PD di lotta, PD di governo

foto La Repubblica

Oggi Bersani è salito sul tetto della Sapienza, insieme agli studenti universitari in rivolta contro il DDL Gelimini, in corso di votazione alla Camera. Toh, sta a vedere che il PD non è solo partito di governo, momentaneamente all’opposizione, ma riesce a essere anche partito di lotta. Che poi, a pensarci, il PD e Bersani dovrebbero salire sui tetti però non a mani vuote. Se vogliono essere peinamente alternativa, quale riforma dell’Università propongono? O per meglio dire, quale riforma universitaria è possibile in uno scenario come l’attuale, con la Crisi del Debito che affligge l’Europa e l’euro?

Il sospetto è che, a parti invertite, sarebbe stato Berlusconi a essere immortalato in questa foto. Certo, per lui avrebbero impiegato una scala mobile.

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Riforma Università, passa l’emendamento di Ignazio Marino

Si chiama peer review, ma per evitare l’inutile anglicismo d’ora in poi si chiamerà valutazione fra pari. L’ha voluta fortemente il sen. Ignazio Marino e la sua battaglia è stata premiata da un voto bipartisan al Senato. Una battaglia non priva di scontri e di duro dibattimento con il governo, il quale ha imposto che le modifiche introdotte non apportassero aggravio ai conti pubblici, che la loro applicazione dipendesse cioè dalle risorse “finanziarie umane e strumentali disponibili a legislazione vigente”, limitandone la portata ad “un periodo sperimentale di tre anni”. Ma entro sesanta giorni dall’approvazione del ddl Gelmini che riforma l’Università, il governo deve emanare decreto attuativo che estenda il metodo della valutazione fra pari alla assegnazione dei progetti di ricerca in campo universitario. Forse una svolta.

Un via libera, raggiunto all’unanimità dall’Aula, da sinistra a destra, dopo un lavoro faticoso di convincimento personale, a volte uno ad uno, sul valore di un progetto, non a caso seguito dall’applauso dell’intero emiciclo (Marino e la vittoria sulla ricerca. I sì e i no per cambiare l’Italia (e il Pd) | Cambia l’Italia).

Certo, nell’emendamento non si specifica in alcun modo il metodo di formazione dei comitati preposti a tale valutazione: si impone soltanto che siano per un terzo formati da “professionisti operanti all’estero” e se ne deduce che debbano essere in qualche modo affini al progetto di ricerca che si vuole valutare e/o giudicare. Insomma, i rischi che la valutazione fra pari prenda la china del comitato ad hoc composto dai soliti noti, più qualche marchetta da oltreoceano, ci sono tutti. Molto dipenderà dal governo, dal Ministro dell’Istruzione, dal Ministro della Salute. Peccato, perché l’intenzione era ed è buona. Marino resti vigile.

Marino: “E’ un passo importante per la ricerca e per l’Italia tutta, una speranza che si concretizza per i tanti bravi scienziati che ambiscono ad una valutazione dei progetti rigorosa e trasparente. Uno snodo che ritengo epocale per le nostre università e i nostri istituti e centri di ricerca, nei quali finalmente la cultura del merito diventa regola, criterio universale” (Cambia L’Italia, cit.).

Questo il testo dell’emendamento:

Proposta di modifica n. 15.0.300 al DDL n. 1905.

15.0.300 (testo 4)

MARINO IGNAZIO, RUSCONI, CERUTI, FRANCO VITTORIA, GARAVAGLIA MARIAPIA, MARCUCCI, PROCACCI, SERAFINI ANNA MARIA, VITA, ADAMO, BASTICO, LIVI BACCI, BASSOLI, BIONDELLI, COSENTINO, BOSONE, CHIAROMONTE, SOLIANI, PORETTI, CASSON (*)

Approvato

Dopo l’articolo 15, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Valutazione tra pari per la selezione dei progetti di ricerca)

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanarsi, di concerto con il Ministro della salute ed il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede a valere sulle risorse finanziarie umane e strumentali disponibili a legislazione vigente per un periodo sperimentale di tre anni ad applicare il principio della tecnica di valutazione tra pari, svolta da comitati composti per almeno un terzo da professionisti operanti all’estero, ai fini della selezione di tutti i progetti di ricerca, finanziati a carico delle risorse di cui all’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e a carico del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), di cui all’articolo 1, comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ferma restando la possibilità di una disciplina particolare in relazione al Fondo per le agevolazioni alla ricerca, di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297. Restano ferme le norme di cui all’articolo 1, commi 814 e 815, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e all’articolo 2, commi 313, 314 e 315, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Sono altresì fatti salvi, nel rispetto, ove possibile, del principio della tecnica di valutazione tra pari, i vincoli già previsti di destinazione di quote dei suddetti stanziamenti in favore di determinati settori, ambiti di soggetti o finalità.

