In Fondazione Carige le Larghe Intese sono finite

Flavio Repetto, il dominus di Fondazione Carige, è caduto. Uno degli ultimi Capitani d’Industria del paese, 81 anni, indomito e immarcescibile, è stato deposto dal Cda della Fondazione. Diciassette voti contrari: voti dei referenti di Claudio Scajola e di altri berlusconiani che in tal modo rientrano nella durissima partita del controllo del board di Banca Carige. Claudio Burlando, Pd, presidente di Regione, aveva già negli scorsi giorni paventato il rischio: “è una guerra fra bande”, aveva dichiarato il 16 Ottobre, attirandosi le critiche del consigliere Pdl Melgrati (“se è così, dica quale è la “banda” che capeggia lui”). Burlando non è certamente un fan di Repetto, ma era riuscito, dopo la defenestrazione del presidente Berneschi, a piazzare Cesare Castelbarco Albani, ex consigliere della medesima banca e dimissionario da fine Settembre. Castelbarco Albani, un uomo, come da tradizione, avente cariche in circa dodici fra società e aziende:

Ebbene, Castelbarco Albani aveva dichiarato, all’atto della sua nomina, che se Repetto fosse stato sfiduciato, avrebbe lasciato testé la presidenza, causando una empasse che farebbe precipitare l’Istituto nel gorgo del commissariamento. A distanza di quasi 24 ore, Castelbarco Albani non ha lasciato dichiarazioni. Neppure Burlando ha osato prender parola. Il dado è tratto e le Larghe Intese, nel Cda della Fondazione, possono dirsi definitivamente archiviate.

Gli esponenti del Pd locale sono evidentemente in disarmo. Burlando ha visto soddisfatta però la sua richiesta della nomina del nuovo Ad di Banca Carige prima della sfiducia a Repetto. Lui è Petro Montani, ex Bpm. Montani è considerato un ‘risanatore’, ben visto dalla Vigilanza di Bankitalia, proposto dal presidente Cesare Castelbarco Albani (e, si immagina, con il favore del presidente di Regione). Ma il fronte si è subito spostato sulla Fondazione.

L’attacco dei prodi di Sciaboletta e della finanza in porpora (Bagnasco) spinge la fase della ridefinizione degli assetti in Carige verso destra. In pista per la successione di Repetto, vi è tal Pierluigi Vignai, attuale vicepresidente della Fondazione, ex candidato sindaco della città di Genova per il Pdl. E’ etichettato come ‘indipendente di centrodestra’, ma ha avuto la tessera del Pdl fino a tutto il 2011. E’ un ex democristiano, aspetto che non si cancella mai dalle biografie. Come candidato sindaco, era espressione sia dell’ala scajolana sia dell’ala cattolica facente riferimento al cardinale Bagnasco. Il suo nome è quindi il suggello finale alla ‘guerra fra bande’ evocata da Burlando. Vignai è altresì soprannominato “l’uomo che sussurra ai Cardinali”. Questo aneddoto forse rende la misura esatta di quanto la figura di Bagnasco sia esposta in questa vicenda. Un cardinale che interviene un po’ troppo spesso per commentare le vicende di un istituto bancario. Come tre giorni fa, prima di questo passaggio di nomine e sfiducie, Bagnasco si espresse in questi termini:

La Carige è una istituzione fondamentale, importante, genovese. Tutti vogliamo che mantenga questa connotazione, questa origine, questa fidelità […] ha detto il cardinale, sottolineando l’importanza della “missione di Carige”[…] Una istituzione – ha detto – che deve mantenere la sua connotazione senza rinchiudersi nella regionalità o nella città, però rimanendo ben ancorata non soltanto come sedi o occupazione, ma anche come missione (Carige, Bagnasco: «Auspichiamo resti genovese» | Liguria | economia | Il Secolo XIX).

Il giorno dopo a rispondergli è il Giovane Turco (dalemiano) Andrea Orlando: “Il localismo non ha portato buoni risultati. Io non sono un mercatista, ma il mercato si incarica sempre di dare risposte. Se questo modello fosse stato efficiente probabilmente non saremmo a fare le discussioni di questi giorni [..] è un sistema bancario fortemente anchilosato, legato a una dimensione quasi esclusivamente pubblica, a un sistema nel quale è venuto meno qualsiasi tipo di governo. Da un lato si è andati verso un gigantismo che spesso ha sradicato le strutture dal territorio mettendo in difficoltà le imprese. Dall’altro ci sono stati anche fenomeni di localismi e di chiusura che in nome della territorialità non hanno saputo cogliere i cambiamenti” (Carige, «Il localismo non ha portato buoni risultati» | Liguria | economia | Il Secolo XIX).

