Mali: Timbuctu, distrutta la porta della resurrezione di Sidi Yahia

Per Timbuctu sono giorni di confusione e distruzione. Gli islamisti di Ansar Dine si stanno distinguendo nel governo della città applicando alla lettera la legge della Sharia. Perciò sono così pervasi dalla furia iconoclasta in una città che è piena zeppa di idoli, di santi, di icone, di tombe oggetto di venerazione. Non è solo patrimonio dell’umanità, ma è pure patrimonio del mondo islamico. La tomba che è stata profanata ieri è quella di Sidi Mahmoud Ben Amar,un riverito studioso musulmano. E’ uno dei 333 santi sufi sepolti nella città di Timbuctu. Ma la furia salafita sta cancellando ogni traccia storica del Sufismo, una corrente dell’Islamismo con connotazione prettamente esoterica e profondamente mistica. Salafiti e Sufi sono fratelli, sono entrambe correnti musulmane cresciuti nella pancia dei Sunniti, ma se i Sufi sono scarsamente orientati al reale, all’immanente, i salafiti vogliono trasformare il mondo in cui vivono, vogliono piegarlo alle Scritture, vogliono spargere il sangue in nome della Jihad. La loro intenzione è quella di smascherare l’inganno della superstizione che risiede nei santuari dei santi sufi.

Abu Turab, membro di Ansar Dine, ai cronisti di Sahara Media ha detto che quello che è accaduto è frutto della campagna volta alla “eliminazione della superstizione e dell’eresia”. Così hanno distrutto la cosiddetta “porta della resurrezione”, la porta sacra di Sidi Yahia, una delle tre grandi moschee nella zona sud della città. Secondo la leggenda, la sua apertura doveva avvenire solo all’ultimo dei giorni, altrimenti avrebbe provocato distruzione e morte. Attraverso essa gli uomini retti sarebbero stati condotti verso il Regno dei Cieli. Era una grande porta di legno massiccio: è stata presa a picconate. L’edificio è “stato migliorato e aperto alla gente”, hanno poi sentenziato gli sgherri di Ansar Dine. La loro intenzione è quella di cancellare i miti e le leggende di cui si nutre la povera gente per non farla più vivere nell’ignoranza.

Intanto però Ansar Dine ha razionato la produzione di energia elettrica. E’ stato bloccato il funzionamento di tre dei quattro generatori di corrente elettrica che alimentano la città. Muhammad al-Amin al-Ansar, direttore della centrale, ha detto che “la stazione aveva consumato 10 mila litri di carburante al giorno e il piano adottato dai sostenitori della religione ha permesso di ridurre tale importo a soli 6 mila litri, risparmiando così 4 mila litri di carburante”, ha detto (Saharamedia.net). L’unico generatore viene fatto funzionare dalle cinque della sera fino alle tre del mattino, poi viene assicuratala fornitura solo all’ospedale. Il governo dei sostenitori della religione si attendeva almeno 120 mila litri di carburante dalla Croce Rossa Internazionale, che però non sono stati forniti. MNLA è intervenuto facendo sapere di poter fornire alla città almeno 35 mila litri. L’ospedale ha la fornitura di corrente elettrica per ora garantita da un generatore apposito, ma sta attraversando una fase di scarsità di medicinali. I medici e gli infermieri lavorano armati, timorosi di finire presto nel mirino degli jihadisti. Mancano i farmaci ma anche gli specialisti. Molti di essi, dall’inizio dell’insurrezione armata, sono fuggiti. Quelli rimasti lo fanno per la Nazione, anche se non si azzardano a specificare se si tratti dell’Azawad o del Mali.

