:

  1. nel Lazio, mentre Renata Polverini, ex segretaria UGL, candidata per il PdL, va alla televisione a Raidue per un’intervista senza contradditorio con Monica Setta, Nicola Zingaretti si è defilato, l’UDC si allea con la destra ( e forse non è la cattiva notizia), il PD brancola nel buio e nessuno prende posizione chiaramente (dov’è Bersani?);
  2. in Campania, il PD è diviso ancora – e siamo nel 2009, quasi 2010 – fra bassoliniani e antibassoliniani, mentre l’UDC vuole D’Amato, ex Confindustria, ma forse per un’alleanza con la destra;
  3. in Puglia, l’assemblea di ieri – sempre del PD – è finita in un parapiglia di grida e insulti fra sostenitori di Michele Emiliano e sostenitori di Nichi Vendola (con la complicanza che Emiliano non è neppure candidabile causa doppio incarico – è sindaco di Bari – e per esserlo gli servirebbe giusto una leggina regionale ad hoc che i vendoliani non vogliono votare);
  4. in tutto questo scenario di PD-dissoluzione, l’UDC fa la parte del leone, sapendo di essere determinante in ogni regione, un vero e proprio ago della bilancia, con quella manciata di voti che tutti anelano ma che nessuno è in grado di conquistare da sé, e si appresta a giocare il modulo doppiogiochista, con il PD in Piemonte, con il PdL in Lazio eccetera – un’alleanza anti-berlusconiana a macchia di leopardo, si direbbe;
  5. nel frattempo, l’IDV pone veti a questo e a quest’altro (in Campania osteggia i bassoliniani, in Puglia sostiene Vendola), ma non fa alcun passo avanti rispetto alla forma del partito ad personam quale è ed è sempre stata; Di Pietro sembra propendere per un congresso confermativo degli attuali assetti di partito e si attira le critiche dei girotondini nella persona di Flores D’Arcais, il quale lo invita oggi, a mezzo post, a farsi coraggio e aprire il suo partito ai movimenti, al popolo viola, alla base – a Grillo? – a nuovi giovani protagonisti (De Magistris?), in sostanza a mettere a pregiudizio la propria leadership, ovvero ad essere un po’ più democratico;
  6. infine, il MoVimento a 5 stelle, di cui già abbiamo parlato delle difficoltà interne, presente in sole tre regioni – Emilia-Romagna, Piemonte, Campania – ovvero laddove l’IDV non ha da temere la sua concorrenza come alfiere dell’antiberlusconismo, ancorché in crisi per la mancata realizzazione delle cosiddette “primarie dei cittadini”, prontamente archiviate dal coordinatore nazionale (Grillo stesso), in favore di candidati scelti dal coordinatore stesso, diciamo sulla base del “sentito dire”.

Inosmma, un bel parapiglia. Per finire, gustatevi la rassegna web sul tema e il filmato dell’Assemblea dei delegati del PD in Puglia (una bella pagina di democrazia, al grido di “andate a lavorare!”):

    • “A questo punto le primarie le chiedo io a Vendola”.
    • Sono le 16 quando i 126 delegati regionali si apprestano ad iniziare l’incontro nel quale, attraverso il voto segreto, dare il benestare alla candidatura di Emiliano. Il resto è storia, fatta di tensioni, urla e scontri verbali fra i sostenitori di Nichi Vendola e i rappresentanti del Pd.
    • Oggi, quindi, a dettare le sue condizioni è proprio il sindaco di Bari. “Voglio le primarie – ha dichiarato apertamente Emiliano – a patto che il consiglio regionale il 19 gennaio approvi la legge elettorale. Sarò felice in ogni caso – prosegue – sia che perda le primarie, perchè resterò sindaco, sia che le vinca, in modo da poter occuparmi della città da Presidente della Regione. In entrambi i casi – sottolinea – rimarrò con Vendola, il quale dovrà accettare il risultato delle primarie e riconciliarsi con me”.
    • Se dovesse vincere la destra, a rischio i 30mila posti di lavoro che sono stati il cavallo di battaglia, della campagna elettorale di Emiliano
    • Lazio, non pervenuto. Campania, non pervenuto. Puglia non pervenuto. In tre delle regioni più importanti per la sfida di marzo il centrosinistra non ha ancora designato i suoi candidati. Se volesse davvero vincere le elezioni regionali dovrebbe almeno provare a nominarli prima della chiusura delle liste.
    • Nel Lazio i casiniani sono già traslocati con la Polverini, applicando uno nuovo “modello doppiofornista” (indimenticabile definizione di Giulio Andreotti): dove è sicura la vittoria a destra vanno a destra, dove è sicura la vittoria a sinistra vanno a sinistra.
    • in Puglia in queste ore, dove è in corso una incredibile sfida fratricida fra il presidente uscente Nichi Vendola e lo scalpitante Michele Emiliano
    • le primarie sono sterilizzate, molti iscritti del Pd protestano per la mancata consultazione, e il nome di chi prevarrà nel duello fratricida ancora non si conosce

