Cota, il crociato.

crociati piccoli piccoli

Ha cominciato il cardinale Angelo Bagnasco, tre giorni prima delle elezioni: “votate contro l’aborto”. Una indicazione chiara, netta. Il voto dei Vescovi è un voto contro. Di protesta. Quindi la loro preferenza è andata al partito anti-abortista, o a quello che ne ha sposato, magari non esplicitamente, la causa. Bagnasco ha parlato non a tutti. Ha dato un’indicazione di voto per i “suoi”, fedeli e prelati. Bagnasco parlava alla Chiesa e ai credenti. Il suo suggerimento è veramente in grado di spostare parecchi voti. Da solo. Può far vincere o perdere una elezione. Ce lo ricorda anche Emma Bonino: “difficile vincere contro l’asse Bagnasco-Berlusconi”. Il che può far presagire l’esistenza di un vero e proprio patto fra vescovi e PdL. Ma le cose non stanno propriamente così: Bagnasco ha fornito ai suoi una indicazione che in passato non era necessaria. Ha dovuto intervenire pubblicamente. Dare il segnale. Votate per “quelli contro l’aborto”.

Il partito che si è fatto carico delle istanze dei Vescovi si è oggi manifestato. Ha mostrato il suo vero volto, mai palesato durante la campagna elettorale. Vi era l’esigenza di mantenere un profilo basso, per non spaventare gli altri elettori. Lo fanno oggi poiché la Chiesa ha avvertito l’emergenza. La pillola abortiva RU486 viene da oggi distribuita negli ospedali. E allora, via alle dichiarazioni stampa.

Comincia Roberto Cota, neo governatore del Piemonte, che ha sconfitto la pericolosa abortista Mercedes Bresso:

“Sono per la difesa della vita – ha detto Cota – e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero”. Alla domanda “Ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?”, la risposta è stata: “Eh sì, per quanto potrò fare io sì” (La Repubblica).

Cota mai si era espresso in maniera così netta contro la Ru486 durante la campagna elettorale. Può davvero fermare l’erogazione della pillola abortiva? La RU486 è stata già inserita nel Prontuario Nazionale del Farmaco dall’Aifa. Certamente ne potrà ostacolare la fruizione, non la diffusione. Non potrà vietare ad un medico di somministrarla; ma potrà rendere difficile l’approvigionamento. Cota si è così palesato con il suo vero volto: Cota, il crociato. Cota al soldo del Cardinale. Viene facile intuire allora la direzione che ha preso il voto cattolico, dopo l’editto di Bagnasco. Il surplus di voti della Lega Nord alle Regionali 2010, +8% rispetto alle Europee 2009, trova una spiegazione nell’eventuale flusso di voti che Bagnasco ha generato con il suo precetto: votate contro l’aborto. I voti cattolici del PdL, del lussurioso PdL, passano pertanto al Carroccio, difensore dei veri valori della cristianità contro l’islamizzazione della società, contro il biopotere medico.

Ma Cota non è solo: Zaia si accoda a lui – tuonando “mai nei nostri ospedali” –  in una sorta di mantra ossequioso degli alti prelati, pur scossi dagli scandali – tutti all’estero, naturalmente – della pedofilia dei preti americani ed europei. Tutto ciò mentre il Tg1 riporta la dichiarazione di Papa Ratzinger contro l’eccidio dei bambini, non l’eccidio morale e sessuale perpetrato dalle mele marce in seno alla Chiesa, bensì l’eccidio dei bambini “mai nati”, degli embrioni abortiti, che mai sono giunti in vita e perciò pienamente nella disponibilità della Chiesa, nella sua battaglia di controllo della sessualità e del corpo degli altri.

Naturalmente, il coretto antiabortista non poteva non trovare in Gasparri il più opportunista, ma pure il più squadrista degli interpreti:

“Anche dal risultato delle regionali arrivano notizie negative per il partito della morte. La pillola abortiva Ru 486 non circolerà facilmente. E questa è una buona notizia. L’obbligo del ricovero è stato ribadito dal Senato e dal Consiglio superiore della sanità. La banalizzazione dell’aborto è stata sconfitta”, ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. ”In questo contesto – prosegue – sorprende la fastidiosa insistenza del direttore dell’Aifa Rasi su questi temi. Travalica il suo ruolo tecnico e sembra più un piazzista di farmaci che un garante di regole. Il suo atteggiamento insospettisce. Ci vuole un po’ di trasparenza anche all’Aifa. Ci occuperemo di questo problema” (AdnKronos).

Preparatevi ad un altro caso Boffo.

Pillola RU486, lo stop del Senato.