Non una parola, non una sul rapporto abusato dei partiti politici con le Fondazioni Bancarie.

Annunci

La congiura di Sciaboletta fra ingovernabilità e Aventino

Tutto è fermo. Tutto. E meno male che i mercati hanno accantonato le sclerotiche sedute ferragostane perché altrimenti l’aumento ulteriore dello spread sarebbe bastato a giustificare una rivolta, quanto meno.

Pensate, il trucchetto di ieri, l'”incidente”, il “guasto tecnico” sul rendiconto 2010 ha causato un vero e proprio blocco del governo, nuovamente in sospeso sul filo della sfiducia. Da giorni si attendono decisioni sulla nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia, sul decreto sviluppo – ennesimo intervento legislativo in materia economica, doveroso visti i tempi e la crisi che paralizza il paese – mentre alle camere dovevano entrare nella fase finale i dibattiti sul pacchetto di leggi ad personam – intercettazioni e prescrizione breve. Niente, tutto cancellato. Che dire: su intercettazioni e prescrizione, i ventotto pasticcioni – così li ha chiamati Il Giornale – sono stati a dir poco provvidenziali.

Ma se credete che venerdì si possa consumare l’atto finale del berlusconiusmo, rischiate di sbagliarvi, come ci siamo sbagliati più volte in passato, a settembre 2010 con quel patetico dibattito con fiducia che doveva segnare lo smarcamento dei finiani e non lo fece; a dicembre 2010, quel famigerato 14 dicembre, quando Roma esplose in scontri mentre in aula la fuoriuscita dei finiani, questa volta effettiva, fu compensata con l'”acquisto” dei Responsabili.

La congiura di Sciaboletta, al secolo Claudio Scajola, se avverrà, avverrà naturalmente a sua insaputa. Ufficialmente gli sciaboletti dichiarano di esser stati tutti ricondotti alla rigida disciplina di partito: mai voteranno la sfiducia a Berlusconi. Mai.

Alcuni nomi degli sciaboletti:

Ferruccio Saro, senatore friulano amico della famiglia Englaro, noto anche per avere sostenuto il testamento biologico; Ignazio Abrignani, responsabile dell’ ufficio elettorale del partito; Fabio Gava, trevigiano, ex liberale ed ex assessore regionale alla Sanità; Salvatore Cicu, avvocato palermitano (Corriere.it).

A scanso di equivoci, Scajola ha mandato il deputato Paolo Russo danti alle telecamere di Sky Tg24: “Noi non voteremo mai la sfiducia a Berlusconi”.

“Noi crediamo che rispetto alla criticità della situazione internazionale si debba dare una scossa, si debba spingere in una direzione innovativa. Rispetto alla criticità dei nostri conti pubblici sarebbe opportuno mettere in campo un governo fatto dai migliori, allargare la base parlamentare, sollecitare Berlusconi ad essere uno straordinario innovatore” (Sky Tg 24).

Tradotto: discontinuità equivale a crisi di governo e governo dei migliori significa rimpasto con annesso allargamento all’UDC. Ma Casini oggi ha negato qualsiasi appoggio a B. E allora?

Mentre l’opposizione fa Aventino per il discorso di Berlusconi e il relativo dibattito di domani – testimoniando così la propria impotenza e la propria incapacità di prevedere e ascoltare gli umori della maggioranza – Scajola, casa vista Colosseo pagata da altri, prepara la Road Map che metterà Tremonti alla porta e permetterà a B. di sopravvivere nella forma di un governo bis. Un disegno perfetto e senza sbavature, visto così, da lontano.

PdL, il pesce puzza dalla testa

Come si suol dire, il pesce puzza dalla testa. E il PdL puzza tutto intero. Di cadavere. Un tanfo talmente maleodorante che sta facendo mobilitare anche i topi di fogna più rintanati della Camera dei Deputati, gente che non ha mai nemmeno alzato il ditino, gente che di nome fa Ceroni Remigio, volontari della leggina ad personam.

