Pugliagate, la trasversalità della tangente. Non solo PD nelle inchieste di Bari.

Ancora l’altra sera Ignazio La Russa a Porta a Porta ha usato l’inchiesta di Bari sulla sanità per colpire il PD e per evidenziare che quello è il vero bubbone, e non le frequentazioni di Berlusconi con le escort.
Peccato che il sistema Tarantini fosse assolutamente trasversale. Peccato che il filone sanità dell’inchiesta non interessi solo il sen. Tedesco, ex assessore regionale alla sanità della giunta Vendola, ma anche, e cito nell’ordine come riportato da Il Riformista qualche giorno fa, articolo caduto nel dimenticatoio, i seguenti senatori:
– sen. Salvatore Mazzaracchio: è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario fino al 17 novembre 2008! Ha recentemente firmato un ddl costituzionale di modifica dell’articolo 21, "con previsione del divieto di pubblicazioni lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza " (come dire, manifestate in difesa dell’art. 21? E noi ve lo modifichiamo);
– sen. Guido Viceconte: è un medico chirurgo, ex sottosegretario al Min. Infrastrutture e Trasporti nel precedente governo Berlusconi;
– sen. Luigi D’ambrosio: è segretario della 12a Commissione Permanente – Igiene e Sanità, la stessa commissione che ha votato per l’indagine conoscitiva sulla RU486.
Ovviamente trattasi di indiscrezioni. Ciò che colpisce è che tutti e tre i senatori hanno a che fare con la sanità, quindi sono in posizione di esercitare il potere che deriva della funzione ricoperta. Nell’articolo si parla di una imminente retata. Finora non è avvenuta, ma c’è da scommetterci, la nuova scossa non tarderà oltre, forse si aspetta la pronuncia della Consulta sul Lodo, al fine di evitare inutili sovrapposizioni. Ma il procuratore capo Laudati ha fretta: presto si decideranno le candidatura in vista delle regionali in Puglia, e non può aspettare oltre.

  • Retata bipartisan  – di Fabrizio d’Esposito – Voci di un’imminente nuova scossa giudiziaria a Bari

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    • A Bari è in arrivo un’altra scossa giudiziaria

    • la procura del nuovo capo Antonio Laudati, subentrato in questo mese a Emilio Marzano, ha fretta di chiudere i numerosi faldoni sul verminaio della sanità pugliese.

    • Laudati, infatti, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito: mettere insieme, attorno a un tavolo, i pubblici ministeri delle varie inchieste vecchie e nuove, e tutte con al centro l’onnipresente Giampaolo Tarantini

    • Marzano invece, pressato dal suo mandato ormai a termine e angustiato dal suo futuro, aveva ottenuto solamente una tregua tra i pm.

    • aveva frenato l’offensiva dei colleghi contro Desirèe Digeronimo

    • La svolta che Laudati sta imprimendo potrebbe quindi portare a una clamorosa retata bipartisan.

    • I nomi degli indagati

    • Sono parlamentari, in prevalenza del centrodestra, che farebbero parte del sistema Tarantini

    • Intercettazioni e riscontri provenienti dai vari filoni (Scelsi, Nicastro e Rossi, Digeronimo) proverebbero uno scenario di corruzione sedimentatosi da anni, senza soluzione di continuità tra le giunte di centrodestra e quella di Nichi Vendola.

    • ex assessore regionale Salvatore Mazzaracchio, che oggi siede a Palazzo Madama per il Pdl

    • altri tre senatori. Due, ancora, del Pdl: l’ex sottosegretario Guido Viceconte e il presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri. E uno del Pd: Alberto Tedesco, altro ex assessore regionale alla Sanità. Un quartetto cui si deve aggiungere Salvatore Greco detto Tato, a sua volta figlio di un ex senatore forzista, Mario, e nipote di Antonio e Vincenzo Matarrese.

    • Tutti avrebbero avuto rapporti con Tarantini, alimentando un sistema devastante a base di favori, appalti e nomine pilotate, festini con escort e cocaina

    • Il sistema Tarantini, appunto, rigorosamente bipartisan perché il poterismo è un virus che contagia sia la destra sia la sinistra

    • la fretta di Laudati per accelerare il blitz su Sanitopoli deriverebbe anche da contingenze politiche.

    • Al procuratore capo, infatti, non sfugge la circostanza che nella primavera del prossimo anno si terranno le regionali in Puglia.

    • Ciò che però il capo dei pubblici ministeri non ha potuto evitare sinora è stato l’incrocio delle notizie già uscite con le primarie del Partito democratico. E qui irrompe sulla scena il fattore Emiliano. Nel senso del sindaco di Bari, già magistrato, che oggi corre per la segreteria regionale con una mozione personale, contro tutte le correnti del Pd.

    • Emiliano sta cavalcando la tigre giudiziaria (anche perché il suo vero obiettivo sarebbe la candidatura a governatore, nonostante le smentite) ma in procura il suo nome è associato al primo fascicolo su Tarantini

    • Emiliano chiese persino l’archiviazione dell’inchiesta e lui recentemente si è difeso dicendo che si trattava di un trucchetto usato spesso dai pm per poi riaprire il caso in presenza di fatti nuovi e iniziare così a far decorrere daccapo i termini di chiusura per le indagini preliminari.

    • nel 2003, il faldone passò a Roberto Rossi (del pool sulla pubblica amministrazione, il cui capo Di Napoli andrà via tra poco destinazione Brindisi), che ha notificato gli avvisi agli indagati solo sei anni dopo, nel luglio scorso

    • Laudati è però consapevole che ogni sua decisione deve essere ponderata con la massima cautela possibile. Soprattutto per evitare un altro smacco come quello del fermo non convalidato dal gip a Tarantini

    • Tarantini non venne arrestato quando doveva esserlo. Ed è stato fermato quando invece non ce n’era bisogno

    • Il riferimento è al periodo di fine giugno e inizio luglio scorsi. Scelsi, raccontano, sarebbe stato convinto sin da allora delle manette. Vari fattori (la transizione Marzano-Laudati, due gip donne amiche di Tarantini) lo costrinsero a rinviare

    • Chi è d’accordo con la tesi del gip sulla «lealtà processuale» di Tarantini, in contrapposizione al pericolo di fuga e di inquinamento delle prove denunciati dalla procura, fa notare che ai magistrati l’uomo chiave di Sanitopoli ha raccontato molto, non poco

    • Soprattutto ha fatto salire a tre il numero delle escort che avrebbero fatto sesso a pagamento con il premier.

    • che ruolo potrebbe avere avuto lui nel mistero dell’sms di minaccia a una ragazza di Palazzo Grazioli, considerato che alcune “invitate” del premier hanno poi smentito ai finanzieri i racconti di Tarantini?

