Ignazio Marino e quella vecchia storia (falsa) dell’Ismett

Il Messaggero prende parte nella battaglia per Roma fra Marino e Alemanno? Parrebbe di sì poiché il quotidiano ha ribattuto – con un ritardo colpevolissimo di quattro anni – quella vecchia calunnia escogitata da Il foglio e Libero sulla chiusra del rapporto di lavoro fra il chirurgo e l’Ismett di Palermo. Ricorda Marino sul suo blog: ” nel luglio del 2009 il giorno dopo il mio annuncio alla candidatura per le primarie del Partito Democratico, il Foglio (seguito dalle altre testate poi condannate) scrisse una infamante falsità e cioé che ero stato licenziato dal centro trapianti Ismett di Palermo, che fondai nel 1999, per aver gonfiato delle note spese per circa seimila euro”. Il Foglio, Libero e Italia Oggi sono stati condannati per diffamazione dopo tre anni e hanno pagato circa 100 mila euro di danni al candidato sindaco del PD.

Questo blog, nel luglio del 2009, era appena nato. Ci scrive si adoperò per verificare quanto veniva scritto dai giornali e – forse per primo – individuò tutte le incongruenze di quelle accuse infamanti.

Se vivete a Roma e intendete non votare più Ignazio Marino dopo ciò che avete letto sul Messaggero, ebbene dovete ricredervi. Dovete sapere che nel 2009 Marino ebbe una reazione di totale trasparenza verso il pubblico ed è stato un esempio per tutta la politica che all’epoca era tutt’altro che trasparente. Leggete quanto segue per meglio comprendere:

Finte notizie e vero cambiamento | Ignazio Marino

luglio 24, 2009

La lettera UPMC vs Marino

 

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Marino e il partigianesimo de Il Foglio.

Candidati PD

Candidati PD

Pare che i dubbi su Marino non siano stati ancora del tutto fugati. Almeno per quella parte di possibili elettori che frequenta la community del suo sito – http://ignaziomarino.it/ ; qui di seguito l’audio della trasmissione radiofonica di Radio Radicale a lui dedicata. Al solo fine che si chiariscano le idee.

Radio Radicale su ISMETT e Ignazio Marino

Resta da chiedersi perché i suoi sostenitori siano stati così emotivamente destabilizzati dalle illazioni de Il Foglio. E come lo siano tuttora, quasi immobilizzati dagli interrogativi posti in quegli articoli “scoccati sotto la cintola”, ma nemmeno sfiorati da domande quali “chi ha fornito quei documenti a Il Foglio?” e “che interessi ha il fornitore di tali documenti a Il Foglio?”. Domande senza risposta, oppure no. Yes, Political! da giorni ormai sta cercando di rispondersi attraverso la ricostruzione dei fatti come furono riportati allora dai giornali (quindi in epoca non sospetta), e valutando criticamente.

Il Foglio dice che il Medico dovrà pur essere sottoposto a qualche esame. Mi pare indubbio che sia così e che debba essere così: eppure la stessa pratica non s’applica di certo al Padrone de Il Foglio, il quale pur comanda senza critica e con un coro di meraviglia dai media che possiede direttamente e anche da quelli che non possiede direttamente e che però indirettamente controlla. Qual è l’opinione de Il Foglio in merito? Se sono liberi di esprimerla. (Che non abbiano a tacciare quanto scritto sinora di partigianeria, loro, gli esperti di partigianeria).

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    • Il medico è il professionista al quale affidiamo la nostra salute e, nei casi estremi, la nostra vita. Si tratta di una fiducia meritata nella stragrande maggioranza dei casi, radicata nella coscienza popolare da un’esperienza secolare e che quindi ha una indubitabile valenza pubblica
    • E’ del tutto lecito, naturalmente, che una persona che intende proporsi come rappresentante politico goda del prestigio riverberato dalla professione che esercita. E’ altrettanto naturale che l’immagine del medico, che esercita una missione ma anche una professione, con tutti i caratteri economici e giuridici connessi, venga sottoposta a ogni verifica quando sceglie la strada della competizione pubblica.
    • Si dice che gli uomini politici debbono essere valutati per quel che propongono
    • Ma si viene valutati in realtà soprattutto per quel che si è, come dimostra la vicenda di Barack Obama e persino quella di Silvio Berlusconi.
    • Contrapporre l’immagine del non politico a quella dei politici di professione è naturalmente del tutto lecito
    • Marino conduce, da outsider, una vigorosa campagna contro l’apparato del partito al quale attribuisce un potere di condizionamento delle scelte politiche che finisce con l’essere paralizzante. Nel condurre questa campagna sembra credibile proprio perché la sua storia personale e professionale lo aiuta ad apparire estraneo a pastette correntizie. Visto che usa, giustamente, la sua collocazione professionale come strumento politico, è ragionevole che anche questa sia sottoposta, serenamente, a qualche esame.
  • Radio radicale dedica molta attenzione a Ignazio Marino, il che è del tutto comprensibile, e lo fa talora con uno stile un po’ tifoso, che peraltro corrisponde alla tradizione partigiana che caratterizza da sempre questa emittente battagliera. A proposito dei documenti pubblicati dal Foglio sulla risoluzione del rapporto professionale del clinico con l’Università di Pittsburgh, Radio radicale ha una posizione esplicitamente “innocentista”.

