Sondaggi Politiche 2013: aggiornamento delle tendenze

[1. segue dalla prima analisi]

[2. partecipate al sondaggio sulla Lombardia]

Ho aggiornato l’analisi di due settimane fa con i dati dei sondaggi condotti dalle società di rilevazione e registrati in www.sondaggipoliticoelettorali.it fino alla data del 14 Gennaio. L’andamento non è dissimile da quanto rilevato all’epoca, anche se il centrosinistra tende a perdere slancio e ad attestarsi su una media del 38-39%. Ho calcolato l’oscillazione di ogni coalizione e di alcuni dei partiti mediante la deviazione standard della serie di rilevazioni dal 10 dicembre al 14 gennaio (quarta colonna tabella sottostante). Il Csx ha un valore di 1.8 mentre il Cdx (nella nuova-vecchia alleanza con la Lega Nord) 2.5, al pari della Lista Monti. Significa che c’è molta variabilità nel campione di sondaggi sui risultati delle ultime due coalizioni che nel caso del centrosinistra. Ciò può essere inteso in una scarsa mobilità di opinione (o di elettorato); in soldoni, significa che cambiano le società di rilevazione ma il risultato non cambia. Sinistra, Ecologia e Libertà ha la deviazione standard più bassa, al pari della Lega Nord. Medesimo discorso può essere affrontato per UDC e FLI. Il loro elettorato è recintato, di più non potranno ottenere. Notare che il M5S ha variabilità superiore sia al Cdx che a Scelta Civica di Monti ma ha un trend negativo. Ed è ulteriormente impressionante la stabilità di rivoluzione Civile: l’avvento di Ingroia non ha determinato sinora alcun cambio di passo alla coalizione che avrebbe mantenuto un 4% anche senza di lui (si ottiene il medesimo risultato facendo la somma algebrica delle percentuali di IDV, Fds e Verdi).

MIN MAX MEDIA DEV.ST
PD 29,0 35,3 32,8 1,6
SEL 4,1 6,0 4,9 0,6
IBC 34,9 42,0 39,0 1,8
UDC 3,4 6,4 4,6 0,7
FLI 1,0 2,5 1,4 0,4
LISTE MONTI 1,7 12,0 7,6 2,9
ITALIA FUTURA 1,5 3,0 2,3 1,1
LISTA MONTI 8,0 17,6 12,9 2,5
PDL 15,0 23,1 17,8 1,8
LEGA NORD 3,9 6,8 5,2 0,9
CDX + Lega 21,7 34,2 26,4 2,5
M5S 10,0 19,0 14,4 2,6
RIVOLUZIONE CIVILE 2,0 5,5 4,1 0,7

Segue il consueto grafico con le linee di tendenza lineare.

grafico_sondaggi_2

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La fabbrica dei gruppi parlamentari

Immagine

La prossima legislatura si annuncia come la più fertile in fatto di numerosità dei gruppi parlamentari. I cartelli elettorali che si presentano all’opinione pubblica come elementi unitari, addirittura in alcuni casi come nuovi alla politica, più che altro espressione della società civile e non della cosiddetta casta, sono dei meri riassemblaggi di micro-partiti personali e partiti reduci delle esperienze di centrodestra o di centrosinistra opportunamente ‘diluiti’. Rientrano in questa categoria sia Rivoluzione Civile di Ingroia, sia Scelta Civica di Mario Monti. Lo stesso PdL, per poter vincere nelle regioni chiave e imporre la legge del pareggio al Senato, sta imbarcando nelle proprie liste soggetti appartenenti a partiti di espressione locale nonché prettamente personalistici, come MPA di Lombardo o Grande Sud di Miccichè. Un altro fattore di instabilità nella formazione dei gruppi parlamentari lo potrebbe portare il Movimrnto 5 Stelle e la sua assenza di struttura e di organizzazione; gli editti del leader carismatico, qualora egli perseguiti a dettare una linea politica oramai pienamente destrorsa (e come collocare altrimenti le recenti dichiarazioni sul destino dei sindacati?), potrebbero aver l’effetto di ingrossare le file del Gruppo Misto o magari di facilitare la riorganizzazione dei fuoriusciti intorno alla persona di Giovanni Favia, forse eleggibile alla Camera. Ma procediamo con ordine.