Le informazioni contenute in questo post sono tratte da Saharamedia.net

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La verità smarrita sulla morte di Vittorio Arrigoni

A Gaza dovrebbe svolgersi il processo contro i presunti assassini di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti di Gaza nonché blogger, voce unica e preziosa che stava dietro al muro della segregazione che divide la Striscia dal resto del mondo. L’udienza dello scorso 4 Novembre si è svolta in 50 minuti. Il breve resoconto di ‘Il Pane e le Rose’ descrive una atmosfera desolante: una pubblica accusa inerte e una difesa peggio ancora fanno da cornice a un procedimento che non ha ancora detto nulla sulle reali motivazioni del rapimento e della uccisione di Vittorio. Il silenzio dei media italiani e il disinteresse della Farnesina di certo non aiutano a accelerare il processo.

L’accusa ha chiamato a testimoniare cinque persone: Ibrahim Attab, proprietario dell’autonoleggio dove i rapitori hanno preso l’automobile usata per il rapimento; Khader Bahar, proprietario dell’appartamento dove è stato tenuto ostaggio Vittorio; Mahmud Shindi, cognato di uno degli imputati (Tamer Hasasnah); Nayef Jamalna, un poliziotto collega dell’imputato Mahmud Salfiti; e infine Musa Abu Hassanin, un ufficiale dei vigili del fuoco che conosce bene Hasasnah e un altro imputato, Khader Jram. Ma le dichiarazioni di questi testimoni sono state lapidarie. Tutti e cinque si sono limitati a confermare le deposizioni rese durante le indagini. L’accusa si è detta soddisfatta e non ha quasi aperto bocca per tutta l’udienza. La difesa ha formulato qualche domanda banale. Alla fine i giudici militari hanno aggiornato il processo a fine mese (Il Pane e le rose).

Il dibattimento era quindi stato rimandato al 24 Novembre, ieri. L’udienza è durata cinque minuti appena. Il tempo di accertare l’assenza dei testimoni chiamati dalla Corte Militare di Gaza. In realtà “i testimoni hanno atteso invano l’apertura dell’udienza durante l’intera mattinata, ma a causa dello svolgimento di altri procedimenti la sessione giudiziaria ha avuto inizio solo dopo l’una. A quell’ora i testimoni, per motivi di lavoro, avevano già abbandonato il Tribunale” (Agoravox).

Su Facebook, Meri Calvelli fa un ritratto desolante della giustizia palestinese: “Questa mattina c’erano altre 4 udienze nel tribunale militare di Gaza […] La prima udienza, ha visto un uomo alla sbarra, in prigione da 3 mesi senza nessuna imputazione. La Pubblica Accusa chiedeva di rimandare ancora; la difesa chiedeva una liberazione su cauzione in attesa della presentazione degli atti dell’inchiesta e la formulazione di una accusa per l’imputato. Processo rimandato […] La seconda udienza, un processo per detenzione di polvere di alluminio; l’imputato un giovane che lavora presso una ditta che fornisce sostanze chimiche all’Universita’, Facolta’ di chimica, per gli esperimenti in laboratorio. Accusato di voler costruire armi contro l’autorita’, il processo si e’ svolto con un lungo simposio sulle possibilita’ di utilizzo di questo elemento per utilizzarlo come esplosivo. Processo rimandato.

Infine il 5° processo, ora ormai tarda, le 1 del pomeriggio. i testimoni previsti per la giornata, erano arrivati ma poi sono andati via, cosi il processo e’ stato rimandato ancora.

Ora a quanto pare la verità su Vik non interessa a Gaza. E neanche all’Italia. La morte di Vik resta ancora avvolta in un mistero. Da chi e perché fu rapito? L’uomo che poteva sapere qualcosa, Abdel Rahman Breizat, il giovane giordano capo della cellula salafita, è stato ucciso durante il blitz delle forze di Hamas. La sua bocca è stata messa a tacere per sempre. I tre sgherri in galera sembrano sufficientemente anestetizzati dal sistema per poter dire o fare qualcosa. La verità su Vik si è smarrita. E con essa anche noi.