Il Senato chiede lo stop alla RU486 "Prima il parere del Ministero"
Ignazio Marino: “Non capisco come una Commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate, i cui risultati sono stati approvati da tempo sia dalla Fda, l’organismo americano di controllo sui farmaci, che dall’Aifa, Agenzia Italiana per il Farmaco, che dall’Emea, agenzia europea dei medicinali . Sulle queste questioni dovremmo seguire le linee delineate dai medici esperti del settore. Comunque è accettabile che si discuta in Senato ma non ostacoliamo né rallentiamo il lavoro svolto finora dall’Agenzia italiana per il farmaco” così il senatore del Pd, Ignazio Marino, commenta le decisioni prese oggi dalla Commissione Sanità al Senato

Riguardo alla riunione del gruppo Pd di domani al Senato, Ignazio Marino aggiunge di augurarsi “una discussione libera e aperta che però faccia emergere la visione unitaria, chiara e condivisa da tutto il gruppo del Pd che rispetti i principi indicati dalla comunità scientifica nazionale e internazionali. Penso che la decione finale su questa delicata scelta delle donne debba maturare unicamente nell’intimo rapporto tra la paziente e il medico”.
http://www.ignaziomarino.it/sulla-ru486-il-pd-deve-avere-una-posizione-chiara/
La commissione Sanità del Senato ha approvato, a maggioranza, con i voti favorevoli di Pdl e Lega (13) e quelli contrari (8) del Pd, il documento finale dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486 presentato dal presidente e relatore Antonio Tomassini […]

l’interruzione di gravidanza diventerebbe molto più facile rispetto alle procedure previste dalla legge sull’aborto. Per questo il centrodestra si batte per impedire che venga messa in vendita e per frenarne l’utilizzo anche nelle strutture ospedaliere. […] Sulle ricadute politiche del voto, Tomassini non si sbilancia: "Ora tutto comparirà sui resoconti parlamentari – ha spiegato – e sarà inviato agli organi di Governo. Tutto è stato fatto in modo approfondito e imparziale, quindi l’indagine assume ancora più rilevanza". La richiesta della Commissione secondo Silvio Viale, il ginecologo torinese che ha sperimentato la RU486, "allinea l’Italia alle posizioni di Polonia, Malta e Irlanda, dove l’aborto è vietato. Sul piano scientifico è il sintomo di come la donna sia sempre più lasciata sola in balia di posizioni antiabortiste che manipolano la scienza per i propri scopi politici".

Soddisfazione per lo stop è stata espressa anche dal presidente dell’Udc Rocco Buttiglione, dal senatore del PdL Stefano De Lillo, da Arturo Iannaccone, parlamentare e responsabile del dipartimento sanità del Mpa: " E’ evidente che la commercializzazione della pillola è in palese contrasto con la legge 194, che punta a evitare che l’aborto venga considerato un metodo contraccettivo". […]
presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri: "C’erano troppi dubbi sulle conseguenze che la pillola avrebbe potuto avere sulla salute delle donne. E’ assurdo che le opposizioni, accecate dal pregiudizio politico, invece di accogliere con favore la sospensione della pillola pensino a fare demagogia, incuranti degli effetti devastanti che può avere sulle donne. Per noi lo stop è una vittoria di civiltà, una vittoria in difesa della salute".
[…]Per il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro: "Quelle della maggioranza e del governo ancora una volta sono chiacchiere, ci dicano una volta per tutte cosa vogliono fare. Ho l’impressione che il ministro Sacconi avrebbe potuto sollevare un arbitraggio sulla scorta delle valutazioni dell’Agenzia europea del farmaco (Emea), invece non l’ha fatto – ha aggiunto Finocchiaro -. Non c’è il coraggio di dire che non vogliono la commercializzazione della pillola". Per Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci: "E’ una vergogna, tipica di un regime fondamentalista".
Fonte La Repubblica http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/pillola-abortiva/pillola-abortiva/pillola-abortiva.html

RU486, la strana doppia delibera dell’AIFA.

L’AIFA vota due volte la stessa delibera sulla RU486. Come dire, ripete le stesse votazioni per non procedere oltre con l’introduzione della RU486 come alternativa all’aborto chirurgico. In ossequio alla Commissione Sanità, hanno rimandato tutto al 19 Ottobre, quando forse l’indagine conoscitiva dei senatori avrà fornito loro un quadro più chiaro. Rimangono grandi perplessità sulle procedure seguite, e sulla competenza della commissione chiamatasi a valutare la congruità della pillola con la legge 194. Può un organo legislativo esprimere posizioni su questioni tecniche senza averne le competenze?

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    • L’ok in realtà era arrivato nella seduta del 30 luglio scorso, ma solo ieri sera l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dopo una seduta fiume del cda, ha sbloccato il via libera definitivo all’uso ospedaliero della pillola abortiva, attraverso un atto formale, ovvero l’approvazione del verbale di quella riunione che risale ormai a due mesi fa.