Questo affacendarsi per lustrare il nome del capo, questo immolarsi innanzi all’altare della Verità Unica dei folgorati sulla via di Arcore, nasconde il fragore di una guerra intestina, un Vietnam di palazzo. Tutti cercano di riposizionarsi. Non ci sarà un domani, altrimenti. Non per loro. Lo scenario muta di giorno in giorno e si rischia di trovarsi al di qua del fronte, sottoposti ai cannoneggiamenti, ai colpi di mortaio, alle bombe a grappolo. Tocca a Lassini, quello dei manifesti del Vie le BR dalle Procure, morire per la causa. Ma la Moratti ha rischiato di finire sotto il fuoco amico. Lui, da Palazzo Grazioli, non ha affatto gradito il tono impiegato dalla ‘sciura’ nello scaricare Lassini. In fondo, di chi è il nome del primo candidato in lista a Milano? Si legge Berlusconi, non Moratti.

Ecco, ci sono almeno tre fazioni, tre tribù – alla maniera libica: quella dei verdiniani, costituita da un manipolo di mercenari; quella degli scajolani, un gruppetto di ‘contra’ ingaggiati dall’ex ministro per la vendetta tremenda vendetta (ricordate la questione della casa? e se fosse stata un’imboscata dei verdiniani? e se fosse il casus belli di questa guerra di bande?); infine gli ex-An, depravati, ridotti a umile servitù, corrotti da vino, droghe e donne, una pattuglia molliccia e neanche tanto coesa che fa capo a quello sclerato di La Russa.

Poi capita che un tiro scappa anche a Tremonti. Un tiro maldestro, forse. Un danno collaterale. Ma la matrice è chiara. La pistola fumante è in mano nota. Tanto più che si è scelto il palcoscenico de Il Giornale per questa messinscena. Stasera Tremonti è stato due ore di fila a Palazzo Grazioli. Chissà se ha minacciato le dimissioni. Chissà se qualche leghista ha inviato messaggi terroristici. Se si attacca Tremonti, la Lega affonda il governo. E per i berluscones, intenti a menarsi fra di loro, scatterebbe l’ora della fine. Senza esser riusciti minimamente a ottenere una carica, un titolino, una onorificenza. Tanto per passare alla storia.

A Natale puoi (mettere il Nucleare dove vuoi).

Questo il regalo del governo: un bel decreto legislativo in cui si sono decisi i criteri per la designazione delle aree che ospiteranno gli impianti nucleari. Da segnalare che la Valutazione Ambientale Strategica sarà preminente sulla Valutazione di Impatto Ambientale, ovvero se l’implementazione del sito nucleare sarà considerata strategica, può anche devastare l’ambiente circostante. Poco importa.
Ecco allora il dono natalizio del nostro governo. Ringraziamo tutti Babbo Scajola.

    • ieri a Palazzo Chigi nel corso della riunione che ha dato il via libera al provvedimento c’è stato un serrato confronto su alcuni punti del decreto. Prestigiacomo aveva presentato circa 60 richieste di modifica al testo, la maggior parte delle quali sono state accolte con la mediazione di Letta. Non si è invece riusciti a trovare un accordo sull’articolo 13, tanto che il decreto è stato approvato «salvo intesa».
    • Oggetto del contendere, in particolare, sarebbe il comma 7, il quale prevede che le autorizzazioni Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) e Via (Valutazione d’Impatto Ambientale) «non possono avere ad oggetto questioni già sottoposte a valutazione ambientale strategica (Vas) o alla valutazione dell’Agenzia nell’ambito della localizzazione del sito».
    • In termini generali, il decreto prevede che dapprima vengano individuate le aree geografiche idonee ad ospitare le centrali nucleari attraverso la Vas. Successivamente gli operatori indicheranno il sito prescelto e ricevano, se sussistono i requisiti richiesti, l’autorizzazione da parte dell’Agenzia per il Nucleare.
    • Una volta ottenuta quella autorizzazione, gli operatori potranno richiedere al Ministero dell’Ambiente la Via che, secondo quanto dispone il comma in discussione, non potrà però rimettere in discussione la Vas.
    • le aree idonee devono rispondere ai seguenti parametri:

      a) popolazione e fattori socio-economici;

      b) qualità dell’aria;

      c) idrologia e risorse idriche;

      d) fattori climatici;

      e) biodiversità;

      f) geofisica e geologia;

      g) valore paesaggistico;

      h) valore architettonico-storico;

      i) accessibilità.

      l) sismo-tettonica;

      m) distanza da aree abitate e da infrastrutture di trasporto;

      n) strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica;

      o) rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.

