L’Emilia Paranoica di Grillo e del Movimento 5 Stelle

Dieci giorni fa circa ricevetti da Vittorio Ballestrazzi, ex grillino defenestrato per il caso delle doparie dei 5 Stelle delle Regionali 2010 (quelle che portarono Defranceschi in Consiglio Regionale), un link ad una pagina web di un giornale modenese. Lui, il Ballestrazzi riottoso, quello polemico, quello da allontanare, aveva ceduto il proprio scranno nel consiglio comunale di Modena alla prima dei non eletti, Sandra Poppi, che fu vittima dell’ostracismo dei 5 Stelle (non vorrei ripetermi, ne ho parlato in abbondanza, potete riferirvi al caso Poppi vs. Defranceschi cliccando qui – si tratta in fondo del peccato originale dei 5 Stelle ed ha molto a che fare con la mancanza di una struttura e di regole certe nella deliberazione democratica interna).

Sandra è una ex Verde, terribile colpa nel mondo dei 5 Stelle. Poco importa se Sandra sia una donna impegnata per i diritti della cittadinanza. Nel mondo dei 5 Stelle non conta chi sei ma solo se sei fedele alla linea. Tutte le divisioni, tutte le fratture che si sono innescate finora, si sono originate da piccole diatribe locali a loro volta dovute alla mancanza di regole e di struttura. Ci pensa il vertice a prendere la parte e a dettare la scomunica. Generalmente si muovono dopo relazione da parte di qualcuno nel Movimento. E’ come se ci fosse una rete nella rete: ci sono i semplici iscritti, quelli che corrono alle elezioni, i leader locali ma soprattutto i verificatori, gente che relaziona, prepara dossier per il vertice, mantiene sotto controllo il Movimento e ne previene la “deriva autonomista”. Tutto ciò è normale. Se il Movimento 5 Stelle fosse organizzato con una struttura, ci sarebbero dei segretari generali e locali che assolverebbero alla funzione del controllo in maniera evidente, dichiarata; in mancanza della struttura – volutamente non costruita – il vertice ha bisogno di delatori, servi, sguatteri, personale tenuto alla catena della fedeltà al capo carismatico per assolvere alla bruta manovalanza del dossieraggio. Poi arriva la sentenza di ostracismo, che come nell’antica democratica Atene, è scritta dal medesimo (anonimo) pugno: “P.S. Sandra Poppi non ha titolo a rappresentare il MoVimento 5 Stelle nè all’uso del logo ed è diffidata dal farlo” (Blog Beppe Grillo).

Capita poi di trovare, questa volta in home page, nella rubrica “Il Commento”, un esempio classico di come il pregiudizio sia lasciato crescere in misura abnorme solo e soltanto al fine di suscitare l’indignazione contro lo status quo dell’amministrazione regionale dell’Emilia-Romagna. E’ l’altro elemento che caratterizza il 5 Stelle: continuare a catalizzare l’attenzione dei lettori del blog suscitando sentimenti quali ira e indignazione. Capita in tutti i movimenti/partiti populisti. Fanno appello ai sentimenti e non alla razionalità. E prima o poi se la prendono con i Rom, “un popolo che non si è mai voluto integrare”. Il diverso è sempre impiegato come canale di sfogo della rabbia sociale. Quando qualche mese fa una quindicenne di Torino inscenò una finta violenza sessuale per nascondere il fatto di aver mentito ai propri genitori, indicò i colpevoli in un paio di giovani rom del vicino campo nomadi. Immediatamente scattò una assurda rappresaglia squadrista da parte di un gruppo di tifosi ultras, e il ghetto torinese dei Rom fu dato alle fiamme. Nella fattispecie, i selezionatori di commenti per il blog di Grillo devono far intendere ai lettori che l’amministrazione regionale ha dirottato “un milione e novanta mila euro per migliorare le condizioni dei campi nomadi” anziché destinarli ai terremotati. Naturalmente ciò non è vero e non è nemmeno pienamente affermato dall’autore del commento, ma è solo suggerito dall’accostamento fra il caso della elargizione e l’immagine di una casa crollata a causa del terremoto.

