Ddl Gelmini domani in aula al Senato senza sorprese (diretta streaming)

Mentre Gasparri blatera di arresti preventivi dei facinorosi, come accadde nel ’79 – il famoso 7 aprile che ricorda solo lui, giovin devastatore fascista, giorno in cui un giudice incriminò l’intera estrema sinistra combattente di allora; mentre Bersani dimentica di esser salito sui tetti della Sapienza e ipotizza un futuro terzopolista per il Partito Democratico (dal vieni via con me, al vanno via tutti); mentre Veltroni trama nelle oscurità di Via del Nazareno – ma non sono più le Botteghe Oscure… – tessendo le fila per una scissione a destra del PD al fine di costruire un PD Bonsai, un mini-PD che non ha più vocazione maggioritaria bensì vocazione alla trasparenza o alla invisibilità che dir si voglia, per riunirsi ai cari Rutelli e Binetti (Calearo no, lui se ne è già andato alla casa del Padre-Padrone); mentre il piano D’Alema di distruzione del PD e formazione di una super-sinistra con dentro tutti, persino Mussi e Fava, è lì per compiersi al solo segreto fine di far perdere Vendola e quindi gridare a Vendola stesso che è un perdente e che se ne deve andare; mentre a destra i conti correnti si gonfiano a dismisura, soprattutto per quella sporca decina di senatori di FLI che tentenna e forse finisce in inferiorità numerica e verrà poco alla volta retrocessa nell’ignavia del Gruppo Misto; ecco, mentre tutto questo si svolge senza interruzione né disturbo, gli studenti si accingono a ritornare in piazza dopo gli scontri del 14 Dicembre proprio in occasione della riapertura dei lavori al Senato, dove domattina alle ore 11 verrà discusso il Ddl Gelmini (diretta streaming qui).

Gli studenti annunciano un cambio di modalità nello svolgimento delle manifestazioni: non più cortei, che vengono infiltrati e manipolati a piacimento – certo, il 14 la rabbia era tanta, troppa, il carico emotivo della fiducia comprata era eccessivo – ma “azioni a sorpresa”, nello stile forse della occupazione dei monumenti e delle stazioni ferroviarie. Usare la tecnica dei flash-mob potrebbe essere la soluzione originale per sfuggire ai violenti e evitare che il movimento sia tacciato d’esser un covo di black block.

Quali i temi politici alla vigilia del ritorno in aula al Senato del contestatissimo Ddl Gelmini? Berlusconi a Palazzo Madama non teme nulla; Futuro e Libertà ha già votato a favore del provvedimento alla Camera. Si va verso una stanca approvazione. C’è da aspettarsi in aula altre mirabolanti dichiarazioni sugli scontri e sulle proteste. Gasparri darà il peggio di sé anche stavolta. Prima di Natale la riforma dell’Università sarà legge. Il malcontento degli studenti non verrà ascoltato. Di fatto non si scorge alcuna ipotesi di cambiamento della politica italiana. Solo un inutile e logorante chiacchericcio di alleanze e triangolazioni partitiche ai cui vertici siedono gli stessi mentecatti di quindici anni fa. Qualcosa di cui l’opposizione tutta non sa fare a meno.

Senato in streaming

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Ddl Gelmini, l’aiutino dei finiani a Mister Cepu

Fra gli emendamenti approvati ieri durante il dibattito in aula sul Ddl Gelmini di riforma dell’Università, ce n’è uno che viene definito ‘anti-parentopoli’. E’ opera del deputato PD Eugenio Mazzarella, ed è stato votato anche dai finiani. Certo la norma è stata poi in parte disinnescata da un controemendamento del governo che impedisce l’assunzione di parenti di docenti o di personale associato solo nell’ambito del medesimo dipartimento, mentre il testo Mazzarella puntava a escludere l’assunzione all’interno dell’intera facoltà.

