Quer pasticciaccio brutto del digitale terrestre. Chiavetta Sky, Mediaset fa ricorso.

Notizie dello switch-off del Lazio al digitale terrestre: Tg1, un trionfo. Web: una Waterloo. I dati Auditel segnano una flessione del 15.6% per la sola giornata di ieri. Secondo l’Aduc, il 18% degli utenti ha rinunciato al passaggio al DTT, guardando la Rai attraverso Sky. Le difficoltà incontrate nel Lazio non sarebbero giustificate, come avvenne per il Piemonte, dalla condizione orografica del territorio. In Lazio non ci sono valli alpine difficili da raggiungere. Sempre l’Aduc ha raccontato che i canali Rai sono difficili da trovare e sono necessarie diverse risintonizzazioni del decoder.
Quel che pare strano è che, nonostante una campagna informativa senza precedenti, si sia giunti al passaggio al DTT con questo grado di improvvisazione. Ancora non si capisce, né viene detto esplicitamente, cosa è andato storto.
Intanto continua la guerra fra Sky e Mediaset. Mediaset ha fatto un esposto all’Antitrust contro l’iniziativa di Sky di vendere una chiavetta usb da applicare ai decoder HD per integrarli con l’offerta in chiaro del digitale terrestre. Mediaset lamenta il fatto che Sky, con questa operazione, ostacola la diffusione di una tecnologia concorrente, appunto quella del digitale, diffondendo decoder che sottraggono all’utente la possibilità di accedere ai servizi interattivi e alle piattaforme a pagamento (ovvero all’offerta Mediaset). Questo è vero, ma è vero anche al contrario. Mediaset ha diffuso una tecnologia nella quale Sky non può competere per gli accordi presi nel 2003 in fatto di norme antitrust in seguito alla fusione Telepiù e Stream. Il DTT, per Sky, è vietato fino al 2011. Mediaset ha il predominio del DTT (la Rai non può proporre servizi a pagamento). Mentre è assolutamente fuori mercato sul satellitare (ci provano con Tivusat con la complicità sempre della Rai).
Insomma, lo scenario è cambiato e a Mediaset non se ne stanno a guardare. Il loro obiettivo è difendere il proprio terreno di caccia, mentre Sky si è fatta aggressiva con proposte commerciali sull’HD.

    • L’Aduc l’ha definito lo switch off «all’amatriciana». L’Auditel registra un crollo negli ascolti degli anziani

    • nell’intera giornata di ieri, spiega Walter Pancini direttore generale di Auditel, il totale dei telespettatori ha registrato nel Lazio, rispetto alla media degli ultimi sei lunedì, una flessione del 15,9%. Ancora più consistente la flessione per il target sopra i 65 anni, quello tecnologicamente meno avanzato e più in panne con la risintonizzazione dei canali dopo lo switch off di ieri (zona di Viterbo esclusa): la flessione degli ascolti nell’intera giornata è del 22% rispetto alla media dei sei lunedì precedenti, flessione che diventa del 16% in prime time

    • Gli stessi dati Auditel oggi sono arrivati in ritardo di oltre due ore «È stato un supplemento di verifica – dice Pancini

    • Aduc: swith off alla matriciana, ridurre del 30% il canone. Una riduzione del 30% sulla spesa del canone Rai del prossimo anno, come compensazione dei disagi subiti dai romani per il passaggio al digitale terrestre.

    • «Siamo la prima capitale d’Europa – afferma l’Aduc in una nota – ad avere il digitale terrestre, si sentiva e leggeva nei giorni scorsi. Peccato che Berlino, che ci risulta essere la capitale della Germania, lo abbia già dal 2003.

    • Anche stamattina, spiega l’Aduc, continuano le difficoltà per i cittadini della Capitale, il 18% ha rinunciato al passaggio al digitale, mantenendo la visione esclusivamente attraverso Sky. «I canali Rai – si legge nella nota – seguono ad essere difficili da ritrovare nella programmazione, i canali sistemati ieri faticosamente, a volte anche con l’intervento pagato dell’antennista, stamane non si trovano più, è necessaria una nuova riprogrammazione»

    • Caparella (Pd): il passaggio a insegna dell’improvvisazione. «Se ne è parlato per mesi, sono stati distribuiti migliaia di opuscoli, creati siti dedicati e diffusi annunci ma, alla fine, il tanto atteso passaggio al digitale terrestre è avvenuto all’insegna dell’improvvisazione

    • Siamo a favore dell’economia digitale, della banda larga, del wi-fi, della dotazione dei necessari supporti informatici in tutte le scuole, e di qualsiasi innovazione tecnologica possa rendere più semplice la vita, ma è necessario che tutti, senza distinzione, siano messi nelle condizioni di poter usufruire dei nuovi mezzi a disposizione

    • Mediaset ricorre all’Antitrust contro la chiavetta Sky che da dicembre consentirà agli abbonati di ricevere l’offerta gratuita del digitale terrestre.

    • «Mediaset – annuncia una nota di Cologno Monzese – ha presentato un esposto all’Autorità Antitrust

    • La distribuzione da parte di Sky di questa chiavetta, secondo Mediaset, è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream

    • Le norme antitrust, infatti, non consentono a un’impresa dominante di ostacolare l’ingresso sul mercato di concorrenti mediante vendite abbinate o aggregate dei propri prodotti

    • «il fine della Digital Key – che non consente l’accesso né ai servizi interattivi né ai contenuti a pagamento – è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori.

    • La Digital Key è una semplice iniziativa di Sky che garantirà a milioni di famiglie la possibilità di fruire dell’offerta in chiaro sul digitale terrestre in modo facile ed efficace

    • Si tratta di uno strumento che aiuta il processo di digitalizzazione del Paese offrendo un servizio per i consumatori in un mercato in veloce sviluppo

    • sull’altro fronte delle dispute legate alle varie piattaforme televisive – quello tra Sky e la Rai – è intervenuto Corrado Calabrò

    • Il presidente dell’Autorità per le comunicazioni, a margine di un’audizione alla commissione di Vigilanza, afferma che la Rai «dovrà stare su tutte le piattaforme tecnologiche, quindi anche sul satellite», così da consentire a tutti gli utenti di vedere le trasmissioni

    • «

      se Sky in una zona è indispensabile, la Rai deve starci nel periodo transitorio», limitandosi a criptare «proprio il minimo» delle sue trasmissioni

    • Calabrò ha affermato che l’Authority accerterà se la Rai – togliendo alcuni canali da Sky – abbia o meno oscurato zone e utenti

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Rai, contratto di Servizio o contratto di asservimento?

Il contratto di servizio conterrà una norma che istituisce un Comitato di Valutazione Qualitativa, definito Qualitel, che avrebbe il compito di valutare la programmazione Rai in termini qualitativi e di rispondenza ai termini del contratto di servizio stesso. L’indiscrezione è comparsa su Il Fatto Quotidiano, nell’edizione di oggi. L’Agcom si è affrettata a smentire l’interpretazione del gionalista de Il Fatto: Qualitel non è altro che il medesimo – già esistente – Comitato Scientifico, ora nominato in buona parte dalla Rai stessa, domani invece composto da soggetti nominati dall’Agcom stessa, in accordo con il Mnistero dello Sviluppo Economico, ovvero con l’attuale ministro Claudio Scajola (a volte ritornano).
L’anomolia della nomina governativa è in questo caso soltanto travestita: anche l’Agcom è di nomina governativa – il suo presidente lo è – e pertanto si presume che esso non agirà contro il volere del governo che lo ha messo nel posto in cui si trova. Pertanto suggerirà al comitato Agcom le nomine ispirate dal governo e si adopererà in modo da farle approvare.
Il presunto ex comitato scientifico valuterà qualità e rispondenza ai termini del contratto di servizio dell’offerta Rai: più volte esponenti del governo hanno impiegato questo criterio per attaccare la trasmissione di Annozero. Quando Santoro mise in onda l’intervista alla D’Addario, lo stesso Scajola il giorno dopo si esprimeva con toni duri e chiedeva all’Agcom stessa di verificare la congruità della trasmissione con le norme del contratto. Sottoporre la Rai alla verifica di un comitato esterno, significa sottoporla a un tipo di controllo che mira a essere censorio, e questo anche in forma preventiva. Chi si esporrà a fare trasmissioni giornalistiche critiche nei confronti del governo, sapendo che l’indomani dovrà temere la scure del Qualitel? Tutto ciò in barba alle sentenze della Consulta che prevedono l’assoggettabilità della Rai al controllo del solo Parlamento.

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    • "L’Autorità – aggiunge Tecce – si confonde sapendo di farlo: il contratto di servizio 2007/09 prevedeva un Comitato scientifico composto da sei membri, scelti tra personalità di notoria indipendenza di giudizio e di indiscussa professionalità, di cui tre designati dalla Rai, uno designato dal Consiglio Nazionale degli Utenti, uno designato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e uno designato dal Ministero, con funzioni di Presidente del Comitato. Una previsione – continua – ben diversa da un sistema di valutazione della qualità – come si legge nelle linee guida approvate dall’Autorità -, un organismo nominato dalla Rai ma scelto dall’Agcom e dal ministero"

    • L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni esprime in una nota "grande sorpresa per alcune notizie di stampa relative alle linee guida del contratto di servizio della Rai 2010-2012 inviate al ministero per lo Sviluppo economico per il prescritto concerto

    • "la tesi secondo cui, attraverso l’istituzione di un organismo di controllo, non indipendente, ma nominato dal Governo, si – imbavaglierà l’informazione ancor di più di quanto non sia adesso- -, risulta del tutto infondata; anzi, si tratta di una ricostruzione tendenziosa che rovescia la realtà dei fatti"

    • la previsione di un organismo di valutazione riguarda esclusivamente la qualità dell’offerta dei programmi e non l’informazione radiotelevisiva

    • "Le nuove linee guida – continua l’Autorità – rafforzano anzi l’indipendenza di tale organismo, il quale sarà nominato dall’Autorità d’intesa con il ministero, mentre il contratto di servizio attuale prevedeva che il presidente del Comitato fosse direttamente nominato dal ministero

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    • L’Autorità allarga la sua influenza per restringere la libertà della Rai, subordinata al controllo di un comitato esterno all’azienda, selezionato su parere del ministero dello Sviluppo economico. Volontà di Claudio Scajola.

    • Articolo 3, punto 31: “Il sistema di valutazione della qualità dell’offerta – si legge – dovrà essere realizzato sulla base degli appositi indicatori previsti dal contratto di servizio e dovrà essere sottoposto alla vigilanza di un organismo esterno, composto da esperti qualificati in materia, scelti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni d’intesa con il ministero e nominati dalla Rai”

    • Il presidente Corrado Calabrò intende picchettare il deserto, ridisegnare l’autonomia della Rai e asservirla al Consiglio dei ministri: “Compete all’Autorità la mancata osservanza da parte della Rai degli indirizzi impartiti”

    • l’Agcom esonda per favorire il governo e sterilizzare la commissione di Vigilanza parlamentare

    • “L’affidamento dei poteri all’Agcom e al ministero delle Comunicazioni finisce per attribuire al governo un potere di intervento sull’informazione e la programmazione televisiva, in contrasto con i principi ripetutamente affermati dalla Corte Costituzionale, secondo cui l’emittente pubblica deve essere soggetta soltanto al controllo del Parlamento. Con la creazione dell’organismo esterno si realizzerebbe l’obiettivo di reincarnare, dopo 70 anni, il defunto MinCul-Pop”

    • Il messaggio è obliquo eppure chiaro: attenzione, voi che fate informazione – Annozero? – se pronunciate un pensiero “a” dovete ritrattarlo con un pensiero “b”. Non basta? “Ciò esige un’applicazione attenta della deontologia professionale del giornalista, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità”

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SKY si fa un boccone del digitale terrestre.

Oggi il dg della Rai, Masi, ha gettato acqua sul fuoco del digitale terrestre: la chiavetta Sky è un’abile mossa promozionale, ma è per pochi, per quelli che hanno il decoder HD, e quindi il televisore HD, e quindi già vedono il digitale sullo stesso. Quindi, secondo Masi, è un tentativo di vendere del fumo, non è il primo passo verso il decoder unico. Vi vogliono ingannare.
Questo è vero. SKY cerca di appiopparvi il decoder HD. Soprattutto cerca di mettere l’offerta digitale in chiaro all’interno della sua guida tv, intenzione che forse viola le disposizioni dell’AGCOM. Staremo a vedere.
Ma il fatto che merita di essere annotato è che SKY sta mettendo lo spinnaker, per usare una metafora velica: vale a dire accelera sul suo progetto di entrare nell’offerta digitale terrestre free. SKY vuole uno spazio sul mercato, non aprendosi a esso ma inglobandolo in sé stessa. Chiara la strategia promozionale: accresce l’offerta in HD che il competitor sul DTT non può reggere (sul DTT i canali in HD non possono essere così numerosi) e la integra con il DTT free, senza inglobarlo nella guida SKY ma comunque rendendolo disponibile senza il cambio di telecomando.
Dinanzi a tutto ciò, cosa fa la Rai? Masi non ha fatto alcun cenno rispetto alla rottura dell’accordo di Luglio sulla presenza della piattaforma satellitare Rai sul decoder SKY. Non ha fatto alcun cenno rispetto al calo degli introti pubblicitari di quest’anno (forse pari a 250 mln). Non ha parlato di alcun progetto Rai in qualità HD. Né ha parlato del progetto satellitare alternativo e del suo attuale sviluppo. Cosa fa la Rai? Qual’è il suo progetto industriale per i prossimi anni? Non è tanto il dinamismo del rivale straniero che sorprende, quanto l’immobilismo della tv di Stato, che permane nel settore della tv generalista finanziata con canone e pubblicità: è chiaro che essa sul terreno del digitale non potrà competere alla pari, non potendo elaborare una pay-tv, non potendo accrescere l’offerta tematica più di tanto, non avendo prospettive di aumentare la propria raccolta pubblicitaria. Qaule allora il suo ruolo futuro?

