Marino e il discorso di Genova. Le reazioni.

La parte più importante del discorso di Ignazio Marino ieri a Genova? La risposta alla domanda su Fini e il richiamo a tutto il PD di non dimenticare la Scuola Diaz e Bolzaneto.

Sulla critica della Serracchiani: verrebbe spontaneo chiedersi come la Serracchiani stessa intenda realizzare questa sintesi di cui parla. Forse mediante il voto e il ricorso al principio di maggioranza? Oppure ha in mente qualche tipo di mediazione ostrogota per cui i disegni di legge che ne scaturiscono sono dei papocchi in giuridichese che fondamentalmente accolgono le istanze dei clericali e che perciò trasformano la minoranza in maggioranza a scapito dei diritti degli individui?

  • Ignazio Marino, senatore e ora candidato alla segreteria del Pd, in un’intervista rilasciata a Primocanale, ha parlato degli obiettivi e delle sue posizioni. In merito all’alleanza con l’Udc, Marino afferma: “In questo momento credo che sia difficile allearsi con un partito che prende tanti voti nelle aree governate da Totò Cuffaro, ma ci può essere un’evoluzione, valuteremo”. Sul problema dei giovani, Marino ammette la fatica che i ragazzi, tra i venti e trent’anni, fanno per trovare lavoro e per rendersi indipendenti dai genitori.

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    • ‘Il Partito democratico ha la missione politica di fare sintesi tra le idee, anche tra quelle di Paola Binetti e le mie”. Lo sostiene Debora Serracchiani all’indomani dell’intervento di Ignazio Marino alla festa del PD di Genova, il quale aveva polemicamente chiesto a Dario Franceschini come avrebbe fatto sul biotestamento a ”conciliare le posizioni di Debora Serracchiani e Paola Binetti”.
    • L’europarlamentare ha sottolineato che ”fallire la missione di far sintesi, o peggio scartarla a priori, significa che il PD rinuncia alla sua vocazione di partito riformista plurale e di massa.” ”Io non voglio un piccolo partito, quello si’ del secolo scorso, in cui la pensiamo tutti allo stesso modo – ha aggiunto Serracchiani – voglio un grande partito in cui posso portare le mie idee e farle pesare, in cui ci si confronta e – ha concluso – alla fine si decide”.
  • ”L’Udc per prima non accetta di stipulare accordi sulla base di alleanze laiciste”. Così il portavoce nazionale dell’Udc, Antonio De Poli, risponde alle dichiarazioni di Ignazio Marino. ”Siamo coerenti con la nostra identita’, siamo un partito cattolico, che affonda le sue radici nel cristianesimo – aggiunge De Poli- Quindi stia pure tranquillo Marino, se dovesse vincere la segreteria del Pdsicuramente non dovra’ preoccuparsi di alleanze con noi”.