    • Tutto il resto è rinviato alla prossima seduta fissata per il 19 ottobre. Un rinvio deciso anche «in omaggio» delle richieste formulate dalla Commissione Sanità e dell’avvio dell’indagine conoscitiva del Senato

    • «La commercializzazione è stata approvata solo in via di principio ma la sua effettività era e rimane rinviata alla determina tecnica nella quale dovranno specificarsi tutte le modalità di impiego affinchè sia compiutamente rispettata la legislazione vigente in materia di interruzione volontaria di gravidanza e nel frattempo anche il Parlamento avrà modo, se lo riterrà, di esprimere proprie indicazioni», si precipita a spiegare Sacconi.

    • Donatella Poretti, senatrice Radicale del Pd. «La procedura di mutuo riconoscimento è un atto dovuto e in tutti gli altri Stati europei ha una tempistica molto più rapida. In Italia – sottolinea Poretti – questa tempistica viene stravolta per questioni politiche

    • Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera, incassa come «buona notizia» il via libera alla Ru486

    • in realtà la vera decisione dell’Aifa ieri è stata rinviare al 19 ottobre il protocollo sull’utilizzo della Ru486, «in ossequio al Senato della Repubblica e per consentire che la pillola non giunga a violare quanto previsto dalla legge 194»

    • Approvato il verbale, il Cda dell’Aifa però non ha fatto altri passi in avanti. La stessa formulazione del mandato da affidare al direttore generale per gli adempimenti successivi al via libera è stata rinviata alla prossima seduta fissata per il 19 ottobre. Un rinvio deciso anche in considerazione delle richieste formulate dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica

    • «Non capisco cosa sia successo all’Aifa: il 30 luglio approva una delibera che non viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale, oggi riapprova la stessa delibera», commenta perplessa Donatella Poretti

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    • ”E’ semplicemente ridicolo pensare che un’indagine conoscitiva, condotta da una commissione legislativa composta da politici, possa valutare cio’ che è stato fatto per anni da tecnici americani, europei ed italiani, esperti di farmacologia e medicina”. E’ quanto afferma in una nota Ignazio Marino, senatore del Pd e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. ”Vale la pena ricordare – continua il candidato alla guida del Pd – che la RU486 non è un farmaco sperimentale, esiste da anni, è utilizzato in molti paesi, ed è stato studiato e autorizzato dagli organismi piu’ importanti a livello mondiale: la Fda per gli Stati Uniti e l’Emea per tutta l’Europa”. Il senatore Marino ha concluso pertanto che ”l’Aifa deve poter procedere in maniera indipendente senza sentire sulla testa la spada di Damocle di una Commissione del Senato che indaga non si sa bene perche’. La politica dovrebbe perdere l’abitudine di mescolare i propri obiettivi interni con le questioni tecniche che richiedono percorsi e competenze specifiche”.

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Chi decide di trattare sulla RU486? La Finocchiaro?

Sì, è esploso l’effetto Marino. Nel senso che quello che Marino diceva e dice dall’inizio della sua campagna per la segreteria, è che gli altri sfidanti non sono in grado di mantenere una posizione unitaria sui temi etici. La realtà, ahimè, ha superato "l’immaginazione" – intuizione –  di Marino: il caso della RU486 si è generato da una decisione della segreteria, quindi anche di Franceschini, di lasciar decidere il gruppo parlamentare, guidato dalla Finocchiaro. La quale si è messa in contatto con – badate bene – il sen. GASPARRI, proprio lui, e gli ha proposto un sì bipartisan in commissione purché sia pronunciato dopo il congresso Pd, e qui è chiaro che la Segreteria e la Finocchiaro non volevano scoperchiare il pentolone dei temi etici, quando già è in atto la discussione alla Camera sul famigerato DDL Calabrò che istituisce il sondino di Stato per tutti noi gioiosi prossimi morenti comatosi.
Invece il mefistofelico Gasparri ha teso un trappolone e il castello di carte è crollato: Dorina Bianchi si è dimessa da relatrice ed è scoppiato il secondo bubbone (il primo è quello calabro dei brogli nei circoli).
Franceschini sta tremando. Teme di perdere al Nord. Allora da una parte cerca di dipingersi come novello laico, fautore di una politica dei diritti civili; dall’altro si attiva per sottrarre il partito da una divisione certa sugli aspetti cogenti del testamento biologico e dell’aberrante disegno di legge del governo, sul quale sta per scatenarsi un dibattito furente di cui la pillola abortiva ne è solo il prologo.
C’è chi scrive sul web – lo riporto in coda a questo post – di Marino come di colui che cerca solo lo scontro e non ha niente da dire. Ci si chiede se questo fantomatico autore di articoli sia connesso con la realtà fattuale oppure sia deviato in mondi paralleili: è esattamente chi difende quelli da cui deve guardarsi. Tale sedicente cronista avrebbe per esempio fatto una cosa giusta dare una risposta alla seguente domanda: quando un confronto pubblico fra dei candidati è una inutile rissa cercata solo per avere un po’ di visibilità? Perché continuare a stigmatizzare chi vuole incrementare il livello – basso –  di democraticità di questo partito? Di cosa hanno paura tutti?