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    • «L’annuncio di Sky, collegato alla campagna di lancio per i nuovi decoder in hd, di una prossima Digital Key in grado di ricevere i canali free della piattaforma digitale terrestre ha più i connotati di una abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro»

    • «L’annuncio di Sky, collegato alla campagna di lancio per i nuovi decoder in hd, di una prossima Digital Key in grado di ricevere i canali free della piattaforma digitale terrestre ha più i connotati di una abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro». Lo ha detto il direttore generale della Rai, Mauro Masi

    • «La ’chiavettà di Sky – ha spiegato il dg della Rai – sarà disponibile soltanto per i decoder in SKY HD e MYSKY HD, che costituiscono notoriamente una quota di minoranza dell’utenza Sky, inferiore al 10%. L’utilizzo dunque di questo strumento sarà, anche nel tempo, circoscritto ad un limitato numero di abbonati

    • la limitazione dell’uso della chiavetta ai decoder Sky di nuova generazione ed in particolare a quelli in HD restringe ancor di più il numero di abbonati serviti dalla Digital Key, poiché questi dovranno essere dotati di un televisore Full HD

    • «Notoriamente – ha detto ancora Masi – tutti i nuovi televisori sono obbligatoriamente provvisti di un decoder digitale terrestre integrato: la visione del digitale terrestre integrale è dunque già garantita dal televisore

    • «La Digital Key – ha infine spiegato Masi – funziona come un decoder in grado di sintonizzare il segnale digitale in chiaro con alcune necessarie caratteristiche, la prima delle quali è quella di dover utilizzare l’antenna terrestre: per ricevere l’insieme del segnale terrestre infatti occorre avere un impianto di ricezione adeguato che soltanto le antenne tradizionali possono garantire; la seconda è di non poter gestire l’interattività e, ovviamente le attività pay diverse da Sky. Né supporta comunque sistemi di accesso condizionato diversi da NDS.

    • Non si tratta dunque di quello che impropriamente qualcuno ha definito il decoder unico ma più correttamente uno strumento che lascia inalterata la natura chiusa e proprietaria del decoder SKY

    • «Infine – ha concluso Masi – merita un attento approfondimento, anche dal punto di vista legale e regolamentare, la eventuale immissione dei canali della piattaforma terrestre all’interno dell’EPG (la guida elettronica dei programmi) di SKY. Questa circostanza potrebbe essere in conflitto con le disposizioni delle Autorità di garanzia che limitano l’utilizzo da parte di SKY del sistema digitale terrestre. Quest’ultimo aspetto sarà oggetto di approfondimenti»

    • a giudizio del consigliere Mediaset, la chiavetta «viene venduta come un servizio ulteriore, ma in realtà non offre nulla di nuovo, dal momento che gli utenti possono vedere lo stesso il digitale terrestre free» con i nuovi televisori, senza dover necessariamente abbonarsi a Sky

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SKY all’attacco del digitale terrestre: ecco la digital-key.

SKY Italia da dicembre renderà disponibile sui propri decoder, senza necessità di sostituzione, il segnale del digitale terrestre: una notizia che cambia i rapporti di forza nel campo della competizione televisiva e toglie SKY dallo scacco portato dalla doppia minaccia Rai-Mediaset. SKY usa la tecnologia per mettere fuori gioco il proprio principale competitors nell’offerta pay, Mediaset, che contava sullo switch al DTT per divenire leader del mercato. SKY ora è in grado di minimizzare i danni del mancato accordo con la Rai e degli oscuramenti, anzi, c’è da giurare che presto entrerà nell’offerta del digitale terrestre con propri broadcasters.

  • Sky spariglia: Da Dicembre decoder unico satellite-digitale ‘Digital key’ spiazza la Rai. Che minimizza:’divorzio’non c’entra

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    • Colpo a sorpresa di Sky Italia che spariglia sul mercato Tv, annunciando di essere pronta a sfidare Rai e Mediaset-Telecom sul fronte del digitale terrestre

    • Dal prossimo mese di dicembre l’emittente di Rupert Murdoch offrirà ai propri abbonati l’accesso a tutti i canali in chiaro del digitale, mediante una semplice chiavetta da applicare al decoder senza bisogno di nuovi acquisti. E senza bisogno di telecomandi aggiuntivi

    • Una risposta, neanche troppo indiretta, alla fine del contratto Rai-Sky in nome della nuova ‘era del digitale’ che aveva visto l’estate scorsa la fuoriuscita dei canali Rai dalla piattaforma di Sky

    • La ‘digital key’ battezzata da Sky Italia offre ora al telespettaore italiano la possibilità di un unico apparecchio e telecomando per canali in chiaro del digitale e satellite

    • si pone in competizione con l’offerta Alice(Telecom)-Mediaset

    • Con viale Mazzini che rimane al momento alla finestra e si mostra poco impensierita: in una nota fa osservare come i progetti di Sky per il digitale fossero "cosa nota"

    • Salutando come un "fatto positivo la massima estensione del digitale in chiaro" ma, soprattutto, ribadendo e rilanciando la prospettiva del ‘decoder unico’

    • Tanto non basta, però, al Consigliere di amministrazione Nino Rizzo Nervo, per non tornare a denunciare come "la Rai ha buttatto dalla finestra 60 milioni di Euro", uscendo da Sky quest’estate.

    • "La Rai nella persona del direttore generale Masi – chiede il segretario Usigrai Carlo Verna – e’ chiamata ora a spiegare al più presto se sia stata spiazzata o meno dalla possibilità appena annunciata di poter ricevere il digitale terrestre anche col decoder Sky. Se la ‘digital key’ fosse una Caporetto per la Rai , ci aspettiamo che chi ha messo il servizio pubblico sull’orlo del baratro ne tragga debite conclusioni"

    • Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, oggi responsabile Informazione del Pd. "La rinuncia al contratto RaiSat e le minacce Rai di uscire dalla piattaforma – accusa – si rivelano oggi come avventate e autolesioniste. La Rai piuttosto che muovere guerra a Sky dovrebbe varare invece una strategia degna del servizio pubblico.

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2012, fine del mondo? No, della Rai. Indebitata per 500 milioni di euro.

Il recente passaggio al digitale in Piemonte che ha lasciato per giorni "al buio" intere zone delle province di Torino e Cuneo perché un po’ troppo montagnose – non se le aspettavano le montagne – aveva fatto gridare molti allo scandalo e alla necessità di procedere a un rimborso del canone, qualora perdurassero i disservizi.
Ma il dg Masi deve fronteggiare il rischio del debito: la tv pubblica è in crisi, quest’anno perderà quasi 250 milioni di euro di entrate pubblicitarie e pagherà lo switch al DTT senza poter progettare una sua piattaforma pay. E’ uscita da SKY, aggravando la già di per sé difficoltosa raccolta pubblicitaria della Sipra. E allora diventa strategico per il broadcast pubblico far pagare a tutti il canone, nonostante la campagna anti-Rai dei media berlusconiani: il Giornale, insieme al quotidiano della Lega Nord, aveva già nei giorni scorsi rinfocolato la minaccia dell’astensione del pagamento del canone per attaccare programmi come Annozero e così ottenerne la chiusura. Berlusconi ha rincarato la dose affermando che a breve neanche il 50% lo pagherà, se continuasse questo uso criminoso della tv pubblica.
Chiaramente tutto ciò si intreccerà con le vicende della politica: Berlusconi non ha alcun interesse a sanare il debito Rai, anzi, un clima di caccia all’evasore potrebbe finire per torcersi contro, soprattutto in relazione ai rapporti con la Lega, la quale invece pretende una minor pressione sui contribuenti del nord e vedrebbe di male auspicio un probabile aumento del canone stesso.

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    • «Mi rivolgo al vi­ceministro Romani chiedendo a lui e al governo un impegno chiaro per una seria lotta al­l’evasione del canone e perché il canone sia sempre adeguato all’enorme offerta del servizio pubblico»

    • il presidente della Rai guarda negli occhi Paolo Ro­mani, viceministro per le Co­municazioni che ha organizza­to il seminario sul digitale ter­restre (sul palco c’è Fedele Confalonieri). Romani sorride e annuisce. Garimberti: «Spe­ro che ora arrivino atti concre­ti »

    • inevitabile strategia che la Rai dovrà adottare per salvar­si: recuperare la quota di eva­sione del canone, proprio nei giorni in cui il presidente del Consiglio ha (parole sue) «fat­to una brutta previsione, il 50% degli italiani non pagherà più il canone, andando avanti così, con un uso criminoso del­la Rai»

    • Quella quota di canone do­vrà tornare in azienda, sostie­ne la Rai, pena un «buco» cla­moroso alla fine del 2012

    • il piano industriale triennale 2010-2012. Il documento è sta­to approntato da Masi e da un gruppo di lavoro composto dai quattro vicedirettori gene­rali (Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone, Antonio Marano) con la super­visione di Fabio Belli, respon­sabile della Pianificazione e controllo (che dipende da Lo­renza Lei)

    • il capo operativo della Rai mette­rà nero su bianco le cifre uffi­ciali del deficit

    • Nel 2010 si toc­cherà quota 275 milioni: colpa dei diritti sportivi (Mondiali di calcio e Olimpiadi inverna­li), del calo pubblicitario pro­babilmente costante rispetto al 2009 (quest’anno gli introiti Sipra, la concessionaria della pubblicità, chiuderanno i con­ti con un -20% rispetto al 2008 su un fatturato di un miliardo e cento milioni, quindi circa -220 se non addirittura -250 milioni)

    • altre spese ag­giuntive (lancio di canali tema­tici, l’operazione digitale terre­stre)

    • Il «rosso» proseguirà, nelle previsioni di Masi, nel 2011 (almeno -100 milioni) e nel 2012 (sempre almeno -100 milioni)

    • la stima che il direttore generale farà in Con­siglio sarà, verosimilmente, di un deficit di 500 milioni di eu­ro, quindi quasi 600 partendo dal 2009. Una cifra che potreb­be obbligare l’azienda a ricor­rere alle banche

    • Masi ipotizzerà (non giove­dì ma in futuro) diversi inter­venti. Per esempio immobilia­ri (vendite o messa a reddito di importanti edifici, affittan­doli). O il rientro nell’azienda principale delle attività di alcu­ne consociate, ritenute costo­se (toccherà a Rai Trade, a Rai International, a Rai Sat, a Rai Cinema?)

    • Tagliando poi i costi di alcune produzioni e del per­sonale

    • l’intervento struttu­rale e sostanziale su cui Masi dovrà inevitabilmente punta­re sarà il recupero dell’evasio­ne del canone. Un mancato in­troito del 30% degli abbonati «vale» almeno 400 milioni sul­la carta

    • il consigliere Angelo Ma­ria Petroni, nominato in Cda dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il 29 settem­bre scorso, alla Camera duran­te il convegno della rivista «Formiche», Petroni ha avan­zato di nuovo (stavolta col con­sigliere di area Udc Rodolfo De Laurentiis) la sua proposta: «agganciare» il pagamento del canone alla bolletta della luce.

       

    • l’intervento sul canone, stavolta in termini ultimativi da parte della Rai nei confronti del governo, sembra inevitabile

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    • Il giorno dopo la «rivoluzione digitale» la provincia di Torino continua a essere divisa tra chi vede la tv e chi ne vede solo una parte

    • Il passaggio tecnicamente è stato perfetto, 349 impianti si sono spenti e riaccesi senza grandi intoppi

    • «Quasi tre milioni di persone, in un giorno solo, è un’operazione inedita in Europa», dice Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, il consorzio che gestisce il passaggio

    • Il buco nero è in montagna, dove migliaia di persone continuano a vedere poco o nulla.

