Più che la mafia, Berlusconi combatte l’immigrato. A Reggio Calabria nuova contestazione.

Gli immigrati non servono se non a serrare le fila della criminalità. Questa la pronta equazione che sovviene alla mente sentondo Berlusconi parlare dei nuovi provvedimenti anticriminalità, annunciata oggi con il CDM in trasferta a Reggio Calabria.
Il nucleo del discorso risiede in quella frase, che di botto ci offre la fotografia esatta della considerazione governativa dei fatti di Rosarno. Colpa dell’immigrazione clandestina, colpa dell’immigrato irregolare, dell’extracomunitario, che affronta viaggi della disperazione per raccogliere arance per un euro l’ora, se a Rosarno si sfrutta la manodopera irregolare. Se non ci fossero clandestini, disposti a lavorare nei campi per paghe da fame, non ci sarebbero sfruttatori. E’ una logica presa in prestito dal Ministro dell’Interno? Loro pontificano, parlano di lotta alla criminalità, quando i provvedimenti annunciati a Reggio Calabria sono gli stessi descritti mesi orsono: Agenzia nazionale per i beni sequestrati, ri-sequestro dei beni se il mafioso li ricompra, divieto di fiction sulla mafia (meglio che non se ne parli, secondo una logica ancora e sempre omertosa – la mafia? la mafia non esiste, nemmeno a Milano). Una vera e propria “stretta” contro la criminalità organizzata. Così certamente finirà il conflitto Stato-ndrangheta, poiché l’ndrangheta diverrà Stato. E con un tempismo perfetto, al Senato decidono per lo stralcio della norma, contenuta in una legge delega, che serviva a favorire l’emersione dell’immigrato clandestino dal limbo dello sfruttamento attraverso l’assegnazione di permessi di soggiorno temporanei. Ancora schiavitù della maggioranza, che svolge il compito attribuitogli dal governo senza fare una piega. Quanto durerà ancora questo penoso parlamento?
Intanto però a Reggio Calabria si fa nuovamente sentire la contestazione:

così hanno accolto i Ministri in pullman:

Vodpod videos no longer available.

(fonte Il Popolo Viola, gruppo su Fb)

    • Reggio Calabria, 28 gen. – Una piccola contestazione ha accolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, questo pomeriggio, davanti alla sede del nuovo sistema di gestione delle risorse idriche della citta’ di Reggio Calabria, da lui inaugurata. I contestatori erano una decina di giovani di diverse associazioni cittadine che hanno accolto il Premier con uno striscione sul quale si leggeva: “tessera P2 numero 1816″. La contestazione si e’ ripetuta quando il Presidente ha lasciato la struttura. I giovani hanno scandito slogan antigovernativi.
    • Stop alle norme contro chi fa lavorare immigrati clandestini. L’aula del Senato decide lo stralcio dell’articolo 48 del disegno di legge comunitaria che prevedeva una delega al governo per l’attuazione di una direttiva europea sull’emersione del lavoro nero, comprese sanzioni per i datori di lavoro che impiegano cittadini extracomunitari irregolari.
    • permesso di soggiorno temporaneo per i lavoratori extracomunitari che avessero denunciato alle autorità competenti la loro posizione irregolare e la non applicazione delle sanzioni per i datori di lavoro che, autodenunciandosi, avessero regolarizzato i dipendenti stranieri irregolari
    • Abbiamo fatto un grande lavoro per riassettare tutti gli impianti legislativi. Abbiamo dato il via libera al piano, c’è un codice delle leggi antimafia per favorire una maggiore attività di contrasto
    • la riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali
    • stop alle fiction sulla mafia e lanciando una frecciata ai media: “Questa è l’Italia vera, diversa da quella descritta dai mezzi di informazione”
    • “Per battere la mafia bisogna aggredire il patrimonio mafioso. Metteremo questo obiettivo al centro dell’attività di contrasto. E se i mafiosi ricomprano i beni, noi li risequestriamo un’altra volta”
    • istituisce l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati che si insedierà “entro 15 giorni”
    • “I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi”
    • “riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”
    • il governo metterà in atto “un’azione molto forte” sulla Ue che deve farsi carico” dei costi della vigilanza che i paesi costieri sopportano”

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Su Facebook, prima manifestazione virtuale di massa antirazzista contro il razzismo e la xenofobia.