1. L’impalpabilità dell’Agenda Monti

Basta osservare come il Professore è stato costretto a strutturare le liste elettorali di Scelta Civica per comprendere come i partiti dell’UDC e di FLI riusciranno egregiamente a sopravvivere all’ultima Legislatura e a regalarsi una nuova veste, addirittura – ed è il caso dell’UDC – a divenire terza gamba della maggioranza sghemba di Bersani e a strappare qualche sottosegretariato se non qualche ministero (dall’alto del suo 4%). Il CISE, il centro studi elettorali della LUISS, ha esaminato le liste di Scelta Civica nelle posizioni eleggibili e ha scoperto che i candidati scelti direttamente da Mario Monti non sono più di undici alla Camera e soltanto tre al Senato. Potremmo individuare in 22 deputati la pattuglia di fedelissimi del senatore (gli undici di cui sopra più il movimento ‘Terza Repubblica’ di Riccardi). Italia Futura, che non è un partito ma una fondazione, otterrebbe ben 21 deputati, mentre UDC e FLI, alla Camera, correranno con proprie liste, seppur in coalizione con il Professore. Per cui, ci si aspetterebbe di avere un gruppo parlamentare ‘Scelta Civica’, a sua volta suddiviso in montiani e riccardiani, un altro afferente a Montezemolo, Italia Futura, a cui vanno sommati gli eventuali gruppi parlamentari di UDC e FLI (il partito di Fini però rischia di non superare la soglia di sbarramento). Al Senato, il gruppo montiano è in inferiorità numerica, dovendo fare spazio ai candidati di UDC, FLI e Italia Futura. Montiani e riccardiani conterebbero di soli otto senatori, contro i sicuri 7 di UDC, eventualmente opzionabili a 9-10 grazie alle doppie candidature di Pierferdinando Casini, ai 3 di FLI, ai 5 di Italia Futura. Insomma, il famoso centrino diventerebbe ben presto una costellazione di partitini, chiaramente tutti degni di rimborso elettorale, anche in virtù dell’assenza di qualsiasi accordo politico post-elettorale. L’adesione al contenuto dell’Agenda Monti non è garanzia di nulla: all’indomani del voto. UDC, FLI e Italia Futura potrebbero volgere le spalle a Monti, avendo ottenuto ciò che cercavano, l’elezione. D’altro canto, Monti medesimo potrebbe consegnare i propri fedelissimi, in una sorta di scambio politico-numerico, della serie ‘ti consento di governare al Senato a patto che tu assumi l’Agenda o parte di essa come tuo programma di governo’, messaggio che il PD e Bersani sembrano aver recepito come dimostrerebbe la retromarcia sulla patrimoniale.

2. Rivoluzione Civile che delusione

Antonio Ingroia aveva condizionato la sua ‘ascesa’ al campo solo in conseguenza di un dietrofront dei partiti. voleva, l’ex pm di Palermo, organizzare la ‘riscossa’ della società civile. Ma l’operazione Ingroia è sembrata a molti come la mossa estrema di Di Pietro per far proseguire la vita a Italia dei Valori. Di Pietro ha lavorato dietro le quinte, chiamando a sé chi nel 2008 aveva contribuito ad escludere dal Parlamento (ricordate Veltroni che scelse Tonino e tagliò fuori dall’alleanza i residui della Sinistra Arcobaleno di Bertinotti?), ovvero i Verdi e la Federazione della Sinistra, a sua volta un aggregato dei micro partiti di Rifondazione comunista e Comunisti Italiani, risultati di vecchie scissioni della sinistra ‘antagonista’ ai tempi del primo governo Prodi.