    • Riguardo alle compensazioni economiche, viene previsto un beneficio economico onnicomprensivo annuale commisurato alla potenza elettrica nominale dell’impianto in fase di cantiere, pari a 3 mila euro per megaWatt. Una volta che l’impianto nucleare sarà entrato in esercizio, in benefico economico sarà commisurato all’energia elettrica prodotta ed immessa in rete, pari a 0,4 euro per MWh da corrispondere ad imprese e cittadini sulla base dei criteri definiti dagli enti locali. Il 10% dei benefici saranno attribuiti alle province in cui è ubicato l’impianto; il 55% ai comuni e per il 35% ai comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km. Nella fase della realizzazione, invece, i benefici saranno destinati per il 40% agli enti locali e per il 60% alle persone residenti e alle imprese presenti sul territorio e si tradurranno in una riduzione della spesa energetica, della tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e Ici.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

La Centrale nel giardino. Metti la scoria nell’indifferenziata.

L’articolo del giornale free-press Metro che rivela la lista dei siti scelti per ospitare le centrali nucleari è stato pubblicato venerdì scorso, 11 settembre, ma la notizia, con l’eccezione della rivista stampa su Sky, è li senza trovare spazio sui maggiori quotidiani nazionali. A questa divulgazione, il ministro dello sviluppo Economico Claudio Scajola ha risposto dalla Fiera del Levante di Bari con un secco e berlusconiano linguaggio: “Sciocchezze, solo sciocchezze messe in giro da chi non vuole il nucleare. Solo monnezza che nel

Paese sta prendendo troppo spazio”. Per poi aggiungere: “se un’area vicino casa mia fosse scelta per la realizzazione di una centrale, perché dovesse averne i requisiti, io farei comizi in piazza a favore della centrale, perché porterebbe progresso e noi non dobbiamo essere contro il progresso”.

Per Scajola i giornali raccontano solo bugie, solo lui è credibile, confonde le parole per vuotarle del loro senso e creare confusione: il problema del nucleare sono le scorie, la monnezza nucleare, e nessuno lo ignora – anche Scajola lo sa. Nella mente pavloviana degli aficionados berluscones, il rinvio rovesciato al “non nel mio giardino” è un’opera di distrazione: la centrale nucleare non sarà nel tuo giuardino no, e poi “io farei comizi in piazza”, il che equivale a dire: le manifestazioni contro l’insediamento delle centrali sono stupide e chi si oppone alle centrali è un un reazionario che si oppone al progresso.

Tutto questo utilizzo (rovesciato-svuotato-martellato-impoverito) del linguaggio e delle parole è una messa in pratica della disinformazione (un decimo di verità, nove decimi di bugie).

di Stefania Divertito, Metro, 14-09-2009

Di ufficiale c’è poco. Di ufficioso, praticamente tutto: chi è stato incaricato dal governo di realizzare lo studio di fattibilità per individuare le dieci città “prescelte” per ospitare le centrali nucleari, ha realizzato una lista di massima. Tra queste dieci ne dovranno essere scelte quattro: saranno loro ad ospitare gli impianti di terza generazione che il governo ha intenzione di costruire in Italia. La notizia viene confermata a Metro da uno dei tecnici che ha partecipato allo studio. Esiste una bozza, allo studio del governo. Tre le caratteristiche del territorio prescelto: assenza di sismicità, minore densità abitativa, vicinanza all’acqua, preferibilmente al mare, perché i fiumi rischiano di straripare. Mentre i tecnici cercano le aree, il governo ha già incassato il parere favorevole di Veneto e Sicilia.