Arrigoni, “arrogante” e “clown da circo”: la memoria calpestata di Vittorio

Arrigoni l’arrogante, Arrogant-he: un gioco di parole per l’autore di Stop The ISM, Lee Kaplan. Il sito filo-israeliano commenta la morte di Vittorio in maniera sprezzante, quasi irridendolo. Arrigoni viene dipinto come una sorta di supertifoso, un ultras pro-palestina. L’autore poteva forse impiegare altre parole, anche dure: il suo punto di vista rappresenta pure il punto di vista di un israeliano che ritiene Vittorio schierato con Hamas (e invece stava dalla parte dei più deboli, con la parte soccombente del conflitto eterno della striscia di Gaza). Poteva definire Vittorio unhooligan. Invece no. Ha fatto di peggio. Vittorio viene definito in un’altra maniera. Il tono impiegato è tremendo: Arrigoni, una cheerleader di Hamas. Stop The ISM ghigna sul cadavere di Vittorio. Questo modo di raccontare un avversario è intriso di cinismo, il medesimo cinismo che c’è forse nel guardare migliaia di palestinesi schiacciati nella striscia di Gaza senza battere ciglio.

Vittorio Arrigoni, 36 anni, si era recato nella Striscia di Gaza per assistere Hamas come parte di una delegazione per l’International Solidarity Movement. L’ISM (o Io Supporto gli Assassini) è un movimento terrorista complice che appoggia apertamente la lotta armata da parte degli arabi contro gli ebrei, vale a dire il terrorismo genocida. Ha collaborato con i terroristi, li nasconde, ha armi per loro, e ha tentato di interferire con le truppe israeliane nell’arrestare i terroristi.

Il terrorismo genocida è solo arabo: nulla si dice della carneficina quotidiana dei bambini di Gaza raccontata da Vittorio. In un altro articolo si afferma che Vittorio partecipava alle iniziative di ISM prestandosi come scudo umano sulle ambulanze che i palestinesi terroristi usano per trasportare le armi:

Oggi, questi “attivisti”, tra cui Darlene Wallach e Vittorio Arrigoni a Gaza sono tornati a lavorare come scudi umani per Hamas. Il loro scopo è quello di viaggiare nelle ambulanze usate da Hamas per trasportare terroristi e armi […] interferendo, ancora una volta, con le operazioni anti-terrorismo. Oltre ad accusare Israele di atrocità inutili, essi possono mentire e accusare, quando le forze IDF distruggono una di queste ambulanze usate da Hamas nel suo ‘sforzo bellico’, per esempio, che Israele sta commettendo “crimini contro l’umanità”. Nel frattempo, questi rivoluzionari “wannabe” anarchico-comunisti dell’Europa e degli Stati Uniti, stanno mettendo in pericolo le vite dei soldati israeliani […] devono essere considerati combattenti, alla stregua di ogni braccio armato di Hamas in questa guerra (Lee Kaplan, http://www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/8501)

Kaplan non può esimersi dal dare la sua versione circa le ragioni del rapimento e dell’uccisione di Arrigoni: trattasi di banale concorrenza fra terroristi. I Salafiti sono soci del movimento wahabita saudita, affiliati ad al-Qaeda ma forse più nella sfera di influenza della Jihad islamica. Arrigoni dava loro fastidio poiché elemento di Hamas. Questa spiegazione è alquanto superficiale: traduce uno scenario complicato come quello palestinese in una storia di competizione mercantilistica fra organizzazioni islamiste. Ma il finale dell’articolo di commento alla morte di Vittorio è ancor più becero, se possibile:

Confesso che per più anni, dopo il primo bicchiere di vino al pranzo pasquale, ho bevuto succo d’uva per i rimanenti tre bicchieri. Ma non quest’anno! Quest’anno quattro bicchieri di vino! Stop the ISM aveva scritto su Vittorio Arrigoni definendolo uno scudo umano che correva in giro per Hamas, ed ha agito come scudo umano. In una dimostrazione di gratitudine classica araba, è stato ucciso un giorno fa da terroristi arabi. Arrivederci, Arrigoni …. (Lee Kaplan, http://stoptheism.com/).