Il gruppo di Fb No Lega Nord Day ha organizzato per sabato 16 Gennaio una manifestazione mai vista sinora: una protesta virtuale via Facebook per gridare no al razzismo di Rosarno e della Lega Nord. Lo scopo: avere impatto massmediatico. Far parlare dell’evento attraverso la (sciocca) cassa di risonanza dei meidia mainstream (in special modo i media di proprietà del Padrone).

Ma la manifestazione dovrà necessariamente essere disvelatrice di quella grande menzogna che si è voluto far passare attraverso quegli stessi media supini al Padrone, gli stessi media che hanno parlato di violenza dell’immigrazione e di degrado, quando invece a Rosarno il vero degrado è l’istituzione collusa e lo sfruttamento della manodopera fornita a costo pari a zero da migranti disperati in fuga dalla miseria.

Loro, i tessitori di trame logiche perfette da stendere al cospetto degli elettori, per incantenare gli stessi a una identità culturale che non prevede il diverso, queste eminenti personalità della politica italiana dovrebbero invece prendere atto del fallimento sistemico, del fallimento della statualità, e riconoscere in sé medesimi i primi responsabili di questo. A Rosarno lo Stato non c’è, lo Stato a Rosarno arriva come un esercito straniero, come una forza di interposizione, per un’azione di peace restoring. A Rosarno lo Stato è potente come lo è l’ONU sul teatro delle relazioni internazionali. Perlomeno, dovrebbero questi signori Ministri prendere coraggio e affrontare l’opinione pubblica e la verità. Invece la miseria che li perseguita, ne ha devastato le parole e le azioni, e ora non possono che ripetere la medesima litania di sempre: “è colpa di chi ci ha preceduto, è colpa dell’altro, è colpa del diverso”.

La miseria delle parole e delle azioni degli uomini politici è speculare alla miseria di un territorio in cui lo Stato ha abdicato per una forma di potere oscuro che trae linfa dalle isitituzioni stesse e che tende, non già a sostituirsi a esse, ma a cooptarle per rendere certa e a proprio favore la decisione.

E, pertanto ai promotori di questa iniziativa, lancio da queste colonne una proposta: che il grido anzirazzista non sia separato dal grido di giustizia e che sia evidenziata e sostenuta in questa occasione sia la protesta contro le leggi ad personam, sia la protesta contro l’illegalità mafiosa, sia il ripudio della politica anti-migranti della Lega e del governo: ma sia altrettanto sostenuta e divulgata la proposta di legge sulla cittadinanza scritta dai deputati Granata (PdL) e Sabelli (PD) con la quale si intendono abbreviare i tempi per l’acquisizione della stessa e rafforzare nel nostro paese il principio dello jus solis. Se ci abbandoniamo al mero contestare, falliremo ogni obiettivo. Sia questa un’occasione per informare e creare consenso sulle giuste battaglie.

Dicono che l’identità stiamo smarrendola, a forza di rinunciare alle nostre radici e di convivere con diversi che ci condannano al meticciato. Anche questa è menzogna. In realtà siamo già cambiati: non perché incomba il meticciato tuttavia, ma perché la nostra identità non è più quella ­ curiosa, accogliente, porosa ­ che fu nostra quando emigravamo in massa e incontravamo violenza. È un ottimo viatico l’ultimo libro di Gian Antonio Stella (Negri Froci Giudei – L’eterna guerra contro l’altro, Rizzoli 2009): si scoprirà che la mutazione già è avvenuta, nel linguaggio della Lega e nella disinvoltura con cui si accettano segregazioni che trasformano l’uomo in non uomo.  L’identità che abbiamo perduto, la recuperiamo solo se non tradiamo quella vera inventandone una falsa. Solo se sblocchiamo le memorie e ricordiamo che le sommosse antimafia dei neri prolungano le rivolte italiane condotte, sempre in Calabria, da uomini come Peppe Valarioti e Giannino Losardo, i dirigenti comunisti uccisi dalle ’ndrine nel 1980. Solo se scopriremo che il nostro problema irrisolto non è l’identità italiana, ma l’identità umana (B. Spinelli – Se questi sono uomini – La Stampa.it)

CONTRO RAZZISMO E XENOFOBIA 24 ORE DI PROTESTA SU FACEBOOK – Partecipa!

