Il Popolo Viola diviso fra IDV e Sinistra

Sebbene anche Vendola abbia dato la propria adesione alla manifestazione No Berlusconi Day 2 di sabato prossimo 2 Ottobre, emerge in realtà una frattura nel Popolo viola fra “centro” e “perifieria” del movimento, una frattura che ha tutti i connotati di un conflitto sommerso fra Sinistra e Italia dei Valori. Un conflitto nato in primis fra i fondatori che si raccolgono dietro alla sigla del Popolo Viola Nazionale, e alcuni gruppi periferici che hanno accusato il movimento medesimo di scarsa organizzazione nonché di scarsa democrazia.

Tutto nacque – se non erro – dal post polemico di San Precario (il misterioso fondatore della leggendaria pagina di Fb “Una Manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi”) che potete leggere qui: Il Popolo Viola secondo me (ossia un cittadino). La polemica verteva sulla necessità avanzata da molti di organizzare il movimento con una struttura gerarchica fatta di assemblee e segreterie, seguendo una modalità propria della democrazia delegata. San Precario negava questa esigenza, motivando la sua posizione con la ragione che una struttura seppur leggere  avrebbe introdotto “elementi di paralisi o peggio ancora di “correntismo” tipici della modalità partitica” e il PV non può essere un partito:

La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese. In questo senso, Popolo Viola è chiunque promuova un’iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook: esattamente com’è avvenuto per il No Berlusconi Day (San Precario).

San Precario si spingeva più in là, arrivando a ipotizzare il movimento come una pura “cooperazione e condivisione fra pari”, un movimento non già senza leader, bensì un movimento leader collettivo.  Di fatto, però, il PV si è dotato comunque di una struttura. Ha un portavoce, un ufficio stampa. Spesso, in tv, nelle interviste, a rappresentanza dell’intero PV è comparso il solo Gianfranco Mascia. Molti hanno criticato Mascia di aver inflazionato gli schermi televisivi, le interviste sui giornali. Molti hanno criticato la vicinanza di Mascia con Italia dei Valori e hanno preteso che nessun candidato per le scorse Regionali transitasse con il PV o si appropriasse dei suoi simboli. Molti hanno invece stigmatizzato il comportamento di San Precario, che ostinatamente si celava dietro una maschera e rifiutava di svelare il proprio nome. Lui, il fondatore, che nemmeno ha un volto.

Poi, l’estate: il PV nazionale, ancora lungi dall’organizzare il suo primo congresso, ripesca l’idea di una nuova manifestazione nazionale contro Berlusconi. Un nuovo NO B DAY. Un modo per riaffermare l’identità del movimento e, allo stesso tempo, per gridare più forte “Vai via” a Berlusconi, che ancora piega il Parlamento con la Legge Bavaglio sulle Intercettazioni mentre scoppia lo scandalo P3. E’ Agosto e prima che l’idea del NO B DAY 2 sia messa nero su bianco, ecco spuntare Paolo Flores D’Arcais, fine intellettuale ma con la tendenza politica a dividere più che unire. D’Arcais lancia l’idea di una manifestazione nazionale contro B. che “andasse al di là” della formula “giovanilistica” del No B DAY 2. E subito ecco pronto l’appello dei numi tutelari dei movimentisti, Margherita Hack, Andrea Camilleri e Don Gallo. I quali certamente rispondono con entusiasmo all’iniziativa di D’Arcais, pensando sia rivolta senza secondi fini alla medesima platea che si riunì lo scorso 5 dicembre. E invece i Viola la prendono male. Poiché – e siamo già a Settembre – gira una email fra i PV locali in cui si afferma che D’Arcais farà una manifestazione a sé stante, non targata PV, sempre il 2 Ottobre.