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    • «È evidente che c’è una grande voglia di cambiamento», dice Ignazio Marino visibilmente soddisfatto del bagno di folla e dei tanti applausi appena incassati alla Festa del Pd di Genova.
    • Marino si sta muovendo caratterizzando in modo ben preciso la sua candidatura alla leadership del Pd. E alla Festa di ieri è emerso con chiarezza, fino al guanto di sfida lanciato a Franceschini e Bersani: prima dell’11 ottobre deve esserci un confronto diretto tra i tre candidati.
    • «E anzi la proposta dovrebbe venire dal segretario in carica – ragiona in privato Marino – negli Stati Uniti è prassi, con domande scelte dagli elettori messe in busta chiusa e giornalisti sorteggiati».
    • Il tono è pacato ma non mancano attacchi diretti agli altri due aspiranti leader. «Dopo i primi respingimenti in mare ci sono stati autorevoli dirigenti del Pd, che erano ministri già nel secolo scorso, che hanno detto che erano d’accordo con Maroni, altri che aveva sbagliato, altri si sono posizionati a metà. Ma come fa un elettore di sinistra a capire cosa sta votando?».
    • Il punto è la «mancanza di chiarezza», ma la sottolineatura la mette anche su quell’inciso temporale. Che ripete con riferimento diretto a Franceschini e Bersani: «Erano nel governo nel secolo passato ma non hanno risolto il conflitto di interessi, certamente un po’ di credibilità così si perde».
    • «hanno nelle loro mozioni posizioni inconciliabili». La platea mostra di condividere i passaggi con gli applausi e l’entusiasmo non cala quando il discorso arriva sugli «schizzi di fango» del «Foglio» sulle note spese gonfiate. Batte le mani il sindaco di Genova Marta Vincenzi, seduta in prima fila, Carlo Rognoni, accanto a lei, che darà una mano nella campagna di comunicazione.
    • Ma soprattutto, tutti applaudono con forza quando Marino dice quello che nessun altro ha detto, dopo la calorosa accoglienze riservata al presidente della Camera proprio a questa Festa: «È apprezzabile il percorso che ha compiuto, ma il popolo del centrosinistra non può dimenticare quello che è accaduto nel luglio 2001, quando era vicepremier e aveva la responsabilità della sicurezza del G8, quando accaddero fatti vergognosi e criminali, con giovani massacrati di botte per le strade di Genova ». In molti si alzano anche in piedi ad applaudire.
      • nelle caserme, ha detto, non nelle strade: il riferimento è a Bolzaneto e indirettamente alla Diaz – post by cubicamente
    • Quando definisce D’Alema e Veltroni «risorse da utilizzare nel miglior modo possibile» chiunque vinca. O come quando alla domanda sulle alleanze, al di là della risposta di rito che prima vengono i programmi e poi gli alleati, aggiunge: «L’Idv ricorre a toni in cui non mi riconosco, ma adesso dobbiamo fare opposizione insieme. E poi il Pd deve avere tra i suoi valori anche la legalità. È un po’ difficile fare un’alleanza col partito che prende la maggior parte dei voti nelle aree controllate da Totò Cuffaro». Ovvero, l’Udc.
  • Genova, 30 ago. – “Questa cultura della divisione e’ molto lontana dalla tradizione e dalla cultura degli italiani”. Lo ha detto il senatore Ignazio Marino, a Genova per partecipare ad un dibattito alla Festa del Pd, in merito agli ultimi respingimenti di immigrati nel Mediterraneo. “Mi rifiuto di credere che un Paese democratico – ha aggiunto – debba cacciare con navi militari dei barconi senza sapere se, ad esempio, a bordo ci sono delle donne incinte o dei bambini, e mi pare che ci fossero in questi respingimenti delle ultime ore”. “Questa – ha concluso Marino – non e’ la nostra cultura”.

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Riprendiamoci la politica. Un altro PD è possibile. Fra lacerazioni e scalate bancarie.

Bisogna ricordare. Poiché dimenticare da dove si è partiti può essere un danno molto grave. Ricordarsi allora della scalata UNIPOL e del "facci sognare", ricordarsi dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Sen. Latorre negata dal Senato per una questione procedurale e di interpretazione (la mancata iscrizione nel registro degli indagati, in conseguenza della richiesta di autorizzazione di utilizzazione delle intercettazioni, è perno della relazione D’Alia).
Ricordare è quello che non fanno sia la Bindi che la Serracchiani, che si scannano nel vuoto discorsivo. Loro, in quanto donne, dovrebbero inserirsi a piè pari nel dibattito sulle mozioni e riportare in luce e criticare la dimensione mercificatoria che la destra e Mr b fanno del corpo femminile; dovrebbero confrontarsi sui temi della RU486 e ribadire la centralità del diritto individuale; dovrebbero alzarsi e pretendere per il partito una nuova moralità politica.