A un mese dal voto per le primarie, letti e riletti quei numeri, lunedì sera Dario Franceschini alla fine si è deciso: «Nei congressi delle grandi città e al Nord, Ignazio Marino è troppo alto. Bisogna intervenire». E’ proprio così. Inatteso ma oramai lampante, è esploso l’«effetto Marino». Certo per ora nei congressi di sezione ha votato circa il 37% dei tesserati, ma nelle realtà urbane del centronord va decisamente forte il semisconosciuto chirurgo, campione dei temi etici: a Milano è attestato al 30%, allo stesso livello di Franceschini, a Torino è al 19%, a Firenze al 14%, mentre a Roma, col 25,2%%, ha preso più voti del segretario in carica. A questo punto Franceschini lo ha capito: Marino, il candidato anti-appa-rato se alle Primaire sfonda nell’elettorato «intransigente», il segretario è spacciato. Perché il suo progetto è quello di provare a ribaltare il risultato delle sezioni (favorevoli a Pier Luigi Bersani), proponendosi al più vasto popolo delle Primarie come l’outsider, come l’interprete del rinnovamento possibile.

E’ per questo motivo che lunedì sera Franceschini ha deciso una vera e propria svolta laica, uscendo allo scoperto con un’intervista all’«Espresso» da «cattolico molto adulto». La Chiesa? «Non può dire ad un parlamentare come deve votare». Il Pd e i temi etici? «Fino a poco tempo fa c’era solo la libertà di coscienza, poi c’è stata la posizione prevalente, ma ora il Pd dovrà avere una sola posizione». L’eutanasia? «La sospensione delle cure deve essere decisa del diretto interessato o di chi l’ha amato. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona». La pillola anti-abortiva? «La legge sull’aborto nessuno la mette in discussione e dunque se esiste un modo meno invasivo per la donna perché opporsi?». Gay assenti nelle feste del Pd? «Nessuna discriminazione».

Una svolta laica corroborata anche con un intervento molto netto sulla querelle che si stava aprendo nel Pd attorno alla cosiddetta pillola abortiva. Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice.

Con gli altri sfidanti che provano a convergere sul suo terreno preferito, Ignazio Marino fa ironia: «Franceschini e Bersani? Poverini, non possono avere posizioni chiare sui temi etici perché sono bloccati dalle posizioni inconciliabili di coloro che li sostengono».

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    • Sì al confronto con la gente, su internet e soprattutto nelle piazze. Ma no al confronto-scontro con un avversario che in passato non ha esitato a strumentalizzare tristi vicende di cronaca per danneggiare la reputazione del PD e di tutti i suoi militanti, a favore di un proprio tornaconto di visibilità.
    • Dunque Bersani e Franceschini, che a questo partito hanno dato concretamente molto, non devono accettare questo invito da chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l’insulto gratuito, o peggio l’offesa personale. E poi questa smania di Marino la trovo quantomeno sospetta. Tipica di chi non ha un serio programma alle spalle.

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Dorina Bianchi rinuncia al mandato di relatore di minoranza.

Così alla fine Dorina bianchi, che per Marino è ormai un problema oggettivo per tutto il PD, ha rinunciato al mandato di relatore di minoranza nell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486.
Ancora una volta il PD non parla a una sola voce, che è riconosciuto come il suo problema storico. Inoltre, la Bianchi ha votato in opposizione alle indicazioni del suo gruppo parlamentare. Questo voto "ribelle" non è un merito. E’ un danno per il partito stesso. Oggi Marino si è espresso con toni duri ma consapevoli del fatto che così facendo si mette il PD nelle condizioni di mostrare tutta la sua ambiguità nella direzione politica. Si mette il PD nella condizione di non saper esprimere alcuna posizione chiara rispetto ai temi etici che investono in pieno la sfera dei diritti individuali.