    • Ieri l’assemblea convocata a Bari per designare il candidato del partito di Bersani (la seconda, perché un primo sì a Vendola era già stato) non ha votato. Emiliano aveva chiesto un voto unanime per correre, non l’ha avuto. Per candidarsi ha bisogno di una legge ad personam che 15 consiglieri vendoliani non vogliono votare. Lo scontro, ambizioni personali a parte, è nato dal veto dell’Udc a Vendola. Ma il bello è che ancora non è certo che l’Udc correrà con il centrosinistra.
    • Il caso Campania è ancora più eloquente, e in qualche modo incredibile. Anche qui il candidato ancora non c’è perchè l’Udc ha chiesto un “segnale di discontinuità”. Enzo Amendola, il nuovo segretario regionale del Pd (un trentenne a cui non manca il dinamismo e il senso dei tempi) ha subito risposto: “Siamo disponibili a dare questo segnale”. Tradotto dalla lingua rituale del politichese, la discontinuità significherebbe scegliere un uomo che non viene dall’entourage del presidente uscente, Antonio Bassolino.
    • l’avversario storico di Antonio Bassolino, Vincenzo De Luca, sarebbe pronto a correre. Unico problemino: due rinvii a giudizio che rendono non proprio praticabile la candidatura, e che sono sicuramente poco digeribili dall’Italia dei Valori
    • difficile scegliere un bassoliniano, difficile scegliere un non bassoliniano. E difficile anche scegliere un candidato gradito all’Udc, senza avere la sicurezza che l’Udc ci sia
    • anche Amendola lo ammette: “E che ne so io, cosa decideranno De Mita e i suoi?”.
      Già, chi lo sa? Pierferdinando Casini era calato in Campania per gettare sul piatto un nome pesante: “Il profilo ideale sarebbe quello dell’ex presidente di Confidustria Antonio D’Amato“.
    • non si è capito se D’Amato sarebbe disposto a correre, e sostenuto da chi
    • L’unico dato positivo, alla fine, è che qui le primarie potrebbero celebrarsi. Sono state ufficialmente convocate per il 24 gennaio, ma le candidature si devono presentare entro il 9 gennaio
    • caso del Lazio. In questo momento l’unico nome in campo è quello di Esterino Montino, il vice di Marrazzo, che dopo il caso del video con i trans ha assunto la direzione della giunta prote-tempore
    • È tramontanta già la candidatura di Nicola Zingaretti, che pure aveva dato la sua disponibilità. Aveva fissato tre condizioni. I dalemiani gli hanno chiesto di accettare senza condizioni, lui si è tirato indietro. La più importante delle tre, era che in coalizione ci fosse anche l’Udc.
    • Ma i casiniani, come abbiamo visto, hanno già detto che si schierano a destra. Insomma: dal Piemonte alle Marche, dal Lazio alla Puglia, alla Campania, il partito di Casini, con il 6% ha il potere di veto su quello di Bersani, che ha il 30%. A Casini sicuramente conviene. Ma al Pd?
    • il silenzio di Bersani. “State tranquilli, sto lavorando per portare la coalizione alla vittoria”
    • in Puglia ha delegato le missioni diplomatiche (si fa per dire) a Massimo D’Alema. E nel Lazio – a quel che dicono i protagonisti – non è intervenuto
    • Dar vita ad una nuova opposizione è dunque un compito improcrastinabile. Opposizione larghissima nel paese, assente in Parlamento.
    • Di fronte a tale compito, un mero congresso di “rinnovamento”, da parte dell’Italia dei valori, è meno di un’aspirina per curare un cancro. Passare dal 7% al 9% non cambia nulla.
    • L’Italia ha un DISPERATO bisogno di una grande opposizione civile, di un grande Partito della Costituzione. Di una forza che può già ora raccogliere un italiano su quattro, e in un domani non lontano ambire alla maggioranza.
    • Mi domando perché Di Pietro tentenni ancora, di fronte alla strada maestra dello scioglimento del suo partito dentro un crogiuolo da lui stesso proposto e che veda co-protagonisti i movimenti della società civile, le lotte sindacali che si moltiplicano, le nuove generazioni “viola”, la cultura “azionista” e la scienza “illuminista”.
    • Caro Tonino, solo se avrai il coraggio e la lungimiranza di proporre questo Big Bang – per oggi, non per un fumoso domani – diventerai lo statista che puoi essere, e un’alternativa a Berlusconi.