ECCO LE DIECI AREE INDIVIDUATE PER LE 4 CENTRALI DA COSTRUIRE

1) Monfalcone (Gorizia). Uno degli elementi decisivi: la presenza del mare
2) Scanzano Jonico (Matera). Già individuato per il deposito delle scorie
3) Palma (Agrigento): la Regione Sicilia si sarebbe detta favorevole
4) Oristano: da sempre la Sardegna è nella top ten per i siti.
5) Chioggia. I cittadini stanno già organizzando le proteste.
6) Caorso. È uno dei siti che già ospita le centrali.
7) Trino Vercellese. Anche qui c’è un impianto in decommissioning.
8) Montalto di Castro: vicino al mare e un sito già individuato in passato
9) Termini Imerese. Pioggia di smentite ufficiali, ma i residenti temono.
10) Termoli: uno studio ne elenca le caratteristiche favorevoli al progetto

Tra gli addetti ai lavori la lista è un foglio che scotta. Che non deve diventare ufficiale, perché scatenerebbe le proteste dei cittadini. Eppure c’è. E contiene i nomi delle dieci città dove dovrebbero sorgere 4 delle centrali nucleari promesse dal governo. Per la maggior parte si tratta dei vecchi siti dove già ci sono gli impianti, ormai in dismissione. Ma ci sono anche delle novità: come Palma nell’Agrigentino o Termini Imerese, scelte figlie della disponibilità annunciata dalla Regione Sicilia. A sbarcare in Italia sarà l’European pressurized reactor di tecnologia francese, figlio della joint venture tra Enel ed Edf che hanno affidato la realizzazione degli studi di fattibilità alla neonata Sviluppo Nucleare Italia srl. Numerosi sono i laboratori coinvolti in questa fase per realizzare la mappa delle città papabili. «È la conferma che la scelta verrà presa con una dittatura nucleare. I siti saranno presidiati militarmente e non sarà possibile avere informazioni», denuncia il senatore Pd Roberto della Seta che sta preparando un’interrogazione parlamentare.

di Stefania Divertito, Metro, 14-09-2009

Non bastano le parole tranquillizzanti del ministro dello Sviluppo Scajola: i molisani riempiono i blog di proteste anti nucleari, da Monfalcone arriva la notizia della formazione di un comitato cittadino contro le centrali. A Termini Imerese il sindaco smentisce che ci sia un interessamento del governo, ma secondo fonti interne all’Enel è proprio la Sicilia una delle regioni deputate a ospitare i primi impianti. A Chioggia, Scanzano Jonico e Montalto di Castro sono stati annunciati consigli comunali sul tema. Da quando Metro venerdì ha pubblicato la lista delle città per l’individuazione dei siti nucleari, si sono scatenate le proteste. Ma Scajola risponde che la lista non è pronta: «Il governo sta ancora individuando i criteri dei siti dove collocare le centrali». Alcuni tecnici, interpellati da Metro, confermano che tra le bozze del decreto ci sono le indicazioni delle aree più adatte secondo le caratteristiche geomorfologiche. Poi saranno le imprese a scegliere i luoghi precisi. Anche contro il parere delle Regioni.La definisce “dittatura nucleare” il senatore Roberto Dalla Seta, Pd. Si riferisce alla possibilità data al governo di decidere dove costruire le centrali anche contro la volontà delle istituzioni locali. Al ministero dello Sviluppo stanno lavorando ai decreti che conterranno le indicazioni dei siti. «Poi – ha detto il ministro Scajola – le imprese proporranno la localizzazione ». Un doppio passaggio che prevede la consultazione delle Regioni. E se dovessero dire di no? Il governo potrà agire anche contro la loro volontà. «Le parole del ministro confermano che l’auspicato dialogo sarà di facciata – dice a Metro Della Seta – ma dubito che potrà scattare il braccio di ferro, a meno di innescare una guerra sociale». In questi giorni comunque tra i tecnici del dicastero e quelli dei laboratori delle imprese energetiche coinvolte circola la lista di massima che contiene le dieci ipotesi elencate da Metro. Entro febbraio, assicura Scajola, i nomi definitivi. «Certo non prima delle regionali, c’è da scommetterci », ribatte Della Seta che annuncia interrogazioni parlamentari.