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    • il caso Unipol che fine ha fatto?”, Massimo D’Alema e i suoi fedelissimi ritengono che la gente ormai se lo sia dimenticato e conseguentemente si stanno riprendendo il partito, si accingono a riprendersi il partito, mandando avanti Pierluigi Bersani.
    • In realtà questo processo riaccenderà, si spera, i riflettori su uno scandalo che non è stato affatto archiviato, perché c’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare
    • La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati
    • concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro
    • Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema per queste e altre vicende, quello del pizzino, quello che è solito passare pizzini a esponenti del centrodestra in televisione
    • questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre
    • Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati e conseguentemente, per quelle telefonate, va prosciolto
    • scrivono i giudici che il tenore delle telefonate di Consorte a Fassino o tra Consorte e Fassino ha un contenuto informativo assai povero, al di sotto di quanto Fassino stesso avrebbe potuto leggere sui giornali: non gli dicevano niente, gli dicevano poco e glielo dicevano anche tardi, dopo che era uscito sui giornali
    • ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema, che parlava con Consorte sul cellulare di Latorre
    • Qui le cose cambiano: scrivono i magistrati, proponendo che Consorte venga processato anche per insider trading
    • Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio – siamo nel 2005 – ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata
    • Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo
    • perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema?
    • la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato
    • Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici
    • la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta
    • Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici
    • rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.
  • Autorizzazioni a procedere – Doc. IV n. 3 – Sen. Nicola Latorre
  • Versione senatore Latorre:
    – è fumus persecutionis;
    – GIP ha formulato ipotesi accusatorie;
    – motivazione ultra petita, posizione colpevolista del GIP;
    – sede non appropriata alla valutazione colpevolezza imputato;
    – in virtù dell’art. 184 TU DL 58/98, che "vieta di acquistare, vendere o compiere altre operazioni su strumenti finanziari utilizzando informazioni privilegiate", le sue dichiarazioni risultano assolutamente "neutrali", quindi non in grado di alterare il prezzo di mercato;
    – solo "scambio di notizie;
    – il titolo BNL non subì variazioni;
    – il GIP decide per la trascrizione delle intercettazioni prima dell’udienza preliminare (art. 268 c. 6, CPP);
    – fatti ampiamente noti;
    – interesse della politica per l’operazione;
    – i magistrati milanesi hanno ammesso che, al di fuori delle intercettazioni, non è emerso nulla a carico del parlamentare;
    – hanno indagato senza averlo iscritto nel registro degli indagati;
  • Versione Relazione D’alia:- punto di vista procedurale: (rif. norm.: art. 3 c. 6 L. 140/2003 e sentenza 390/2007)
    • D’Alia: prima iscrizione registro indagati, poi richiesta uso intercettazioni;
    • PM: la mancanza dell’autorizzazione, prevista dall’articolo 6 della legge n. 140 del 2003, impedisca di utilizzare le intercettazioni ai fini dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato dell’interessato e renda pertanto impossibile procedere a tale iscrizione qualora gli elementi a carico del parlamentare emergano solo dalle intercettazioni medesime;
    • D’Alia: in CPP, la nozione di utilizzazione è tecnicamente riferita al piano probatorio; il divieto di utilizzabilità in mancanza dell’autorizzazione non impedisce l’impiego degli "elementi di conoscenza" come fonte di innesco di una investigazione;

    – lesione diritto difesa del parlamentare interessato: sua mancata registrazione gli impedisce di partecipare all’udienza stralcio (art. 268, c. 6, CPP);
    – mancata interlocuzione del parlamentare può privare il Senato di elementi di conoscenza utili; soluzione interpretativa fatta propria dall’autorita giudiziaria richiedente appaia altresı quella meno compatibile con il principio di leale collaborazione fra i poteri dello Stato, implicando la possibilità che la Camera competente debba effettuare le sue valutazioni sulla base di un materiale incompleto e, quindi, astrattamente fuorviante.