Tuttavia, poco dopo, gli stessi finiani che si sono scagliati contro l’ignominia di ‘parentopoli’, hanno impiegato il loro dito per votare a favore di un altra norma che non esclude l’attribuzione di una quota del 20% del fondo ‘meritocratico’ per le università private alle università telematiche: deve essere il Ministero a decidere in merito. Presto pronta l’equazione: fra i finiani siede una certa Catia Polidori, che il giornale ItaliaOggi, per mano di Franco Adriano, ci ricorda essere cugina di tal Francesco Polidori, il presidentissimo di Cepu, fedelissimo berlusconiano ma a quanto pare con un piede in FLI:Conclude il giornalista di ItaliaOggi, media affine al governo, “d’altra parte tutti tengono famiglia”, e i finiani non fanno eccezione. Certo che è veramente difficile per i vari Granata, Briguglio, Bocchino spiegare il loro voto a una norma del genere. Chissà cosa hanno promesso quando sono saliti sul tetto de La Sapienza.

 

Ddl Gelmini al voto della Camera: i finiani si riallineano, gli studenti no

La protesta dei ricercatori raggiunge il CERN di Ginevra

Domani alla Camera è previsto il voto definitivo al DdL Gelmini, che contine norme in materia di riorganizzazione delle Università. In realtà il provvedimento è in larga parte e per aspetti sostanzili un “cavallo di Troia”: all’articolo 5 contiene una delega che incarica il governo di redigere altri ulteriori decreti legislativi “finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento” di una serie di obiettivi quali:

  • introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche
  • revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne coerenza con la programmazione strategica triennale di ateneo
  • introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei
  • revisione, in attuazione del titolo V della parte II della Costituzione, della normativa di principio in materia di diritto allo studio e contestuale definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) destinati a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l’accesso all’istruzione superiore (art. 5, Atto Camera n. 3687).

Per i ricercatori, poi, il medesimo articolo 5 prevede, fra i principi di riordino che il governo è tenuto a seguire, la “revisione del trattamento economico dei ricercatori non confermati a tempo indeterminato, nel primo anno di attività, nel rispetto del limite di spesa di cui all’articolo 25, comma 11, primo periodo” (ibidem). Inoltre, nella predisposizione del piano triennale finanziario-patrimoniale che i senati accademici sono obbligate da questa normativa a preparare, deve essere previsto il riequilibrio dei “rapporti di consistenza del personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo, ed il numero dei professori e ricercatori di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 4 novembre 2005, n. 230, e successive modificazioni”; la mancata adozione, parziale o totale, del predetto piano comporta “la non erogazione delle quote di finanziamento ordinario relative alle unità di personale che eccedono i limiti previsti” (ibidem). In poche parole, i Rettori sono obbligati a licenziare i ricercatori, i docenti, il personale tecnico-amministrativo che considerano in eccesso, altrimenti niente finanziamenti dallo Stato.

E gli studenti? Lo studente rappresenta una risorsa per l’Università, ma nel testo della riforma Gelmini, essi compaiono come un costo. Le Università sono obbligate a introdurre un “costo standard unitario di formazione per studente in corso, calcolato secondo indici commisurati alle diverse tipologie dei corsi di studio e ai differenti contesti economici, territoriali e infrastrutturali in cui opera l’università” (ibidem). A questo costo standard è collegata l’attribuzione all’università di una percentuale della parte di fondo di finanziamento ordinario non assegnata.

Le proteste dei ricercatori e degli studenti hanno oggi raggiunto il duomo di Milano e persino il CERN di Ginevra. Domani il dibattito in aula sarà seguito dagli studenti in mobilitazione, riuniti in un sit-in davanti a Montecitorio. Non ci sarà alcuna sorpresa da parte dei finiani: lo stesso Fini ha definito questa riforma come la migliore mai fatta da questo governo, il che la dice lunga sul tenore delle altre riforme.

Su questo blog, la diretta streaming dall’aula della Camera dei Deputati.

