La metarealtà televisiva dei suicidi economici

Il Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, per bocca di Gianni Betto, ci fa sapere che dall’analisi del periodo Gennaio 2011 – Maggio 2012 delle notizie di Telegiornali, Giornali Radio e Trasmissioni, quelle relative ai suicidi per motivi economici sono state in totale 508. Con una concentrazione molto accentuata nell’ultimo mese di aprile 2012.

Quindi, 438 notizie per 38 suicidi di natura economica. Invece, nel periodo Gennaio 2011- Marzo 2012, le notizie sono state 70. Il numero dei suicidi non è noto in quanto le statistiche ISTAT sono aggiornate soltanto fino al 2009. Ma ammettiamo che la media al giorno di suicidi cosiddetti economici fosse almeno simile a quella attuale, ovvero 0,29 (in realtà nel 2009 era di circa 0,54 dato che da solo smentirebbe l’esistenza di una emergenza suicidi in atto). In 450 giorni avremmo avuto almeno 135 suicidi. Se verifichiamo il rapporto notizia su suicidio, per il periodo Gennaio2012-Maggio 2012 è stato di 11,5 notizie/suicidio; per il periodo Gennaio 2011- Marzo 2012 è stato di 0.52 notizie/suicidio. Ovvero, oggi la densità di notizie per evento suicidio è il 2200% più alta. Un dato sconcertante.

I telegiornali di Rai, Mediaset e La7 sono passati dalle 30 notizie in 15 mesi alle 82 in un mese.
Le notizie di tali eventi nei Giornali Radio sono aumentati di 11 volte passando dalle 26 notizie del 2011 alle 294 notizie dell’ultimo mese. Nell’ultimo mese le notizie dei suicidi occupano circa l’1% del tempo di TG e Giornali Radio mentre, nel periodo precedente non riuscivano a raggiungere neanche lo 0,1% (Gianni Betto – Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva).
Qualcuno ancora pensa che la videocrazia sia veramente finita?
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Minzolini, 74.636,90 euro spesi con la carta di credito Rai

Con quella somma, il direttorissimo del TG1 è stato, nell’ordine, a:

Capri, Barcellona, Ischia, Cortina, Cannes, Sanremo, Venezia, Marrakesh, Dubai, Londra, Palma dei Maiorca, Monaco, Saturnia, Il Cairo. Colpisce più di tutti Saturnia. In secondo luogo, non convincono le modalità della restituzione del maltolto da parte di Minzolini.

Mi spiego.

Uno fa il direttore del TG1, ok. Avrà anche un buono stipendio. Molto buono. Il dubbio però è il seguente: come ha fatto a restituire i 65.000 euro dei 74 illegittimamente (sembra) estratti dalla carta di credito aziendale in circa tre mesi – da Marzo a Maggio 2011 – con ben tre assegni da ventimila l’uno?

Spesso anche pagava per due, e la gentile compagnia non era a libro paga della Rai. Nessuno, nemmeno la Finanza, è riuscito a sapere con chi si accompagnava, in stanza da letto, in lussuosi alberghi, il formidabile direttorissimo.

Una cosa è certa, l’unica: pagavamo noi.

Leggi l’articolo di Repubblica

Santoro, La7: “Interrotte trattative”

“Sono state interrotte le trattative con Michele Santoro a causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”. Lo comunica, in una nota, Telecom Italia Media. Dopo la conclusione del rapporto con la Rai, si era avviata una trattativa tra il giornalista e la società per la conduzione di un programma su La7.

Tratto da Il Fatto Q

Il Bavaglio è inammissibile: Zavoli rigetta gli emendamenti del PdL

Tratto da Il Fatto Quotidiano:

Onore al senatore Sergio Zavoli. Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha dichiarato inammissibili gli emendamenti sui talk show proposti da Pdl e Lega: se non l’avesse fatto, il bavaglio sarebbe stato votato a maggioranza […]

Quella di Zavoli era in realtà una scelta obbligata: la Corte costituzionale (con una sentenza del 2002), il Tar (l’anno scorso) e nei giorni scorsi anche l’Agcom hanno chiarito che le trasmissioni di informazione e approfondimento non devono seguire le stesse regole di quelle di comunicazione politica (le vecchie “tribune politiche”). Dunque non hanno gli stessi limiti: non sono tenute a invitare tutti i candidati (che sarebbe impossibile, visto che si vota in 26 comuni e 11 province), né a cronometrare i singoli interventi per dare gli stessi identici spazi a tutti quelli che intervengono. Certo, dev’esserci (l’ha ribadito ieri il Garante per le comunicazioni) particolare rigore nella tutela del pluralismo, dell’imparzialità e dell’obiettività. Obiettivo che si può raggiungere senza snaturare i talk show, che nel prossimo mese e mezzo dovranno fare più informazione politica, e non meno. Come avviene tra l’altro in tutti gli altri Paesi europei (e non solo) […]

L’Agcom aveva già chiarito che il bavaglio non si poteva applicare alle televisioni private, che l’anno scorso avevano fatto ricorso al Tar, vincendo, proprio contro l’estensione del silenziatore anche a loro oltre che alla Rai.