Sabato 16 gennaio 2010

Aderenti, sostenitori e simpatizzanti di No Lega Nord Day, abbiamo deciso di indire

LA PRIMA MANIFESTAZIONE VIRTUALE DI MASSA DELLA STORIA CONTRO IL RAZZISMO E LA XENOFOBIA.

Un piccolo sforzo per un grande sogno di giustizia.

Istruzioni per partecipare:

sabato 16 gennaio, per almeno 24 ore, teniamo come STATO la seguente frase

DIVERSO…PERCHE’? STRANIERO…DOVE? ALTRO…QUANDO? Siamo tutti parte del medesimo respiro. Smettiamo di accettare, per ignavia, l’esclusione e l’invenzione di nuove differenze. Non respingere, Accogli!

Anche Gesù è stato un clandestino. NORD DAY Milano 6 marzo 2010 ore 14.oo NO RAZZISMO! NO OMOFOBIA! NO XENOFOBIA!

Poi, durante la giornata ogni volta che vedremo in bacheca qualcuno che ha la stessa scritta clicchiamo su “Mi Piace”.

Quindi inviamo il comunicato riportato sotto a tutti i nostri contatti e chi vuole potrà scrivere un proprio pensiero sulla pagina dell’evento anche indicando citazioni, canzoni, o altro in tema tenendo conto che durante la giornata la pagina sarà al centro dell’attenzione dei media.

Rosarno, ora la deportazione. Gigliotti, PD: “Io sto dalla parte dei migranti”.

Stamane già demoliscono il ghetto: un’efficienza da far spavento. E dire che gli hanno fatto di tutto per sloggiarli dalla ex-cartiera: spari, incendi, furti, i migranti di Rosarno erano da anni oggetto di “certe” attenzioni:

– l’incendo della ex-cartiera, Luglio 2008

– gli spari e la miseria, 13 Dicembre 2008:

Riferiscono dal TG2 che l’area di via Nazionale, interessata dalle demolizioni, sarà destinata ad ospitare un ipermercato.  Tempismo perfetto. Le provocazioni, gli incidenti, la deportazione dei migranti, inutili in un’area dove la raccolta degli agrumi non si farà, e ora la pronta demolizione del fabbricato che li ospitava da anni, con la sorveglianza di polizia e carabinieri, i quali asseverano al compimento di un disegno che ha del criminoso.

“Ho girato in lungo e in largo la Calabria per motivi di lavoro e di gaudio e quando sei nella sibaritide, nel crotonese o nella piana di Gioia e al calar della sera incontri lunghe braccia cadute su corpi stanchi di uomini e donne in fila per centinai e miglia di metri, che tornano alle loro “case” dopo una giornata passata a lavorare nei campi, sotto il sole o la pioggia, il vento o il freddo, malpagati, sottopagati o affatto pagati, io non posso non ricordare i racconti dei miei nonni e della loro triste gioventù, passata nei campi di grano e negli uliveti a chinare la testa, agli ordini del caporale di turno che svendeva al padrone la loro prestazione di lavoro e ci faveva anche la cresta. Quella condizione di schiavitù sfociò nella lotta contadina, nella occupazione delle terre, alle riforme, alle lotte sindacali.
E se noi siamo passati dalla stessa schiavitù di questa gente, di questi sventurati che vengono da dove questa miserabile condizione può addirittura sembrare un’emancipazione dall’inferno, perchè non comprendiamo che è immorale per la llegge di DIO (per chi ci crede) e degli UOMINI, non rivendicare per loro gli stessi diritti che abbiamo, un tempo lontano e ormai dimenticato, conquistato per noi, ed è indecente agli occhi di DIO e degli uomini considerare le loro rivolte e le loro condizioni di vita, un turbamento insopportabile della nostra condizione di ospiti?
Ciò che è accaduto a Rosarno è la conseguenza della reazione dei caporali contro gli immigrati, resposanbili a loro giudizio, della forte denuncia che il TG3 ha mandato in onda nei giorni precedenti agli scontri, e quindi andavano severamente puniti, bisognava dare loro una lezione!!!…. tutto il resto è figlia della violenza. La violenza partorisce violenza e non si aspettasse nessuno comodi e freschi giacigli. Io mi chiedo se mai ci sarà anche per loro un nuovo movimento sindacale, una nuova stagione dei diritti e della loro difesa sopra ogni cosa. E se ci sarà anche per noi una nuova occasione di convivenza civile. Intanto registro che gli immigrati a Rosarno hanno avuto il coraggio di fare quello che noi non siamo più in grado nemmeno di pensare: ribellarci alla mafia e al potere politico corrotto!!”
Fernanda Gigliotti