    • «Ci sono 65 comuni senza tv» attacca Lido Riba, presidente dell’Uncem Piemonte, l’unione delle comunità montane. «Se contiamo che tra Torino e Cuneo i comuni di montagna sono 250, significa che in uno su quattro ci sono problemi»

    • Il Corecom aveva messo in guardia sul rischio oscuramento: «C’era da aspettarselo – dice il vicepresidente Roberto Rosso – Noi l’avevamo segnalato sei mesi fa». «Ci hanno sempre detto che non ci sarebbero stati problemi», aggiunge Riba

    • Cento ripetitori. Li hanno installati, nel tempo e a loro spese, comuni e comunità montane. «Servivano per far vedere la Rai perché l’azienda non aveva mai provveduto a potenziare il segnale»

    • Venti giorni fa si è raggiunta un’intesa su 65 impianti: la Rai, entro un mese, li attrezzerà a spese del ministero delle Comunicazioni. «Il problema – aggiunge Riba – è che abbiamo scoperto che ce ne sono altri 30». Piccoli ripetitori, alcuni servono poche decine di persone, in tutto 12-15 mila.

    • sarà la Regione a sistemare quelli che servono

    • L’Uncem attacca la Rai: «Il canone lo paghiamo anche in montagna – dice Riba – e ricevere la tv pubblica è un diritto. Questa è interruzione di pubblico servizio. Chiederemo come minimo la restituzione o l’esenzione del canone»

    • La Rai si difende: «Quei ripetitori non sono gestiti da noi. Stiamo collaborando anche oltre le nostre competenze»

    • Ieri è stato il giorno delle tv private. Mauro Lazzarino, fiduciario piemontese della Federazione radio televisioni accusa la Regione di «aver investito appena 500 mila euro a fronte dei 4-9 milioni sborsati da Lazio e Campania

    • Ci hanno lasciati soli ad affrontare una rivoluzione, con spese vicine ai due milioni. Tutte le nostre richieste non hanno ricevuto risposta

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Oscurati d’Italia unitevi: boicottate il Digitale Terrestre.

Oggi hanno oscurato il GP di Formula Uno. Che peccato. Occasione sprecata la loro. Infatti non l’avrei visto lo stesso. Gli oscuramenti RAI danneggiano solo loro. Fortunatamente si vive senza tv. E si vive bene.
Pensate però a questo: hanno oscurato il TG1, vi hanno salvaguardato dalla loro stessa disinformazione. Prendetela così: è a fin di bene. Finalmente potrete liberarvi dello schermo azzurrino e di certa propaganda governativa. Potrete formarvi un’opinione vostra.
Ma se oscurassero Annozero? Che effetto si avrebbe sulla libertà d’espressione? Se Santoro non venisse trasmesso su SKY, sarebbe violato il contratto di servizio?
Intanto si scopre che la piattaforma di TivùSat è un flop. Che sorpresa. Forse che chi è rimasto senza segnale analogico, e non è raggiungibile dal digitale terrestre, abbia optato la terza via? Il farne a meno.

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    • L’ultimo incubo degli appassionati di calcio italiani è un numero a nove cifre: 199.303.404. è il call center – a pagamento e con scatto alla risposta – a cui si devono rivolgere i telespettatori che vorrebbero vedersi il campionato sul digitale terrestre di Mediaset, ma non ci riescon
    • si viene rinviati da un risponditore automatico all’altro. Così in questi giorni le sfuriate dei clienti riempiono i forum di Internet e i centralini delle associazioni consumatori
    • la pay-per-view del calcio di fatto non esiste più. Il sistema di carte prepagate con cui negli ultimi anni i calciofili potevano comprarsi le singole partite su Mediaset Premium (sul famoso digitale terrestre) è stato sostituito da un abbonamento dentro il quale Mediaset vende altri suoi canali – tipo Steel o Joy – che faticavano a decollare da soli
    • Perché Mediaset ha fatto questo passo, che ne aumenta i fatturati ma ne mette a rischio la popolarità?
    • non riguarda solo gli appassionati di pallone, ma tutti i contribuenti e i telespettatori che pagano il canone della Rai
    • bisogna tornare al 2005, l’anno in cui Mediaset lancia la sua proposta per il calcio sul digitale terrestre in concorrenza con quella satellitare di Sky
    • L’offerta di Mediaset è vantaggiosa: basta comprarsi il decoder del digitale terrestre – scontato, con il contributo dello Stato – e poi ciascuno può acquistare il match a cui è interessato a tre euro a partita (poi gli euro diventano sei, poi otto)
    • Nel frattempo il digitale terrestre viene gradualmente proposto e imposto in ogni modo
    • Poche voci si alzano a far notare che il digitale terrestre in Italia vuol dire fondamentalmente Mediaset
    • per convincere gli utenti a passare al Dtt in queste settimane si sta attuando una politica vagamente minatoria che colpisce tutti: quella di oscurare – a sorpresa e senza alcun criterio logico – la visibilità dei canali Rai sul pacchetto Sky
    • Dall’inizio dell’estate a oggi i programmi Rai che sono improvvisamente spariti dagli schermi di chi vede la tivù via satellite sono stati più di duecento
    • Nelle ultime settimane, poi, il criptaggio è diventato un mitragliamento
    • l’incredibile oscuramento – alla faccia del servizio pubblico – di oltre metà del Tg1 delle 13,30 (il 9 settembre scorso)
    • Lo scopo è evidente: rendere la visione della Rai con il telecomando Sky un percorso a ostacoli e convincere così la gente – una volta spento l’analogico – a passare al digitale terrestre.
    • basta guardare bene che cosa è stato criptato: molti programmi per ragazzini (che così fanno i bravi e passano a Boing sul digitale Mediaset); telefilm e serie tivù (così anche i genitori capiscono che aria tira e guardano Joi o Steel, sempre sul Dtt di Mediaset); e un po’ di pallone (così anche i calciofili sanno che per vedersi le partite è meglio non usare Sky)
    • La politica del criptaggio colpisce prima di tutto i telespettatori – specie quelli nelle cui regioni l’analogico è stato già spento – ma anche la Rai, che perde in media due punti di share per ogni trasmissione oscurata.
    • si usa la Rai (danneggiandola) per convincere la gente a passare al Dtt, una piattaforma che avvantaggia Mediaset. La quale invece su Sky cripta poco o niente, per non perdere audience.
    • La manovra funziona, e anche molto bene: otto milioni e mezzo di famiglie italiane si sono già comprate l’accrocco del Dtt (a parte o inserito nei nuovi apparecchi): il doppio rispetto a un anno fa. Il digitale terrestre decolla. Gli abbonamenti a Sky si fermano.
    • così si può capire anche che cosa è successo al calcio su Mediaset Premium.
    • il pubblico – che non si fida più del telecomando Sky dove i programmi scompaiono all’improvviso – è pronto per l’abbonamento a Gallery, con dentro il pallone più i canali in Dtt di Mediaset.
    • Spento l’analogico e distrutta l’affidabilità di Sky grazie al mitragliamento di ‘macchie’, resta solo l’abbonamento al Dtt di Mediaset.
    • una scappatoia ci sarebbe: acquistare un ulteriore decoder, quello diTivusat. Tivusat è la nuova piattaforma satellitare congiunta di Rai e Mediaset, dove fanno vedere tutto quello che invece viene oscurato su Sky.
    • Peccato che i nuovi decoder (peraltro quasi introvabili nei negozi) costino attorno ai 150-200 euro. A cui ci sono da aggiungere altri 100-150 euro di installazione e attivazione
    • finora Tivusat è un mezzo flop: da quando il decoder è in commercio ne sono stati venduti circa diecimila, a fronte di un potenziale di almeno tre milioni di utenti, quelli che per motivi orografici non sono raggiunti dal digitale terrestre
    • non proprio una soluzione ‘consumer friendly
    • sborsare altri 300 euro. Vittime collaterali della strategia delle macchie Rai, che serve solo a garantire l’espansione di Mediaset
  • La guerra Sky-Mediaset e le conseguenze imprevedibili dell’esposto di Marco Ferrante

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    • l’esposto al tribunale di Milano da parte di Sky contro Mediaset
    • il ricorso al giudice vuol dire che complessivamente lo spazio negoziale tra i due gruppi si restringe
    • Sky accusa Mediaset di aver rifiutato la vendita di spazi pubblicitari per un’offerta commerciale e di aver violato le norme europee sulla concorrenza. Difficile dire ovviamente come risponderà il giudice di Milano, chiamato in causa con procedura d’urgenza per un danno commerciale, ma la mossa di Sky secondo alcuni osservatori presenta tre punti controversi.
    • Il primo, giuridico, riguarda l’oggetto dell’esposto, Mediaset non ritiene di essere obbligata a mandare in onda pubblicità Sky di contenuto commerciale.
    • Il secondo punto riguarda la peculiarità dello scontro tra i due giocatori: all’esposto in materia antitrust per abuso di posizione dominante, Mediaset ha risposto con un comunicato che dice in sostanza: strano che un monopolista accusi un’altra azienda, ancorché in posizione dominante, di violazione delle norme antitrust.
    • è una situazione abbastanza estrema in cui il primo soggetto (Sky) chiede a un altro, Mediaset, che ha il 60 per cento del mercato tv nazionale, di pubblicizzare un prodotto su cui il primo soggetto (sempre Sky) ha il 92 per cento del mercato.
    • A che fare con il consenso sociale dell’iniziativa assunta da Sky e riguarda una reazione di buonsenso, giacché per un consumatore è normale che un’azienda non pubblicizzi i prodotti di un concorrente, ed è comprensibile che un editore decida di rifiutare la pubblicità di un altro
    • Il rapporto con il sentimento dei consumatori potrebbe avere un seguito per le caratteristiche peculiari del mercato tv dove un’offerta esclude l’altra, e perché implicitamente investe la questione del decoder di Sky (lo vedremo più avanti) che secondo un’interpretazione potrebbe a sua volta costituire il punto di attacco di una vertenza antitrust proprio nei confronti del braccio italiano del gruppo di Rupert Murdoch.
    • Il primo riguarda l’accusa mossa dai pro-Sky contro la Rai alleata di Mediaset, riguardo l’ipotesi di abbandono della piattaforma commerciale (decoder e telecomando) di Sky. In effetti il servizio pubblico deve osservare l’obbligo di legge di essere presente su tutte le piattaforme. Ma che cosa si intende per piattaforma? Se la piattaforma è la tecnologia di trasmissione (satellite, digitale terreste, Iptv) Rai non sarebe in difetto lasciando la piattaforma di Sky, perché l’avrebbe sostituita con un’altra piattaforma – gratuita – Tivù Sat.
    • Se invece per piattaforma si intende il sistema commerciale, il decoder insomma, allora è un altro discorso, la Rai sarebbe obbligata a stare sul decoder di Sky, che però è sostanzialmente un sistema chiuso, perché Sky è proprietaria del decoder e può utilizzare liberamente le zone teoricamente neutre del decoder: come ha fatto per esempio con la guida tv (i tasti di navigazione dei programmi) che ospitava in audio i messaggi promozionali nella campagna pubblicitaria a sostengno del Fiorello show.

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L’intoccabile. Le mani su tutto. Questa è l’età del piduismo compiuto.

l'intoccabile

Mr b, ancora lui, sempre lui. Un articolo di L’Espresso mostra le tappe di una escalation, quella che porta al monopolio di fatto dei mezzi di informazione. Dal controllo vero e proprio, alla espansione di una sfera d’influenza che ammorbidisce se non elimina gli spigoli di una eventuale informazione critica.
I suoi interessi non hanno confini. Travalicano le frontiere. In Russia si intende amabilmente con i monopolisti del gas di Gazprom. In Libia fa affari con il Colonnello Gheddafi e una nuova televisione.
A Milano intanto manifesti abusivi lo raffigurano nella locandina del film “Gli Intoccabili”. Vox Populi.