Addirittura sul suo blog, in un post intitolato “Altre novità sul clown da circo Vittorio Arrigoni”,  immagina un dialogo fra Vittorio, oramai morto, e il nonno partigiano:

Vittorio: nonno! Sono io! Vittorio! Sono stato ucciso difendendo Gaza dai Giudei! Ho voluto essere ricordato come proprio come te per la lotta contro il fascismo!

Nonno: Stupido! Ho combattuto il fascismo, tu lo stavi promuovendo ogni giorno contro le democrazie occidentali come parte della filosofia anarchica. Mi vergogno di te! Ti sei alleato con gli amici di Hitler e Mussolini.

La ragione di questo accostamento è che, secondo Kaplan, Hamas è un’organizzazione nazista che “prende ordini da Dio per uccidere tutti gli ebrei del mondo e, infine, anche i cristiani”. Tanto più che Husseini, il leader dei palestinesi,

“durante la seconda guerra mondiale ha trascorso la guerra come ospite personale di Adof di Hitler. Molti storici ritengono che fu l’architetto dei campi crematori come Auschwitz dopo il 1943. Naturalmente, dopo che il fascismo è stato sconfitto in Europa nel 1945, molti nazisti corsero dagli arabi che provvidero a nasconderli” (blog di Kaplan, cit.).

Pino Cacucci, scrittore e giornalista, definisce Kaplan come “uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria americana” (Megachip). Sul sito Stop The ISM, racconta Cacucci, si fecero nomi e cognomi delle persone – occidentali – di intralcio alle operazioni – per così dire – antiterroristiche dell’esercito israeliano, con l’invito a eliminarli. Kaplan sarebbe al centro di una congiunzione fra ambienti cristianisti e fondamentalismo ebraico in chiave anti-islamica: qualcosa che in Italia trova ogni tanto spazio nella retorica leghista e in certi ambienti cattolici.

il signor Kaplan lascia briglia sciolta al sito per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri. Non senza profetizzare che il governo italiano non si preoccuperà più di tanto se qualcuno provvederа all’auspicata ‘rimozione permanente’ del nostro connazionale. Lo ripetiamo: questi auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico (Pino Cacucci, Megachip, cit.).

Tutto quanto detto e scritto sinora fa il paio con la notizia che la polizia di Hamas non avrebbe affatto arrestato i veri assassini di Arrigoni. Questa storia della “cellula impazzita” fa sempre più fatica a reggersi da sola.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso

ANSA ore 3.16: Il corpo di Vittorio Arrigoni, volontario e attivista italiano rapito ieri mattina, e’ stato trovato nella notte in una casa a Gaza. Lo hanno annunciato fonti della sicurezza di Hamas, aggiungendo che due uomini sono stati arrestati. Il giovane era stato sequestrato da un gruppuscolo salafita ultra-estremista. I rapitori lo avevano mostrato in un video finito su Youtube, minacciando di ucciderlo entro le 17 di oggi […]

Non posso dire di conoscere Vittorio Arrigoni. Non l’ho mai visto di persona. Ma ho letto e ammirato le sue parole sul blog Guerrilla Radio. E’ come se fosse stato ucciso uno dei miei scrittori preferiti, come se fosse morto uno dei miei eroi letterari. Mi è presa una stretta allo stomaco, non so che dire. Arrigoni amava Gaza come fosse casa sua. Arrigoni ci ha mostrato la via della solidarietà e del rispetto. Qualche mano brutale lo ha messo a tacere per sempre, lui, voce libera e indipendente, mente illuminata, corpo pieno di passione e coraggio. Il suo motto era ‘restiamo umani’: come dire, resistiamo alla brutalità che ci circonda.

E che strano vedere il suo blog, racconto spezzato, incompiuto, come l’orologio della Stazione di Bologna, fermo per sempe ad un’ora, alla data del 13 Aprile. Non ci sarà mai un altro 13 Aprile.