Il progetto di Ingroia è stato duramente ridimensionato. Le liste sono rinfoltite dall’IDV romano, dalla sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che è ricollegabile al senatore Pedica, dai movimentisti viola, in primis Gianfranco Mascia, dal giornalista dell’Espresso e blogger Giglioli, anima della contestazione a Berlusconi nel 2009-2010. Ma ha dovuto pescare anche nell’IDV malato, quello dei Mariuccio, dei capibastone locali, e la cosa a quanto pare non è piaciuta. Se non lo avesse fatto, Ingroia avrebbe detto addio alla possibilità di ottenere qualche senatore. Senza gli impresentabilit dell’IDV in Campania o Molise niente superamento della soglia di sbarramento dell’8%. Che fare? La battaglia per le candidature è stata qualcosa di osceno: Di Pietro avrebbe fatto saltare Agnoletto in Lombardia. Salvatore Borsellino ha parlato chiaramente di lottizzazione partitica delle liste di Ingroia. Lo ha fatto anche in diretta televisiva durante il programma di Lucia Annunziata, giovedì scorso, lasciando Ingroia esterrefatto:

“Voterei Ingroia ad occhi chiusi, ma sto vedendo vecchi politici riciclarsi nelle sue liste e le mie agende rosse vengono penalizzate […] Dopo aver voluto il mio appoggio e la designazione dei ragazzi delle agende rosse per la candidatura con Rivolzione Civile ho visto i loro nomi finire in fondo alle liste senza possibilità di continuare la nostra lotta in Parlamento […] Non mi sono chiari i criteri con cui vengono stilate le liste. Temo che alcuni vecchi politici le stiano usando come paravento per ripresentarsi alle elezioni dopo che i loro partiti hanno perso di credibilità (Salvatore Borsellino, fanpage).

Prima di lui, hanno tolto l’appoggio a Ingroia sia il politologo Marco Revelli che l’ex magistrato Livio Pepino di ‘Cambiare si può’:

Ingroia ha due problemi di fronte, il primo è il rapporto con l’altra branca del movimento arancione, il gruppo di “Cambiare si può” dell’ex magistrato Livio Pepino, del sociologo Marco Revelli e del profesor Paul Ginsborg. Il movimento si è spaccato sulla scelta dell’alleanza con Idv, Rifondazione, Verdi e Pdci. I partiti non presentano simboli, l’unico è quello di Rivoluzione civile, ma candidano i segretari e dirigenti. “Cambiare si può” ha sottoposto a referendum la scelta lo scorso 31 dicembre. Risultato: su 13200 aventi diritto hanno votato per via telematica in 6908, e il 64,7% (4468) ha detto sì all’alleanza con la lista Ingroia. La conseguenza finale sono state le dimissioni di Chiara SassoLivio Pepino e Marco Revelli, dal vertice del movimento. “Il nostro mandato si è concluso e per quanto ci riguarda non è più rinnovabile” (Il Fatto Q, 5 Gennaio 2013).

In sostanza è chiaro anche ai muri che Rivoluzione Civile è un ‘cavallo di troia’ per IDV, Fds e Verdi, altrimenti privi di possibilità di entrare in parlamento. Non faranno altro che utilizzare il volto di Ingroia per evitare il giudizio degli elettori, in primis Di Pietro e IDV, distrutti dallo scandalo dei rimborsi elettorali. Per poi ovviamente separarsi il giorno dopo le elezioni e costituire alla Camera e al Senato ognuno il proprio personalissimo gruppo parlamentare.

3. Il partito liquido

Le parlamentarie del M5S hanno selezionato liste di giovani e di donne, scelti fra le fila del movimento, soprattutto di quella parte che ha fatto la storia del movimento. Ovvero personalità che difficilmente stanno tollerando la deriva accentratrice e destrorsa di Grillo. Potrebbe essere che Grillo stia seguendo una strategia suicida: che voglia cioè far precipitare il consenso verso i 5 Stelle al fine di ridimensionare le aspettative verso di loro. Più volte il comico ha detto che l’obiettivo era quello di inserire nelle istituzioni dei ‘cani da guardia’ del potere. Di spezzare la coltre di segretezza delle istituzioni. Ha rischiato di divenire il secondo partito italiano e di ottenere una rappresentanza parlamentare di più di cento fra deputati e senatori. Troppo per un movimento che non ha ancora chiare le regole della selezione dei candidati e per la deliberazione interna e che di fatto è rappresentato da un marchio che non possiede.