    • Lo snodo decisivo è la cocaina. Le quantità rivelate da lui non corrispondono a quelle riferite da altri indagati e testimoni, senza contare la diversa intepretazione che gip e pm assegnano alla polverina bianca usata come possibile strumento per scalare potere e amicizie influenti

    • Tarantini sarebbe terrorizzato da possibili ritorsioni delle cosche criminali di Bari. In pratica, teme anche di essere ucciso.

    • Poi c’è la faida interna al centrodestra pugliese in vista delle regionali e che ha avuto già un preludio feroce alle ultime europee con la guerra delle preferenze. In atto vi sono riposizionamenti in cerca di nuovi equilibri per il futuro, visto anche che il centrodestra è dato per vincente alle regionali in Puglia

    • Nella difesa di Tarantini compare invece Nico D’Ascola, legato professionalmente a Niccolò Ghedini, il guardasigilli-ombra del Cavaliere. Sembra quasi uno scontro tra centro e periferia.

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Ignazio Marino: merito e competenza per rivoluzionare il PD.

Non si fanno grandi dichiarazioni, all’indomani della notizia che a Bari risulterebbero coinvolti tre o quattro parlamentari. Parla Franceschini per affermare che esiste un rapporto insano fra politica e sanità. Egli avrebbe dovuto forse menzionare che uno dei parlamentari coinvolti è quell’Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla sanità, ora senatore, divenuto tale a Luglio, in seguito alla elezione a parlamentare europeo di un altro senatore PD. Tedesco era coinvolto nell’inchiesta già da Aprile, quando si è dimesso da assessore, quindi la segreteria PD, l’attuale segreteria PD, lo stesso segretario che ora lancia strali contro questo rapporto malato fra politica, ha inserito nelle liste alle scorse europee un senatore PD della circoscrizione Puglia, progettando di assegnarlo poi all’emiciclo di Strasburgo e liberare quindi un posto in Senato da attribuire al Tedesco stesso, così da estendergli l’immunità.
A noi elettori questo PD non piace. Non piacciono queste strategie. non piace che tal Franceschini vada in tv a fare lo scandalizzato e a dire cose ovvie, per poi mettere in pratica questa politica elettorale fatta per dare copertura immunitaria ai "compagni" inquisiti.
Marino ha dichiarato oggi – bene Franceschini, allora si dedichi a rivoluzionare il Pd, metta fuori dal partito qualsiasi dirigente che fa smercio del diritto alla sanità, diritto del cittadino e dell’individuo.
Cosa farà Franceschini? Assolutamente nulla. Non risponderà, o risponderà per dire che l’attacco di Marino è ingiustificato. Che Marino strumentalizza.
In realtà, la verità è una sola: Franceschini ha già perso, il partito è una scatola vuota, la base non lo segue e non lo seguirà. Lo salveranno forse i circoli degli iscritti.

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    • Ignazio, a margine della presentazione del suo nuovo libro al Festival della Letteratura di Mantova, si è così espresso nei confronti del Segretario del Pd: “mi fa piacere che Dario Franceschini si sia accorto, dopo decenni di attività politica, del perverso rapporto che esiste fra la politica e la sanità.
    • Io da sempre denuncio l’assurdo meccanismo che permette alle giunte regionali di nominare i dirigenti delle Asl senza regole uniformi che tengano conto del merito e degli obiettivi da raggiungere. Spesso la nomina dei direttori generali si riduce ad una forma di sottogoverno che porta anche alla nomina di primari amici dei politici. Merito, competenza e trasparenza devono valere per la sanità in primis, ma sono linee guida universali, dalle nomine della Rai a quelle del mondo universitario e della pubblica amministrazione
    • Ignazio ha poi continuato chiedendo a Franceschini di “sottoscrivere una regola, che valga per tutto il PD, che preveda l’espulsione dal partito per qualunque dirigente politico sia coinvolto o interferisca nella nomina di un primario o di un altro dirigente dell’amministrazione. Questa è una scelta di campo che tradotta in buona pratica può essere rivoluzionaria. Sono pronti Franceschini e i suoi sostenitori per questa rivoluzione?
  • La festa dell’Unita’ di Bologna ospitera’ domani un vero e proprio ‘Marino-Day’, dedicato al terzo candidato alla segreteria nazionale del Pd. Alle iniziative, che cominceranno alle 15 e si concluderanno con un doppio appuntamento con Ignazio Marino, partecipera’ anche Ivano Marescotti. L’attore, infatti, dopo la polemiche della scorsa primavera sul testamento biologico, ha scelto di schierarsi con il chirurgo genovese. Intanto Thomas Casadei, candidato alla segreteria regionale, ha chiesto che il congresso non diventi un sondaggio sulla ricandidatura di Errani in Regione. (ANSA).