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    • «Sarà un congresso vero, non lacerante», secondo Rosy Bindi, che sostiene Pier Luigi Bersani per la segreteria Pd. Intanto il clima è rovente. Come dimostrato ieri durante un faccia a faccia a Cortina tra la vicepresidente della Camera e Debora Serracchiani, che sostiene Dario Franceschini.
    • «La candidatura di Franceschini è una contraddizione, non è credibile – dice Bindi – che chi ha sostenuto il programma di Veltroni oggi predichi per un partito completamente diverso. Quella di Veltroni è stata una linea politica fallimentare e Franceschini ha le sue responsabilità.
    • «Il problema è trasversale – ha risposto Serrachiani – perché gli altri non sono stati in ferie per anni. Ti ricordo che siamo nelle stesso partito non serve litigare. Il segretario che abbiamo avuto aveva il consenso popolare ma non della dirigenza. Il partito è stato gestito da tutti ma solo uno se n’è assunto la responsabilità».
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    • Dunque diciamolo: è morta la dimensione collettiva. Il “noi” che rafforzava i tanti “io” di cui era composto, latita. Era onnipresente, la prima persona plurale. Ora è scomparsa. Non è mai stata facile da declinare: includere l’Ego degli altri, sistemarlo accanto al proprio, non è mai naturale, tocca smussare angoli, reprimere individualismi, concedere generalizzazioni, perdere qualcosa di sè. Però si può fare, anzi: si deve.
    • Soltanto una massa di “io” ordinati in un “noi”, che li sovrasta e li protegge e li rappresenta, nel corso della storia, ha saputo abolire lo schiavismo, difendere il lavoro, conquistare diritti uguali per tutti, combattere il fascismo. L’individuo, da solo, può regalare all’umanità soltanto il godimento dell’arte. È necessaria, l’arte, ma non è sufficiente. Non oggi e non qui, in Italia.
    • È tragico usare la paura e la fragilità psichica dei cittadini
    • Poco meno di metà degli italiani ha cercato, votando il centrosinistra, di segnalare il proprio “no”
    • Si tratta di milioni di donne e di uomini, dispersi e quindi condannati alla dimensione privata del dissenso: il lamento. Per le donne è una sorta di revival: ve la ricordate la rivolta “da camera” delle nostre madri?
    • Si lamentavano. Opponevano un fiero cattivo umore ad un destino che vivevano come immutabile. Era il canto della loro sconfitta, il lamento.
    • Ci dava ai nervi. Giurammo che noi no, noi non ci saremmo sacrificate. Giurammo che avremmo imposto nuove regole, saremmo state parte attiva, a letto, al lavoro, in casa, in piazza. Lì per lì ci illudemmo di aver vinto. Non era così. La rivoluzione delle donne non è stata né vinta né persa. È stata interrotta.
    • Tutte noi, noi poche, abbiamo, in questi anni, parlato. Sole davanti allo schermo dei nostri computer, come si usa oggi. Abbiamo confezionato tristi arringhe, abbiamo segnalato, puntuali come Cassandre, rischi e degenerazioni. Non è successo niente. Le parole delle donne non pesano un grammo. Per questo bisogna ricominciare daccapo. Portare i nostri corpi in piazza, occupare spazio, farci vedere, farci sentire. Contarci, per ricominciare a contare.

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Ronde della discordia. O Serracchiani della discordia.

Così la Serracchiani agita la manina e chiede che Marino prenda una posizione chiara sul tema delle ronde perché “le posizioni del Pd su questo tema sono state sempre nette, senza equivoci” e “il senatore Marino” che si candida alla segreteria nazionale del Pd” dovrebbe saper “sempre tenere la barra dritta su temi delicati come questi”. Tutto ciò in sehuito all’intervista del Sindaco di Genova Marta Vincenzi al Giornale in cui la stessa si esprimeva positivamente sulle ronde. Marta Vincenzi sostiene la mozione Marino. Così ne è nato un parapiglia. Un nuovo attacco a Marino. Dalla Serracchiani. Non si risparmiano i veleni.

La Vincenzi, in quell’intervista, diceva:

  • Le ‘ronde’ possono anche andare bene, purché non sfocino nella giustizia fai da te e siano uno strumento partecipato da istituzioni e cittadini […] “il quadro che emerge dalle anticipazioni (del decreto Maroni ndr) mi sembra molto positivo, visto che tiene conto delle osservazioni di molti sindaci e anche di quelle del Presidente della Repubblica. Il compito di reprimere il crimine – continua il sindaco nell’intervista – spetta sempre alle Forze dell’Ordine ma mi rendo anche conto che nelle città ci sono delle zone grigie dove il senso di insicurezza percepita è molto forte, o per la presenza di illegalità vera e propria o per disprezzo delle regole e incapacità di relazionarsi correttamente con gli altri e con il bene pubblico” (fonte ANCI).
La risposta di Marino non si è fatta attendere. La risposta, dicono dal sito, è nei testi degli interventi parlamentari. Allora Yes, Political1 è andata a cercali.
Questo è relativo all’intervento di Felice Casson, ex magistrato, senatore, candidato alla segreteria regionale del Veneto:
  • Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 229 del 30/06/2009: CASSON (PD). Signora Presidente, signori del Governo, signori senatori, sono diverse le disposizioni di questo provvedimento che generano rilevanti perplessità, sia di ordine costituzionale, sia di ordine politico. […] ci venite a proporre con questo disegno di legge l’istituzione delle cosiddette ronde. Propaganda. È soltanto propaganda. Credo che qualcuno, dai banchi del Governo e della maggioranza, non si sia reso conto, non si renda conto a che cosa si sia data la stura. Basta leggere le cronache di queste ultime settimane: si è parlato di “ronde nere” a proposito di quell’associazione milanese che aveva dotato i propri associati di materiale e di divise di stampo militaresco e di emblemi nazifascisti; si è temuta la costituzione, in certe zone dell’Italia del Sud, di gruppi di cittadini assoldati dalla criminalità organizzata; ci sono stati scontri a Padova tra ronde padane ed esponenti dei centri sociali; abbiamo assistito, in questi ultimi giorni, a ex militanti della Lega, appartenenti alla LIFE, con divise paramilitari e cani poliziotto al guinzaglio. È successo, sempre in questi giorni, addirittura che si siano verificati scontri e accuse pesanti tra due Ministri di questo Governo e assessori della Giunta regionale friulana, di destra, della stessa maggioranza, in materia di polizia locale, di presidio di territorio e di ronde; con l’aggravante, per di più, che abbiamo i poliziotti, sempre più spesso chiamati a far da guardia, anche nottetempo, alle ronde, per evitare che queste combinino guai o creino disordini: poliziotti che vengono così distolti dai loro compiti istituzionali. Ma invece di far perdere tempo alla Polizia e ai Carabinieri, signori del Governo, pensate piuttosto di dotarli di mezzi e strumenti per operare al meglio! Stanziate risorse finanziarie pari almeno alle tante vostre parole! (Applausi dal Gruppo PD). Guardate, signori del Governo e della maggioranza, che in fase di prima lettura abbiamo già evitato un grosso rischio. Ricordo che inizialmente il testo del vostro disegno di legge parlava sic et simpliciter di ronde, senza vietare l’uso di armi e con compiti anche di presidio del territorio. Di fronte alla nostra preoccupata segnalazione di pericolo sociale ed istituzionale che ciò comportava, in Commissioni 1a e 2a riunite, Governo e maggioranza ci hanno risposto picche: hanno approvato ronde tacitamente armate con compiti di presidio del territorio. Una cosa istituzionalmente da pazzi, perché venivano così legittimate bande armate paramilitari sul territorio, dell’uno o dell’altro partito, dell’una o dell’altra organizzazione criminale, in spregio anche all’articolo 18 della Costituzione. Per buona sorte, in occasione del primo passaggio in Aula del Senato, per resipiscenza del Governo e per lucida tenacia dell’opposizione, il peggio veniva scongiurato. Ora però la cronaca, i duri fatti ci danno ragione anche sulla parte restante delle nostre critiche. I duri fatti vengono a confermare tutte le nostre preoccupazioni. E badate bene che a legislazione vigente i sindaci e le varie amministrazioni locali sarebbero e sono benissimo in grado di intervenire a tutela dei cittadini: l’esperienza dei Comuni di Milano, Bologna, Padova ed altri Comuni del Veneto lo sta a confermare. Invece, le norme sulle cosiddette ronde che si dovrebbero approvare stravolgono il tessuto istituzionale e costituzionale e, non a caso, sono fortemente contestate anche dagli operatori della sicurezza, proprio per la loro pericolosità. Le norme odierne rischiano di assegnare a privati la titolarità di funzioni in un ambito, quale quello della gestione dell’ordine pubblico e della tutela della pubblica sicurezza, che costituisce un’attribuzione tipica ed esclusiva dell’istituzione statuale, proprio perché tali delicatissime funzioni a garanzia dell’incolumità e della libertà di tutti devono essere esercitate nel pieno rispetto della legge e con il massimo grado di imparzialità, professionalità, proporzionalità ed adeguatezza e nel rispetto dei diritti dei cittadini che solo l’autorità di pubblica sicurezza può pienamente garantire. Le norme oggi in esame sono chiaramente incompatibili con il principio del nostro ordinamento che assegna allo Stato il monopolio della forza, affinché questa venga esercitata nelle forme previste dalla Costituzione e dalla legge, a tutela dell’incolumità e della sicurezza delle persone e nel rispetto della dignità della persona, dell’uguaglianza dei diritti e delle libertà di tutti. Si tratta di un principio generale dell’ordinamento che trova esplicito riconoscimento nel testo costituzionale, che autorizza soltanto la pubblica autorità all’utilizzo legittimo di ogni forza di coercizione fisica. Infine, ricordo come le norme di cui ai commi 40 e seguenti dell’articolo 3 non sanciscano espressamente il carattere non violento di tali associazioni ma solo il fatto che quanti ne fanno parte non siano armati. Nulla esclude perciò, come in qualche caso è già successo, che le cosiddette ronde, magari perché ispirate ad opposte ideologie politiche, possano venire alle mani o che talune di esse possano compiere atti squadristi di aggressione o di mortificazione nei confronti di soggetti ad esse invisi, come, per esempio, gli immigrati, e che la loro stessa esistenza possa essere interpretata come un segno di debolezza delle forze di polizia e finisca per generare sfiducia nelle istituzioni; che insomma queste cosiddette ronde si trasformino in fattori di insicurezza e disordine pubblico, alla faccia della da voi tanto conclamata esigenza di sicurezza. Per queste considerazioni, chiediamo che il Senato deliberi di non procedere all’esame delle norme del disegno di legge n. 733-B. (Applausi dal Gruppo PD) (discorso completo qui).