Usare queste tecniche comunicative – che non hanno nulla a che fare con il werb, né tantomeno con la e-democracy – è in aperto contrasto con chi nel movimento invece pensa e opera con la propria testa. La critica verso la spesa di un milione di euro da parte della Regione Emilia-Romagna non è certamente condivisa da parte di tutti i militanti del movimento. Nemmeno è stata discussa una linea politica che includa nel programma a 5 Stelle l’intenzione di eliminare qualsiasi politica sociale di integrazione e solidarietà. Non serve. C’è qualcuno che stabilisce di volta in volta l’ordine del giorno dell’agenda del movimento. Oggi serve demonizzare le politiche sociali, domani sarà la volta dei figli di immigrati nelle scuole. Prendete un qualsivoglia luogo comune che abbia a che fare con i “diversi”, potrebbe diventare la sesta stella.

MoV 5 Stelle Emilia Romagna: la faida dopo le elezioni

Peggio di così il Movimento 5 Stelle non poteva cominciare la propria avventura in Consiglio Regionale. Ancor prima di metterci piede, i grillini in Emilia-Romagna hanno aperto una faida interna che subodora di vecchia politica (guai a dirglielo) e Beppe Grillo ci mette del suo prendendo la parte di Bologna, di Favia (l’acchiappavoti Favia) e De Franceschi, contro il modenese Vittorio Ballestrazzi, consigliere comunale, uomo discusso, non privo di un passato da attivista ambientalista (WWF), tacciato di essere eccessivamente litigioso eppure dall’azione politica estremamente efficace (ha imposto al PD la diretta web dei consigli comunali di Modena).

Ebbene, il riottoso Ballestrazzi, colpevole di essersi espresso criticamente nei confronti di Favia e del Mov per la decisione di eleggere De Franceschi come secondo consigliere regionale, decisione presa a maggioranza di quaranta delegati (“i 40 canditati al Consiglio regionale, quindi le persone scelte da ogni Provincia quali migliori rappresentanti, persone scelte dalla base di ogni Provincia”, specifica tale Bugani dalle pagine del blog di Grillo) a dispetto delle oltre 700 preferenze raccolte dalla modenese Sandra Poppi (contro le 371 di De Franceschi in circoscrizione Bologna), quindi del voto degli elettori (se ne parla ampiamente qui, nei commenti, e soprattutto qui, con video di replica di Ballestrazzi), è stato diffidato a mezzo blog – tre righe non firmate, sottolinea lui – dall’impiegare il logo del 5 Stelle, nonché di proferire alcuna parola a nome del Movimento, tutto ciò “a seguito delle iniziative intraprese contro il MoVimento 5 Stelle in Emilia Romagna”.

I grillini fedeli a Favia (di cui Bugani, l’autore del post sul blog di Grillo, è probabile portavoce) sostengono che Ballestrazzi è “molto mal visto da una parte dei grillini”. A Modena, dice Bugani, ci sono due fazioni. Di più non viene dato a sapere. Si poteva specificare, per esempio, perché e come si è giunti a questa situazione dopo poco più di un anno di attività del Movimento. Va da sé che questo genere di ricostruzioni provvisorie, impedisce al lettore di capire ed eventualmente anche di prendere posizione. Forse a Bugani ciò non interessava. Dopodiché, il portavoce ritorna sulle ragioni che hanno spinto alle cosidette “secondarie” per votare il secondo consigliere: i voti di Bologna sono incomparabili a quelli di Modena.