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    • Dorina Bianchi ha rinunciato al mandato da relatore nell’indagine conoscitiva della commissione Sanità del Senato sulla pillola Ru486. Lo ha annunciato la stessa senatrice nel corso della riunione del gruppo del Pd al Senato, che ha salutato le sue parole con un applauso. "Nessuno di noi consentirà – ha commentato la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro – che Dorina Bianchi venga utilizzata per ipotizzare divisioni nel Pd, e non lo consentirà neanche lei". 
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    • La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha convocato una riunione del gruppo alle 13 per discutere la posizione di Dorina Bianchi, in seguito alla sua decisione di votare ieri in modo difforme in commissione sanitàsull’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486. Lo ha riferito il senatore Ignazio Marino a margine di una conferenza stampa.
    • La senatrice radicale eletta nelle liste del Pd, Donatella Poretti, ritiene «un atto dovuto» quello delle dimissioni di Dorina Bianchi da capogruppo Pd in commissione Sanità
    • Dorina Bianchi ha rinunciato al mandato di relatore di minoranza nell’indagine conoscitiva sulla pillola RU486. La capogruppo del Pd in commissione Sanità lo ha annunciato durante la riunione dei senatori democratici a Palazzo Madama.
    • «La gestione politicamente suicida della vicenda del testamento biologico – dice Poretti – avrebbe dovuto insegnare che stare sui giornali non equivale sempre ad ottenere risultati politici per il gruppo che si dice di rappresentare, e nemmeno per le idee che si dice di voler sostenere
    • Oggi ci risiamo: la senatrice Bianchi si fa nominare relatrice di una indagine conoscitiva su cui i componenti della commissione e la presidenza del gruppo avevano manifestato forti perplessità su modalità e tempi
    • Poretti: rischio revisione 194. Secondo Poretti, però, nella migliore delle ipotesi l’indagine si chiuderà «con la messa all’indice della donna che non può essere lasciata da sola ad affrontare l’aborto, e rafforzerà la tesi secondo la quale l’aborto farmacologico è un metodo che per le donne italiane non va bene, come fossero una specie a parte rispetto al resto del mondo»
    • «Nella peggiore delle ipotesi – prosegue Poretti – l’indagine si chiuderà aprendo la strada ad una modifica alla legge 194 in senso restrittivo prostrandosi alle richieste della Chiesa. Questa è la posizione del Pd o di Dorina Bianchi? La fase delle primarie del Pd potrebbe risultare utile proprio a dibattere i temi, anche quelli più scomodi»
    • «Dorina Bianchi ormai è un problema oggettivo per il Pd». Così Ignazio Marino ha commentato il voto dato ieri in commissione Sanità del Senato da Bianchi in difformità dalle indicazioni del gruppo sull’indagine conoscitiva sulla pillola RU486
    • Al di là del merito del voto di Dorina Bianchi sull’indagine conoscitiva, ha aggiunto Marino, «c’è un problema di democrazia interna nel Pd. Il capogruppo in commissione non può imporre la sua posizione, ma deve essere il portavoce degli altri componenti. E Dorina Bianchi ha più volte portato il suo voto su una posizione difforme rispetto a quella del gruppo del Pd»
    • I cronisti hanno domandato a Marino se lui, qualora divenisse segretario del Pd, prenderebbe provvedimenti disciplinari contro Bianchi: «la presidente Anna Finocchiaro ha già convocato il gruppo per discutere la posizione di Dorina Bianchi. Certo, fa sorgere dei dubbi che un capogruppo in commissione ad ogni votazione importante non riesca a rappresentare il proprio gruppo».
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    • ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche gia’ effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda (l’organismo americano di controllo sui farmaci) e dall’Aifa”. Cosi’ Ignazio Marino commenta la decisione presa oggi dall’ufficio di presidenza della Commissione Sanita’ del Senato di istituire una commissione di indagine sulla pillola RU486.
    • ”Mi chiedo – continua Marino – se e’ davvero questo il modo piu’ corretto di utilizzare le risorse del Senato. Con quale obiettivo si avvia un’indagine superflua dato che il Governo ha altri strumenti per elaborare le linee guida? Che ci faremo di questa indagine? Chiederemo di pubblicare un articolo scientifico? Certo, questa situazione non si sarebbe determinata se la capogruppo del Partito Democratico Dorina Bianchi non avesse dato il suo voto a favorevole e se, piu’ prudentemente, avesse fatto in modo di aprire un dibattito all’interno della commissione, in maniera collegiale”.
    • ”Non sono certo infatti, che il gruppo del PD – conclude – sia convinto di questa decisione mentre certamente non lo sono io”.

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L’attacco dei clerical su RU486 e testamento biologico. Marino interviene su coppie di fatto e adozioni.