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Ambiguità lessicali. UPMC risponde alla ripetute richieste di chiarimento.

Il Foglio pubblica un documento (online, ma solo per abbonati) della risposta dell’UPMC pervenuta alla loro redazione via email; il Tgcom parla invece di una nota ufficiale a firma di Paul Wood, riportata dal CorSera.
Eppure in un documento intitolato “Benefactors 2007” dell’UPMC, scaricabile dal sito, oppure qui – Benefactors2007, il nome di Ignazio R. (Roberto) Marino compare – pensate un po’, nel 2007, cinque anni dopo le sue dimissioni che, secondo Il Foglio, hanno qualcosa di ignominioso – nell’elenco dei benefattori (vedi pagina 10). Ora, quale società mette fra i suoi benefattori un proprio ex dipendente che avrebbe intascato dei rimborsi senza averne il dirittto?
Se le parole hanno ancora un senso, benefattore significa “Chi giova al prossimo; chi sostiene con elemosine, aiuti, elargizioni persone o istituzioni SIN filantropo” – (sabatini-coletti, sito CorSera, a scanso di equivoci).
Un filantropo, quindi, che vogliono far passare per ladro.

  • Sarebbe la stessa universita’ americana a smentire le tesi di Marino “rispondendo via mail a una richiesta di chiarimenti giunta da ‘Il Foglio'” nella quale “oltre a confermare le ‘intenzionali e deliberate irregolarita”” del chirurgo durante la sua permamenza a Pittsburgh, nega che la lettera di dimissioni sia una bozza.

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    • L’Upmc (l’università di Pittsburgh proprietaria in joint venture dell’Ismett di Palermo, del quel era direttore Marino), invece, è tornata sulla vicenda
    • con una nota di Paul Wood, vicepresidente delle pubbliche relazioni. L’università ribadisce che “la lettera firmata dal dottor Marino il 6 settembre 2002 è la lettera finale e ufficiale delle dimissioni e non rappresenta né una bozza né un tipo di lettera standard di conclusione del rapporto”. Poi torna sulle “irregolarità” nelle note spese: “Furono portate alla luce dal servizio di audit di Upmc e non dal dottor Marino e questo accadde in modo ripetuto e nell’arco di molti mesi e non si è limitato a un solo evento”. La corrispondenza successiva, spiega la nota, regolava semplicemente le modalità della fine del rapporto.
    • Marino ribadisce di aver segnalato di propria iniziativa “le discrepanze”: “Lo feci in agosto con una mail a Palermo, indirizzata a Giuseppe Alongi. Chiedevo di tornare in possesso delle note essendomi accorto di averle presentate anche a Palermo”. E sulle motivazioni che hanno visto uscire queste lettere a sette anni di distanza, il candidato alla segreteria del Pd spiega: “C’è un interesse di qualcuno a fare in modo che si parli di episodi conclusi e che non hanno avutoalcuna rilevanza legale: si vuole impedire che si parli dei contenuti della mia candidatura”. E sull’Upmc aggiunge: “Sto valutando se querelare per diffazione, ha un’importante situazione di affari da proteggere in Sicilia, a Palermo”.

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Documentazione a orologeria. Ma solo per abbonati, Dio ti ringrazio.

Il Foglio non perde un giorno per escogitarne di nuove: ma la documentazione a sostegno delle proprie teorie del Marino allontanato è online "solo per abbonati". Bene, un aiuto concreto a pulire il mondo dalle immondizie.
Di seguito la testimonianza di Ivan Scalfarotto, collaboratore di Marino nell’impresa della segreteria PD, del suo incontro a Roma con Ignazio.

  • Dopo aver pubblicato la lettera con cui il capo dell’importante centro trapianti americano di Pittsburgh (Jeffrey A. Romoff) spiegava le ragioni dell’allontanamento di Marino da Pittsburgh, il Foglio di oggi pubblicha un documento che smentisce la versione del senatore Ignazio Marino a proposito del suo allontanamento dall’Università di Pittsburgh.

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    • ho incontrato Ignazio Marino qui a Roma e ne abbiamo parlato. Alla lettera pubblicata dal Foglio era seguito nella medesima data un altro documento – decisivo – che ha rivisto tutte le clausole vessatorie della lettera precedente: niente più restituzione dei libri, del computer, della casa. E soprattutto l’UMPC non ha mai più citato i rimborsi spese né ha dato seguito con un’azione civile o penale nei confronti di Marino, che ha conservato l’accredito per operare presso di loro ed è rimasto sul fondo pensioni degli ex dipendenti.