Riforma Università, passa l’emendamento di Ignazio Marino

Si chiama peer review, ma per evitare l’inutile anglicismo d’ora in poi si chiamerà valutazione fra pari. L’ha voluta fortemente il sen. Ignazio Marino e la sua battaglia è stata premiata da un voto bipartisan al Senato. Una battaglia non priva di scontri e di duro dibattimento con il governo, il quale ha imposto che le modifiche introdotte non apportassero aggravio ai conti pubblici, che la loro applicazione dipendesse cioè dalle risorse “finanziarie umane e strumentali disponibili a legislazione vigente”, limitandone la portata ad “un periodo sperimentale di tre anni”. Ma entro sesanta giorni dall’approvazione del ddl Gelmini che riforma l’Università, il governo deve emanare decreto attuativo che estenda il metodo della valutazione fra pari alla assegnazione dei progetti di ricerca in campo universitario. Forse una svolta.

Un via libera, raggiunto all’unanimità dall’Aula, da sinistra a destra, dopo un lavoro faticoso di convincimento personale, a volte uno ad uno, sul valore di un progetto, non a caso seguito dall’applauso dell’intero emiciclo (Marino e la vittoria sulla ricerca. I sì e i no per cambiare l’Italia (e il Pd) | Cambia l’Italia).

Certo, nell’emendamento non si specifica in alcun modo il metodo di formazione dei comitati preposti a tale valutazione: si impone soltanto che siano per un terzo formati da “professionisti operanti all’estero” e se ne deduce che debbano essere in qualche modo affini al progetto di ricerca che si vuole valutare e/o giudicare. Insomma, i rischi che la valutazione fra pari prenda la china del comitato ad hoc composto dai soliti noti, più qualche marchetta da oltreoceano, ci sono tutti. Molto dipenderà dal governo, dal Ministro dell’Istruzione, dal Ministro della Salute. Peccato, perché l’intenzione era ed è buona. Marino resti vigile.

Marino: “E’ un passo importante per la ricerca e per l’Italia tutta, una speranza che si concretizza per i tanti bravi scienziati che ambiscono ad una valutazione dei progetti rigorosa e trasparente. Uno snodo che ritengo epocale per le nostre università e i nostri istituti e centri di ricerca, nei quali finalmente la cultura del merito diventa regola, criterio universale” (Cambia L’Italia, cit.).

Questo il testo dell’emendamento:

Proposta di modifica n. 15.0.300 al DDL n. 1905.

15.0.300 (testo 4)

MARINO IGNAZIO, RUSCONI, CERUTI, FRANCO VITTORIA, GARAVAGLIA MARIAPIA, MARCUCCI, PROCACCI, SERAFINI ANNA MARIA, VITA, ADAMO, BASTICO, LIVI BACCI, BASSOLI, BIONDELLI, COSENTINO, BOSONE, CHIAROMONTE, SOLIANI, PORETTI, CASSON (*)

Approvato

Dopo l’articolo 15, inserire il seguente:

«Art. 15-bis.

(Valutazione tra pari per la selezione dei progetti di ricerca)

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da emanarsi, di concerto con il Ministro della salute ed il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provvede a valere sulle risorse finanziarie umane e strumentali disponibili a legislazione vigente per un periodo sperimentale di tre anni ad applicare il principio della tecnica di valutazione tra pari, svolta da comitati composti per almeno un terzo da professionisti operanti all’estero, ai fini della selezione di tutti i progetti di ricerca, finanziati a carico delle risorse di cui all’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 12 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e a carico del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), di cui all’articolo 1, comma 870, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, ferma restando la possibilità di una disciplina particolare in relazione al Fondo per le agevolazioni alla ricerca, di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297. Restano ferme le norme di cui all’articolo 1, commi 814 e 815, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, e all’articolo 2, commi 313, 314 e 315, della legge 24 dicembre 2007, n. 244. Sono altresì fatti salvi, nel rispetto, ove possibile, del principio della tecnica di valutazione tra pari, i vincoli già previsti di destinazione di quote dei suddetti stanziamenti in favore di determinati settori, ambiti di soggetti o finalità.

2. All’articolo 2, comma 313, della legge 24 dicembre 2007, n.  244, dopo le parole: “italiana o straniera,” sono inserite le seguenti: “in maggioranza”».

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(*) I senatori Perduca, Casson, Tomassini e Rizzi aggiungono la firma in corso di seduta