Decreto Powerpoint

Ieri l’annuncio in pompa magna. Il tanto agognato pacchetto di misure che Matteo Renzi intende introdurre è pronto. Ci sono le cose arcinote della famosa infografica diffusa a Gennaio. La Svolta buona è l’annuncio dell’annuncio. Ed è incredibile poiché forse per la prima volta un Consiglio dei Ministri approva non un decreto legge o un disegno di legge, bensì una “relazione”: così è scritto nel comunicato divulgato ieri sera. E’ il primo Decreto Powerpoint. Al posto dei commi, il pesciolino rosso nella boccia, il cielo lindo, i compiti a casa con tanto di bambino piegato sul banco. Le parole sono poche e ridotte all’osso, manca il dettaglio, manca l’effettività.

Scrive Massimo Gramellini che la “sua parte snob ha sorriso schifiltosa alla vista dei cartelloni, una via di mezzo tra una pubblicità Esselunga e il catalogo Postalmarket” (Buongiorno del 13/03/2014). Ma è lo stesso Matteo Renzi a rivelare tutta la vacuità dei cartelloni e delle slide: “queste norme”, dice, entreranno in vigore dal 1 Maggio. Trascurabile che non siano affatto norme, bensì pure indicazioni, talune anche errate o difformi da quanto messo in pratica sinora.

Come le due slide dedicate alle riforme, quella elettorale e quella del Senato. La prima:

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Posto che il ddl Italicum è stato approvato alla Camera con l’iter che sappiamo (difesa strenua dell’accordo con Berlusconi, rinuncia alla parità di genere, rinuncia alla norma sul conflitto di interessi), nel testo della legge è fin troppo evidente che la correlazione dei candidati al territorio non esiste affatto, anzi. Liste bloccate, candidature multiple e riparto dei seggi nazionale, fanno sì che un voto espresso in Puglia possa servire ad eleggere un candidato del collegio di Bergamo. Grado di correlazione eletto-elettore pari a zero. Alcune ombre di incostituzionalità, fra l’altro, gravano sulla possibilità per un candidato di presentarsi in più collegi.

In secondo luogo, lo stop ai ricatti dei partitini è del tutto velleitario. Se si riferisce a NCD, ebbene, è proprio quel partitino ad essere la gamba che regge il tavolo sghembo della maggioranza che ha votato il governo Renzi (e prima il governo Letta). L’aiutino che l’amico Alfano fornisce, evidentemente, val bene qualche ricatto. E aggiungo: la genesi di NCD è puramente parlamentare. I partitini, di solito, in periodo elettorale, si alleano con i partiti di riferimento e così riescono a sopravvivere alle durissime soglie di sbarramento. Una volta in aula sono liberi di riprendere la propria autonomia politica.

ImmagineSenato: cosa sarà il nuovo Senato? Quali compiti avrà? Sarà una seconda camera di rappresentanza territoriale, secondo il modello federalista? Se sì, allora dovete sapere che nei modelli federalisti il Senato ha proprio il potere di controllo sulla legge di bilancio, che nel progetto renziano invece si vuole sottrarre. Il Bundesrat tedesco, l’organo federale attraverso il quale i Länder partecipano al potere legislativo e all’amministrazione dello Stato federale:

  1. partecipa al procedimento di revisione costituzionale;
  2. dispone del potere di iniziativa legislativa, al pari del governo federale e del Bundestag; con una differenziazione sulla base del tipo di legge, il suo voto è vincolante oppure no;
  3. legifera, specie per i temi che riguardano i Lander, soprattutto per la parte finanziaria ed amministrativa;
  4. in caso di voto in contrasto con quanto espresso dal Bundestag, può essere attivata la Camera di conciliazione.

L’esempio che vi ho portato è – grosso modo – un esempio funzionante. Ciò che è stato proposto è invece un monocameralismo spurio, in cui la seconda camera interviene con pareri non vincolanti, ed è pertanto del tutto superflua. Ci si vanta della cancellazione di 315 stipendi senatoriali, ma si mantiene aperta la struttura del Senato. Per non votare nulla e non produrre alcun provvedimento. Un mausoleo. A che serve?