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    • Il circolo di Velletri si schiera chiaramente con il medico e chiede si supportare anche Ilenia Argentin alla segreteria regionale
    • «Noi desideriamo cambiare – è l’incipit del comunicato del comitato pro-Ignazio Marino –. E, dobbiamo cambiare prima di tutto le parole della politica italiana, almeno le nostre. Non più esempi negativi, ma esempi e basta, nei quali finalmente riconoscerci. E non drammatizziamo il cambiamento, pratichiamolo. E, proviamo a pensare al Pd come il Pd non è mai stato. Un Pd in cui siamo finalmente chiamati a confrontarci, perché non è mai successo. In cui siano finalmente chiamati a decidere i cittadini, perché non è mai successo, con un partito aperto, capace di intercettare le energie in cui vive e non ristretto in piccole oligarchie. La necessità di un partito estroverso e maggioritario rispetto ai vecchi partiti introversi e proporzionalistici è confermata, fra l’altro, da una spinta potente e non sempre commendevole: l’ambizione».
    • «Diventerebbe tutto più chiaro invece se le primarie si facessero sempre con regole generali e certe e a questo punto anche l’ambizione personale sarebbe giustamente incanalata, io consigliere comunale saprei che ci sono le primarie per il sindaco in cui posso candidarmi e misurare il mio "valore". La competizione rivolgendosi verso gli elettori, che decidono infine la candidatura, e non verso gli apparati, è più costruttiva e, se non meno dura, deve in ogni caso parlare di problemi e soluzioni e non del sesso degli angeli, chi è più o meno "riformista", con effetti positivi nel tempo per tutti partiti, istituzioni e, in particolare, cittadini».
    • «Un cambiamento può essere incarnato solo da un uomo nuovo, ecco perché come "Cittadini per l’Ulivo" sosteniamo qui a Velletri Ignazio Marino. Perché è un medico e ricercatore che sa cosa vuol dire dover andar via dal proprio Paese perché i meriti non vengono riconosciuti. Perché è una persona chiara che da delle risposte nette e se non conosce l’argomento prende nota e s’informa. È il primo dei tre candidati alla segreteria Nazionale del Pd ad aver detto un No grande e deciso al nucleare senza tanti giri di parole. È per il confronto aperto all’interno del partito, è stato il primo a proporre un confronto diretto tra i tre candidati e non a distanza o peggio attraverso dichiarazioni ai giornali che spesso provocano tensioni all’interno, ma soprattutto alimentano uno dei mali peggiori della società moderna e cioè l’apatia e il disinteresse verso tutto ciò che è "cosa pubblica" con gran godimento di liberisti (individualisti) spericolati alla Berlusconi. Perché è una persona che ha un’idea reale di Stato Laico. Uno Stato dove le decisioni politiche non sono pesantemente influenzate se non vagliate dalla Chiesa come da qualsiasi altra Istituzione al di fuori degli organi di Governo».
    • «La scelta coraggiosa di candidare Ilenia Argentin a segretario regionale, dimostra la libertà di sostenere una donna dalle idee chiare e dall’autorevole esperienza amministrativa e parlamentare, rappresenta un metodo che, a partire dai territori e dai sostenitori della mozione, ha consentito di individuare una squadra forte, rappresentativa e competitiva. Grazie ad un lavoro libero ed entusiasmante che non ha prodotto, a differenza di altre mozioni, "accordicchi" frutto di trattative o riunioni centrali per decidere i candidati.
    • velletriconignazio@yahoo.it
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    • Scoppia la polemi­ca dopo le indiscrezioni sul coinvolgimento di «tre o quat­tro parlamentari» nelle inchie­ste sulla sanità pugliese. E il leader del Pd, Dario France­schini, va all’attacco: «C’è un rapporto insano fra politica e sanità che va rotto alla radice, per cominciare togliendo la norma che affida agli assesso­ri le nomine delle Asl. Se c’è un settore in cui deve valere la competenza, questo è la sani­tà, e non è possibile che per vari canali arrivino i condizio­namenti politici».
    • l’incontro di tre giorni fa a Bari fra la dele­gazione della Commissione d’inchiesta del Senato sul si­stema sanitario nazionale e il pool di inquirenti
    • All’audizione, «per ragioni di opportunità», non aveva pre­so parte il senatore Salvatore Mazzaracchio, del Pdl, vicepre­sidente della Commissione e assessore regionale alla sanità ai tempi della giunta di Raffae­le Fitto.
    • il nuovo sostituto pro­curatore Antonio Laudati ha ri­sposto in modo secco di fron­te alla divulgazione della noti­zia sostenendo di poter «esclu­dere categoricamente» che nel corso dell’audizione i pm abbiano in ogni caso «fatto ri­ferimento a parlamentari
    • Il magistra­to ha anche ricordato che i componenti della Commissio­ne sono obbligati al silenzio sui contenuti delle audizioni e si è detto certo che «i senatori non abbiano chiesto ai pm in­formazioni riservate sulle in­dagini »
    • Ma Giuseppe Astore, Italia dei valori, che su delega di Ignazio Marino, presidente della commissione, coordina il lavoro su Bari, pur condan­nando la «fuga di notizie», è convinto che l’inchiesta parla­mentare debba servire per ac­certare i fatti e lanciare una forte denuncia
    • non si è parlato di parlamentari coin­volti
    • è giusto che i cit­tadini pugliesi conoscano le disfunzioni e gli illeciti che in­teressano il sistema sanitario, causati da una evidente collu­sione tra politica ed affari
    • autorevoli fonti interne alla procura e alla stessa commis­sione hanno comunque ribadi­to che ci sarebbero almeno «tre o quattro parlamentari coinvolti»
    • Ignazio Marino non ha volu­to commentare nel merito le indiscrezioni: «Io stesso ho di­sposto che gli atti siano secre­tati. Al momento opportuno il lavoro della Commissione, che è molto complesso, delica­to e articolato, sarà reso pub­blico. Ma siamo alla fase inizia­le a Bari, ci sarà tempo per ap­profondire tutti gli aspetti an­che relativi al problema della corruzione e ai rapporti fra sa­nità e politica. La settimana prossima ci riuniremo per fa­re un punto sulla situazione, dopo che i relatori degli accer­tamenti nel capoluogo puglie­se ci avranno illustrato il mate­riale che gli è stato consegna­to, in un clima di grande colla­borazione, dai magistrati che indagano. Parlamentari coin­volti? Non posso rispondere, anche io sono tenuto al segre­to
    • La Commissione, secon­do quanto è emerso, avrebbe ricevuto carte che riguardano accertamenti e inchieste sulla sanità pugliese a partire dal 2001 fino a oggi. E attende en­tro fine settembre nuovo ma­teriale con gli eventuali svilup­pi delle inchieste in corso.

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Puglia: commissione Marino, è solo l’inizio. Altri nuovi comitati per Marino.

La Commissione d’Inchiesta sulla Sanità a colloquio con i pm dello scandalo di Bari. Raccolgono i documenti pubblici dell’inchiesta, accertano il presunto coinvolgimento di quattro parlamentari.

Nonostante quel che dice il nuovo procuratore generale di Bari, Antonio Laudati, secondo il quale questi pm sono colpevoli di sovraesposizione mediatica, gli stessi hanno ricevuto il plauso della Commissione Marino, che li ha definiti corretti e discreti.

Intanto in diverse parti del paese continuano a formarsi i comitati per Marino: è la volta di Lugo di Romagna. Civati commenta sul suo blog del mancato dibattito e delle polemiche sui primi voti nei circoli, divulgati a dispetto delle regole, e Marino sferza il “premier”, “in quindici anni” – ha detto – “mai un atto per l’interesse generale”.