Rosarno, la riserva di schiavi dell’ndrangheta.

Pensate che la vicenda di questi giorni della rivolta dei migranti sia un fatto nuovo? Pensate che non sia mai successa una cosa del genere e che certamente negli ultimi anni le amministrazioni locali non abbiano contrastato in alcun modo questa forma di “degrado”?
Bene, vi sbagliate: questa è Rosarno, 9 Gennaio 2010, come è immortalata nelle foto pubblicate su l’Unità:

E questa è Rosarno, 13 Dicembre 2008, foto di repertorio sul sito di Repubblica:

Notate differenze? Non ci sono differenze, poiché ieri come oggi i migranti sono ghettizzati e sottoposti a qualsivoglia tipo di sfruttamento, oggetto di intimidazioni e di violenze da parte della “popolazione locale”:

  • 300 immigrati ieri sera hanno alzato delle barricate in mezzo alla strada e protestato «contro l’ ennesima violenza subita», fino a notte fonda. Raccontano che nel tardo pomeriggio «due bianchi hanno sparato nel mucchio, da un’ auto in corsa». E che ora è tempo di dire bastaA Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, non ci vogliono stare più «che vogliono tornare in Africa»
  • una ex cartiera, che in questo periodo dà rifugio a circa 400 sudafricani
    Uomini e donne, quasi tutti clandestini, che arrivano in Calabria per la raccolta degli agrumi e delle olive. Braccianti, tutti lavoratori in nero
    la rivolta dei connazionali «stanchi della violenza continua». E raccontano: «Succede spesso che gente del posto arrivi qui armata, ci picchiano e ci rubano i pochi soldi che guadagniamo, non ce la facciamo più» hanno sollevato delle barricate a cui hanno dato fuoco, hanno iniziato a lanciare di tutto contro le forze dell’ ordine e per lasciare i blocchi hanno chiesto l’ intervento di Medici senza frontiere: «gli unici che periodicamente hanno cura di noi»

    Repubblica — 13 dicembre 2008

E se grattate bene la superficie della copertina dei giornali, scoprirete che Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova sono “commissariati”, e Rosarno non esce dalla spirale dell’infiltrazione ‘ndrina almeno dal 2008, anno in cui addirittura avviene l’arresto del sindaco Carlo Martelli. Il suo successore, eletto a Novembre, ha avuto vita ancor più breve: non ha neanche fatto in tempo a “mangiare il panettone”.