Per far funzionare l’iter legislativo si deve intervenire sul bicameralismo perfetto, correggendo il “perfetto” e istituendo procedure semplificate di approvazione delle leggi per un catalogo finito di materie. Per altre – penso ad esempio alle modifiche costituzionali – il procedimento rafforzato previsto dal 138 deve rimanere com’è.

Tutto questo non è stato detto altrove, se da Civati, in un post in cui parla fra l’altro della pericolosa “ghigliottina parlamentare” che la riforma costituzionale vorrebbe assegnare nientemeno che al governo: http://www.ciwati.it/2014/03/13/o-me-o-il-senato/

 

 

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Lunga vita alle riforme costituzionali

Il cronoprogramma delle Riforma Costituzionali: https://docs.google.com/spreadsheet/pub?hl=it&hl=it&key=0Al33mVBOUDN7dGhHUlIwZWNWdkhmTTlaZkZfOXZGdUE&single=true&gid=0&output=html

Qui di seguito finalmente spiegato perché questo governo delle infinite Larghe Intese non ha interesse a cambiare la Costituzione, bensì ha interesse a simularne il cambiamento. Che arriverà, un domani, lontano chissà. Esattamente come la nuova Legge Elettorale, promessa entro la fine di Ottobre e, per ora, non pervenuta alle Cronache.

Un estratto dal blog di Giuseppe Civati (clicca qui per leggere tutto il post, ciwati.it):

Per prima cosa, i passaggi obbligati:

APPROVAZIONE D.D.L. COSTITUZIONALE PER COMITATO RIFORME (attuale A.S. 813-B) INTORNO AL 15-20 DICEMBRE 2013 (in prima lettura la Camera ha approvato il 10 settembre, da cui decorrono 3 mesi per la seconda approvazione)

PUBBLICAZIONE TESTO APPROVATO DALLE CAMERE INTORNO AL 28 DICEMBRE 2013

A questo punto le strade si dividono:

a) APPROVAZIONE A MAGGIORANZA DEI DUE TERZI (tempi più rapidi)

– Entro il 29 giugno 2015 si concludono i lavori.

– Scattano quindi 3 mesi per chiedere il referendum obbligatorio – 29 settembre 2015.

– Deve quindi essere svolto il giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale della Cassazione entro 30 giorni dal deposito -20 ottobre 2015.

– Referendum: promulgazione e pubblicazione: siamo “ottimisti”, 10 febbraio 2016.

– Si potrebbero quindi sciogliere le Camere (la legge elettorale “abbinata” già dvrebbe esserci…), poniamo il 20 febbraio 2016? e votare tra il 45° e il 70° gg. successivo (art. 11 dPR 361/1957 e art. 61 Cost.), vale a dire intorno al 17 o al 24 aprile 2016.

B) APPROVAZIONE A MAGGIORANZA ASSOLUTA MA NON DEI DUE TERZI (AL SENATO) E RICHIESTA DI REFERENDUM

– Dal 29 dicembre 2013 – 3 mesi per chiedere il referendum ex art. 138 >> 29 marzo 2014

– Deve quindi essere svolto il giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale della Cassazione entro 30 giorni dal deposito >> 20 aprile 2014

– Referendum, promulgazione e pubblicazione, poniamo al 5 luglio 2014.

– In caso di vittoria dei sì. Dal 6 luglio 2014 scattano i 18 mesi che portano al 6 gennaio 2016, come termine di conclusione lavori.

– Scattano quindi 3 mesi per chiedere il referendum obbligatorio ex art. 5 >> 6 aprile 2016.

– Deve quindi essere svolto il giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale della Cassazione entro 30 giorni dal deposito >> 30 aprile 2016.

– Referendum: promulgazione e pubblicazione tra il 15 luglio 2016 e il 25 settembre 2016.

