Il governo Letta sul caso Alma Shalabayeva, in colpevole ritardo

E’ passato oramai un mese da quando un plotone di agenti della Digos, nottetempo (era quasi mezzanotte, strana ora per una operazione di polizia), ha prelevato da una villetta alle porte di Roma la signora Alma Shalabayeva e la sua figlia di soli sei anni. La donna era stata accusata di essere in possesso di documenti falsi, le era stato negato un avvocato, un interprete. E’ stata imbarcata in tutta fretta su un volo di sola andata, per Astana, capitale del Kazakistan.

Recenti cronache del Financial Times, fra i media stranieri più attivi sulla vicenda, hanno riportato in auge il caso di quella che ormai è, a tutti gli effetti, una deportazione: i poliziotti tutti vestiti di nero, gli insulti (“puttana russa”), le minacce (“io sono la mafia”), fecero pensare alla donna che quegli uomini erano venuti ad ucciderla. Lei è moglie del dissidente e banchiere kazako, il discusso Mukhtar Ablyazov, principale oppositore del regime retto dal dittatore Nursultan Nazarbayev, superstite inossidabile del Soviet Supremo kazako. Ha pensato, la donna: ci ammazzeranno tutti, e nessuno verrà mai a saperlo. Ma Alma Shalabayeva, insieme alla figlia Aula, nativa inglese, è stata dapprima rinchiusa in un Cie, poi imbarcata su un volo di stato per Astana, prontamente allestito dall’ambasciata kazaka in Austria. Alma ha chiesto ripetutamente alle autorità italiane asilo politico, sebbene i suoi documenti fossero in ordine; sebbene non ci fosse motivo alcuno per arrestarla e privarla dei suoi diritti civili.

Il Tribunale di Roma si è pronunciato sul caso ed ha stabilito che i passaporti erano regolari e che l’arresto della donna è illegale. Il Financial Times ha chiarito che, un giorno prima del ‘raid’ della Digos, l’ambasciata kazaka in Roma aveva chiesto formalmente al Ministero degli Interni di provvedere alla cattura di Ablyazov, fotografato il giorno 26 Maggio da agenti del governo di Astana presso la villa dove risiedeva la moglie. Il Fatto Quotidiano ha confermato quanto riportato dal FT. Ha inoltre rivelato che la richiesta è stata inoltrata “il 28 maggio […] direttamente alla Questura di Roma (che fa capo al ministero degli Interni), e non al dicastero degli Esteri o, a livello procedurale, a quello della Giustizia” (Il Fatto Q). Quindi, sia il Ministero della Giustizia che quello degli Esteri sono stati completamente bypassati. Il giorno 5 Luglio, mentre queste nuove rivelazioni venivano diffuse, il governo emetteva un comunicato di ben tre righe:

Rispetto a quanto apparso sulla stampa circa la vicenda della cittadina kazaka Alma Shalabayeva, il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha immediatamente chiesto di avviare una verifica interna agli organi di Governo che ricostruisca i fatti ed evidenzi eventuali profili di criticità (governo.it).

Notate l’avverbio, immediatamente. Il governo arriva un mese in ritardo sulle prime indiscrezioni stampa, quando ormai la donna è stata deportata in Astana e là incriminata con accuse molto gravi, quali concorso nella presunta corruzione di funzionari dell’immigrazione nel rilascio di passaporti ai parenti del signor Ablyazov. Il FT specifica che non vi sono documenti che testimoniano il coinvolgimento del ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale ancora non ha dato una risposta alle richieste di spiegazioni della collega Bonino. Il portavoce di Alfano si guarda bene di rispondere alle domande della stampa (sia chiaro, estera). Il caso è tornato in auge solo per la pervicacia dei giornalisti del FT in Italia, Guy Dinmore, Giulia Segreti e Isabel Gorst. I giornalisti italiani sono troppo distratti dalle dichiarazioni dei vari Brunetta sulla cancellazione dell’aumento dell’Iva, evidentemente. Una faccenda simile, in un paese che si rispetti, causerebbe l’assalto dei media e, allo stesso tempo, un ministro che si rispetti, coinvolto fino al collo in una operazione pienamente illegale, darebbe prontamente le dimissioni. Già, però: non permettiamo che i compagni kazaki diventino una mina per il governo Letta.