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    • Tre o quattro par­lamentari sono coinvolti nel­le indagini sulla corruzione nella sanità pugliese. È quan­to hanno rivelato i magistrati alla delegazione della Com­missione d’inchiesta del Se­nato, che due giorni fa è an­data in missione a Bari per raccogliere materiale e infor­mazioni.
    • I se­natori prima hanno incontra­to in Regione il governatore Nichi Vendola e l’assessore al­la Sanità, Tommaso Fiore. E poi si sono recati dai pm del capoluogo pugliese che stan­no conducendo le indagini.
    • «È stata un’audizione ami­chevole ed è stata utile, mol­to utile», hanno detto i parla­mentari. L’incontro è durato poco più di un’ora. E dopo le formalità di rito, è arrivata — secca — la domanda di Giuseppe Astore, dell’Italia dei valori, vicepresidente del­la Commissione. «Ci sono po­litici coinvolti?», ha chiesto il senatore, che ha ricevuto l’in­carico da Ignazio Marino (presidente della Commissio­ne) di coordinare i lavori a Bari. Dopo un attimo di gelo, i pm hanno risposto: «Ci so­no molti esponenti locali col­lusi. E anche dirigenti nazio­nali ». Astore allora — come hanno riferito alcuni dei par­tecipanti — ha incalzato i ma­gistrati. «Ci sono anche parla­mentari coinvolti nell’inchie­sta? ».
    • «Tre o quattro», la re­plica dei magistrati Giuseppe Scelsi e Roberto Rossi, men­tre gli altri due pm, Lorenzo Nicastro e Desirée Digeroni­mo ascoltavano. I nomi non sono stati fatti. Anche perché l’incontro è sta­to preliminare. Entro un paio di settimane ci dovrebbe es­sere un secondo round sena­tori- procura.
    • i pm hanno consegnato un’ampia documentazione alla Com­missione: si tratta delle carte relative a quattro delle diver­se inchieste in corso, ma da quanto emerso non ci sareb­bero atti secretati, «ma tutti documenti già a disposizio­ne dei legali
    • «Ci hanno dato sponta­neamente alcuni documenti — ha confermato al termine della riunione lo stesso Asto­re —, è stata solo una presa d’atto, in un clima di recipro­ca collaborazione. C’è un po­ol che lavora con discrezione e che mi sembra anche molto equilibrato nel suo lavoro.
    • «A noi in questa fase i no­mi non interessano — ha spiegato Lionello Cosentino, del Pd —, perché vogliamo solo capire come funzionano i meccanismi della corruzio­ne, in Puglia come in altre Re­gioni, per poi formulare pro­poste di interventi legislativi e migliorare l’efficienza del si­stema. Non intendiamo sosti­tuirci alla procura».
    • In realtà la Commissione ha pieni po­teri. E il vicepresidente Asto­re ha già detto ai pm che nel prossimo incontro vuole i no­mi. I senatori hanno dunque dato tempo alla procura di ef­fettuare altri accertamenti. Ma poi o risulteranno ele­menti certi (e a quel punto la Commissione vuole venirne a conoscenza), oppure si de­ve bloccare lo stillicidio di vo­ci e illazioni sul coinvolgi­mento di politici e parlamen­tari.
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    • Si è costituito a Lugo il comitato della Bassa Romagna a sostegno della Mozione di Ignazio Marino per la segreteria del Partito Democratico. In questi giorni tante adesioni sono giunte dai paesi della Bassa Romagna a sostegno della candidatura di Ignazio Marino , tanto che hanno deciso di costituire un comitato.
    • Del gruppo fanno parte iscritti al partito, militanti di lungo corso, simpatizzanti, esponenti della società civile, amministratori locali.
    • “Un gruppo di persone variegato – si legge in una nota – che vuole bene al PD e per questo vuole che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e sostenitori. Usando le parole di Ignazio Marino un partito che sappia dire dei si e dei no chiari e netti e che applichi al suo interno ciò che propone per l’Italia, in coerenza con se stesso.
    • “Per la Regione Emilia Romagna – prosegue la nota – sosteniamo la candidatura di Thomas Casadei un insegnante di 35 anni romagnolo e “pendolare”, che conosce le questioni del precariato, da quindici anni attivo nella società, nella vita politica, nel mondo culturale. In queste settimane ci impegneremo, oltre che nei congressi, nelle iniziative pubbliche di presentazione delle tre mozione nei comuni della Bassa Romgan. Nella provincia di Ravenna c’è un confronto sereno e costruttivo fra tutte le menti del partito democratico. Ci auguriamo che la stessa cosa possa avvenire anche al livello nazionale e che sia Franceschini che Bersani accolgano l’invito di Marino ad un confronto sulle rispettive proposte per il futuro del partito, solo così ogni iscritto e simpatizzante potrà avere gli elementi utili per crearsi una libera opinione”.
    • Alla Mozione Marino hanno aderito: Ombretta Cortesi, pedagogista; Cristina Federici, avvocato e consigliere provinciale di Ravenna; Matteucci Laura, laureanda in medicina, Donatella Guerrini, medico e consigliere dell’Asp della Bassa Romagna; Liverani Enrico , segretario responsabile processi aggregativi per gli Enti Locali della Cgil provinciale; Damiano Tabanelli, architetto ; Contadini Valentina, Assessore alla scuola e servizi sociali del Comune di Cotignola; Arrigo Antonellini; Matteucci Francesca, facilitatore linguistico; Antonio Bassi capogruppo del centrosinistra del Consiglio Comunale di Sant’Agata; Dorotea Ricca, medico psichiatra; Casadei Lelli, pensionato; Sabrina Morelli impiegata
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    • Girano sulla rete i risultati del Congresso del Pd. Si tratta di dati parziali, parzialissimi, assolutamente inutili per farsi un’idea di come andranno le votazioni in tutto il Paese. Si era stabilito che i dati fossero forniti ufficialmente dopo l’arrivo del 10% dei voti scrutinati. Non siamo nemmeno all’1% e già se ne parla come se fossero dati significativi. Qualche esponente del Pd non solo li riporta sul web, ma addirittura li commenta: e ovviamente si tratta di dati (e di commenti) immediatamente smentiti dai rappresentanti delle altre mozioni. Segnalo che le regole vanno rispettate, che le anticipazioni sono pericolose e fuorvianti e che fanno soltanto confusione. Per quanto riguarda la terza mozione c’è grande attesa, come è ovvio che sia, ma anche tutta la serenità del caso.
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    • “Al presidente Berlusconi vorrei ricordare che prima di riscrivere la storia e di compiacersi per la durata del suo mandato, superiore a quella di De Gasperi, sarebbe il caso di farla davvero la storia del Paese”. Lo afferma il senatore e candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, Ignazio Marino, commentando le parole del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla festa dei giovani del Pdl. “Purtroppo – aggiunge – nel suo caso, tutto quello che ha fatto in quindici anni di presenza sulla scena politica italiana e’ lontano anni luce dagli sforzi minimi che un uomo di governo dovrebbe fare per gli interessi generali del Paese”.

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Dibattito sì, dibattito no e la questione sanità in Puglia.

Mentre ci si confronta sulla proposta Civati di un confronto fra i tre candidati alla segreteria PD in stile primarie americane e la risposta – l’unica per ora pervenuta – di Franceschini che ha invece rispedito al mittente l’invito sostenendo che l’unico confronto possibile è quello dell’undici di Ottobre, come previsto dallo Statuto – oibò lo Statuto non dice che questo debba essere l’unico confronto, sono possibili, anzi auspicabili, ai sensi dello Statuto dibattiti pubblici fra i tre – la Commissione d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale, la Commissione Marino, sbarca con una delegazione in Puglia (che ne dice sen. Gramazio? c’è anche lei in Puglia?) per le audizioni sul caso Tedesco-Tarantini and others, scandalo che è scaturito dalle indagini della pm Desireé Digeronimo e che sembra essere approdato ad un punto cruciale in cui sono emersi complicanze a livello nazionale. E’ notizia di ieri la dichiarazione del sindaco di Bari Michele Emiliano sul fatto che:

rispetto alla vicenda legata alla gestione della sanita’ in Puglia, […] “D’Alema non e’ direttamente responsabile della caduta di stile o della caduta morale di singoli esponenti del Pd, pero’ obiettivamente queste persone finiscono per raccogliersi attorno alla sua mozione” (fonte PD: EMILIANO, IN PUGLIA NON POSSIAMO FAR FINTA DI NULLA).