  • Sulle ronde la posizione di Marino è chiara “Non è difficile conoscere la posizione di Ignazio Marino rispetto alle ronde, basta seguire l’attività parlamentare”. Lo afferma l’on. Sandro Gozi, coordinatore dei rapporti politici della mozione Marino. “Grazie alla battaglia condotta, tra gli altri, da Ignazio Marino e da Felice Casson, sono sparite dal testo del Governo le proposte di ronde armate, di ronde a presidio dei territori ed è stato sventato il tentativo del Governo di procedere ad una vera e propria privatizzazione della sicurezza contraria al principio di legalità e dello stato di diritto. Una battaglia che parla da sola e di cui noi tutti democratici dobbiamo essere orgogliosi.”

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    • Esplode la polemica all´interno del Pd dopo le dichiarazioni al Giornale del sindaco Marta Vincenzi sulle ronde e il problema-sicurezza.
    • L´europarlamentare del Pd Debora Serracchiani e Gianclaudio Bressa, componente Pd della commissione Affari costituzionali della Camera, sono particolarmente critici.
      «Che cosa ne pensa Ignazio Marino dell´entusiasmo con cui Vincenzi, sostenitrice della sua mozione, plaude alla legislazione che introduce le ronde nel nostro Paese? – chiede la Serracchiani – Le posizioni del Pd su questo tema sono state sempre nette, senza equivoci. Fuor di polemica, confido che chi, come il senatore Marino, si candida alla segreteria nazionale del Pd sappia sempre tenere la barra dritta su temi delicati come questi».
    • le parole di Bressa. «Sarebbe interessante conoscere l´opinione del senatore Marino sulle ronde dopo che la sua principale sponsor, il sindaco Vincenzi, appare entusiasta dell´iniziativa del ministro Maroni. L´uso della forza da che esiste lo stato moderno è esclusiva competenza dello Stato – afferma Bressa – Le zone grigie dove cresce il senso di insicurezza si proteggono con politiche sociali e di integrazione, e non con maldestri drappelli volontari per la sicurezza. Pensarla in modo diverso da questo non è anticonformismo ma è un pensiero democraticamente debole. Comunque nessun processo alle intenzioni ma la semplice constatazione di dove si vuole situare la qualità della democrazia».
    • la replica della Vincenzi. «Genova conferma il proprio no alle ronde. Sono grata al presidente della Repubblica per aver influito moltissimo nel far modificare il decreto Maroni che, in una prima lettura, sembra impostato più sul modello Genova», spiega la Vincenzi che aggiunge: «Genova è una città in cui già da tempo è stata progettata una forma di sicurezza partecipata che trova la sua realizzazione nella presenza dei tutor d´area

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