Regionali 2010: se in Piemonte vince Cota, un altro indagato in Parlamento.

Il Piemonte è una delle Regioni in bilico. La Presidente uscente Mercedes Bresso ha dovuto scendere a patti con l’UDC, non senza concesssioni sulla sanità piemontese, fra le più morigerate ed efficienti nel paese. Nonostante ciò, nonostante l’accordo con il partito di Casini, la riconferma della Presidente è fortemente insidiata dalla minaccia Lega Nord, la cui forza elettorale si annuncia straripante (in Veneto è candidata a esser primo partito, in Lombardia avrà ancor più voti del PD).
Così, se in Piemonte dovesse vincere Roberto Cota (appunto, Lega Nord), si libererà uno scranno a Montecitorio. E per effetto del famigerato Porcellum, della legge elettorale a firma di Calderoli, il seggio non verrà rimesso in palio, bensì sarà allocato alla medesima lista vincitrice alle elezioni del 2008, ovvero la Lega Nord, al nominativo immediatamente successivo a quello di Cota. Il nome è quello di Maurizio Grassano (vedi Resoconto Giunta per le Elezioni). Un signore che non ha certo una grande carriera politica alle spalle, essendosi mosso sempre in ambito locale, ma che potrà generosamente contribuire a rinfoltire la schiera degli indagati – anzi, degli imputati – in Parlamento.
Questo perché Maurizio Grassano è stato consigliere nel Comune di Alessandria, poi anche Presidente del medesimo Consiglio Comunale, sino alle dimissioni, maturate, dopo un soffertissimo tira e molla con il PdL guidato dal sindaco Piercarlo Fabbio, soltanto lo scorso novembre. Grassano è sottoposto a processo, accusato di reati molto gravi quali truffa aggravata, truffa tentata e falso ai danni del medesimo Comune nel quale rivestiva la predetta carica di Presidente di Consiglio:

Andranno a processo il presidente del Consiglio Comunale Maurizio Grassano e il suo ex datore di lavoro Sergio Cavanna che devono rispondere di falso al fine di truffa ai danni del Comune. Per la Procura le prove sono evidenti. Fino al ’97 Grassano guadagnava non più di 41milioni di lire all’anno, ma dal ’98 quando ha chiesto e ottenuto il primo rimborso dal Comune le sue entrate sono progressivamente aumentate fino a guadagnare 20mila euro al mese. Secondo il Pm figurava che Grassano guadagnava il triplo del suo datore. Prima udienza l’8 febbraio (RADIO GOLD – Cronaca – Grassano a processo l’8 febbraio).

I guai veri, per Grassano, comiciarono una mattina di Settembre dello scorso anno, quando la Guardia di Finanza si presentò al suo ufficio per interrogarlo e per disporre la misura cautelare degli arresti domiciliari poiché sussitevano i pericoli di fuga e inquinamento delle prove. Nonostante il provvedimento di arresto, Grassano non si dimise dalla carica di Presidente. Decise di lasciare immediatamente il partito della Lega Nord. Poi cominciò un furibondo braccio di ferro fra di lui, l’opposizione e lo stesso Sindaco. Motivazione? “Maurizio Grassano […] ha detto di aver pensato molto alla sua vicenda e al fatto di essere in “buona compagnia” con sindaci, consiglieri e parlamentari di ogni schieramento politico inquisiti”; “mi dimetto se lo faranno tutti loro”; addirittura si presentò in conferenza stampa con “un plico di carte, il regolamento e lo Statuto del Comune di Alessandria […] per far valere i propri diritti di uomo” (RADIO GOLD – Politica – Grassano contro tutti). Il Sindaco e la giunta studiarono addirittura una modifica dello Statuto Comunale che “contemplasse un mandato ridotto a metà per il presidente del consiglio comunale, con la possibilità di essere eventualmente rieletto”, ma Grassano rifiutò la modifica ad personam con sdegno, “se questa norma è stata fatta per me” ha affermato Grassano “tolgo il disturbo per rispetto nei confronti del consiglio […] mi dimetto se la giunta e i consiglieri comunali ritirano questa delibera che minaccia la democraticità del consiglio stesso e l’imparzialità che dovrebbe avere il presidente” (RADIO GOLD – Politica- Grassano si dimette).
E così si dimise, lasciando di stucco tutta l’assemblea. Quest’uomo avrebbe rubato al Comune denari per 760.000 euro in forma di rimborsi, soldi che poi transitavano nella società di cui era amministratore delegato e quindi nelle sue tasche. Soldi sottratti a una città le cui istituzioni ora fanno fatica a mantenere l’insieme delle società municipalizzate che gestiscono i servizi, dalla raccolta dei rifiuti alle case di riposo per anziani, per le quali si pensa alla privatizzazione. E lui parla di imparzialità e democraticità. Un ottimo curriculum, a ben pensarci, per far parte del prestigioso club di Montecitorio.