In ogni caso, la delegazione dovrà appurare i guasti arrecati alla sanità pubblica. Son previsti due giorni di audizioni. Qui di seguito la notizia come è stata data da SkyTG24:

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    • BARI, 7 SET – Sono da oggi in Puglia per due giorni i senatori della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale. Terranno audizioni e incontri legati ai risultati delle indagini giudiziarie sulla scandalo che ha travolto la gestione politico-amministrativa della sanita’ da parte della Regione Puglia.Si incontreranno alle 12 nella sede della Prefettura di Bari. Oggi pomeriggio, intorno alle 15, i senatori saranno al policlinico di Bar.
  • Dichiarazione di Ignazio sul confronto a tre con Franceschini e Bersani

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    • “Il Partito democratico guarda ad Obama, ma poi se proponi le primarie all’americana, con un confronto diretto sui programmi dei candidati, Franceschini rimanda a dopo i congressi dei circoli e Bersani tace. Queste sono le primarie all’italiana”
    • “Ma che senso ha la proposta di Franceschini di realizzarlo dopo i congressi dei circoli, peraltro a distanza, con tre discorsi distinti?”, si chiede Marino. “E’ questo – aggiunge – il rispetto che il segretario del piu’ grande partito d’opposizione italiano ha per i suoi iscritti? Io credo che la proposta di Pippo Civati, di realizzare il confronto il 20 settembre a Firenze, ospiti nella citta’ governata da Matteo Renzi, vada accolta senza timori”
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    • “La ripresa dei consensi e della forza penetrante della candidatura Marino e’ legata alle due questioni principali che pone. La prima, che le altre due mozioni ignorano, e’ il ritorno allo spirito del Lingotto, depurando da quella esperienza le fasi che hanno ingessato il Pd, che hanno deluso il popolo delle primarie, che hanno generato la cristallizzazione della vita interna con la riproposizione di vecchie e nuove correnti”
    • Lo ha detto il coordinatore nazionale della mozione Marino, Michele Meta
    • “La seconda questione che abbiamo posto al centro della nostra campagna congressuale – ha ricordato Meta – e’ quella democratica: la crisi dello Stato ed un nuovo patto tra cittadini ed istituzioni. Per noi il Pd e’ nato e va rilanciato non come strumento funzionale e utile ai gruppi dirigenti ma, al contrario, come elemento indispensabile per affrontare la crisi italiana. Per poter parlare al Paese ci vuole una chiarezza di posizioni. Ci vuole quella ricetta di si’ e di no – ha concluso Meta – di cui parla senza timori Ignazio Marino, sui respingimenti, sui diritti delle persone, sul rinnovamento delle classi dirigenti. Ci vogliono soluzioni chiare, un’opposizione limpida ed intransigente”

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Commissione Marino da lunedì in Puglia. Lo scandalo sanità s’allarga.

L’indagine condotta da Digeronimo/Nicastro ha disvelato oramai la presenza di un livello superiore. Il denaro delle tangenti per gli appalti della sanità sarebbe transitato ai livelli nazionali. Il tramite, il sen. Alberto Tedesco. Ma anche altri esponenti della maggioranza di centro-sinistra.
Insomma, lo scandalo non ha ancora raggiunto l’apice. Lo raggiungerà – forse – se verranno inseriti nel registro degli indagati anche questi dirigenti nazionali, una volta appurato il loro grado di coinvolgimento e/o di informazione al riguardo di tali pratiche.
Senz’altro il giudizio politico non può che essere una condanna. Il fallimento della coalizione mostra la contingenza della questione morale. Con l’aggravante che si smerciato sui diritti degli individui, sulla sanità, su un diritto fondamentale. In Puglia come in Campania, permane l’esigenza di un profondo rinnovamento della classe politica, collusa, indistintamente intricata – insieme alla parte concorrente  – nel mondo affaristico malavitoso che orbita intorno a quel bieco personaggio che risponde al nome di Tarantini.

La Commissione d’Inchiesta sulla sanità pubblica – presieduta da Ignazio Marino – sarà da lunedì a Bari per ascoltare i giudici Digeronimo e Nicastro, onde avviare le necessarie indagini ispettive.

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    • BARI – Imprenditori e politici parlavano liberamente al telefono, facendo anche i nomi di personaggi nazionali ai quali sarebbe arrivato il denaro, frutto di un "patto criminale".
    • Si sposta così ad un livello superiore l’indagine della procura antimafia di Bari sull’intreccio fra imprenditoria e sanità regionale, nella quale sono già state indagate 16 persone e per la quale il 7 e 8 settembre prossimi sarà a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario.
    • cinque partiti di centrosinistra, i cui referenti avrebbero dovuto ricambiare il denaro ricevuto con generosi appalti
    • acquisiti bilanci e documentazione bancaria di Pd, Prc, Socialisti autonomisti dell’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (ora senatore Pd e principale indagato), di Sinistra e Libertà (del governatore Vendola) e della Lista Emiliano, facente capo al sindaco di Bari.
    • incrociando le prime verifiche sulla documentazione con le intercettazioni delle telefonate fra Tedesco e alcuni imprenditori, sembrerebbe prendere corpo l’ipotesi che cifre a più zeri sarebbero state versate a politici regionali e nazionali.
    • Microspie, piazzate per otto mesi nella stanza dell’ex assessore alla sanità, avrebbero poi registrato altri accordi, proposti da manager disponibili a finanziare i partiti di centrosinistra in cambio di "forniture e servizi" da svolgere in regime di monopolio
    • Si tratta a questo punto di comprendere quale direzione abbia preso il flusso di denaro e da dove provenisse. L’ipotesi è che i soldi, prelevati da fondi neri delle società e occultati sotto false voci in bilancio, sarebbero stati dati ai politici locali e, in un successivo momento, sarebbero transitati nelle disponibilità dei referenti nazionali
    • la gestione dell’attività sarebbe stata spartita fra Alberto Tedesco e dirigenti e funzionari apparentemente fedeli all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, lo stesso che avrebbe gestito un giro di escort portate anche a Palazzo Grazioli.
    • La "società" fra Tarantini e Tedesco si sarebbe poi infranta sulla reciproca concorrenza nella fornitura di protesi sanitarie in tutta la regione. E non sarebbe un caso che, come emerge dalle indagini, le nomine dei direttori generali della Asl venivano fatte su indicazione dello stesso ex assessore seguendo logiche di ritorno elettorale. Egualmente, gli appalti sarebbero stati affidati a chi era in grado di garantire un numero congruo di voti.
    • Ne parleranno martedì in Prefettura a Bari, dinanzi ai senatori della commissione, i pm titolari delle due più grosse inchieste: Desirée Digeronimo e Lorenzo Nicastro
    • scoperto un nuovo triangolo sesso, affari e politica, nel quale sarebbe coinvolto Tarantini e un altro ex assessore della prima Giunta Vendola.
    • Il politico avrebbe promesso a donne posti di lavoro e consulenze alla Regione o a Unioncamere Puglia, in cambio di prestazioni sessuali. Tra le sue accompagnatrici, anche una escort "offerta" da Tarantini, per ottenere appalti