Ieri Bagnasco ha criticato la sentenza del Tar, oggi prontamente Carlo Giovanardi si è prodigato in suo aiuto e ha stilato per i parlamentari più distratti un promemoria che ricordi loro il caso Englaro e cosa "ci sia da fare" per evitare che si ripeta. Ovviamente l’allusione è al DDL Calabrò, il testo approvato in Senato che obbliga il medico a reiterare la nutrizione artificiale anche in presenza di un diniego precedentemente espresso dal paziente ora non più cosciente. Insomma, la legge del sondino di Stato.
Lo stesso Calabrò, con l’aiuto di Dorina Bianchi del PD, ha votato in Commissione Sanità al Senato a favore dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486: un atto inutile, se i parlamentari avessero voluto conoscere gli effetti della RU486 per valutarne la compatibilità con la legge sull’aborto n. 194, avrebbero potuto leggersi l’abbondante documentazione scientifica.
Intanto Marino interviene sulla questione dei diritti civili e delle coppie di fatto esprimendosi nuovamente a favore delle unioni civili sia per le coppie dello stesso sesso che per le coppie etero. La specificazione doverosa che il Senatore ha voluto fare sgombra il dubbio sull’aspetto ghettizzante che una normativa simil civil partnership inglese avrebbe potuto far insorgere: infatti il Civil Partnership Act inglese contiene una norma che vieta l’accesso alle CP alle coppie etero, elemento che di converso crea uno stigma discriminatorio verso le coppie omo.

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    • I gruppi parlamentari della Commissione Igiene e Sanità del Senato hanno dato parere favorevole, all’unanimità, all’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, che prima dell’estate aveva avuto il via libera alla commercializzazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco.
    • L’indagine, che secondo il presidente della Commissione, Antonio Tommasini, sarà "sobria e tecnico-scientifica" durerà circa 70 giorni e potrebbe partire già da questo fine settimana. I relatori dell’indagine saranno Raffaele Calabrò (PDl) e Dorina Bianchi (Pd).
    • ”Sono particolarmente soddisfatto del parere favorevole raggiunto all’unanimità dalla Commissione Sanità", ha dichiarato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
    • Mentre l’Italia dei Valori esprime perplessità per la scelta di due relatori che hanno posizioni simili sul tema, alcuni esponenti del Pd contestano la scelta di avviare l’inchiesta.
    • "Va bene fare una ricognizione delle esperienze italiane per capire quale può essere la migliore prassi di utilizzo della pillola", spiega Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato. "Trovo però bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centro-destra e trovo strumentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare"
    • Anche Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd e Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali di Montecitorio, non approvano la decisione
    • ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda e dall’Aifa”, dichiara Marino. "Mi chiedo se è davvero questo il modo più corretto di utilizzare le risorse del Senato".
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    • Il testo approvato al Senato, dopo la dolorosa vicenda di Eluana Englaro, dovrà essere convertito in legge e già lo scontro si preannuncia fortissimo
    • lo schieramento di maggioranza sembra compatto nel difendere il testo di Palazzo Madama. Nell’opposizione i distinguo sono maggiori, c’è poi chi, come il senatore Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico, sostiene le ragioni di una visione laic
    • Già la Commisione Affari sociali è oggi al lavoro per accogliere eventuali modifiche al testo approvato al Senato
    • la vera battaglia avverrà nell’Aula della Camera e che lo scontro sarà forte lo dimostra l’appello odierno del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che sollecita il Parlamento «a legiferare in maniera tale che un caso come quello di Eluana, non debba più ripetersi»
    • Giovanardi rende noto di aver distribuito «a tutti i deputati un piccolo promemoria sul caso Eluana Englaro perchè nel dibattito sul testamento biologico si conoscano due elementi fondamentali di verità che impongono il Parlamento di intervenire. Il primo – riferisce lo stesso Giovanardi – è la dichiarazione firmata dal dottor Riccardo Massei, primario di rianimazione dell’ospedale di Lecco che ebbe Eluana in cura dopo l’incidente, secondo il quale una persona giovane, con quel tipo di trauma, ha grandi possibilità di recupero con risultati positivi attraverso un lavoro di riabilitazione, che può durare da uno a 5 anni, ma che può anche approdare ad uno stato vegetativo permanente o persistente
    • Il parere dell’opposizione non cattolica è diametralmente opposto. Lo dimostrano le parole del senatore Ignazio Marino, medico e candidato alla segreteria del Pd, che già aveva proposto una legge in merito al testamento biologico.
    • Un paese come l’Italia – dice Marino – non può scrivere una legge in materia di cure mediche senza tenere presente le conoscenze scientifiche di quel momento, se una persona non può respirare da sola oggi si può mantenere in via attraverso una procedura che permette di mantenerla in vita. Se invece una persona perde la capacità di inghiottire, in quel caso con un tubo inserito nello stomaco può essere nutrita. Si tratta di cure mediche, è quindi bizzarro che il Senato abbia detto che non sono cure mediche.
    • chi meglio della famiglia può stabilire se volere o non volere quelle cure, non certo lo stato con una legge
    • il punto di riferimento deve essere la Carta costituzionale: «Io penso che un paese laico come l’Italia deve utilizzare un metodo laico nella lettura della Costituzione. Esiste l’articolo 32 che dice che la salute è un diritto degli individui
    • Fu un idea di un giovane Aldo Moro il quale pensava che nessuna cura poteva essere obbligatoria. Il principio è già chiaro dunque: noi non dobbiamo confondere il compito di un Parlamento con il compito della Chiesa
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    • Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli. E sì alle unioni gay
    • "Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli.
    • mi riferisco alle unioni civili di un milione e mezzo di persone che in Italia, pur avendo tre figli, se uno dei due si ammala, nel momento in cui entra rianimazione diventa un estraneo per l’altro e l’altro non puo’ neanche entrare a fargli una carezza sulla guancia
    • Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime soddisfazione per le parole pronunciate dall’esponente del Pd, l’unico finora ad avere espresso a chiare lettere la propria posizione rispetto ai temi della questione omosessuale e transessuale
    • In questo periodo in cui tutta la comunità glbt è sotto pressione a causa degli ultimi, incresciosi avvenimenti, le parole laiche e democratiche del senatore Marino oltre che confortanti, speriamo siano di stimolo per tutto il suo Partito” commenta Rossana Praitano, Presidente del Circolo
    • E’ indubbio infatti che è sempre più necessaria una posizione chiara della sinistra rispetto alla questione omosessuale e transessuale, come anche rispetto ai temi etici.
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    • Probabilmente arriverà secondo, ma se dovesse riuscire a scalzare la leadership che in questo momento vede Luigi Bersani in pole position per la guida alla segreteria Pd, probabilmente lo scenario politico italiano muterebbe parecchio.
    • il candidato alla poltrona di segretario Pd, Ignazio Marino, ha speso parole nette ed encomiabili su quello che intende fare sul fronte dei diritti civili, probabilmente facendo sobbalzare dalla poltrona qualche porporato e, magari anche l’ala conservatrice del suo stesso partito.
    • Noi diciamo con chiarezza – ha replicato Marino alla domanda del conduttore – che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa sui diritti civili. Quindi sì alle unioni di fatto e anche sì alle adozioni ai singoli
    • Ignazio Marino ha visto ultimamente, almeno nelle grandi città dove ha parlato in pubblico, salire di molto il gradimento tra coloro che dovranno eleggere il nuovo segretario Pd
    • Marino ritiene che a livello nazionale la sua mozione supererà ”il 10-15%, che e’ un grande successo. Alle primarie di popolo io penso di avere la possibilita’ di vincere la segreteria del Pd
    • Dalla sua, Marino, ha la chiarezza e l’intelligenza di affermare idee e principi di libertà che molti, nel Pd, scansano o intendono non occuparsene
    • avrebbe voluto un contraddittorio pubblico e/o televisivo con gli altri due candidati. “E’ già tutto scritto nelle rispettive mozioni”, è stata la riposta