Ma se la vulgata grillesca continuerà sulla falsa riga della linea politica spiegata in questi giorni nel tour nelle città italiane, molto probabilmente i suoi futuri parlamentari diventeranno nervosi e inclini a smarcarsi dal comico. I distinguo e le dissociazioni non tarderanno ad arrivare. Con il risultato che il gruppo parlamentare del M5S si spezzetterà in più parti, determinando flussi di parlamentari imprevedibili da e verso la lista Ingroia o il centrodestra o Di Pietro.

Sondaggi Politiche 2013 (2) – Rivoluzione Civile toglie seggi a M5S e PdL

rivoluzione-civile

[Continua dalla prima parte]

In un primo momento, nel mio foglio di calcolo trasandatissimo (nel quale come saprete ho raccolto i sondaggi eseguiti da http://www.scenaripolitici.com), avevo trattato Italia dei Valori, Federazione della sinistra, i Verdi e la lista Ingroia – la cosiddetta “foglia di fico” – come liste singole anche se coalizzate fra di loro. Chiaramente non è così: al Senato, i micropartiti della sinistra e Di Pietro, ridotto al 2% su scala nazionale, presenteranno una lista unica che riuscirà, in taluni casi, a superare lo sbarramento. Infatti risulta più agevole per Igroia e soci superare la soglia dell’8% nelle seguenti Regioni:

Regione % Seggi
Lazio 9 2
Campania 11 2
Basilicata 11 1
Liguria 11 1
Piemonte 9,5 2

Si tratterebbe quindi di una lista che, in termini percentuali, diventa concorrenziale di M5S, Scelta civica (centro) e M5S. Prendete ad esempio in Lazio: il sondaggio di Scenari Politici assegna la vittoria al centrosinistra con circa il 35.5% che permetterebbe a PD e Sel di incassare il premio del 55% (15 seggi su 28 disponibili). Guardate cosa succede con la lista Ingroia in forma di lista unitaria: in pratica porta via i due seggi ai più forti perdenti, ovvero PdL e M5S.

Lazio Seggi: 13
Perdenti:
PdL 5 4
centro 4 3
Riv. Civile 2
M5S 5 4

Anche in Campania, il sito Scenari Politici prevede la vittoria del Centrosinistra con il 33.5% (il centrodestra si fermerebbe al 27, mentre la lista Monti prenderebbe un modesto 12%). Si tratta questa di una nuova configurazione in cui la presenza di Rivoluzione Civile nella forma di lista unitaria di Idv, Fds e Verdi, porta via seggi ai 5 Stelle:

Campania Seggi: 13
Perdenti:
PdL 6 5
centro 3 3
M5S 4 3
Riv. Civile 2

Il Piemonte offre invece un caso inverso. I perdenti si attestano intorno al 11-18 %.  Il Movimento 5 Stelle sarebbe il primo fra i perdenti, seguito da PdL e Lega Nord. La presenza di Rivoluzione Civile, in questo caso, non punisce il primo bensì gli altri due partiti:

Piemonte Seggi: 10
Perdenti:
PdL 3 2
Lega Nord 3 2
M5S 4 4
Riv. Civile 2

Complessivamente (ho indicato il caso 1 come il caso in cui Idv, Fds e Verdi presentino liste coalizzate ma non unitarie; nel caso 2, invece, il caso in cui la lista Ingroia sia unitaria):

Partiti Caso 1 Caso 2 Diff
PdL 56 53 -3
Lega Nord 31 30 -1
centro 19 18 -1
PD 121 121 0
Sel 23 23 0
SVP 3 3 0
Mov Autonomie 2 2 0
M5S 53 50 -3
Sen V. Aosta 1 1 0
Riv. Civile 8 +8

[parte seconda]