di eptor10, Agoravox, 12-09-2009

Sono dieci i siti prescelti dal governo per la realizzazione delle quattro centrali nucleari, senza contare i depositi delle scorie. Il tutto avviene nel silenzio più assoluto.
Il tutto e il niente si ripropongono continuamente in Italia. Come dire: sappiamo tutto e non sappiamo niente. O meglio, non vogliamo rivelarvelo, non ancora. L’argomento in questione è il programma nucleare italiano, gestito da una joint venture tra Enel e Edf francese, che consegneranno alla società Sviluppo Nucleare Italia srl gli studi di fattibilità; il governo avrebbe scelto dieci località per la costruzione delle quattro centrali nucleari previste (il cui costo di costruzione è di 5 miliardi l’euro l’una). I siti sarebbero:

1) Monfalcone (Gorizia)
2) Scanzano Jonico (Matera)
3) Palma (Agrigento)
4) Oristano
5) Chioggia
6) Caorso
7) Trino Vercellese
8) Montalto di Castro
9) Termini Imerese
10) Termoli

I requisiti per l’insediamento delle centrali sono diversi, tra cui la vicinanza al mare, l’assenza di sismicità (anche se individuare un sito nucleare in un territorio ad alto rischio sismico come la Sicilia è decisamente un azzardo) e la bassa densità abitativa. In alcuni di questi siti, inoltre, sono già presenti vecchie centrali dismesse, ad esempio a Caorso; oppure Scanzano Jonico, teatro in passato di veementi proteste contro la decisione nel 2003 di impiantarvi un deposito di scorie nucleari. Ora, per somma gioia degli abitanti, la località potrebbe ottenere direttamente una bella centrale atomica.
Veneto e Sicilia hanno già dato l’ok per la costruzione di centrali di terza generazione, si attende ora la decisione delle altre regioni prescelte, ovvero il Lazio, la Sardegna e la Puglia. Ma le comunità locali stanno già mobilitandosi per opporsi ai progetti governativi, nel tentativo di creare un fronte antinucleare in grado di vincere solo se rimarrà compatto e unito pur nella distanza e nella diversità dei contesti in cui verranno insediate le centrali.
Con tutta probabilità il governo applicherà le stesse disposizioni attuate in Campania per il decreto rifiuti: esercito nei cantieri delle centrali e leggi speciali, massiccia presenza di polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Per nascondere alle comunità locali la presenza dei depositi di scorie, il governo si servirà del Segreto di Stato all’energia, approvato con tutta fretta durante gli ultimi giorni della moribonda legislatura di Romano Prodi, segno questo che i grandi gruppi economici non hanno colore politico e si servono della classe politica per attuare i propri piani.
Ora c’è da chiedersi, quale garanzia o opportunità si sta offrendo all’Italia col nucleare? Gli enormi costi di costruzione, la manutenzione, le scorie, la limitata produzione energetica, l’esaurimento dell’uranio e il progressivo aumento dei costi di estrazione. Nonchè il grave rischio di infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel business del nucleare. Nella civilissima Francia, infatti, sono stati censiti tantissimi siti in cui sono stati sversati illecitamente rifiuti radioattivi. In Italia, tenendo conto che le mafie fondano buona parte della propria ricchezza sul traffico illecito di rifiuti, cosa potrebbe accadere? Non è un prezzo troppo grande da pagare sia in termini economico-sociali sia ambientali, considerato che con un mix di energie pulite e con un serio piano di risparmio energetico si potrebbero ridurre considerevolmente il fabbisogno e la dipendenza da altri Paesi?
Sono molti, troppi i dubbi e i sospetti che gravano sul programma nucleare del governo, che in poco tempo ha triturato il referendum abrogativo del 1987 che stabiliva la denuclearizzazione della penisola, contravvenendo ad un’espressa volontà popolare e senza che fosse mai stato fatto un sondaggio serio delle opinioni favorevoli o contrarie sul ritorno del nucleare. Ma non dobbiamo preoccuparci! A garantire la nostra sicurezza ci pensa lui, il miglior premier che l’Italia abbia mai avuto in 150 anni di storia! Fate largo a Silvio Berlusconi.

Mozione Marino: no al nucleare, sì alle civil partnership. Le parole di Casadei, Gozi, Fusco.

Mentre Marino è in Lombardia – sarà alle 18.30 alla festa Democratica a Milano – raccogliamo in questo post i pareri di Marino e di Ileana Argentin sul nucleare, di Enrico Fusco, candidato in Puglia per la mozione terza, sulle civil partnership, di Casadei e Gozi sulla crisi economica.