  • I Piromalli erano nelle stanze dei bottoni. Controllavano sindaci e amministrazioni. Dettavano le scelte
  • Amministratori e boss, insieme. I primi a stabilire chi doveva vincere le elezioni e i secondi a farsi in quattro per garantire gli affari dei clan. Una saldatura «incredibile, perfetta»
  • alle alleanze delle ‘ndrine sul territorio, corrispondevano quelle nei comuni, che si muovevano a seconda dei «desiderata» del mammasantissima della Piana gioiese
  • Quei sindaci erano stati eletti grazie al clan. Si scopre che le cosche avevano fatto modificare il piano regolatore di Gioia per tutelare gli investimenti dei propri uomini, aziende e attività commerciali fiorenti. Con la complicità degli amministratori, avevano fatto spostare lo svincolo della Salerno-Reggio Calabria

‘ Ndrangheta, retata di sindaci in Calabria – Repubblica.it » Ricerca – 2008

Tuuto ruota attorno al porto di Gioia Tauro: i migranti altro non sarebbero che una riserva di manodopera, tenuta alla catena con il terrore – sono infatti sottoposti alle intimidazioni di tutta la popolazione, “solo Medici senza Frontiere si occupa di loro” – alla quale si attinge a seconda delle esigenze: o vengono mandati a raccogliere gli agrumi, o impiegati al porto, o nella manodopera edilizia. Ma che cosa ha spinto l’ndrangheta a attizzare la reazione – legittima – dei migranti, come già nel 2008? Perché questo accumulo di schiavi quando gli agrumi vengono lasciati marcire nei campi?

  • Articolo 21 – Angela Napoli: “la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria”
    • le reazioni di Rosarno sono nate a seguito di un attentato, anche se non propriamente tale, ad opera di giovinastri a bordo di una macchina, dei quali non si sa se appartengono al gruppo dei rosarnesi arrestati tra i quali c’è un certo Andrea Fortugno, già noto alle forze dell’Ordine e già arrestato, nei confronti della cui liberazione abbiamo visto gli striscioni in bella mostra davanti alle telecamere, ma che è legato ad una delle più importanti cosche di Rosarno
    • La lettura che io ho dato a questa vicenda è che la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria
    • Gli immigrati sarebbero in Calabria per lavorare, ma i frutti di questo periodo, cioè gli agrumi, sono lasciati marcire negli agrumeti
    • Nessuno si è mai interessato degli immigrati e che cosa loro facciano in Calabria. In realtà le questioni sono due, da una parte ci sono quelli sfruttati con il lavoro nero che vivono in condizioni miserevoli per come abbiamo visto nei servizi di questi giorni e che devono dar conto, e denaro, a chi decide di farli salire sui pulmini per il lavoro, mentre dall’altra parte ci sono gli addetti al servizio di criminalità
    • i comuni di Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova che per la seconda volta consecutiva è risultato sciolto per infiltrazioni mafiose
    • A questi si aggiunge Seminara che ha un sindaco eletto solo alle scorse elezioni di novembre
    • risultano commissariati, per mafia, i più grossi comuni e c’è un coinvolgimento forte tra vita amministrativa nella Piana di Gioia Tauro ed il suo Porto
    • Rizziconi, che è un piccolo centro, è di fatto lo spartitraffico ed è il comune dove vive la famiglia Inzitari, proprietaria del centro commerciale il cui figlio del titolare, Francesco è stato ucciso nei mesi scorsi a 18 anni
    • La zona è di fatto la concentrazione delle principali cosche mafiose. È qui che vivono ed operano le cosche Piromalli, Molè, Pesce, Alvaro
    • La Calabria vive una situazione emergenziale che è sempre stata sottovalutata da tutti i partiti e dai Governi. Non vorrei che accadesse quanto già accaduto all’indomani dell’omicidio Fortugno ovvero che si vanno ad impinguare gli organici delle Forze dell’Ordine nel territorio di Reggio Calabria e di Rosarno lasciando scoperte tutte le altre zone
    • la ‘ndrangheta non ha appartenenza politica e sta al fianco del vincitore, chiunque esso sia. Noi abbiamo il Consiglio Regionale più inquisito d’Italia e non c’è stata alcuna attività giudiziaria tale da contrastare questi inquisiti, né una volontà politica ad allontanarli dalle aule regionali

    • la collusione della ‘ndrangheta nel Consiglio regionale calabrese è radicata e lo è anche all’esterno, ovvero negli enti locali, perché la criminalità tende a permanere dove si decide, dove si programma e dove c’è sentore di vittoria

A Rosarno i veri liberi sono i ribelli. Decadenza calabra e nuovi ghetti.