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Bagnasco ci vuole imporre l’alimentazione forzata. Bagnasco vuole imporsi sulla morte.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua reprimenda di oggi contro l’amoralità di certa politica, ha infilato in mezzo a discorsi in difesa di Boffo (chi?) dichiarazioni scontertanti sulla sentenza del Tar del Lazio in materia di libertà di cura. Per Bagnasco non dovrebbe esserci libertà di coscienza in fatto di fine-vita, non dovrebbe esserci scelta se restare attaccati a macchine che ti autoalimentano e vivere in forma vegetativa senza più possedere la percezione del reale, senza più poter esprimere neppure il dolore, oppure lasciarsi al destino della morte. L’individuo, dietro la scusante che non possa essere lasciato senza il nutrimento vitale, viene così sottratto anche nell’attimo finale e reso oggetto di un potere, quello medico, che non trova confine e in quanto tale diventa – secondo questa logica –  il nuovo assolutismo.
Naturalmente tutto ciò è passato sotto silenzio. Bagnasco ha addirittura spiegato come il testo elaborato al Senato nei giorni di Eluana, il famigerato DDL Calabrò, che sottrae l’individuo alla "pericolosità" del libero arbitrio, della libertà di decidere e di compiere azioni, per rettificarlo in un forma apoplettica costretta alla vita dal nutrimento artificiale.