      Poi, c’è da dire, Marino aveva già in tasca un contratto di lavoro con la Jefferson University di Philadelphia, cosa che ha escluso ai miei occhi di vecchio capo del personale a stelle e strisce anche la possibilità che la lettera fosse stata costruita per spingere un dipendente beccato improvvisamente con le mani nella marmellata e in odore di licenziamento per giusta causa (“gross misconduct”) ad andarsene da solo.

    • Marino mi ha anche raccontato dalle difficoltà che ha vissuto nel suo lavoro in Sicilia, nonostante i cento trapianti i fegato, nonostante il primo trapianto a un sieropositivo e Sirchia che diceva trattarsi solo di un fegato buttato. Mi ha raccontato delle difficoltà di scegliere le persone solo per il merito, di assegnare gli appalti per la costruzione del centro medico in una città come Palermo. Di tutta la gente che gli aveva detto: “Ma professore, cosa crede di fare?” e di quanto difficile fosse fare il chirurgo in un ambiente così.
    • Tutto questo Ignazio Marino ha poi detto oggi davanti a me a Francesco Cundari de Il Foglio

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Non noiosi, ma parziali

Il Foglio insiste nella polemica dei presunti rimborsi fasulli che vide coinvolto Ignazio Marino ai tempi dell’UPMC. Questo l’estratto dell’articolo online:

Marino è noioso ma significativo, comprese le note speseTutto ciò che parla di Ignazio Marino, chirurgo fattosi politico, è ricoperto da una spessa patina di noia. Compreso, naturalmente, il nostro scooppino sui suoi rimborsi spese americani, raddoppiati tra Pittsburgh e Palermo secondo un incontrovertibile documento che lo accusa per “una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”, da Marino stesso controfirmato in ogni pagina.

vedi Marino è noioso ma significativo, comprese le note spese – [ Il Foglio.it › La giornata ].

Peccato che il Foglio prosegua nel proprio soliloquio e non abbia nemmeno immaginato di pubblicare uno solo dei documenti procurati da Marino a rettifica delle accuse. Nemmeno parla del rapporto Cuffaro-UPMC e di come il noto esponente politico siciliano, oggi al centro della vicenda “Lega del Sud”, sia stato una parte importante nella scelta delle dimissioni da parte di Marino (lo spiego qualche post fa, grazie agli articoli dell’archivio di Repubblica.it). Ricordo come Cuffaro sia da moltissimo tempo un punto di riferimento della CDO (Compagnia Delle Opere), il braccio economico di Comunione e Liberazione, una lobby vera e propria che ha grandissimi interessi nella Sanità. E vogliamo parlare della collateralità de Il Foglio con la maggioranza di governo e le lobbies che la sostengono? Il Foglio attacca Marino perché Marino ostacolò a suo tempo Cuffaro e soci nell’utilizzaare la struttura dell’ISMETT come bacino di clientela. Marino entrò in rotta di collisione con parecchi medici della struttura, ma il nodo della questione era legato ai finanziamenti per il nuovo opsedale e all’affare assunzioni, che faceva molta gola alla politica. Lo stesso amministratore americano, Micheal Costelloe, appare in questa vicenda alquanto ambiguo, come uno che cura esclusivamente interessi economici senza riguardo per gli aspetti medici e il servizio reso, tantomeno per gli interessi dei pazienti.

Il Foglio dovrebbe dire chiaramente quali interessi sta difendendo, quale è la loro fonte del fax dell’UPMC a Marino. Loro chiedono trasparenza, ma sono i primi a non praticarla.

Ignazio Marino: i documenti che nessuno pubblica

Il Dott. Marino è stato docente a tempo pieno presso l’Università di Pittsburgh dal 1990. Nel 1993, era diventato direttore dello VA, componente del nostro programma di trapianto di fegato e un prezioso collaboratore della divisione delle attività di amministrazione. Nel 1997 è stato nominato Direttore e CEO dell’Istituto Specialistico Mediterraneo Trapianti e per le Terapie Avanzate (ISMETT) – una joint venture tra l’Università di Pittsburgh Medical Center e del Governo Italiano. Questo è stato un compito monumentale, che ha svolto con grande distinzione. Il suo programma di Palermo è diventato un gioiello della Sicilia e l’invidia di molti dei più confortevoli programmi in zone d’Italia meno crinimose. Le sue recenti dimissioni da questo incarico erano basate sulle più elevate considerazioni di carattere etico. E ‘stata una decisione guidata dalla coscienza per la quale io lo ammiro.

(dalla lettera di Tomas Starzl, decano dei trapianti, maestro di Marino e direttore del centro trapianti di Pittsburgh – testo originale qui, traduzione by cubicamente)

Queste invece le vere condizioni di fine rapporto fra Marino e l’UPMC:

Rimborsi spese

L’UPMC lamentò rimborsi spese doppiati per 8mila dollari. Peccato che in rete si trovi solo la traduzione de Il Foglio, qui riportata. Piacerebbe leggere l’originale.

Fanno la morale quelli del Foglio? Così prodighi di scusanti per il loro padrone?