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    • Milena Gabanelli azzoppata. Sotto pressione per il tentativo di mandare in onda il suo “Report” su Raitre senza rete di protezione legale da parte di viale Mazzini. Marco Travaglio in discussione. Ancora privo di contratto, a meno di essere trattato nel programma ? Anno zero” di Michele Santoro su Rai Due non da editorialista come gli anni precedenti ma da ospite all’interno di un contraddittorio.
    • La spada di Tarak, invece su La7. Ovvero l’aleggiare del tacito interesse di Tarak Ben Ammar, letto da molti come una sorta di diritto di prelazione da parte di un uomo potente piazzato nei cda della stessa Telecom e nella Mediobanca di Cesare Geronzi (un tempo era stato anche consigliere di Mediaset nonché testimone in difesa di Berlusconi nei processi di Mani Pulite) e allietato da un portafoglio di amicizie pesanti: dal Cavaliere a Massimo D’Alema fino a Rupert Murdoch.
    • Tappe di un’avanzata mediatica che non sente neanche il dovere di camuffarsi. Un autunno da ricordare come la manifestazione della brama di un controllo sui gangli dell’informazione e della televisione sfacciata come mai prima d’ora. Dove le poche free zone rimaste di reti, telegiornali, emittenti, società di Tlc fanno fatica a sottrarsi all’influenza ambientale, persuasiva e economica dell’inquilino di Palazzo Chigi. Forse perché nel terzo governo Berlusconi, la comunicazione sta definitivamente prendendo il posto della politica. Ed è su questo tavolo, su questo sistema che si giocherà la grande partita del Cavaliere. Non sull’azione ma sulla rappresentazione.
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato definito da Giuseppe Giulietti, deputato Idv
    • L’uomo di legge, Nicolò Ghedini. L’uomo di carta, Vittorio Feltri. Pronti ad assecondarlo nell’opera di esclusione ed eliminazione dell’informazione non allineata. In un delirio di intolleranza come è stato def
    • al Tg1 di Augusto Minzolini manca ancora un tocco, il boccone prelibato per la Lega: la nomina del sesto vicedirettore cioè Enrico Castelli, spesso al seguito del Cavaliere nel settentrione d’Italia, con una sorta di delega per l’informazione del Nord da gestire con tre giornalisti ad hoc.
    • il terzo canale, zona franca della tv pubblica, a parte il recinto di Michele Santoro a Raidue (alla domanda: «Andrete in onda senza Travaglio? » Sandro Ruotolo risponde senza sbilanciarsi: «”Anno zero” è Santoro, Vauro, Marco Travaglio…».
    • Ecco, la terra libera di “Report” («Mi auguro che la cancellazione della clausola di manleva rientri », commenta Gabanelli «In caso contrario sarebbe complicato fare un programma d’inchiesta dove la maggior parte delle cause sono pretestuose tanto che in 13 anni di vita, non ne abbiamo mai persa una»
    • Il ticket perfetto per Raitre ci sarebbe: Enrico Mentana al Tg3 (nell’agenda del direttore generale Mauro Masi un incontro con lui). Giovanni Minoli alla rete con l’interim della sua Rai Educational, trasformata da lui in un gioiellino. Per carità, fior di professionisti. Ma soprattutto, nessuno dei due, un salto nel buio.
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    • Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell’amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste “un altamente discutibile comune interesse negli affari”.
    • accusa Berlusconi di un “decisamente sconcertante conflitto d’interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia
    • le notizie in questione erano già circolate nel nostro paese, anche se nessun organo d’informazione le aveva trattate con particolare attenzione, mentre secondo il Guardian si tratta di una faccenda che “meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo”
    • Il Guardian scrive che in giugno, come riportato “da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor”, una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, “con circa il 22 per cento” del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi.
    • Quinta Comunication e Mediaset, ossia l’impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication.
    • Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L’ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell’ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l’aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell’operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento.

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La vendetta rende ciechi. Ma cosa ci fa l’Esercito in Afghanistan?

Mentre Mr b urla "Povera Italia". Mentre Boffo si dimette. Mentre Il Giornale di Feltri va in stampa con pagine e pagine di non-notizie. Mentre il TG1 scopre gli affitti in nero per gli studenti – affittopoli, l’hanno chiamato questo nuovo (nuovo?) scandalo: il primo titolo stasera, che ottenebra tutti gli altri. Ma qualche menzione sull’Afghanistan? Sono morti 90 – in lettere: NOVANTA – civili sotto le bombe della NATO. Le abbiamo sganciate anche noi. Anche l’Italia ha contribuito a sganciare queste bombe. In virtù dell’art. 11 della Costituzione. In dispregio dell’art. 11. Nell’articolo undici non è scritto che l’Italia partecipa alle organizzazioni internazionali che praticano la guerra. No. Il secondo comma dice un’altra cosa.

L’Italia […] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Dice pace e giustizia. In Afghanistan non vi è pace né giustizia. Cosa fa l’Esercito Italiano in Afghanistan?
I giornali saranno pure sganciati dalla realtà, ma il presidente del Consiglio non è reale. E’ iper-reale. E’ parossistico. Poiché gli eventi gli si ritorcono contro e la realtà sfugge a ogni suo tentativo di controllo.
Ora pure l’Afghanistan.

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    • Decine di persone, almeno novanta secondo il governatore provinciale Mohammad Omar, hanno perso la vita nel nord dell’Afghanistan a causa di una gigantesca esplosione provocata da un raid aereo dell’Isaf, la Forza internazionale di assistenza per la sicurezza guidata dalla Nato.
    • la notte scorsa velivoli alleati hanno bombardato alcune autocisterne che erano state sequestrate da un commando di taliban lungo la strada che, nel distretto rurale di Ali Abad, conduce al villaggio di Angorbagh, nella provincia settentrionale di Kunduz. Immediata la condanna del presidente Karzai: "Inaccettabile colpire i civili".
    • Secondo Omar l’esplosione è avvenuta mentre i taliban stavano distribuendo carburante ai civili. Secondo quanto riferisce il capo della polizia locale, Baryalai Basharyar Parwani, ieri sera ribelli si erano impadroniti di un camion cisterna sull’autostrada ad Angorbagh, nel distretto di Kunduz. "Il camion si è impantanato nel letto di un fiume. C’erano dei civili con i taliban e sono stati bombardati. Più di 60 persone sono state uccise o ferite".
    • La forza Nato in Afghanistan ha confermato di aver attaccato con mezzi aerei i camion cisterna nella provincia settentrionale di Kunduz, aggiungendo che "un gran numero di ribelli sono stati uccisi". La Nato ha aggiunto anche che sta accertando ferimento e uccisione di civili: "Sembra che molti feriti civili siano stati evacuati e ricoverati in ospedali locali. C’è forse un diretto legame con l’incidente avvenuto con due autocisterne"
    • Al telefono con lo Spiegel on line, il leader dei taliban del distretto Shar Darah, Muallah Shaumudin, ha dichiarato che i morti sarebbero non 90 ma 150. Tra loro, nessun ribelle. "I taliban hanno consegnato le autocisterne alla popolazione povera e poi abbandonato subito l’area"
    • Si tratta di una "tragedia che non possiamo accettare", ha detto in serata a Stoccolma il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, perché "siamo in Afghanistan per difendere la sicurezza degli afgani e non per provocare la morte di civili".
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    • La fonte è il TG3, 4 settembre, ore 14 e 30. Lo studio si collega con la giornalista che ha seguito il presidente del Consiglio. Berlusconi ha presieduto il “comando interforze” delle Forze armate italiane (questo organismo del vertice militare è dislocato presso l’aeroporto di Ciampino) in una giornata difficile per la Nato.
    • un aereo della Alleanza ha colpito e fatto esplodere un’autocisterna carica di carburante catturata dai telebani. L’autocisterna era al centro di un villaggio. L’esplosione e l’immensa fiammata hanno fatto strage di civili
    • Le notizie dall’Afghanistan parlavano di popolazione in rivolta contro la Nato.
    • si è visto nella sequenza un Berlusconi scuro in volto, con i lineamenti irrigiditi dalla tensione, dirigersi minaccioso verso le telecamere. Ha teso il braccio come per un drammatico annuncio e ha pronunciato con durezza, scandendo le sillabe, queste parole: “Sui giornali c’è tutto il contrario della realtà. Povera Italia”.
    • Dati i tragici eventi militari della giornata, le parole sarebbero rimaste misteriose, come pronunciate da un oracolo intraducibile, se la collera non avesse indotto Berlusconi a voltarsi di nuovo verso giornalisti e telecamere. Ha detto, mostrando i denti:
      “Povera Italia, con questa informazione di cui voi siete i protagonisti.”
    • VOLEVA DIRE: “LA VENDETTA E’ APPENA COMINCIATA”. E chi se ne frega del mondo. La vendetta riguarda l’oltraggio alla virilità di Berlusconi.

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Guerre di giornali. Se D’Alema aspira a essere un Mr b.

Mentre Mr b avanza le sue truppe in Spagna a caccia del rebelde El Pais, per costruirsi una nuova dominanza in Europa tramite i media spagnoli e esercitare una pressione a News Corp. di Murdoch con la penetrazione in sudamerica; mentre Mr b attua la sua strategia anti-Ottobre Rosso anestetizzando tutte le bocche critiche che ancor si affacciano nel mare nostrum dell’editoria e delle tv; mentre gli spalloni di Mr b fanno da contrabbasso ai titoli de Il Giornale, ispirati al veleno del feltri-cattivismo, la pratica di rovistare nella spazzatura e negli armadi degli oppositori per ostentarne gli scheletri e indi bastonare il moralista che c’è in loro; mentre Mr b sguinzaglia il talento giuridico di tal Ghedini, avvocato ma anche parlamentare ma anche dipendente di Mr b medesimo, contro le famose dieci domande messe al mondo dalla Repubblica di Ezio Mauro, e ivi rimaste vivendo esse di vita propria e legittimate dalla domanda di verità, cosa fanno a "sinistra"? Quella sinistra, sì, la stessa, che Bersani si gloria di poter ancora pronunciare?
Dallo stratega D’Alema e dal suo delfino Bersani non giunge alcun riscontro sulla questione nomine Raitre. Anzi, i due sembrano proni all’idea di una "normalizzazione" della rete, nella linea editoriale e nella pratica di spesa, troppo parca, troppo virtuosa. I dalemiani non si dispiacciono delle querele a La Repubblica, probabilmente. Avrebbero fatto lo stesso. A Red Tv, per esempio, hanno fatto un repulisti. Via questo, dentro quello. Obiettivo: una linea editoriale più consona. A L’Unità stanno facendo pressione a Concita De Gregorio. Il cdr sembra, si dice, essere in difficoltà relazionale con la direzione del giornale.
Il D’alema, mirandosi nello specchio, immagina forse d’essere un novello tycoon dell’editoria italiana, immagina per sé il medesimo potere di fuoco di Mr b. Forse aspira alla successione. Forse ne invidia l’armamento. E nel suo piccolo si comporta alla medesima maniera.