Nella Provincia di Bologna i 9 candidati al Consiglio regionale non hanno fatto minimamente campagna elettorale per sé stessi, ciascuno di loro ha lavorato per portare più preferenze possibili a Giovanni Favia, questo perché? Il nostro obiettivo era quello di dimostrare alle male lingue che ci circondano, che il voto dato al MoVimento 5 Stelle non sarebbe stato un voto di protesta, ma sarebbe stato un voto ben medicato, mirato, dato a persone stimate  […] A Modena invece i nostri amici del MoVimento 5 stelle modenese hanno scelto di fare una campagna elettorale personale, ovvero ciascun candidato si è prodigato con manifesti, pubblicità sulla rete e quant’altro a fare pubblicità per sé stesso, per la propria candidatura, questo cosa vuole dire che le preferenze sulla Provincia di Modena e sulla Provincia di Bologna, lo capite da soli, non sono minimamente paragonabili, quindi non si possono raffrontare, paragonare le 717 preferenze ottenute a Modena da Sandra Poppi con le 371 preferenze di Andrea De Franceschi ottenute a Bologna (Blog di Beppe Grillo – MoVimento 5 Stelle Emilia Romagna: il punto dopo le elezioni).

Ecco la ‘colpa’ di Modena: i personalismi. Favia era capolista in entrambe le circoscrizioni, campeggiava sui manifestini, era candidato governatore: la sua era l’unica personalità tollerata. Unica, perciò non discutibile. A Modena, i candidati si sono fatti conoscere agli elettori, hanno raccontato del loro background culturale e delle loro attività di volontariato. Sandra Poppi ha raccolto 700 preferenze perché gli elettori la conoscevano e sapevano del suo valore. Settecento elettori hanno voluto metterla alla prova. Un consiglio di 40 delegati glielo ha negato. I commenti al post di Bugani sono ferocissimi: che abbia avuto più peso nella decisione il passato nei Verdi di Poppi? Se hai fatto parte della ‘sinistra’, in qualche modo hai preso le stigma e devi esser messo da parte. De Franceschi? La sua scelta di muoversi nell’ombra di Favia è migliore o peggiore della scelta di autopromozione della Poppi? E poi che senso ha impiegare queste affermazioni come giustificativo per la “porcata” del voto dei quaranta? Si vuol far passare un’idea folle, e cioè che il voto degli elettori può non valere tutto allo stesso modo. Lo dice lo stesso Ballestrazzi, a mio modesto avviso una giusta critica, la sua:

Come è andata a Modena: Favia, nel più puro stile da vecchia politica si è messo capolista nelle tre province dove poteva scattare un seggio [Favia sostiene che l’idea di esser capolista nelle tre province è del Movimento, che lo ha deciso con il voto, ndr]. In questo modo ha potuto scegliere lui per quale seggio optare e soprattutto chi mettere come secondo consigliere. Quindi il movimento è andato contro i suoi principi: UNO CONTA UNO e il rispetto delle PREFERENZE [… ] Il metodo scelto non è stato altro che una farsa perché erano d’accordo prima tutti e proprio lo stesso risultato schiacciante ne è la dimostrazione in quanto tra i due non c’era quella differenza nell’esporre le loro opinioni. Anzi. […] i dati di fatto sono: due uomini al posto di un uomo e di una donna (alla faccia delle quote rosa sbandierate da Favia in campagna elettorale) […] tutti e due di Bologna alla faccia della rappresentatività territoriale […] l’archiviazione del principio delle preferenze accampando un nuovo metodo di legge elettorale di derivazione Mediobanca: “le preferenze si pesano e non si contano” chi non capisce lo chieda a Grillo che di banche se ne intende (Sito della lista civica modena5stelle-beppegrillo.it).

Ballestrazzi poi va giù pesante: ricorda le vicende della candidatura di Favia, imposta a mezzo blog dallo stesso Grillo (per un sunto, se ne era parlato a Gennaio su questo blog, leggi i tre post: 1, 2, 3); ricorda che ora Grillo sta ricadendo nel medesimo errore, annunciando la sua defenestrazione con tre righe sul blog prima che il suo allontanamento, per attività contrarie al Movimento medesimo, sia presa da un organo proprio del 5 Stelle. La riunione ci sarà oggi, sabato 24 aprile, e il suo esito è quantomeno scontato. A Ballestrazzi verranno elencati i capi d’accusa, poi qualcuno tirerà fuori dal capello la prova provata della sua ambivalenza, del suo arrivismo, della sua fame di poltrone (ha poco da dire che lui “non ha mai neanche pensato di andare a lavorare in regione”, che “vive del suo e ha da fare il padre di famiglia, il consigliere comunale etc.”, gli conteggeranno gli scontrini della spesa, oggi ); qualcuno – ma lo hanno già fatto – tirerà fuori una storia del passato di Ballestrazzi, di quando era nel WWF, di una certa richiesta di tessere. Il link al video proviene dai commenti al post di Bugani. Aspettatevi il peggio:

Sempre Ballestrazzi che scrive: “Dico anche che ho chiesto più volte il cell.re di Grillo a Favia perché volevo sapere cosa ne pensava e Favia non me l’ha mai dato. Me l’ha dato qualcuno che è stato epurato da lui a Bologna perché lui ha l’epurazione facile”.

Come chiedere a un prete il numero di telefono di Dio.

Mov 5 Stelle, è De Franceschi il secondo consigliere in Emilia Romagna. Ma l’e-democracy stenta a decollare

La Comune di Parigi, 1870: l'ideale utopico della democrazia diretta

Affrancarsi dalla politica facendo politica: l’antitesi su cui si regge l’intero Movimento 5 Stelle, ovvero quella dell’antipolitica – noi non siamo un partito – giace sul supposto valoriale che ‘noi siamo meglio di loro’, noi siamo diversi poiché applichiamo un altro metodo, noi siamo democratici e loro no.
Di queste dicotomie ne è piena la storia, a cominciare dalle prime teorie della democrazia liberale, che ben presto però si scontrarono con il problema del numero e dell’organizzazione. Gli elitisti (Mosca, Pareto, Michels) diffidavano dei concetti della democrazia diretta applicati alla società, massificata o non massificata. Esiste sempre una elité di persone, un numero limitato di governanti che governano sui più, sulla massa. E’ un fatto storico, ineludibile. Per Michels, ovunque vi sia organizzazione, vi è elitismo e oligarchie (per una summa sbrigativa sull’elitismo: http://it.wikipedia.org/wiki/Elitismo).
Ora, naturalmente, ci verrebbe incontro la tecnologia, la rete, il web, i social network. La e-domocracy realizzerebbe l’ideale utopistico della democrazia diretta, della partecipazione attiva, consapevole, perpetua del netizen, immerso a tempo pieno nel suo ruolo di cittadino e politico senza soluzione di continuità. A questo vorrebbe assurgere il Movimento 5 Stelle? Le società di massa si sono sempre basate sul concetto economico della differenziazione dei ruoli e delle funzioni: settore produttivo e settore decisionale sono ambiti separati seppur connessi, sistema politico e sistema economico si influenzano e si scambiano risorse fra di loro, ma restano pur sempre due campi distinti della specialistica competenza. La politica di professione sarebbe forse al tramonto?
Il Movimento che fa capo al mentore Beppe Grillo non ha ancora un sistema di e-democracy funzionante: il portale a cui iscriversi non è ancora pronto. E allora, i grillini, si trovano a dover a che fare con la solita domanda di sempre: chi decide?
Giovanni Favia ha raccolto numerosissimi consensi. E’ stato il più votato nelle liste circoscrizionali di Modena e Bologna. Ma per il Movimento 5 Stelle spettano due consiglieri regionali e la legge elettorale specifica che debba esser il capolista a decidere. Favia ha scelto un metodo partecipato. Ha chiamato a raccolta i suoi, dai MeetUp ai circoli provinciali. Sono stati selezionati quaranta grandi elettori che hanno votato durante la riunione di Giovedì scorso. Ha vinto De Franceschi, 31 a 40 sulla candidata Sandra Poppi del collegio modenese, che pure però aveva raccolto più preferenze al voto del 28-29 Marzo. In sostanza, l’enclave dei delegati ha avuto la meglio sull’elettorato. Certo, difficile comparare i voti presi da De Franceschi in quel di Bologna, con un maggior numero di avversari e con Favia che ha spopolato, a quelli di Poppi a Modena. Ci sono voti che pesano di più, altri meno. Non sempre una testa vale un voto. Quindi ecco l’eterno dilemma del chi decide: e il voto dei ‘direttivi’ ha avuto la preminenza sul voto delle urne. Si parla di democrazia diretta, poi quando la si pratica con il voto alle urne, si scopre – complice una legge elettorale sclerotica – che a decidere è meglio esser in pochi, delegati certo dal voto degli organismi locali, ma pur sempre pochi. E’ lo spettro della democrazia partecipativa che ritorna a dispetto di quella diretta. E’ sempre la questione del numero, dell’organizzazione. Organizzazione vuol dire oligarchia. A prescindere dall’essere un partito o meno. Ma tranquilli, un giorno la tecnologia farà il suo ingresso.