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Panorama d’epoca. Ovvero: cosa scrivo a ferragosto.

Attenzione: domani Panorama esce con lo scoop! In Puglia D’Alema accusato di aver ricevuto una tangente di 20 milioni. Sì, ma di lire. Panorama non sa che scrivere e allora ripesca negli archivi il proprio scoop del lontano 1985! Quand D’Alema era segretario regionale in Puglia. Oppure legge Wikipedia.
E stasera Affari Italiani riporta le notizie fresche avanzando un’ipotesi terribile: lo scandalo che coinvolge la giunta Vendola avrebbe un precedente!
Stiamo scemando nel ridicolo. E Panorama farebbe a chiudere per ferie.

  • Finanziamento illecito ai partiti

  • Secondo un’inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D’Alema, allora segretario regionale del P.C.I. in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite. L’episodio sarebbe stato ammesso anche da D’Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema (…)".L’inchiesta sottolinea inoltre come all’epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa.

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    • Il presunto intreccio tra politica e affari nella sanità pugliese, sulla quale sta indagando la Procura di Bari, avrebbe un precedente che risale a 15 anni fa.
    • Lo sostiene nel prossimo numero di Panorama, in edicola venerdì 14 agosto, Francesco Cavallari, ex re delle cliniche private baresi, arrestato nel 1994, che nel giugno 1995 patteggiò la pena di 22 mesi per associazione mafiosa e alcuni episodi di corruzione.
    • Tra le dazioni di danaro a cui fa cenno Cavallari, ce n’è una di 20 milioni di lire che l’ex re delle cliniche private dice di aver fatto a Massimo D’Alema, ma i pm baresi chiesero e ottennero l’archiviazione dell’accusa per finanziamento illecito ai partiti. Cavallari ricorda: "Io consegnai personalmente a D’Alema 20 milioni in contanti in una busta bianca durante una cena a casa mia.
    • In altre due occasioni gli diedi due finanziamenti da 15 milioni che gli portai al consiglio regionale. Successivamente gli feci avere altre due tranche sempre da 15: in tutto 80 milioni di lire
    • I rapporti fra Cavallari e l’ex premier iniziano a metà degli anni Ottanta e durano diversi mesi. "Fu Antonio Ricco, commercialista e direttore generale delle mie cliniche, oggi consulente personale del sindaco Emiliano (Ricco è indagato per corruzione in un’inchiesta sulla costruzione del centro direzionale San Paolo, ndr), a presentarmelo: andava in giro a chiedere soldi per conto del Partito comunista
    • Cavallari incontrò il funzionario più volte: "Io, nel chiarire la mia posizione a Maritati, spiegai che D’Alema mi era stato molto utile nei rapporti con la Cgil. Dal momento in cui sono iniziate le dazioni di danaro io non sono più stato attaccato violentemente dal sindacato, il rapporto è diventato più collaborativo e garbato

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PD e la rivoluzione che non ci sarà.

Dati i sondaggi, avremo Bersani segretario passando per le primarie e in seguito la scoperta di una alleanza elettorale PD-UDC, alla faccia di quanto scritto sulla mozione Uno relativamente alle alleanze stesse, in cui si vagheggia un ritorno all’Ulivismo con la riabilitazione dell’area radicale di sinistra. Oppure, se tutto va bene, avremo un bel paniere di partiti comprensivo di rottami di Rifondazione Comunista, embrioni di Sinistra e Libertà, Socialisti, Verdi, Verdi Verdi, Verdi sole che ride, fino a Casini e a qualche mastelliano di ritorno. Un bel minestrone. Ma, come si suol dire, affinché tutto cambi bisogna che tutto rimanga com’è.

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    • La guerra fra Nichi Vendola e Desirè Digeronimo, pm di Bari, è solo la più eclatante delle guerre pugliesi.
    • Vendola e Digeronimo hanno molti tratti in comune. Scrive il Corriere della sera che il pm è amica della sorella del governatore, Patrizia, e fa parte della corrente di sinistra di Magistratura democratica non lontana dalle posizioni del governatore.
    • Vendola è a capo di una giunta ormai allo sbando sia per le ragioni giudiziarie sia perché d’improvviso, dopo la scissione di Rifondazione, il governatore si trova senza un partito di riferimento.
    • Sembrerebbe una lite in famiglia, uno scontro che si apre all’interno degli stessi ambienti. La linea di confine fra il pm e il magistrato è molto sottile e la lettera di Vendola conferma l’impressione di un’amicizia che si è rotta. Per tanti aspetti è una classica storia meridionale.
    • Chi conosce l’ambiente è riuscito a decrittare l’accusa di Vendola al pm. Nichi fa riferimento a relazioni familiari e amicali della Digeronimo e probabilmente si riferisce non solo all’ex marito della pm che è un’esponente della destra ma anche a un personaggio centrale di uno dei filoni dell’inchiesta sanitaria barese, la manager Asl Lea Cosentino che è inquisita oltre che grande amica della magistrato.
    • Se non fosse una lite in famiglia Vendola avrebbe avuto davanti a sé la via maestra di un esposto al Consiglio superiore della magistratura per costringere il Csm ad esautorare la Digeronimo. Invece ha scelto lo strumento eccentrico della lettera aperta per reagire alla propria destabilizzazione destabilizzando il pm che ha, a questo punto, chiesto aiuto al Csm.
    • Con Vendola si è schierato il sindaco di Bari, Michele Emiliano, predecessore alla Dda della Digeronimo
    • L’ingresso nella partita di Michele Emiliano apre anche l’altro fronte pugliese, quello tutto politico. Nel Pd si è aperto uno scontro molto duro, che abbiamo già raccontato sul Riformista fra Emiliano e D’Alema.
    • L’ex premier considera conclusa la stagione politica dell’ex sindaco a cui chiede di dedicarsi solo all’attività amministrativa lasciando la guida regionale del Pd. Emiliano non è d’accordo.
    • Per qualche giorno ha sperato di diventare il candidato unitario di Franceschini e di Ignazio Marino per spingere D’Alema alla resa. La partita però si è complicata.
    • hanno cercato di convincere Franceschini a non cedere alle lusinghe di Emiliano e si sono spinti fino a promettere una singolare “pax pugliese”
    • Fallito questo tentativo, lo scontro è diventato diretto. Emiliano ha scelto di presentarsi come candidato al di sopra delle mozioni mentre i dalemiani hanno presentato un uomo nuovo, Sergio Blasi, sindaco di Melpignano
    • la ricandidatura di Nichi Vendola. Il governatore gode ancora di ampi consensi ma non ha più una forza politica alle spalle. I dalemiani che si erano schierati per la riconferma sono in questo momento attraversati da molti dubbi.
    • Michele Emiliano ha cercato di spingere Sergio Blasi ad una dichiarazione di principio a favore di Vendola non riuscendo ad ottenerla.
    • Sullo sfondo c’è la relazione speciale che si sta intessendo in Puglia fra il mondo dalemiano e l’Udc di Casini. Non sono pochi a prevedere che un’alleanza fra Pd e Casini con la candidatura di Adriana Poli Bortone, ex sindaca di Lecce in quota An e ora a capo di un movimento meridionalista
    • Nichi Vendola teme molto il combinarsi delle inchieste con la crisi della sua leadership e ha scelto l’attacco diretto alla Digeronimo
    • Lo ha difeso Michele Emiliano che molti vedono, però, come suo concorrente alla guida del centro-sinistra nelle prossime regionali.