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    • Comprare. Se i giornalisti stranieri sono ostili, se le minacce le intimidazioni i ricatti a cui gli editori italiani sono abituati non sono sufficienti allora la soluzione è comprare. Berlusconi punta sulla Spagna: El Paìs e il gruppo di cui fa parte.
    • Certo c’è in gioco anche l’enorme mercato pubblicitario liberato dall’iniziativa di Zapatero di eliminare gli spot dalla tv pubblica.
    • l’ingresso di Telecinco, la tv spagnola controllata da Mediaset, nell’azionariato di Prisa avrebbe come conseguenza il controllo di fatto del primo quotidiano di Spagna, El Paìs, la cui penetrazione in Sudamerica è potentissima e il cui prestigio indiscusso.
    • Negli ambienti della politica e dell’editoria spagnola l’assalto di Berlusconi è dato per imminente: ottobre, forse già settembre. In un seminario del settore che si è svolto nei giorni scorsi sui Pirenei si è parlato apertamente di «italianizzazione» del sistema mediatico.
    • Gli spagnoli usano il termine italianizzazione come noi usiamo «balcanizzazione»: intendono indebolimento dei controlli e delle regole, guerre sanguinose, potere del più forte sul più debole e, sullo sfondo, corruzione.
    • È noto che El Paìs ha svolto negli ultimi mesi un lavoro capillare di informazione sulle inchieste che coinvolgono il presidente del Consiglio italiano. Il 1 giugno scorso è stato, insieme a l’Unità che portava la foto in copertina, il solo altro quotidiano europeo a mostrare l’immagine del musicista Apicella sull’aereo di Stato.
    • ha potuto pubblicare le immagini di Villa La Certosa
    • L’audience del sito internet del Paìs ha raggiunto in quei giorni tre milioni di contatti. L’informazione che il giornale spagnolo ha continuato a dare, a dispetto delle pressioni diplomatiche, è stata amplissima nei mesi successivi.
    • Il gruppo Prisa, a due anni dalla morte del suo potentissimo fondatore Jesus de Polanco (detto “Gesù dal Gran Potere”), si trova indebitato per circa 5mila milioni di euro.
    • errata operazione di fusione tra il comparto della carta stampata (il Pais in testa, primo quotidiano di Spagna per vendite, in buona salute economica) e tutto il settore televisivo di cui fanno parte la tv privata Cuatro, diverse radio e tv locali, un potente settore multimediale: il debito accumulato dalle tv ricade sulla carta stampata.
    • Il principale concorrente nel settore privato di Prisa è il gruppo Mediapro che fa capo a Jaume Roures, proprietario della Sexta (un’altra importante tv privata) del quotidiano in ascesa Publico e di molti altri media minori
    • La battaglia per i diritti del calcio ha visto il gruppo Mediapro prevalere su Prisa
    • Dal punto di vista politico Mediapro è oggi più vicino a Zapatero di quanto non lo sia El Paìs, le cui relazioni col governo socialista si sono andate raffreddando. Tra la Cuatro e la Sexta c’è Telecinco, di proprietà di Berlusconi
    • Del resto Berlusconi ha sempre sostenuto che il suo ideale sia una tv pubblica senza pubblicità. Di fatto, l’esempio americano insegna, la tv pubblica senza pubblicità tende a marginalizzarsi in favore dei colossi privati. La stessa Bbc, che sempre si chiama ad esempio per sostenere il contrario, sta rivedendo la sua strategia storica.
    • La situazione generale è dunque favorevolissima al rafforzamento di Berlusconi nel mercato spagnolo. Appoggiato naturalmente dal Partito popolare e non ostacolato da Zapatero, che – scrivono gli editorialisti – ha immaginato un sistema che limitasse lo strapotere di Prisa (non più docile col suo governo quanto era stata filosocialista in passato), sistema che potrebbe infine ritorcerglisi contro.
    • Berlusconi editore della Cuatro e del Paìs cambierebbe molto il quadro politico anche interno, con il Psoe in calo di gradimento.
    • Dal punto di vista del Cavaliere, in grandi ostilità con Murdoch, si tratterebbe invece di un notevole rafforzamento negli equilibri del panorama delle telecomunicazioni non solo europee. Gli interessi di Prisa nelle due Americhe sono, si è detto, notevoli. Avrebbe inoltre il controllo su una delle più autorevoli voci libere nel panorama della stampa europea.
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    • I dirigenti di Rai3 trovano doveroso esprimere tutto il loro stupore ed il loro sconcerto per il persistere di notizie relative alla sostituzione del direttore della rete, Paolo Ruffini. 
    • Questa ipotesi non solo non è legata ad una scadenza del mandato ma è priva di qualsiasi motivazione editoriale o professionale e avrebbe effetti fortemente negativi sull’immagine e la credibilità del servizio pubblico mettendo di fatto in discussione la continuità di una linea editoriale vincente
    • è doveroso sottolineare che questi risultati sono stati resi possibili da una direzione che ne ha costantemente fatto il primo obiettivo da raggiungere, fondandolo sul rispetto del telespettatore e sulla difesa della libertà di manifestazione del pensiero, salvaguardando l’autonomia di ogni dirigente e l’identità delle visioni culturali di ciascuno, e garantendo un’offerta ineguagliata nel campo delle inchieste, della cultura, della satira, della televisione intelligente.
    • i sottoscritti ribadiscono il loro profondo sconcerto di fronte ad ipotesi che, apparendo  prive di logiche aziendali, si prestano ad essere interpretate come un indebolimento di quel pluralismo che è stato giustamente definito dal presidente Garimberti come “il tratto distintivo dell’identità di servizio pubblico”
    • *Luigi Bizzarri, Mussi Bollini, Annamaria Catricalà, Francesco Di Pace, Maria Vittoria Fenu, Enrico Ghezzi, Stefano Marroni,, Fernando Masullo, Loris Mazzetti, Rosanna Pastore, Lucia Restivo, Lucia Riva, Anna Scalfati, Sara Scalia, Andrea Valentini
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    • La crisi del Partito Democratico si riflette sui media di riferimento del centrosinistra ingarbugliando una matassa capace di legittimare i piani di lottizzazione della Rai “orditi” a palazzo Grazioli.
    • Difficoltà, quelle della sinistra, capaci dimettere in difficoltà pure l’Unità in mano a Conchita De Gregorio e gettare dubbi tra i giornalisti di Red Tv, dopo il cambio ai vertici deciso alla fine di giugno.
    • il Cavaliere avrebbe un appoggio da parte dell’ala dalemiana del Pd
    • L’attivismo di D’Alema, però, non si avverte solo in viale Mazzini.
    • a Red Tv, ex Nessuno Tv, dove il direttore responsabile Claudio Caprara è stato sostituito da Francesco Cundari, 31enne ex firma del Riformista e del Foglio.
    • si discute sulle possibilità di Enrico Mentana di diventare direttore del Tg3 ( si parla anche di La7) al posto di Antonio Di Bella o quelle di Gianni Minoli a Rai Tre in sostituzione di Ruffini
    • Masi deve sbrigare altre richieste di palazzo Grazioli. Tra i corridoi della tv pubblica circolano voci inquietanti. «La Buttiglione non sta usando il lanciafiamme come dovrebbe», oppure «Tanto Sandro Curzi è morto, a Rainews 24 si potrebbe ricavare un altro posto da spartire».
    • Al posto della Buttiglione dovrebbero arrivare Alberto Maccari, in quota An, con un condirettore di casa leghista, Alessandro Casarin.
    • Poi toccherà alle redazioni dei tg regionali
    • Sul posto di Corradino Mineo, arrivato con Curzi, ci si sta ragionando sopra. Su Rai International, invece, diminuiscono di giorno in giorno le quotazioni di Piero Badaloni. An, che tiene molto ai rapporti con gli italiani all’Estero, avrebbe chiesto la sua testa. Possibile anche la sostituzione di Maurizio Braccialarghe, amministratore delegato della Sipra, la cassaforte della Rai. Il nome che circola è quello di Antonio Martusciello, che ha avuto già un passato in Sipra ed ha lavorato pure in Publitalia
    • Infine Del Noce, non più gradito come una volta a Rai Fiction, che potrebbe cedere lo sgabello a Carlo Rossella o a Clemente Mimum.
    • Red Tv

      Il 22 giugno è stata data notizia dell’arrivo di Cundari al posto di Caprara. L’ordine diventerà operativo dal primo settembre.

    • L’arrivo di Cundari, deciso nel Cda, grazie al peso di Matteo Orfini, spin doctor di Massimo D’Alema, rischia infatti secondo alcuni redattori di far diventare «questa Radio Radicale televisiva» un nuovo «ufficio stampa dei dalemiani».
    • In redazione si scherza sulla nuova “D’Alema Tv”, che ha 4,1 milioni di euro di contributo pubblico.
    • Mario Adinolfi, vicedirettore ci ragiona sopra, ma non troppo: «La trasparenza di solito è un’arma vincente» scrive sul suo blog smentendo la notizia che la decisione dell’avvicendamento sia stata presa di notte. La sensazione che circola a palazzo Grazioli è che «D’Alema abbia giocato come al solito in sordina per tutti questi mesi».
    • Poi si sia deciso a dare la zampata, forse anche in chiave del congresso del 25 ottobre.
    • L’Unità

      L’arrivo delle risorse della Cgil nel quotidiano fondato da Gramsci, stanno iniziando a creare non pochi problemi nella redazione di via Benaglia. Si parla diffusamente di «scazzi» e «sfuriate».

    • Il vicedirettore Giovanni Maria Bellu, scelto dalla De Gregorio come condirettore, è stato bocciato dai redattori. La direttrice voleva sostituire all’Economia Rinaldo Gianola, ma la Cgil l’ha dissuasa. «La sensazione è che la nave corra senza timoniere»
    • la De Gregorio non è stata neppure invitata alla Festa democratica di Genova

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Marino: il PD si astenga dalle nomine. CdA RAI contro la Gabanelli e Report, senza assistenza legale.

Ignazio Marino stamane torna a chiedere al PD tutto di fare retromarcia sulle nomine di Raitre in modo da lasciare la pratica della lottizzazione, e la sua ignomia, alla maggioranza, fugando ogni dubbio sul ruolo del PD e invece mostrando le macchinazioni del CdA che tenta di mettere la museruola a trasmissioni scomode. La notizia che circola in rete sulla Gabanelli e su Report, è che verrebbero lasciati senza tutela legale. Report, con il suo coraggioso giornalismo d’inchiesta – senza eguali nel panorama televisivo – verrebbe così esposto alle querele e pertanto il proseguio della sua attività ne risulterebbe messo a pregiudizio.

Marino domani sarà in Piemonte: questo il programma

Ignazio in Piemonte

  • Alle ore 11.30 Ignazio terrà una conferenza stampa nella sede del Pd di Novara.
  • Alle ore 12.30 Aperitivio pubblico Piazza Martiri – Novara.
  • Alle ore 15.30 Ignazio incontrerà i partecipanti alla Tavola Valdese.
  • Alle ore 17.00 Ignazio Marino parteciperà all’incontro “Le sfide del nostro tempo” presso la Festa Democratica del pinerolese a Torre Pellice – centro polivalente in via filatoio (ex stadio del ghiaccio).
  • Alle ore 19.00 Ignazio sarà alla Cascina Roccafranca di Torino per un aperitivo con amici e sostenitori.
  • Alle ore 21.00 alla Festa Democratica di Torino presso il Parco Ruffini, Ignazio Marino sarà intervistato da Vera Schiavazzi.

Qui invece potete ascoltare il podcast della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora” dove Marino parla del suo programma:

  • La Repubblica – Quotidiano – Data 28-08-2009

    Nomine Raitre prima del Congresso del Pd

    Sen. Ignazio Marino:
    In più occasioni sono intervenuto sulla necessità di un cambio di governance per il servizio pubblico radiotelevisivo. L’ho fatto, anche recentemente, affermando con forza che non tocca al segretario del Pd – quale esso sia o sarà – scegliere e imporre i direttori di Raitre e del Tg3. Condivido l’approccio e i timori espressi da Curzio Maltese e non accetto l’idea che, per decidere le nomine della terza rete e del suo telegiornale, si debba aspettare il Congresso del Partito Democratico. Sarebbe un pessimo segnale politico, soprattutto in forte contraddizione con lo spirito e l’identità che vogliamo per il Pd. La proposta che avanzerò martedì, nel corso della Segreteria del Pd, è semplice: Pierluigi Bersani, Dario Franceschini ed io si faccia insieme un appello, perché il Consiglio di amministrazione della Rai proceda celermente con le nomine in sospeso, assumendosi la piena responsabilità delle scelte che compie. Non voglio neppure immaginare che il richiamo alla responsabilità di tutti i consiglieri possa tradursi in una normalizzazione della Rete e del Tg3. Ci sono trasmissioni di successo come quelle, tra le altre, di Milena Gabanelli, di Fabio Fazio, di Serena Dandini, di cui il servizio pubblico dovrebbe essere orgoglioso. La qualità dell’informazione è una questione centrale per la nostra democrazia: democrazia non è soltanto poter esprimere liberamente la propria opinione, ma anche avere accesso ad un’informazione libera.

    • si accende ora lo scontro su Rai 3 e TG 3, che nello schema della lottizzazione storica dominante nel Servizio Pubblico spettano alle scelte del PD, ma che il premier dichiaratamente non sopporta
    • sembra riaprirsi così una giostra di nomi, il cui esito dipenderà da giochi  di potere, anche con personalismi all’interno del CDA, non certo da oggettive valutazioni sulle professionalità e le esperienze acquisite, la qualità dei contenuti, i bilanci degli ascolti, il consenso di quella parte dei cittadini che, considerate le scelte delle altre Reti, già permeate dal modello evasivo e propagandistico caro al premier, su Rai 3 appuntano i residui motivi di affezione al Servizio Pubblico.
    • Il PD a sua volta, immerso a testa bassa solo nel confronto congressuale, sembra vivere su un altro pianeta e rischia di essere posto all’angolo, assumendosi brutalmente l’immagine del lottizzatore
    • E tutto questo passerà largamente al di sopra della società italiana, tramortita da un quadro dell’informazione televisiva fatto del nulla, dove la banalità e il conformismo affogano gli enormi problemi della realtà
    • E’ decisivo comprendere come gli attacchi di Berlusconi a Rai 3 e il tentativo di cambiarne assetti, gestione e probabilmente scelte editoriali non sono cosa diversa, ma costituiscono una parte essenziale di questo piano, che non si accontenta più  del servilismo dell’impero mediatico, sul parametro del TG 1, ma che esige un bavaglio più stretto, rifiutando anche sprazzi di verità, di memoria  critica, attraverso inchieste,  news non reticenti, uso della diretta giornalistica nel vivo delle situazioni sociali e delle battaglie sui diritti.
    • Sull’obiettivo di salvare e rendere anzi più incisivi i Report, gli approfondimenti del TG 3, le serate di Lucarelli, le inchieste di Jacona, come la satira intelligente e creativa, si può saldare subito uno schieramento, che veda insieme i tanti giornalisti e tecnici Rai che non accettano di esercitare il mestiere ammanettati dal potere

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Altre prove di asservimento. La RAI fa prevenzione.

Altri tasselli della nuova strategia aziendale che il Masi persegue con fare machiavellico. Ora impegnato sul fronte RAI3, ora intento a giustificare interventi censori nei confronti dei promo di Videocracy, film distribuito da Fandango, nelle sale dal 4 Settembre, che parla di televisione e della trasfigurazione femminile mediata attraverso lo schermo. La RAI riufiuta di fare pubblicità al film, quindi lo censura, e parla di questo come di un intervento di prevenzione verso un’opera che esplicitamente critica il governo e il suo principale esponente.
Ah, il reato di lesa maestà.