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Regionali 2010, in Puglia PD alla svolta: o Vendola o UDC.

Ecco la vecchia politica del PD, quella che ha vinto le primarie e ora cerca di essere egemone. D’Alema vuole che Vendola si faccia da parte per poter mettere in piedi a livello locale il futuro progetto di alleanza con l’UDC di Casini alle politiche del 2012 (salvo scioglimenti anticipati). Naturalmente il prezzo da pagare, almeno in PUglia, è il sacrificio della sinistra radicale, pur già compromessa di suo con l’affossamento di Sinistra e Libertà, e dei rapporti con l’IDV di Di Pietro.
Neanche un accenno ai contenuti politici dell’alleanza che dovrebbe costituirsi in un rinnovato centro-sinistra con il trattino. Neanche una virgola a proposito di politiche sanitarie, di gestione del bilancio della sanità regionale, nessun cenno alla questione morale e al caso Tedesco, nessun riferimento alle politiche energetiche o alla gestione del servizio idrico nel passaggio alla nuova disciplina del decreto Ronchi.
L’unico scopo è il mantenimento del potere. Il PD lavora in Puglia non per costruire una piattaforma politica che abbia in vista l’interesse generale dei cittadini e degli individui, ma piuttosto per vincere le elezioni e mantenere la Regione sotto la propria egida. Tutto il resto è secondario. L’obiettivo è strappare alla destra il governo regionale per altri quattro anni. Che miseria e che visione ristretta. Questo è il nuovo corso di Bersani e D’Alema: una riproposizione delle dinamiche uliviste in ottica antiberlusconiana con il bypassaggio della reisstenza interna, che pure si fa sentire, e di quella della sinistra radicale, sempre più divisa e allo sbando. Uno scenario povero di idee e contenuti che rende preferibile la sconfitta elettorale.

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    • Il Pd prende tempo: sulla candidatura per le prossime elezioni regionali, bisognerà trovare un candidato che coaguli una coalizione più ampia di quella ora al governo. E’ il risultato dell’assemblea regionale chiusa da Massimo D’Alema.

    • Una chiusura alla ricandidatura di Nichi Vendola e un raffredamento sul nome di Michele Emiliano come possibile sfidante del governatore nelle primarie del centrosinistra.

    • spaccatura anche all’interno del Pd. Non sono stati pochi infatti a sostenere la necessità di non interrompere l’esperienza con Vendola e quindi la sua ricandidatura. Ma altrettanto vasto è il fronte dei "realisti", di quelli che vogliono portare dentro la nuova alleanza Udc e Idv, considerati indispensabili per la vittoria. Una divisione profonda e difficilemente sanabile

    • ”La situazione è resa difficile non dalle nostre trame ma dalla decisione di Vendola” di candidarsi ”nella convinzione che di fronte al fatto compiuto i partiti si sarebbero accodati”. Lo ha detto Massimo D’Alema

    • ”Noi – ha detto D’Alema – avevamo chiesto a lui di prendere l’iniziativa di chiamare le forze politiche attorno a un tavolo e verificare la possibilita’ di portare l’alleanza per il Mezzogiorno al governo della regione’