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Pugliagate: micro conflitti d’interesse e convenienze politiche.

Insomma, il caso del sen. Tedesco lascia esterrefatti: diventa senatore quando ormai tutti sanno i suoi guai con la giustizia. Tedesco è immerso fino al collo in un bel conflitto d’interesse, eppure continuano a spalleggiarlo, con tanto di dispiegamento di forze (D’Alema, Latorre) – solo Italia dei Valori ne denunciò il caso già nel 2007, ma fu zittita. Vendola scarica il barile, finge di non sapere, di essere all’oscuro, ma i suoi assessori, i suoi amministratori erano già corrotti, già portatori del germe dell’illegalità. Tedesco viene candidato al Senato grazie alla buona dote di voti che è in grado di rastrellare in Puglia, grazie alla sua rete clientelare, e questo in Segreteria al PD lo sanno bene e ne accettano la candidatura nel 2008. E’ solo convenienza di numeri, nessuno si preoccupa del suo valore politico-morale.
Di questo bisognerà render conto alla attuale segreteria, alla attuale direzione del PD, una volta giunti a Congresso.
Marino in Commissione parlamentare d’Inchiesta sul SSN ha avviato per tramite dei sen. Biancone e Cosentino un indagine sui fenomeni di corruzione che interessano il SSN stesso. Il programma dell’inchiesta è stato discusso lo scorso 31 Luglio in seduta segreta: per ora si conosce solo il fatto che l’esame del programma è stato svolto e il programma è stato approvato. Con lo svolgersi delle audizioni capiremo cosa questa Commissione sarà in grado di accertare rispetto a quanto già si sa e a quanto emergerà dall’inchiesta giudiziaria. Certamente si troveranno a parlare di corruzione diffusa e di traversalità politica. Fatto che ripropone per il PD la centralità della questione morale.

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    • una domanda tutta politica: il governatore poteva non rendersi conto di quanto gli accadeva intorno?
    • L’inchiesta della Digeronimo parte da una serie di minacce e attentati subiti da un giornalista di una radio privata, Alessio Dipalo, che dai microfoni di Radio Regio metteva alla berlina i potentati del paese e muoveva contro la Tradeco accuse di ogni tipo.
    • Dipalo prima è stato blandito dagli uomini di Colummella con offerte di lavoro. Poi si è incontrato con lui, dopo le pressanti richieste di un boss dei clan locali, e ha visto il cognato dell’imprenditore dei rifiuti, un maggiorente del Pd di Altamura, fare pressioni perché l’emittente cessasse la sua campagna.
    • nel luglio 2006, subito dopo aver denunciato con un collega, Cosimo Forina, come la Tradeco stesse per aprire una nuova discarica proprio accanto a un sito archeologico, è stato prima pestato a sangue da due malavitosi (uno dei quali oggi pentito) e poi, una mattina, ha ritrovato la propria auto distrutta dalle fiamme.
    • Dipalo si è trasformato in testimone. Ha raccontato al pm Digeronimo come, secondo lui, funzionava e funziona il sistema Tradeco.
    • Colummella da semplice meccanico fosse divenuto milionario, fino ad arrivare a lavorare al fianco della Cogeam del presidente di Confidustria Emma Marcegaglia nella costruzione di termovalorizzatori.
    • l’offerta di una consulenza da 20 mila euro come addetto stampa fattagli, dopo una dura polemica radiofonica sull’inquinamento del suolo, dall’ex direttore della Asl di Bari, Lea Cosentino
    • La manager costretta in luglio alle dimissioni da Vendola dopo che il suo nome era comparso in un’indagine sugli ospedali pugliesi.
    • Il giornalista parla anche degli appoggi garantiti al big boss della Tradeco da Alberto Tedesco, l’ex assessore alla Sanità della giunta Vendola
    • Per Dipalo, che spiega come un pezzo importante dello staff del governatore – dalla sua segretaria particolare al suo portavoce – sia originario di Altamura, è impossibile che Vendola non sapesse con chi aveva a che fare.
    • "Parlo dal punto di vista politico", dice, "da quello penale, nemmeno mi interessa.
    • Ed è proprio seguendo la traccia dei rifiuti che s’imbatte nel filone della malasanità. Mette sotto controllo i telefoni e scopre i retroscena dell’assessorato. Gli appalti, le nomine dei primari, gli uomini chiave: tutto, o quasi, appare suddiviso secondo logiche politiche tra destra e sinistra. Il sistema, insomma, è trasversale.

