Legittimo Impedimento, Napolitano firma. Di Pietro annuncia referendum.

Sarebbe il principio dell’apprezzabile interesse ad assicurare il sereno svolgimento di rilevanti funzioni istituzionali, contenuto nella sentenza n. 24/2004 della Corte Costituzionale, la sentenza che bocciò il primo scudo di Berlusconi, il Lodo Schifani, l’asse portante della valutazione dei costituzionalisti del Quirinale che hanno dato l’avallo alla firma da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del provvedimento legislativo approvato dalle Camere lo scorso 10 Febbraio:

La situazione cui si riconnette la sospensione disposta dalla norma censurata è costituita dalla coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cinque più alte cariche dello Stato ed il bene che la misura in esame vuol tutelare deve essere ravvisato nell’assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche.
Si tratta di un interesse apprezzabile che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione è strumentale. E’ un modo diverso, ma non opposto, di concepire i presupposti e gli scopi della norma la tesi secondo la quale il legislatore, considerando che l’interesse pubblico allo svolgimento delle attività connesse alle alte cariche comporti nel contempo un legittimo impedimento a comparire, abbia voluto stabilire una presunzione assoluta di legittimo impedimento. Anche sotto questo aspetto la misura appare diretta alla protezione della funzione
(Sentenza n. 24/2004 Corte Costituzionale, http://www.giurcost.org/decisioni/2004/0024s-04.html).

Il Legittimo Impedimento sarà da domani legge a tutti gli effetti e permetterà la sospensiva dei processi a carico di Mr b per i prossimi diciotto mesi, tempo valutato necessario per fare il nuovo Lodo Alfano in forma di legge costituzionale. Ecco a che serve il clima stile “volemose bene” di questi giorni. Le tanto annunciate riforme della giustizia servono a far digerire questo groppone amaro.
Secondo il Quirinale, la legge è rivolta a creare i presupposti per una leale collaborazione fra le istituzioni politiche e quelle giudiziarie. Saranno perciò da considerarsi legittimo impedimento a comparire davanti al giudice, non nel caso si sia parte offesa, tutte le attività preparatorie e consequenziali, nonché coessenziali alla funzione di Presidente del Consiglio e di Ministro della Repubblica. Sarà il governo stesso a darsi autocertificazione.
I profili di incostituzionalità invece ci sono e sono abbondanti:

  1. la prevaricazione di un potere – quello Esecutivo – su un altro, quello giurisdizionale;
  2. viene creata una vera e propria prerogativa, un privilegio per i titolari delle funzioni di Governo;
  3. il mezzo impiegato è una legge ordinaria, in spregio assoluto all’art. 138 della Costituzione;
  4. una legge ordinaria in spregio soprattutto all’inderogabile principio di uguaglianza contenuto nell’art. 3 della Costituzione;
  5. è una legge con palesi tratti di irrazionalità nel fatto di prevedere un privilegio per reati comuni commessi dal Premier sottratti all’esame del giudice, mentre per i reati commessi e giustificati dall’esercizio della funzione di Governo tale prerogativa non sussiste;

di fatto Berlusconi e i ministri del suo governo, divengono, almeno pro tempore, legibus soluti. Al di sopra della legge. Di Pietro ha annunciato referendum, ma persino la sua verve di strenuo oppositore del governo pare affievolirsi.