Nucleare: l’art. 25 della cosiddetta Legge Sviluppo stabilisce che entro sei mesi devono essere definiti i criteri di scelta dei luoghi che ospiteranno le centrali nucleari. Scajola ha dichiarato che questi criteri saranno stabiliti entro il prossimo mese di Febbraio. Secondo il ministro, “Laddove esite una centrale nucleare, dove in tutto il mondo e’ successo c’e’ lo sviluppo dell’economia, c’e’ la crescita dei cervelli dei nostri giovani, c’e’ la crescita delle professionalita’: mai andare contro il progresso”.

Ecco la sua ideologia: mai andare contro il progresso. Il progresso prevale sulle persone, sui cittadini, sulla salute dei cittadini. Per il progresso siamo disposti ad accettare di vivere meno a lungo, di morire di tumore, di essere sottoposti alle chemiterapie. Per il progresso, questo e altro.

Ileana Argentin, candidata alla segretaria regionale del Lazio per la Mozione Marino, ha affermato oggi che ”Pian de Gangani, nel comune di Montalto di Castro, è una delle località indicate nello studio commissionato dal Governo per individuare i siti delle quattro centrali nucleari di terza generazione”. Ileana ha poi chiesto al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo “di convocare immediatamente un consiglio regionale straordinario per organizzare un ferma opposizione a questa ipotesi. Credo che la stessa cosa debba farla il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, in difesa del proprio territorio e della salute dei cittadini”. Infatti, Montalto di Castro sarebbe inserita in un elenco di dieci possibili siti, attualmente all’esame del Governo. La scelta di Pian de Gangani si baserebbe su tre caratteristiche principali, che già negli anni Settata avevano portato alla costruzione di una centrale nucleare, bloccata con il referendum del 1987, quanto l’avanzamento dei lavori aveva superato l’80%. Gli altri siti indicati nello studio evocato da Argentin sono: Monfalcone (Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano, Chioggia (Venezia), Caorso (Piacenza), Trino Vercellese (Vercelli), Termini Imerese (Palermo), Termoli (Campobasso).

  • Questo PD, che si regge sull’arbitrio di pochi, dove è lecito tutto e suo contrario

    • Enrico Fusco. Avvocato barese e omosessuale. Candidato alla Segreteria regionale del PD in Puglia. E’ stato radicale, e “radicale” dice di sentirsi ancora
    • Sono laico e libertario, antiproibizionista e non violento
    • Ho amato, per usare le parole che Pasolini non poté pronunciare, la passione dei Radicali, il loro coraggio laico, il loro essere eroici e sognatori. Poi l’amore è finito, resta il Dna.
    • Lo statuto del PD, invece, è  assai rigido sulla questione della doppia tessera. La vieta tassativamente. Un partito, come ogni associazione privata, è libero di vietare “appartenenze multiple”, sia chiaro; eppure io non riesco a non vedere l’errore politico nella preclusione di quella polifonia culturale che è il sale di un partito progressista
    • Il PD deve diventare quel partito inclusivo, che è delineato nella sua carta dei valori. Al momento ci sono troppe finte regole.
    • è grave che non si discuta e non si decida. Il “maanchismo” è la tomba della democrazia e sta diventando la tomba del PD. Gli elettori si allontanano perché il PD non è carne e neppure pesce, un matrimonio tra consanguinei che ha generato un mostro
    • Il PD, in questo momento, si regge sull’arbitrio di pochi, dove è lecito tutto ed il contrario di tutto. Qualcuno ricorderà la deputata inciliciata e le sue uscite illiberali sulla patologia di cui sarebbero affetti gli omosessuali: la stessa deputata sarebbe stata espulsa perfino dal club di Topolino, mentre è rimasta nel PD
    • Quando sono entrato nel Partito Democratico, ho giurato a me stesso che vi avrei portato il mio DNA laico e libertario, nel tentativo di lavorare dall’interno per fare del Partito Democratico il partito che aspettiamo da due anni, dalla sua costituzione.
    • Un partito in cui si sia capaci di discutere e di decidere e, una volta deciso, di passare all’azione senza continui distinguo, paletti e veti incrociati. Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilità di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso, che lavori ad una idea di società.
    • La mozione congressuale scritta da Ignazio Marino mi calza a pennello, come un abito cucito su misura, e ho accettato la candidatura alla segreteria regionale della Puglia del PD per tenere fede all’impegno che avevo preso con me stesso.
    • Quanto alla signora Binetti, conosco bravi specialisti che potrebbero aiutarla a curare la gravissima malattia dalla quale è affetta: l’omofobia.
    • Il Di.Co. è stato un aborto giuridico. Franceschini e Bersani sul tema non vanno oltre un generico “occorre risolvere il problema”, senza dire come
    • Marino ha avuto il coraggio di proporre la soluzione della Civil Partnership, strumento giuridico inventato in Germania per superare l’ostracismo verso il matrimonio omosessuale
    • Io sono per la parità assoluta dei diritti tra coppie gay e non gay: vorrei il matrimonio, e le ordinanze delle Corti di Appello di Venezia e Trento vanno evidentemente in questo senso.
    • Tuttavia, mi rendo conto che – al momento- troppo forte è l’opposizione della quarta camera, la CEI
    • mi dico che la partnership va bene per risolvere il problema nell’immediato. Ma occorre avviare una discussione seria sul punto per arrivare al matrimonio ed alle adozioni da parte dei gay. È un problema di uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani
  • tags: no_tag