Non noiosi, ma parziali

Il Foglio insiste nella polemica dei presunti rimborsi fasulli che vide coinvolto Ignazio Marino ai tempi dell’UPMC. Questo l’estratto dell’articolo online:

Marino è noioso ma significativo, comprese le note speseTutto ciò che parla di Ignazio Marino, chirurgo fattosi politico, è ricoperto da una spessa patina di noia. Compreso, naturalmente, il nostro scooppino sui suoi rimborsi spese americani, raddoppiati tra Pittsburgh e Palermo secondo un incontrovertibile documento che lo accusa per “una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”, da Marino stesso controfirmato in ogni pagina.

vedi Marino è noioso ma significativo, comprese le note spese – [ Il Foglio.it › La giornata ].

Peccato che il Foglio prosegua nel proprio soliloquio e non abbia nemmeno immaginato di pubblicare uno solo dei documenti procurati da Marino a rettifica delle accuse. Nemmeno parla del rapporto Cuffaro-UPMC e di come il noto esponente politico siciliano, oggi al centro della vicenda “Lega del Sud”, sia stato una parte importante nella scelta delle dimissioni da parte di Marino (lo spiego qualche post fa, grazie agli articoli dell’archivio di Repubblica.it). Ricordo come Cuffaro sia da moltissimo tempo un punto di riferimento della CDO (Compagnia Delle Opere), il braccio economico di Comunione e Liberazione, una lobby vera e propria che ha grandissimi interessi nella Sanità. E vogliamo parlare della collateralità de Il Foglio con la maggioranza di governo e le lobbies che la sostengono? Il Foglio attacca Marino perché Marino ostacolò a suo tempo Cuffaro e soci nell’utilizzaare la struttura dell’ISMETT come bacino di clientela. Marino entrò in rotta di collisione con parecchi medici della struttura, ma il nodo della questione era legato ai finanziamenti per il nuovo opsedale e all’affare assunzioni, che faceva molta gola alla politica. Lo stesso amministratore americano, Micheal Costelloe, appare in questa vicenda alquanto ambiguo, come uno che cura esclusivamente interessi economici senza riguardo per gli aspetti medici e il servizio reso, tantomeno per gli interessi dei pazienti.

Il Foglio dovrebbe dire chiaramente quali interessi sta difendendo, quale è la loro fonte del fax dell’UPMC a Marino. Loro chiedono trasparenza, ma sono i primi a non praticarla.