Se ne parla anche qui:

Questa l’opinione di Giovanni Favia:

    • Ho scelto di condividere questa responsabilità con la base. Se avessi scelto avrei fatto come tutti gli altri politici… Invece io io mi asterrò dal voto e non darò nessuna indicazione.
    • Ho chiesto ai referenti provinciali della raccolta firme di iniziare a porre la questione agli attivisti del loro territorio; contemporaneamente abbiamo fatto girare il curriculum dei due potenziali consiglieri
    • Le persone hanno così iniziato il dibattito via mailing list e forum, poi i gruppi locali hanno espresso dei rappresentanti provinciali in base alla loro popolazione, quelli che noi chiamiamo i 40 grandi elettori, più o meno sono uno ogni 100.000 abitanti seguendo la ripartizione del numero di candidati per ogni collegio provinciale
    • Ieri sera c’è stato infine l’incontro regionale nella sala del quartiere Savena a Bologna per votare e scegliere il nostro secondo consigliere regionale
    • in futuro lavoreremo per far iscrivere tutti i nostri simpatizzanti ad un portale regionale tramite password, cosicchè tutti possano direttamente e senza filtri partecipare alle scelte politiche del MoVimento. All’oggi non siamo ancora pronti
    • Se Andrea e Sandra fossero arrivati primi come numero di preferenze nei loro due collegi, nessuno gli avrebbe chiesto di farsi da parte per una “secondaria”. Il fatto centrale è che gli elettori non hanno scelto loro, hanno votato me in entrambi i collegi ed ora ci troviamo in una situazione dove entrambe le persone hanno il medesimo e legittimo diritto di diventare consigliere regionale. Gli elettori mi hanno dato una grande responsabilità, ed io responsabilmente ho deciso di seguire un percorso partecipato.
    • Per quanto riguarda le preferenze non è possibile compararle e farne un criterio assoluto perchè sono maturate in due collegi distinti, con un numero differente di candidati in gara e con una situazione ambientale molto diversa. Io a Bologna ad esempio ho calamitato tutte le preferenze di lista ed i candidati non hanno fatto campagna per se stessi ma tutti per il gruppo. Bellissimo no?! Abbiamo una certa etica. In altre province, legittimamente, hanno fatto un’altra scelta.
    • Nel nostro MoVimento si può discutere e litigare per qualsiasi cosa, ma non per delle poltrone. La poltrona non deve essere l’obiettivo di nessuno dei nostri. Se ci accorgiamo del contrario, ed a volte è accaduto, provvediamo senza esitazione ad allontanare chi è fuori dai binari. Il MoVimento ha sempre le porte aperte ed essendo l’animo umano insondabile non possiamo mai permetterci di abbassare la guardia. Sicuramente poi c’è chi in assoluta buona fede non è d’accordo con la scelta fatta, però “democrazia” significa anche accettare, quando capita, di essere minoranza, non è possibile raggiungere sempre l’unanimità, bisogna sapere adeguarsi ed andare avanti se si crede in un progetto di più ampia prospettiva.

Per dovere di completezza, la versione di Modena 5 Stelle:

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