2. All’articolo 2, comma 313, della legge 24 dicembre 2007, n.  244, dopo le parole: “italiana o straniera,” sono inserite le seguenti: “in maggioranza”».

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(*) I senatori Perduca, Casson, Tomassini e Rizzi aggiungono la firma in corso di seduta

Riforma Gelmini, Università pubblica a rischio chiusura. Ricercatori saranno precari per sempre.

I ricercatori che aspettano da anni di regolarizzare la propria posizione professionale nel proprio Ateneo si mettano il cuore in pace: saranno per sempre precari. L’articolo 15 del ddl Gelmini per la riforma delle Università escludee l’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato:

Articolo 15
Norme transitorie e finali
1.    A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono essere avviate esclusivamente le procedure per la copertura dei posti di professore ordinario e associato, di ricercatore a tempo determinato e di assegnista di ricerca previste dal Titolo III.

l’articolo 12 invece, titolato Ricercatori a tempo determinato dice che i loro “contratti hanno durata triennale e possono essere rinnovati una sola volta per un ulteriore triennio previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro”. Al massimo possono avere prospettive lavorative e di ricerca per anni sei. Quindi il loro lavoro finisce. Se una ricerca dovesse durare più anni, il ricercatore che l’ha condotta non potrà mai vederne i risultati. I fortunati non verranno scelti attraverso un concorso, bensì tramite selezione pubblica per titoli e pubblicazioni. Riceveranno un punteggio. Chi ha più punti vince il posto da precario. Una rivoluzione.
Il disegno di legge non parla di finanziamenti. E le università, che già vedono ridotti i finanziamenti pubblici, ora sono costrette a riformulare l’offerta formativa chiudendo le sedi distaccate e mettendo in mobilità professori e ricercatori (art. 3 stesso ddl).
Qui vi presentiamo il caso del Politecnico di Torino, sede distaccata di Alessandria, che ha deciso di chiudere i battenti. Il Senato Accademico, nonostante le buone intenzioni della presidenza di provincia e di associazioni di privati investitori, è stato irremovibile. Nel corso di questi anni la Provincia di Alessandria ha investito nell’ateneo 4 milioni di euro. La sede alessandrina era all’avanguardia nella ricerca sulle materie plastiche e nell’offerta formativa con il corso di laurea in ingegneria delle materie plastiche, unico in Italia. La sua chiusura è un atto cervellotico e privo di senso. Risponde solo a una logica di taglio di bilancio pubblico. Il danno creato al tessuto economico della regione è grandissimo. Il settore delle materie plastiche chiede competenze specialistiche e formazione continua. Chiudere l’ateneo significa avviare il declino di questo settore produttivo.

Questo il testo completo del DDL (clicca su widescreen):
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more about “Riforma Gelmini“, posted with vodpod
  • Politecnico di Torino, chiude la sede distaccata di Alessandria.