    • ”Noi – ha continuato D’Alema – siamo stati messi di fronte a questa situazione, noi non abbiamo mai posto il problema di scegliere tra Vendola e Udc perche’ in questi termini si tratta di decidere come perdere le elezioni e, scusatemi, anche per la mia storia preferirei perderle avvolto nella bandiera rossa”

    • dopo la decisione di Vendola, secondo D’Alema, ”noi possiamo accodarci ma verremmo meno alla nostra responsabilita’ di fronte a un partito che non puo’ pensare di farsi eterodirigere”

    • ”Dobbiamo cioe’ fare noi – ha concluso D’Alema – quello che avrebbe dovuto fare Vendola e non ha fatto: chiamare le forze politiche a discutere programmi e prospettive senza fare veti e pregiudiziali”

    • ‘Vi prego di rispettare le alleanze con l’Udc che abbiamo gia’ fatto, altrimenti rischiamo di perdere non solo la Regione Puglia alle prossime elezioni ma le giunte cha abbiamo gia’ conquistato alle scorse amministrative

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    • "Vogliono candidare qualcuno altro contro di me? Prego, si accomodino. A patto pero’ che l’eventuale mio concorrente accetti le primarie. E vedremo chi avra’ piu’ consenso popolare".

    • Lo ha detto a La Stampa

      Niki Vendola, attuale Governatore della Puglia, affrontando il tema della candidatura alle regionali, dove si profila quella alternativa di Emiliano, attuale Sindaco di Bari.

    • "A D’Alema voglio solo ricordare – ha aggiunto Vendola – che anche cinque anni fa lui diceva che non avrei potuto vincere perche’ ci voleva un candidato piu’ moderato, pure nel look: uno come me comunista e con l’orecchino, come poteva pensare di sconfiggere la destra in una regione di destra? E invece l’ho sconfitta".

  • Vendola: nessun sortilegio può farmi sparire

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    • Doveva essere l’assemblea che sgomberava il campo dai tentennamenti delle ultime settimane. Invece, ciò che è accaduto in casa Pd – e soprattutto le ultime parole pronunciate dal palco da Massimo D’Alema – hanno avuto l’effetto di compattare l’ala sinistra del centrosinistra

    • da oggi Socialisti, Verdi, Rifondazione comunista e Sinistra e Libertà non forniscono più alcun alibi: «Il nostro candidato è Nichi Vendola»

    • «Non solo vado avanti malgrado tutto e tutti ma vado avanti perchè tutto e tutti mi spingono ad andare avanti. È vero, c’è il pericolo di riconsegnare la Puglia alla destra e questo pericolo è strettamente connesso al tentativo di rimozione del significato profondo che la Primavera pugliese ha avuto nel 2005 e ha avuto nel corso della stagione di governo. È il significato di un cambiamento non fittizio, non costruito sulla rincorsa di un moderatismo che uccide in nuce la prospettiva del cambiamento. Immaginare oggi, dopo cinque anni, di annullare politicamente questo punto di forza del centrosinistra – ha concluso Vendola – mi pare davvero un gravissimo rischio»

    • segretario regionale di Sinistra e Libertà, Nicola Fratoianni: «Non è il Pd che sostiene Vendola a essere eterodiretto, mi pare piuttosto che sia il Pd di D’Alema a farsi eterodirigere dall’Udc e da altre forze che propongono veti su Vendola»

    • D’Alema che accusa Vendola di non aver messo d’accordo forze politiche esterne al centrosinistra per allargare la coalizione

    • ha ricevuto veti sulla sua persona e non sulla sua proposta politica

    • Vendola non molla: «Rifletta bene il segretario del Pd, Blasi. Io continuo a sperare di essere il candidato di una coalizione larga. Comunque io sarò candidato. Se ci fosse la possibilità di mettere in pista l’esperienza delle primarie potrebbe essere il punto maturo di soluzione dei nostri problemi.

    • senza primarie non c’è nessun sortilegio che possa far sparire dalla Puglia la mia candidatura e la mia vicenda politica

    • un coro di voci a suo favore. «Noi sosteniamo Nichi Vendola», annuncia il presidente dei Verdi di Puglia, Magda Terrevoli

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Primarie PD, segreteria regionale Puglia. Le ragioni dell’endorsement di Fusco per Blasi.