Le dichiarazioni di Marino al Foglio 25/07

gnazio Marino dice di essersi sentito offeso sin dal titolo, leggendo sul Foglio di ieri l’articolo che lo riguardava […]
il Medical Center dell’Università di Pittsburgh (Upmc) non intendeva “allontanarlo”, per la ragione che Marino di fatto si era già allontanato di sua iniziativa. “In quel momento avevo già in tasca una lettera di intenti in cui la Jefferson University si impegnava ad assumermi come professore di Chirurgia e direttore del dipartimento trapianti di Philadelphia […]
Quanto al merito della lettera dell’Upmcsecondo il senatore del Partito democratico si trattava semplicemente della “bozza di un documento che successivamente è stato completamente riscritto, e di cui posso mostrare la versione definitiva, l’unica valida, in cui non si fa più alcun cenno a quelle contestazioniQuanto alle specifiche discrepanze segnalate dall’Upmc nei rimborsi, Marino non nega che possano esserci state. “Allora – spiega – io gestivo una spesa corrente per venti milioni di dollari annui, dal 1997, e come amministratore delegato dell’Ismett ero responsabile degli appalti per la costruzione di un nuovo ospedale per 102 miliardi di lire. Se in un momento di evidente tensione tra me e l’Upmc, dovuto al fatto che io avevo deciso di andare a lavorare altrove, una revisione della contabilità trova discrepanze per ottomila dollari, beh, che volete che vi dica…” […]
Tutto questo, per il senatore-chirurgo, è però soltanto “l’epifenomeno” di una vicenda molto più complicata. “Dal ’99 al 2001, al centro di Palermo, avevo avuto carta bianca nella scelta dei miei collaboratori. Tutti i primi settanta-ottanta dipendenti dell’Ismett sono stati assunti con regolare bando pubblicato sulla stampa e dopo un semplice colloquio con me. […]
Una situazione idilliaca, a quanto pare, ma solo fino al 2001. “Nel 2001, quando alla presidenza della Regione Sicilia viene eletto Totò Cuffaro, la situazione cambia. E cominciano le pressioni, sia dalla politica sia dall’università”. […]
In quel momento erano in corso le procedure per assegnare gli appalti per la costruzione di edifici e apparecchiature. [… ]
La prima gara la vince un’azienda – racconta Marino – che la prefettura mi dice essere di fatto controllata dalla mafia. Quindi devo annullare tutto e indire una nuova gara, e mi becco pure una denuncia dal consiglio di amministrazione di quella stessa società per danno patrimoniale. […]
Una storia che Marino rivendica con orgoglio, convinto che le accuse contenute nella prima lettera del Centro di Pittsburgh non abbiano alcun valore, non dimostrino nulla e pertanto non possano macchiare in alcun modo quell’esperienza.

fonte IlFoglio.it

Nulla contro Marino

Il Foglio di Giuliano Ferrara questo grande giornalista (o giornalista grande), nell’impresa dello scoop dei rimborsi fasulli di Ignazio Marino, ha mostrato un forte senso della moralità, very british oserei dire.
Peccato che solo qualche settimana fa L’Espresso pubblicasse lo stralcio della lettera di Provenzano (o Riina?) a Berlusconi, lettera recapitata al Presidente non mezzo posta ma per mezzo di amici (Ciancimino senior, Dell’Utri) e il Foglio cosa fa? Chiede spiegazioni al vituperato Premier? Bè, il Foglio non spreca carta, sia ben inteso. Se deve attaccare qualcuno, attacca dalla parte politica giusta: quella avversa. Non sono degli autolesionisti.
E poi cosa significa che non hanno “nulla contro Marino”? Come dice il detto: Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Oggi intanto Il Foglio dovrebbe uscire con una intervista proprio a Ignazio Marino. Vedremo.
La domanda però è: perché Marino fa così tanta paura? Soprattutto a chi? Perché questo attacco preventivo dalle colonne de Il Foglio? Chi ha fornito la lettera dell’UPMC a Il Foglio? E la traduzione che il Foglio ne ha fatto è fedele all’originale?
Ecco di nuovo l’impressione della diffamazione a mezzo stampa secondo una logica che subodora di piduismo, di corvismo (vedi Corvo, Corvo di Palermo, giudicie Di Pisa style).
Solo ieri mattina un pretenzioso Rutelli compariva in un trafiletto de LaStampa.it minacciando di uscire dal PD qualora vincesse Marino.
Rutelli? Rutelli, quello dell’emergenza sicurezza, dell’emergenza intercettazioni, del caso Genchi, delle diffamazioni a Genchi. Sì, proprio lui. E’ ancora nel PD. Vivo e vegeto. E minaccia di andarsene. Figuriamoci. Un motivo in più per votare Marino alle primarie.

Finte notizie e vero cambiamento | Ignazio Marino

Il Foglio di oggi pubblica una lettera di 7 anni fa dell’UPMC, il centro medico dell’Università di Pittsburgh (USA) per cui ho lavorato per anni e che, insieme alla Regione Siciliana, è stato tra i promotori del centro mediterraneo per i trapianti (ISMETT) di Palermo.Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione. Niente da nascondere. Nessuna polemica. La questione è semplice: ad un certo punto del mio lavoro a Palermo, quando il centro si avviava a festeggiare i primi cento trapianti eseguiti, dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito.

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