    • GLI attuali direttori di Tg3 e RaiTre, Antonio Di Bella e Paolo Ruffini, sono ritenuti da tutti ottimi professionisti
    • I vertici Rai, che invece non brillano né per doti professionali né per fantasia, hanno infine convenuto d’indicare all’opinione pubblica il colpevole più banale: la sinistra.
    • Sarebbe il Pd a volere il caos della terza rete per poter lottizzare dopo il congresso, secondo il volere del vincitore.
    • Nel mirino di Berlusconi non ci sono tanto questa o quella poltrona Rai, le ha già quasi tutte. Se così fosse, non varrebbe neppure la pena di parlarne. Ma al premier interessa piuttosto eliminare un gruppo di programmi amati e, per lui, pericolosi. Si tratta anzitutto di "Che tempo che fa" di Fabio Fazio e di "Report" di Milena Gabanelli
    • Un bouquet di trasmissioni che ha molti meriti o demeriti, dipende dai punti di vista. Riescono a coniugare qualità e popolarità, danno un senso al concetto di servizio pubblico e tengono attaccato alla Rai un pezzo d’Italia moderna e intelligente, assai ambita dai pubblicitari, la quale altrimenti sarebbe già del tutto emigrata sul satellite. L’obiettivo del premier e padrone di Mediaset è di cancellarli. Stavolta con calma, senza editti, lavorando di cesello sul palinsesto e tagliando i fondi.
    • Il direttore Ruffini, degno erede di Angelo Guglielmi, non accetterebbe mai di sottoscrivere una simile sterilizzazione della rete. Occorre dunque uno spaventapasseri di sinistra disposto alla bisogna, in cambio della poltrona. Se ne trovano a mazzi, basta fare un fischio e si forma la coda davanti a Palazzo Grazioli.
    • Può stupire che Berlusconi, con tutto il potere di cui dispone, si concentri su questa battaglia. Ma il risultato alle elezioni europee di giugno l’ha ormai convinto che anche le riserve indiane debbano essere bonificate e gli ultimi professionisti della comunicazione vadano sostituiti con burattini pubblicitari manovrati da Palazzo Chigi.
    • Nelle televisioni italiane è vietato parlare di tv, vietato dire che c’è una connessione tra il capo del governo e quello che si vede sul piccolo schermo. La Rai ha rifiutato il trailer di Videocracy il film di Erik Gandini che ricostruisce i trent’anni di crescita dei canali Mediaset e del nostro sistema televisivo.
    • La risposta è stata che la Rai non avrebbe mai trasmesso i nostri spot perché secondo loro, parrà surreale, si tratta di un messaggio politico, non di un film", dice Domenico Procacci della Fandango che distribuisce il film. Netto rifiuto anche da parte di Mediaset, in questo caso con una comunicazione verbale da Publitalia. "Ci hanno detto che secondo loro film e trailer sono un attacco al sistema tv commerciale, quindi non ritenevano opportuno mandarlo in onda proprio sulle reti Mediaset".
    • Con una lettera in stile legal-burocratese, la tv di Stato spiega che, anche se non siamo in periodo di campagna elettorale, il pluralismo alla Rai è sacro e se nello spot di un film si ravvisa un critica ad una parte politica ci vuole un immediato contraddittorio e dunque deve essere seguito dal messaggio di un film di segno opposto.
    • lo spot veicola un "inequivocabile messaggio politico di critica al governo" perché proietta alcune scritte con i dati che riguardano il paese alternate ad immagini di Berlusconi", prosegue Procacci "ma quei dati sono statistiche ufficiali, che sò "l’Italia è al 67mo posto nelle pari opportunità"
    • A preoccupare la Rai sembra essere questo dato mostrato nel film: "L’80% degli italiani utilizza la tv come principale fonte di informazione". Dice la lettera di censura dello spot: "Attraverso il collegamento tra la titolarità del capo del governo rispetto alla principale società radiotelevisiva privata", non solo viene riproposta la questione del conflitto di interessi, ma, guarda caso, si potrebbe pensare che "attraverso la tv il governo potrebbe orientare subliminalmente le convinzioni dei cittadini influenzandole a proprio favore ed assicurandosene il consenso".
    • Le riprese del film, se pure Villa Certosa si vede, è stato completato prima dei casi "Noemi o D’Addario" e non c’è un collegamento con l’attualità. Ma per assurdo, sottolinea Procacci, il collegamento lo trova la Rai.
    • Nella lettera di rifiuto si scrive che dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi "caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all’ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell’attività di imprenditore televisivo".
    • "Siamo in uno di quei casi in cui si è più realisti del re – dice Procacci – Ci sono stati film assai più duri nei confronti di Berlusconi come "Viva Zapatero" o a "Il caimano", che però hanno avuto i loro spot sulle reti Rai. E il governo era dello stesso segno di oggi. Penso che se questo film è ritenuto così esplosivo vuol dire che davvero l’Italia è cambiata".

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Oscuramento & Oscurantismo. A quando il decoder per non vedere la tv?

L’oscuramento di Svizzera-Italia fa il pari alle menti ottenebrate che girano in RAI. Tale Paragone, il vice direttore di Libero (che ricordiamo, Libero è solo di nome ma non di fatto), si scanna contro gli operai Innse rei di aver – udite, udite – violato la Costituzione nonché le norme per la sicurezza sul lavoro.
Paragone, il moderno costituzionalista, non ha sprecato neanche un grammo del suo inchiostro per combattere l’incostituzionalismo – per esempio – del Lodo Alfano. Paragone non sa che vuol dire perdere il lavoro. Qualcuno – ma è solo un auspicio – dovrebbe fargli provare questa insana esperienza, sicché egli abbia modo di scrivere dell’incostituzionalismo del suo datore di lavoro. Chissà se si barrica sulle antenne RAI?
In ogni modo, la bellicosa RAI, con la pratica degli oscuramenti (badate bene: per gli immigrati irregolari ci sono i respingimenti, per i competitors ci sono gli oscuramenti, ma da chi avranno imparato, forse dagli stessi da cui hanno mutuato questo grande sprezzo per le regole e per i principi – suppongo).
Ci si augura presto anche l’oscuramento dei tg, in special modo quelli delle venti.

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    • Paragone attacca  “ la triplice “ e accusa  i lavoratori di aver violato la costituzione e le norme sulla  sicurezza.
    • Perché tanto furore per gli operai invece, tanto silenzio per le leggi bavaglio che stravolgeranno la costituzione?
    • Come mai i ministri padani non si sono recati sotto la gru per esprimere solidarietà alla propria gente? Qualcuno forse era amico del vecchio proprietario che voleva chiudere e vendere l’area? Perché tanto legittimo amore per la prevenzione e la sicurezza non si sono sentiti quando il governo, padani compresi, ha annunciato l’intenzione di devastare il testo unico sulla sicurezza e di rendere più morbide le sanzioni per gli imprenditori senza scrupoli?
      • La questione sicurezza sul lavoro? Ma è superata. Fino a Luglio era prioritaria la questione sicurezza (e basta). D’ora in avanti sarà prioritaria la questione sicurezza personale (del Re Assoluto, lui Mr b) altrimenti detta: privacy. E se riescono a gestire il tutto, alla questione sicurezza di (Mr b), si aggiungerà un piccolo ma fondamentale capitolo chiamato: sicurezza da (lla Magistratura). Questa l’agenda del Governo. – post by cubicamente
    • La verità è che gli operai di Milano hanno bucato l’oscurità mediatica, riproponendo la questione sociale, vera e propria bestia nera di una destra ottusa e di chi gioca le sue carte solo e soltanto sulla questione etnica
    • Forse la motivazione è arrivata oggi, con questo editoriale che riprende quasi alla lettera le polemiche di Berlusconi contro gli operai e contro chiunque, Tg3 in testa, osi ancora nominare la povertà e il conflitto sociale.
    • Non sappiamo se gli “operai appollaiati” sulla gru, per usare l’elegante espressione di Paragone, abbiano vinto o stravinto, di sicuro hanno dato, insieme alle loro famiglie e ai loro compagni, una straordinaria lezione di civiltà e di dignità, umana e politica.
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    • Questa tendenza compulsiva all’oscuramento nasce in casa Rai in piena guerra tra colossi
    • secondo il contratto di servizio, l’altra sera la Rai – che ha l’obbligo di trasmettere su tutte le piattaforme, satellite compreso – in teoria non poteva oscurare la partita
    • Ma come ha spiegato – in veste imprecisata, ma comprensibile ai più – il viceministro alle comunicazioni Paolo Romani in una lettera al Corriere della sera, quello non vuol mica dire che Rai deve trasmettere su Sky. Infatti in teoria l’altra sera la partita è andata anche sul satellite, appunto per Tivùsat
    • Il punto è che per ricevere Tivusat serve un apposito decoder che al momento è più introvabile di un Gronchi rosa: e che inoltre costa circa cento euro – particolare questo che viene stranamente fatto passare sotto traccia nelle dichiarazioni ufficiali
    • Tecnicamente, il nuovo decoder serve per assicurare la visione dei canali Rai e Mediaset anche nelle zone dove è difficile la ricezione del digitale terrestre, ossia del sistema destinato a soppiantare del tutto in pochi mesi il vecchio analogico
    • se qualcuno avesse avuto intenzione di abbonarsi a Sky perché in quel modo avrebbe visto "anche" i canali Rai e Mediaset, adesso ha un’alternativa molto conveniente a disposizione
    • Terzo, pare, si dice, che tutto sia l’anticamera per far sparire del tutto i canali Rai e Mediaset dal decoder di Sky
    • lo scenario non è indolore per nessuno: i canali Rai e Mediaset sono molto visti attraverso Sky e la pubblicità va di conseguenza
    • questo come atto finale di una guerra non dichiarata ma abbondantemente nelle cose e che fa accapponare la pelle a un paese molto attento ai conflitti di interesse
    • qui siamo al nostro povero telespettatore, al momento perlopiù ignaro
    • L’oscuramento di Svizzera-Italia via sat può anche essere stato poca cosa (l’Auditel ha comunque registrato quattro milioni e settecentomila spettatori, con il 30% di share), ma il segnale è quello: a settembre, quando si torna a pieno regime, non ci sarà una zona del paese uguale a un’altra, e forse uno spettatore uguale a un altro.
    • Ognuno dovrà fare i conti con quello che riesce a vedere nella propria zona, con i progressivi passaggi al digitale terrestre, e con quello che vuole vedere: nonché con ciò che gli sarà consentito guardare senza correre a comprarsi nuovi decoder, fare nuovi abbonamenti o rinnovarli alle varie pay-tv
    • I tre decoder in contemporanea (quello Sky, quello del digitale terrestre, quello nuovo Tivusat) in realtà non servono a nessuno, a meno di non essere particolarmente pazzi. Ma tecnicamente qualcuno che volesse avere davvero tutti i canali a disposizione potrebbe provarci.
    • All’altro capo ci sono gli spettatori che da anni guardano tutto attraverso il decoder di Sky, che dovranno trovare soluzioni di volta in volta o definitive
    • ognuno a trovarsi una soluzione, tutti fondamentalmente vittime del casino stellare che sembrerebbe una guerra evoluta e moderna tra grandi operatori tv e che nella realtà è una cosa piccola e confusa

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RAI vs SKY, ma non è una cattiva notizia.

In un articolo su L’Antefatto, si fornisce un resoconto critico sulle dichiarazioni di Mauro Masi sulla scelta RAI di abbandonare la piattaforma SKY. In sostanza, non si discute della necessità di creare una piattaforma alternativa e gratuita, quella di Tivù Sat – un’anomalia italiana quella di avere una piattaforma satellitare sola, e a pagamento, come è SKY (qui di seguito si riporta l’esempio francese, dove le offerte satellitari sono ben tre e operano su tre satelliti diversi). Le argomentazioni di Masi vertono sul fatto che RAI rifiuti l’offerta di 50 mln all’anno con la giustificazione che i contenuti RAI su SKY avrebbero giovato agli ascolti di quest’ultima. Ma circa il 13% degli ascolti RAI provengono dalla piattaforma SKY (fonte: http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=112010 ) e questi ascolti avrebbero generato circa 7 mln di euro di introiti pubblicitari per RAI stessa. Invece l’audience SKY sembra non dipendere dalla RAI:

Il dato qui sopra riportato è difficilmente comparabile: il giorno medio SKY del periodo 31/05/09-27/06/09 (dati auditel, vedi http://www.auditel.it/flash_dati_mese.htm ) è pari a 2591245 spettatori unici. Una effettiva valutazione sulla dipendenza in termini di ascolto di SKY da RAI lo si potrà fare con le prossime pubblicazioni. Resta il fatto che Masi non è riuscito a dare spiegazioni convincenti della rottura con SKY.