Versione PV Nazionale:

Qualche giorno fa parte una mail il cui contenuto, nelle intenzioni di chi l’ha inviata, dovrebbe rimanere riservato. Ad inviarla è tale Paola Giorgini di Ancona. Nella mail, la Giorgini spiega che Flores D’Arcais di Micromega chiede ai gruppi locali del popolo viola di aderire al suo appello e alla sua manifestazione, di inviare allo stesso Flores le adesioni dei gruppi entro poche ore (non importa dunque se condivise nelle assemblee) per lanciare sul sito di Micromega la notizia. Nella mail, la Giorgini spiega che questo porrebbe fine alle diatribe interne e consegnerebbe il popolo viola nelle mani di questa oligarchia autoreferenziale rappresentata dai referenti di questi gruppi locali. San Flores D’Arcais, in cambio garantisce copertura finanziaria (soldi) e supporto dei media (Il grande bluff di Micromega « Il Post Viola).

Versione PV Trentino (Eleonora Avi):

Ho contattato A TITOLO PERSONALE Margherita Hack prima, e PF D’Arcais subito dopo, per avere informazioni sull’appello di D’Arcais, in quanto non avevo e non ho alcuna intenzione di partecipare al NBD2, per i motivi che voi tutti sapete […] D’Arcais mi ha confermato che NON SI TRATTA DEL NBD2, che la sua manifestazione è proprio una cosa distinta dal NBD2, completamente AUTONOMA dal PV “nazionale” […] La mia impressione è che D’Arcais sia una persona estremamente pulita e corretta e gli ho creduto sulla parola […]Affinché la decisione fosse presa in maniera democratica, come sapete tutti, ciascun referente dei gruppi locali ha contattato, via telefono e e-mail, gli iscritti al proprio gruppo, creando così una vera e propria “assemblea straordinaria” mediatica. Ricevuto quindi l’ok (spesso unanime, in moltissimi gruppi) a procedere, ho contattato micromega per dare conferma e così ci è stata affidata la gestione di tutto (Facebook | GIUSTO PER CHIARIRE BENE LA SITUAZIONE…..UNA PICCOLA NOTA VIOLA!).
Il PV Trentino aggiunge che quella di D’Arcais “sarà una manifestazione di intellettuali e artisti e quindi, a maggior ragione, non si può fondere col NBD2, che invece è fortemente connotata dal punto di vista partitico”. Ora, cosa questo voglia dire non lo so. Però ci sono degli indizi. Ve li elenco:
  1. Mascia fa ancora parte del PV nazionale ed è nel giro IDV;
  2. D’Arcais ha offerto le colonne della propria rivista Micromega per una critica serrata ai difetti di IDV (personalismo, familismo e gestione patrimonialista, critiche che sinceramente condivido);
  3. D’Arcais ha spostato la manifestazione Artisti e intellettuali contro B. il 16 Ottobre, giorno della FIOM in piazza;
  4. D’Arcais è un vecchio trotzkista, il che necessariamente non è un demerito ma lo inquadra in un certo ambiente politico.
Che la bega PV-D’Arcais sia una riedizione della battaglia Italia dei Valori vs. ciò-che-rimane-di Comunisti Italiani – Rifondazione? O di quella fra i Movimenti e i Partiti (recente anche la discussione fra i Grillini e Claudio Fava sui finanziamenti dei 5 Stelle, secondo Fava provenienti dal ricavato degli spettacoli di Grillo)?
Di fatto avremo due manifestazioni contro Berlusconi. E questo a mio avviso logora la protesta. Il NO B DAY 2 rischia di deludere le aspettative: finora sono stati raccolti circa 4800 euro a fronte dei 40 mila che servono a organizzare l’evento. Mentre il 16 ottobre sarà tutto spesato da FIOM e D’Arcais. Una bella differenza. Forse era il caso di esser meno orgogliosi da una parte, e dall’altra bisognerebbe smetterla di infilare il proprio emblema e la propria etichetta su una moltitudine che rifiuta di farlo.
D’altronde, a detrimento di D’Arcais, vi è un precedente che risale alle primarie del PD. Allora, nelle mire del filosofo vi era la mozione di Ignazio Marino: D’Arcais offrì il suo appoggio al senatore in cambio di una seconda lista Marino con candidati scelti da D’Arcais medesimo. Marino naturalmente rifuitò. Difendendo il suo lavoro e quello dei volontari della campagna delle primarie che lo seguivano sin dall’inizio. Un brutto vizio quello di cavalcare l’onda altrui.
(P.S.: e infatti Marino ha aderito al NO B DAY 2).