Già: il degrado. Tutta colpa del degrado. Del permissivismo. Certo. A chiudere entrambi gli occhi potremmo anche esser d’accordo. Loro, i rivoltosi, immigrati senza permesso, quindi più delinquenti di quelli che li sfruttano, secondo una logica perversa e autolesionista. Loro, gli unici capaci di (re)agire in una regione, la Calabria, sottomessa al dominio di un’organizzazione criminale. Loro, i neri, loro sono i veri cittadini liberi della Calabria. Poiché alzano la testa dagli agrumeti, dagli slums di cartapesta in cui vengono relegati senza alcuna dignità, e reagiscono con la violenza alla violenza che subiscono.
Cosa riproverare loro? Di aver provocato i disordini? Di aver ferito i passanti in auto? Di aver messo a ferro e fuoco una cittadina? Di aver raccolto agrumi a qualche euro all’ora?

    • «Qui è un macello, un macello», dicono i poliziotti da Rosarno che va a fuoco mentre a Reggio Calabria, 70 chilometri più a Sud, va in scena la parata dello Stato che fa lo Stato con centoventi agenti e sei magistrati in più contro la ‘ndrangheta.
    • Una città italiana brucia, i calabresi sparano agli immigrati e ne feriscono alcuni, gli extracomunitari mettono a ferro e fuoco il paese, danno l’assalto alle auto con donne e bambini, feriscono gli italiani
    • quando fa buio ancora proseguono saccheggi, devastazioni, incendi di auto, infissi sventrati, con nove italiani e sei stranieri feriti, la gente terrorizzata e in fuga che incita gli agenti contro gli stranieri: «Sparategli addosso!», le donne in lacrime, «una cosa mai vista anche se qui di rivolte di immigrate ne vediamo spesso».
    • cinquemila immigrati di 23 diverse nazionalità su una popolazione di 16 mila abitanti, la terza zona d’Italia per densità di stranieri dopo Napoli e Foggia
    • Arrivano per lavorare la terra, per lo più raccogliere gli agrumi della piana di Gioia Tauro. Si stabiliscono in inverno, sono stagionali, poi si sposteranno a nord, direzione Puglia e Campania, per la raccolta dei pomodori
    • vivono in condizioni disumane, accampati nelle fabbriche dismesse o mai completate (qui non mancano entrambe), buttati per terra senza nemmeno un materasso, con un bagno chimico fatiscente per duecento persone, assistiti solo da Libera, Caritas, Medici senza frontiere

Rosarno, Calabria, è la periferia del mondo. Poiché laggiù, nel baratro del sottosviluppo culturale, là è caduta, la Calabria, l’Italia. Chi impugna il fucile per intimidire l’immigrato in rivolta, è colui che smaschera il fallimento della statualità in Calabria. Lo Stato fallisce laddove non c’è né legalità, né diritto. Quel posto è la Calabria. I cittadini di Rosarno dovrebbero camminare fianco a fianco ai ribelli. Non sparargli. E persino l’agente di polizia, il carabiniere, dovrebbe pretendere che lo Stato porti legalità e diritto in Calabria. Sfruttamento della manodopera illegale non è legalità, non è diritto, ma la sua morte. ‘Ndrangheta e nuova massoneria, collateralità della classe politica, disfacimento del sistema sanitario, disfacimento del capitale sociale, truffe alla Comunità Europea, deficit di trasparenza e democrazia, ingiustizia, omicidi ancora impuniti (Fortugno), trasferimento coatto di magistrati che fanno il loro dovere (De Magistris), la sensazione che sia una malattia inguaribile, disfattismo, nessun ricambio della classe politica, sistema politico perfettamente impermeabile alle domande della società ma in osmosi con la classe delinquenziale organizzata, omertà, inquinamento, distruzione del patrimonio naturale, razzismo, sfruttamento, ghettizzazione: da dove cominciare per sanare tutto questo?
Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.