Enrico Fusco, candidato per la segreteria regionale del PD in Puglia, nei giorni scorsi è stato al centro di alcune polemiche dovute al suo appoggio alla mozione Blasi, il candidato della mozione Bersani. La mozione Marino si è spaccata dinanzi a questa scelta, peraltro effetuata da Fusco non senza grattacapi.
Si dà il caso che Fusco abbia fatto il medesimo ragionamento di Marino a livello nazionale, e cioè ha valutato le scarse possibilità di vittoria e ha cercato un accordo su punti programmatici condivisi. Ha trovato in Blasi una sponda, ed è uscito dalla competizione diretta.
Ora, la decisione può essere oggetto di discussione, ma certamente Fusco avrà avuto le sue buone ragioni. Evidentemente non ha avuto fiducia nella possibilità di far emergere la propria voce in un contesto plebiscitario pro o contro Michele Emiliano, il sindaco di Bari. Emiliano ha occupato l’elezione del segretario regionale per misurare il suo appeal elettorale e per confrontarsi con la corrente dei dalemiani, di cui è stretta derivazione. Insomma, un clima tutt’altro che favorevole a trattare i temi della campagna dei sottomarini. Un clima avvelenato dall’inchiesta Tedesco-Tarantini. Dalle polemiche sulla ricandidatura o meno di Niki Vendola alle prossime regionali. Vistosi in un vicolo cieco, Fusco ha optato per la salvaguardia delle sue iniziative politiche, cercando di imprimerle nel programma del suo competitore. Ha rinunciato a perdere con onore, sacrificandosi per le idee, dimostrando una certa dose di realismo politico.

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    • “Abbiamo sottoposto alcune tra le questioni fondamentali ai tre candidati: l’unico a sposare la nostra causa è stato Sergio Blasi”

    • Nessuna interesse particolare, né intese sottobanco. Semplicemente un accordo politico quello siglato tra Enrico Fusco, candidato pugliese della mozione Marino ormai fuori dai giochi, e il candidato della mozione Bersani.

    • “Gli altri due, Minervini ed Emiliano”, ha specificato Fusco, “ci hanno ignorato.

    • “Io voto Blasi come segretario regionale e Ignazio Marino a capo della segreteria politica nazionale”. Appunto importante per due ordini di motivi: non essere tacciato di trasformismo utilitaristico (tant’è che Fusco è candidato nella lista nazionale a sostegno di Marino) e parlare per sé e una parte della mozione pugliese che lo ha sostenuto nell’elezioni nei circoli e continua a seguirlo anche in questa fase

    • è ovvio che ci siano stati disaccordi su questa scelta. Perciò io mi comporterò in questo modo, gli altri è giusto che facciano ciò che sentono di fare”

    • la mozione si è spaccata: molti hanno scelto di esserci pur di non veder scomparire dalla dialettica interna al partito i temi, secondo loro, più rilevanti; altri si sono dissociati, invece, in quanto non condividono le modalità di gestione del partito di Blasi-Bersani e, soprattutto, perchè si sono sentiti messi da parte sulla questione ‘accordo’

    • Hanno aderito, infatti, tutti i coordinamenti pugliesi a sostegno di Marino, tranne Lecce e Brindisi

    • Diritti civili, rifiuto dell’energia nucleare, innovazione tecnologica, partecipazione della cittadinanza alla vita politica e acqua bene pubblico i temi su cui i due hanno trovato una convergenza significativa. “Siamo in sintonia su tutti le questioni oggetto dell’accordo”, ha dichiarato Sergio Blasi, “il comune di Melpignano è stato il primo in Puglia a promuovere l’uso dei riduttori contro lo spreco d’acqua e l’unico ad estendere la rete wireless e il sistema voip in tutto il paese”

    • Ma la ricerca dell’uniformità di vedute potrebbe incontrare non pochi limiti. Come per l’intesa con i partiti di centro nella corsa alle regionali del prossimo anno.

    • Più guardinga la posizione di Fusco. “Mi rendo conto che per il bene del Paese non devono esistere razzismi e l’Udc non brilla particolarmente da questo punto di vista a causa della sua perdurante miopia. Dovendo definire un accordo per il Sud e contro le destre, non frapporrò alcun ostacolo al progetto. Ma sarò una continua spina nel fianco”.

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