Politica 2.0: rete molecolare e fine dell’apparato burocratico. Il nuovo paradigma del Popolo Viola.

Il Partito non esiste più. Non c’è più il Partito che media fra Stato e Cittadino. Il Partito si è fatto impermeabile alla società, al fine di bloccare la circolazione delle elité e prolungare la fase di potere della medesima classe dirigente. Così facendo, il Partito, perpetuando sé stesso, rinuncia al rapporto con la società, allo scambio domande-sostegno, si automutila perdendo la capacità aggregativa che possedeva quando era Partito di massa e portava nelle piazze migliaia di persone.
In Italia vi è stata una fase dove il Partito, in questa sua funzione aggregativa, era stato sostituito dal Sindacato. Possiamo far coincidere il periodo con il biennio 2001-2002, il biennio rosso del G8 e del Circo Massimo, durante il quale si profilava la leadership di Sergio Cofferati, ben presto fatta evaporare da strategie politiche incomprensibili (diventò sindaco di Bologna e si distinse come primo archetipo di sindaco-sceriffo, una vera delusione per tutta la sinistra italiana). Il suo successore alla CGIL, Epifani, ha cercato per alcuni anni di opporsi alla politica sindacale morbida di CISL e UIL, ma ora si appresta a ripiegare sulle loro stesse linee:

Sindacato protagonista ma non antagonista. E’ uno slogan del Congresso della CGIL. E anche il titolo di un Convegno dello SPI-CGIL che si terrà a Palermo nei prossimi giorni […] Per sua natura il sindacato deve essere antagonista, deve cioè essere portatore di istanze e di richieste che è difficile vengano accolte senza il conflitto, senza la dialettica dello scontro e del negoziato […] Può esistere un protagonismo senza antagonismo? Credo proprio di no a meno che non si pensi ad una fase della concertazione che superi gli accordi del 93 e stabilisca una sorta di automatismo per cui, date certi accordi interconfederali, non resta che una funzione ragioneristica di registrazione di eventuali variazioni […] Questa posizione che fa dei sindacati dei meri collaboratori del padronato e del governo sterilizza la loro funzione sociale di trasformazione e di riadattamento dei rapporti di classe e ne fa una sorta di osservatorio passivo dei fenomeni sociali.Siamo nel campo del cosidetto “moderatismo” che di fatto ha regolato le relazioni sindacali negli ultimi venti anni. (fonte: Verso una “Bolognina” della Cgil? – micromega-online – micromega).

Il sindacato ha così dilapidato una fortuna in termini di consenso e di sostegno. La folla del Circo Massimo non esiste più. E’ stata mandata via. E allora? Quale sorte per quella moltitudine senza “testa” che si aggira disorientata nel panorama politico italiano, senza più un nome che la identifichi, senza più una lotta che la riunisca sotto la medesima bandiera?

Il 5 Dicembre 2009 ha segnato la svolta. Il No B Day ha portato in piazza trecentomila persone. Senza partito, nè sindacato. Senza nome, senza bandiere, ma solo con il colore viola. Il mezzo che ha permesso di manifestare una indignazione e di vederla riconosciuta da altre persone e da altre persone ancora, è stato Facebook. Facebook materializza la rete dei rapporti che unisce la moltidudine dispersa. Permette alla moltitudine di far circolare all’interno della rete le infomazioni e le opinioni. Consente cioè la formazione di un’opinione pubblica alternativa a quella “costruita” dalla videocrazia. Finora la videocrazia ha prodotto opinione per produrre a sua volta consenso al proprio potere. Per mezzo di Facebook, la moltitudine sparsa si confronta e si scontra al fine di autoalimentarsi e creare una propria identità. Tramite Facebook, la moltitudine si manifesta al mondo e fa sentire la propria voce. Priva di leader, la moltitudine è leader di sé medesima. Genera opinione e alimenta il movimento. Tramite l’avatar del Popolo Viola, compie una spersonalizzazione che è rottura e antitesi alla politica italiana attuale. E di fatto si presenta come la vera, futura, forza di opposizione.