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    • “Fino a 10 giorni fa si discuteva di una convenzione con il Politecnico per nuovi investimenti e nulla lasciava immaginare una possibile chiusura del distaccamento di Alessandria”.
    • Non sono certo teneri il Presidente e la Vicepresidente della Provincia di Alessandria, Paolo Filippi e Maria Rita Rossa, dopo l’incontro con i vertici dell’istituto di oggi pomeriggio, voluto per chiarire il futuro della struttura.
    • La Provincia ha appreso la volontà del Senato Accademico di procedere con la chiusura, una scelta definita irrevocabile, e che lascia pochi margini ai tentativi che hanno intenzione di intraprendere i principali parlamentari alessandrini per salvare il salvabile
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    • Ricercatori solo tempo, nel limbo l’attuale precariato
    • Senato accademico svuotato di poteri effettivi e studenti “infilati” ovunque, ma solo come operazione di facciata
    • Test di accesso persino per le borse di studio per il merito, un fondo a cura dell’Economia e non dal Miur
    • Riscrittura degli Statuti, pena il commissariamento e ore dei prof certificate e verificate
    • Ecco la riforma della Gelmini. Meno democrazia e più potere al Cda con l’ingresso delle aziende private e ai rettori
    • Un disegno di legge di riforma in 15 articolidi che dopo il via libera del Consiglio dei ministri comincerà il suo iter al Senato, affinchè il ddl Aprea sull’istruzione in fondazione possa avere una corsia privilegiata
    • Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge le università statali dovranno modificare i propri statuti, rispettanto vincoli e criteri: ridurre le facoltà: al massimo 12 negli Atenei più grandi e i dipartimenti. Per evitare gli sdoppiamenti le università vicine possono federarsi
    • personale esterno nei nuclei di valutazione, snellire i componenti del Senato accademico e dei Cda. Se la governance non verrà rivista, tre mesi di deroga. Poi scatta il commissariamento
    • Rettori eletti dai prof.
      In carica al massimo 8 anni (non più di due mandati), scelti con voto ponderato dei professori ordinari in servizio
    • Cda con dentro i privati
      Sarà aperto al territorio, enti locali e mondo produttivo il consiglio di amministrazione. Attribuzione al Consiglio di amministrazione delle funzioni di indirizzo strategico, competenze sull’attivazione o soppressione di corsi e sedi
    • Il Cda sarà composto di 11 componenti, incluso il rettore e una rappresentenza elettiva degli studenti
    • Il mandato sarà di 4 anni, quello degli studenti solo biennale
    • Scompare la figura del direttore amministrativo e subentra quella del direttore generale con compiti di gestione e organizzazione dei serviti, Un vero manager
    • Fondo per il merito
      Istituito presso il minsitero dell’Economia e non dell’Istruzione il fondo per “sviluppare l’eccellenza e il merito dei migliori studenti”. La gestione è affidata a Consap Spa. Erogherà borse e buoni ma non a pioggia: per accedere bisognerà partecipare a test nazionali. Previsti prestiti d’onore.
    • Ricercatori solo a tempo
      Non ci saranno più concorsi per i ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine di tre anni rinnovabili con selezioni pubbliche. Dopo il terzo anno lo studioso può essere chiamato dall’Ateneo per un posto docente. Anche il ministero potrà fare i suoi bandi per sostenere i migliori. Lo stesso vale per gli assegnatisti di ricerca
    • i prof saranno tenuti a firmare e timbrare le loro ore di lezione. L’obbligo è quello di fare 1.500 ore l’anno, di cui 350 dedicate alla didattica. Il provvedimento abbassa l’età in cui si entra in ruolo da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 1.800 euro
    • Decleva, presidente dei rettori
      «La proposta di legge Gelmini per l’ampiezza del suo impianto e la valenza riformatrice degli interventi previsti, rappresenta un’occasione fondamentale e per molti versi irripetibile per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell’università  italiana», afferma il presidente della Crui (Conferenza dei Rettoridelle Università italiane), Enrico Decleva. “Ora è necessario – ha aggiunto -che il confronto parlamentare si sviluppiconcentrandosi sul merito delle varie questioni. Così come è indispensabile, e per più aspetti pregiudiziale, che all’avvio del processo riformatore, e a garanzia della sua credibilità, corrisponda una disponibilità adeguata di risorse. A partire da quanto sarà garantito al finanziamento degli atenei per il 2010”
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    • la furia riformatrice di una figlia della Bergamasca come Mariastella Gelmini, il ministro dell’Istruzione che per diventare avvocato scese a sostenere l’esame in Calabria, in un’ottica di “istruzione patria” di chiara marca deamicisiana (dalle Alpi all’Appennino e ritorno)
    • La realtà della riforma va oltre gli slogan ed è di volgare concretezza: come per la scuola, non c’è un soldo bucato neppure per gli atenei
    • Ci sono meno soldi per gli atenei pubblici e si restringe ulteriormente il diritto allo studio sancito dalla Costituzione, ampliando il ricorso agli odiosi test d’ingresso
    • Si vuole limitare l’offerta formativa delle università statali, limitandone l’autonomia, e si copre il tutto con l’ingresso del famoso “mercato”

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