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Il caso di Alma Shalabayeva e il silenzio della politica italiana

Un fatto che farebbe scoppiare una polemica politica infinita. Ma non in Italia. Una madre e una bambina di sei anni vengono sequestrati e letteralmente deportati in Kazakistan e in Italia né i partiti di maggioranza, né quelli di opposizione (a parte Sinistra Ecologia e Libertà), sollevano domande o dubbi in merito.

Il nome della donna è Alma Shalabayeva.  E’ stata prelevata dalla propria abitazione insieme alla figlia da venti agenti della Digos. A quanto riporta il Financial Times, né il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, né il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, né il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, sarebbero stati informati dell’operazione. La donna è moglie di Mukhtar Ablyazov, un uomo d’affari kazako, fondatore (nel 1992) della Astana Holding, poi presidente della banca BTA Bank e quindi, a partire dal 2001, presidente del Partito Democratico kazako, principale oppositore di Nursultan Nazarbayev, al potere sin dal 1989 quando al vertice dello Stato Kazako vi erano i resti del locale Soviet Supremo. La presidenza di Nazarbayev è annoverata fra le più dure dittature al mondo.

Ablyazov è stato oggetto di sette indagini presso la High Court inglese, che gli sono costate in multe e sequestri almeno 3,7 miliardi di dollari. Nell’ottobre 2010, Ablyazov perse una battaglia legale e i suoi beni furono oggetto di un ordine di amministrazione controllata. La sua stessa Banca, divenuta ora JSC BTA, ha vinto una sentenza presso la medesima High Court inglese, la quale ha deciso che Ablyazov deve restituire circa altri 4 miliardi di dollari alla banca, presumibilmente sottratti negli anni dal 2005 al 2009. Nessuno dei beni è stato ancora recuperato e il signor Ablyazov nega gli illeciti. In patria è ricercato per frode. E’ fuggito dal Kazakistan nel 2009 ed ha ottenuto asilo politico nel Regno Unito solo nel 2011.

Il silenzio di Alfano è stato interpretato da alcuni come un silenzio complice: Alfano, un sodale di Berlusconi che a sua volta è stato, in un recente passato, in stretti rapporti con il discusso Nazarbayev al fine di “promuovere” le industrie italiane e i relativi investimenti. Secondo un funzionario del Ministero della Giustizia, l’operazione di rimpatrio della moglie e della figlia di Ablyazov è stata condotta nell’alveo della legge sull’Immigrazione: Alma Shalabayeva era in possesso di un passaporto falso e risiedeva illegalmente nel nostro paese. Ablyazov ha accusato Nazarbayev di aver fatto rapire sua moglie. Nessuno dei solerti funzionari della Digos si è preoccupato di valutare le conseguenze politiche e umanitarie dell’operazione di rimpatrio. Alla donna sarebbe stato impedito di comunicare con il proprio avvocato; nessuno ha previsto di chiamare un interprete per spiegare alla signora Alma Shalabayeva di cosa era accusata. Nessun giudice si è pronunciato sulla sua condizione di immigrata illegale. Questo è lo stato dello Stato di Diritto in Italia.

L’Agenzia di stampa Reuters ha citato l’ufficio del procuratore generale kazako, il quale ha affermato che la signora Shalabayeva è sotto inchiesta per concorso nella presunta corruzione di funzionari dell’immigrazione nel rilascio di passaporti ai parenti del signor Ablyazov. Ora risiede nella sua abitazione in Kazakistan. Ha firmato una specie di impegno scritto a non lasciare la città di Almaty. Che è diventata la sua prigione.