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    • La situazione europea
    • In Europa esistono piattaforme satellitari gratutite, così come Tivù Sat. Nel Regno Unito esiste Freesat, nato da una joint venture fra BBC e ITV
    • E’ l’later ego satellitare di Freeview l’operatore di televisione digitale terrestre gratuita, lanciato nel 2002.
    • In tutti e due i casi non sono necessari abbonamenti di sorta, basta equipaggiarsi con un ricevitore satellitare digitale.
    • Anche la Francia non è da meno, TNT Sat è il primo servizio satellitare in chiaro che trasmetta dai satelliti Astra a 19,2° Est un bouquet di canali criptati per necessità relative ai diritti di trasmissione ma ad accesso completamente gratutito, a parte il costo del ricevitore e della smart card (valevole per quattro anni).
    • Ma in Francia esiste anche Fransat, un servizio di accesso satellitare a tutti i canali free della Television Numérique Terrestre (TNT). Il servizio viene trasmesso tramite il satellite Atlantic Bird 3 e permette agli utenti transalpini di fruire del segnale digitale e della sua offerta anche nelle zone non coperta dal dtt via etere.
    • Sulla scia di Gran Bretagna e Francia, presto anche la Spagna potrebbe rivolgersi al satellite per raggiungere la totalità della popolazione. Il progetto dovrebbe prendere luce a partire dal 2010, contestualmente allo spegnimento delle trasmissioni analogiche.
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    • ‘Quella italiana, per quanto riguarda decoder e piattaforme satellitari, e’ una situazione privilegiata rispetto a quella francese, anche se puo’ sembrare paradossale dopo le polemiche di questi giorni’.
    • ‘Le due piattaforme italiane operano sulla stessa posizione orbitale – prosegue Berretta – quella Hot Bird a 13 gradi Est; le tre piattaforme francesi, CanalSat, Bis e OrangeTv sfruttano invece tre posizioni orbitali diverse. Per cui un ipotetico utente francese che volesse vedere i programmi di tutte le piattaforme non solo dovrebbe acquistare tre decoder, ma addirittura tre parabole’.
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    • Quando un telegiornale del servizio pubblico, il Tg3, compie il suo dovere, quello di informare (premiato dai telespettatori con più 5% di share di media) pronto l’intervento del premier nel lanciare l’editto (antico vizio, quello bulgaro fece fuori dalla tv Biagi, Santoro e Luttazzi)
    • Per fortuna nella tv pubblica sono arrivate le ultime nomine a tranquillizzarlo. Susanna Petruni da inviata al seguito del premier a vice direttore del Tg1.
    • La conduttrice con la farfallina, durante un vertice dell’Unione europea, dimenticò di inserire nel servizio l’immagine di Berlusconi mentre faceva le corna durante la foto di gruppo.
    • Altro ricordo, ne potremmo citare tanti: il premier intervenne all’Onu in una sala praticamente vuota, la giornalista, sicuramente per spirito nazionalista, montò un Berlusconi con la sala gremita
    • Gianluigi Paragone (nomina riparatrice data alla Lega dopo quella mancata di RaiDue), ex direttore della Padania, da tre giorni direttore di Libero in sostituzione di Vittorio Feltri, arriva in Rai come vice alla rete ammiraglia con la delega ai progetti speciali.
    • il nuovo direttore del Giornale Radio Rai Antonio Preziosi. Poteva il neo direttore partire senza la presenza del presidente del Consiglio nel suo gr di esordio? No, infatti nel Gr1 delle 8 di lunedì 10 agosto intervista sui primi quattordici mesi del governo, anche se la conferenza stampa il premier l’aveva fatta venerdì 7
    • Com’è valido ancora oggi quello che diceva Enzo Biagi: “La Rai è lo specchio del paese, qualche volta un po’ deformato”.
    • Culturalmente è l’azienda più importante, la gente si informa prevalentemente attraverso i tg
    • il 6 agosto è arrivata la relazione del direttore generale Mauro Masi, Dentro alla Rai, ben prima della sua nomina (2 aprile 2009), si sapeva che la vicenda sarebbe andata a finire così.
    • Scrive Masi: Il vertice aziendale sta operando per il rafforzamento degli asset industriali ed editoriali del gruppo. Sta lavorando per una maggior centralità della Rai nel nuovo scenario multipiattaforma e multicanale.
    • Se avessimo accettato quelle condizioni (50 milioni di euro l’anno per i canali di Raisat più RaiUno, RaiDue e RaiTre gratuiti) avremmo svenduto, anzi regalato, a Sky tutta l’offerta della Rai in aggiunta ai canali di Raisat.
    • Sarebbe stato, quello sì, un atto contrario agli interessi ed alla tutela del servizio pubblico. Sempre secondo il direttore generale questo avrebbe contribuito all’aumento dell’ascolto di Sky (dall’attuale 9% al 14% nel 2012) con relativa perdita pubblicitaria da parte dell’azienda.
    • a) in tutti i paesi europei la tv pubblica è presente sulla piattaforma satellitare gratuitamente;
      • Ma negli altri paesi europei esiste una pluralità di piattaforme satellitari, non così in Italia, almeno sino all’avvento di Tivù Sat. Esisteva, alle origini del digitale satellitare, una sorta di “competizione”, con Stream e Telepiù, e il legislatore era intervenuto per obbligare all’impiego del medesimo sistema di codifica (all’epoca l’operatore francese impiegava Seca, Irdeto era il linguaggio della piattaforma di Telecom e News Corp.). Oggi si ripresenta lo stesso problema. – post by cubicamente
    • b) i dati di ascolto dei canali generalisti vengo scorporati e non aggiunti a Sky;
    • c) chi ha l’abbonamento a Sky, lo hanno scritto e riscritto gli esperti, naviga tra centinaia di canali; sceglie il singolo programma o film prescindendo dal canale che lo trasmette. Questo fenomeno produce esattamente il contrario di quello che sostiene Masi, cioè ha effetti collaterali sui canali generalisti che stanno subendo una lenta e costante erosione dell’ascolto. Il teleutente si sta abituando a personalizzare il proprio palinsesto.
    • La Rai, con l’avvento del digitale, ha fatto una scelta precisa: essere un editore televisivo non un gestore di piattaforme a pagamento, percependo già un canone obbligato, abbandonando così la strada intrapresa alla fine degli anni Novanta quando nacque Raisat spa all’interno di una accordo di partecipazione dell’azienda nella piattaforma satellitare Telepiù (all’epoca in competizione con Stream), lasciando ad altri il mercato: Sky sul satellite; Mediaset e La7 (ora Dhalia) sul digitale terrestre; Alice Telecom e Fastweb sul cavo IP – Internet.
    • Continua Masi: La centralità del digitale terrestre come piattaforma di riferimento è il punto di partenza della nuova strategia sulla quale andranno concentrati gli sforzi editoriali e gestionali
    • se lo scopo della Rai è fare l’editore per raggiungere il maggior numero di spettatori, possibile perché la tv pubblica dovrebbe scegliere una sola piattaforma?
    • Masi ha dimenticato che Sky dal 2012 potrà operare anche nel digitale terrestre?
    • Oppure teme che Mardoch possa acquisire La7
    • la Rai è un editore televisivo (fornitore di contenuti) ma avendo ancora oggi la proprietà di RaiWay è anche un operatore di rete.
    • In tutti i paesi europei è normale che questi due ruoli siano esercitati da soggetti diversi dagli editori televisivi
    • in Francia esiste un unico operatore di rete indipendente che trasporta i segnali televisivi terrestri di tutte le televisioni
    • in Gran Bretagna i network operator sono tre, così come in Spagna dove Telecinco è trasportato da Abertis
    • In Italia invece, la più piccola televisione locale condivide con Rai e Mediaset il medesimo modello industriale, che è basato sulla proprietà e la gestione degli impianti oltre alla normale attività editoriale e commerciale
    • E’ inevitabile che la transizione al digitale terrestre consentirà, sia sul piano tecnologico che su quello legale, una “bonifica” di questa situazione.
    • la scelta di uscire da Sky, in un contesto nazionale ed internazionale finanziario e industriale estremamente critico, rischia di indebolire il servizio pubblico, tirato con forza nella guerra tra Mediaset e la tv di Murdoch
    • Conflitto che non appartiene alla Rai, proprio perché servizio pubblico.

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RAIset, la trappola del DTT. Miopia tecnologica.

    • Viale Maz­zini non ha più rinnovato il contratto che le permet­teva di fornire alla tv satel­litare le sue reti generali­ste, più altri canali «ex­tra ». Per ora è ancora pos­sibile vedere Raiuno, Rai­due e Raitre ma da qual­che giorno molti program­mi sono criptati (la partita Inter-Lazio ma anche vec­chi telefilm): un preciso segnale (anzi, una man­canza di segnale) di sgar­bo, se non di provocazio­ne.
    • L’atteggiamento della Rai è di non facile lettura, e comunque non in linea con la nozione di Servizio pubblico (SP)
      • di facile lettura, se si considera il management cooptato da Mediaset – post by cubicamente
    • Il SP, in quanto retto da un canone, dovrebbe fare in modo che i suoi servizi siano totalmente pubblici (parliamo delle reti gene­raliste), e cioè visti dal più alto numero di persone, indipendentemente dalle piattaforme di trasmissio­ne, considerate «tecnolo­gicamente neutrali».
    • In nessun altro Paese le politiche dei public service broadca­sting hanno condotto alla ritirata da una piattafor­ma distributiva. Talmente un unicum che il governo italiano ha già pronta una legge che servirà a giustifi­care il divorzio.
      • Quindi, se c’è bisogno di un intervento normativo significa che la posizione RAI vs SKY è fuori delle regole: significa che c’è spazio per un’azione legale a livello europeo, spazio per un esposto alla Commissione Europea. Significa che RAI è assoggettata a un interesse particolare. – post by cubicamente
    • Questo contrasto pren­de le mosse dalla più gran­de rivoluzione tecnologi­ca della tv: il passaggio «forzato» dall’analogico al digitale.
    • nell’enfasi che ha accompagnato il pro­cesso di digitalizzazione della tv in Italia, si è spes­so sottolineata l’inevitabi­lità, quasi la naturalità del­le scelte intraprese, che so­no, al contrario, solo deci­sioni politiche
    • Digitale si­gnifica pure satellite o ca­vo o IPTV. Rai e Mediaset hanno scelto il digitale ter­restre (DTT) anche perché erano proprietarie della re­te distributiva (optare per il satellite, che è una tec­nologia più avanzata, si­gnificava dismettere i pro­pri trasmettitori e «gioca­re » in campo avverso).
      • Il DTT è una tecnologia superata; SKY è una piattaforma superiore, che potrà eventualmente integrarsi a internet, cosa che il DTT non può fare. RAIset è chiusa in un vicolo cieco tecnologico per ragioni di "padronanza". Mediaset costringe RAI alla obsolescenza e quindi alla decadenza. – post by cubicamente
    • Il DTT rappresenterà quindi in Italia lo snodo di accesso universale, quello che po­tremmo definire «il minimo comune deno­minatore » per guardare la tv.
    • L’impressione è che la Rai non attui una politica a favore della propria audience (a coltivare la qualità della propria audience, come imporrebbe un altro dogma del SP), quanto piuttosto a favore di quello che un tempo era il suo unico competitor, Media­set.
    • l potenziamento del DTT con soldi pubblici ha favorito non solo la Rai, o la nascita del consorzio TivùSat, la nuova piattaforma che diffonderà via satellite, ma con un nuovo decoder, gli stessi pro­grammi trasmessi in digitale terrestre da Rai, Mediaset e La7, o il fatto che sia il SP a dover in qualche modo risarcire Europa 7 attraverso una cessione di sue frequenze (l’emittente di Francesco Di Stefano che nel 1999 aveva vinto la gara per una concessio­ne nazionale, ma non aveva trovato posto, già occupato da Retequattro).
      • Attenzione, qui Aldo Grasso non ricorda bene: Rete4 occupa illegalmente le frequenze giustamente vinte e assegnate a Europa7. Rete4 è tuttora una rete televisiva abusiva. Il ricorso al DTT serve a auto-condonare Rete4, oltreché a ottenere una posizione di dominanza sulla RAI. Ma questa scelta è stata fatta in un’ottica di short term, di visuale ristretta, ridotta. Il DTT non ha possibilità di sviluppo futuro. E’ una piattaforma statica. – post by cubicamente
    • conti­nua ad aleggiare il fantasma del conflitto di interessi. Inutile nascondersi che la vera battaglia sul futuro della tv in Italia è tra Berlusconi e Murdoch.
    • La Rai, invece di re­stare neutrale, sembra aver fatto la sua scelta di campo.
  • In questi ultimi tre anni, da quando Sky ha fatto del suo HD uno dei fiori all’occhiello dell’offerta, è stato proprio questo servizio il cavalli di battaglia fra le ragioni per cui preferire la pay tv di Murdoch alla più economica Mediaset Premium. L’Alta Definizione, alla quale sempre più italiani possono accedere (praticamente tutti i televisori LCD di ultima generazione hanno un ingresso HDMI), era esclusivo appannaggio di Sky Italia. Da agosto prossimo non sarà più così: anche Mediaset Premium lancia la sua offerta HD partendo, ovviamente, dallo sport con Premium Calcio HD.
    La rivoluzione, questo il paradosso, mostra tutte le limitazioni del DTT. Mediaset, con la capacità di trasmissione disponibile, potrà “permettersi” la trasmissione di uno, massimo due, canali in alta definizione per Multiplex. Quindi l’opzione HD sarà disponibile solo per le gare di “cartello”, quello cioè che si giocano al sabato e alla domenica sera senza la contemporaneità di altri match. In quel momento gli altri canali di Premium Calcio saranno spenti per permettere la trasmissione con lo standard della tv del futuro. Poca roba, ma finalmente qualcosa, in attesa che dal prossimo anno parte anche il primo canale cinema di Premium in HD.
    In poche settimane si porrà anche un problema non da poco conto per i tanti clienti Premium che aspettavano questa novità. Moltissimi, la gran parte, saranno costretti a dotarsi di un nuovo decoder o peggio ancora a doverne acquistare uno dovendo rinunciare alle potenzialità dei televisori LCD venduti fino ad oggi e che possiedono il modulo cam che consente la ricezione dei servizi pay del DTT.
    Per “proteggere” i contenuti non basterà più lo standard Common Interface, ma c’è bisogno di un upgrade al Common Interface +1. Pochissimi dei nuovi, ma già vecchi, decoder in vendita fino ad oggi supportano il CI+ quindi molti dovranno mettere nuovamente mano al portafoglio.
    Non è casuale il lancio del nuovo bollino “dorato” di DGTVi: solo gli apparecchi che saranno provvisti di questa certificazione potranno ricevere le trasmissioni HD di Mediaset Premium.
    • La piattaforma digitale più diffusa, come ampiamente prevedibile dato che va a sostituire direttamente la TV terrestre analogica, è il digitale terrestre. Il DTT è la televisione per come comunemente viene “recepita” dalla gente. Ha il pregio di garantire una certa semplicità d’installazione del decoder (o TV con ricevitore integrato) e beneficia del fatto che praticamente non c’è abitazione che non possieda un’ antenna per la ricezione dei segnali terrestri.
    • I suoi limiti sono soprattutto la copertura che, nonostante con lo switch-off ci si avvii a coprire in maniera omogenea l’Italia, resterà sempre un limite insuperabile in quelle zone orograficamente “difficili”. Oltre al limite dovuto alla limitata ristrettezza di banda disponibile (almeno fino a quando non si passerà al DVB-T2, uno standard ancora lontano dall’essere adottato a livello commerciale).
    • Problemi che invece non si pongono per il satellite, il quale ha dalla sua il vantaggio di consentire una copertura immediata e uniforme praticamente del 100% del territorio, con limiti più alti, parlando di banda disponibile per la distribuzione dei canali, rispetto al DTT.
    • Immediatamente dopo arriva l’IPTV, che, almeno in Italia, è la piattaforma più recente delle tre e che si pone come la più flessibile delle piattaforme digitali, poiché è l’unica ad offrire la possibilità del video on-demand e a consentire funzioni di piena interattività potendo contare su vero un canale di ritorno possibile grazie all’uso del protocollo IP per veicolare le trasmissioni.
    • l’IPTV soffre l’arretratezza nostrana per quanto riguarda la diffusione della banda larga e di diversi problemi di stabilità del segnale, legati, anche questi, ad un’ADSL non sempre all’altezza. Per non parlare di quello che indiscutibilmente è il limite maggiore alla sua diffusione: ovvero l’essere legata ad offerte che la prevedono esclusivamente come opzione a pagamento