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Mauro Masi tenta di bloccare Santoro con una telefonata in diretta

La circolare-bavaglio di Mauro Masi: niente applausi in Rai

I palinsesti e i programmi di informazione Rai potranno andare in onda previa approvazione del Direttore Generale. Parola di Mauro Masi. L’hanno definita Circolare-Bavaglio, in special modo per il punto 2 della medesima, ove si minaccia la chiusura del programma qualora la sua realizzazione si discosti anche solo parzialmente dalla scheda programma proposta, la quale deve essere preventivamente approvata da Masi stesso. I Direttori di Rete sono esautorati, i conduttori posti sotto tutela. Tanto più che, d’ra in poi, il pubblico in sala – vale per Ballarò, per Annozero (che spesso pesca nel pubblico persone per interventi in diretta), per Porta a Porta, non potrà avere parte attiva alla trasmissione. Trattasi di un vero e proprio divieto di applausi. Ieri Floris, durante la prima puntata di Ballarò, si è prontamente adeguato annunciando l’assenza degli applausi, la fine delle cosiddette claque che contraddistinguono il pubblico in sala, spesso equamente diviso in quote fra i diversi politici presenti. Che dire: anche il pubblico televisivo è lottizzato.

Si parla intanto di un voto – inedito, molto inedito – di sfiducia contro Masi:

«L’Assemblea dei Cdr -si legge nel documento- dà mandato all’esecutivo di valutare, sulla base dell’esito di una illustrazione più dettagliata del piano industriale e degli atti di gestione delle prossime settimane, l’operato del Direttore Generale Masi, sottoponendolo – se del caso – a un inedito voto di fiducia» (La Stampa.it).

Eppure dovrebbe esistere una Commissione di Vigilanza Rai. Che fine ha fatto?

Le reazioni? Solo da IDV, PD e FLI. Vanno da “atto intimidatorio” (Rosa Calipari, PD) all’invocazione di Flavia Perina ad ascoltare Masi in Commissione Vigilanza. Dal Direttore Generale nessun commento. Il documento doveva essere probabilmente tenuto – se non segreto – almeno in un certo grado di riservatezza. Invece è divenuto di pubblico dominio.

Questa è infatti la lettera di Masi nel suo testo completo. Un documento esclusivo che viene da NonLeggereQuestoBlog:

APPUNTO PER: DIRETTORI DI RETE
DIRETTORI DI TESTATA
e p.c Avv. Gianfranco COMANDUCCI
Vice Direttore Generale per gli Affari Immobilliari, gli approvvigionamenti e i servizi di funzionamento
Dott.ssa Lorenza LEI
Vice Direttore Generale per l’Area
produttiva e gestionale
Dott. Giancarlo LEONE
Vice Direttore Generale per lo transizione
al Digitale Terrestre e le Strategie multipiattaforma
Dott. Antonio MARANO
Vice Direttore Generale per il Coordinamento
dell’Offerta radiotelevisiva

Signori,
1.    Sono a significare che si registra con sempre maggiore frequenza il mancato inserimento nelle schede proposta programmi degli elementi costitutivi e, in particolar modo, si registra l’incompletezza relativa alla sinossi ed alle connesse informazioni editoriali sul progromma da realizzare e/o da acquistare.
In tale contesto, al fine di consentire alla Direzione Generale ed alle Vice Direzioni Generali competenti l’approvazione delle schede proposta programma avendo piena conoscenza di tutti gli elementi editoriali, si invitano le Direzioni in indirizzo a predisporre le schede in questione complete dei dati e delle informazioni necessarie, con l’obiettivo di evitare che l’incompletezza o l’assenza delle informazioni richieste possa comportare la mancata approvazione delle medesime.
E’ inutile sottolineare che le schede devono essere puntualmente ed integralmente coerenti con i palinsesti approvati (peraltro all’unanimità) dal Consiglio di Amministrazione.
2.    E’ inoltre da precisare che la realizzazione concreta dei programmi dovrà poi essere integralmente corrispondente alle schede approvate. In caso contrario il programma potrà essere sospeso d’ufficio.
3.    Si richiama inoltre ad una concreta e fattiva attenzione per il rispetto delle fasce orarie di tutela dei minori come da normativa vigente. Anche in questo caso nell’ipotesi di ripetute ed acclarate violazioni, si potrà procedere d’ufficio alla sospensione del programma interessato.
4.    Inoltre, come già richiamato più volte, sia dalla scrivente Direzione, che dal Direttore Generale Cappon che dal Direttore Generale Cattaneo, a partire dal prossimo palinsesto autunnale nei programmi di approfondimento non dovrà essere consentito l’utilizzo del pubblico presente in salo come “parte attiva” del programma stesso.
Cordiali saluti (Mauro Masi)

L’Operazione Memoria la facciamo noi, 2a parte: le manovre per bloccare Annozero

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Intercettazioni Inchiesta Trani

(Immagini tratte da Raiperunanotte)

Operazione Memoria, parte seconda: quando B. voleva far chiudere Annozero, nessuno ne ha mai chiesto le dimissioni, certo non dalle colonne de Il Giornale, che oggi parla di ‘par condicio’. Lui, B., presidente del Consiglio, telefona al commissario Agocom Giancarlo Innocenzi, suo fedelissimo dai tempi della prima Finivest, per sollecitare interventi da parte del presidente Calabrò in forma preventiva contro la trasmissione di Santoro, che si accingeva a parlare del processo Mills, a fare – secondo B. medesimo – un processo mediatico senza contradditorio.
Naturalmente Berlusconi non vuole che si parli del processo Mills. Fa pressione su Innocenzi al fine di agire su Mauro Masi, il dg Rai, il quale alla fine sbotta, “queste cose neanche nello Zimbawe”. Berlusconi non ha mai spiegato questo particolare interessamento per Santoro, ma ha giustificato in pubblico le sue azioni. Non contento, ha chiesto al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di inviare gli ispettori a Trani (ispettori guidati allora da un certo Arcibaldo Miller, un signore che cena con Flavio Carboni, Dell’Utri, Verdini e Alfonso Marra, architettando come intervenire sulla Consulta in procinto di pronunciarsi sul lodo Alfano).
A vostro giudizio, tutto quanto descritto sopra, è più grave o meno grave di una casa a Montecarlo?