    • No alle alleanze con l’Udc. A dirlo è il candidato segretario regionale del Partito democratico per la Mozione Marino, Thomas Casadei: “Non dimentichiamoci che Tabacci non e’ il segretario dell’Udc e che l’Udc e’ anche il partito di Cuffaro”.
    • Casadei da’ comunque un buon giudizio “sui mandati” di Vasco Errani, anche se chiede di “tenere separato il congresso” dalla questione ricandidatura o meno
    • “Fanno male quei leader nazionali che vengono qui a dire di ricandidarlo – dice Casadei -. Il congresso non deve essere discusso sugli organigrammi e le questioni interne”. “Errani comunque ha fatto molto bene”, rafforza il concetto Sandro Gozi, deputato e coordinatore nazionale della mozione. La questione delle alleanze comunque, per i sostenitori del chirurgo, va rovesciata.
    • “Cioe’ non discussa nelle segrete stanze ma valutata dopo il congresso, nel quale il Pd deve definire- spiega Casadei- una volta per tutte il suo profilo programmatico e identitario”
    • “No al nucleare, si’ alla scuola pubblica e si’ ai diritti civili”.
    • Gozi e’ piu’ sfumato sulle possibili convergenze nazionali (“Ho registrato con piacere che l’Udc condivide ora la nostra analisi sull’emergenza democratica nel paese”), ma ammette scetticismo sulle prospettive immediate di un’eventuale alleanza coi centristi. “Non vorrei che l’apertura a Casini lo aiutasse a negoziare a destra invece che col centrosinistra”
    • il punto di partenza per i sostenitori di Marino e Casadei deve essere una visione “radicalmente rinnovata” del modello emiliano nella cui nostalgia sembrano invece “indugiare” le altre due mozioni.
    • Il primo punto da riformare e’ il piano anti crisi della giunta Errani, che prima dell’estate ha lanciato un fondo di 500 milioni a sostegno degli ammortizzatori sociali nelle aziende in crisi. Molto bene per Gozi, che sottolinea pero’ che “in Regione ci sono 112.000 atipici in scadenza di contratto a fine anno. Per questi- sottolinea il deputato cesenate eletto in Umbria- servirebbe un piano straordinario, un sussidio regionale di sostegno”
    • i tempi della giustizia civile andrebbero dimezzati, se e’ vero, stimano i “sottomarini” che il tempo minimo di conclusione di una causa e’ di 10 anni
    • in tema economico Gozi, Casadei e il responsabile del programma regionale, Luca Foresti, propongono un fondo straordinario di garanzia per imprese in crisi, “a cui le banche attingerebbero in caso di difficolta’ di rientro dall’investimento”
    • “II conflitti di interesse vanno eliminati, senno’ succede come a Bologna che Hera, che da’ un dividendo di 12 milioni al Comune esercita di fatto una tassazione occulta”. E succede poi che non ci sia l’interesse a spingere sulla “raccolta differenziata porta a porta perche’ magari ritenuta non remunerativa”

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.