    • Il metodo, dunque, è stato quello di lanciare un segnale, un allarme, una proposta. E aspettare che fosse condiviso, sostenuto, partecipato. Nel caso contrario sarebbe morto lì, tra i pochi post di una pagina Facebook senza storia e senza futuro come ce ne sono tante.
    • il popolo viola è ovunque ma non sa di esserlo come direbbe Franca Corradini
    • I tentativi di dare una struttura -benché leggera- al Popolo Viola nato dalla Rete, ricorrendo agli schemi della democrazia delegata, dai coordinamenti ai gruppi di controllo, si sono rivelati fallimentari perché introducono elementi di paralisi o peggio ancora di “correntismo” tipici della modalità partitica
    • Il Popolo Viola non può essere un movimento formato partito nè viceversa. La sua natura era e deve rimanere quella di sensibilità diffusa e generalizzata, di innesco delle scintille che si producono per il superamento del berlusconismo e per il cambiamento nel Paese.
    • Popolo Viola è chiunque promuova un’iniziativa o una manifestazione che interpreti questo spirito e questi obiettivi, sia esso un cittadino, un collettivo locale o un utente di Facebook
    • Facebook per il Popolo Viola non è una semplice piattaforma virtuale come qualcuno va affermando avventuristicamente. Per le sue caratteristiche, per la sua capacità pervasiva, Facebook (visto in chave politica) rappresenta per il popolo viola ciò che il vecchio radicamento (le sezioni, i circoli, le sedi decentrate) rappresentavano per le forme classiche di aggregazione politica: fonte di informazione, di scambio, di formazione politica e di costruzione di un pluralismo identitario.
    • Facebook è “l’articolazione territoriale” del Popolo Viola nel paradigma della Rete.
    • I gruppi locali, nati in fase di costruzione del No-B Day, sono uno strumento di traduzione operativa di una sensibilità che vive nella Rete, che trova sbocco nella nuova modalità molecolare (e non orizzontale che è concetto tipico del politicismo “di base”).
    • Chi pensa di poter importare gli schemi partitici nella nuova modalità molecolare della Rete commette un grossolano errore di valutazione (o di sottovalutazione) ma soprattutto indica un percorso del tutto impraticabile. Sarebbe come voler alimentare una stufa a gas con la corrente elettrica.
    • il nostro percorso non può che avere i tratti di ciò che Manuel Castells definisce l’autocomunicazione di massa, la capacità moltiplicativa delle reti sociali attraverso cui oggi riusciamo a trasferire velocemente informazioni ad una platea ampia di cittadini, ad operare sintesi e ad innescare processi di mobilitazione in maniera piuttosto rapida.
    • Cosa che le strutture classiche (esempio i partiti), in funzione della loro articolazione politica e organizzativa non possono fare.
    • Abbiamo velocizzato i passaggi in un’ottica che è, appunto, di “condivisione e cooperazione tra pari” e freneticamente emendativa. La Rete è per sua natura costantemente autoemendativa, non consente previsioni di lungo periodo.
    • l’aspetto più innovativo di questa esperienza che oggi chiamiamo Popolo Viola, rispetto agli altri movimenti, è che il nostro non ha un leader, una figura che incarna eroicamente le istanze di cambiamento. Questo movimento è un leader collettivo.
    • il dato più innovativo e spiazzante e, allo stesso tempo, quello meno compreso e accettato (persino da chi si riconosce nel nostro popolo) da chi invoca figure di riferimento riconoscibili, visibili, “esposte” in un’ottica che è esattamente quella imposta dalla devastante tendenza alla personalizzazione della politica (facce e non contenuti: il berlusconismo)
    • Il Popolo Viola non è, al momento, un soggetto programmatico. E’ l’incontro tra molteplici identità che si riconoscono in un’unica richiesta politica: il superamento del berlusconismo e l’affermazione della legalità costituzionale.
    • Noi non ci occupiamo di tutti i problemi del nostro Paese: non siamo un partito o una confederazione sindacale. Noi ci preoccupiamo della deriva autoritaria del nostro Paese, dell’eccezione alla democrazia che Berlusconi rappresenta.

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