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L’attacco alla RAI: la fine della verità? Progetto per un siluro.

L’attacco a Raitre ha la forma dell’editto di Sofia. Nella sostanza, Mr b mostra un’insofferenza verso i fatti e la tentazione di sostituirli come si sostituisco i direttori dei telegiornali. La verità è messa alle corde, ma essa riemerge come un cadavere. Mr b non ha ancora compiuto il delitto perfetto. Forse non ne ha tutto il potere. Forse la verità è un cadavere troppo ingombrante per riuscire a nasconderlo. In ogni caso, è tentato almeno da tappare le bocche per le quali la verità circola. E a mettere in onda una bella fiction made in Mediaset, autori Feltri, Belpietro, Giordano, Rossella and many others. Questo perché Mr b ha paura. Si dice che ad Ottobre pioveranno siluri.

Nel dibattito si inserisce Ignazio Marino con la proposta di rifiutare d’ora in poi la lottizzazione e il sistema dello spoil system praticato dalla maggioranza.

  • RAI:MARINO, FUTURO SEGRETARIO DIFFIDI CHI DICE ‘QUOTA PD’: “Rivolgo un invito ai miei competitori per la guida del Pd: sottoscriviamo insieme un impegno che, chiunque vincera’, per il Pd sara’ una priorita’ la battaglia sul conflitto d’interessi. Cosi’ come dovra’ essere una priorita’ la denuncia dell’occupazione berlusconiana della Rai, rinunciando a qualsiasi posto e diffidando chiunque a definirsi nominato in ‘quota Pd’ finche’ perdura questo stato di cose”. Lo afferma Ignazio Marino, senatore Pd e candidato alla segreteria del partito.
  • Marino rilancia l’appello di Franceschini: «L’ultimo attacco alla Rai mostra con chiarezza che il premier intende militarizzare l’informazione in vista delle dure scadenze d’autunno, quando il morso della crisi economica farà cadere il mondo di cartapesta nel quale Berlusconi vorrebbe far vivere gli italiani», dice Marino. «Mobilitarsi – quindi – è un dovere etico, prima ancora che politico», prova a far partire subito il tam tam. E ad estendere la mobilitazione a tutta l’opposizione: «Penso sia necessario estendere l’invito e mobilitare tutte le opposizioni insieme ad associazioni, movimenti, sindacati», osserva il candidato-chirurgo. «Tutti si mobilitino in difesa della libertà d’informazione. Un bene prezioso non solo per i giornalisti, ma per tutti i cittadini. La libertà, infatti, non sta solo nella possibilità di esprimersi ma anche nella possibilità di formarsi liberamente un’opinione sulla base di informazioni corrette, e questo aspetto è gravemente minato nel nostro paese».
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    • Sulle prime sembrava scherzasse.
      • così si disse, non nel 1994, ma nel 2009 – Aldo Grasso in deelay – post by cubicamente
    • Silvio Berlusconi è arrivato a rappresentarsi la tv del Servizio pubblico a sua immagine e somiglianza.
    • si è parlato anche di Rai: «State bene? Che aria si respira in Rai con i direttori che ho fatto io?», ha esordito il premier, riferendosi alle recenti nomine Rai, dove ai posti di responsabilità sono stati messi uomini molto vicini alla maggioranza di Governo.
    • «Il mandato che io vorrei che la nostra televisione pubblica avesse, e che è il mandato che corrisponde (ho sondaggi precisi al riguardo) alla volontà degli italiani che pagano la Rai con i soldi di tutti, è che la Rai faccia veramente il servizio pubblico e che non attacchi né governo né opposizione».
    • Questa funzione anestetizzante del Servizio pubblico (SP) è una novità assoluta (anche se ricorda passati regimi), non la si trova nello statuto di nessuna tv europea.
    • il concetto di SP qui da noi è ben presto degenerato in lottizzazione. Anzi, proprio in questi giorni, siamo tornati alla lottizzazione più selvaggia: al Tg1 e a Raiuno sono stati nominati ben 11 vicedirettori, per gratificare la maggioranza e accontentare un po’ l’opposizione (in stile riserva indiana).
    • Una lottizzazione così spudorata da essere fatta in videoconferenza (alcuni consiglieri non erano presenti a Roma, forse già in vacanza), una lottizzazione così affamata di posti da smembrare la direzione unica della radio per ricavarne altri.
    • Anche la Lega, in passato così sprezzante nei confronti della pratica, si è adeguata: Antonio Marano ha accumulato così tante deleghe da lasciare le briciole agli altri vicedirettori generali.
    • La spartizione delle spoglie Rai è un rito tribale che appartiene ormai alla fisiologia della nostra democrazia: si confonde ora con il pluralismo ora con il clientelismo, ora con lo strumento di controllo ora con la spudoratezza.
    • il ruolo dell’informazione che, insieme alla qualità dei contenuti e alla qualità dell’audience, è uno dei baluardi irrinunciabili di una concezione moderna del SP. Il suo compito è di assicurare il pluralismo e, possibilmente, l’obiettività, prendere le distanze dal potere politico, nell’elogio e nella critica, garantire la rappresentanza alle minoranze. La strada è una sola: quella dell’autorevolezza.
    • Il direttore generale, i direttori delle reti e dei tg non dovrebbero più essere scelti in base alla loro appartenenza politica ma alla correttezza professionale. Non sono i sondaggi a dirlo, ma il buon senso.
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    • Questa isteria del potere rivela la disperazione di un leader braccato da se stesso, con uno scandalo internazionale che lo sovrasta mandando a vuoto il tallone di ferro che schiaccia le televisioni e spaventa i giornali conformisti, incapaci persino di reagire agli insulti contro la libertà di stampa.
    • farà ancora peggio, perché reagirà con ogni mezzo, anche illecito, al potere che gli sta sfuggendo di mano, un potere che per lui è un fine e non un mezzo.
    • questo stesso personaggio ha già cercato una volta di comperare il nostro giornale e il nostro gruppo editoriale, ed è stato sconfitto, dopo che – come prova una sentenza – con i suoi soldi è stato corrotto un magistrato: a proposito di delinquenti. Non tutto si può comperare, con i soldi o con le minacce, persino nell’Italia berlusconiana.
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    • siamo andati a vedere il sito del Tg3 alla ricerca dei quattro titoli contro il governo visti da Berlusconi. Li abbiamo riletti . Il primo recitava ‘spiragli per la INNSE’, il secondo ‘gelo sulla produzione (i dati incontrovertibili dicono di un quasi 20%), il terzo ‘ronde, sindaci divisi’ (e cosi’ e’ come recitano gli stessi sindaci, tutti i tg e tutti i giornali), il quarto raccontava delle nomine Rai e della vicenda Sky
    • E’ del tutto evidente che non accetta piu’ l’esistenza di un TG che osi parlare ancora di operai, di crisi sociale ed economica , di poverta’ , insomma di tutti quei temi che Berlusconi ed il suo servizio d’ordine vorrebbero letteralmente espellere dal video. Adesso e’ davvero giunto il momento per tutte le istituzioni di garanzia di far sentire la loro voce e di impedire che siano letteralmente cancellati i fatti ed anche le opinioni
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    • Le notizie sulla crisi economica e sulla disoccupazione, purtroppo incontestabili, diventano attacchi frontali alla linea del suo governo. E’ la logica distorta del Presidente del Consiglio, che sa concepire l’informazione solo come acritico altoparlante del potere.
    • Berlusconi mira alla cancellazione stessa dei temi scomodi, dei problemi sociali che non si conciliano con i suoi roboanti e inverificabili proclami sul “governo che ha fatto quanto mai altri prima”.
    • l’annuncio delle pressioni che si scateneranno su tutta l’informazione quando, alla ripresa autunnale, la crisi economica e sociale potrà farsi più pesante e meno compatibile con l’ottimistica fiction che vorrebbe vedere in onda il Presidente del Consiglio
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    • “Prepariamoci ad una fase difficile. In autunno ci sarà l’ultimo tentativo di buttarmi giù con le solite armi della sinistra”.
    • il Cavaliere non ha nascosto i timori su quella che ha definito “una fase difficile”. La paura del “complotto”, i sospetti su eventuali “ribaltoni” e semplicemente i rischi di una dinamica economica ingarbugliata stanno agitando i sonni del premier
    • I timori, infatti, riguardano il possibile picco della crisi economica. L’ultimo dato sul pil ha segnato un’ulteriore flessione. Il meno 6% di ieri è un indice ancora peggiore rispetto alle previsioni, già fosche, di Palazzo Chigi. Le stime sul calo dell’occupazione indicano un profondo rosso.
    • se davvero la recessione dovesse rilasciare i suoi effetti più negativi proprio in autunno, “qualcuno potrebbe approfittarne”
    • Una manovra che, a suo giudizio, potrebbe essere giocata sulla paralisi economica, sugli scandali che negli ultimi tre mesi hanno condizionato l’attività dell’esecutivo e sulla sentenza della Corte costituzionale che si esprimerà sul Lodo Alfano, ossia sullo scudo che protegge le più alte cariche istituzionali dalle indagini della magistratura. Il tutto – ripete sempre più spesso il Cavaliere – “ingigantito” dai mass media.
    • Per lo stesso motivo, dunque, ha puntato i suoi riflettori su giornali e tv.
    • Non per niente ha premuto sull’acceleratore per le nomine della Rai. Come aveva fatto nel 2002 con il cosiddetto “editto di Sofia”, anche ieri ha puntato l’indice contro la tv pubblica (in particolare il Tg3) e il gruppo L’Espresso-Repubblica.
    • ha ripreso a muoversi sullo scacchiere delle sue imprese editoriali. Ha “ripescato” Vittorio Feltri proprio per assegnare al Giornale una linea più aggressiva. Un direttore in grado di avere pure “una faccia televisiva”. Ha spostato Mulè a Panorama dopo l’addio di Belpietro e ha fatto rientrare Giordano a Italia1. Tutte operazioni legate da un unico filo rosso: quello tessuto per allestire una difesa intorno al governo sotto il profilo della comunicazione.

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