Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, M5S Emilia-Romagna

Movimento 5 Stelle, che fare?

Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, M5S Emilia-Romagna

Ho per giorni dubitato di doverne parlare. Poiché sulla natura dei problemi del Movimento Cinque Stelle mi sono già espresso in diversi post e per più tempo nel corso degli ultimi due anni. Per cui le ultime ‘novità’ relative allo scisma del Cinque Stelle del ferrarese e del riminese per via della scomunica nei confronti di Tavolazzi, non mi hanno entusiasmato in quanto a mio avviso si è verificata una inutile e pericolosa deriva dalla discussione sul metodo alla fedeltà alle regole, o alla linea del capo, o al non-statuto che dir si voglia. Dire questo è affrontare metà del problema: cosa servono gli appelli in favore di Tavolazzi o a sostegno di Grillo se non si capisce che la questione principale è darsi una organizzazione credibile e plausibile nel senso di una democrazia diffusa, orizzontale, meritocratica e fondamentalmente orientata a dipanarsi nelle nuove tecnologie connettive?

L’incontro dei (vecchi?) meet-up a Rimini del 3 e 4 Marzo scorsi, aveva l’indubbio merito di porre sul tavolo la questione della ‘modalità operativa’ della e-democracy. Nel documento-manifesto dell’incontro, veniva chiaramente sviscerato il tema della non completa sostituibilità della discussione viso a viso, delle assemblee fatte di persone in carne e ossa organizzate in ordini del giorno e relatori e pubblico che ascolta. Niente di diverso, si obietterà, da quanto succede in una normale Direzione Nazionale di Partito. E’ vero, è maledettamente vero, così come è sbagliato perseverare nella criminalizzazione della forma partito: non sono i partiti il male della politica nostrana, bensì i gruppi di interesse privati che li controllano. Proprio per evitare questo vizio capitale, il Movimento 5 Stelle dovrebbe garantire la partecipazione della base elettorale sia nella selezione dei candidati che dei programmi. La partecipazione diffusa non può fare a meno di una auctoritas altrettanto diffusa, una auctoritas non personificata ma – alla maniera di Habermas – ‘scolpita nelle regole’ (che è diverso da una fedeltà cieca al non-statuto, pateticamente propagandata dal Lidér Maximo tramite il blog).

La retorica dell’uno vale uno si scontra con il limite invalicabile dell’insindacabile giudizio di Grillo. Grillo ha la proprietà del marchio. Il M5S è un ‘prodotto ‘ di Grillo. Essere un prodotto si scontra con la libera discussione. Per ‘realizzare un prodotto’ serve gerarchia e certezza di comando, null’altro. Se il M5S vuole sottrarsi al destino di un prodotto (essere venduto?) deve rifondarsi dandosi finalmente la struttura organizzativa che garantisce la partecipazione diffusa: istituendo un anagrafe degli elettori, decidendo le proprie candidature e le proprie liste con primarie aperte, avviando sul web il progetto di una agorà virtuale in cui realizzare la discussione ragionata, la decisione e la deliberazione costante – non plebiscitaria – relativamente alle proposte politiche. Tutto ciò è ancora lungi dal venire e certamente il dibattito asfittico dei pro o dei contro Grillo non serve alla causa.

Nuova scomunica di Beppe Grillo. E-democracy e carisma del capo

English: Beppe Grillo in Piazza Castello in Tu...

Image via Wikipedia

In un crescendo rossiniano, si è nuovamente giunti al parossistico annuncio a mezzo blog che chi si occupa del Movimento 5 Stelle ma non è fedele alla linea dell’ispiratore del Movimento 5 Stelle, allora deve essere sbattuto fuori. Valentino Tavolazzi ha avuto l’ardire di convocare una assemblea di movimentisti, più o meno ascrivibili all’area del M5S, a Rimini, ieri e ieri l’altro. Tavolazzi ha voluto mettere in discussione, insieme ad altri, la forma organizzativa del M5S e provare a risolvere i dubbi amletici che affliggono il non-partito fin dalla nascita. Per esemplificare, vi sottopongo questa ottima infografica pubblicata da Linkiesta:

Il gruppo riunitosi a Rimini lo scorso week-end ha cercato di rispondere a questi dilemmi con un metodo pratico che loro chiamano “open space technology”. Certo, per un movimento politico il metodo non può e non deve essere il fine, bensì il mezzo per realizzare la partecipazione dal basso tanto evocata da Grillo. Il gruppo di Tavolazzi ha evidenziato il fatto che la semplice interazione on-line non è sufficiente e che il rapporto umano e politico non si può risolvere in un attivismo da tastiera sempre votato all’indignazione. E’ necessario far compiere al M5S un salto di qualità, e questo si può ottenere solo con l’incontro faccia a faccia e la formulazione di proposte vere e “organiche”. Né più né meno di quello che fanno a Prossima Italia, che in questo senso dimostra di essere avanti anni luce rispetto al M5S.

La risposta di Grillo è stata una nuova scomunica. Della serie: se non sei come me, sei contro di me. Questa frase niente altro è che la riedizione ennesima della coppia dicotomica Amico-Nemico tanto cara a Carl Schmidt. Una logica che sottende sempre all’esclusione dell’altro, se l’altro non la pensa come me. A considerarlo una anomalia e a combatterlo. Ma la politica non è ‘guerra’. La politica è discussione delle regole del viver civile. E’ strano che il movimento politico ispirato dal sostenitore della ‘democrazia dal basso’ sia invece caratterizzato da dinamiche proprie di un partito carismatico. E’ il capo che giudica. E’ il capo che decide le regole (secondo il detto latino quod principi placiut habet legis vigorem) e che le cambia a proprio piacimento. La sua leadership è fondata sull’autorevolezza del proprio nome. Sulle sue gesta. E’ una caratterizzazione simbolica che trascende dalla realtà. Grillo su questo piano non è diverso da Umberto Bossi. Entrambi godono dell’aurea del Capo condottiero. E possono cacciarti, se vogliono. O premiarti con un feudo. A seconda del tuo grado di fedeltà. Valentino Tavolazzi ha tradito il M5S. Ma questa non doveva essere e-Democracy?

Valentino Tavolazzi è consigliere a Ferrara per la lista civica “Progetto per Ferrara” appoggiata a suo tempo da me. Si candidò prima della nascita del M5S (*). Non ha purtroppo capito lo spirito del M5S che è quello di svolgere esclusivamente il proprio mandato amministrativo e di rispondere del proprio operato e del programma ai cittadini. Non certamente quello di organizzare o sostenere fantomatici incontri nazionali in cui si discute dell’organizzazione del M5S, della presenza del mio nome nel simbolo, del candidato leader del M5S o se il massimo di due mandati vale se uno dei due è interrotto. Sarà sicuramente in buona fede, ma Tavolazzi sta facendo più danni al M5S dei partiti o dei giornali messi insieme. A mio avviso ha frainteso lo spirito del M5S, ha violato il “Non Statuto” e messo in seria difficoltà l’operato sul campo di migliaia di persone in tutta Italia. Per questo, anche di fronte ai suoi commenti in cui ribadisce la bontà di iniziative che nulla hanno a che fare con il M5S, è per me da oggi fuori dal M5S con la sua lista “Progetto per Ferrara”. Chi vuole lo segua. Beppe Grillo.
(*) Dopo la costituzione del M5S non è più permesso associarsi ad altre liste