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    • la Svim service, una società d’informatica che nel gennaio del 2008 si è aggiudicata una commessa da 49 milioni di euro: la riprogettazione del sistema informativo sanitario pugliese che la Svim già aveva in gestione.
    • L’amministratore delegato dell’azienda di servizi è Giancarlo Di Paola, il fratello di un manager già coinvolto nelle inchieste sull’ex governatore di centrodestra e attuale ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto.
    • Direttore generale, fino a qualche anno fa, era invece Francesco Saponaro, l’assessore al Bilancio della prima giunta Vendola
    • la Svim tra il 2004 e il 2005, a ridosso delle elezioni regionali, ha finanziato sia i partiti di destra che quelli di sinistra. Qualche esempio: alla Puglia prima di tutto di Fitto vanno 10 mila euro. Altri 15 mila finiscono invece nelle casse della lista dei Socialisti autonomisti del futuro assessore e oggi parlamentare del Pd, Tedesco.
    • Cinquemila euro vengono poi versati a favore di un candidato di An e 10 mila vengono addirittura spesi per Officina metropolitana, un’associazione legata al Comitato per Vendola presidente.
    • Tutto è regolare, tutto è registrato. Ma la vicenda è un altro indizio della trasversalità con cui in Puglia vengono conclusi gli affari con la pubblica amministrazione.
    • Bisogna capire se appalti e finanziamenti nascondano uno scambio di favori.
    • il caso Tedesco. Nel 2005, quando l’ex socialista era stato imposto come assessore alla Sanità dai dalemiani, Vendola non si era scandalizzato per il suo conflitto d’interessi: i familiari che allora gestivano quattro società fornitrici di protesi agli ospedali.
    • E quando l’Italia dei Valori aveva denunciato il rischio commistione tra i suoi affari privati e quelli pubblici, Vendola si era schierato dalla sua parte.
    • Peggio aveva poi fatto il Pd. Quando l’indagine sull’assessore era ormai pubblica, al Parlamento europeo era stato candidato Paolo De Castro che, una volta eletto, avrebbe lasciato la sua poltrona di senatore proprio a Tedesco, garantendogli di fatto l’immunità da un eventuale arresto.
      • Infatti Tedesco diventa a tutti gli effetti Senatore il 14 Luglio 2009, a scandalo già scoppiato. In quota dalemiana, Tedesco era stato ingraziato alla segreteria veltroniana PD dal sindaco di Bari Emiliano come garanzia di successo nel suo collegio, e figura fra i fondatori del PD in Puglia. – post by cubicamente

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Pugliagate: Vendola attacca il magistrato. Ma perché non fare autocritica?

La lettera di Vendola al magistrato Digeronimo riapre la questione Puglia: ma per quale motivo attaccare il magistrato? Perché non parlare invece di Tedesco? Perché non parlare della gestione della Sanità in Puglia? E c’è chi nel PD si spreca in giustificazioni dell’intervento epistolare di Vendola. Se lui è pulito, che ha da lamentarsi? Dovrebbe invece invocare giustizia.

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    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
    • “Io ho la buona e piena coscienza – aggiunge Vendola – non solo di non aver mai commesso alcun illecito nella mia vita, ma viceversa di aver dedicato tutte le mie energie a battaglie di giustizia e legalità. ‘Nichi il puro’ titola Panorama – prosegue il governatore della Puglia – per stigmatizzare le mie presunte relazioni con un imprenditore che non conosco (Carlo Columella titolare della azienda Tradeco ndr) e a cui ho chiuso, dopo trent’anni, una discarica considerata un autentico eco-mostro. Stupefacente notare che L’Espresso pubblica un articolo fotocopia del rotocalco rivale – sottolinea il governatore – sarebbe carino indagare sul calco diffamatorio che origina questa singolare sintonia di scrittura. In effetti mi considero un puro: e non rinuncio ad aver fiducia nel genere umano e a credere che la giustizia debba alla fine trionfare”.
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    • Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha chiesto alla Prima commissione di valutare l’eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari Desirè Digeronimo dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che l’ha accusata di volerlo danneggiare con una gestione “strumentale” dell’inchiesta che sta conducendo sull’attività della Giunta.
    • “Invito la Prima commissione consiliare del Csm – ha scritto Mancino al presidente della commissione – a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia, on Nichi Vendola, alla dottoressa Desirè Digeronimo, pm presso il tribunale di Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella regolamentare per l’apertura di una pratica a tutela
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    • E’ “giusta e legittima l’appassionata lettera” scritta dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, al pm antimafia Desiree Digeronimo che conduce un’indagine sull’attività della giunta regionale in riferimento al settore della sanità. Lo afferma in una nota il capogruppo del Pd alla Regione Puglia, Antonio Maniglio.
    • “Vendola – scrive Maniglio – aveva il diritto di interrompere il circo mediatico che da settimane, rimestando la solita minestra, comunica un’immagine falsa del governo della Puglia e del suo presidente”.
    • “E se i comportamenti del presidente, e la sua vicenda personale, sono cristallini, penso sia giusto rivendicare – aggiunge Maniglio – che l’insieme dell’azione di governo di questi anni è stata improntata a logiche di trasparenza e di correttezza”.
    • “Ma proprio perché – afferma – non ci appartiene la cultura del sospetto e chiediamo che le indagini vadano avanti, ci permettiamo – molto sommessamente – di suggerire una maggiore sobrietà nel lavoro di accertamento di eventuali responsabilità e tempi rapidi nelle conclusioni, per evitare che l’indagine – come ha scritto Vendola – diventi esclusivamente strumento di lotta politica contro il centrosinistra”.
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    • la lettera aperta di Nichi Vendola, governatore della Puglia e segretario di Sinistra e Libertà, a uno dei pm antimafia di Bari che indagano sulla sua vecchia giunta, Desirèe Digeronimo.
    • Farà piacere agli elettori della cosiddetta “sinistra radicale” sapere che il loro leader definisce un’indagine giudiziaria “strumento di una campagna politica e mediatica che mira a colpirmi”, a “costruire scientificamente la mia morte”, in cui “i briganti prendono il posto dei galantuomini”. Dopodichè pretende di scegliersi il pm che più gli aggrada, intimando alla Digeronimo di “astenersi per la ovvia e nota considerazione che la sua rete di amici e parenti le impedisce di svolgere con obiettività l’inchiesta”.
    • Le insegna il mestiere, invitandola a spogliarsi di “una mole di carte trattenute dalla Procura antimafia” mentre avrebbero “attinenza con eventuali profili di illiceità nella Pubblica Amministrazione”. La accusa di aver acquisito “atti che costituiscono il processo di gestazione di alcune leggi, come se le leggi fossero sindacabili dall’autorità inquirente”.
    • E conclude brillantemente con un ultimo copia-incolla del prontuario berlusconiano anti-giudici: “polverone”, “spettacolarizzazione delle indagini”. Mancano solo il “giustizialismo” e la “giustizia a orologeria”, e poi pare di sentir parlare un Berlusconi, un Ghedini o un Bondi qualsiasi. Il tutto dalle labbra di Nichi Vendola, già icona dell’antimafia “de sinistra”, già paladino della legalità e della questione morale, già animatore degli incontri di “Libera” con don Ciotti e col fior fiore della magistratura più impegnata. E’ bastato che i magistrati cominciassero a ronzare nei suoi paraggi, e il compagno Nichi è diventato come tutti gli altri politici.

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