– Elezioni orientativamente tra il 13 novembre e il 4 dicembre 2016 (ma la sessione di bilancio non potrebbe consigliare elezioni a febbraio-marzo 2017?).

C) APPROVAZIONE A MAGGIORANZA ASSOLUTA MA NON DEI DUE TERZI (AL SENATO) e mancata richiesta di referendum

– Dal 29 dicembre 2013 – 3 mesi per chiedere il referendum ex art. 138 >> 29 marzo 2014.

– Non è stato chiesto il referendum, la legge viene promulgata e pubblicata poniamo il 10 aprile 2014

– Entro il 10 ottobre 2015 si concludono i lavori.

– 3 mesi per chiedere il referendum obbligatorio ex art. 5 >>10 gennaio 2016.

– Deve quindi essere svolto il giudizio di legittimità dell’Ufficio centrale della Cassazione entro 30 giorni dal deposito >> 2 febbraio 2016.

– Referendum, promulgazione e pubblicazione il 18-20 aprile 2016.

– Scioglimento delle Camere pochissimi giorni dopo e elezioni il 19 o 26 giugno 2016.

E in mezzo vi è persino il semestre di Presidenza Europea.

Adriano Zaccagnini, 5 Stelle contro

Il discorso dell’ex deputato pentastellato, ora Gruppo Misto, Adriano Zaccagnini, ieri, in chiusura di seduta, contiene in poche righe un atto d’accusa contro il Movimento di Grillo. Mentre i colleghi spingevano i toni della portesta contro l’approvazione della famosa deroga all’articolo 138 della Costituzione (cosiddetto ‘pdl Comitato dei 40’), Zaccagnini si esprimeva così:

Vorrei portare la mia esperienza di vita, io sono stato otto anni abbonato in Curva Sud con la Roma. Quest’Aula è diventata lo stadio, il mercato. È inaccettabile questo. È il Governo peggiore che possiamo avere questo Governo reazionario e la responsabilità di questo Governo non è solo di chi sta al Governo, perché questo Governo è stato avallato, avallato e promosso da più parti e anche da chi si trova all’opposizione. Vorrei ricordare che la disobbedienza civile, la mobilitazione sociale e il conflitto sociale si fa nelle piazze, non si fa qui, perché qui si è espressione delle istanze dei cittadini e chi non è capace a mobilitare i cittadini perché non ha seguito nei territori allora deve farlo qua, per lavarsi la coscienza. Ma, dato che la coscienza e l’annichilimento della coscienza fatto dal mobbing interno, della gente che viene intimorita e non si può esprimere nell’opinione pubblica e sui media, dato che voi siete espressione di questo e di questo Governo peggiore – la cosa migliore che può accadere è che cada – è importante dire ai cittadini che le questioni del Paese non si risolvono fomentando gli istinti, non si risolvono diventando animali parlamentari, con la demagogia e cercando i capri espiatori e mettendoli sulla gogna mediatica (Resoconto Camera, 10 Settembre 2013).

Potrei riassumere il discorso di Zaccagnini in alcuni punti fondamentali:

  1. questo governo è responsabilità di chi si è sottratto alla responsabilità;
  2. l’aula è intangibile, non è luogo della disobbedienza (esistono tecniche parlamentari per esprimere questa posizione);
  3. la mobilitazione si fa in prossimità dei cittadini;
  4. questo governo giustifica l’esistenza stessa del Movimento, altrimenti esso non avrebbe più alcun ruolo nella dinamica politica;
  5. il Movimento, da promotore della democrazia diretta, che si estrinsecava in primis nella dinamica interna partecipativa, è diventata un’accolita di rancorosi, dove il dissenso è schiacciato o espluso.

La risposta di Roberta Lombardi a questo discorso è stata “Zaccagnini applaudito in standing ovation dal Pd. Mo gli facciamo un fiocchetto in testa e glielo regaliamo!” (via Il Fatto Quotidiano).