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    • Il Pontefice istiga i farmacisti a non vendere quelle che definisce “medicine anti-vita”, cioè le pillole antifecondative e la RU 486;

      in pratica a violare le leggi dello Stato;

    • giorni fa dal Vaticano arrivava un ukase contro alcuni sacerdoti “colpevoli” di non aver condiviso la posizione assunta dalle gerarchie sul caso Englaro e il testo di legge sul testamento biologico della maggioranza: una pessima legge che non tiene conto la volontà del paziente, e contraddice il principio di libertà di cura
    • Quei sacerdoti hanno rivendicato il diritto di ognuno di vivere la propria vita, e di poter anche di morire in pace, «quando non c’è speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana». Li ringrazio quei sacerdoti: sono la prova che c’è un mondo di credenti sommerso, mortificato; che si vorrebbe restasse tale, ignorato; un mondo che vive con sofferenza le scelte della gerarchia; cristiani adulti, che sanno coniugare fede a misericordia, buon senso e senso buono.
    • il Governo si affanna in rassicurazioni: fa sapere che si verificherà con rigore la compatibilità della legge sull’aborto con l’uso della pillola RU 486; e per quanto riguarda il testamento biologico conferma che non sono discutibili alimentazione e idratazione anche contro la volontà dell’interessato; il ministro Sacconi propone perfino una sorta road map per il Parlamento: immediata approvazione di quelle norme, e rinvio a soluzioni più condivise quelle relative alle dichiarazioni anticipate di trattamento. Proposta inaccettabile, da rinviare al mittente.
    • Basterebbe che ci fosse adeguata informazione da parte del servizio pubblico e tutto sarebbe diverso: l’opinione pubblica vigilerebbe e ne chiederebbe conto.
    • il problema di questo Paese è la sostanziale incapacità di saper distinguere fra legge e precetto morale; fra reato e peccato, fra pena e penitenza
    • La battaglia da combattere è per la libertà della ricerca scientifica e per affermare i diritti umani fondamentali alla vita, alla salute, a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri: questo lo puoi o non lo puoi fare.
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    • Riguardo al fine-vita, infine, «Tema sul quale abbiamo dovuto purtroppo registrare in questi ultimi giorni un pronunciamento quanto meno ambiguo, attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana», dunque una legge in linea «con il lavoro prezioso» svolto dal Senato. Il cardinale si è così riferito anche al recente pronunciamento in materia del Tar del Lazio nel quale si esprimeva una valutazione favorevole alla possibilità di rinunciare a determinate cure anche per i pazienti in coma qualora la loro volontà in questo senso venisse ricostruita. «È ora alla Camera – ha aggiunto il porporato – l’articolato di legge già approvato al Senato, che attende di essere discusso in sede di Commissione. Nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ci limitiamo ad auspicare che un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato a protezione e garanzia di una categoria di soggetti tra i più deboli della nostra società, senza lasciarsi fuorviare da pronunciamenti discutibili». «In questo senso – ha spiegato il cardinale – il lavoro già compiuto al Senato è prezioso, perchè dice la volontà di assicurare l’indispensabile nutrimento vitale a chiunque, quale che sia la condizione di consapevolezza soggettiva».
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    • Bagnasco ribadisce poi la contrarietà della Chiesa alla commercializzazione della pillola abortiva Ru486, recentemente decisa dall’agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), dal momento che la sua diffusione favorirebbe "una mentalità secondo cui l’aborto stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale"
    • La Cei – prosegue il porporato – si attende che l’indagine parlamentare prevista sul tema permetta di arrivare ad una "maggiore verità" sugli effetti letali ("casi avversi") che il farmaco ha avuto in alcune occasioni sulle donne che lo hanno assunto.
    • La decisione dell’Aifa è "solo apparentemente rispettosa della libertà – dice Bagnasco – in quanto annulla i diritti di una delle parti in causa, la più indifesa, cioè della vita appena affiorata ma già reale. E anche nei confronti della donna il principio di precauzione poteva e doveva suggerire altre cautele".
    • Il presidente della Cei ribadisce inoltre le posizioni dei vescovi italiani sulla bioetica e riferendosi alla recente sentenza del Tar del Lazio afferma: "Riguardo al fine-vita, tema sul quale abbiamo dovuto purtroppo registrare in questi ultimi giorni un pronunciamento quanto meno ambiguo, attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana", dunque una legge in linea "con il lavoro prezioso" svolto dal Senato.
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    • ‘Il medico deve fare di tutto per salvare una vita, ma la decisione finale se accettare o meno un trattamento deve spettare al paziente. Questa e’ la mia idea di medicina”. Cosi’ il senatore Ignazio Marino, PD in un’intervista al Secolo XIX.
    • ”e’ essenziale cercare di alleviare il piu’ possibile la sofferenza e garantire il massimo di assistenza fino all’ultimo. Come uomo, medico e politico – afferma – non me la sento, invece, di aiutare una perona a morire con un’iniezione o veleno per bocca’
    • Sono, spiega, ”assolutamente” contrario all’eutanasia: ”lo dice anche il codice deontologico dei medici in Italia: no all’eutanasia e al suicidio assistito.
    • Mentre c’e’ scritto che bisopgna sempre rispettare le volonta’ del paziente e della famiglia”.

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